L'immensa sputtanata a Zelig

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Scopo del Blog

Raccolgo il suggerimento e metto qui ben visibile lo scopo di questo blog.

Questo e' un blog satirico ed e' una presa in giro dei vari complottisti (sciacomicari, undicisettembrini, pseudoscienziati e fuori di testa in genere che parlano di 2012, nuovo ordine mondiale e cavolate simili). Qui trovate (pochi) post originali e (molti) post ricopiati pari pari dai complottisti al fine di permettere liberamente quei commenti che loro in genere censurano.

Tutto quello che scrivo qui e' a titolo personale e in nessun modo legato o imputabile all'azienda per cui lavoro.

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Saturday, May 2, 2015

Gli Insettoidi di zia Eve

http://zret.blogspot.ch/2015/05/gli-insettoidi-di-zia-eve.html

Gli Insettoidi di zia Eve



Nel saggio intitolato “Il ritorno dei popoli delle stelle”, Ardy Sixkiller Clarke riporta un’ampia ed eterogenea casistica xenologica fra i Nativi americani. Tra gli episodi più sinistri, figura il resoconto di zia Eve, una Nativa che vive in una piccola abitazione rurale della Virginia.

Interpellata dall’autrice del libro, zia Eve, per metà Cherokee e per Choctaw, ha riferito delle disavventure che cominciarono con la ripetuta sparizione di alcune galline. Questo il prologo del suo racconto: “Controllavo il pollaio, il recinto, ma niente: il cancelletto era chiuso e non si notavano segni di effrazione. Così una notte decisi di restare sveglia a vigilare, pensando di cogliere il ladro in flagrante. Presi anche il fucile che, da quando vivo da sola, tengo sempre carico in casa, e mi sedetti nel portico. Poi verso le 23:00 li vidi”.

Zia Eve prima scorse una luce arancio che rischiarava il cortile, poi una figura che avanzava verso di lei. Spaventata la donna, imbracciò il fucile e provò a sparare, ma il grilletto scattava a vuoto. Ella pensò di non aver tolto la sicura, ma non era così. A quel punto la creatura strappò l’arma di mano alla malcapitata, gettò a terra il fucile ed ordinò telepaticamente alla donna di seguirla. Zia Eve giunse così sul pendio di una collina dove era adagiata un’enorme astronave di forma oblunga, color grigio scuro. La nativa americana fu condotta in una camera dove fu lasciata sola.

Zia Eve descrive i visitatori nel modo seguente: “Somigliavano più che altro ad insetti… grossi insetti con arti lunghi e sottili. Anche il collo era lungo ed esile e reggeva teste grosse come cocomeri. Gli occhi erano tondi e sporgenti; gli esseri, al posto del naso, avevano una specie di protuberanza con due piccoli fori ai lati. La bocca, infine, era priva di labbra: quando la tenevano chiusa, sembrava un taglio dovuto ad un rasoio. Nel complesso parevano per metà insetti e per metà umani e credo che fossero sia di sesso maschile sia femminile. Le femmine erano più alte e robuste dei maschi”.

Comunicando con il pensiero, gli alieni rivelarono alla sequestrata che essi, provenienti da un lontano pianeta, erano approdati sulla Terra per tracciare una “mappa” delle forme di vita esistenti nell’universo. Sbalorditivo ed inquietante fu quanto notò la donna all’interno del vascello spaziale: uomini sdraiati su tavole, altri seduti, tutti come ipnotizzati e con lo sguardo perso nel vuoto; zia Eve tentò invano di destarli.

La rapita, destinata ad incontrare gli ufonauti sei volte, ebbe l’impressione che i locali in cui dormivano gli uomini fossero delle dispense. Si convinse pure che gli intrusi erano in grado di leggere nel pensiero, di mesmerizzare e paralizzare le loro vittime nonché di cancellarne i ricordi.

Le esperienze riferite sono notevoli per l’attendibilità della testimone e per le convergenze con parecchie altre relazioni inerenti a contatti con Insettoidi, nella fattispecie dalle sembianze di Mantidi cui rinvia pure il dimorfismo sessuale ben individuato dalla repeater.

La protagonista di questa sbalorditiva storia si imbatté in predatori allotri camuffati da scienziati o le sue vicende furono il risultato di una fervida immaginazione?

Fonte:

A. Sixkiller Clarke, Il ritorno dei popoli delle stelle, Roma, 2014, pp. 201-206

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Tuesday, April 14, 2015

Clonazione, infiltrazione

http://zret.blogspot.ch/2015/04/clonazione-infiltrazione.html

Clonazione, infiltrazione



L’avvincente saggio di Ardy Sixkiller Clarke, Il ritorno dei popoli delle stelle, dedicato agli incontri dei Nativi americani con presunti alieni sia ostili sia benevoli, comprende un’ampia gamma di disparati episodi: si va dal contatto con esploratori non terrestri alle abductions, dall’avvistamento di gigantesche aeronavi agli schianti di U.F.O. nei deserti del Nord America. Tra i vari resoconti, uno dei più inquietanti e singolari concerne le esperienze di Willie Joe, un Navajo con alle spalle un’educazione universitaria. L’autrice del volume intervistò Willie Joe nella primavera del 1987 e questa è la sua storia.

“La mia vita non mi è mai appartenuta. Ho un gemello dalla nascita, ma non si tratta di un fratello normale. Gli alieni lo hanno creato a partire dal mio sangue e lo hanno cresciuto in un pianeta lontano, da qualche parte nello spazio. Quando ero piccolo, venivano a prendermi ogni anno e mi portavano da lui. Ci lasciavano giocare un po’insieme, poi ci conducevano in una stanza e ci collegavano ad un macchinario. Ho sempre pensato che trasferissero al gemello le mie conoscenze. Sono cresciuto, sapendo che si sarebbero potuti presentare da un giorno all’altro. Non so a che cosa servisse loro un mio doppio. Forse ognuno di noi possiede un gemello alieno e, prima o poi, l’umanità sarà sostituita da replicanti. Da piccolo li credevo capaci di qualsiasi cosa. Avevano rapito e clonato anche altri bambini. Quando venivano a prelevarmi nell’astronave vedevo altri bambini della mia età. Credo che negli anni ne abbiano sequestrati a centinaia, se non a migliaia, di tutte le razze. Sono convinto che il governo è a conoscenza di tutto. Forse ci considerano cittadini sacrificabili... Se gli alieni sono più forti dell’uomo, è naturale che l’esecutivo è disposto a collaborare con loro, magari per paura o per ottenere benefici, ad esempio tecnologie avanzate. Il che spiegherebbe perché il governo sia così irremovibile nel negare l’esistenza degli extraterrestri. Le istituzioni non potrebbero certo permettersi di confessare di fronte al popolo che consentono ai visitatori di condurre esperimenti sugli uomini in cambio di dispositivi tecnologici. Così ai nostri politici non resta che sollevare una cortina di fumo. Chiedono poi a qualche professore di scrivere libri che gettino nel ridicolo chiunque sostenga tesi diverse in modo da corroderne la credibilità. Così riescono ad insabbiare la verità”.

Willie Joe, pur non essendo un ricercatore nel campo della xenologia, offre uno spaccato che coincide con quello delineato da alcuni perspicaci investigatori. Il Navajo colloca pure gli eventi a lui occorsi in un quadro interpretativo con profondi risvolti: egli ritiene, infatti, che gli Altri clonino i corpi, ma non l’anima. Gli ufonauti, privi essi stessi di un’essenza spirituale, si limiterebbero a produrre dei sosia forse con lo scopo di sostituire in modo progressivo ed inavvertito l’umanità per mezzo di una progenie clonata: dalla clonazione all’infiltrazione quindi, in una sorta di stratagemma “cavallo di Troia”. Anche il retroscena esopolitico suggerito dall’experiencer (tecnologia in cambio della possibilità per gli intrusi di rapire e mutilare esseri umani ed animali) è plausibile nonché corroborato da non poche testimonianze esterne.

E’ lo scenario che era già stato evocato nella cupa, sinistra pellicola “L’invasione degli ultracorpi” (1956), per la regia di Don Siegel (1912-1991). Nella produzione, “tappa fondamentale nella storia della fantascienza”(G. Canova), gli Stranieri si prefiggono di invadere la Terra, sostituendo agli uomini delle copie.

Willie Joe reputa gli alieni (almeno quelli da lui incontrati) animati da intenzioni malevole. L’uomo avverte: quando un bambino racconta di estranei che nottetempo entrano nella camera, è bene che i genitori diano ascolto ai figli.

E’ veramente opportuno non sottovalutare certe relazioni che alludono a “patti scellerati”, a collusioni cosmiche ai danni di una popolazione ignara. Sapere potrà forse aiutarci a schivare qualche proditorio fendente…

Fonti:

Enciclopedia del cinema, Milano, 2002, s.v. Siegel Don.
A. Sixkiller Clarke, Il ritorno dei popoli delle stelle, Venezia, 2015, pp. 91-97


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