L'immensa sputtanata a Zelig

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Scopo del Blog

Raccolgo il suggerimento e metto qui ben visibile lo scopo di questo blog.

Questo e' un blog satirico ed e' una presa in giro dei vari complottisti (sciacomicari, undicisettembrini, pseudoscienziati e fuori di testa in genere che parlano di 2012, nuovo ordine mondiale e cavolate simili). Qui trovate (pochi) post originali e (molti) post ricopiati pari pari dai complottisti al fine di permettere liberamente quei commenti che loro in genere censurano.

Tutto quello che scrivo qui e' a titolo personale e in nessun modo legato o imputabile all'azienda per cui lavoro.

Ciao e grazie della visita.

Il contenuto di questo blog non viene piu' aggiornato regolarmente. Per le ultime notizie potete andare su:

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Saturday, November 30, 2013

La Bibbia non è un libro sacro

http://zret.blogspot.it/2013/11/la-bibbia-non-e-un-libro-sacro.html

La Bibbia non è un libro sacro

“La Bibbia non è un libro sacro” è l’ultima fatica del Professor Mauro Biglino. Il titolo e la tesi sono perentori: se la Bibbia non è un testo di fede, che cos’è? E’ in buona misura un’opera storiografica o, meglio, l’epopea, dalle forti coloriture ideologiche, di un antico ed oscuro popolo medio-orientale. Il Genesi poi è un manuale di biologia molecolare ante-litteram.



Il saggio di Biglino porta la tradizione biblica dal Cielo alla Terra, dimostrando attraverso esplorazioni filologiche ed archeologiche che millenni di costruzioni religiose e spirituali sono un inganno, un grande inganno. L’autore non è il primo e probabilmente non sarà l’ultimo a compiere questo lavoro di critica biblica. Tuttavia egli si segnala per la chiarezza nell’esposizione, lontana dai bizantinismi di certi filologi. D’altronde una lettura oggettiva di molti capitoli contenuti nel Pentateuco permette a chiunque sia dotato di normale intelligenza di accorgersi che di sublime la Torah ha poco o nulla. Ciò, nonostante le traduzioni edulcorate che sono ammannite dai catechisti e dal clero.

E’ proprio la traduzione il campo in cui il Nostro si impegna con maggiore tenacia: conscio che l’ultima roccaforte da espugnare è quella dei sedicenti esperti che si ostinano a tradurre Elohim con il singolare, Biglino allestisce un’artiglieria formidabile con cui smura la rocca e la conquista. Nel momento in cui si dimostra, oltre ogni ragionevole dubbio, che Elohim è un plurale, si sovvertono inveterati pregiudizi, radicate ricostruzioni. Gli Ebrei (Shasu), una delle tante etnie che pullulavano in Palestina dove si contendevano pascoli e sorgenti, sono ricollocati nel loro preciso contesto storico; YHWH è ridimensionato ad uno dei tanti “dei” che, tra II e I millennio a.C., si affannò per ritagliarsi la sua sfera d’influenza; il “peccato originale” è negato ipso facto…

E’ evidente che le conseguenze delle indagini condotte da Biglino e da altri specialisti sono colossali, perché il Vecchio Testamento crolla sull’edificio già pericolante del Nuovo. Non è solo la religione ebraica a sgretolarsi, ma pure il Cristianesimo, insieme con la sua estrema, strana metamorfosi, l’Islam.

Sia chiaro: altri, prima del Professor Biglino, avevano inferto colpi micidiali alle tre fedi monoteiste, ma qui l’analisi è condotta oltre i confini della critica biblica e della storia antica per tratteggiare il quadro di una dominazione plurimillenaria. Auspichiamo che l’autore proceda lungo questa direzione per denunciare il legame tra poteri forti e mistificazioni ideologiche: non è un caso se gli specialisti del forum “Consulenza ebraica” sono dei negazionisti…

Ci si chiederà: “Se la Bibbia non è un libro sacro, che cosa resta?” Rassegniamoci: se cerchiamo dei valori mistici ed esoterici, dobbiamo rivolgerci altrove. Leggiamo o rileggiamo dei classici, in primis la Commedia e il nostro appetito sarà soddisfatto. E’ vero: la Bibbia contiene qualche bella pagina, spesso creata da abili arrangiatori del testo “originale”, ma nel complesso, è cosa noiosa e pragmatica, un po’ come i Commentarii di Cesare dove la pazienza del lettore è messa a dura prova da una ridda di scaramucce, battaglie, spedizioni, assedi… Se intendiamo trovare risposte al mistero dell’essere e del male, dovremo compulsare altri volumi ed interrogare la nostra reticente coscienza.

Che cosa resta dunque? Si ha l’impressione che rimanga una distesa incenerita da un incendio, ma è una terra su cui un po’ alla volta spuntano germogli verdissimi destinati a crescere in vigorosi arbusti ed imponenti alberi.

Lo sappiamo: molti reputeranno questo libro un'opera iconoclasta, anzi blasfema, ma riflettiamo... anche un bambino che frequenta, suo malgrado, i corsi di catechismo, si accorge che qualcosa nella Bibbia non quadra. Se approfondirà, se imparerà a porsi domande, con il tempo comprenderà che, mentre una strada è sbarrata, se ne aprono molte altre. Inoltre anche le indagini dell’ottimo Garbini, per citare solo uno dei tanti biblisti, approdano a conclusioni simili a quelle di Biglino. Se egli è “sacrilego”, è in buona compagnia.

Come sempre, invitiamo i lettori ad accostarsi al saggio in oggetto con spirito critico e serenità: la fede in Dio non è neppure scalfita dalla ricerca, una ricerca che è ancora in fieri a tal punto che non sappiamo di preciso dove potrà portarci. L’erta è stata indicata: avremo la lena per percorrerla sino a toccare la vetta?


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Friday, October 18, 2013

Sira e Sirio

http://zret.blogspot.it/2013/10/sira-e-sirio.html

Sira e Sirio

Gli U’wa sono un’etnia americana i cui superstiti vivono in Colombia. Orgogliosi della loro veneranda tradizione, gli U’wa tentano di difendere il loro territorio e la loro cultura dall’uomo bianco che essi chiamano “riowa”. Rapaci e spregiudicate compagnie petrolifere, con l’avallo del governo colombiano, mirano a costruire pozzi per l’estrazione del greggio nella regione abitata dagli U’wa. E’ una triste vicenda che purtroppo si ripete spesso: multinazionali che mirano al profitto distruggono gli ecosistemi, mentre i nativi tentano di preservare la propria identità dall’aggressione e dallo snaturamento che la “civiltà occidentale” reca con sé.

È curioso che questa tribù pre-colombiana veneri il Creatore con il nome di Sira. Leggiamo nella carta del popolo U’wa.

La legge del nostro popolo si differenzia da quella dei bianchi, perché la legge del ‘riowa’ (bianco) viene dagli uomini e sta scritta su un foglio di carta, mentre la legge del nostro popolo viene da Sira (Dio). Fu Sira (Dio) che la dettò e la scrisse nel cuore dei nostri sapienti Werjayas (sciamani). Il rispetto verso i viventi ed i non viventi, ciò che si conosce e quello che non si conosce, appartiene alla nostra legge: la nostra missione nel mondo è quella di raccontarla, cantarla e metterla in pratica per sostenere l’equilibrio dell’universo. La nostra legge U’wa sostiene il mondo. La nostra legge è antica quanto la stessa terra. La nostra cultura si è organizzata seguendo il modello della creazione, per questo la nostra legge della terra e la terra stessa sono una cosa sola. La nostra legge non morirà”.

E’ possibile che il nome Sira sia in qualche modo legato alla pristina radice che significa “luminoso”, da cui il termine Sirio che identifica l’astro (in realtà un sistema ternario) più fulgido del firmamento? [1] “Sira” potrebbe significare “radioso”, essendo la luce in senso lato attributo divino. D’altronde nelle lingue indoeuropee la base deiwo rappresenta la più antica denominazione della divinità ed è collegata con la nozione di luce. Tale morfema si conserva nelle aree più marginali, come nel sanscrito deva, nel lituano diévas, ma è pure rintracciabile nel latino deus (con la variante divus) e nell’inglese devil, con palese scivolamento semantico.

L’analisi linguistica ci conduce a cercare addentellati tra Sirio, i numi ancestrali, enigmatiche provenienze sideree. Ci porta dai miti antichi con eroi che attraversano il cielo e la terra sino al Medioevo: nel Sacro Corano, infatti, reperiamo un misterioso versetto della sura n. 53, nota come An-Najm النّجْم, “la Stella”. Il versetto recita: “Egli (Allah) è il Signore di Sirio”.

Vero è che gli U’wa vivono in una plaga assai distante dal Medio Oriente dove i culti stellari incentrati su Sirio erano assai diffusi (si pensi agli Egizi, ma pure ai Dogon ed alle loro sorprendenti conoscenze astronomiche). Tuttavia l’ipotesi secondo cui le culture del passato ebbero un’origine comune è plausibile: ciò motiva le profonde somiglianze tra popoli tra loro discosti nel tempo e nello spazio. D’altronde le narrazioni magico - religiose manifestano una straordinaria persistenza: anche se cambiano dei particolari, anche se si agglutinano nuovi racconti ed esegesi, la sostanza della Tradizione resta ed è trasmessa lungo le generazioni. Così saremmo propensi a vedere nel Creatore degli U”wa una divinità originata da un’unica sorgente cui attinsero molte genti del passato.

A proposito di dei e di etimologie, vorremmo concludere questo breve articolo, soffermandoci sulla controversa etimologia dell’ebraico Eloha-Elohim. A nostro avviso, ha ragione il Professor Mauro Biglino che traduce Elohim con “splendenti” e non chi lo rende con “legislatori”. Infatti è parola confrontabile con il greco “helios”, sole, da un ceppo linguistico che designa probabilmente di nuovo la luce.

Insomma, la luce è divina, comunque sia definita nelle varie lingue.

Ringrazio l’amico Corrado Penna per la preziosa segnalazione.

[1] Il vocabolo Sirio contiene una radice “svar” che vale “scintillante”.
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Thursday, August 15, 2013

Sem, Cam, Iafet... e la Repubblica dell'ignoranza

zretino sei un cretino

http://zret.blogspot.it/2013/08/sem-cam-iafet-e-la-repubblica.html

Sem, Cam, Iafet... e la Repubblica dell'ignoranza

Ma nondimen, rimossa ogne menzogna,/ tutta tua visïon fa manifesta;/ e lascia pur grattar dov'è la rogna. (Dante, Par. XVII, vv.127129)

L’accusa che spesso è rivolta a chi osa uscire anche solo per un istante dal coro è quella di “anti-semitismo”, intendendo con questo termine l’ostilità verso gli Ebrei. Sarà stato tacciato di essere anti-semita il Professor Francesco Lamendola che ha deplorato la sottomissione e la piaggeria di alcuni “uomini politici” europei e statunitensi nei confronti del governo israeliano?

Già nel 2005 si scriveva: “Il vicepresidente del Consiglio nonché Ministro degli esteri, Gianfranco Fini, in occasione di uno quei fatui ed inutili convegni, organizzati solo per blandire vanitosi conferenzieri e per fingere di trattare temi culturali o di attualità, ha affermato che bisogna impedire in ogni modo agli imam di istigare, con infuocate e veementi prediche, i fedeli musulmani all'antisemitismo. E'assurdo: come è possibile che le autorità religiose musulmane incitino gli Arabi ad azioni antisemite?

Li esortano a lottare contro sé stessi, ad essere nemici di sé stessi? (Tra l'altro non tutti gli Arabi sono musulmami e non tutti i maomettani sono Arabi, ma questa è una sottigliezza). Infatti Arabi, Ebrei ed Aramei sono popoli che appartengono al gruppo linguistico semitico, come sa ogni glottologo. Lo ignora, invece, Fini, come molti altri. […]

Forse è veniale in lui questa confusione tra antiebraismo ed antisemitismo, confusione in cui tanti (persone comuni, "giornalisti", commentatori, esperti a vario titolo) incorrono? No, penso che non sia veniale”.


Se le parole hanno un significato, non si possono impiegare a vanvera. Vero, Marco?

Circa gli Ebrei, non potendo entrare nel merito della loro origine, argomento molto complesso, consiglio di leggere il fondamentale saggio dello storico Flavio Barbiero intitolato “La Bibbia senza segreti” (Qui una sintesi tratta dalla prestigiosa rivista “Episteme”). Il Professor Barbiero vede negli Apiru (che letteralmente dovrebbe valere “ostaggi”) un crogiolo di tribù medio-orientali cui Moses diede identità nazionale e religiosa.

Riporto un illuminante osservazione dello studioso: “Gli Ebrei - pur certamente conservando, almeno fino a Giacobbe, qualche conoscenza di una delle lingue hurrite, che doveva essere stata la loro originale - adottarono una lingua diffusa in Palestina assai prima che vi giungesse Abramo; più precisamente [...] la lingua parlata dai Cananei e questa viene definita oggi ebraico. Quale lingua parlassero al tempo della residenza in Egitto non è dato sapere, ma tornarono certo al cananeo dopo il ritorno in Palestina, per adottare infine l'aramaico durante l'esilio babilonese.. Ciò che è curioso sottolineare, per i meno esperti di tali questioni, è che col nome di 'Semiti' viene attualmente indicato un certo numero di popolazioni, distribuite dalla Mesopotamia all'Etiopia, il cui denominatore comune è costituito dall'affinità con l'ebraico delle loro lingue. Vale a dire che l'affinità è quindi soltanto di natura linguistica e non razziale, con una peculiare conseguenza. Infatti l'ebraico, coincidendo appunto con il cananeo, bisognerebbe piuttosto parlare allora di Camiti, visto che i Cananei, al pari di tutti i popoli che abitavano la Palestina prima dell'arrivo di Abramo, sono detti chiaramente dalla Bibbia stessa discendenti di Cam. Se vogliamo usare in modo preciso le indicazioni della Bibbia, dobbiamo concludere che l'ebraico attuale è una lingua camita, non semita. E il bello, a distruggere ulteriormente la base della terminologia corrente a proposito di semitismo ed anti-semitismo, è che Abramo era verosimilmente, come già asserito, un ariano!”

Alessio De Angelis identifica gli Ebrei con la misteriosa gente nota come Hyksos.

Il Professor Mauro Biglino, sulla scorta di Kramer e Proebel, ha ventilato l’ipotesi secondo cui i Semiti potrebbero provenire dai Sumeri.

Non manca chi tende a riconoscere negli Ebrei di oggi i discendenti dei Khazari.

Ulteriori indagini genetiche e glottologiche nonché gli scavi in loco potranno gettare un po’ di luce su una questione molto intricata. Ha ragione René Guénon quando osserva che è impresa quasi impossibile ricostruire la storia umana antecedente al VI sec. a. C. Tuttavia studi tenaci ed interdisciplinari portano talora a qualche risultato: ad esempio, archeologi e studiosi delle religioni hanno ormai concluso che YHWH fu uno fra i numerosi dei medio-orientali, assurto poi, pur dopo molte titubanze e retromarce, a divinità nazionale degli Apiru, come Huitzilopochtli per i Mexica.

Da un punto di vista etnico, lo storico Garbini, lo stesso Barbiero et al., anche se con diverse sfumature, ritengono che i Giudei del periodo precedente l’esilio e la cattività babilonese fossero il risultato di una mescolanza tra genti medio-orientali ed Indoeuropei.

Questi a grandi linee i termini del problema su cui non indugiamo, poiché ce ne siamo già occupati. Perciò rimandiamo chi vorrà approfondire il soggetto agli articoli collegati.

Da questa panoramica si comprende che il vocabolo “anti-semita” è adoperato spesso in modo erroneo o casuale e soprattutto prestestuoso per demonizzare il dissenso. Non si tratta di essere “amti-semiti”, ma di condannare i crimini che, nella stragrande maggioranza dei casi, sono scelleratezze militari e governative. Non importa se le atrocità siano perpetrate dall’esercito israeliano, statunitense, italiano, russo, francese, tedesco, turco, egiziano, del pianeta Papalla etc., dal Mossad, dalla C.I.A., dall'MI6., dall’I.S.I… Sono sempre atrocità e, in quanto tali, vanno denunciate e rese note. Non si è animati da astio contro le nazioni che sono spesso vittime: la loro colpa maggiore è semmai di bersi le menzogne dei “politici” e dei loro servili e vigliacchi portavoce, i “giornalisti”.

E’ un dato incontrovertibile: i popoli sono schiacciati e circuiti pressoché ad ogni latitudine, sebbene con diversa pressione. Certo, i cittadini spesso degenerano in sudditi ignavi, indifferenti o in accaniti sostenitori – in modo inconsapevole – dei loro carnefici. Bisogna ammettere, però, che tali sono a causa di una martellante e vergognosa propaganda, spacciata per “giornalismo”.

Il Dottor Preve, prima di scrivere il suo delirante, grottesco, sconclusionato, involontariamente comico articolo, preceduto da un farneticante ed oltraggioso titolo, si sarebbe dovuto documentare ed avrebbe almeno dovuto consultare un buon dizionario della lingua italiana.

Si chiede troppo. Documentarsi? Consultare? Lingua italiana? Parole del tutto incomprensibili per lo stuolo di imbrattacarte che potrebbero imparare molto, se solo avessero un briciolo di intelligenza, anche dal più scalcinato dei graffitari.

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Monday, June 10, 2013

La pista sumera (seconda parte)

http://zret.blogspot.co.uk/2013/06/la-pista-sumera-seconda-parte.html

La pista sumera (seconda parte)

Leggi qui la prima parte.

Mauro Biglino, insieme con qualche altro esperto, ha cominciato a concatenare gli Ebrei ai Sumeri. E’ noto che Shinaar nella Bibbia indica la terra di Shumer, ma anche gli Anakiti evocano gli Anunnaki. Il professor Biglino in particolare enuclea un passo del Deuteronomio (7,6) in cui è precisato che gli Ebrei, come popolo, sono proprietà di YHWH ed è a lui “consacrato”, cioè a lui riservato in via esclusiva. Questo brano della Torah ricorda un documento cuneiforme conosciuto con il titolo “Enki e l’ordine del mondo”. Come Kramer e Poebel, Biglino scorge un filo sottile che lega Giudei e Sumeri. Egli così riassume l’ipotesi: "Da Noè nasce Sem/Shem; l’accadico Shum di Shumer corrisponde(?) allo Shem di Genesi 10, 21; i figli di Shem, cioè i Semiti possono quindi essere in realtà i figli di Shum, cioè i Sumeri; da Shem deriva Eber, dunque gli Ebrei; da Eber discendono sia Pele (ed Abramo) sia Ioktan, con i popoli da lui generati e spostatisi verso oriente; al tempo di Peleg fu eseguita la divisione tra i vari 'signori dell’alto': YHWH ottiene il territorio in cui si insediarono Abramo e la sua discendenza.

Gli Anakiti sono descritti come giganti in alcuni passi della Torah.

“Salirono attraverso il Negheb e andarono fino a Ebron, dove erano Achiman, Sesai e Talmai, figli di Anak. Ora Ebron era stata edificata sette anni prima di Tanis in Egitto.” (Nm. 13,22)

“Vi abbiamo visto i giganti, figli di Anak, della razza dei giganti, di fronte ai quali ci sembrava di essere come locuste e così dovevamo sembrare a loro. ”(Nm. 13,33)

“Di un popolo grande ed alto di statura, dei figli degli Anakiti che tu conosci e dei quali hai sentito dire: ‘Chi mai può resistere ai figli di Anak?”(Dt. 9,2)

“Per questo Caleb, figlio di Iefunne, il Kenizzita, ebbe in eredità Ebron fino ad oggi, perché pienamente fedele al Signore, Dio di Israele. Ebron si chiamava prima Kiriat-Arba: Arba era stato l’uomo più grande tra gli Anakiti. Poi il paese non ebbe più la guerra”. (Gs. 14,14)

“A Caleb, figlio di Iefunne, fu data una parte in mezzo ai figli di Giuda, secondo l’ordine del Signore a Giosuè: fu data Kiriat-Arba, padre di Anak, cioè Ebron.” (Gs. 15,33)

Gli Anunnaki ed i Sumeri continuano a perseguitarci e ad incuriosirci: il loro sistema linguistico ci appare allotrio, non sappiamo donde provenissero. Furono capostipiti di una tra le prime e più progredite civiltà del pianeta, eppure sospettati di annoverare fra loro degli astuti manipolatori, degli scienziati opportunisti.

25 aprile 1964. Stati Uniti. Un ufficiale dei Servizi d’informazione dell’Aeronautica militare s’incontrò con due extraterrestri in un luogo stabilito nel deserto del New Mexico, a Holloman. Il contatto durò quasi due ore e, durante l’incontro, l’ufficiale dell’Aeronautica poté scambiare con gli extraterrestri informazioni di fondamentale importanza. Il rendez-vous fu il coronamento del Progetto Sigma che risale al 1954. Il suo obiettivo era quello di stabilire un'interazione con le civiltà stellari.

In un’intervista concessa alla giornalista investigativa Linda Moulton Howe il 20 febbraio 1989 il rivelatore William Cooper dichiarò: “Holloman è reale. Gli extraterrestri sbarcarono. Essi furono in contatto con noi per diversi giorni e soggiornarono negli edifici della base. Asserirono che esistevano altri alieni che visitavano la Terra, ma non sapevano né chi fossero né da dove provenissero”.

La descrizione degli alieni (con tanto di disegno esplicativo) realizzata da Cooper alla Howe è la seguente: “Cinque piedi di altezza, pelle bluastra, nastri attorno alla testa con appendici che terminavano dietro le orecchie: queste appendici sono in realtà dispositivi di traduzione dell’inglese e di altre lingue. Un qualche tipo di ‘schermatura’ sugli occhi. Gli occhi hanno pupille verticali, come i gatti. Il naso è aquilino, molto pronunciato; la bocca è una semplice fessura ed il mento è sfuggente. Il viso è piatto ed inespressivo. La testa non è grande, in proporzione, quanto quella dei 'piccoli Grigi', ma è più grande di quella degli esseri umani e nella parte posteriore è molto pronunciata come quella di alcune antiche immagini dei faraoni egizi.”





Saturday, March 9, 2013

Dei, legislatori ed impostori

http://zret.blogspot.it/2013/03/dei-legislatori-ed-impostori.html

Dei, legislatori ed impostori

Dei, legislatori ed impostori

La quintessenza del potere pare essere il sadismo.

Premessa

Nella recensione all’ultimo saggio del Professor Biglino, avevo accennato al fatto che la Torah è soprattutto un libro storico e come tale va interpretato. Avevo anche portato come campione di testi caratterizzati in senso prevalentemente denotativo i poemi omerici. Riconosco che l’esempio non è del tutto calzante: avrei dovuto citare i "Commentari di Cesare", libri che interpretare in modo esoterico è del tutto illegittimo. In verità, per quanto attiene all’Iliade e all’Odissea, un’esegesi simbolica è possibile, ma purché i capolavori omerici siano collocati nel loro originario contesto storico-geografico, il mondo nordico, ed a condizione che i valori reconditi siano enucleati là dove essi sostanziano l’ispirazione dell’autore (o degli autori). Ad esempio, è palese che Calipso è la dea che allude alla morte, anzi ad una dimensione di confine tra la vita e l’oltremondo. Calipso, il cui nome significa “Nasconditrice”, offre ad Odisseo l’immortalità, ossia la possibilità di trascendere i limiti spazio-temporali, rinunciando al nòstos ed all’esistenza terrena. Anche la gara dell’arco, con Odisseo (o Filottete?) che scocca un dardo che passa attraverso i fori di dodici scuri, ha una valenza emblematica, adombrando il percorso del Sole nei dodici segni dello Zodiaco nonché l’itinerario umano lungo i cicli temporali. In quanto opere letterarie, Iliade ed Odissea, manifestano una sostanza simbolica, purché per simbolo non si intenda una fantasia etimologica né un significato che ad ogni costo vogliamo attribuire al testo. D’altronde l’essenza della poesia è nel suono e nel ritmo, ancora prima che essi si addensino in significati. Affermare che Itaca vale “teca dell’io” è un modo brillante per applicare un’idea che mi pare estranea al testo, considerando pure che gli Achei avevano una concezione dell’io diversa dalla nostra. Naturalmente potrei sbagliarmi e forse l’ingegner Chiarini ha ragione, ma, fino a quando si useranno para-etimologie per interpretare le saghe antiche, mi atterrò ad una concezione antropologica e non esoterica.

Il libro “Non c’è creazione nella Bibbia” ha suscitato, com’era prevedibile, un vespaio. Quello che si contesta all’autore del saggio è soprattutto la sua sostanziale adesione alle ipotesi di Sitchin, quindi degli studiosi di archeologia spaziale, secondo i quali in un lontano passato esseri di altri pianeti sarebbero approdati sulla Terra ed avrebbero contribuito a fondare antiche civiltà. E’ un’ipotesi e tale resta per chi scrive. Ulteriori acquisizioni nell’ambito della Paleontologia, della Glottologia, della Biologia, dall’Archeologia etc. la verificheranno o falsificheranno del tutto o in parte. [1]

La controversia si appunta per lo più su problemi linguistici, sulla vexata quaestio “Elohim”: sono dispute molto sottili e spesso ostiche su cui non intendiamo indugiare, rimandando a studi settoriali. Accenniamo solo alla traduzione proposta dagli esperti del forum “Consulenza ebraica”: essi sostengono che “Elohim” vale “Legislatori”. In particolare costoro controbattono, affermando che gli extraterrestri non c’entrano alcunché con la Bibbia, in quanto gli Habiru furono discendenti degli Atlantidei. Il Legislatore dell’universo è YHWH, il Pentateuco è una summa di eccelse verità che vanno colte sia in senso letterale sia metaforico, l’ingegneria genetica ed altre conoscenze scientifiche sono contenute nella Torah: queste, per sommi capi, le idee propugnate dagli specialisti di cui sopra. [2]

Ora, prescindendo dai termini di una diatriba spinosa, riteniamo che il merito maggiore del Professor Biglino e di ricercatori in sintonia con lui, sia l’aver contribuito a superare la visione edulcorata tipica della Paleoastronautica in voga nei decenni passati. Kolosimo et al. dipingevano progrediti e benevoli popoli delle stelle che elargirono gratis et amore Dei ad orde di trogloditi il dono prezioso della cultura. Tale concezione si sposa con la rosea pittura del mondo medio-orientale dove un’etnia attinse mirabili vette culturali e spirituali sì da elaborare un credo sublime. Ci pare che la storia fornisca qualche esempio in grado di dimostrare che il passato non fu tutto rose e fiori, non in ogni luogo, non sempre. Se veramente la religione degli Habiru promana da saggissimi legislatori ed intemerati profeti (abbiamo buone ragioni per dubitarne), non si comprende per quale motivo i frutti di cotanti Maestri furono e sono tanto amari. Tale fiduciosa interpretazione collide con quella di chi vede nelle chiese di ieri e di oggi per lo più degli apparati di potere, pur nella consapevolezza che alcune scuole esoteriche svilupparono concetti purissimi inerenti alla trascendenza, impegnandosi a trasmetterli ad una catena di iniziati. Si ha l’impressione, però, che già pristine confraternite poco custodissero degli ancestrali segreti. Le religioni comunque sono soffi spirituali cristallizzati o, peggio, nelle loro varianti exoteriche, dei sistemi per controllare le coscienze. [3]

Ben venga dunque chi concorre a demolire ingenui miti, oggi concretatisi nello stereotipo dei “fratelli dello spazio” intenti a prodigarsi per avvertire gli uomini che se continueranno ad inquinare il pianeta (sic), saranno dolori. D’altronde il canestro della frutta può nascondere una serpe: i Sumeri, diffondendo la coltivazione dei cereali, portarono più danni che benefici. Inoltre, se i loro antenati (supposizione in gran parte ancora da dimostrare) crearono la specie homo sapiens, siamo inclini a vedere in questo intervento una decisione dissennata, un’interferenza, poiché in contrasto con i processi naturali ed in quanto volte a creare una popolazione di servitori.

Nessuno ha mai osservato che gli Anunna plasmarono il lulu amelu (se il mito sumero codifica questa vicenda, ossia la creazione del Sapiens attraverso l’ibridazione genetica) non tanto per la necessità di usufruire di manodopera nelle miniere, ma per essere ossequiati, per una volontà di supremazia fine a sé stessa. Il potere non corrompe: è già corruzione. D’altronde le infami élites attuali (discendono da primitive dinastie di dominatori?) vessano i popoli non perché intendano spillare loro altro denaro che possiedono già in gran copia, ma talora per mera crudeltà, per ridurli alla fame e godere di tale spettacolo. Per quali ragioni alcune classi dirigenti dell’antichità (re, governatori, sacerdoti...) dovrebbero essere state tanto diverse, pur con luminose eccezioni? Si pensi agli Assiri ed al loro impero fondato sul terrore. [4]

Dunque, a nostro parere, è il declassamento di presunti “stranieri” il merito maggiore di Biglino. Tale declassamento è in atto pure nella pregevole serie “Ancient aliens”, documentario prodotto negli Stati Uniti dal canale “History channel”. Mentre le prime stagioni del prodotto privilegiavano l’immagine degli antichi astronauti latori di conoscenze e progresso, le ultime insinuano sempre più spesso che essi furono talora all’origine di conflitti, pestilenze e persino calamità “naturali”.

E’ una bella differenza. Tra un becero ottimismo ed un atteggiamento guardingo, saremmo proclivi ad alimentare il secondo.

[1] Basti qui un cenno glottologico che avvalora l’assunto di una genesi concreta della lingua: il sumero originariamente esprimeva solo referenti concreti. Per produrre termini astratti si aggiungeva l’affisso nam-. Ad esempio, lugal (re) --> nam-lugal: "regalità", dingir (dio) --> nam-dingir: "divinità".

[2] Invero, gli indizi atti a suffragare tale modello esegetico non sono pochi. Inoltre, con il passare del tempo, se ne raccolgono sempre di nuovi.

[3] Il vituperato Sitchin potrebbe essere stato nel giusto quando concepì, interpretando le tavolette fittili ed i poemi sumeri, un sistema solare dinamico, come d’altronde Velikovskij: si susseguono notizie di strane anomalie che stanno investendo il Sole ed i pianeti. Nibiru o no, qualcosa di aberrante pare agire ai confini del sistema solare. L’intensificazione dell’attività tettonica è probabilmente anche la conseguenza di influssi cosmici su cui i media di regime tacciono.

[4] Il classico di Nietzsche “La genealogia della morale” ci squaderna, pur nel taglio polemico ed infocato dell’autore, l’ipocrisia e l’opportunismo delle caste sacerdotali, ma siamo noi che non sappiamo apprezzare il sommo valore di sacrifici umani ed animali, di guerre, di stragi, di vendette, di ladrocinii e consimili delicatezze… Sono delicatezze che naturalmente si spiegano, chiamando in causa il contesto storico, la proiezione delle imperfezioni umane sul divino ed adducendo altri persuasivi argomenti. La Bibbia lascerebbe affiorare due orientamenti, uno nobile ed un altro meno. Sono riconducibili a due differenti entità poi fuse in una sola, come ritiene Friedman?

Sunday, January 20, 2013

Non c’è creazione nella Bibbia: la Genesi ci racconta un’altra storia e tu innumerevoli vaccate in un italiano a esser buoni pessimo


http://zret.blogspot.com/2013/01/non-ce-creazione-nella-bibbia-la-genesi.html

Non c’è creazione nella Bibbia: la Genesi ci racconta un’altra storia

L’ultima fatica [facile parlare di chi lavora, eh Zret?] di Mauro Biglino, “Non c’è creazione nella Bibbia: la Genesi ci racconta un’altra storia”, implica una radicale rivisitazione di consolidati criteri interpretativi. L’autore, nella restituzione della Bibbia al contesto storico e sociale in cui nacque e si formò, disconosce che la Torah includa un livello simbolico. [1] Ha ragione? Crediamo proprio di sì. I significati esoterici e cabalistici scaturiscono da successivi interventi: sono ingegnosi e persino mirabili, ma estranei al testo. Sono simili alle decorazioni barocche con cui si nasconde la sobria architettura di una chiesa romanica: potranno pure essere pregevoli, ma non appartengono al manufatto originario.

Ammiriamo coloro che si industriano nell’invenzione di sensi reconditi, di inediti accostamenti, di fantasiose etimologie: essi, però, sono degli artisti, non degli storici. E’ credibile che un rozzo popolo di pastori creò un’opera plurivoca e non piuttosto un resoconto volto a mettere in risalto la propria identità etnico-culturale? Sarebbe come pensare che l’Iliade e l’Odissea codifichino chissà quali valori ermetici, invece di essere l’espressione letteraria di una società aristocratica tra il II millennio a.C. e Medioevo ellenico. Ciò non toglie che nell’épos greco non enuclereemo alcune immagini simboliche, ma sono circoscritte a pochi versi e talora sono idee posteriori. Quando si menziona l’ethos omerico, si sottolinea proprio la sostanziale oggettività con cui il rapsodo ripercorre le vicende e delinea personaggi e luoghi.

Sappiamo che il letteralismo non piace. Non piace soprattutto poiché rompe la magia, dissolve un alone incantevole: la verità nuda e disadorna è poco attraente. Bisogna, però, essere onesti e discernere le situazioni in cui un’interpretazione emblematica è non solo legittima, ma persino doverosa (si pensi all’Apocallise [correttori automatici fuori uso?] di Cerinto o alle Metamorfosi di Apuleio), e quei casi dove è, invece, arbitraria. Il letteralismo suscita tante scomposte reazioni, ma pochissimi tentativi di confutazione. Ecco allora la levata di scudi contro chi vede nell’arca dell’Alleanza un oggetto tecnologico. Ecco allora una pioggia di dardi infuocati contro i traduttori che scorgono nel termine Elohim un plurale. Ecco allora una scarica di tronitruanti cornigere allotrie ed esecrande puttanate.

Ci sia permessa qui una breve digressione linguistica [oddìo...]: Elohim è un plurale, ma non un pluralis maiestatis che fu introdotto dalla Chiesa nicena nel IV secolo d.C. Ci si rassegni, evitando di alambiccarsi per tentare di dimostrare ciò che dimostrabile non è. Agli esperti l’onere di giustificare il numero plurale all’interno del Pentateuco prodotto da una gente che, a torto, è ritenuta da molti monoteista ab origine. Noi possiamo solo constatare il dato morfologico. [2]

E’ naturale: i simboli esistono, ma in precisi campi. [3] Gran parte dei libri biblici più antichi ne è priva. Questa è la premessa, a nostro [nostro DI CHI?] modesto parere corretta, da cui è scaturita la ricerca rigorosa ed onesta di Mauro Biglino. E’ pacifico che tale approccio non esaurisce le indagini né scioglie tutti gli enigmi: ad esempio, la cultura ebraica conserva, anche se in modo confuso e grossolano, antiche conoscenze sumeriche ed egizie già criptate nell’alfabeto. Come motivarle nel quadro di un discorso circa le origini dell’umanità? Veramente meritorio è stato Luca Bitondi che, in un articolo pubblicato su "X Times" di dicembre, ha rispolverato un’intuizione la solita cagata di Corrado Malanga circa le somiglianze formali tra i 22 grafemi dell’alfabeto ebraico ed i 21 amminoacidi essenziali. [4]

Insomma, Peter Kolosimo ha trovato un continuatore che, a differenza dell’archegeta, offre un cospicuo equipaggiamento di dati linguistici e filologici tali da avvalorare congetture ieri come oggi disdegnate, perché ritenute fantasie fanciullesche. [PK, pur essendo stato un discreto fuffaro, era un 10 volte premio Nobel, in confronto a te, STRACCIONE] E’, infatti, sempre più veemente la polemica di chi rifiuta di prendere in considerazione l’ipotesi extraterrestre in ordine al passato dell’umanità, arrocandosi nell’interpretazione parafisica, come se le due teorie fossero incompatibili. [5]

Si accennava al substrato glottologico su cui Biglino può fondare certe affermazioni: ha ragione Alessandro Demontis, di cui è riportato lo stralcio di uno studio, quando scrive: “A mano a mano che si va avanti nel tempo, nelle derivazioni di una lingua all’altra, i significati perdono di specificità materiale ed acquistano generalizzazione ed estensione”. Anche in questo modo, rammentando che i significati concreti precedono quelli traslati, si ridimensionano pristine civiltà. E’ un ridimensionamento che consuona con una visione disincantata a proposito di “dei” per nulla divini, fossero visitatori interstellari, discendenti degli Atlantidei o chissà chi… In particolare gli Israeliti sono declassati ad uno dei tanti popoli medio-orientali - non certo tra i più raffinati - la cui lingua fu un dialetto assurto ad idioma importante, per una serie di circostanze fortuite.

E’ assodato che, una volta compiute investigazioni in àmbito storico, archeologico, paleontologico etc., resta la dimensione metafisica dove il Professor Biglino non vuole addentrarsi. Si leggano dunque gli autori che si avventurano in territori liminali, se si intende definire un disegno più ampio.

Con queste note metodologiche, affidiamo a lettori dalla mentalità aperta il saggio del Nostro. Siamo consci che tutto si ha da guadagnare da un incremento della conoscenza, pure qualora sia una conoscenza che dapprincipio sovverte convincimenti inveterati. Con la nuova resa della parte iniziale del Genesi l’autore demolisce uno dei pregiudizi più radicati: è emozionante scoprire che cosa si cela dietro il racconto della “creazione ex nihilo”…

Ammettiamo che il titolo del volume è un po’ brusco, ma il libro di Biglino merita una fruizione spassionata, emancipata dalle illusioni pseudo-esoteriche e soprattutto da ogni cieco fideismo.

[1] Il simbolo (Σύμβολον) per gli Elleni era una "tessera di riconoscimento" o "tessera ospitale": l'usanza voleva che due individui, due famiglie o anche due città spezzasero una tessera, di solito fittile, per conservare una delle due parti a conclusione di un accordo o di un'alleanza. Nel linguaggio comune e nella retorica, il simbolo è un’icona cui si associa un particolare significato. Di solito è bivalente, talvolta polisemico. [brematuratamente come fosse antani]

[2] Sulla vexata quaestio del singolare o plurale, si veda qui.

[3] Semplificando, si potrebbe distinguere tra simboli elementari (i segni, volgarmente "parole") ed i simboli complessi: se l'origine dei primi è difficile da conoscere, il discorso vale ancora di più per i simboli complessi, ossia le immagini stratificate, plurivoche, dense, gli archetipi sedimentati nel superconscio e che si palesano nell'arte, nelle esperienze oniriche, nei disegni dei bambini…

[4] Cfr L. Bitondi, “Adamo, il primo ibrido”, 2012. La corrispondenza numerica tra le lettere e gli amminoacidisi si realizza, aggiungendo alla ventunesima macromolecola l’immagine del D.N.A. adombrata dall’alef. Lo studio di Bitondi indugia pure sui Rossi per cui si veda il datato ma non irrilevante [NO. E' rilevante quanto una mia verruca al mignolo del piede sinistro]Alla ricerca del sigillo reale”.

[5] Vedi Zeit und Geist, 2012

Antonio Marcianò (Tutti i diritti riservati di sparare puttanate in un italiano scandaloso)


Sunday, November 20, 2011

Il Dio alieno della Bibbia

http://zret.blogspot.com/2011/11/il-dio-alieno-della-bibbia.html

Il Dio alieno della Bibbia

Partendo dall’Antico Testamento, le pagine del saggio "Il Dio alieno della Bibbia" proseguono il racconto di ciò che ancora non era stato evidenziato o, ancora peggio, era stato volutamente dimenticato o variamente interpretato allo scopo di celarne i potenziali effetti dirompenti. I temi affrontati nel presente libro ci hanno portati a formulare sorprendenti risposte a domande come le seguenti.

I due racconti della creazione dell’uomo contengono riferimenti al D.N.A. alieno ed umano?

- Che cosa è veramente successo nell’Eden?
- Da dove sono giunti i Nefilìm (i giganti)?
- Che cosa era il [ruàch] degli Elohìm?
- Chi erano veramente gli angeli?
- I Cherubini erano angeli o macchine volanti chiaramente descritte?
- Satana e Lucifero sono veramente esisti o sono un'invenzione teologica?
- Yahwèh comunicava con Mosè attraverso un sistema radio?

Si procede dunque nella ricerca con la convinzione che ciò che, fino ad ora pensavamo di sapere, potrebbe non essere rispondente al vero.

L'autore: Mauro Biglino

Realizzatore di numerosi prodotti multimediali di carattere storico, culturale e didattico per importanti case editrici italiane, collaboratore di riviste, studioso di storia delle religioni, traduttore di ebraico antico per conto delle Edizioni San Paolo, da circa trent'anni si occupa dei cosiddetti testi sacri nella convinzione che solo la conoscenza e l’analisi diretta di ciò che hanno scritto gli antichi redattori possano aiutare a comprendere veramente il pensiero religioso formulato dall’umanità nella sua storia. Da più di dieci anni si occupa inoltre di Massoneria, in quanto riconosciuta come organizzazione iniziatica e simbolica che ha avuto notevole influenza nella storia dell'Occidente. Il Professor Biglino è autore, tra gli altri, di un volume intitolato "Chiesa cattolica e Massoneria: realmente così diverse?"

Il libro è pubblicato da Unoeditori

N.B. I contenuti del saggio scritto dal Professor Biglino non rispecchiano necessariamente le opinioni del curatore del presente blog.