Discreta accozzaglia di vaccate sull'11 settembre, direi.
tdmhttp://www.ingannati.it/2012/06/25/i-tre-giorni-del-condor/
I tre giorni del condor

Premessa #1: prendete le righe che seguono come futto di fantasia; una mente da complottista che probabilmente ogni tanto “sballa“, per cui non preoccupatevi di contraddire o di trovare eventuali incongruenze o anomalie: ci saranno sicuramente.
Premessa #2: la verità è molto spesso nascosta sotto più livelli stratificati, e togliere un velo non sempre corrisponde a scoprirla, la verità: molto spesso si fa soltanto un passo avanti, ma a volte si procede nella direzione sbagliata.
I tre giorni del condor
Mi piace cominciare così, riprendendo il titolo di un vecchio film in cui il protagonista, impersonato da Robert Redford, scopriva che stava lavorando per una segretissima agenzia solo nel momento in cui tutti i suoi colleghi venivano eliminati; da lì comincia la sua avventura. Cosa c’entra con la storia che stiamo per raccontare? Nulla, se non che i giorni in questione sono tre.
Primo giorno: 10 settembre 2001.
Giornata apparentemente normale, se non per il fatto che, per tutta la settimana precedente, forti movimenti di borsa si sono susseguiti su alcuni titoli; in particolare, moltissime vendite “allo scoperto” (cioè, sostanzialmente, delle scommesse sul ribasso del valore del titolo) su alcuni titoli di compagnie aeree; movimenti che, effettivamente, provocano il crollo di tali titoli… prima del fatidico 11 settembre. Ma non è questa la notizia di rilievo. La notizia di rilievo è che Donald Rumsfeld, ministro della difesa americano, annuncia (credo al congresso) che si sono “persi”, fra le pieghe dell’amministrazione della “difesa” (scusate, non riesco a scrivere “difesa” senza metterlo fra virgolette) USA, 2,3 Trillions dollars. Ora, per chi non ha dinestichezza con le cifre inglesi, il million è il milione, il billion è il miliardo (mille milioni), e il trillion sono mille miliardi, cioè un milione di milioni. Praticamente Rumsfeld ammette che al ministero della guerra americano si sono persi un cifra pari all’intero debito pubblico italiano, che oggi viaggia spedito verso i 2.000 miliardi di euro. Non spesi, quella è solo la quota “persa“.
Secondo giorno: 11 settembre 2001.
Questo è il giorno noto a tutti. Il giorno in cui, per la prima volta nella storia, gli USA vengono attaccati sul loro territorio. Per la prima volta nella storia 3 edifici con infrastruttura in acciaio crollano (alla velocità di caduta libera e sulla loro pianta) a seguito di incendi. In cui il presidente USA dichiara al mondo che comincia una lotta senza quartiere, non daranno scampo ai terroristi in tutto il mondo, e gli stati del mondo che non saranno dalla loro parte saranno considerati nemici. Insomma, o con noi o contro di noi. Reset. Tutto cambia. Il mondo non è più quello di prima. Chi pensa di ragionare con le vecchie logiche, secondo le vecchie regole, seguendo i vecchi accordi, si sbaglia di grosso.
Terzo giorno: 12 settembre 2001.
Questo giorno è importante non per quello che successe, ma per quello che non successe in quella data. Quello che NON successe in quella data fu che i primi carichi di navi ricolme d’oro, con destinazione Cina, avrebbero dovuto partire per restituire l’oro che circa 60 anni prima era stato sottratto a fronte di accordi, in cambio di bond (=obbligazioni) stratosferici. Cosa era successo? La storia sarebbe un po’ lunga da raccontare, ma proviamo a sintetizzarla così: il desiderio di controllo mondiale, ottenibile grazie alla detenzione di oro, di tutto l’oro del mondo, aveva spinto a concentrare tutto l’oro in poche mani, in un’unica nazione. I fini erano presentati come buoni: grazie alla regolazione centralizzata, alla creazione di un unico sistema di cambio, si sarebbe potuto garantire un periodo di pace, sicurezza e crescita senza precedenti nella storia dell’umanità. Una specie di antesignano del New World Order, insomma. Ma si doveva innanzitutto sottrarre ai privati il diritto di possesso di oro (vedi politiche, più o meno negli stessi anni, fra prima e seconda guerra mondiale, per sottrarre ai privati il loro oro, un po’ in tutte le parti del mondo) e poi toglierlo anche alle nazioni. Ma come si era potuto convincere una nazione come la Cina (principale detentrice del prezioso metallo, a seguito di secoli di scambi commerciali) ad accettare di far conservare il proprio oro al di fuori dei confini nazionali? Primo, con la promessa di far cessare i conflitti, in particolar modo con il Giappone (che è a suo modo una promessa a due faccie: come dire, se non vuoi la nostra protezione subirai la nostra ostilità, un po’ come chi chiede il pizzo ai commercianti e spaccia questa richiesta come offerta di protezione). Secondo, con l’emissione, a garanzia, di bond stratosferici, bond 60-ennali che i cinesi avrebbero potuto esibire a supporto delle richieste di rientro (i bond sequestrati a Chiasso per il valore di 120 miliardi di dollari ricordano niente?). Ma era successo qualcosa, nel frattempo. La rivoluzione comunista (dove ho letto che le rivoluzioni comuniste sono state guidate dal piccolo popolo esperto di usura? Ah sì, dal libro di Sogenitsyn “Due secoli insieme”), che aveva portato al potere Mao, e le presunte richieste da parte di quest’utlimo di restituzione anticipata di oro, ed il parziale soddisfacimento di tali richieste (a detta degli USA), erano per la Fed motivo sufficiente per non restituire l’oro.
Ma i cinesi non sono tipi da accontentarsi di così poco, e così si erano appellati (1998) al tribunale internazionale dell’Aia. Il quale tribunale aveva dato loro ragione (2001). E aveva imposto alla Fed di restituire l’oro alla Cina. E la Fed si stava attrezzando per far partire il primo carico.
Data decisa per la partenza del primo carico: 12 Settembre 2001 (infatti negli interrati delle twin towers ci dicono essere stati stipate migliaia di tonnellate d’oro, mai più ritrovate).
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Non so se queste elucubrazioni vi servano. Per me sono un tassello in
più (fonte: Benjamin Fulford) a spiegare l’intreccio che ci ha condotti
sull’orlo dello scontro di civiltà, sull’orlo della teza guerra
mondiale. E tutto questo per l’avidità di pochi, malati uomini cui noi abbiamo delegato il potere di comandarci e guidarci.Pubblicato da Alberto Medici curatelo al più presto

