L'immensa sputtanata a Zelig

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Scopo del Blog

Raccolgo il suggerimento e metto qui ben visibile lo scopo di questo blog.

Questo e' un blog satirico ed e' una presa in giro dei vari complottisti (sciacomicari, undicisettembrini, pseudoscienziati e fuori di testa in genere che parlano di 2012, nuovo ordine mondiale e cavolate simili). Qui trovate (pochi) post originali e (molti) post ricopiati pari pari dai complottisti al fine di permettere liberamente quei commenti che loro in genere censurano.

Tutto quello che scrivo qui e' a titolo personale e in nessun modo legato o imputabile all'azienda per cui lavoro.

Ciao e grazie della visita.

Il contenuto di questo blog non viene piu' aggiornato regolarmente. Per le ultime notizie potete andare su:

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Monday, March 31, 2014

La scomparsa del volo MH-370 e la guerra elettronica: quale nesso?

http://www.tankerenemy.com/2014/03/la-scomparsa-del-volo-mh-370-e-la.html

La scomparsa del volo MH-370 e la guerra elettronica: quale nesso?

8 marzo 2014. Del Boeing 777 - 2H6ER, decollato dall’aeroporto di Kuala Lumpur (Malaysia, ex Malesia), pista 32R, e diretto a Pechino, circa 40 minuti più tardi, mentre sorvola il Golfo di Thailandia, si perde il contatto radar.



Nessuna chiamata di soccorso o qualsiasi altro tipo di messaggio è inviato dall'equipaggio. L'ultima comunicazione perviene alla 01:07 LT (ora locale) e non contiene riferimenti ad alcun problema o avaria. Alle ore 01:19 LT è registrata l'ultima trasmissione radio con il comandante che dice: "Va bene, buona notte”. Alle ore 01:20 LT, il transponder viene spento; l' ultimo contatto radar è delle ore 01:30 LT. Si suppone che, dopo essere sparito dal radar, l’aereo abbia continuato a viaggiare per alcune ore, incrociando in direzione opposta a quella programmata nel piano di volo, probabilmente verso sud, sopra l'Oceano Indiano.

Nei quattro giorni successivi non si riesce in alcun modo a localizzare il velivolo né a reperire i rottami. Cina, Thailandia, Vietnam, Malaysia, Australia e Filippine continuano le ricerche, ma invano.

Il 24 marzo, il Primo ministro malese annuncia che, in base ai dati satellitari, è stabilito che il volo MH370 si è concluso nell'Oceano Indiano, a circa 2.600 km ad ovest di Perth (Australia). Data la situazione, le autorità della Malaysia ritengono che non esista alcuna possibilità di trovare superstiti tra i 239 occupanti, 227 passeggeri e 12 componenti l’equipaggio.

Questa è la ricostruzione degli eventi, secondo le fonti ufficiali che, come sempre, sono da prendere almeno con il beneficio del dubbio. Sul caso sono stati scritti già molti articoli, in cui si ventilano le ipotesi più disparate, talora bislacche. Il problema, in queste circostanze, è abnorme: chi può, infatti, tra i ricercatori indipendenti recarsi in loco per investigare? Ergo ci si deve affidare al proprio fiuto, raccogliere qualche tessera sparsa per tentare di ricostruire la dinamica dell’incidente aereo. E’ operazione improba, soprattutto perché le notizie delle agenzie di stampa sono un rumore di fondo. Si può dunque soltanto ricorrere all’abduzione, con tutti i vantaggi ed i limiti di questo metodo.



E’ lecito congetturare che il vettore sia stato dirottato e costretto ad atterrare nello scalo di Diego Garcia, isola dell’Oceano Indiano, appartenente agli Stati Uniti? Un dato di fatto è il seguente: sul velivolo viaggiavano venti tecnici esperti in guerra elettronica. Erano in procinto di stipulare in Cina dei contratti con aziende i cui interessi riguardano sofisticate tecnologie militari? E’ possibile, come è possibile che i servizi segreti occidentali abbiano deciso di impedire che ciò accadesse, ricorrendo alle contromisure da loro considerate necessarie. [1]

In un quadro tanto confuso ed intricato, un aspetto è chiaro. Quando i media di regime asseriscono che è stato impossibile individuare il velivolo o i rottami, dopo l’1:30 di quella fatidica notte, dimenticano di ricordare un dato incontrovertibile: i sistemi di rilevazione a terra e satellitari garantiscono che nessun velivolo possa “eclissarsi”. Se gli apparati radar ed i satelliti non hanno rilevato l’apparecchio significa che qualcuno non ha voluto che fosse localizzato. Oggigiorno i satelliti possono persino leggere la targa di un autoveicolo, individuare in una foresta sperduta un lupo munito di ricetrasmettitore a radiofrequenza. D’altronde l’atmosfera è resa elettroconduttiva con metalli quali bario ed alluminio, in modo che i segnali elettromagnetici possano essere trasmessi e registrati con stupefacente efficienza. Nulla può sfuggire a questo sistema di controllo integrato, neppure un debole segnale simile ad un ferormone che un insetto percepisce anche a notevole distanza.

Composti chimici, nanosensori, sistemi di identificazione creano una rete utile ad identificare strumentazioni e “impronte” elettromagnetiche di qualsiasi tipo, anche “insignificanti”. Dobbiamo credere che non siano stati in grado di rilevare un Boeing 777 che lascia per molto tempo, attraverso le due scatole nere [2], una “traccia” elettromagnetica indelebile? Il sistema GPS è usato dagli automobilisti per programmare un itinerario da seguire e per raggiungere la meta prefissata con un margine di errore minimo, ma non si riesce a trovare il volo MH-370? Non è credibile.

Si può cancellare un segnale o creare delle interferenze (jamming) che impediscano la localizzazione, ma ciò implica che una longa manus abbia deciso di far sparire dai radar l’aeroplano malese per ragioni su cui, per ora, si può soltanto speculare.


[1] Sul tema si legga Ombre sul volo MH370, 2014

[2] Con la locuzione "scatola nera" si indicano comunemente i dispositivi elettronici di registrazione dei dati installati in un aeromobile o una imbarcazione con lo scopo di facilitare le indagini dopo un incidente. Leggi qui i dettagli.

Saturday, January 18, 2014

Se la Sciarelli scivola... (che sofisticato giuoco di parole)

http://www.tankerenemy.com/2014/01/se-la-sciarelli-scivola.html

Se la Sciarelli scivola...

Chi l’ha visto?” è lo storico programma di RAI 3 dedicato alla ricerca di persone scomparse. Il format, che trova trasmissioni corrispondenti all’estero, al confine tra cronaca nera e voyeurismo, tra denuncia e compiacimento, riesce ad attrarre il pubblico grazie ad un sapiente dosaggio degli ingredienti compositivi.



La realtà, spesso atroce, dilaniata dal dolore, dalla solitudine, dallo sradicamento, quasi si trasfigura e si decanta in storie tormentose ma coinvolgenti. Il racconto è in primo luogo catarsi: senza racconto il gorgo degli affetti e degli eventi rischia di implodere.

Si è al tempo stesso spettatori più o meno distaccati e, mediante il meccanismo dell’identificazione, protagonisti di disavventure. Certi intrecci dell’esistenza reale, come ci insegna Pirandello, spesso sono più inverosimili di quelli partoriti da una fervida fantasia. Così la vita si spinge oltre il grigiore quotidiano, anche se il movimento è azzardo, fuga verso l’ignoto, corsa sul margine dell’abisso.

Come nei romanzi, anche nella novellistica televisiva è fondamentale il ruolo della voce narrante: nella puntata del 15 gennaio 2014, Dean Buletti ci conduce nel plot di Giancarlo Dessena, un giovane sardo scomparso qualche mese addietro. E' prima dipinto il ritratto del giovane. L’ineffabile giornalista indugia su alcuni aspetti psicologici: è un ragazzo eccentrico, solitario, amante della natura. Si insiste proprio sul suo amore per la natura, come se fosse una nota bizzarra… Non basta: Buletti, ad un certo punto, insinua che Giancarlo Dessena è un visionario, poiché si interessa al problema delle “scie chimiche” che, invece, sono “scie di condensazione” (sic). La RAI, come le altre reti di regime, ribadisce la sua posizione negazionista, la sua funzione di strumento atto ad annebbiare le menti.

In quale contesto si inquadra il depistaggio in esame? Nell’ambito di una trasmissione, per certi versi utile, ma nata sotto il segno dell’ambiguità: l’insistenza sul problema delle missing persons non sarà un espediente? Non dovrà prima o poi convincere i cittadini a lasciarsi inserire un microchip sottocutaneo? Sappiamo che la feccia che pilota i media non ha alcuna premura: agisce per gradi, con sadica lentezza. L’itinerario è sempre il medesimo: problema: sparizione di adolescenti, anziani, donne sole etc.; reazione: bisogna trovare un rimedio, un modo per evitare tutte queste scomparse; risoluzione: microprocessore sottopelle.

Tra l’altro ben sappiamo chi sono gli autori di molte “eclissi”: gli stessi che poi fingono di prodigarsi per ritrovare coloro che si sono dileguati. E’ come nel caso degli omicidi rituali, su cui la redazione di “Chi l’ha visto?’” indaga con zelante sprovvedutezza, con acuta cecità. Gli assassini sono là dove nessuno pensa di cercarli.

Stride comunque con l’ostentato “coraggio” di talune inchieste, la pusillanimità con cui codesti segugi senza olfatto si rifiutano di seguire le orme che conducono a casi scottanti: l’inchiesta su Davide Cervia si è mummificata, non appena si è sfiorato, su nostra segnalazione telefonica, il “Progetto R.F.M.P.”; di Franco Caddeo, come denunciato da Gianni Lannes, gli investigatori della polpetta non hanno mai voluto occuparsi.

Insomma, la spettacolarizzazione del dolore va bene, ben venga pure qualche reportage che dimostri quanto sono intrepidi i nostri eroi catodici. Moralismo e buoni sentimenti si sprecano. Oltre non si va, semmai si disinforma sulla geoingegneria clandestina in stile “Superkatz” o “Clistero” con i predicozzi di Adam Katzmon...

Questo è il disservizio, pardon, servizio pubblico ed il canone va pagato! Dobbiamo regalare una mise da Superwoman alla Scia-relli.

Saturday, September 18, 2010

Davide Cervia ed il Progetto RFMP

http://straker-61.blogspot.com/2010/09/davide-cervia-ed-il-progetto-rfmp.html

Davide Cervia ed il Progetto RFMP

Pochi giorni fa, è caduto un triste anniversario: Davide Cervia - esperto in armi elettroniche ed ex sottufficiale della Marina originario di Sanremo - venne rapito a Velletri il 12 sett. 1990 da un gruppo di loschi individui (testimonianza del vicino di casa, poi minacciato) e sparì nel nulla. Alla moglie Marisa fu in seguito "consigliato" di smettere di cercare il marito, con la promessa di una cospicua somma di denaro. Nel 2000 la Procura Generale di Roma avocò l'inchiesta con la seguente conclusione: Cervia era stato sì rapito, ma si archiviava il caso per la mancata identificazione dei responsabili. Ed i responsabili? Di mafia è impossibile, quindi il cerchio si restringe necessariamente attorno allo Stato stesso, con i suoi amati onnipresenti Servizi. Direi che spiegare i motivi è superfluo, date le circostanze che vedono i militari governare, giocando con le vite altrui senza alcun permesso, diritto o giustificazione.

Davide si occupava di quello che poi divenne il progetto di mappatura 3D del territorio (per mezzo di spargimento di sali di bario), un programma denominato R.F.M.P. e relativo sottoprogetto V.T.R.P.E. [ VIDEO ] Fu eliminato poiché probabilmente aveva compreso i pericoli a cui si andava incontro, se quel progetto fosse divenuto realtà. Il giovane fu eliminato ed il suo lavoro divenne parte integrante del "programma copertura" a.k.a. chemtrails.

Davide Cervia, esperto sanremese di guerra elettronica, probabilmente fu uno degli esperti di elettronica che elaborarono il sistema noto come RFMP, un sistema che attua una scansione tridimensionale del territorio a fini bellici, previa dispersione di sali di bario nell'atmosfera.

Davide Cervia nasce a Sanremo nel 1959, dove risiede con la famiglia fino al 1978, quando decide di arruolarsi come volontario in Marina, anche se poi rinuncia a rimanere in servizio fino al termine della ferma di sei anni. Accade, infatti, che nel 1982 conosce Marisa Gentile che sposa in quell'anno. Dopo il matrimonio, comincia a provare insoddisfazione per i lunghi periodi di lontananza dalla nuova famiglia che si è formato e decide di congedarsi con un anno di anticipo sulla scadenza naturale. Nel 1988 si trasferisce a Velletri, dove lavora per la società Enertecnel Sud, che ha sede presso Ariccia, trenta minuti di auto dalla sua abitazione.

Davide Cervia viene visto l'ultima volta alle ore 17 del 12 settembre 1990. "Ho visto un gruppo di persone che spingevano Davide con la forza verso l'interno di un'auto color verde scuro. Ho visto anche che lo hanno picchiato e subito dopo gli hanno messo un fazzoletto sulla bocca, come per narcotizzarlo. Davide urlava, faceva resistenza, tentava di difendersi. Poi, forse perché mi aveva visto o forse perché sperava che fossi nel giardino, mi ha chiamato urlando tre volte il mio nome." Così racconta a Marisa (la moglie di Davide Cervia) Mario, un anziano che vive solo da anni, custodendo una villa vicino all'abitazione dei Cervia.

Qualche mese più tardi, due persone si presentano a casa di Mario. Affermano di essere due agenti assicurativi, ma il loro tono è arrogante e perentorio, insistono per entrare in casa, dicono che devono parlargli. L'agricoltore non si fida dei due e riesce a riparare all'interno dell'abitazione. Marisa Gentile, la consorte di Davide Cervia, casualmente viene messa sulla pista giusta da un collega di Davide ancora in servizio. Quando Marisa lo mette al corrente di tutto l'accaduto, il militare non esita a collegare la specializzazione conseguita da Davide con la sua sparizione.

Un ispettore della Digos incontra Marisa. E' insistente: vuole sapere il nome di un ex collega di Davide che prestava servizio a La Spezia ma che è di Napoli. E' questa una descrizione che permette a Marisa di capire subito a chi si riferisce l'ispettore della Digos. Si tratta di una persona che ha fornito alla famiglia indicazioni sul passato in Marina di Davide, successivamente rivelatesi di estrema utilità. In quel momento -ricorda Marisa- ebbi la certezza che le mie conversazioni telefoniche erano regolarmente ascoltate, perché con quella persona ho parlato soltanto al telefono". In seguito si presenta a casa di questo ex collega di Davide un uomo, con la scusa di un censimento sulle Fiat Uno (sic): in realtà è un uomo con incarichi non precisati in Polizia. Se il suo scopo è di intimorire il marinaio, la missione può considerarsi un successo. Da quel momento Davide chiede a Marisa di non contare più su di lui.

Al convento dei Cappuccini di Velletri arriva una lettera anonima da Grottaglie, località in provincia di Taranto. Chi scrive dice di essere la moglie di un ex sottufficiale di Marina, "agganciato" da strani e misteriosi individui che gli chiedono di svolgere il lavoro che sa, se vuole evitare guai. Il fatto che la missiva non sia firmata è giustificato dalla paura di essere individuati e di esporsi quindi a rischi troppo elevati. La speranza dell'anonima scrivente è che l'inchiesta vada avanti e che "i magistrati indaghino meglio nei servizi segreti" per venire a capo della verità.

Il 12 settembre 1994 il Comitato per la verità su Davide Cervia occupa per dodici ore l'ufficio del capo-gabinetto del Ministero della Difesa, alla presenza di numerose telecamere e giornalisti di varie testate.


Lo Stato Maggiore della Marina fornisce ai familiari di Davide ben quattro fogli matricolari diversi, prima di arrivare a quello reale, in cui viene ammessa la qualifica di "specialista Ete/GE (tecnico elettronico/guerra elettronica).

L., un altro collega di Davide Cervia, riferisce: "Il nostro corso in Marina militare era inizialmente di 900 persone. Quando si frequenta il corso base, non sai neppure che esistono le guerre elettroniche. Gli Elt, i tecnici elettronici, erano 120. Dopo i primi tre mesi di corso siamo diventati 90. Dopo un anno, siamo diminuiti a 50 persone. Alla fine del secondo anno, abbiamo portato a termine il corso in 22, di cui solo 6 sistemisti. Noi eravamo orgogliosi di un radar ideato dalle industrie belliche italiane, un radar tridimensionale. Quello che non capivamo proprio, che anzi ci faceva andare in collera, era averlo venduto a 109 paesi. Noi sistemisti siamo stati invitati a compiere "gite turistiche" con le navi, che avevano lo scopo di magnificare e vendere i nostri armamenti ai paesi stranieri. Non immaginavamo per niente il giro di soldi che era dietro al traffico d'armi.

La palazzina dove studiavamo aveva le porte blindate. Eravamo tenuti sotto controllo dai servizi. Scoprivi così che il tuo amabile interlocutore del treno era un uomo della "sicurezza" che ti controllava. All'inizio del corso si presta un giuramento di particolare riservatezza, di livello NATO. Questo giuramento ti permette di accedere a tutti gli uffici che hanno una classe di segretezza affine alla tua.

Per un paese straniero è' quasi impossibile formare dei propri tecnici, perché ci sono delle nozioni-chiave di base per cui neanche un ingegnere elettronico riesce a leggere i manuali delle singole apparecchiature che leggiamo noi. Ma non è un problema d'intelligenza. Ci sono delle chiavi precise per capirle. Io ho conosciuto Davide Cervia alla scuola sottufficiali di Taranto nel 1979. Lui era entrato sei mesi prima di me. Era capo-corso, il primo degli allievi."

"Le indagini ufficiali sono ferme a quel 12 settembre 1990 ed il silenzio, come una pietra tombale che grava su tutti i segreti italiani, rischia di far dimenticare una vicenda drammatica che coinvolge i nostri servizi segreti, sempre loro, lo Stato maggiore della Marina militare ed i trafficanti di tecnologia militare.

Il magistrato che conduce le indagini convoca per la prima volta la moglie di Davide Cervia, Marisa Gentile, dopo sei mesi esatti dalla scomparsa del tecnico. Il sostituto procuratore, Romano Miola, che segue il caso, l'attende nel suo ufficio, ma non è solo. Con lui si trova il procuratore capo, Vito Giampietro, anzi è proprio lui ad interrogarla. Fin dall'inizio il contatto con la Procura non è sereno. Il procuratore chiede a Marisa Gentile di rispondere alle domande con un "sì'" o con un "no" e, ad ogni tentativo della donna di spiegare meglio varie circostanze, viene bruscamente invitata ad attenersi alle richieste o, nella migliore delle ipotesi, interrotta. Il dottor Giampietro contesta ogni episodio riportato dalla moglie del tecnico rapito.

La giornalista Laura Rosati chiede di essere ricevuta dal sostituto Miola il quale, non conoscendo il motivo della visita, è molto cordiale. Il cambiamento del suo atteggiamento è, però, tanto repentino, quanto radicale, non appena viene pronunciato il nome di Davide Cervia. Alzandosi di scatto, terreo in volto, ripete ossessivamente, mentre addirittura volta le spalle all'interlocutrice: "Non posso dire niente, vada via!".

Le intimidazioni colpiscono un po' tutti coloro che tentano di scoprire che cosa si celi dietro il rapimento di Cervia.

Nonostante l'importanza delle affermazioni di L., un ex militare che aveva studiato guerre elettroniche a Taranto con Davide Cervia, gli inquirenti non danno peso alle rivelazioni sulle guerre elettroniche e sulle "gite" che i militari della Marina italiana compiono per pubblicizzare nel mondo il sistema d'arma in cui è specializzato Davide Cervia.

L., dopo essersi congedato dalla Marina per un incidente, viene avvicinato da sconosciuto che gli propone di tornare al suo vecchio lavoro in cambio di soldi. Non accetta. Viene minacciato. L'impianto elettrico della sua auto prende fuoco (come era accaduto a Davide Cervia). Riceve una telefonata: "Hai visto? Può essere l'auto, può essere qualsiasi cosa." L. racconta agli inquirenti di conoscere la situazione di altri tecnici specializzati in guerra elettronica minacciati da sconosciuti, ma il titolare dell'inchiesta non gli chiede nemmeno di chi si tratta. Riceve altri avvertimenti nell'ottobre 1990, poco dopo il rapimento di Cervia. L. vive ancora oggi nascosto. Nessuno lo protegge.

Gli inquirenti prestano, invece, ascolto ad un certo Giuseppe Carbone, di Taranto. Spunta fuori il 22 gennaio 1991. Carbone è la persona giusta al momento giusto. Con la sua versione, tutto quadrò per chi propende per la tesi dell'allontanamento volontario. Nessun intrigo internazionale, nessun rapimento. Ci sono, però, molti dati di fatto che hanno permesso di appurare come Giuseppe Carbone non abbia mai conosciuto Davide Cervia. Eppure occorrono affinché gli inquirenti si accorgano dell'impresentabilità di Carbone. Nessun procedimento per falsa testimonianza pende sul suo capo. Rimane il mistero su chi gli abbia fornito tutte le informazioni su Davide, ma soprattutto ci si chiede come possa conoscere così bene gli ufficiali che lavorano al ministero della Difesa a settecento chilometri da casa sua. Carbone ha una fedina penale consistente: appropriazione indebita, emissione di assegni a vuoto (un reato commesso due volte), reati amnistiati ma che non dovrebbero sfuggire al vaglio di chi indaga su Cervia.

Quando alla moglie di Cervia arrivano le minacce di morte che investono tutta la sua famiglia, decide, per alcuni giorni, la donna di non mandare i figli a scuola. Due carabinieri vanno più volte a scuola per verificare la possibilità di denunciare Marisa Cervia per il mancato adempimento degli obblighi scolastici nei confronti dei figli. La procedura è anomala perché spetta ai capi d'istituto segnalare eventuali inadempienze circa gli obblighi scolastici per opera dei genitori.

Alla trasmissione televisiva "I fatti vostri", Marisa Cervia racconta di aver ricevuto l'offerta di cinquecentomila euro affinché non cerchi più Davide.

Fonti:

Gianluca Cicinelli, Il caso Cervia: un giallo di Stato
http://www.censurati.it/
http://www.peacelink.it/


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- Il Progetto RFMP: i dettagli, 2007