L'immensa sputtanata a Zelig

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Scopo del Blog

Raccolgo il suggerimento e metto qui ben visibile lo scopo di questo blog.

Questo e' un blog satirico ed e' una presa in giro dei vari complottisti (sciacomicari, undicisettembrini, pseudoscienziati e fuori di testa in genere che parlano di 2012, nuovo ordine mondiale e cavolate simili). Qui trovate (pochi) post originali e (molti) post ricopiati pari pari dai complottisti al fine di permettere liberamente quei commenti che loro in genere censurano.

Tutto quello che scrivo qui e' a titolo personale e in nessun modo legato o imputabile all'azienda per cui lavoro.

Ciao e grazie della visita.

Il contenuto di questo blog non viene piu' aggiornato regolarmente. Per le ultime notizie potete andare su:

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Thursday, April 30, 2009

Tamiflu, cosa scrive Roche alla FDA americana

http://straker-61.blogspot.com/2009/04/tamiflu-cosa-scrive-roche-alla-fda.html

Tamiflu, cosa scrive Roche alla FDA americana

Il 13 novembre 2006, Roche la farmaceutica che detiene i diritti di sfruttamento del TAMIFLU, l’antivirale indicato come la via d’uscita dalla pandemia influenzale suina, invia una comunicazione riservata alla FDA statunitense.

"Spett.le FDA, dobbiamo allertare i professionisti della salute degli eventi neuropsichiatrici collegati all’uso del TAMIFLU in pazienti affetti da influenza. L’assunzione di TAMIFLU è associata a casi di sintomi neurologici e del comportamento che possono comprendere eventi quali, allucinazioni, delirio e comportamento anormale, con conseguente esito mortale. Siamo in possesso di rapporti postmarketing (principalmente dal Giappone) di casi di delirio e comportamento anormale, che conducono a autolesionismo in alcuni casi con esito mortale in pazienti con influenza che stavano ricevendo TAMIFLU. Poichè questi eventi sono stati segnalati volontariamente durante la pratica clinica, non siamo in possesso di dati per effettuare una valutazione di frequenza, tuttavia sembra di poterli associare all’uso del TAMIFLU. Questi eventi sono stati segnalati soprattutto tra i pazienti pediatrici (in 12 pazienti pediatrici l’esito è stato fatale) e spesso hanno avuto un esordio brusco. I pazienti con influenza dovrebbero essere controllati molto attentamente per i sintomi di comportamento anormale. Se i sintomi neuropsichiatrici compaiono, i rischi e i benefici del trattamento dovrebbero essere valutati per ogni paziente".

Aggiungiamo noi che il TAMIFLU prodotto e venduto in milioni di dosi a scadenza breve (2009) per fronteggiare il virus A/H5N1 (aviaria) si rivelò inefficace perchè il virus sviluppò immunità, mentre il “caso” vuole che sia efficacissimo contro questa influenza suina, una buona notizia per i magazzini ROCHE stipati di centinaia di milioni di dosi (pare 2,5 miliardi) in scadenza di questa inutile porcheria. Già perchè gli ESPERTI ci dicono che l’incubazione dell’influenza suina è di 4/6 giorni, mentre ROCHE consiglia l’assunzione nelle prime 48 ore di contrazione del virus, pena l’inefficacia totale.

Non siamo superesperti, non ci inviteranno mai a Matrix oppure a Porta a Porta, ma non ci vuole molto per capire che è impossibile assumere un farmaco entro 48 ore da una contaminazione, se i sintomi si rivelano almeno 4 giorni dopo.

Vi invitiamo a leggere anche questo post di Steven Salzberg professore di genomica, bioinformatica ed evoluzione all’Università del Maryland, intitolato “the tamiflu scam” ossia il raggiro di tamiflu.


Fonte: 43zero58 - 29 Apr 2009 in warning


Articolo correlato.



Tuesday, April 28, 2009

Paolo Franceschetti disinformatore?

Che sia stato sparaflashato da Paolo Attivissimo quando si e' avvicinato al nostro tavolo in pizzeria?


Scusate...
ma ho capito bene il senso dell'articolo...?
Mi si sta dando del disinformatore, o cosa?

La mia è solo una domanda... mi hanno accusato di ben peggio. Mi sono pure beccato una denuncia per depistaggio nei delitti del mostro di Firenze, quindi non è certo un articolo in cui mi si accusa di essere un disinformatore che mi preoccupa.
Però vorrei capire se ho capito bene o no.

By Blogger Paolo Franceschetti, at 28 aprile, 2009 15:14

L'Aquila, Celestino V, i Templari e S. Giovanni Battista: quale collegamento?

http://zret.blogspot.com/2009/04/laquila-celestino-v-i-templari-e-s.html

L'Aquila, Celestino V, i Templari e S. Giovanni Battista: quale collegamento?

L'Aquila è città dell'Abruzzo sorta poco tempo dopo la metà del XIII secolo, per decreto dell'imperatore Federico II, a partire da preesistenti insediamenti rurali e cisterciensi. Nel 1259 papa Alessandro IV vi trasferì la sede episcopale di Forcona. Di orientamento guelfo, fu distrutta da Manfredi nel 1259, mentre Carlo I D'Angiò ne ordinò la ricostruzione. Sotto gli Angioini divenne la seconda città del Regno di Napoli e conobbe un notevole sviluppo economico e culturale. Nel 1423-24 sostenne l'assedio postole da Braccio di Montone; fedele agli Angioini, nel 1485 si sollevò contro gli Aragonesi, ma già l'anno successivo ricadde sotto il dominio di Alfonso II d'Aragona. Colpita da un sisma nel 1458 e da una pestilenza nel 1477, la città declinò progressivamente nel XVI secolo.

L'Aquila è una città sui generis, nata non per una casualità, ma secondo un disegno armonico. Fu costituita dall'unione di molti villaggi della zona (99, secondo la tradizione leggendaria, in realtà in numero vicino a questo, ma quasi certamente inferiore), ognuno dei quali costituì un quartiere che rimase legato al villaggio-madre e fu considerato parte dello stesso per circa un secolo. Nella nuova città demaniale i cittadini dei castelli inurbati dentro le mura (intra moenia) e quelli rimasti nei castra d'origine (extra moenia) mantennero gli stessi diritti civici e nell’uso delle proprietà collettive, come pascoli e boschi.

La leggenda vuole che 100 castelli abruzzesi si riunissero per fondare la città dell'Aquila. Ogni castello doveva fondare in città una piazza, una chiesa e una fontana per un totale così di 100 piazze 100 chiese e 100 fontane, ma, all'ultimo momento, un castello ci ripensò. Gli altri 99 castelli, però, decisero di fondare lo stesso la città che così ebbe 99 piazze, 99 chiese e 99 fontane.

In realtà i castelli che fondarono la città furono meno di 99 e molti di essi erano semplici villaggi di poche decine di abitanti che scomparvero nel giro di qualche decennio e non furono in grado di fondare alcunché a L'Aquila.

Quando fu scelto il sito per la fondazione del centro, si individuò un luogo chiamato Acquilis o Acculi o anche Acculae, per l’abbondanza delle sorgenti che vi sgorgavano. La zona era in una posizione strategica tra i due poli entro i quali doveva nascere il nuovo sito urbano e cioè i due centri di Forcona e Amiternum. Acculi, vicina anche al fiume Aterno, corrisponde all’attuale Borgo Rivera, dove oggi si trova la Fontana delle 99 cannelle; al tempo della fondazione sorgeva lì una chiesa con un monastero, Santa Maria ad Fontes de Acquilis (o de Aquila). Fu dunque scelto per la nuova città il nome di Aquila, che riprendeva il toponimo già esistente, ma che richiamava anche l'emblema dell'aquila imperiale, secondo il Diploma di fondazione attribuito all'Imperatore Corrado IV. Nello stemma della città appare, infatti, un'aquila. Lateralmente si legge la divisa “Immota manet” e l’abbreviazione PHS. Il motto “Immota manet” significa “Resta ferma”. L’espressione è forse tratta da un verso del poeta latino Virgilio, che attribuisce alla quercia la capacità di radicarsi fortemente e dunque di restare ferma, ben salda. Il PHS è un vero mistero. Alcuni pensano ad un errore di trascrizione del motto Iesus Hominum Salvator o del nome di Cristo (secondo San Bernardino); altri ritengono che significhi Publica Hic Salus, cioè “Qui [c’è] la salute pubblica”.

L'Aquila è centro legato alla figura di Celestino V, elettovi nel conclave tenutosi nel 1294. Celestino V, Piero da Morrone (Sant'Angelo Limosano, Campobasso - Fumone, Frosinone, 1296), fu papa dal maggio al dicembre del 1294. Di umili origini, divenne monaco benedettino nel monastero di Santa Maria di Faifoli, ma nel 1231 se ne allontanò per intraprendere la vita eremitica sul massiccio della Maiella, presso Sulmona, prima sul monte Porrara e poi in una grotta del monte Morrone. Eletto il 5 luglio del 1294, cadde subito sotto l'influsso di Carlo II d'Angiò che lo fece consacrare nella basilica di Collemaggio e cercò di convincerlo a stabilire la sede pontificia a Napoli. Disgustato dai maneggi dei cardinali, decise di abdicare il 13 dicembre del 1294. Si ritirò allora di nuovo in un eremo, ma il successore Bonifacio VIII lo confinò nella rocca di Fumone, dove morì nel 1296. Celestino V fu canonizzato nel 1313.

Il 29 settembre del 1294, il pontefice aveva istituito la Perdonanza a beneficio della chiesa di Santa Maria di Collemaggio, di cui egli stesso aveva promosso l'edificazione nel 1287. Il provvedimento concedeva l'indulgenza plenaria ai visitatori della basilica in occasione della festività della decollazione di San Giovanni Battista (29 agosto). La Perdonanza celestiniana fu soppressa nell'anno successivo da una bolla di Bonifacio VIII che in essa vedeva un ostacolo alla centralizzazione dei poteri papali.

La Perdonanza di Celestino V si svolge ogni anno, nei giorni del 28 e 29 agosto.

Il terremoto che ha colpito il capoluogo abruzzese il 6 aprile scorso, rilevato alle ore 3:32 di notte (3.33 a Roma) e che purtroppo ha causato ingenti danni e la morte di molte persone, è stato preceduto da una scoperta forse in qualche modo collegata. Il 5 aprile, infatti, sono stati divulgati i risultati di una ricerca condotta da Barbara Frale, secondo cui l'idolo venerato dai Templari era la Sindone. "Nel 1978 lo storico di Oxford Ian Wilson, ricorda la studiosa, fu il primo a sostenere la tesi che il misterioso «idolo» barbuto dei Templari fosse in realtà il telo rubato dalla cappella degli imperatori bizantini nel 1204, durante la quarta crociata e che i Cavalieri l'avessero custodito in segreto. Ora Barbara Frale spiega di aver trovato 'molti tasselli mancanti' a sostegno della teoria, ossia fonti inedite che spiegano anche le ragioni dell'adorazione e della segretezza. 'I Templari si procurarono la Sindone per scongiurare il rischio che il loro ordine subisse la stessa contaminazione ereticale che stava affliggendo gran parte della società cristiana al loro tempo: era il miglior antidoto contro tutte le eresie', scrive. 'I Catari e gli altri eretici affermavano che Cristo non aveva vero corpo umano né vero sangue, che non aveva mai sofferto la Passione, non era mai morto, non era risorto'. Che l'avessero trafugata i Templari o fosse stata acquistata, doveva rimanere nascosta: sui responsabili del saccheggio pendeva la scomunica di papa Innocenzo III, ma era una reliquia potente e ne valeva la pena: 'L'umanità di Cristo che i Catari dicevano immaginaria, si poteva invece vedere, toccare, baciare. Questo è qualcosa che per l'uomo del Medioevo non aveva prezzo'."

Non indugio sulle valutazioni della Frale circa la dottrina dei Catari e la presunta ortodossia dei Templari: sono interpretazioni frettolose e discutibili, irrigidite in una schematica e, a mio parere, errata contrapposizione tra ortodossia templare ed eterodossia catara, laddove si sa che l'ordine monastico-cavalleresco, la cui regola fu dettata da Bernardo di Chiaravalle, annoverò tra le sue fila qualche sostenitore dei "buoni cristiani". Al tema ho già dedicato alcune riflessioni e non mi ripeterò. Qui tuttavia noto che L'Aquila è città templare: vicino alle posizioni dei Cavalieri di Cristo fu Celestino V, come d'altronde Dante Alighieri.

Altresì bisogna osservare che, a causa del sisma, la Basilica di Collemaggio, in cui sono custodite le spoglie mortali del papa eremita, ha subito crolli e lesioni. E' una chiesa di cui chi scrive, alcuni mesi fa, esaminò un singolare bassorilievo raffigurante una torre con una mezzaluna, forse indizio di un nesso tra Templari e cultura islamica. Pare che l'edificio sacro abbia subito danni seri e "la ricostruzione potrebbe essere un pretesto per cancellare definitivamente i simboli legati al rosone, ossia frequenze, rapporti metrici, riferimento alla precessione degli equinozi ed ai cicli delle ere. Sono segni che lo studioso Michele Proclamato stava analizzando. Egli ha denunciato che volevano essere scientemente nascosti tramite nuove pavimentazioni" (M.B.)

Si riporta che l’eremita, di ritorno da Lione, dove aveva ottenuto l'approvazione dell'ordine dei Fratelli dello Spirito Santo, nei primi mesi del 1275, si trovò a passare la notte a L'Aquila. Si racconta che, in sogno, la Vergine Maria (?) gli comandò di erigerle una basilica sul Colle di Maggio. La costruzione, che in un centro di recenti origini come era L'Aquila a quel tempo costituiva una novità, fu lunga e complessa tanto che la chiesa, benché ultimata, poté essere consacrata solo nel 1288 e la fabbrica del monastero annesso era ancora in corso quando Pietro da Morrone vi fu incoronato pontefice, il 29 agosto del 1294.

Bisogna ricordare infine che la decollazione del Battista si celebra proprio il 29 agosto, lo stesso giorno in cui si svolge la Perdonanza. Si può notare un legame tra la decapitazione del profeta e la Sindone. Prescindo da una disamina del sudario sulla cui origine, storia, datazione… sono stati versati fiumi di inchiostro ed al centro di accese polemiche: mi limito ad osservare che la testa dell’Uomo sindonico è attraversata, in corrispondenza del collo da un taglio che ricorda la decapitazione del Battista. “La testa è separata dal resto del corpo, come se Cristo fosse stato decapitato”, osservano Picknett e Prince. E’ un particolare dell’immagine che non è forse privo di significato.

Il fenomeno tellurico del 6 aprile, anche sulla base di queste pur frammentarie considerazioni e delle segnature numeriche, pare non essere stato naturale. Sembra che in questo evento, in un modo o nell'altro, si debbano evocare i discendenti dei Templari ed i loro rivali, come il Sovrano militare ordine di Malta. Sono ipotesi persino lambiccate più che ingegnose, ma non prive del tutto di qualche fondamento, considerando vari sincronismi ed indizi.


Fonti:

Enciclopedia del Medioevo, Milano, 2008, sotto le voci Celestino V, L’Aquila, Perdonanza
G. Lattanzi, La Basilica di S. Maria di Collemaggio, 2008
L. Picknett, C. Prince, La rivelazione dei Templari, Milano, 1998
M. Proclamato, Il linguaggio dei rosoni, 2006
Relazione di M.B. sul sisma che ha colpito l’Abruzzo il 6 aprile 2009
Zret, Uno strano bassorilievo nella Basilica di Collemaggio, 2008





Opporsi all'"opposizione"

http://www.tankerenemy.com/2009/04/opporsi-allopposizione.html

Opporsi all'"opposizione"

Sappiamo che esiste un'opposizione "voluta ed autorizzata dal sistema". Di Pietro, Grillo, Travaglio... appartengono a questa tipologia di falso dissenso, una valvola di sfogo per cittadini frustrati e vessati. Studiando questi personaggi, chi li sostiene e li finanzia, si comprende che sono dei tribuni collusi con il potere. Non è difficile comprendere il loro vero ruolo, la loro vera natura.

Più infidi, perché ben dissimulati, sono altri divulgatori di verità scabrose, indagatori di pericolose macchinazioni: costoro carpiscono la fiducia anche delle persone più provvedute. La carpiscono con una paziente, accurata costruzione di una reputazione cristallina, millantando un cursus honorum irreprensibile, di strenui oppugnatori dei potenti. Se raccontano di aver subìto pressioni e minacce, se vengono aggrediti dai disinformatori, siamo certi che essi sono dei giornalisti e conferenzieri sinceri? No. Probabilmente costoro appartengono a livelli piuttosto alti della piramide e lo stesso Attivissimo, cui è affidato il compito di attaccare i ricercatori indipendenti, non sa che alcuni doppiogiochisti sono attori consumati esperti nel metodo Stanislavskij. Li si può definire "agenti di controllo" (è dicitura che ho mutuato da Davy): che si occupino di scie chimiche e di temi affini non è una discriminante che accerti la loro buona fede. In primo luogo, non trattano il tema in modo convincente e fattivo, ma introducono a volte dei distinguo oppure si perdono in prolisse dissertazioni che non si traducono mai in azioni. Ne è un esempio lampante il sito sciechimiche.org che, presto infiltrato dai servizi, è diventato un'accademia del nulla o, meglio, un pascolo recintato in cui utenti-pecore possono brucare l'erba, mentre sono controllati dagli agenti-pastori.

Come dunque stabilire la genuinità di certi ricercatori? Non è facile, ma neppure impossibile. In primo luogo, questi custodi del gregge, lupi travestiti da agnelli, prima o dopo si tradiscono: può essere una stretta di mano massonica, una frequentazione con Attivissimo o con altri famigerati gazzettieri, un articolo la cui linearità è incrinata da un'espressione ambigua, può essere un microscopico indizio seminato in un testo.

Basta che ci si indigni per la futura promulgazione del Codex Alimentarius per essere veri oppositori del sistema? Basta denunciare la censura e la campagna di denigrazione a danno di Giampaolo Giuliani per essere fautori della scienza indipendente? Quante volte scopriamo che questi scrittori contraffatti sono adepti della setta il cui profeta è il livido e livoroso Paolo Attivissimo! Non dimentichiamo poi che il sistema non solo controlla la dissidenza, ma la crea, anche aprendo siti gattopardeschi, strumenti affinché tutto cambi per non cambiare nulla.

Aveva ragione Orazio, quando scriveva Naturam expellas furca, tamen usque recurret, ossia "Anche se caccerai la natura con la forca, essa tuttavia ritornerà sempre" (Orazio, Epist., I, 10, 24). Questi agenti di controllo, per quanto si ingegnino a mascherare il loro vero temperamento, prima o dopo, lo rivelano, a causa di un lapsus freudiano. La maschera che aderisce al loro volto come una seconda pelle si lacera appena, sicché si intravede il viso sfigurato di chi è avvezzo a mentire. La menzogna è per loro un abito ed un'abitudine.

Occorre prestare attenzione: la loro "disponibilità al dialogo", il loro "atteggiamento democratico" (che si esplica, ad esempio, nella decisione di non moderare i commenti straripanti calunnie e diffamazioni) sono segni di scarsa affidabilità. Visto che non si può servire contemporaneamente Dio e Mammona, tale contegno di "apertura" e di "tolleranza" è, in realtà, traccia di una subdola, volpina strategia di disinformazione. La licenza viene spacciata per libertà e, nel contempo, si accusa chi, invece, è leale con sé stesso e con gli altri, chi non accetta compromessi con gli imbroglioni ed i ciarlatani, di non volere il contraddittorio, di essere intollerante. Certo! Si è intolleranti verso le mistificazioni. Non abbiamo alcunché da condividere con queste canaglie. Non pranzeremo con loro. La coerenza non si baratta e non si svende per un piatto di lenticchie.

Alcuni sono subornati con lusinghe e promesse, altri sono corrotti, altri sono minacciati: per questi motivi, passano dalla parte dei mistificatori, magari all'inizio cercando di tenere il piede in due staffe per non apparire sfacciati nella loro defezione. Poi diventano avversari della verità a pieno titolo ed a pieno regime, accolti nelle amorevoli grinfie degli aguzzini. L'abbraccio si rivelerà per loro mortale. Sono come i pedoni nel gioco degli scacchi: saranno i primi ad essere sacrificati affinché la partita sia vinta. Per pochi ed effimeri privilegi, i fiancheggiatori del regime rinunciano alla dignità, alla coscienza. Intanto i vari "studiosi" di cospirazioni, in modo molto scaltro, deviano l'attenzione su strane ed oscure storie, ma stranamente nessuno o quasi li attacca. L’importante è che non si guardi in alto, ai burattinai. A volte si adducono blandi e convenzionali argomenti contro gli agenti in incognito: li si insignisce pure di qualche ironico riconoscimento, ma non sono oggetto di imboscate, di pesanti e volgari assalti. Si tenta di distruggere chi veramente combatte contro l’avvelenamento globale, contro le mille perversità del sistema, per mezzo di insinuazioni, dardi avvelenati, con una campagna di discredito ossessiva, insistente e diuturna, laddove i finti divulgatori solo ogni tanto sono criticati o derisi, giusto per non destare sospetti nei lettori e nell’uditorio dei convegni.

Infine, anche se questi propugnatori dell’informazione non allineata sono attaccati, si nota che si sta seguendo un copione, che è una recita, sebbene gli attori siano abilissimi nell'incarnare ruoli e personaggi.

Naturalmente non sono divulgatori, ma divulg-attori.


Franceschetti: Marcianò è pagato dalla C.I.A.? from Tanker Enemy on Vimeo.




posted by Straker

Epidemia di influenza suina, fra allarmi, sospetti ed alcuni precedenti storici

http://scienzamarcia.blogspot.com/2009/04/influenzamaiala.html

Epidemia di influenza suina, fra allarmi, sospetti ed alcuni precedenti storici



Nella foto potete vedere il presidente americano Gerald Ford che si fa fotografare mentre "viene vaccinato" contro l'influenza suina; foto realizzata e divulgata con ogni mezzo per sponsorizzare la campagna di vaccinazione di massa del 1976, decisa dal governo statunitense col pretesto della paura che si abbattesse sulla nazione una terribile epidemia simile a quella del 1918, la famosa "Spagnola".

In realtà tutto era cominciato con un unico caso, quello di un militare di stanza a Fort Dix (New Jersey), per una polmonite fulminante attribuita ad un virus simile a quello dell'influenza suina. Ebbene sì, un unico caso per quanto mortale, fu il pretesto ufficiale per una campagna di vaccinazione di massa che causò tanti danni da dovere essere sospesa dopo tre mesi. C'è quindi da chiedersi se realmente il presidente USA ai tempi si sia fatto iniettare un vaccino sperimentale preparato in fretta per un lancio pubblicitario; personalmente ritengo che i presidenti USA siano al corrente delle pericolosità dei vaccini e che si tengano alla larga soprattutto da quelli sperimentali (vedi la sindrome del golfo).

Come trovo scritto in un articolo su tale questione pubblicato sul blog l'orizzonte degli eventi

Si propende per mettere a punto il vaccino il più presto possibile, anche contro il parere di diversi ricercatori. Gerald Ford è in campagna elettorale e se riuscisse a diventare il candidato che ha salvato un popolo da una pandemia la rielezione sarebbe sicura.

(...) E' noto che tra le reazioni avverse a molti vaccini vi sono sindromi neurologiche anche gravi, provocate pare da uno scompenso del sistema immunitario. Nel 1976, a seguito della campagna di vaccinazione contro la paventata pandemia di influenza suina, negli Stati Uniti si ebbero almeno 535 casi di Sindrome di Guillain-Barre, una grave forma di paralisi periferica, 23 dei quali mortali. Un bilancio ben più pesante di quello della malattia che doveva combattere.

Le autorità furono accusate di aver nascosto il rischio di insorgenza della sindrome di Guillain-Barre nonostante pervenissero le notizie di sempre nuovi casi intervenuti dopo la vaccinazione. Il programma fu annullato, mentre iniziavano ad arrivare le richieste di risarcimento. La pandemia, per fortuna, non si verificò. (...)

Questo episodio è passato alla storia come il grande fiasco della vaccinazione di massa del 1976.


La stessa storia, con tanto di registrazioni audio e video dell'epoca, è stata raccontata in una puntata di report, di cui potete leggere la trascrizione a questo link, che vi consiglio caldamente di leggere perché sono molto importanti i legami fra quanto raccontato sull'epidemia del 1976, la recente epidemia dell'aviaria, gli interessi delle case farmaceutiche, i legami fra case farmaceutiche e membri del governo USA, il business del Tamiflu, prodotto farmaceutico contro l'aviaria che si dice sia utile pure contro questa recentissima forma di influenza suina che stia mietendo molte vittime in Messico.

Nel frattempo arrivano le dichiarazioni ufficiali, ed in particolare quelle di Giorgio Palù - presidente della società italiana di virologia e presidente vicario dell'European Society for Virology (Esv, guarda caso una società sorta proprio in questi giorni!) :

«Sembra si tratti del ceppo H1N1, dello stesso sottotipo che ha prodotto la Spagnola, anche se non è lo stesso virus. Lo hanno giá sequenziato: è un virus riassortante, che ha alcune sequenze genomiche aviarie, alcune del suino e alcune dell'uomo (...) La buona notizia é che sembra sia sensibile ai farmaci antivirali, all'oseltamivir (Tamiflu). Qualora sorgesse il rischio di diffusione abbiamo farmaci utili a combatterlo efficacemente».

Quindi stiamo tranquilli: tale virus sarebbe risultato di una sorta di "contaminazione" (tutto normale vero?), ma per combatterlo sarebbe valido il già citato Tamiflu (sento già il tintinnio dei soldini che entrano nelle tasche dei manager dell'azienda che lo produce) ... a me però suona un po' strano, sa un po' troppo di agente di guerra biologica, ovvero di agente infettivo creato in laboratorio, la storia insegna che non sarebbe il primo caso.

E credo sia proprio il caso di riportare qui sotto alcune da questo articolo (già linkato) dal blog di Franz (che ha dedicato di recente diversi articoli alla questione dell'influenza suina evidenziando anche alcune stranezze) sul Tamiflu e sulla sua alquanto dubbia utilità:

Iniziamo con lo studio pubblicato dall’università di Birmingham, che si trova a questo indirizzo. E’ un po’ lunghetto e vi risparmio la fatica: alla fine conclude che il Tamiflu potrebbe anche non servire a niente.

L’ipotesi si avvalora con questo articolo di Enrico Moriconi, che a sua volta ne cita uno pubblicato sul Manifesto nel 2006. Anche qui un po’ lunghetto, in sintesi spiega come ai tempi dell’aviaria questo farmaco fosse già considerato un flop dalla stessa Roche, la casa produttrice, e di come un certo Donald Rumsfeld abbia guadagnato un fottio di dollari essendo un azionista della società che per prima aveva sintetizzato l’antivirale di base del Tamiflu, facendo partire la paranoia dell’utilità del farmaco.

Per finire, si trova su Wikipedia la traduzione dello studio Cochrane, al termine del quale si evince nettamente che il Tamiflu… non serve a niente.

Insomma, un farmaco perdente in partenza, che ha provocato qualche morto e qualche casino, anche se principalmente in Giappone (dove ne ingurgitano a palate).

Un farmaco che quando è efficace accorcia in media la durata dell’influenza di si e no 30 ore, e che è stato accatastato in quantità esorbitanti grazie a qualcuno (Rumsfeld) che ha deciso unilateralmente che poteva servire a qualcosa, quando tutti gli altri gli dicevano che era utile quanto una buona tazza di brodo caldo (ovviamente non di pollo o maiale).

Però, nonostante tutta ’sta gente che dice che non serve a un bel niente, casualmente da due giorni a questa parte se ne parla sempre di più.

Bene, guarda chi si ritrova dietro questa faccenda del Tamiflu, Donald Rumsfeld, distintosi per avere fatto approvare il velenoso aspartame dalla F.D.A.! A questo punto i sospetti che dietro questa improvvisa e mortale epidemia ci sia qualcosa di marcio, molto marcio sono fin troppi, forse da collegarsi con quanto già tristemente predetto nell'ultima parte del mio dossier sulle scie chimiche:

Segnalo anche l’ipotesi che con le scie chimiche vengano diffusi intenzionalmente agenti infettivi che servano in un prossimo futuro a giustificare una campagna di vaccinazione; quest’ultima potrebbe essere finalizzata all’inoculazione occulta di qualcosa che è peggio della malattia che si pretende di prevenire (liquido geneticamente ricombinante? microbi patogeni nel vaccino? microchip miniaturizzati iniettati col vaccino?). È il caso di stare all’erta.

... ma non avete letto ancora niente, il resto alla prossima "puntata", o su questo blog (ho sotto mano degli scottanti documenti in inglese da tradurre) o su quelli dei miei amici Luka e Alice che a breve pubblicheranno un articolo sulla questione.