Scopo del Blog
Raccolgo il suggerimento e metto qui ben visibile lo scopo di questo blog.
Questo e' un blog satirico ed e' una presa in giro dei vari complottisti (sciacomicari, undicisettembrini, pseudoscienziati e fuori di testa in genere che parlano di 2012, nuovo ordine mondiale e cavolate simili). Qui trovate (pochi) post originali e (molti) post ricopiati pari pari dai complottisti al fine di permettere liberamente quei commenti che loro in genere censurano.
Tutto quello che scrivo qui e' a titolo personale e in nessun modo legato o imputabile all'azienda per cui lavoro.
Ciao e grazie della visita.
Il contenuto di questo blog non viene piu' aggiornato regolarmente. Per le ultime notizie potete andare su:
http://indipezzenti.blogspot.ch/
https://www.facebook.com/Task-Force-Butler-868476723163799/
Questo e' un blog satirico ed e' una presa in giro dei vari complottisti (sciacomicari, undicisettembrini, pseudoscienziati e fuori di testa in genere che parlano di 2012, nuovo ordine mondiale e cavolate simili). Qui trovate (pochi) post originali e (molti) post ricopiati pari pari dai complottisti al fine di permettere liberamente quei commenti che loro in genere censurano.
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Wednesday, April 20, 2016
Sunday, February 14, 2016
Wednesday, February 10, 2016
Wednesday, February 3, 2016
Thursday, October 22, 2015
Il timone
http://zret.blogspot.ch/2015/10/il-timone.html
https://archive.is/RmYRk
che roba illeggibile. guardate questa supercazzola:
Purtroppo, per paura di essere derisi, molti non rendono partecipi gli altri delle loro esperienze liminali, defraudandoci di preziose conoscenze: custodiscono nello scrigno della propria memoria i rarissimi episodi che, trascendendo la normalità, paiono aprire una breccia nel muro granitico dell’ignoto, una prospettiva su una dimensione ulteriore, persino offrire una speranza in un senso…
https://archive.is/RmYRk
che roba illeggibile. guardate questa supercazzola:
Purtroppo, per paura di essere derisi, molti non rendono partecipi gli altri delle loro esperienze liminali, defraudandoci di preziose conoscenze: custodiscono nello scrigno della propria memoria i rarissimi episodi che, trascendendo la normalità, paiono aprire una breccia nel muro granitico dell’ignoto, una prospettiva su una dimensione ulteriore, persino offrire una speranza in un senso…
Wednesday, October 14, 2015
Qualche aforisma
Qualche aforisma
https://archive.is/TLzXO
Dai zret, capisco che sia un brutto momento, e mi dispiace sinceramente.
Pero' bisogna reagire. La vita non e' sempre giusta, ma vale la pena di viverla.
E' l'occasione per crescere, assumerti responsabilita' e diventare un uomo. Non perderla.
Sunday, September 27, 2015
Come affrontare il futuro? Cacciando i soldi per gli avvocati e per i risarcimenti, Zretino
Come affrontare il futuro?
http://zret.blogspot.it/2015/09/come-affrontare-il-futuro.html
https://archive.is/OKys5
APOCALISSI ALIENE: il libro che affronta il futuro in una discarica
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zret ripuppa
Wednesday, April 8, 2015
Epifania
http://zret.blogspot.ch/2015/04/epifania.html

Epifania

“Un
po' come quegli istanti nel cuore della notte, quando ti svegli di
colpo da un sonno profondo con la coscienza lancinante, lucidissima di
qualche fatto spiacevole: che sei destinato a morire, per esempio”.
Questo scrive George Orwell (pseudonimo di Eric Blair) nel romanzo “Fiorirà l’aspidistra”. L’autore in questa opera, meno nota rispetto ai classici “La fattoria degli animali” e “1984”, ma non meno pregevole, riesce a fotografare con la lucidità che lo contraddistingue uno dei rari momenti epifanici della coscienza umana.
Davvero capita di destarsi nottetempo e di sentirsi sprofondare nell’abisso del nulla, di naufragare nell’oceano della solitudine. Ci domandiamo: che cosa succederà domani? Che cosa sarà di noi tra un anno, cinque, dieci? Il passato, il presente ed il futuro si fondono su un fondale indistinto.
L’identità si sente smarrita sul baratro dell’ignoto ed il buio è solcato da interrogativi cosmici. Il male potrebbe essere irredimibile, i patimenti potrebbero essere inutili e l’assurdo sembra il perno dell’universo. Siamo in bilico tra un caso insensato ed un destino iniquo. Frana la terra sotto i piedi, mentre l’angoscia fagocita la ragione. Intanto un freddo bagliore di numeri rischiara l’oscurità della camera, scandendo la fatalità del Tempo.
E l’alba a dissolvere quelle ombre, anche se qualche fosco velo continua ad aleggiare tutto intorno…
Questo scrive George Orwell (pseudonimo di Eric Blair) nel romanzo “Fiorirà l’aspidistra”. L’autore in questa opera, meno nota rispetto ai classici “La fattoria degli animali” e “1984”, ma non meno pregevole, riesce a fotografare con la lucidità che lo contraddistingue uno dei rari momenti epifanici della coscienza umana.
Davvero capita di destarsi nottetempo e di sentirsi sprofondare nell’abisso del nulla, di naufragare nell’oceano della solitudine. Ci domandiamo: che cosa succederà domani? Che cosa sarà di noi tra un anno, cinque, dieci? Il passato, il presente ed il futuro si fondono su un fondale indistinto.
L’identità si sente smarrita sul baratro dell’ignoto ed il buio è solcato da interrogativi cosmici. Il male potrebbe essere irredimibile, i patimenti potrebbero essere inutili e l’assurdo sembra il perno dell’universo. Siamo in bilico tra un caso insensato ed un destino iniquo. Frana la terra sotto i piedi, mentre l’angoscia fagocita la ragione. Intanto un freddo bagliore di numeri rischiara l’oscurità della camera, scandendo la fatalità del Tempo.
E l’alba a dissolvere quelle ombre, anche se qualche fosco velo continua ad aleggiare tutto intorno…
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Zret
Saturday, March 28, 2015
La condizione umana
http://zret.blogspot.ch/2015/03/la-condizione-umana.html

La condizione umana

Per
lo più le esistenze sono ordinarie, eppure, anche dietro queste vite
normali, sovente si agita, si dibatte in maniera convulsa tutto un mondo
di quotidiane sofferenze, di incessanti inquietudini, di diuturni
sacrifici.
Che cosa si nasconde dietro la maschera della normalità? Atti eroici compiuti da uomini e donne che non sono eroi o eroine, dotati di una capacità di sopportazione degna di filosofi stoici. Pure quando non si consumano tragedie, una vita consueta esige vigore, pazienza, tempra, rassegnata perseveranza. Le sventure schiantano, ma la monotonia consuma.
Purtuttavia, se da un lato questa situazione dimostra quanto sono eccezionali certe persone comuni grazie alle quali l’organizzazione sociale preserva ancora un briciolo di umanità, dall’altro attesta che la condizione umana è propriamente inumana.
Che cosa si nasconde dietro la maschera della normalità? Atti eroici compiuti da uomini e donne che non sono eroi o eroine, dotati di una capacità di sopportazione degna di filosofi stoici. Pure quando non si consumano tragedie, una vita consueta esige vigore, pazienza, tempra, rassegnata perseveranza. Le sventure schiantano, ma la monotonia consuma.
Purtuttavia, se da un lato questa situazione dimostra quanto sono eccezionali certe persone comuni grazie alle quali l’organizzazione sociale preserva ancora un briciolo di umanità, dall’altro attesta che la condizione umana è propriamente inumana.
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Wednesday, February 11, 2015
Sulle strade di Babilonia
sempre allegro quanto un attacco di emorroidi
http://zret.blogspot.ch/2015/02/sulle-strade-di-babilonia.html

http://zret.blogspot.ch/2015/02/sulle-strade-di-babilonia.html
Sulle strade di Babilonia

Dove conducono queste strade su cui franano le pendici del cielo?
Gli astri, scaraventati dalle loro traiettorie, sbandano ai confini del buio. Grovigli di fiamme soffocano l’orizzonte.
Dove conducono queste strade su cui si ammucchiano le macerie del tempo?
Gli astri, scaraventati dalle loro traiettorie, sbandano ai confini del buio. Grovigli di fiamme soffocano l’orizzonte.
Dove conducono queste strade su cui si ammucchiano le macerie del tempo?
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Friday, January 16, 2015
La sindrome di Stendhal
http://zret.blogspot.ch/2015/01/la-sindrome-di-stendhal.html

La sindrome di Stendhal

When people run in circles/It's a very, very mad world (Tears for fears)
Esiste un senso? Se contempliamo il microcosmo ed il macrocosmo, restiamo ammirati al cospetto della bellezza e della perfezione squadernate dalla natura: dalle galassie alle conchiglie, dalle costellazioni alle cellule… è uno spettacolo mozzafiato. E’ davvero improbabile che l’armonia e la complessità dell’universo originino dal caso, da un lancio di dadi.
Sì, è un mondo fantastico. Alla fine, dopo aver visitato le sale della galleria dove sono custodite le pregevoli opere d’arte, ce ne torniamo a casa storditi dalla sindrome di Stendhal. Infine, però, ci chiediamo che cosa abbiamo veramente compreso.
Così la magnificenza del Tutto non basta né per nascondere né per giustificare le fratture che attraversano il mirabile edificio: là dove l’intonaco è scrostato si intravedono crepe profonde e tarlature.
E’ come se il cosmo, da una perfezione primordiale, fosse sdrucciolato su un ripido pendio: ecco allora l’entropia, la corsa folle nelle gelide, buie immensità. Ecco persino lo spuntare della coscienza come freccia che si dirige verso sé stessa per trafiggersi. Ecco che dalla natura affiora la storia con le sue lunghissime scie di sangue.
Dov’è il punto in cui le enigmatiche interazioni fondamentali si saldano con l’esistenza degli esseri che popolano gli spazi siderali? Come si è sporto il pensiero dalla materia o, viceversa, in che maniera il pensiero si è fossilizzato nei corpi? Qualcosa si è rotto, qualcosa non ha funzionato. Le splendide fiamme di un tempo si sono incenerite nella polvere del destino. Nessuno sa perché.
La fioca luce di stelle remote si infrange sulle sponde della vita in flutti di non-senso.
Esiste un senso? Se contempliamo il microcosmo ed il macrocosmo, restiamo ammirati al cospetto della bellezza e della perfezione squadernate dalla natura: dalle galassie alle conchiglie, dalle costellazioni alle cellule… è uno spettacolo mozzafiato. E’ davvero improbabile che l’armonia e la complessità dell’universo originino dal caso, da un lancio di dadi.
Sì, è un mondo fantastico. Alla fine, dopo aver visitato le sale della galleria dove sono custodite le pregevoli opere d’arte, ce ne torniamo a casa storditi dalla sindrome di Stendhal. Infine, però, ci chiediamo che cosa abbiamo veramente compreso.
Così la magnificenza del Tutto non basta né per nascondere né per giustificare le fratture che attraversano il mirabile edificio: là dove l’intonaco è scrostato si intravedono crepe profonde e tarlature.
E’ come se il cosmo, da una perfezione primordiale, fosse sdrucciolato su un ripido pendio: ecco allora l’entropia, la corsa folle nelle gelide, buie immensità. Ecco persino lo spuntare della coscienza come freccia che si dirige verso sé stessa per trafiggersi. Ecco che dalla natura affiora la storia con le sue lunghissime scie di sangue.
Dov’è il punto in cui le enigmatiche interazioni fondamentali si saldano con l’esistenza degli esseri che popolano gli spazi siderali? Come si è sporto il pensiero dalla materia o, viceversa, in che maniera il pensiero si è fossilizzato nei corpi? Qualcosa si è rotto, qualcosa non ha funzionato. Le splendide fiamme di un tempo si sono incenerite nella polvere del destino. Nessuno sa perché.
La fioca luce di stelle remote si infrange sulle sponde della vita in flutti di non-senso.
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Friday, November 14, 2014
Alla deriva
http://zret.blogspot.ch/2014/11/alla-deriva.html
Alla deriva
Quando
Siddharta Gautama (il futuro Buddha, il Risvegliato) uscì dal sontuoso
palazzo in cui aveva trascorso, del tutto ignaro del male, l’infanzia e
la giovinezza, si accorse con sgomento dell’esistenza del dolore,
vedendo un malato, un vecchio ed una salma.
Siddharta tuttavia si imbatté “solo” nel male di natura ed è già enorme. Come tollerare il male storico, quello radicato nel genere umano e nei suoi controllori? Come si può biasimare chi, di fronte alla malvagità e all’ipocrisia che piantano i loro neri stendardi nel cuore della Terra, è sfiorato dal dubbio di vivere in un mondo alla deriva, abbandonato dal senso e dalla luce? Come può lo spettacolo vastissimo e lacerante della sofferenza lasciare indifferenti?
Lo scrittore Massimo Bontempelli, in un suo racconto, si chiede: “Perché mai l’umanità che, a pensarla tutta insieme, è così ricca di motivi divini, appena la sfiori nei suoi elementi, la trovi carica di veleno?”
Potremmo anche domandarci: per quale ragione un universo mirabile e lambito da suoni celestiali, è questa bolgia spaventosa? Sono interrogativi senza risposta.
Un tempo l’angoscia poteva essere lenita nella contemplazione della natura; oggi lo scempio regna incontrastato in ogni dove.
Siamo esuli, ma l’esilio non è una condizione biografica, bensì ontologica. Siamo orfani di genitori smemorati, distratti? Così siamo naufragati su una gelida e deserta sponda del cosmo ed attendiamo l’alba. Un barlume balugina oltre il confine della notte… ma è lontanissimo.
Siddharta tuttavia si imbatté “solo” nel male di natura ed è già enorme. Come tollerare il male storico, quello radicato nel genere umano e nei suoi controllori? Come si può biasimare chi, di fronte alla malvagità e all’ipocrisia che piantano i loro neri stendardi nel cuore della Terra, è sfiorato dal dubbio di vivere in un mondo alla deriva, abbandonato dal senso e dalla luce? Come può lo spettacolo vastissimo e lacerante della sofferenza lasciare indifferenti?
Lo scrittore Massimo Bontempelli, in un suo racconto, si chiede: “Perché mai l’umanità che, a pensarla tutta insieme, è così ricca di motivi divini, appena la sfiori nei suoi elementi, la trovi carica di veleno?”
Potremmo anche domandarci: per quale ragione un universo mirabile e lambito da suoni celestiali, è questa bolgia spaventosa? Sono interrogativi senza risposta.
Un tempo l’angoscia poteva essere lenita nella contemplazione della natura; oggi lo scempio regna incontrastato in ogni dove.
Siamo esuli, ma l’esilio non è una condizione biografica, bensì ontologica. Siamo orfani di genitori smemorati, distratti? Così siamo naufragati su una gelida e deserta sponda del cosmo ed attendiamo l’alba. Un barlume balugina oltre il confine della notte… ma è lontanissimo.
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Monday, November 3, 2014
Frammento di un romanzo disperso (III)
http://zret.blogspot.ch/2014/11/frammento-di-un-romanzo-disperso-iii.html
Frammento di un romanzo disperso (III)

Il
suo interlocutore tacque. Egli si accorse di aver ascoltato solo
qualche frammento del lungo discorso, forse poiché, pur non ricordando
nulla, nell’intimo era conscio di sapere tutto. Sapeva tutto quello che
contenevano i libri delle biblioteche sparse nell’intero universo e
molto di più, eppure la sua mente era affatto vuota. Perché?
Guardò fuori dalla finestra: si slargava l'emiciclo della notte. Lì il tempo annodava silenzi e destini, confondendo nascite e morti, parti di astri ed implosioni di mondi.
All'improvviso gli spazi si animarono di accordi misteriosi. Simili ai flutti dell'oceano, cominciarono a rincorrersi melodie e contrappunti, mentre le stelle, pulsando, scandivano un ritmo di luce. Nel golfo del cielo, con il movimento sinuoso degli archi e gli sprazzi degli ottoni, ruscellavano le note.
Tra le anse del firmamento splendeva l'orchestra delle costellazioni.
Continua... forse. [ma anche no, speriamo]
Leggi qui la seconda parte.
Guardò fuori dalla finestra: si slargava l'emiciclo della notte. Lì il tempo annodava silenzi e destini, confondendo nascite e morti, parti di astri ed implosioni di mondi.
All'improvviso gli spazi si animarono di accordi misteriosi. Simili ai flutti dell'oceano, cominciarono a rincorrersi melodie e contrappunti, mentre le stelle, pulsando, scandivano un ritmo di luce. Nel golfo del cielo, con il movimento sinuoso degli archi e gli sprazzi degli ottoni, ruscellavano le note.
Tra le anse del firmamento splendeva l'orchestra delle costellazioni.
Continua... forse. [ma anche no, speriamo]
Leggi qui la seconda parte.
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Friday, October 17, 2014
Come Orfeo
http://zret.blogspot.ch/2014/10/come-orfeo.html
Come Orfeo

Cosa arcana e stupenda è la vita. (G. Leopardi)
Il suo mondo non è la valle di lacrime dove vivono i figli di Adamo: è una valle senza lacrime, più solitaria e più remota ancora della dimora trovata dall'uomo dopo la cacciata dall'Eden. (G. Sermonti)
Forse mai come in questi tempi ferrigni gli esseri umani palesano la loro congenita fragilità. Essa si esprime nella ricerca disperata di un appiglio purchessia.
In questo modo la fede, lungi dall’essere un sereno abbandono al trascendente, si trasforma in morboso attaccamento ad una chiesa ed alle sue liturgie. Gli amici non sono più coloro con cui si condividono esperienze ed interessi, ma puntelli per la propria precarietà ed insufficienza. Viviamo un’età paradossale in cui i maestri sono quasi più numerosi degli allievi, poiché chiunque dimostri anche in una sola occasione un briciolo di indipendenza, è subito eretto a guida ed assediato, suo malgrado, da legioni di devoti, anche se effimeri seguaci.
Più che idoli, si agognano consiglieri, sostenitori. In questa età del dubbio, si cercano dagli altri verità e risposte che bisognerebbe sforzarsi di individuare in sé stessi. Temiamo la solitudine che può essere sorgente di pensieri sublimi, ma nel contatto con gli altri non si manifesta solidarietà, bensì un istinto a succhiare energie.
La fragilità dell’uomo contemporaneo è diversa da quella celebrata da Blaise Pascal: siamo canne che il vento può spezzare, ma non siamo dignitosamente coscienti di esserlo, perché non siamo più coscienti, immersi come in un perenne dormiveglia. Vero è che affrontare la vita e la morte, l’erma bifronte, dai due volti spaventosi, non è mai stato facile, ma oggi è tutto molto più arduo.
Abbiamo rigettato l’idea del Fato, quella forza soverchiante ed enigmatica che condanna ad accollarsi il proprio destino. Un eroe come Enea è magnanimo nella sua debolezza, giacché avverte di essere trascinato da una volontà incommensurabile e nel contempo l’impulso a perseguire il sogno impossibile della felicità. Oggi, smarrito il senso della missione, siamo abituati a sbandierare un presunto libero arbitrio di cui, però, non sappiamo servirci.
I disegni della Necessità sono stati cancellati da energie distruggitrici ed irrazionali: di fronte ad esse siamo allo sbando. Siamo imprigionati nel tempo, profanazione di ogni tempio. Siamo alla mercé di una storia storta, soffocati dal cappio di un orizzonte angusto.
Come Orfeo siamo destinati a perdere chi amiamo perdutamente, ma, a differenza del mitico musico e cantore trace, non sappiamo più trasfigurare nel canto la desolazione della realtà.
Il suo mondo non è la valle di lacrime dove vivono i figli di Adamo: è una valle senza lacrime, più solitaria e più remota ancora della dimora trovata dall'uomo dopo la cacciata dall'Eden. (G. Sermonti)
Forse mai come in questi tempi ferrigni gli esseri umani palesano la loro congenita fragilità. Essa si esprime nella ricerca disperata di un appiglio purchessia.
In questo modo la fede, lungi dall’essere un sereno abbandono al trascendente, si trasforma in morboso attaccamento ad una chiesa ed alle sue liturgie. Gli amici non sono più coloro con cui si condividono esperienze ed interessi, ma puntelli per la propria precarietà ed insufficienza. Viviamo un’età paradossale in cui i maestri sono quasi più numerosi degli allievi, poiché chiunque dimostri anche in una sola occasione un briciolo di indipendenza, è subito eretto a guida ed assediato, suo malgrado, da legioni di devoti, anche se effimeri seguaci.
Più che idoli, si agognano consiglieri, sostenitori. In questa età del dubbio, si cercano dagli altri verità e risposte che bisognerebbe sforzarsi di individuare in sé stessi. Temiamo la solitudine che può essere sorgente di pensieri sublimi, ma nel contatto con gli altri non si manifesta solidarietà, bensì un istinto a succhiare energie.
La fragilità dell’uomo contemporaneo è diversa da quella celebrata da Blaise Pascal: siamo canne che il vento può spezzare, ma non siamo dignitosamente coscienti di esserlo, perché non siamo più coscienti, immersi come in un perenne dormiveglia. Vero è che affrontare la vita e la morte, l’erma bifronte, dai due volti spaventosi, non è mai stato facile, ma oggi è tutto molto più arduo.
Abbiamo rigettato l’idea del Fato, quella forza soverchiante ed enigmatica che condanna ad accollarsi il proprio destino. Un eroe come Enea è magnanimo nella sua debolezza, giacché avverte di essere trascinato da una volontà incommensurabile e nel contempo l’impulso a perseguire il sogno impossibile della felicità. Oggi, smarrito il senso della missione, siamo abituati a sbandierare un presunto libero arbitrio di cui, però, non sappiamo servirci.
I disegni della Necessità sono stati cancellati da energie distruggitrici ed irrazionali: di fronte ad esse siamo allo sbando. Siamo imprigionati nel tempo, profanazione di ogni tempio. Siamo alla mercé di una storia storta, soffocati dal cappio di un orizzonte angusto.
Come Orfeo siamo destinati a perdere chi amiamo perdutamente, ma, a differenza del mitico musico e cantore trace, non sappiamo più trasfigurare nel canto la desolazione della realtà.
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Thursday, October 2, 2014
Gravità
http://zret.blogspot.ch/2014/10/gravita.html
Gravità

Siamo
nel 2014, ma la tecnologia per lo più è usata per il controllo e per
allestire un inferno scintillante. Viviamo in un mondo che, da un punto
di vista tecnico, è ancora in parecchi settori arcaico. Così, nonostante
le mirabilia del progresso, molti lavoratori devono fronteggiare
la forza di gravità: sollevare pesi, trainare carichi, spostare oggetti
ponderosi. Le macchine hanno alleggerito e facilitato molti lavori
manuali, ma è sufficiente osservare le operazioni che compiono i
netturbini, i muratori, gli scaricatori, i facchini, i braccianti etc.
per capire quanto la lotta contro la gravità sia dura e faticosa. Gli
incidenti sul lavoro, a volte mortali, sono lì a dimostrare quale sia il
tributo di sangue versato ad un sistema basato sul peso dello
sfruttamento.
Che cos'è la gravità? Considerata una delle quattro interazioni fondamentali, essa è la più misteriosa, poiché - così risulta - a differenza delle altre, non è mediata da particelle. Pur ancorandoci alle masse, la gravità è di per sé debole a tal punto che taluni fisici pensano una grossa "quota" di questa forza sia annidata in un'altra dimensione [sara' il penna che pensa roba del genere...]. Non manca chi ne nega l'esistenza [ma che cazzo dici? comunque non manca neanche qualche idiota che associa alla gravita' delle label alla cazzo di cane].
Si è che la gravità è una caratteristica della materia-energia e, come tutte le altre peculiarità del mondo ilico, è sfuggente. La materia è paradossale: è peso senza sostanza, esistenza senza essenza. La dimensione concreta ci elargisce i prodigi dei cinque sensi, ma ottunde lo spirito. Ci offre le sensazioni e le esperienze più disparate, ma ci condanna al declino, alla decomposizione, alla morte.
E' ineffabile piacere ed indicibile tortura, a seconda dei casi, dei destini, delle vite. Chi decise e perché di tuffarsi nella materia? La Coscienza non era sufficiente a sé stessa? Qual è la vera radice della divisione originaria? Nessuna risposta per chi è sotto il dominio della greve gravità.
Che cos'è la gravità? Considerata una delle quattro interazioni fondamentali, essa è la più misteriosa, poiché - così risulta - a differenza delle altre, non è mediata da particelle. Pur ancorandoci alle masse, la gravità è di per sé debole a tal punto che taluni fisici pensano una grossa "quota" di questa forza sia annidata in un'altra dimensione [sara' il penna che pensa roba del genere...]. Non manca chi ne nega l'esistenza [ma che cazzo dici? comunque non manca neanche qualche idiota che associa alla gravita' delle label alla cazzo di cane].
Si è che la gravità è una caratteristica della materia-energia e, come tutte le altre peculiarità del mondo ilico, è sfuggente. La materia è paradossale: è peso senza sostanza, esistenza senza essenza. La dimensione concreta ci elargisce i prodigi dei cinque sensi, ma ottunde lo spirito. Ci offre le sensazioni e le esperienze più disparate, ma ci condanna al declino, alla decomposizione, alla morte.
E' ineffabile piacere ed indicibile tortura, a seconda dei casi, dei destini, delle vite. Chi decise e perché di tuffarsi nella materia? La Coscienza non era sufficiente a sé stessa? Qual è la vera radice della divisione originaria? Nessuna risposta per chi è sotto il dominio della greve gravità.
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Zret
Tuesday, September 2, 2014
L'equazione
il cretino non crede a formule e diagrammi (tipo Appleman) e vuole trovare le equazioni per spiegare eventi caotici.
zretino, il tuo neurone e' la dimostrazione lampante del moto browniano
http://zret.blogspot.ch/2014/09/lequazione.html

zretino, il tuo neurone e' la dimostrazione lampante del moto browniano
http://zret.blogspot.ch/2014/09/lequazione.html
L'equazione

Esisterà
pure un’equazione per predire in che modo le singole gocce di uno
zampillo, istante dopo istante, si dispongono nella loro caduta. Di
volta in volta, molteplici fattori influiscono sulla configurazione,
sulla velocità e la traiettoria delle stille d’acqua: l’energia
cinetica, la gravità, l’attrito dell’aria, il rimbalzo delle gocce sulla
conca della fontana, il cozzo tra le stille stesse, un improvviso
soffio di vento, i granelli del pulviscolo atmosferico…: sono tutti
parametri e variabili che è necessario calcolare per costruire il
diagramma di un fenomeno tanto complicato, solo in apparenza casuale.
Non so se qualcuno si sia mai cimentato in un’impresa così ingrata: d’altronde a chi interesserebbe poter descrivere la conformazione degli spruzzi nell’istante x1, x2, x3 etc.? Quale vantaggio pratico se ne potrebbe ricavare?
La vita umana assomiglia al getto d’acqua: ha una sua logica, una sua compagine persino matematica, ma destinate a rimanere inconoscibili. Per conoscerle, infatti, dovremmo sapere le caratteristiche precise di tutti gli stati e gli istanti che compongono l’esistenza. Le correlazioni, le “cause”, gli incastri, i rapporti non sono infiniti, ma comunque ammontano ad un numero esorbitante.
E’ singolare che ogni vita, pur nella sua inesorabile finitezza, contenga in sé quasi l’infinito.
La vita è dunque un’equazione, la cui mirabile complessità pare celare una ratio. La vita è un’equazione di cui non conosciamo la risoluzione.
Non so se qualcuno si sia mai cimentato in un’impresa così ingrata: d’altronde a chi interesserebbe poter descrivere la conformazione degli spruzzi nell’istante x1, x2, x3 etc.? Quale vantaggio pratico se ne potrebbe ricavare?
La vita umana assomiglia al getto d’acqua: ha una sua logica, una sua compagine persino matematica, ma destinate a rimanere inconoscibili. Per conoscerle, infatti, dovremmo sapere le caratteristiche precise di tutti gli stati e gli istanti che compongono l’esistenza. Le correlazioni, le “cause”, gli incastri, i rapporti non sono infiniti, ma comunque ammontano ad un numero esorbitante.
E’ singolare che ogni vita, pur nella sua inesorabile finitezza, contenga in sé quasi l’infinito.
La vita è dunque un’equazione, la cui mirabile complessità pare celare una ratio. La vita è un’equazione di cui non conosciamo la risoluzione.
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Tuesday, August 5, 2014
Collezionisti
http://zret.blogspot.ch/2014/07/collezionisti.html
Collezionisti

Quanti
collezionano oggetti! Chi colleziona i classici francobolli, chi
insulse schede telefoniche o figurine di calciatori, soldatini di
piombo, orologi a cucù… Qualcuno raccoglie libri che non leggerà mai, un
altro dischi che non ascolterà.
Che cosa li spinge ad accumulare cose su cose, a riempire mensole, scrigni e scatole di carabattole? E’ una sorta di horror vacui, un modo per tentare di riempire l’incolmabile vuoto della vita. E’ una coazione a ripetere: si aggiudicano un francobollo raro che mancava alla collezione ed un brivido di estasi li percorre. Già, però, dopo pochi giorni l’aura di quel prezioso cimelio è quasi del tutto svanita e ricomincia la queste per appropriarsi di qualcos’altro. E’ una ricerca interminabile.
A ben vedere, pochi sono immuni da questa mania. Qualcuno, come Casanova, colleziona amanti, un altro automobili e la differenza è sottile. L’impulso ad accumulare è anche nell’avido che simbolicamente impila monete su monete, ma pure nell’asceta. Costui allinea trionfi sulla carne e sulla concupiscenza.
Qualche cupido erede cercherà nella chincaglieria ammassata dal collezionista un oggetto di valore per rivenderlo. Si disferà, infastidito, di tutto il resto.
Che cos’è poi l’esistenza, se non una collezione di istanti, settimane, mesi, giorni, anni, spesso dolorosi?
Guardiamoci attorno: tutto è collezione. L’universo è una collezione di corpi celesti. Il collezionista annovera nel suo armamentario milioni di galassie, stelle, quasar, pulsar, buchi neri, miliardi di esseri viventi, dalle sembianze più disparate, dispersi su miliardi di pianeti. Ammucchia cadaveri nei cimiteri, neonati nelle nursery forse per pareggiare i conti e sembra non stancarsi mai: al momento seguitano a sbocciare astri e gli entomologi non hanno ancora finito di classificare gli insetti.
Che senso ha il collezionismo? Forse è un tentativo di durare oltre il tempo, oltre la morte. E’ la proiezione di parte del proprio essere nelle cose, consci che esse resteranno, quando la vita sarà svaporata.
E’ come se, attraverso tutto quel coacervo, il trapassato intendesse dire: “Io sono tuttora qui..." E non è così.
Che cosa li spinge ad accumulare cose su cose, a riempire mensole, scrigni e scatole di carabattole? E’ una sorta di horror vacui, un modo per tentare di riempire l’incolmabile vuoto della vita. E’ una coazione a ripetere: si aggiudicano un francobollo raro che mancava alla collezione ed un brivido di estasi li percorre. Già, però, dopo pochi giorni l’aura di quel prezioso cimelio è quasi del tutto svanita e ricomincia la queste per appropriarsi di qualcos’altro. E’ una ricerca interminabile.
A ben vedere, pochi sono immuni da questa mania. Qualcuno, come Casanova, colleziona amanti, un altro automobili e la differenza è sottile. L’impulso ad accumulare è anche nell’avido che simbolicamente impila monete su monete, ma pure nell’asceta. Costui allinea trionfi sulla carne e sulla concupiscenza.
Qualche cupido erede cercherà nella chincaglieria ammassata dal collezionista un oggetto di valore per rivenderlo. Si disferà, infastidito, di tutto il resto.
Che cos’è poi l’esistenza, se non una collezione di istanti, settimane, mesi, giorni, anni, spesso dolorosi?
Guardiamoci attorno: tutto è collezione. L’universo è una collezione di corpi celesti. Il collezionista annovera nel suo armamentario milioni di galassie, stelle, quasar, pulsar, buchi neri, miliardi di esseri viventi, dalle sembianze più disparate, dispersi su miliardi di pianeti. Ammucchia cadaveri nei cimiteri, neonati nelle nursery forse per pareggiare i conti e sembra non stancarsi mai: al momento seguitano a sbocciare astri e gli entomologi non hanno ancora finito di classificare gli insetti.
Che senso ha il collezionismo? Forse è un tentativo di durare oltre il tempo, oltre la morte. E’ la proiezione di parte del proprio essere nelle cose, consci che esse resteranno, quando la vita sarà svaporata.
E’ come se, attraverso tutto quel coacervo, il trapassato intendesse dire: “Io sono tuttora qui..." E non è così.
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Zret
Wednesday, May 21, 2014
Scacco matto
http://zret.blogspot.it/2014/05/scacco-matto.html
Scacco matto

Cerchiamo
di tendere i vocaboli ad esprimere significati inattingibili, abissali.
In questo parossismo, in questo spasmo verso l’indicibile restano solo
brandelli di linguaggio, a somiglianza di alghe sfilacciate dalle
correnti.
Il campo in cui il ragionamento, insieme con la lingua che traduce le argomentazioni, fallisce in maniera più clamorosa, è quello del male. Il male, essendo privo di logica e di senso, sfugge alla presa dell’intelletto che è, in primo luogo, ricerca di senso. Non ne comprendiamo né la genesi né soprattutto la sua ipertrofia e gratuità.
Le giustificazioni del male pullulano, ma sono una più misera dell’altra. Sono ridicole: così la tragedia dello scacco è, per così dire, intercalata da episodi comici, di comicità involontaria ed amara.
Il male, prima di intaccare il bene, di erodere la fede (per chi ha fede), l’armonia, è una sfida al pensiero, un oltraggio.
Viene il giorno in cui ci accorge che le domande sono vane come le risposte, sempre fuori fuoco, destinate a perdersi nell’oceano infinito dell’assurdo, come il messaggio in una bottiglia, una richiesta d'aiuto che mai nessuno leggerà.
Se il discorso abortisce di fronte all’inesplicabilità del mysterium iniquitatis, il silenzio non è meno fragile ed inefficace. Alla fine parole e silenzi sono equivalenti, intercambiabili, perfettamente inutili. [e le parole di questo post sono tra le piu' inutili in assoluto]
Il campo in cui il ragionamento, insieme con la lingua che traduce le argomentazioni, fallisce in maniera più clamorosa, è quello del male. Il male, essendo privo di logica e di senso, sfugge alla presa dell’intelletto che è, in primo luogo, ricerca di senso. Non ne comprendiamo né la genesi né soprattutto la sua ipertrofia e gratuità.
Le giustificazioni del male pullulano, ma sono una più misera dell’altra. Sono ridicole: così la tragedia dello scacco è, per così dire, intercalata da episodi comici, di comicità involontaria ed amara.
Il male, prima di intaccare il bene, di erodere la fede (per chi ha fede), l’armonia, è una sfida al pensiero, un oltraggio.
Viene il giorno in cui ci accorge che le domande sono vane come le risposte, sempre fuori fuoco, destinate a perdersi nell’oceano infinito dell’assurdo, come il messaggio in una bottiglia, una richiesta d'aiuto che mai nessuno leggerà.
Se il discorso abortisce di fronte all’inesplicabilità del mysterium iniquitatis, il silenzio non è meno fragile ed inefficace. Alla fine parole e silenzi sono equivalenti, intercambiabili, perfettamente inutili. [e le parole di questo post sono tra le piu' inutili in assoluto]
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Zret
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Riflessioni
Wednesday, April 9, 2014
Api
http://zret.blogspot.co.uk/2014/04/api.html
Api

I
veri studiosi sono simili alle api: come questi imenotteri volano sui
fiori di differenti specie per suggerne il nettare, così gli uomini
amanti della sapienza desumono le idee e gli insegnamenti migliori da
diversi libri ed insegnanti, attingendo a fonti disparate.
Come le api, essi si rivolgono soprattutto alla Natura, sapendo che è essa è maestra. Coloro non disdegnano i fiori più umili, all’apparenza insignificanti: ne sanno estrarre l’’ambrosia. I sophoi sono alchimisti: trasformano il nettare in biondo miele, in eburnea cera.
Il loro sapere non è né analitico né scientista, ma sostanziato di ispirazione e di meraviglia. E’ una scienza indistinguibile dall’arte, trasfusa nella bellezza.
E’ una cultura coltivata nel terreno della Vita, con le radici nel mondo e le fronde protese verso l’infinito.
Come le api, essi si rivolgono soprattutto alla Natura, sapendo che è essa è maestra. Coloro non disdegnano i fiori più umili, all’apparenza insignificanti: ne sanno estrarre l’’ambrosia. I sophoi sono alchimisti: trasformano il nettare in biondo miele, in eburnea cera.
Il loro sapere non è né analitico né scientista, ma sostanziato di ispirazione e di meraviglia. E’ una scienza indistinguibile dall’arte, trasfusa nella bellezza.
E’ una cultura coltivata nel terreno della Vita, con le radici nel mondo e le fronde protese verso l’infinito.
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Zret
Wednesday, March 19, 2014
Oceani siderali
http://zret.blogspot.co.uk/2014/03/oceani-siderali.html
Oceani siderali

Le
galassie erano coralli scintillanti di oceani misteriosi,
profondissimi. Soli e pianeti erano granelli di sabbia di un lido
immenso. Onde di buio sommergevano le nebulose. Oltre gli orizzonti
dello spazio veleggiavano i venti dell’infinito…
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Zret
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