L'immensa sputtanata a Zelig

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Scopo del Blog

Raccolgo il suggerimento e metto qui ben visibile lo scopo di questo blog.

Questo e' un blog satirico ed e' una presa in giro dei vari complottisti (sciacomicari, undicisettembrini, pseudoscienziati e fuori di testa in genere che parlano di 2012, nuovo ordine mondiale e cavolate simili). Qui trovate (pochi) post originali e (molti) post ricopiati pari pari dai complottisti al fine di permettere liberamente quei commenti che loro in genere censurano.

Tutto quello che scrivo qui e' a titolo personale e in nessun modo legato o imputabile all'azienda per cui lavoro.

Ciao e grazie della visita.

Il contenuto di questo blog non viene piu' aggiornato regolarmente. Per le ultime notizie potete andare su:

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Saturday, July 21, 2012

Quando l'eroismo non basta (ma basta sparar cazzate!)


http://zret.blogspot.com/2012/07/quando-leroismo-non-basta.html

Quando l'eroismo non basta

Di recente una rete televisiva ha mandato in onda la pellicola “Un eroe borghese”, per la regia di Michele Placido. Il film dipana le note vicende dell’integerrimo Giorgio Ambrosoli (Milano 1933-1979), l’avvocato scelto per liquidare la Banca privata italiana, appartenente a Michele Sindona (Patti 1920 - Voghera, 1986). Ambrosoli, per aver toccato dei nervi scoperti, fu assassinato da un sicario il giorno 11 (!) luglio 1979. Sindona, rampante uomo d’affari, tra il 1969 ed il 1974 aveva costruito un impero finanziario, al cui crollo era riparato negli Stati Uniti. Il faccendiere, essendo coinvolto nel fallimento della banca “Franklin”, fu arrestato e condannato. Morì in carcere per avvelenamento.

Che significato può assumere per il sistema inserire nei palinsesti certe produzioni cinematografiche e dedicare reportages e dibattiti ai crimini della mafia perpetrati con la collusione - come si suol dire – di “pezzi dello stato”? Si chiamano in causa trattative tra lo stato e Cosa nostra (c’est-à -dir lo stato tratta con sé stesso… ), servizi segreti deviati, quasi esistessero servizi retti come rette.

Non bisogna illudersi: il potere, che trova nei media un potente e capillare strumento di plagio dell’opinione pubblica, non lascia nulla al caso. Le celebrazioni untuose ed ipocrite in memoria dei compianti Giovanni Falcone e Paolo Borsellino obbediscono ad alcuni precisi scopi. In primo luogo, sono la maschera delle istituzioni che amano presentarsi, per alimentare il consenso della massa, come oneste e strenue oppositrici della delinquenza organizzata. Il governo così esibisce il suo volto imbellettato… peccato che sia il viso di una mummia putrida e puzzolente.

Inoltre l’insistenza sulle nefandezze della malavita cui si intrecciano complicità degli apparati, induce a credere che è sufficiente recidere i pochi legami tra la criminalità e qualche esponente della società civile o della politica (funzionario o sottosegretario o ministro) per ripristinare la legalità. Ecco allora che pullulano ripugnanti iniziative soprattutto “scolastiche”: commemorazioni, concorsi, mostre, spettacoli sono volti ad indottrinare le nuove leve, ad inculcare il convincimento che lo stato è buono. Supremo e vergognoso paradosso: il regime celebra gli eroi che esso stesso ha trucidato.

Anche lasciar balenare il sospetto che, dietro certi omicidi eccellenti si trovino personaggi del calibro di Giulio Andreotti, non rivoluziona le cose, non sovvertendo la fiducia nel sistema tout court. Si resta sempre ad un livello di comprensione non solo incompleto, ma tendenzioso, poiché è un’interpretazione del reale che prescinde dalla coscienza che “non esistono poteri buoni”. (F. De André)[1]

Compiere un passo decisivo nell’intelligenza dei processi politici significa acquisire che le élites sono talmente feroci e spregiudicate da non esitare a massacrare inermi ed ignari cittadini, spesso della stessa nazione cui, all’apparenza, appartengono le stesse classi dirigenti. Questo modus operandi è ben documentato, ad esempio, nel libro di Marco Pizzuti, “Rivelazioni non autorizzate”, in cui è illustrato come il Gotha sedicente ebraico non esitò a strumentalizzare ed a sacrificare inconsapevoli giudei, pur di perseguire i suoi diabolici fini. [alè, un pizzico di sano antisemitismo non guasta mai] E’ una raison d’état che ignora e calpesta le patrie ed i popoli.

Non basta, però, concludere che la politica e l’economia mondiale sono dirette e gestite da pochi influenti centri: è codesta una conclusione che il cittadino medio, quasi sempre, rifiuta a priori, pur con tutte le prove che si possono addurre. Bisognerebbe, infatti, concepire una longa manus allotria [ma anche un po' acconguagliata] dietro il sipario degli accadimenti…. e questo è davvero chiedere troppo anche ad un eroe, borghese o proletario che sia.

[1] E' naturale che all'interno delle istituzioni agiscono persone degnissime, ma purtroppo sono poche.
 
 

Wednesday, July 11, 2012

Stato ed utopia sociale

http://zret.blogspot.co.uk/2012/07/stato-ed-utopia-sociale.html

Stato ed utopia sociale

“Gli uomini della folla sono talmente ipnotizzati che vedono e non comprendono il significato di quel che continua ad avvenire dinanzi ai loro occhi. Vedono quanto si preoccupano tutti i re, gli imperatori, i presidenti di avere un esercito disciplinato; vedono quelle rassegne, quelle parate, quelle manovre che essi fanno e di cui menano vanto l’uno dinanzi all’altro; e corrono con diletto a vedere come i loro fratelli, agghindati in abiti buffoneschi, variopinti, luccicanti, al suono dei tamburi e delle trombe si trasformino tutti quanti in macchine ed al grido di una sola persona compiano tutti insieme un identico movimento; e gli uomini della folla non capiscono che cosa significhi tutto ciò. E dire che il significato di ciò è molto semplice e chiaro: si tratta di una preparazione all’omicidio, nulla più. Si tratta di istupidire gli uomini per renderli strumenti di omicidio”. (L. Tolstòj, "Non uccidere", 1900, pamphlet scritto a seguito dell’assassinio di Umberto I di Savoia)

Sono queste le lucide parole dello scrittore russo che, attraverso una profonda crisi spirituale, approda ad un rifiuto di ogni forma di violenza, ad un cristianesimo evangelico e comunitario, espressosi nella fattiva solidarietà con i derelitti ed i bisognosi, siano agricoltori poveri, vittime di carestie o appartenenti a gruppi perseguitati.

Il rigetto della violenza è sic et simpliciter negazione dello Stato e della Chiesa (maiuscolo ironico). Stato e Chiesa, infatti, non incarnano forse la sopraffazione? Ecco allora l’antimilitarismo militante, la denunzia della trasformazione degli uomini in altrettanti automi adatti a stuprare, compiere sevizie, massacrare... con la benedizione dei cappellani.

Parate e funerali di stato: non manca mai il predicozzo del vescovo che, insieme con le impettite autorità, accoglie il feretro dell’eroe caduto in “missione di pace”. Il feretro è avvolto nell'italica bandiera ed il presidente, commosso sino alle lacrime, la mano tremebonda, sfiora il drappo.

Parate reboanti e retoriche: si vis pacem, para bellum... Saettano lassù le “Frecce tricolori”.

Si può costruire, si chiede Tolstòj, una società senza stato? Il modello che egli addita è la comunità cristiana dei primordi, fra utopia e realtà. Erano confraternite in cui era abolita la proprietà privata e dove il giuramento, le leggi umane, la coscrizione non avevano alcuna cittadinanza. Vero è che lo stato è simile ad una mala pianta dalle radici tenaci: essa tende a ricrescere, poco tempo dopo essere stata svelta. Così le primitive confraternite cominciarono ad organizzarsi, persino secondo forme gerarchiche, con i vescovi (episcopoi) preposti a vigilare sulla condotta dei fratelli, e gli anziani (presbyteroi) superiori rispetto agli altri, se non altro per la loro autorevolezza. Allo spirito egualitario, con i suoi pregi ed eccessi, subentrò un po’ alla volta, un embrione di struttura che culminò nelle chiese dirette da vescovi, ormai autorità con precise prerogative. Alcuni gruppi rimasero fedeli al comunitarismo, al vegetarianesimo, all’attesa apocalittica, ma i “Cristiani”, ormai Niceni, poi Ortodossi e Cattolici etc., gettarono alle ortiche le loro origini ed i Vangeli. Se nel III sec. d. C. Tertulliano ancora tuona contro il giuramento, il servizio militare, la cultura pagana condannata in toto, un secolo dopo, un “cristiano” soldato o magistrato o mercante è la norma. Così breve è il passo fra il rispetto della tradizione ed il suo sovvertimento. Non basta: il dorato manto dell’ipocrisia dichiara “eretici” gli osservanti ed ortodossi i bestemmiatori.

L’ipocrisia è la quintessenza della Chiesa e dello Stato a tal punto che non sapresti distinguere tra insincerità e le due colonne del sistema.

Ci domandiamo: è possibile ed auspicabile una società senza stato? Auspicabile, certamente. E’ anche possibile? Proviamo ad immaginare un paese in cui i tribunali sono edifici vuoti, fatiscenti, dove gli eserciti sono ormai sciolti, dove le divise dei “tutori dell’ordine”, sdrucite e consunte, sono raccolte per essere bruciate... E’ un mondo senza vertice e senza base. Non è solo il rifiuto dell’autorità in quanto tale a promuovere i princìpi anti-statali, ma la consapevolezza che le autorità sono malvagie. Che differenza rispetto agli imperi antichi in cui ogni tanto i reggitori erano uomini della caratura etica ed intellettuale di un Giuliano! Oggi i politici, se non sono dei perfetti inetti, sono dei criminali incalliti.

Non so quanto realistico sia il progetto di annientare lo stato che, anche qualora fosse distrutto, tenderebbe a risorgere nelle sembianze di un’amministrazione via via più capillare ed invadente. So, però, che la compagine odierna, essendo molto più dispotica dell’Impero zarista che Tolstoj disconobbe, merita di essere smascherata come costruzione vessatoria e coercitiva. Niente oggi dello stato si salva: né il sistema fiscale né la cosiddetta giustizia né le forze militari né l’assetto “educativo”.

Se un tempo era forse possibile riformare gli organi istituzionali o, per lo meno, provare a smussare gli spigoli del potere, oggi lo stato è invincibile, poiché è simile ad un liquido soporifero e letale che si diffonde nelle vene del consorzio umano, un liquido inafferrabile che, prima di uccidere, addormenta le coscienze. E’ questa la diversità: se gli stati del tempo trascorso suscitavano moti di opposizione nelle coscienze vigili ed intemerate, oggi lo stato, con le sue imposizioni e bugie, è la stessa “coscienza ipnotizzata” dei “cittadini”.

Non occorrono incitamenti a combattere, a morire per la patria, a debellare il “terrorismo islamico” e gli “stati-canaglia”. Non è più necessaria la propaganda bellicista e razzista. Non bisogna convincere che una causa è giusta, poiché si combatte per denaro, tornaconto o abitudine alla violenza.

In un mondo dove la volgare doppiezza di presidenti e papi non scandalizza, dove è usuale dilapidare cifre astronomiche per le armi e benedire feroci mercenari, dove essere “cristiani” significa andare a messa la domenica, lo stato, questo stato osceno e blasfemo, rischiamo di essere noi.

Friday, August 19, 2011

La parcellizzazione del potere nella società contemporanea

http://zret.blogspot.com/2011/08/la-parcellizzazione-del-potere-nella.html

La parcellizzazione del potere nella società contemporanea

Nelle sue ultime opere, il filosofo e storico francese Michel Foucault(1926-1984), analizzando la “fisica” dei poteri, ne enuclea una componente fondamentale. Egli non interpreta tanto il potere nella società contemporanea come luogo da cui si dipartono gli ordini e le regole del comportamento, individuale e collettivo, piuttosto è visto come disseminato nel consorzio umano. Esso si alimenta, più che attraverso una repressione diretta, per mezzo dei meccanismi di censura e di autocensura che vengono indotti negli stessi soggetti, garantendo la stabilità dell’ordine.

Così l’establishment si rafforza mediante l’autocontrollo del singolo, ormai ridotto a mero strumento. Secondo Foucault, la sollecitudine antropologica che, a partire dal XVIII secolo e definitivamente con il trascendentalismo kantiano, trasforma l’uomo nel contempo nel soggetto e nell’oggetto del sapere, non celebra l’avvento di un mondo finalmente civile, ma annuncia la prossima morte dell’uomo.

E’ sintomatico che il “cittadino” stia diventando in questi ultimi decenni il censore di sé stesso, oltre che il ferreo vigile degli altri. La pratica della delazione che la propaganda istiga con messaggi in cui si incita a denunciare il nuovo capro espiatorio, l’evasore fiscale, si tradurrà in una spontanea confessione di delitti reali o presunti? Ci pare che questa sia la tendenza: il “cittadino” è schierato in modo del tutto inconsapevole con l’autorità che lo schiaccia, a tal punto che il potere centrale può quasi dissolversi, delegando ai singoli psico-poliziotti l’amministrazione della “giustizia”. Nella Londra sconvolta dai tumulti dell’agosto 2011, sono stati impeccabili sudditi di Sua Maestà, ad affiancare le forze dell'ordine nella caccia ai saccheggiatori. Gli sguardi dei Londinesi si sono così assommati agli obiettivi delle telecamere, formando un gigantesco occhio, simile a quello di un’abnorme mosca bionica. La perfida Albione, ritratta da Orwell, popolata di sicofanti, è il vestibolo del “mondo nuovo”.

Pare che il senso della subordinazione sia stato introiettato, fino a stratificare una “seconda natura”. Nei nuclei familiari, nelle relazioni interpersonali, nelle interazioni educative… si esprimono rapporti di forza e conflitti: agisce in ognuno di noi una forma di sado-masochismo? E’ comunque uno snaturamento antropologico: la celebrazione illuminista dell’uomo si infila in un vicolo cieco ed itera l’impasse in cui era venuto a trovarsi Nietzsche con l’illusorio vagheggiamento dell’Übermensch.

Tramontato Dio, è sorto il nuovo astro, lo stato, uno stato diffuso in modo capillare: non più istituzione verticalizzata, ma trasversale alla società. Intanto, mentre l’amministrazione centrale può eclissarsi, il potere disperso, parcellizzato in una miriade di regioni individuali, si concentra e consolida: la coercizione è ancora necessaria, ma sono alcune minoranze non integrate ad essere sottoposte alla costrizione ed alla punizione; la maggioranza si castra e bandisce (ed impone) il modello della castrazione. Quanto più si è allineati, da un punto di vista sia “culturale” sia comportamentale, con l’ideologia dominante, tanto più ci si sente appagati. L’unica identità possibile è nell’identificazione con il complesso indifferenziato della collettività.

Ciò spiega il successo del “pensiero” unico incarnato dalla “scienza” televisiva: tale “pensiero” elementare, schematico, acritico, soddisfa da un lato il bisogno filisteo della sicurezza conoscitiva (le cose sono razionali, spiegabili e sono come le presenta il divulgatore "scientifico") sia, nell’equazione tra sapere e potere, consente di condividere una frazione del potere, non più appannaggio di gerarchie esterne.

Intanto la rinuncia alla creatività ed all’indagine personale ingrossano le legioni degli schiavi-padroni, degli ignoranti laureati.

Come Luigi XIV, il cittadino benpensante può oggi dichiarare: "L’Etat c’est moi". "Sono io che denuncio l’evasore, sono io che riprendo con la videocamera il bandito, sono io che promuovo iniziative contro i clandestini…". L’azione del singolo precede l’azione del potere primario, la cui apparente latitanza e debolezza spronano l’intraprendenza del “cittadino”.

Vero è che, se il potere è in ogni dove ed abita in ognuno, i centri di resistenza risiedono dappertutto, in quanto l’opposizione coincide con ciò che Foucault denomina l’elemento “plebeo” presente, in linea teorica, in ciascun individuo ed in ciascun gruppo. Tuttavia si ha l’impressione che questo “nocciolo” sia stato ormai, nella stragrande maggioranza dei casi, disintegrato.

L’ultima frontiera rischia di essere l’autodenuncia, neppure per aver trasgredito una delle innumerevoli, assurde, draconiane norme dettate dal sistema, ma semplicemente per il fatto di esistere, delitto di lesa maestà. La vaporizzazione sarà autoinflitta.


Monday, July 4, 2011

Jail

http://zret.blogspot.com/2011/07/jail.html

Jail

Michel Foucault, nel celebre saggio “Sorvegliare e punire”, individua nel carcere, inteso come luogo-istituzione, il marchio e la mentalità dello stato moderno e contemporaneo. L’opera di Foucault esamina il problema in modo lucido, stringente: dovrebbe essere letta e compresa da chi vede nell’apparato penitenziario qualcosa di “normale”.

Siamo portati a pensare che i penitenziari come quelli attuali siano sempre esistiti. Non è così. Nell’antichità il carcere era un luogo dove il reo era temporaneamente rinchiuso in attesa che venisse eseguita la condanna: si pensi a Socrate che aspettò in prigione di trangugiare la cicuta o a Giugurta incatenato nel Tullianum per alcuni terribili giorni, prima di essere strangolato dal boia. Anche nel Medioevo nella cella il colpevole o presunto tale è custodito sino all’esecuzione della pena (la morte, una mutilazione, la gogna...): colà è interrogato o torturato. Il sistema penale del passato, nel complesso, appare paradossalmente più mite di quello odierno.

Quante volte, di fronte a delitti turpi e feroci, udiamo la reazione dell’uomo medio: “Bisognerebbe sbatterlo dietro le sbarre e buttare la chiave!” E’ un’indignata richiesta che si può comprendere, se non fosse che “dietro le sbarre” finiscono per lo più innocenti o ladri di polli o derelitti. I veri criminali non sono soltanto liberi cittadini: essi occupano i principali centri del potere e delinquono con la totale certezza dell’impunità. Militari, banchieri, governanti, giudici, giornalisti, questurini… perpetrano in tutta tranquillità nefandezze alla luce del sole, quel sole che i carcerati possono vedere solo a scacchi. Nella peggiore delle ipotesi (peggiore per alcuni di loro, di solito pesci piccolissimi), saranno disposti gli arresti domiciliari, magari in ville principesche: Gianfranco Boccalatte docet.

La cronaca è piena di incolpevoli condannati all’ergastolo o a pene detentive molto lunghe, di candidati manciuriani, di capri espiatori gettati tra le grinfie di un’opinione pubblica feroce e vendicativa. Costoro sono defraudati della libertà: costretti in pochi metri quadrati, sovente pigiati tra brande ed orinatoi, soffrono più per l’impossibilità di muoversi e di occupare il tempo in modo gratificante che per le condizioni igieniche spaventose. La noia soffoca più del dolore. Questa situazione è contro natura, come l’abitudine di tenere i volatili in gabbia.

Inoltre le cicatrici sul corpo e sull’anima di una detenzione iniqua sono indelebili: il principio giuridico “in dubio pro reo” non viene quasi mai applicato, specialmente in Italia dove pubblici ministeri e giudici, pur con qualche eccezione, sembrano smaniosi di gettare in galera un “responsabile” purchessia.

Si obietterà che i manigoldi non possono restare nel consorzio umano, poiché vanno puniti e deve essere impedito loro di reiterare il reato, ma non è forse lo stato, questo funesto idolo, con la sua perversione assoluta ed irredimibile, all’origine di quasi tutti i misfatti? Il denaro è un’invenzione dello stato, la povertà è un’invenzione dello stato, la guerra è un'invenzione dello stato, l’ingiustizia è un’invenzione dello stato, la violenza è un’invenzione dello stato, il fisco è un’invenzione dello stato, l’immoralità è un’invenzione dello stato, la corruzione è un’invenzione dello stato, la follia omicida è un’invenzione dello stato, il gioco d’azzardo è un’invenzione dello stato, il terrorismo è un’invenzione dello stato, il traffico di stupefacenti è un’invenzione dello stato, la mafia è un’invenzione dello stato, le malattie sono un’invenzione dello stato, l’ignoranza è un’invenzione dello stato, le truffe sono un'invenzione dello stato, l'inquinamento è un'invenzione dello stato... Prendiamo pure misure contro il singolo, ma nello stesso tempo aboliamo il sistema. Una volta trasceso il sistema, sarà ancora necessario assumere dei provvedimenti contro l’individuo?

E’ vero che gli uomini paiono più proclivi al male che al bene, ma ci siamo mai domandati quanto di questo male sia il lascito di una plurisecolare oppressione clerico-statale? Non esistono società perfette né forse sono mai esistite, ma presso alcune tribù di nativi americani non erano adoperati strumenti coercitivi anche nei confronti di chi violava le regole della convivenza civile. Il delitto era punizione a sé stesso. Forse è una ricostruzione idealizzata, come quella relativa alle società gilaniche. E’ incontestabile, però, che quanto più lo stato ed il controllo si rafforzano, tanto più si diffonde la delinquenza. E’ naturale che in un mondo rigenerato (se mai sorgerà) non esisteranno né carcerieri né carcerati, “né briganti né gendarmi”.

Già l’esistenza è, in non pochi casi, un carcere. Si eviti di aggiungere al danno un altro danno, soprattutto se si ricorda chi langue nelle “patrie galere”: nella maggior parte dei casi, cittadini ingiustamente incriminati ed ingiustamente reclusi.

Articolo correlato: Freeanimals, Gabbie, 2011


Monday, January 25, 2010

Equlibrium

http://zret.blogspot.com/2010/01/equlibrium.html

Equlibrium

“Equilibrium” è un film del 2002 scritto e diretto da Kurt Wimmer. Le vicende sono collocate in una società distopica del futuro i cui tetri connotati evocano classici della letteratura come "Fahrenheit 451" (i roghi dei libri), "1984" (lo stato-padrone), "Il mondo nuovo" (la sostanza assunta dagli individui per sopire le emozioni). Le scene sono state girate quasi interamente nello Olympiastadion di Berlino, inaugurato nel 1936 da Adolf Hitler per l'undicesima Olimpiade.

La storia è ambientata a Libria, la capitale di un mondo post-atomico, governata con pugno di ferro dal regime di un carismatico e misterioso dittatore, Il Padre. Infatti, dopo uno rovinoso conflitto nucleare che ha quasi sterminato la razza umana, i pochi superstiti hanno deciso di creare un nuovo ordine e di eliminare la guerra, cominciando dalle radici, le emozioni, per estirpare dall'essere umano l'aggressività e gli istinti distruttivi ad essa collegati. Ogni cittadino è tenuto per legge ad assumere quotidianamente una droga, il Prozium (quasi citazione di un famigerato psicofarmaco) che inibisce le emozioni. I ricordi della civiltà del passato sono ugualmente vietati: libri, vecchi dischi, balocchi, ninnoli, profumi, se scoperti, devono essere immediatamente bruciati. Il loro semplice possesso può essere punito con la pena capitale.

Al fine di preservare il sistema, è stato creato il Tetragrammaton, a metà tra polizia segreta ed ordine monastico, con i suoi micidiali Cleric addestrati alle discipline di combattimento più raffinate, come il letale kata della pistola (Gun kata). John Preston è il più zelante tra i Cleric, ma un giorno, dopo che il suo migliore amico e collega, "contagiato" dalle emozioni, è stato condannato a morte, salta la razione quotidiana di Prozium per scoprire un mondo inesplorato di sensazioni e sentimenti che gli infondono il coraggio di lottare per la libertà.

La produzione cinematografica, pur essendo in parte un mélange di libri già letti e trasposti sul grande schermo, si apprezza, soprattutto per la fotografia contornata da gelide ombre e per le scene di incombente monumentalità. Questi tratti ben rendono l'atmosfera minacciosa, irrespirabile di una società ipercontrollata ed algida. L'unico calore, che si sprigiona in un mondo il cui freddo è marmoreo, è quello funebre della cremazione. I dissidenti, infatti, sono condannati ed essere arsi vivi, dopo un processo sommario. E' un riferimento ai forni crematori del Terzo Reich, ma sarebbe un'allegoria scontata, se nella pellicola non fossero disseminati altri indizi adombranti scenari storici e mitici assai più nascosti. Il Padre ed il Tetragrammaton (in greco significa “Quattro lettere”) paiono alludere ad una coercizione molto antica. Anche la croce che campeggia sulle facciate degli edifici ricorda qualcosa di ben noto... non lo swastica invertito del nazionalsocialismo.

Il montaggio dell’intreccio spezzato da un paio di analessi memoriali, la compresenza di intimismo ed azione denotano un senso del cinema come narrazione iconica, ormai rara nelle produzioni attuali. “Equilibrium” vuole essere una riflessione sul tema delle emozioni: la domanda se esista un bilanciamento possibile pare implicare una risposta negativa, con buona pace di coloro (tra cui molti filosofi) che accettano le emozioni, solo se temperate. Dov'è, però, il confine tra misura e dismisura e quale il modo per mantenersi in limine, per non oltrepassare la soglia? E' un po' come il piacere degli epicurei, "un piacere da moribondi" (G. Perrotta). Si è che le emozioni, in primis l'ira, sono sovente oggetto di biasimo: il regista Wimmer affida ai bravi attori del film - anemotiva quanto basta la recitazione di Christian Bale che interpreta il protagonista, John Preston - il compito di dominare i sentimenti, lasciando affiorare una vena di asettica crudeltà. Così l'eclissi dei sentimenti è sostituita solo dal sadismo programmato dei politici e degli agenti di polizia. La realtà di oggi ci offre innumeri esempi di queste genie, accoppiate in un connubio abominevole: governanti senza alcuna compassione, soldati manciuriani.

Infine la visione del film, attraverso la monocromia di Libria, ci permette di riscoprire il potere ed i colori delle emozioni e sia pure il grigio ferrigno della malinconia (Durer docet) o il nero compatto della disperazione o il rosso effimero, come raggio di sole al tramonto attraverso una fitta coltre di nuvole, dell'amore. Ancora riviviamo il pallido grigio del senso di colpa dilavato, anche se solo per un istante, dal pianto della pioggia, finalmente contemplata dopo anni di oblio.

Ringrazio Pirata Pantani per la segnalazione.




Wednesday, January 20, 2010

Anonima disinformatori S.P.A .

Ve la ricordate questa: "Non rientra nelle nostre priorità occuparci dei fiancheggiatori del sistema, ovvero dei disinformatori attivi sulla Rete, ..." (da qui)
Non rientra nelle loro priorita', pero' continuano con l'ossessione di Paolo Attivissimo. Comincio a pensare anch'io che sia amore...

http://straker-61.blogspot.com/2010/01/anonima-disinformatori-spa.html

Anonima disinformatori S.P.A .

Una breve introduzione. Questo post nasceva verso gennaio 2007 o giù di lì, come questo spazio su internet che anche se funziona come un web log di fatto non lo è. Nonostante questo grosso post sia stato riorganizzato e riveduto il succo rimane lo stesso: un tentativo di fare chiarezza su chi da anni ormai contribuisce al più clamoroso insabbiamento dell'epoca moderna sostenendo l'unica vera "scandalosa teoria della cospirazione", cioè quella ufficiale. Ossia la teoria dell'incompentenza, della casualità e della fatalità di gran parte degli eventi anomali (alcuni unici) che hanno portato un gruppo di fanatici islamici a compiere un attacco ai danni degli Stati Uniti d'America. Potrebbe apparire superfluo fare queste considerazioni nel giugno del 2007, ora che sia le identità che gli intenti delle persone dietro a quel "gruppo di ricerca" sono più che confermate da recenti sviluppi, ma mi sembrava doveroso ridare una sistemata a questo post che alla fine è stata l'ispirazione per la creazione di questo spazio.

Le persone di cui parleremo in questo post scrivono su
Undicisettembre (ma anche su 11-settembre.blogspot.com e raciti.wordpress.com), un blog-ricerca che da qualche anno "produce" materiale sulla scia della corrente ufficialista americana (screw Loose Change, Popular Mechanics, NIST, 9/11 Commission). Questo materiale, autodefinito in alcuni casi come "manuale operativo per il giornalista" a detta degli autori è passato tra le mani di giornalisti o scrivanie di redazioni. Un privilegio piuttosto particolare, che spesso si vorrebbe attribuito a informazioni differenti e libere dal vizio di un conflitto d'interesse. Come ad esempio gli interrogativi che la comunità scientifica, compresi fisici, ingegneri, architetti, piloti civili e militari, controllori di volo, funzionari governativi (CIA, FBI), le associazioni dei parenti delle vittime e semplice gente comune continuano a porre riguardo gli avvenimenti del 9/11 (e le due guerre successive), puntualmente ignorati da tutti i media. Questo articolo non intende essere un'analisi degli innumerevoli argomenti tecnici delle vicende dell'11 Settembre, che possono essere consultati ad esempio sul Journal of 9/11 Studies o Pilots for 9/11 Truth.


Crono911 è un documento di più di 200 pagine ospitato sul sito omonimo (Crono911.org), "concepito come strumento di conoscenza dei fatti [...] dell'11 settembre". Senza entrare nel dettaglio mi limito a dire che - senza neanche troppi misteri da parte dell'autore - il documento non è altro che l'apologia della teoria della cospirazione arabo-musulmana, cioè non è altro che la versione ufficiale governativa cotta con la stessa medesima salsa. Il documento è apparso nella sua ultima versione nelle settimane precedenti al quinto anniversario del 9/11. L'autore, che si firma come John, è membro dello staff di un forum libero di discussioni di appassionati di aeronautica militare (aereimilitari.org) e grazie ai post di quella message board, semplicemente usando la funzione di ricerca, si può leggere che oltre ad essere un grande esperto per tutto ciò che riguarda velivoli militari e armamenti è un cittadino americano residente in Italia e che con l'attività che svolge preferisce non rivelare il suo nome, la sua qualifica e il suo impiego (?!). Ne ha tutto il diritto, per carità. Però è naturale che a questo punto venga un po di curiosità su chi stia dietro a questo individuo.

"[Ho] quasi 42 anni, [...] il rapporto [della Commissione Ufficiale sul 9/11] me lo sono letto in lingua originale perchè sono americano, [...] vivo in Italia da molti anni, ma non ho mai detto di essere italiano".
"Pur non avendo mai detto come mi chiamo e che attività svolgo [...], chi ha avuto scambi di [messaggi privati] con me, sa che le mie conoscenze vanno un bel po' più in là di quello che spesso posso scrivere pubblicamente".
"Io le cose le noto per professione [...] a proposito: no, non sono avvocato, anche se qualche volta lo faccio se serve, e per quanto riguarda l'analista, nel mio lavoro, come in qualsiasi altro, avvocati compresi, bisogna sempre avere spirito analitico per lavorare in maniera professionale".

Sempre sulla message board si può leggere per esempio che ha partecipato al raduno del 40° anniversario del 36° Stormo NATO presso la base militare USA di Gioia del Colle nelle vicinanze di Bari. Dato che il raduno era aperto solo a chi aveva prestato servizio come personale civile o militare, viene logico da pensare che l'autore apparantenga (o sia appartenuto) a l'una o l'altra categoria, o che ricopra una figura professionale che lo avvicini a questo tipo di manifestazioni. Questo è più che compatibile col grado di conoscenze militari di cui dispone.

Dal
WHOIS report del dominio internet di crono911.org, il nome completo del registrante risulta essere John Battista, seguito da un indirizzo di Bari che non riporto. Si tratta di informazioni pubbliche, un qualsiasi WHOIS reporter sul web come whois.org può restituire quest'informazione.

Se un giorno vi svegliate più ficcanaso del solito, vi potrebbe capitare di cercare "John Battista + Bari" nella search bar di Google. Questa ricerca vi restituisce l'identità di un
Segretario Provinciale del Sindacato Autonomo di Polizia (SAP) nonchè (ex?) Ispettore Superiore della Omicidi di Bari. Per quanto non ci siano elementi per dimostrare la veridicità dell'identità solo sulla base di una ricerca su Google, è importante considerare che dalle discussioni su aereimilitari.org emergono delle particolari conoscenze per quello che riguarda le forze dell'ordine. In particolare per quanto riguarda i corpi di polizia, John sembra conoscerne molto bene la situazione e tra tutte salta all'occhio una discussione a proposito dello stato di disagio e mancanza di risorse in dotazione alla Polizia:

"[...] non avete idea di cosa significhi per una Volante la stessa macchina per dieci anni. Considerate che una volante (siccome non c'è il cambio di autovettura perchè non ce n'è a sufficienza) cammina 24 ore su 24, 365 giorni su 365. Se consideriamo una media di percorrenza di 20 km/h, sono 240 km al giorno, ossia circa 900.000 km in dieci anni. Voi la cambiereste una macchina dopo 900.000 km, che dite?
Polizia e Carabinieri (questi ultimi un po' meno, perchè sono finanziati da più ministeri) se la passano proprio male, quanto ad equipaggiamenti, credetemi. Gli sprechi sono altri (troppo personale impegnato in servizi burocratici, troppo personale impiegato nelle scorte, troppo personale e mezzi sprecati per l'ordine pubblico alle partite che secondo me dovrebbe essere addebitato alle società sportive ecc...)."

Salta all'occhio dicevo, perchè una notizia dell'Ansa riporta una dichiarazione del John Battista del SAP di Bari su un tragico evento che ha portato alla morte di un agente di polizia:

"(ANSA) - BARI, 23 NOV - Piu' attenzione alla sicurezza degli agenti di polizia, alle dotazioni delle loro vetture e alla loro formazione sulla guida veloce e operativa, viene chiesta dal segretario provinciale di Bari del SAP (sindacato autonomo di polizia), John Battista, in una nota nella quale esprime cordoglio per la morte dell'agente scelto Antonio Dinielli avvenuta oggi a Bari. [...] Il SAP ritiene che ''le vetture dei servizi di polizia che piu' di altri sono esposti ad inseguimenti debbano rispondere a criteri di sicurezza piu' severi e specifici, specialmente in considerazione del fatto che le condizioni operative spesso non consentono l'utilizzo delle cinture di sicurezza. [...] ''Infine - afferma - e' indispensabile che le autovetture adoperate in questo genere di servizi siano mantenute in condizioni di massima efficienza e pensiamo in particolare a pneumatici e ai sistemi frenanti''.

Così come da un'articolo della Gazzetta del Mezzogiorno, di Roberto Calpista:

"Occorrono risposte strutturali, che devono venire anche dal governo. I poliziotti hanno bisogno di risorse costanti. Non si può andare in giro con poche e vecchie vetture. Non si può lavorare senza i fondi per pagare gli straordinari. E poi la città ha disperato bisogno di rinforzi, le piante organiche sono vecchie di decenni, mancano centinaia di uomini: 120 dicono le fonti ufficiali, oltre 240 diciamo noi, contando il personale prossimo al pensionamento e quello inabile per motivi di salute."

Certo, non si tratta di una prova concreta, è sempre possibile che sia una cantonata e ci siano due John Battista a Bari che condividono la stessa preoccupazione per quel che concerne le volanti. O magari no. Un'altra news disponibile su internet riporta il comunicato stampa di un evento di commemorazione delle vittime della mafia e del terrorismo in Italia a cui partecipa anche il Battista del SAP:

"Celebrazione 'Per non dimenticare' Bari, 23 maggio 2003. [...] Una celebrazione che il S.A.P. tiene tutti gli anni, a livello nazionale, in tutte le regioni. [...] Al termine della cerimonia, è stata letta la poesia scritta da una ragazza anonima, in ricordo delle vittime dell’ 11 settembre (dall’edizione 2002 la cerimonia “Per non dimenticare” si è gemellata alle celebrazioni in ricordo delle vittime di New York e Washington, con il titolo “Let’s not forget”)".

Questo paragrafo invece è tratto da "Inganno: analisi ragionata del film Inganno Globale" di John:

"Noi pensiamo che questo genere di disinformazione sia pericolosa, nel momento in cui cerca di convincere la gente che le istituzioni (governo, servizi investigativi, sistema giudiziario) e l'informazione democratica (mass media) sono artefici o complici degli atti di terrorismo e che le organizzazioni terroristiche (come Al Qaeda) non esistono o non costituiscono una minaccia reale. Questa inversione di ruoli è pericolosa, perchè mina la fiducia del cittadino nelle istituzioni, ne compromette quella collaborazione indispensabile per garantire la sicurezza, e quindi, in ultima analisi, rende più difficile il lavoro di prevenzione e di tutela che gli operatori professionali, a tutti i livelli, sono chiamati a svolgere proprio in difesa del cittadino."

Fiducia, istituzioni, collaborazione, operatori professionali, difesa del cittadino. Sembra un comunicato stampa delle forze dell'ordine. Pensare che ci si ritrovi davanti a un caso di omonimia appare ancora più difficile se si considera che i due Battista condividono anche la stessa laurea. Del John di Crono911 sempre dal forum si può leggere che ha una laurea in diritto internazionale. Sempre usando nient'altro che la search bar di Google, si arriva ad un numero di Collegamento (quidicinale del sindacato di polizia) che conferma la neo-laurea presso la "Libera Università Mediterranea" del segretario del SAP John Battista, che per combinazione è sede della facoltà di diritto internazionale.

Nell'estate del 2006 John entra a far parte del gruppo di ricerca Undici Settembre fondato da
Paolo Attivissimo, dj, giornalista informatico, (auto proclamato) cacciatore di bufale e richiestissimo "esperto" in materia di 11 Settembre. Chi faccia o non faccia parte del suo team tuttora non è ben chiaro, la ragione dell'anonimato è determinata da questioni di sicurezza e privacy degli stessi collaboratori, scrive lo stesso Attivissimo. L'affermazione appare particolarmente singolare dato che non c'è un caso in tutto il mondo di professionisti che abbiano avuto problemi di qualunque tipo per aver supportato le teorie ufficiali, semmai è tristemente vero il contrario (solo per citarne un paio c'è il caso del licenziamento di Kevin Ryan o le dimissioni forzate a cui è stato costretto il prof. Steven E. Jones della BYU University).

Undicisettembre raccoglie una grande quantità di link e articoli a sostegno della tesi ufficiali, ma non aveva mai preparato un report corposo come il Crono911 di John, che lo include nel sito e lo affianca al resto della documentazione. Anonimato o no, Attivissimo riscuote un certo successo e inizia a collaborare con giornali e programmi televisivi ricoprendo la veste di cacciatore di bufale, come se gli argomenti del Movimento fossero leggende metropolitane.

Nella notte del 3 settembre 2006 su RAI1 va in onda uno Speciale TG1 a tratti "naif" (un plastico gigante del pentagono e modellini giocattolo...) dedicato in larga parte al Pentagate. Lo conduce Roberto Olla. Nel pomeriggio, prima della messa in onda Battista scrive: "uno degli ospiti è in contatto con me [...]". Anche Attivissimo sul suo blog ha qualcosa da dire a proposito dello speciale che si terrà in nottata, e anticipa:

"Oggi Raiuno trasmetterà alle 23.20 circa uno Speciale TG1 dedicato ai presunti misteri del 9/11. Il taglio della trasmissione dovrebbe essere più rigoroso e documentato rispetto ad altri programmi analoghi. Secondo fonti interne alla produzione del programma, verranno presentati vari filmati poco noti, fra i quali alcuni del Pentagono, girati prima del crollo della facciata, nei quali si vedono chiaramente rottami d'aereo. Un altro filmato interessante e inedito sarà quello girato da un operatore Rai durante il crollo della Torre Sud del World Trade Center. L'audio in presa diretta non segnala le esplosioni previste dalle teorie di demolizione controllata."

Alla trasmissione partecipa Enrico Manieri, aka Henry62, presentato come esperto balistico e membro del team di Attivissimo. Manieri chiama in causa la regia e preme a sottilineare l'assenza di esplosioni distinte e ben udibili in uno dei video del crollo di una delle torri del WTC. Attivissimo aveva ragione.

Apro una piccola parentesi e faccio un flash forward con questo paragrafetto da un post da SGNL>911 del giugno 2007, per aiutare a capire la figura di Enrico Manieri:

"Penso sia corretto specificare che Enrico Manieri non è assolutamente un esperto nel settore video e ha svolto in passato la professione di Perito Balistico mentre ad oggi ricopre un incarico come funzionario di Banca. Ha pubblicato negli anni '90 diverso materiale inerente i sistemi di protezione antiproiettile e altre pubblicazioni di carattere armiero e militare. Ha partecipato, come esperto balistico, allo speciale P come Pentagono - M come Mistero andato in onda sulla rete nazionale RaiUno (nella foto). Non ho motivo alcuno di dubitare delle sue preparazioni in materia balistica ma qui si parla della mia materia specifica e mi sento in dovere di mettere sotto la lente di ingrandimento questo che per me suona come un "abuso di autorità" a scopo disinformativo. Mi assumo piena responsabilità di questa accusa e intendo, in questa sede, dimostrarne il totale fondamento."

Attivissimo invece interviene personalmente prima al terzo speciale di Matrix del 2 giugno 2006 e poi "alla preparazione del materiale di risposta alle più diffuse 'prove' complottistiche" con la redazione di Matrix per la puntata speciale dell'11 settembre 2006. Quella sera a rappresentare il contradditorio di Maurizio Blondet e Giulietto Chiesa ci sono Gawronksy e Alessio Vinci. Alessio Vinci è giornalista (è stato un embedded in iraq) e direttore di CNN Italia e come affermato da John sul forum i due erano in contatto "Ci sono stati scambi di mail [...] con il direttore della CNN in Italia...".

La timeline video-illustrata sul crollo di WTC1, WTC2 e WTC7 è firmata Banfi e Attivissimo ("[...] un esperto che abbiamo già conosciuto in passate puntate di Matrix" dice Mentana) . La sua consulenza viene menzionata anche in un altro servizio sul Pentagono incluso nella trasmissione.

La settimana successiva in occasione del quinquennio dell'attentato la televisione italiana dà ampio spazio alle celebrazioni, e in una discussione del 12/9/2006 John parla dei suoi rapporti con la redazione di Matrix:

"[...] La redazione di Matrix è tutt'altro che cospirazionista, [...] ha utilizzato a fondo il lavoro di Attivissimo e Crono911, dal quale peraltro è stata tratta la foto dell'esplosione del C130 di Piacenza. [...] Chiesa spara cavolate, non è nemmeno preparato come cospirazionista, ormai lui pensa solo a montare e finanziare il film che intende fare. Blondet è inqualificabile, non serve controbatterlo, basta lasciarlo parlare e fa tutto da sè. [...]
Va notato che la giornata di ieri era fondamentale, era un po' il campo di battaglia dei cospirazionisti, dal punto di vista mediatico: il quinquennio era occasione da sfruttare, e il cospirazionismo ne è uscito male. Sconfitto non si può dire, perchè non si può sconfiggere un nemico che nasce già sconfitto: i cospirazionisti esisteranno sempre, e la loro peggior condanna è quella di dover convivere con sè stessi e con un mondo nel quale non riescono a integrarsi.
Ma se c'è uno sconfitto, quello è Mazzucco: la sua visibilità è stata molto scarsa ieri, il suo filmato proiettato [è stato] smontato - badate bene - non dagli ospiti, ma dalla stessa redazione".

John è in effetti anche autore di un documento scaricabile gratuitamente in rete (anche dal sito di Attivissimo) chiamato "Gli inganni di Inganno Globale" incentrato nel debunking proprio del video di Mazzucco, che aveva ricevuto in anticipo della data ufficiale di rilascio. Qui uno spezzone di una discussione sempre da aereimilitari.org:

"[...] mancano pochi giorni all'uscita del DVD di Luogocomune (avevano detto 24 maggio o ricordo male?), per cui prestissimo vi farò notare come è campata in aria anche la teoria della velocità di collasso [delle Twin Towers] e del tempo di caduta nel vuoto. [...] Non lo faccio prima perchè non voglio dare la minima occasione a Luogocomune di modificare il suo DVD: la gente deve rendersi conto delle cavolate che dicono. Lasciamo quindi che si sbilancino ben bene e poi diamo la spintarella."

E poi da una discussione del 17/9/2006:

"Crono911 New Edition ha visto una buona diffusione, [...] è riuscito a infilarsi nelle ultime trasmissioni televisive e in diverse redazioni di giornali. La mail sta impazzendo per la posta che arriva, c'è uno scambio di corrispondenza anche con diversi giornalisti che evito di nominare perchè qui vengono spesso a curiosare quelli di luogocomune.net".
"La mia mail è piena di gente che scrive, [...] pochissimi sono gli insulti, molte richieste di chiarimenti, tantissime dimostrazioni di apprezzamento e offerte di collaborazione. Crono911 sta vivendo ormai di vita sua, è una cosa che mi fa piacere. [...] Ci sono stati scambi di mail con la redazione di Matrix, con ospiti dello Speciale TG1, con il direttore della CNN in Italia e con vari giornalisti, nonchè con i responsabili di alcuni progetti che mi hanno chiesto l'autorizzazione a usare il documento e le sue parti. Autorizzazione sempre concessa, sempre a titolo gratuito".

Attivissimo continua a coprire il ruolo dell'esperto (?!) ufficialista e continua a godere di particolare visibilità sui media, per esempio partecipando alla rubrica Reporter Diffuso di Sky TG24 e scrivendo per il settimanale di sinistra Diario il celebre articolo sulla "boiata pazzesca" del 9/11 che riceve anche un certo echo negli altri media (il cui debunking si può leggere sulle pagine di LuogoComune a questo indirizzo).

Lo scopo di questa raccolta di informazioni oltre a quello del voyeurismo digitale, della violazione di 9 punti su 10 della legge sulla privacy (detto ironicamente, dato che tutte le informazioni sono già a disposizione di tutti) era verificare la presenza di un conflitto d'interesse di base. C'è o no? Forse.

Sotto l'incomprensibile anonimato di tutto il gruppo, se si esclude il fondatore che è praticamente la versione pubblica del gruppo di lavoro se si considerano le sue numerose apparizioni televisive, si trova un individuo con un background particolare: cittadino americano, ex membro del personale civile o militare nella base militare di Gioia del Colle, ex (?) Ispettore della Omicidi, segretario provinciale del Sindacato Autonomo di Polizia e cos'altro non si sa. L'unica cosa certa è che la sua attività di esperto in materia di 11 Settembre è incompatibile col suo impiego, e per questo non la rivela.

Va anche notato che il contributo di John al team non è pari agli altri membri del team (che in genere si limitano a lunghi post sul blog). Per quantità di pagine credo si possa dire (ok non ho verificato con attenzione, ma cercherò di confermare) con tranquillità che il suo apporto è maggiore di tutto il resto del gruppo sommato (cinque o sei esperti). Se per logica la posizione di un membro in un gruppo di lavoro è data dall'entità suo contributo, nel caso di John possiamo dire che il suo ruolo è determinante.

Sempre grazie ad aereimilitari.org (una miniera d'informazioni), si legge di come John ricopra tuttora una certa carica (un addetto, si definisce) che gli consente di ricevere dei rapporti a diffusione ristretta, sull'operazione militare relativa all'uccisione di Al Zarqawi per esempio. Che, come lui stesso spiega non sono ducumenti classified, ma non è che li mandino al primo scemo per strada aggiungo io. Questo per certi versi può confermare come John sia ancora oggi un addetto e per questo motivo, per la vicinanza ad ambienti militari (italiani o americani) non può essere definita una voce indipendente e totalmente priva di interessi nella critica del Movimento. Ma chi legge Undicisettembre o Crono911 ne è a conoscenza?


Fonte: mihop.blogspot.com


Saturday, October 31, 2009

I macellai dello Stato - elenco delle vittime dal 1960 (articolo tratto da "Italiani imbecilli")

http://straker-61.blogspot.com/2009/10/i-macellai-dello-stato-elenco-delle.html

I macellai dello Stato - elenco delle vittime dal 1960 (articolo tratto da "Italiani imbecilli")

Pubblico il j'accuse tratto da Italiani imbecilli. Si può solo condividere l'indignazione nei confronti di autorità mostruose che mietono vittime innocenti, con i responsabili che restano sempre impuniti. Qui non si tratta più di distinguere tra fedeli servitori dello stato e "mele marce" all'interno delle forze dell'ordine. Le forze dell'ordine, considerata la loro natura irredimibilmente oppressiva, nonostante l'integrità di alcuni carabinieri ed agenti, debbono essere sciolte e subito. Allo stesso modo debbono essere sciolti tutti gli eserciti e rigettati in toto, senza appello, i poteri coercitivi dello stato, con buona pace di chi farneticava di "guerra giusta". Le radici di una dominazione iniqua e sanguinaria sono profondamente allignate anche a causa delle ipocrisie, dell'acquiescenza e dell'opportunismo dimostrati da molti "padri" della Chiesa.


Qualcuno porta sulla coscienza questi morti, qualcuno che indossava -o indossa ancora- una divisa. Quelle che noi chiamiamo 'forze dell'ordine' non sono altro che potenziali assassini fascisti, burattini addestrati a uccidere e consapevoli di essere ben coperti dal nostro 'Stato democratico'. Molti di questi morti hanno perso la vita per rivendicare i loro diritti, altri solo per l'esaltazione fanatica e fascista di qualche agente in divisa. I macellai dello Stato vanno puniti!

Presidente Napolitano, Lei ha il DOVERE civile, morale e costituzionale di intervenire, affinché si consegnino alla giustizia gli assassini di Stefano Cucchi (ultima vittima di questo troppo lungo elenco). Ogni Sua omissione corrisponde ad una Sua complicità in questo crimine.


- Federico Aldrovandi
- Giovanni Ardizzone
- Aldo Bianzino
- Rodolfo Boschi
- Pietro Bruno
- Angelo Campanella
- Andrea Cangitano
- Mario Castellano
- Giuseppe Casu
- Domenico Centola
- Angelo Cerrai
- Fabrizio Ceruso
- Carmine Citro
- Gennaro Costantino
- Domenico Criscuolo
- Stefano Cucchi
- Giancarlo Del Padrone
- Alberto Di Cori
- Lauro Farioli
- Massimiliano Ferretti
- Roberto Franceschi
- Ovidio Franchi
- Vittorio Giua
- Carlo Giuliani
- Pietro Maria Greco
- Michele Guaresi
- Vincenzo Illuminati
- Carmelo Jaconis
- Rosa La Barbera
- Bruno Labate
- Marcello Lonzi
- Francesco Lorusso
- Giuseppe Malleo
- Mario Marotta
- Giorgiana Masi
- Luigi Mastrogiacomo
- Tonino Miccichè
- Maria Minci
- Vincenzo Napoli
- Salvatore Novembre
- Cesare Pardini
- Giuseppe Pinelli
- Riccardo Rasman
- Laura Rendina
- Teresa Ricciardi
- Luca Rossi
- Saverio Saltarelli
- Mario Salvi
- Mario Savoldi
- Giuseppe Scibilia
- Franco Serantini
- Marino Serri
- Angelo Sigona
- Giuseppe Tavecchio
- Afro Tondelli
- Maurizio Tortorici
- Claudio Varalli
- Francesco Vella
- Giannino Zibecchi

e tutti i detenuti uccisi dallo "Stato democratico" e rimasti colpevolmente ignoti. A loro va il nostro eterno pensiero ed alle rispettive famiglie l'abbraccio più solidale e sincero.


Leggi qui l'articolo di Italiani imbecilli