Le
grandi piattaforme in cemento sono ultimate e nella prima settimana di
ottobre potrebbe iniziare il collocamento dei tralicci per le tre grandi
antenne circolari di 18,4 metri di diametro e le due torri radio di 149
metri d’altezza. Sul terreno sono visibili le lacerazioni delle ruspe
per il tracciato stradale che congiungerà il costruendo centro con la
stazione di radiotrasmissione della Marina militare USA di contrada
Ulmo, Niscemi. Forse sarà l’ultima estate senza il MUOS (Mobile User
Objective System), il modernissimo sistema di telecomunicazione
satellitare delle forze armate statunitensi pensato per le guerre del
XXI secolo, quelle con i missili all’uranio impoverito, gli aerei senza
pilota e le armi nucleari in miniatura, conflitti sempre più “virtuali”,
computerizzati, disumanizzati.
Tre anni di ritardo sulla
tabella di marcia degli strateghi del Pentagono, centinaia di milioni di
dollari dilapidati per individuare e correggere gli errori progettuali,
ma adesso non c’è più tempo da perdere, anche a costo di stuprare i
territori e l’ambiente e ignorare la volontà popolare. Così per
Washington e militari italiani, si può sbancare all’interno dell’area
protetta “Sughereta” di Niscemi, Sito di Importanza Comunitaria (SIC),
senza le necessarie autorizzazioni, in spregio alle leggi e al senso
comune. “Lavori del tutto abusivi”, ha denunciato il sindaco di Niscemi,
Giovanni Di Martino, che in compagnia degli amministratori di
Caltagirone (Ct), Gela (Cl) e Vittoria (Rg) si è recato al cantiere MUOS
per notificare l’ordinanza di sospensione dei lavori. “Avremmo voluto
incontrare i militari statunitensi e consegnare personalmente l’atto, ma
non si sono presentati”, afferma Di Martino. “Poco tempo fa ho avuto
notizia che all’interno della riserva naturale erano in piena attività
camion, ruspe e betoniere. Ho inviato due volte i vigili urbani per
verificare se effettivamente si stesse realizzando il terminale
terrestre del MUOS. Da qui l’ordinanza di sospensione immediata dei
lavori, provvedimento trasmesso alla Procura della Repubblica di
Caltagirone, al Comando della polizia municipale, alla Stazione dei
carabinieri ed al Genio civile di Caltanissetta”.
I lavori
nell’area protetta “Sughereta” sono iniziati subito dopo il parere
favorevole emesso l’1 giugno 2011 dall’assessorato territorio ed
ambiente della Regione siciliana, bypassando l’amministrazione comunale
che aveva formalmente dichiarato la propria contrarietà al progetto. Al
diktat di Palazzo dei Normanni, il sindaco Di Martino ha risposto
presentando ricorso al Tar. “La Regione non aveva titolo per adottare
provvedimenti che sono di competenza del Comune di Niscemi”, spiega il
sindaco. “L’assessorato avrebbe potuto rilasciare l’autorizzazione solo
nel caso in cui fossimo rimasti inerti di fronte al problema. Il 20
novembre 2009, l’amministrazione comunale ha però annullato il nulla
osta ambientale che era stato rilasciato in precedenza per il progetto
MUOS, perché riteniamo che l’area è già altamente a rischio per la
presenza di 41 antenne di comunicazione poste nella base statunitense
già dagli anni ’90”.
L’enorme impatto sul territorio e l’habitat
naturale che deriverà dall’installazione delle antenne satellitari è
desumibile dall’elenco degli interventi programmati dalla marina
militare USA, in calce all’autorizzazione firmata da Giovanni Arnone,
capo di gabinetto dell’assessorato: “livellamento superficiale del
terreno e suo consolidamento; realizzazione di un sistema di drenaggio
delle acque meteoriche; installazione di una recinzione con cancello, di
un impianto di illuminazione perimetrale e telecamere; sistemi di
viabilità; installazione di tre antenne paraboliche, circondate da altre
antenne temporanee di servizio che verranno smantellate al termine dei
lavori; costruzione di una cabina di trasformazione con due gruppi
elettrogeni diesel; realizzazione di un impianto antincendio tramite un
serbatoio alimentato dall’acquedotto comunale e dotato di sistema di
pressurizzazione mediante elettropompe; collegamenti dell’area con le
esistenti reti idriche, elettriche e telefoniche mediante tubazioni
interrate”.
Al progetto di Niscemi, il Dipartimento della difesa ha
destinato oltre 43 milioni di dollari (13 per la predisposizione
dell’area riservata alla stazione terrestre e 30 per gli shelter e le
attrezzature tecnologiche del sistema). I lavori furono affidati nella
primavera del 2008 ad un consorzio d’imprese denominato “Team MUOS
Niscemi”, costituito dalla Gemmo S.p.A. di Arcugnano (Vicenza), società
leader nell’installazione elettrica e nella costruzione d’impianti e
dalla LAGECO (Lavori Generali Costruzioni) di Catania. Si tratta di
aziende particolarmente attive nel business delle infrastrutture
militari USA in Sicilia. La Gemmo, ad esempio, ha in affidamento da US
Navy il “trasporto di armamenti, materiali ed attrezzature”, la
“gestione dei servizi ambientali”, il “controllo delle sostanze nocive,
la raccolta e il riciclaggio dei rifiuti” nelle basi militari di
Sigonella, Augusta, Niscemi e Pachino (Sr). La LAGECO, invece, ha
eseguito qualche anno fa i lavori di recinzione e la bonifica ambientale
del terreno del centro di radiotrasmissione navale di Niscemi,
“contaminato a causa di un versamento di gasolio”. L’assenza
all’ingresso del cantiere di tabelle indicative dell’importo, della
tipologia dei lavori e delle imprese affidatarie, in violazione delle
normative vigenti, impedisce di verificare se è ancora il “Team MUOS
Niscemi” ad eseguire i lavori “abusivi”. È certo invece che sono
niscemesi le aziende a cui sono state affidate la movimentazione terra e
la fornitura di cemento e calcestruzzo.
“Oltre ad aver
prevaricato le intenzioni della città, l’autorizzazione della Regione
non ha assolutamente tenuto in conto i risultati degli studi scientifici
commissionati dal Comune e pagati con i soldi dei niscemesi”, commenta
l’ingegnere Gianfranco Di Pietro, consigliere comunale di Niscemi.
“Restano sul piatto i rischi di questa installazione. I dati progettuali
del MUOS che il servizio VIA-VAS ha ritenuto di poter approvare,
parlano di fasci elettromagnetici da 1.600W che sprigionano un campo
elettromagnetico sopra i limiti consentiti, per oltre 135 chilometri in
linea retta rivolti a 17° dalla verticale in direzione delle città di
Vittoria, Comiso, Chiaramonte Gulfi, Ragusa, Modica, Noto e Avola”.
A
rilevare l’insostenibile rischio elettromagnetico del nuovo sistema di
telecomunicazioni satellitare il ricercatore dell’Istituto nazionale di
fisica nucleare, Massimo Coraddu. In particolare, Coraddu ha fortemente
contestato le conclusioni riportate nello studio d’incidenza ambientale
della Marina militare USA. “Siamo di fronte a frequenze impegnate di
30-31 GHz per le tre grandi parabole in banda Ka e di 225-400 MHz per le
due antenne elicoidali in banda UHF”, spiega il fisico. “Per quanto
riguarda la valutazione delle emissioni elettromagnetiche, lo studio dei
militari statunitensi risulta gravemente carente e inadeguato sotto
molteplici aspetti e non consente di valutare in nessun modo la reale
entità del problema. La procedura di valutazione utilizzata è
inaccettabile, in quanto assolutamente opaca. La normativa citata non
sempre è quella appropriata e i risultati ottenuti appaiono incoerenti e
contradditori. Altrettanto inadeguata e carente è la valutazione dei
rischi: le ipotesi per quelli corsi dagli esseri umani (personale
addetto e popolazione) non sono realistiche, quelle relative al rischio
per la fauna sono state del tutto omesse, mentre la valutazione dei
livelli di esposizione non è completa”.
Massimo Coraddu contesta
infine le motivazioni della Regione Siciliana per autorizzare i lavori
d’installazione del sistema MUOS. “Il parere favorevole è stato espresso
sulla base di alcune considerazioni completamente campate per aria”,
afferma il fisico. “In particolare, gli studi ARPA effettuati, lungi
dall’affermare che la situazione sanitaria sia tranquilla e sicura,
hanno evidenziato emissioni che hanno già raggiunto e probabilmente
superato i livelli di sicurezza previsti, e che andrebbero urgentemente
abbassate. Sino ad oggi, inoltre, nessuno ha ancora avuto modo di vedere
lo studio del Dipartimento di ingegneria elettronica e delle
telecomunicazioni dell’università di Palermo che, secondo la Regione,
avrebbe accertato che il MUOS non comporterebbe condizioni di rischio
per la salute dell’uomo”.
A commissionare lo studio top secret è
stato il governatore Raffaele Lombardo in persona, instancabile
sostenitore dell’ecoMUOStro di Niscemi. Tra gli estensori, i
professori-ingegneri Luigi Zanforlin e Patrizia Livreri, “tecnici
neutrali e non ingaggiati sicuramente dal Ministero della difesa o dalla
NATO”, come ha voluto precisare Lombardo. Tesi che non trova
assolutamente d’accordo Alfonso Di Stefano, rappresentante della
Campagna per la smilitarizzazione di Sigonella. “Esistono le prove
documentali che negli ultimi tre anni la facoltà d’ingegneria
dell’università di Palermo ha sottoscritto con il Laboratorio di Ricerca
dell’US Army - Dipartimento della difesa, due contratti per un valore
complessivo di 70.000 dollari per la produzione elettro-chimica di
materiali nano-strutturati per applicazioni di conversione energetica”,
denuncia Di Stefano. “La professoressa Patrizia Livreri, inoltre, già
candidata Udc alle ultime elezioni regionali, prima di approdare
nell’ateneo di Palermo ha svolto attività di ricerca per conto di
aziende del gruppo Finmeccanica operanti nel settore della difesa e
della produzione di apparati di contromisura elettronica. Parlare di
neutralità ci sembra proprio una beffa…”.
Dopo le manifestazione e
i cortei con migliaia di cittadini, l’inopportuna scelta del Comitato
No MUOS di delegare in pieno l’opposizione alle istituzioni locali, ha
comportato la fine di qualsivoglia forma di mobilitazione popolare,
proprio nella fase in cui il ministero della difesa e Raffaele Lombardo
lanciavano la loro controffensiva pro-MUOS. L’avvio dei lavori sta
contribuendo però a risvegliare molte delle coscienze assopitesi.
Protagonisti della riscossa ancora una volta i giovani e gli studenti
universitari. In pochi giorni sono stati organizzati sit-in in piazza e
volantinaggi, è stata lanciata una petizione popolare e due grandi
striscioni No MUOS sono stati collocati davanti il portone della Chiesa
Madre di Niscemi. Un presidio, infine, è stato installato vicino
l’ingresso della stazione USA di contrada Ulmo. “Non si può permettere
alla protervia dei vertici militari di passare, tranquillamente, sulle
vite dei cittadini”, affermano. “La nostra è una lotta contro la
presenza militare, dovunque essa si manifesti; contro le conseguenze
prodotte dalle onde elettromagnetiche sprigionate dal MUOS; contro tutte
quelle scelte che colpiscono le politiche sociali a vantaggio delle
spese militari”. E l’autunno, a Niscemi, potrebbe farsi caldo.