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TERREMOTO 2009: LO STATO ITALIANO SAPEVA IN ANTICIPO
di Gianni Lannes
Tante stranezze apparentemente inspiegabili. A
L’Aquila e dintorni, il 6 aprile 2009 ci furono 2 scosse una intorno all’una di
notte e l’altra alle 3.32, quella fatale con ipocentro inconfondibilmente
superficiale, che annientò 309 esseri umani, compresi bambini e ragazzini.
Nel palazzo locale del Governo non ci furono vittime
e tutti ricordano che crollò miseramente. Il 7 aprile di 4 anni fa, dopo aver
trascorso tutto il giorno precedente e la notte al nuovo ospedale aquilano, in
parte crollato, ed aver scritto sotto la pioggia il primo reportage per il
quotidiano La Stampa, attraversai la città dilaniata dal terremoto e fotografai
anche il palazzo prefettizio disintegrato, circondato inspiegabilmente da polizia
e carabinieri, uno schieramento spropositato in tenuta antisommossa a guardia delle macerie.
La Prefettura di L'Aquila avrebbe dovuto lavorare
alacremente anche e soprattutto durante la notte, prima del terremoto, come era sempre stato prima della strage annunciata, in qualità di posto logistico
e di comando dell'unità di crisi della Protezione Civile, viste le scosse che
si susseguivano da mesi. Invece fu
sgomberata anzitempo.
Sarebbe opportuno che il presidente della Repubblica
Giorgio Napolitano ed il primo ministro uscente Mario Monti nonché quello precedente Silvio Berlusconi (tessera P2 numero 1816), spiegassero alla magistratura territorialmente
competente e contestualmente al popolo italiano, alcune incongruenze. Ad esempio, esattamente quando fu evacuata
la sede della prefettura? Per ordine di chi e con quali motivazioni? Per fare chiarezza,
bisogna partire da questo fatto inequivocabile. Semplicemente perché chi ha
ordinato lo sgombero e l'allontanamento di tutti i funzionari dello Stato,
sapeva cosa sarebbe tragicamente accaduto di lì a poco. Esperti istituzionali (Commissione Grandi Rischi),
non dimentichiamolo, dichiararono pubblicamente una manciata di giorni prima, che non c'era pericolo, raccomandando la popolazione locale di restare
nelle proprie case.
Se per la scienza ufficiale i terremoti quantomeno
naturali sono imprevedibili, allora per quale ragione la sede di questa
Prefettura è stata anzitempo sgomberata per ordini superiori? Inoltre, perché
il Governo Berlusconi inviò come nuovo prefetto proprio Franco Gabrielli,
ex capo del
Sisde, poi Aisi? Ossia un personaggio senza alcuna competenza in materia
di sismologia. Ed ancora: perché quel territorio aquilano è stato
militarizzato e
reso impenetrabile ai giornalisti curiosi (rari in realtà)?
Un dettaglio: a quanto pare la Croce Rossa di Trento
fu avvistata a San Benedetto del Tronto già a mezzanotte e mezza. E questo è
solo quel che ricordo, prove alla mano.
Le menzogne di Stato, a volte, sono il miglior modo
per scoprire la verità. Allora, l'esperto tecnico numero 1 del governo
Berlusconi aveva previsto e preventivato migliaia di morti.
Ecco una prova [cioè un fax che invita a fare copie di materiale e tenerle al sicuro, visto che c'erano scosse di terremoto da settimane... ma vhgare Lannes] che inchioda i criminali di Stato: una
lettera ufficiale, vale a dire un fax datato 2 aprile 2009, trasmesso il 3 aprile 2009, alle ore 12 e 18 minuti, in cui il vice
prefetto aggiunto Gianluca Braga, dirigente dell'area 5 della Prefettura e
responsabile per questo della Protezione civile, Difesa civile e coordinamento
del soccorso pubblico, allertava tutti i referenti di funzione degli enti
preposti alla Protezione Civile e al dirigente della Stessa della Provincia
dell'Aquila (al tempo il dirigente Franco Fucetola del settore Ambiente). Parole
che non lasciano scampo a fraintendimenti:
«… Si
richiama altresì l’attenzione sulla necessità di tener sempre su supporto informatico
copia del materiale caricato, nell’eventualità di contingenze legate a gravi
eventi calamitosi, in particolare sismici nell'eventualità che contingenze
legate a gravi eventi calamitosi, in particolare sismici, non consentano il
raggiungimento e/o l'utilizzo della Sala Operativa presso la Prefettura, con il
conseguente trasferimento, preventivamente segnalato, in altra idonea struttura».
In Prefettura si preparavano al peggio ben quattro
giorni prima della scossa devastante del 6 aprile. Il Palazzo
della Prefettura è una di quelle costruzioni che "non dovevano
cadere", uno di quelli che doveva essere la base d'appoggio per il
coordinamento dei soccorsi. Ma la Prefettura crollò interamente e lo fece in modo rovinoso.
Qualcuno, ai piani alti dei palazzi di potere sapeva cosa sarebbe accaduto. In
prefettura esiste un Centro di Coordinamento Soccorsi che non è un luogo
fisico, ma solo l'insieme delle più alte cariche di Polizia e Protezione Civile
a livello regionale e locale, in seconda battuta c'è la "Sala Operativa
Congiunta" che è, invece, un luogo fisico con attrezzature, terminali e
personale che gestisce materialmente l'emergenza coordinando i soccorsi.
In
quei giorni, però, non c'era un Prefetto, ma era in servizio il suo vicario. Il
Prefetto Aurelio Cozzani aveva finito il mandato (il 31 marzo 2009) ed il successore
ancora non si era insediato. Il nuovo Prefetto sarebbe stato quel Franco
Gabrielli (già al vertice dei servizi segreti civili) adesso a capo della
Protezione Civile, chiamato con tempismo inaudito da Berlusconi, prontamente la mattina del 6 aprile 2009.
L'individuo
giusto al posto giusto, il soggetto perfetto per gestire, assieme a Bertolaso,
l'emergenza.
Singolarecoincidenza troiata: in quei giorni in Abruzzo era in atto un programma militare
segreto di geo-ingegneria ambientale o meglio di guerra ecologica. L’ex
ministro della Difesa Ignazio La Russa
ne era al corrente?
Singolare
Calamità naturali? Macchè! Piuttosto sciagure
politiche e disastri militari preordinati. Ci sono gravissime responsabilità
giudiziarie non ancora emerse. Due Tre domande semplici al segretario generale
della Nato, investito di tale carica il 4 aprile 2009. Insomma, un politicante
danese che detta legge in Italia. Mister Anders
Fogh Rasmussen, l'esperimento è riuscito? Ora cosa c'è in programma per
l'Italia? Quanto sono idiota?
una prova:

