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Psicologia
Ma che sa il cuore? Appena un poco di quello che è già accaduto. (A. Manzoni)
Hermann Hesse evidenzia che “la psicologia serve a scrivere libri, non a risolvere i problemi delle persone”. E’ nel giusto. In verità, la psicologia non è certo una scienza, ammesso che esistano oggigiorno delle scienze, ma un approccio empirico ed estemporaneo a situazioni umane eterogenee e difficilmente classificabili. Ho sempre rifuggito da quei discorsi in cui si prendono in esame gli esseri umani per inscriverli in categorie, in schemi. Si disquisisce sui pregi ed i limiti delle donne, sulle qualità ed i difetti dei giovani e via discorrendo, ma si ripetono solo luoghi comuni. Si pronunciano giudizi sulle relazioni interpersonali e persino si dispensano consigli su come interagire con il prossimo. Le banalità, anche se enunciate ex cathedra, restano banalità.
L’essere umano sfugge a facili modelli interpretativi, ad etichette: la complessità della dimensione psicologica sfida anche la più acuta analisi. Anzi, un’analisi vera sarà dialettica, paradossale, negatrice delle conclusioni cui, dopo un percorso accidentato, è addivenuta. I tipi psicologici sono tipizzazioni, simili ad immagini araldiche, semplificate di oggetti tridimensionali.
Per conoscere gli altri, bisognerebbe conoscere in primo luogo sé stessi. Il “gnòti sautòn” delfico e socratico non è tanto un invito all’introspezione, quanto una terribile sfida. Conoscere sé stessi significa impegnarsi in un’audace ricerca, in un viaggio non solo periglioso, ma la cui meta potrebbe essere simile ad un baratro spaventevole. A volte è meglio ignorare la propria natura più profonda. Superato l’istmo della coscienza, in quale regione tenebrosa e popolata di demoni, ci addentreremmo? O forse scopriremmo una terra radiosa, ma nella nostra condizione di caducità e di incompletezza, quella luce ci abbacinerebbe.
Sono riluttante dunque ad esprimermi, anche solo in modo interlocutorio, sugli altri, a definirli, a costringerli in “forme”. L’indole dell’individuo è insofferente di categorizzazioni e semmai, nella sua abissale sublimità, le si addice un’antitesi chiastica di Arrigo Boito che definì l’uomo “angelica farfalla e verme immondo”. Pure in questo caso, però, siamo al cospetto di una dicotomia che non rende la poliedricità della natura umana, con tutte le sfumature cromatiche dall’azzurro del Cielo al nero dell’Inferno. Con enorme sorpresa, forse un giorno scopriremo la generosità di un egoista o, vice versa, l’aridità di un filantropo.
Siamo nati sotto il segno della contraddizione e, per di più, in questi tempi finali, siamo intimamente scissi e disintegrati. Qualsiasi tentativo di catalogare e di chiarire è destinato ad arenarsi, a fallire.
Le tessere taglienti del singolo (un singolo che è pluralità) non si possono ordinare per ricostruirne l’immagine complessiva, senza ferirsi le mani.
P.s. Naturalmente la presente riflessione non riguarda gli automi.
Hermann Hesse evidenzia che “la psicologia serve a scrivere libri, non a risolvere i problemi delle persone”. E’ nel giusto. In verità, la psicologia non è certo una scienza, ammesso che esistano oggigiorno delle scienze, ma un approccio empirico ed estemporaneo a situazioni umane eterogenee e difficilmente classificabili. Ho sempre rifuggito da quei discorsi in cui si prendono in esame gli esseri umani per inscriverli in categorie, in schemi. Si disquisisce sui pregi ed i limiti delle donne, sulle qualità ed i difetti dei giovani e via discorrendo, ma si ripetono solo luoghi comuni. Si pronunciano giudizi sulle relazioni interpersonali e persino si dispensano consigli su come interagire con il prossimo. Le banalità, anche se enunciate ex cathedra, restano banalità.
L’essere umano sfugge a facili modelli interpretativi, ad etichette: la complessità della dimensione psicologica sfida anche la più acuta analisi. Anzi, un’analisi vera sarà dialettica, paradossale, negatrice delle conclusioni cui, dopo un percorso accidentato, è addivenuta. I tipi psicologici sono tipizzazioni, simili ad immagini araldiche, semplificate di oggetti tridimensionali.
Per conoscere gli altri, bisognerebbe conoscere in primo luogo sé stessi. Il “gnòti sautòn” delfico e socratico non è tanto un invito all’introspezione, quanto una terribile sfida. Conoscere sé stessi significa impegnarsi in un’audace ricerca, in un viaggio non solo periglioso, ma la cui meta potrebbe essere simile ad un baratro spaventevole. A volte è meglio ignorare la propria natura più profonda. Superato l’istmo della coscienza, in quale regione tenebrosa e popolata di demoni, ci addentreremmo? O forse scopriremmo una terra radiosa, ma nella nostra condizione di caducità e di incompletezza, quella luce ci abbacinerebbe.
Sono riluttante dunque ad esprimermi, anche solo in modo interlocutorio, sugli altri, a definirli, a costringerli in “forme”. L’indole dell’individuo è insofferente di categorizzazioni e semmai, nella sua abissale sublimità, le si addice un’antitesi chiastica di Arrigo Boito che definì l’uomo “angelica farfalla e verme immondo”. Pure in questo caso, però, siamo al cospetto di una dicotomia che non rende la poliedricità della natura umana, con tutte le sfumature cromatiche dall’azzurro del Cielo al nero dell’Inferno. Con enorme sorpresa, forse un giorno scopriremo la generosità di un egoista o, vice versa, l’aridità di un filantropo.
Siamo nati sotto il segno della contraddizione e, per di più, in questi tempi finali, siamo intimamente scissi e disintegrati. Qualsiasi tentativo di catalogare e di chiarire è destinato ad arenarsi, a fallire.
Le tessere taglienti del singolo (un singolo che è pluralità) non si possono ordinare per ricostruirne l’immagine complessiva, senza ferirsi le mani.
P.s. Naturalmente la presente riflessione non riguarda gli automi.
Dopo aver menomato e cloroformizzato il 95 per cento dell'umanità, ora i demoni intendono decerebrare il 5 per cento di svegli
ReplyDeleteChissà in che percentuale pone se stesso e il fratello!
Quanti luoghi comuni sulla psichiatria (che è il mio campo)...
@RagazzaAcidella:
ReplyDeletesecondo me strakkino parla male della psichiatria perche' lo/la psichiatra da cui e' stato mandato in cura non lo ha guarito dalle sue paranoie.
Ma lui e' notoriamente un caso disperato...
In verità, la psicologia non è certo una scienza, ammesso che esistano oggigiorno delle scienze
ReplyDeleteA 50 anni 'o professò cogliò s'avvicina al significato della parola "scienza" quanto Plutone al Sole al perielio.
Le banalità, anche se enunciate ex cathedra, restano banalità.
Ecco: il riassunto di anni di troiate sparate a mo' di AK47 dal suddetto.
ilpeyote un fallito frustrato che millanta di essere un pensatore
@frankbat
ReplyDeleteAssolutamente disperato. Sono specializzata in riabilitazione psichiatrica, ma nei Marcianò non vedo margini di miglioramento! :D
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ReplyDelete@ RagazzaAcidella
ReplyDeleteOh, qualcuno che se ne intende :)
Un'opinione spassionata (non s'è qui a far diagnosi a distanza, ci mancherebbe. Mica s'è come certi professoroni che in TV o da 2 notizie ad minchiam sui giornali senza aver visto le persone sparano quintalate di sentenze): che mi dici del fatto che ipotizzo per 'o comandante clusò un disturbo narcisistico di personalità e per 'o professò cogliò una qualche forma associata a quello istrionico (con depressione connessa, caso non frequente che io sappia)?
ilpeyote purparlèr
@ Tigre
ReplyDeleteNaturalmente, si fanno solo due chiacchiere tra amici! :D
Ho l'impressione che Zret sia fondamentalmente un distimico, un depresso lieve, pur con qualche tratto narcisistico. Per Straker invece ipotizzerei più un disturbo paranoide di personalità, che un disturbo narcisistico, ma in questi casi la psichiatria si cava d'impaccio parlando di comorbilità. :)
Ragazza, può darsi che 'o professò cogliò abbia tratti distimici, però questo cozza con la sua eccessiva autostima (al contrario degli affetti da distimia). Certo è che entrambi i componenti del minchia team sanremese hanno degli innesti paranoici su disturbi di personalità, a mio parere. Concordo sulla comorbilità, in effetti i sintomi che contraddistinguono i disturbi all'interno dei tre gruppi sono simili a volte. Appare altrettanto certo che i due sono all'interno della classe B.
ReplyDeleteilpeyote il DNA non è un'opinione
Scusate: "gruppo", non "classe" B.
ReplyDeleteilpeyote DSM IV
Ma sei un esperto, Tigre! Un collega? :)
ReplyDeleteIn effetti, leggendo attentamente gli scritti del professorino, l'unico tratto non in linea con la diagnosi di distimia è l'eccesso di autostima, ma per il resto mi sembra prevalente la parte depressiva.
Sicuramente i due fratelli, oltre alla casa, condividono anche qualche disturbo psichiatrico.
No, non sono un collega Ragazza, ma quasi: studi e esperienze lavorative - son stato educatore - m'hanno avvicinato parecchio alla psichiatria (materia della quale, peraltro, ho avuto un'ottima insegnante). Per non parlare del fatto che nel tempo libero, essendo agente prezzemolato SMOM sicofante di coppe, mi diverto con questi e altri straccioni malati furbastri, nel senso che ci sono e ci fanno (secondo me).
ReplyDeleteConcludendo, direi che le nostre "diagnosi" quasi coincidono :)
Allora, Tigre, avremmo potuto essere colleghi, perchè ho lavorato anche in comunità psichiatriche a fianco di validissimi educatori!
ReplyDeleteMio marito (che peraltro hai incontrato alla cena di Attivissimo di giugno) mi dice sempre che non dovrei prendere per il sedere questa gente, visto che potrebbero essere miei pazienti, ma non è così: nè in ospedale nè in comunità ho mai incontrato persone meno oneste, e in queste condizioni, non si può affrontare un percorso riabilitativo.
Grazie per il confronto di diagnosi, mi ha fatto piacere! :)
Ragazza, nel giugno scorso - se intendi la cena del 24 o 25 o giù di lì, non ricordo la data esatta - io e la mia domatrice non c'eravamo, forse ti confondi :)
ReplyDeleteSe vuoi, ci si scrive a latigredellamalora chiocciola vodafone punto it
Ricambio, infine: è un piacere confrontarsi su certi temi :)
antonio marcianò, un maestrino di ragazzini più in gamba di lui, che trombano sicuramente più di lui anche se adolescenti, che riusciranno nella vita molto più di lui, che deve mantenere un fratello anche peggio di lui.
ReplyDeleteIl vero automa è proprio zretino, ridotto ad addormentarsi tormentato la domenica perchè la mattina dopo dovrà affrontare lo strazio di essere preso per il culo da bambini, mentre il fratello rimane in pigiama a grattarsi il culo e vivendo di rendita coi suoi soldi.
Ora, essere insultato da lui, come si fa a prendersela?
AHAHAHAHAHAHAHAHAHAH