
Ci
eravamo liberati di lui. Alla storica trasmissione “Le storie” è
subentrato, nello stesso orario, “Pane quotidiano”, un programma clone
condotto da una soave redattrice che proviene dai ranghi del quotidiano “La Repubblica”, la migliore testata nell’eccelso panorama del giornalismo italiota.
Credevamo di esserci liberati di lui, dell’immarcescibile Corrado
Augias, scrittore, giornalista, conduttore televisivo. Finalmente
riposto in una polverosa soffitta, qualcuno ha deciso di rispolverarlo
in occasione dei recenti fatti occorsi alla Camera dei deputati. Eccolo
di nuovo nei salotti catodici a pontificare, a disquisire di
“democrazia” e di “regole” con quei suoi modi di superba modestia, di
pacata intolleranza, gli stessi modi che affettava nel per nulla
rimpianto format “Le storie”.
Lì sfilavano ospiti improbabili e frivoli, tutto il bric-à-brac dell’intellighenzia
italiana: romanzieri che ignorano i rudimenti della lingua italiana,
scienziati arroccati al darwinismo, sociologi che, capendo tutto, non
comprendono alcunché, psicologi da consultorio di borgata... tutti con
il loro bel libro, ancora intonso, da pubblicizzare.
Penoso il contorno delle classi opportunamente ammaestrate da maestrine
in abiti dai colori sgargianti. Programma pretenzioso “Le storie”, ma
incolore e borghese. Non appena baluginava la fiammella di una domanda o
di una riflessione appena sagace, tosto accorreva il pompiere Augias a
spegnerla.
Il problema è abnorme: questi sedicenti intellettuali non tanto ignorano
il vero sapere, quanto propagandano l’ideologia del sistema,
spacciandola per cultura. E’ sufficiente andare un po’ oltre le reboanti
analisi e l’ostentata erudizione per accorgersi del vuoto in cui
fluttuano certi “giornalisti”. I luoghi comuni sono fastidiosi di per
sé, ma diventano intollerabili in sommo grado quando sono nascosti da
paludamenti ed orpelli, quando sono venduti come princìpi e verità. La
mistificazione è irritante soprattutto per la sua disarmante banalità.
Esemplare perfetto del giornalista che sembra spassionato e versatile,
Augias incarna lo stereotipo delle menti incollate al pensiero unico,
alimentato non dalla volontà di conoscere e di approfondire, ma da slogan
e pregiudizi. Aveva ragione Ennio Flaiano ad affermare che “i fascisti
si distinguono in fascisti ed anti-fascisti”: sono due schieramenti
all’apparenza l’un contro l’altro armati, ma che condividono lo stesso
fanatismo. Cambia solo la bandiera. Le due fazioni si equivalgono e sono
intercambiabili.
Nonostante questo ritorno di fiamma, Augias è prossimo al pensionamento.
Avanzano, però, le nuove leve: un esempio fra molti: Giuseppe Cruciani
di Radio 24. Da dove è spuntato costui? Perché si permette a codesti
personaggi di infestare le radio, le televisioni, i giornali? Certo,
siamo lontani dal gesuitico savoir faire di Augias ed anche dalla sua
scintillante benché fatua dottrina. Qui ci tuffiamo nella palude
mefitica del turpiloquio, della volgarità gratuita, soprattutto del
livore di chi, sapendo quanto vale, invidia chiunque abbia solo un
briciolo di buon senso. Qui i preconcetti e persino l’odio nei confronti
di chi osa manifestare un pensiero divergente, eretico, si tramutano in
aggressioni furiose, in insulti, in un’ira impotente, in frasi
digrignate. Che degradante, lurido spettacolo! Quali sozzure che nessuno
mai netterà.
Purtroppo oggi non esiste più alcun Eracle che si cimenti nella pulizie di stalle…
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