http://zret.blogspot.com/2012/01/casi-e-significati.html
Casi e significati

Si
fronteggiano due concezioni irriducibili: una visione è incentrata sul
caso; l’altra è imperniata sul senso. La prima è propugnata da molti
scienziati accademici e dai filosofi nichilisti; la seconda da chi,
nonostante tutto, non si arrende all’assurdo. Forse alcuni eventi sono
fortuiti ed altri logici? Tra le due visioni esiste qualche punto di
contatto? Invero, è arduo conciliare l’inconciliabile. Qualcuno si è
cimentato nell’intrapresa con risultati deludenti.
Il significato ed il suo contrario, il non-senso, non si concettualizzano, ma si vivono a volte non solo nello stesso giorno, ma nel medesimo istante che assurge a paradosso esistenziale. Il valore della vita (di ogni vita anche quella infinitesimale) coesiste con la sua mancanza (percepita?) di senso: è una superficie profonda, una prospettiva piatta.
Ogni esperienza (anche la più dolorosa ed inesplicabile) insegna; sovente, però, segna in modo indelebile. Non è tanto la sofferenza a dichiarare la contraddizione, poiché sappiamo inscriverla in un progetto, quanto l’arbitrarietà degli accadimenti. Per quanto tentiamo di interpretarli, resta in questi un nocciolo illogico. Rinunciare all’aleatorietà, significa intravedere un disegno, la filigrana del destino. Nel deserto finalmente appare l’oasi, ma nel luogo in cui doveva essere. Anche in tale circostanza, si potrà individuare un trait d’union tra “caso e necessità”, ma a costo di quali acrobazie speculative?
Sebbene i confini siano labili e benché siano per lo più tracciati dagli uomini, rimane uno zoccolo duro: non ci si libera tanto facilmente del dualismo, poiché la dualità è nell’essere.
Occorre giustificare tutto, dalla galassia che ruota negli spazi immensi alla goccia di pioggia che stilla da un filo d’erba. E’ necessario motivare la morte ed il male: è come quadrare il cerchio, con il rischio di collocare valenze razionali in àmbiti irrazionali.
Il percorso dell’esistenza corre su due binari che talvolta possono avvicinarsi fin quasi a confluire, ma non si toccano mai.
Così si è gettati in un’oscura voragine: la luce che si intravede lassù sarà quella di un astro o di un fuoco fatuo?
Non sappiamo dove si situi il senso ultimo né se esista. Tuttavia, anche se sappiamo che forse non lo troveremo mai, continuiamo a cercarlo.
Il significato ed il suo contrario, il non-senso, non si concettualizzano, ma si vivono a volte non solo nello stesso giorno, ma nel medesimo istante che assurge a paradosso esistenziale. Il valore della vita (di ogni vita anche quella infinitesimale) coesiste con la sua mancanza (percepita?) di senso: è una superficie profonda, una prospettiva piatta.
Ogni esperienza (anche la più dolorosa ed inesplicabile) insegna; sovente, però, segna in modo indelebile. Non è tanto la sofferenza a dichiarare la contraddizione, poiché sappiamo inscriverla in un progetto, quanto l’arbitrarietà degli accadimenti. Per quanto tentiamo di interpretarli, resta in questi un nocciolo illogico. Rinunciare all’aleatorietà, significa intravedere un disegno, la filigrana del destino. Nel deserto finalmente appare l’oasi, ma nel luogo in cui doveva essere. Anche in tale circostanza, si potrà individuare un trait d’union tra “caso e necessità”, ma a costo di quali acrobazie speculative?
Sebbene i confini siano labili e benché siano per lo più tracciati dagli uomini, rimane uno zoccolo duro: non ci si libera tanto facilmente del dualismo, poiché la dualità è nell’essere.
Occorre giustificare tutto, dalla galassia che ruota negli spazi immensi alla goccia di pioggia che stilla da un filo d’erba. E’ necessario motivare la morte ed il male: è come quadrare il cerchio, con il rischio di collocare valenze razionali in àmbiti irrazionali.
Il percorso dell’esistenza corre su due binari che talvolta possono avvicinarsi fin quasi a confluire, ma non si toccano mai.
Così si è gettati in un’oscura voragine: la luce che si intravede lassù sarà quella di un astro o di un fuoco fatuo?
Non sappiamo dove si situi il senso ultimo né se esista. Tuttavia, anche se sappiamo che forse non lo troveremo mai, continuiamo a cercarlo.
