L'immensa sputtanata a Zelig

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Scopo del Blog

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Questo e' un blog satirico ed e' una presa in giro dei vari complottisti (sciacomicari, undicisettembrini, pseudoscienziati e fuori di testa in genere che parlano di 2012, nuovo ordine mondiale e cavolate simili). Qui trovate (pochi) post originali e (molti) post ricopiati pari pari dai complottisti al fine di permettere liberamente quei commenti che loro in genere censurano.

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Tuesday, March 25, 2014

Le profezie del mago Merlino

http://zret.blogspot.it/2014/03/le-profezie-del-mago-merlino.html

Le profezie del mago Merlino


Merlino è il celeberrimo mago delle saghe arturiane. Stando ad alcuni studiosi, un saggio chiamato Merlino visse realmente nel V secolo d.C. e fu prima alla corte del sovrano Ambrosio il Tiranno, poi di re Artù.

Figura tra storia e leggenda, archetipo di una terra suggestiva dagli orizzonti glauchi, dalle ondulate brughiere che fluiscono e si mescono nelle onde del mare, Merlino (il suo nome è di significato controverso: significa “sparviero” o “colui che ride”?), fu autore pure di profezie. Ormai attempato, l’incantatore decise di ritirarsi nelle foreste della Caledonia (Scozia meridionale) per concentrarsi sulla visione del futuro.

Secondo il parere di taluni autori, Merlino previde, fra i vari eventi, gli agoni per la libertà combattuti nel Medioevo dai prìncipi gallesi Llywelyn ed Owain Glyndwr, la Rivoluzione francese, l’avvento al potere di Adolf Hitler. Per il terzo millennio il vate celtico preannunziò terribili catastrofi ambientali e mutazioni di piante ed animali (organismi transgenici)... I disastri geologici culmineranno nell’inversione dei poli.

Gli ultimi tempi - ci ammonisce l’erede dei druidi - saranno flagellati dall’infecondità della terra: “Ogni campo deluderà il contadino ed i frutti saranno scarsi, spesso avvelenati. Le radici ed i rami si scambieranno il posto, i pesci moriranno per il calore e da loro nasceranno i serpenti”.

Un presagio recita: "Verso la fine i grifoni (simbolo di carestia) verranno a mangiare il grano. Al tempo in cui gli uomini e le donne figlieranno più raramente, la gente perderà la fede. Il mondo sarà tremendamente cattivo. I piccoli saranno schiacciati. I grifoni voleranno in Egitto”.

Sterilità maschile e femminile, penuria di cibo, nequizia, calamità “naturali”... : questo è l’apocalittico scenario preconizzato dallo sciamano e da altri oracoli tra Medioevo, età moderna e contemporanea.

Dalle brumose lande della Scozia, Merlino seppe squarciare il velo del tempo per gettare il suo sguardo fino a quest’era ferrigna e feroce?

Fonti:

G. L. Margheriti, I personaggi più misteriosi della storia, 2013
A. S. Mercatante, Dizionario universale dei miti e delle leggende, 2001, s.v. Merlino
R.J. Stewart, Le profezie di mago Merlino, 1995


Articolo correlato: Le profezie di Merlino, 2014

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Thursday, May 30, 2013

Dendron

http://zret.blogspot.co.uk/2013/05/dendron.html

Dendron

Davvero dovremmo imparare molto dagli alberi, creature duplici con le radici piantate nel terreno e la chioma protesa nel cielo. Gli alberi si accontentano di poco: un po’ d’acqua, sole e terra. Donano molto: frescura, frutti, legno per gli usi più diversi, soprattutto bellezza. Tenacia, resistenza alle intemperie, parsimonia sono le loro precipue virtù.

Non è un caso se i miti arcaici si incentrano su alberi dal valore emblematico: l’Yggdrasil dei Germani, gli alberi biblici. Axis mundi e Gnosi, anche il Segreto della vita. E’ noto che il termine “druida”, l’iniziato dei Celti, versato nella magia e nella divinazione, discende da due radici indogermaniche che designano rispettivamente la quercia e la sapienza: "dru" e "wid". Le driadi, le ninfe greche degli alberi, traggono il loro nome da "drys", quercia. I popoli antichi godettero di un rapporto privilegiato con la flora: numerosi racconti ellenici lo dimostrano. Si pensi a Dafne tramutata dal dio Apollo in un lauro. Naturalmente essi sentivano che le piante, oltre ad essere vive, erano sacre. La metamorfosi in albero di Dafne, di Ciparisso… è metanoia.

Bernardo di Clairvaux, il monaco cistercense che introdusse il culto della Vergine nera in Europa, soleva ripetere di aver appreso più dagli alberi che dai libri. Come non concordare? Non sono conoscenze empiriche, ma simboliche: forse Bernardo era ancora capace di dialogare con le creature arboree, di captarne le parole mistiche. A Dodona, in Tessaglia, profetava un venerando oracolo di Zeus: egli prendeva gli auspici, ascoltando lo stormire delle fronde di una quercia sacra al dio egioco. I venti erano le dita, le foglie gli strumenti.

Nell’"Odissea" gli alberi sono radicati nell’immaginario: le piante che crescono sull’isola di Ogigia alludono al mondo occultato oltre il mondo, come il nome della ninfa Calipso, la Nasconditrice che offre al Laerziade l’unica forma di immortalità cui può aspirare l’uomo. Il nòstos dell’eroe omerico è ritorno alle radici, al talamo condiviso con Penelope, più alter ego (Anima?) dell’Itacense che consorte. Il letto nuziale è intagliato nel poderoso tronco di un olivo, pianta peculiare della cultura-coltura mediterranea. L’albero della nave, cui Odisseo è strettamente legato durante la navigazione presso l’isola delle Sirene, è salvezza.

Poiché la maggior parte dei vocaboli botanici appartiene al substrato delle etnie pre-indoeuropee, matriarcali, essi sono femminili in un senso profondo, viscerale, non solo morfologico. D’altronde la morfologia è, in una certa misura, scienza dell’essere. Il genere femminile associato ai nomi degli alberi nell’idioma latino è il vestigio di un antico culto, di un pristino, obliato spirito. In principio era la Generazione.

La morte degli alberi è la fine della Terra. Ancora prima che essi fossero reificati e ingegnerizzati, erano scomparsi dall’orizzonte culturale, eclissati da un ego sempre più egocentrico. Una superstite consonanza con l’universo vegetale si avverte ancora in Pascoli e nel panismo dannunziano. Sebbene con modi estetizzanti, D’Annunzio è capace di sintonizzarsi con il ritmo segreto della flora: il suo superomismo, però, lo induce ad umanizzare la natura più che a naturalizzarsi in essa.

E’ sintomatico che, chiuso nella sua visionaria cecità, fu Stevie Wonder nel concept album “Journey through the wonderful world of plants” a carpire i palpiti ed i suoni inavvertiti, i colori del buio. E, però, l’ultimo anelito verso la verde armonia.

Osserviamo: la simmetria radiale degli alberi ritenuti preistorici, come le auracarie, si differenzia dalla simmetria bilaterale delle angiosperme che si diramano, attraverso biforcazioni di biforcazioni, in un movimento teoricamente infinito.

E’ proprio nella tensione inesausta ed inappagata verso l’infinito che gli alberi paiono manifestare la loro essenza. E’ proprio il rattrappimento della coscienza umana, oggi rimpicciolita in un moncherino inerte, a misurare la distanza incommensurabile tra la Vita e la Morte, invano guarnita di grotteschi orpelli. Il distacco definitivo da codesta umanità non discende da altero disdegno, ma è epigrafe su un sepolcro.