L'immensa sputtanata a Zelig

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Scopo del Blog

Raccolgo il suggerimento e metto qui ben visibile lo scopo di questo blog.

Questo e' un blog satirico ed e' una presa in giro dei vari complottisti (sciacomicari, undicisettembrini, pseudoscienziati e fuori di testa in genere che parlano di 2012, nuovo ordine mondiale e cavolate simili). Qui trovate (pochi) post originali e (molti) post ricopiati pari pari dai complottisti al fine di permettere liberamente quei commenti che loro in genere censurano.

Tutto quello che scrivo qui e' a titolo personale e in nessun modo legato o imputabile all'azienda per cui lavoro.

Ciao e grazie della visita.

Il contenuto di questo blog non viene piu' aggiornato regolarmente. Per le ultime notizie potete andare su:

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Friday, February 1, 2013

David Keith, pernicioso geoingegnere, caldeggia l'uso di bario ed alluminio per contrastare gli effetti del cosiddetto "riscaldamento globale"

http://www.tankerenemy.com/2013/01/david-keith-pernicioso-geoingegnere.html

David Keith, pernicioso geoingegnere, caldeggia l'uso di bario ed alluminio per contrastare gli effetti del cosiddetto "riscaldamento globale"

David Keith, scienziato (se è lecito definire con questo augusto vocabolo chi, succubo di nefaste élites, prostituisce la ricerca per scopi abietti) nonché promotore della Geoingegneria, ricorre al solito pretesto per giustificare la dispersione di composti neurotossici nella biosfera: il cosiddetto “riscaldamento globale”. E’ la classica foglia di fico per tentare di nascondere l’atroce realtà di una contaminazione planetaria che non è dunque un insano progetto da attuare in un futuro più o meno lontano. Il tutto sotto l’egida di una “scienza” falsa e bugiarda che accusa il CO2 di essere all'origine di cambiamenti climatici, in verità provocati dalle attività chimiche e dalle emissioni elettromagnetiche. Si finge di voler combattere cambiamenti per mezzo di un “rimedio” che è il male.

In un suo recente studio, “Photophoretic levitation of engineered aerosols for geoengineering”, il fisico David Keith, fautore della geoingegneria, descrive in maniera accurata uno dei metodi che potrebbero essere adatti a raffreddare artificialmente la Terra per difenderla dal cosiddetto "riscaldamento globale" (proprio nell’ultimo scorcio del 2012 la Russia ha sperimentato i giorni più freddi degli ultimi 74 anni!).

David Keith è una nostra vecchia conoscenza: in un precedente articolo abbiamo introdotto il video in cui affermava che l'uso dell'alluminio (disperso nell'atmosfera) è più vantaggioso rispetto all'impiego dei solfati (anche se l'audio non è ottimale, è possibile identificare le parole "aluminum", "four times", "than sulfur"). Da notare peraltro che Keith ammette che l'alluminio potrebbe causare dei rischi per la salute. Sono pericoli che, a suo dire, non sono stati ancora valutati. In un’altra conferenza l’esperto riconosce che i solfati potrebbero avere degli effetti collaterali negativi, come una parziale distruzione dello strato di ozono. (sic)

Nella ricerca in oggetto, Keith discute della possibilità di diffondere alluminio e bario nell'atmosfera per riflettere i raggi del sole. Scrive lo scienziato: “Consideriamo un sottile disco di raggio pari a circa 5 μm (micron) e dello spessore di 50 nm (nanometri) composto di tre livelli: uno strato di 5 nm di ossido di alluminio, uno strato di 30 nm di alluminio metallico, infine uno strato di 15 nm di titanato di bario. Lo spessore del layer di alluminio è scelto in maniera tale da essere riflettente per l'alta banda delle frequenze solari e da essere quasi trasparente alle radiazioni termiche infrarosse che vanno in direzione opposta (la radiazione sprigionata dalla Terra verso lo spazio, n.d.t.) [...] Lo strato di Al2O3 serve a proteggere la patina di alluminio dall'ossidazione. Lo spessore del BaTiO3 è scelto in maniera tale che il momento elettrostatico del campo elettrico atmosferico sia sufficiente ad orientare orizzontalmente il disco, controbilanciando momenti causati da ragionevoli presenze di asimmetrie nello spessore del disco”.

Ovviamente si può pensare che sia solo un caso, una curiosa coincidenza il fatto che in tutto il mondo in questi ultimi dieci anni, il suolo, le acque piovane e le acque “potabili” risultano inquinate da quantità sempre più elevate di alluminio e bario.

Fonte: scienzamarcia (sticazzi che fonte autorevole)

Tuesday, November 18, 2008

L'IPCC ed "il Pianeta impazzito"


Il tema del riscaldamento globale sta da tempo incentivando numerose pubblicazioni finalizzate ad informare il pubblico sullo "stato dell'arte" più attuale. E' il caso del recente documentario "Una scomoda verità" di Al Gore, ex vice-presidente degli Stati Uniti d'America: il suo successo, pari all'allarmismo dei suoi contenuti, è ormai tale da averlo eletto a bibbia ambientalista la cui proiezione è caldeggiata addirittura nelle scuole.

Più umilmente, anche a casa nostra ci si sta dando da fare: agli inizi di giugno ad esempio è uscito in allegato a la Repubblica un inserto dal titolo tranquillizzante: "Il Pianeta impazzito". Nelle sue 160 pagine si imparano, grazie ad una dettagliatissima panoramica sui vari annessi e connessi ambientali, economici, sociali e tecnologici del cambiamento climatico, tutti i motivi per cui dovremmo seriamente temere per la vita nostra e di milioni di persone nonchè emendare il nostro egoismo rafforzando senza remore il contratto sociale coi nostri governanti così da scongiurare l'incombente minaccia. La serietà dell'inserto d'altronde è fuori discussione: vi compaiono le migliori firme della testata nonchè altri gran nomi quali Jeremy Rifkin, Kofi Annan, lo stesso Al Gore... e pure Leo di Caprio!

Ma cosa accomuna molte di queste produzioni? A parte i toni apocalittici, i dati presentati traggono spunto dalle conclusioni d'un comitato specificamente creato per indagare su cause ed effetti del riscaldamento globale: l'IPCC [1]. Fondato nel 1988 su mandato dell'ONU [2], esso s'incarica di scremare dal fitto bosco delle pubblicazioni scientifiche quelle più utili, attendibili e pertinenti al fine di produrre istantanee semplici ma dettagliate della situazione climatica. Come si legge nelle pagine del sito:

"L'IPCC non effettua alcuna ricerca nè monitora i dati relativi al clima od altro parametro rilevante. Basa le sue stime principalmente su pubblicazioni approvate ...

... e letteratura tecnico/scientifica
".

Dunque non fa ricerca attiva, ma da chi è composto? Leggiamo ancora:

"E' un comitato intergovernativo aperto a tutti gli Stati membri dell'UNEP e del WMO. ...anche importanti organizzazioni internazionali, intergovernative e non-governative prendono parte ai lavori dell'IPCC. ...alle sessioni partecipano centinaia di inviati ed esperti dai vari ministeri, agenzie ed istituti di ricerca..."

E' perciò una piramide il cui vertice politico seleziona, organizza e infine giudica l'operato della base formata da centinaia di scienziati ed altri "esperti". L'autorevolezza conferita da questi ultimi e la campagna di diffusione dei media sono i fattori che ne han determinato il successo al punto da averlo reso la principale fonte d'informazioni in proposito.

Giova quindi dare un quadro della serie di livelli attraverso i quali passano i dati contenuti in ciò che leggiamo ogni giorno sul riscaldamento globale:

- la letteratura scientifica esistente, che conta centinaia di articoli d'ogni orientamento; letti quasi soltanto da "addetti ai lavori";

- il rapporto dell'IPCC che screma solo i più rilevanti per riassumerne i dati condivisi e su di essi costruire ipotesi e previsioni;

- il riassunto del rapporto dell'IPCC (SMP - Summary for policy makers), scritto da politici specificatamente per politici e gruppi di pressione;

- pubblicazioni come "Una scomoda verità" di Al Gore o "Il pianeta impazzito" di la Repubblica, destinati al grande pubblico.

Poichè ciascun livello è il riassunto del precedente e già dopo il primo s'attiva il collo di bottiglia del vaglio politico, si può immaginare in che forma e sostanza il messaggio arrivi alla gente, che beninteso da nulla è impedita nel caso voglia attingere direttamente alla fonte, salvo la minor reperibilità ed il più ostico linguaggio scientifico con cui sono redatti.

Ci sono però diversi scienziati che contestano i metodi dell'IPCC, denunciano alterazioni di parti di testo non allineate con la teoria antropogenica del riscaldamento globale e la manipolazione dei dati presi a fondamento di valutazioni tanto allarmiste.

Presentiamo qui di seguito un'inchiesta della CNN del 2 maggio 2007, intitolata "Exposed: the climate of fear" (Rivelazioni: il clima della paura), che riporta una serie d'interviste a questi scienziati del clima che discordano dalle conclusioni dell'IPCC:



Fonte: http://www.riscaldamentoglobale.org/