L'immensa sputtanata a Zelig

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Scopo del Blog

Raccolgo il suggerimento e metto qui ben visibile lo scopo di questo blog.

Questo e' un blog satirico ed e' una presa in giro dei vari complottisti (sciacomicari, undicisettembrini, pseudoscienziati e fuori di testa in genere che parlano di 2012, nuovo ordine mondiale e cavolate simili). Qui trovate (pochi) post originali e (molti) post ricopiati pari pari dai complottisti al fine di permettere liberamente quei commenti che loro in genere censurano.

Tutto quello che scrivo qui e' a titolo personale e in nessun modo legato o imputabile all'azienda per cui lavoro.

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Wednesday, February 12, 2014

Giornalismo italiano: vecchie e nuove leve

http://zret.blogspot.se/2014/02/giornalismo-italiano-vecchie-e-nuove.html

 Giornalismo italiano: vecchie e nuove leve

Ci eravamo liberati di lui. Alla storica trasmissione “Le storie” è subentrato, nello stesso orario, “Pane quotidiano”, un programma clone condotto da una soave redattrice che proviene dai ranghi del quotidiano “La Repubblica”, la migliore testata nell’eccelso panorama del giornalismo italiota.

Credevamo di esserci liberati di lui, dell’immarcescibile Corrado Augias, scrittore, giornalista, conduttore televisivo. Finalmente riposto in una polverosa soffitta, qualcuno ha deciso di rispolverarlo in occasione dei recenti fatti occorsi alla Camera dei deputati. Eccolo di nuovo nei salotti catodici a pontificare, a disquisire di “democrazia” e di “regole” con quei suoi modi di superba modestia, di pacata intolleranza, gli stessi modi che affettava nel per nulla rimpianto format “Le storie”.

Lì sfilavano ospiti improbabili e frivoli, tutto il bric-à-brac dell’intellighenzia italiana: romanzieri che ignorano i rudimenti della lingua italiana, scienziati arroccati al darwinismo, sociologi che, capendo tutto, non comprendono alcunché, psicologi da consultorio di borgata... tutti con il loro bel libro, ancora intonso, da pubblicizzare.

Penoso il contorno delle classi opportunamente ammaestrate da maestrine in abiti dai colori sgargianti. Programma pretenzioso “Le storie”, ma incolore e borghese. Non appena baluginava la fiammella di una domanda o di una riflessione appena sagace, tosto accorreva il pompiere Augias a spegnerla.

Il problema è abnorme: questi sedicenti intellettuali non tanto ignorano il vero sapere, quanto propagandano l’ideologia del sistema, spacciandola per cultura. E’ sufficiente andare un po’ oltre le reboanti analisi e l’ostentata erudizione per accorgersi del vuoto in cui fluttuano certi “giornalisti”. I luoghi comuni sono fastidiosi di per sé, ma diventano intollerabili in sommo grado quando sono nascosti da paludamenti ed orpelli, quando sono venduti come princìpi e verità. La mistificazione è irritante soprattutto per la sua disarmante banalità.

Esemplare perfetto del giornalista che sembra spassionato e versatile, Augias incarna lo stereotipo delle menti incollate al pensiero unico, alimentato non dalla volontà di conoscere e di approfondire, ma da slogan e pregiudizi. Aveva ragione Ennio Flaiano ad affermare che “i fascisti si distinguono in fascisti ed anti-fascisti”: sono due schieramenti all’apparenza l’un contro l’altro armati, ma che condividono lo stesso fanatismo. Cambia solo la bandiera. Le due fazioni si equivalgono e sono intercambiabili.

Nonostante questo ritorno di fiamma, Augias è prossimo al pensionamento. Avanzano, però, le nuove leve: un esempio fra molti: Giuseppe Cruciani di Radio 24. Da dove è spuntato costui? Perché si permette a codesti personaggi di infestare le radio, le televisioni, i giornali? Certo, siamo lontani dal gesuitico savoir faire di Augias ed anche dalla sua scintillante benché fatua dottrina. Qui ci tuffiamo nella palude mefitica del turpiloquio, della volgarità gratuita, soprattutto del livore di chi, sapendo quanto vale, invidia chiunque abbia solo un briciolo di buon senso. Qui i preconcetti e persino l’odio nei confronti di chi osa manifestare un pensiero divergente, eretico, si tramutano in aggressioni furiose, in insulti, in un’ira impotente, in frasi digrignate. Che degradante, lurido spettacolo! Quali sozzure che nessuno mai netterà.

Purtroppo oggi non esiste più alcun Eracle che si cimenti nella pulizie di stalle…

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Friday, April 6, 2012

Idiot ça va (titolo azzeccatissimo, visto l'autore di queste vaccate)

http://zret.blogspot.it/2012/04/idiot-ca-va.html

Idiot ça va

 
Fra le innumerevoli (e giustificate) riprensioni che ha ricevuto Matto Morti, una si è appuntata sul suo idioletto. Si è, infatti, biasimato che colui abusi di termini inglesi per darsi un contegno e per ostentare la (presunta) conoscenza della lingua nata nella perfida Albione. Ecco allora termini come governance, spending review, road map, spread ed abomini consimili. Invero, la favella barbara di Morti rispecchia una tendenza che pare irreversibile. La “lingua del sì” è sia imbastardita da un turpe connubio con l’inglese più triviale sia depauperata per opera di scombiccheracarte che, per incompetenza ed a causa di detestabili vezzi, hanno deturpato un idioma destinato, più che ad estinguersi, a diventare un ibrido.

Così, mentre scrittori di vaglia sono trascurati, imperversano mestieranti che ignorano sia il buon uso del lessico sia la morfo-sintassi: invano si combatte la crociata per preservare il congiuntivo, quando uno come Corrado Augias lo impiega, quando è necessario l’indicativo! Invano, se maitres à penser e docenti universitari ormai conoscono solo la dicitura “nel senso che”. E’ inutile rammentare che ad ogni vocabolo, collocato in un contesto, corrispondono sinapsi ed idee: il sistema giustappunto aborre le idee, chi è ancora in grado di pensare.

Non sorprenda dunque che l’avanguardia dei devastatori coincida con il Ministero della pubblica distruzione, specie con le prove dell’INVALSI, la nefanda iniziativa che disavvezza, con il suo schematismo, gli studenti (?) a ragionare, a riflettere, a comporre, ad intuire. Basate su quesiti a risposta multipla, prescindono dalla sfumatura, dalla valorizzazione dello stesso errore: tutto è incasellato e mortificato. Né si può ritenere che un tale “criterio di valutazione” possa essere idoneo a discipline scientifiche che, se tali sono, si radicano e crescono su un humus critico e dialettico. Certo che se la scienza è quella di una rivista dozzinale come “Focus” o di una trasmissione cialtronesca quale “Ulisse”, allora il livello degli scalcinati accertamenti INVALSI è, paradossalmente, fin troppo alto…

E’ per lo più disdegnata o misconosciuta l’opera di Tommaso Landolfi che, nella sua passione per lo stile efficace, polito e prezioso, si avventurò pure nella composizione di un racconto contenente solo parole cosiddette morte. La spoliazione linguistica, la sua regolarizzazione (si pensi alla neo-lingua orwelliana) implica un disfacimento culturale che è, nel contempo, causa e conseguenza di una tabe profonda. Pur senza la nostalgia antiquaria di Landolfi, si potrebbero e dovrebbero recuperare le energie del codice linguistico che si sprigionano proprio allorquando il codice è forzato. Si può entrare allora nel regno dell’arte la cui anima è nella connotazione, nello scostamento dalle valenze meramente comunicative.

Oggi il linguaggio si esempla su modelli infimi. Non saremo perciò lungi dal vero, se definiremo l’elocuzione di Matto Morti (e della sua nutrita schiera) idioletto. Sia chiaro: idioletto, non eloquio peculiare, tipico di un locutore, ma perfetta espressione di un perfetto…