L'immensa sputtanata a Zelig

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Scopo del Blog

Raccolgo il suggerimento e metto qui ben visibile lo scopo di questo blog.

Questo e' un blog satirico ed e' una presa in giro dei vari complottisti (sciacomicari, undicisettembrini, pseudoscienziati e fuori di testa in genere che parlano di 2012, nuovo ordine mondiale e cavolate simili). Qui trovate (pochi) post originali e (molti) post ricopiati pari pari dai complottisti al fine di permettere liberamente quei commenti che loro in genere censurano.

Tutto quello che scrivo qui e' a titolo personale e in nessun modo legato o imputabile all'azienda per cui lavoro.

Ciao e grazie della visita.

Il contenuto di questo blog non viene piu' aggiornato regolarmente. Per le ultime notizie potete andare su:

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Sunday, December 23, 2012

La festa delle ipocrisie (replay)


http://ilsole24h.blogspot.it/2012/12/la-festa-delle-ipocrisie-replay.html

La festa delle ipocrisie (replay)

tratto da: http://ningizhzidda.blogspot.it/ (ah, beh, se la fonte è wlady il poveretto...)


La festa delle ipocrisie


Oggi abbiamo invece la dura realtà che ci ha fatto spalancare gli occhi, il mondo di cartapesta ci è crollato addosso, abbiamo perso il nostro punto fermo che è il lavoro e/o lavoro intermittente precario, come schiavi siamo diventati orfani del nostro padrone, il dio denaro, ciò nonostante, anche nella miseria più nera continuiamo a perpetrare il rito consumistico.
In questi tre giorni che vanno dal 19 al 22 dicembre (nonostante la fine del mondo), nelle metropoli come Milano è impossibile viaggiare sia in auto che con i mezzi pubblici, tutti stereotipati, schizzati, frenetici, pronti a dedicare l'ultimo centesimo rimasto per il rito che ad ogni costo bisogna comunque portare a termine.[parla per TE, straccione]
I supermercati e centri commerciali presi d'assalto per comperare poche cose e/o alimentari per sollazzare almeno la gola e la pancia, come se negli altri giorni si è fatto un lungo digiuno panelliano, ecco allora che non potendo più acquistare beni inutili da regalare, ci si butta sulla mensa come se fossimo appena usciti da una guerra.
La guerra purtroppo c'è stata, tutti l'hanno provata sulla propria pelle, in questo anno caotico/politico [anno CAOTICO/POLITICO??? ma vattene] c'è stato un ulteriore abbassamento dei diritti umani, pochi se ne sono accorti, molti danno la colpa a quel partito piuttosto che ad un altro, ma in realtà nessuno si è ancora reso conto del progetto diabolico e nefasto che si sta delineando a nostro danno.

Continuiamo pure con questo rito, dandoci delle giustificazioni come ad esempio: tutto possiamo toglierci ma ad un bambino non si può negare un regalino, oppure, ci hanno tolto tutto ma almeno un buon pranzo una volta all'anno non possiamo farcelo mancare.

E' con questi mezzi che ci hanno inculcato fin dalla nascita che hanno in mano i nostri C.....i, e fin dalla scuola materna che ci dicono come dobbiamo portare avanti questa becera liturgia, passando dalle leggi religiose che ci instradano per la via della schiavitù.

Noi non ascoltiamo il nostro cuore, ma come per osmosi irreversibile continuiamo a perpetrare riti che i veri pagani del passato resterebbero inorriditi. [ma l'itagliano è un òpscional?]

Buone feste a tutti.

Monday, April 5, 2010

La rosa di Paracelso

http://zret.blogspot.com/2010/04/la-rosa-di-paracelso.html

La rosa di Paracelso

"La rosa di Paracelso" è un breve racconto di Jorge Luis Borges. Vi si narra di un giovane uomo che, desideroso di imparare la magia, si reca a Basilea, da Paracelso affinché possa diventarne discepolo: il giovane offre delle monete d'oro, a testimonianza del suo fermo desiderio di apprendere l'Arte. Paracelso, dopo aver benevolmente biasimato l'aspirante allievo per aver pensato che, con il denaro si possa ottenere la Pietra, rifiuta di esibire un prodigio allo sconosciuto. Costui, infatti, vorrebbe che il maestro facesse rinascere dalle ceneri una rosa che egli ha gettato tra le fiamme. Deluso, il giovane si accomiata. Mentre Paracelso è ormai solo, raccoglie il pugno di cenere in cui si era trasformato il fiore, pronuncia una parola a bassa voce e la rosa risorge.

Il sobrio apologo dell’autore argentino si discosta da altri suoi abissali, ma talora intellettualistici racconti: gli eventi scorrono intrisi di silenzi e di rapidi dialoghi, secondo un ordine cronologico, appena variato dall'analessi con cui si evoca il viaggio compiuto dal giovane e durato tre giorni e tre notti. Lo spazio è appena accennato: della dimora in cui abita Paracelso sono inquadrate una scala a chiocciola, una lanterna ed una poltrona consunta. L'ambiente disadorno consuona con la temperanza del personaggio, i suoi modi pieni di semplice solennità, le parole austere e dignitose.

Il ritratto letterario di Paracelso (al secolo Bombasto Von Hohenmein, 1493-1541), medico, astrologo ed alchimista elvetico, si staglia su una storia che è la riflessione sull'antitesi tra credulità e fede. La credulità è l'impaziente smania di chi pretende il miracolo; la fede è abnegazione, incrollabile testimonianza dell'invisibile. Il maestro, ostinandosi a non compiere il portento, apostrofa l'ospite: "Se lo facessi, tu diresti che si tratta di un'apparenza imposta ai tuoi occhi dalla magia. Il prodigio non ti donerà la fede che cerchi. Quindi lascia stare la rosa."

Il messaggio è un po' scontato: il conseguimento della Conoscenza è il fine di un percorso lungo e disagevole, è necessario che l'allievo si affidi al maestro senza esitazioni e senza fughe in avanti. Tuttavia il fascino della storia promana da un intreccio svolto con sapiente naturalezza, mentre un’ombra vela la stessa nobile figura dell’esoterista, “tanto venerato, tanto attaccato, tanto insigne e perciò tanto vuoto”.

Con distaccata ironia il narratore giudicante incenerisce il mago, anche se non è tanto vuoto il maestro, ma un sapere che, di fronte agli enigmi imperscrutabili della vita e del cosmo, è pur sempre, nonostante le sue prodigiose conquiste, vanitas.