L'immensa sputtanata a Zelig

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Scopo del Blog

Raccolgo il suggerimento e metto qui ben visibile lo scopo di questo blog.

Questo e' un blog satirico ed e' una presa in giro dei vari complottisti (sciacomicari, undicisettembrini, pseudoscienziati e fuori di testa in genere che parlano di 2012, nuovo ordine mondiale e cavolate simili). Qui trovate (pochi) post originali e (molti) post ricopiati pari pari dai complottisti al fine di permettere liberamente quei commenti che loro in genere censurano.

Tutto quello che scrivo qui e' a titolo personale e in nessun modo legato o imputabile all'azienda per cui lavoro.

Ciao e grazie della visita.

Il contenuto di questo blog non viene piu' aggiornato regolarmente. Per le ultime notizie potete andare su:

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Tuesday, June 8, 2010

Vendi tutto ( articolo di Eugenio Benetazzo ).

Ricordo un video su youtube in cui Benetazzo prevedeva che il rapporto Euro/Dollaro USA sarebbe andato a 2 entro la fine dell'anno. Mi pare che fosse il 2007 o 2008...


http://diarionelweb.blogspot.com/2010/06/vendi-tutto-articolo-di-eugenio.html

Vendi tutto ( articolo di Eugenio Benetazzo ).


Il seguente articolo è tratto dal sito dell'operatore di borsa indipendente, Eugenio Benetazzo.

Alla fine hanno gettato la maschera, le chiacchere stanno a zero: l'Unione Europea e la moneta unica sono un progetto fallimentare, ancora non fallito solo per adesso. Da Novembre 2009 a Maggio 2010 la posta sul tavolo è passata dai ridicoli 10 miliardi di euro per aiutare la Grecia ai 750 miliardi per salvare il salvabile. E lo stillicidio continua: adesso tocca alla Spagna che perde la tripla A. Per chi non avesse ancora capito sta per arrivare un conto salatissimo, altro che politica di austerity dei conti pubblici stile lacrime e sangue ! Direi molto, ma molto peggio.

Comiciamo con lo svegliare il risparmiatore italiano che confida eternamente sulla sicurezza dei titoli di stato, al momento se c'è un paese al mondo che ha la possibilità di bissare il default dell’Argentina a distanza di dieci anni, lo troviamo proprio dentro ai confini europei. Eh sì, perché ormai tutta l’attenzione mediatica è incentrata sulla inquietante architettura debitoria che hanno tutti gli stati europei, nella fattispecie preoccupano gli intrecci debitori sulle detenzioni dei titoli di stato che i paesi virtuosi hanno nei confronti dei paesi periferici. Sostanzialmnete il debito dei paesi strutturalmente deficitari è in mano ai paesi virtuosi: quindi la vita di questi ultimi è strettamente collegata a quella dei paesi al momento in difficoltà. Il destino del debito dei PIGS (Portogallo, Italia, Grecia e Spagna: preferisco l’Italia all’Irlanda) rappresenta il destino dell’Euro e dell’Europa.

Quello che sta accadendo il tutto il mondo è proprio una perdita di credibilità dell’euro in considerazione delle incapacità che avranno i paesi europei nel futuro per onorare questi debiti. E questa incapacità è dettata oltre che da evidenti deficienze strutturali (forse insuperabili) anche da oggettive problematiche legate allo sviluppo dei trend demografici della popolazione europea: è un po come avere una trave nel culo e voler andare a fare un giro in bicicletta. Direi che è abbastanza arduo oppure molto doloroso. Giorno dopo giorno la verità viene centellinata goccia a goccia per evitare fenomeni tipo le bank runs o la fuga dai titoli di stato, qualunque essi siano. Il debito infatti, prima o poi, qualcuno lo dovrà rimborsare. Quelli che scrivono che non vi è da preoccuparsi o che attraverso finanziarie che non avranno impatto sulle tasche dei contribuenti mi sembrano opinionisti improvvisati che filosofeggiano in un campo di letame.

Altro che manovre lacrime e sangue: in Europa è ormai in atto un progressivo impoverimento, il quale ha già raggiunto e superato in alcuni stati il punto di non ritorno. Quanto stiamo vivendo è il frutto della convergenza molto spiacevole di due gradienti evolutive: da una parte il processo di apertura ad Oriente senza alcun tipo di controllo o limite (che ha portato a regalare posti di lavoro una volta europei agli orientali) e dall’altra, il progressivo invecchiamento della popolazione europea, con l’Italia e la Spagna che fanno da apripista. Un modello economico (il nostro), basato su un protezionismo sociale sfrenato, purtroppo non ha futuro: il ridimensionamento del gettito fiscale dovuto ad una mutazione del tessuto produttivo e della disocupazione giovanile sta diventando una bomba con la miccia accesa.

Vi è di più: le attuali generazioni di pensionati, a cominciare da quelli italiani, non si rendono conto di quello che sta accadendo, hanno visto in passato la giostra della cuccagna che ha sempre elargito regali a tutti e ora borbottano spazientiti perché non riescono più a conseguire le rendite finanziarie di un tempo o perché non riescono ad affittare l’appartamento che hanno ai prezzi di cinque anni fa. Purtroppo nella maggior parte dei casi abbiamo a che fare con persone stupide, ignoranti ed avide. Di certo la loro generazione al momento non può essere chiamata in causa per risolvere proprio quello che ha creato. I ragazzi di oggi che sono interinali a singhiozzo devono beffardamente ringraziare i loro nonni o i loro genitori per quello che sta accadendo o per il lavoro che non hanno. Purtroppo non può avere futuro un paese in cui sono (per adesso) i nonni a prendersi cura dei nipoti, e non il contrario. Il peggio deve ancora arrivare: l’unica incertezza è il quando.

| Altri

Riproduzione concessa con citazione della fonte
EugenioBenetazzo.com

Monday, December 21, 2009

Grecia, Islanda e Lettonia potrebbero guidare la rivolta contro U.E. e F.M.I. ( articolo di Ellen Brown - huffingtonpost.com )

http://diarionelweb.blogspot.com/2009/12/grecia-islanda-e-lettonia-potrebbero.html

Grecia, Islanda e Lettonia potrebbero guidare la rivolta contro U.E. e F.M.I. ( articolo di Ellen Brown - huffingtonpost.com )



Il crollo finanziario totale, un tempo problema solamente dei paesi in via di sviluppo, è giunto ora in Europa. Il Fondo Monetario Internazionale sta imponendo le proprie “misure di austerità” al cerchio più esterno dell’Unione Europea, con Grecia, Islanda e Lettonia come i paesi più colpiti. Ma questi non sono i normali mendicanti del terzo mondo. Storicamente, i vichinghi islandesi respinsero in numerose occasioni gli invasori britannici, le tribù lettoni allontanarono persino i vichinghi e i greci conquistarono l’intero impero persiano. Se c’è qualcuno che può opporsi al FMI, sicuramente sono questi valorosi guerrieri europei.

Decine di paesi sono risultati inadempienti sul proprio debito negli ultimi decenni, e il caso più recente è stato Dubai che ha dichiarato una moratoria sui debiti il 26 novembre 2009. Se l’ex ricchissimo emirato arabo può risultare inadempiente, possono esserlo anche i paesi disperati. E se l’alternativa è quella di distruggere l’economia locale, è difficile sostenere che non dovrebbero farlo.

Questo è particolarmente vero quando i creditori sono in buona parte responsabili dei problemi del debitore, e ci sono buone ragioni per sostenere che i debiti non devono essere ripagati. I problemi in Grecia ebbero origine quando furono mantenuti bassi i tassi di interesse, inadeguati per la Grecia, per salvare la Germania da un tracollo economico. Mentre ad Islanda e Lettonia è stata accollata la responsabilità delle obbligazioni private verso cui loro non erano parti in causa.

L’UE che non funziona: quando una moneta comune non ha successo

La Grecia potrebbe essere il primo paese del cerchio più esterno dell’UE a ribellarsi. Secondo Ambrose Evans-Pritchard sul Daily Telegraph di domenica: “La Grecia è diventata il primo paese delle sofferenti zone periferiche dell’unione monetaria europea a sfidare Bruxelles e rifiutare la cura medievale da sanguisughe di una deflazione dei salari”. Il Primo ministro George Papandreu ha detto venerdì:

“I lavoratori stipendiati non pagheranno per questa situazione: non procederemo al congelamento o al taglio dei salari. Non siamo saliti al potere per distruggere lo stato sociale”.

Rileva Evans-Pritchard:

"Papandreu ha dei buoni motivi per lanciare il guanto di sfida ai piedi dell’Europa. Alla Grecia è stato detto di adottare un pacchetto di austerità in stile FMI, senza applicare la svalutazione così importante per i piani del FMI. La ricetta è disastrosa ed è chiaramente controproducente."

La moneta non può essere svalutata perché si tratta dello stesso euro utilizzato da tutti. Ciò significa che mentre la possibilità del paese di ripagare il debito viene compromessa dalle misure di austerità, non vi è modo di diminuire il costo del debito. Evans-Pritchard conclude:

La verità è che pochi in Eurolandia sono disposti a mettere in dubbio il fatto che l’Unione Monetaria sia intrinsecamente inadeguata – per la Grecia, per la Germania, per chiunque.

Ed è la ragione per la quale l’Islanda, che non fa ancora parte dell’UE, potrebbe rivedere la propria posizione. All’Islanda viene richiesta l’appartenza all’unione per sottoscrivere un accordo nel quale verrebbero risarciti i depositanti olandesi e britannici che hanno perso i loro soldi nel crollo di IceSave, una divisione off-shore della più importante banca privata islandese. Eva Joly, un magistrato franco-norvegese assunta per indagare sul crollo bancario islandese, lo definisce un ricatto e avverte che cedere alle richieste dell’UE prosciugherebbe l’Islanda delle sue risorse e della sua popolazione, che sarebbe costretta ad emigrare per trovare lavoro.

La Lettonia è un membro dell’UE e si crede che adotterà l’euro, ma non ha ancora raggiunto questa fase. Nel frattempo, l’UE e il FMI hanno detto al governo di prendere a prestito valuta straniera per stabilizzare il tasso di cambio della valuta locale, allo scopo di aiutare i mutuatari a pagare i mutui contratti in valuta straniera dalle banche straniere. Come condizione ai finanziamenti del FMI, vengono richiesti anche i soliti tagli governativi. Nils Muiznieks, responsabile dell’Istituto di ricerche politiche e sociali avanzate di Riga, in Lettonia, si è lamentato:

Il resto del mondo sta perfezionando dei pacchetti di incentivi che vanno dall’uno al dieci per cento del PIL ma, nello stesso momento, alla Lettonia è stato chiesto di apportare dei forti tagli alla spesa – per un totale di circa il 38 per cento quest’anno nel settore pubblico – e di aumentare le tasse per coprire i deficit di bilancio.

In novembre il governo lettone ha adottato il bilancio più pesante degli ultimi anni, con tagli di quasi l’11%. Il governo ha già aumentato le tasse, ridotto la spesa pubblica e gli stipendi governativi e chiuso decine di scuole e ospedali. Come risultato, la banca nazionale prevede per quest’anno una diminuzione dell’economia del 17,5%, proprio quando c’è bisogno di un’economia produttiva per rimettersi in piedi. In Islanda l’economia si è contratta del 7,2% nel corso del terzo trimestre, il calo più forte mai registrato prima.

Come negli altri paesi stretti dai lacci neo-liberisti sulla produttività, l’occupazione e la produzione industriale sono state danneggiate, mettendo in ginocchio le economie.

Una considerazione cinica è che questo sia stato fatto di proposito. Invece di aiutare le nazioni post-sovietiche a sviluppare economie autosufficienti, scrive Marshall Auerback, “l’Occidente le ha viste come delle ostriche economiche da frantumare riempiendole di debiti allo scopo di ricavarne interessi e guadagni in conto capitale, lasciandole poi solo delle conchiglie vuote”.
Ma la gente non si sta sottomettendo in silenzio. La scorsa settimana in Lettonia, mentre il Parlamento discuteva che cosa fare del debito nazionale, migliaia di studenti e insegnanti hanno riempito le strate protestando contro la chiusura di centinaia di scuole e la riduzione fino al 60% degli stipendi dei docenti. I dimostranti portavano striscioni con scritto “Hanno venduto l’anima al diavolo” e “Siamo contro la povertà”. Al parlamento islandese, secondo le ultime notizie la discussione su IceSave è andata avanti per 140 ore, un nuovo primato, e una parte sempre più in crescita della popolazione si oppone al finanziamento di un debito che credono che il governo non debba restituire.

Il 3 dicembre in un articolo sul Daily Mail intitolato “Quello che l’Islanda può insegnare ai Tory”, Mary Ellen Synon scrive che da quando l’economia islandese è crollata lo scorso anno, “i costruttori dell’impero di Bruxelles erano sicuri che i terrorizzati islandesi ormai sull’orlo della bancarotta fossero finalmente pronti per scambiare la propria indipendenza con la ‘stabilità’ dell’adesione all’UE”. Ma il mese scorso, un sondaggio ha mostrato che il 54 per cento degli islandesi si oppone all’adesione, con solamente il 29 di cittadini favorevoli. Synon scrive:

Lo scorso anno gli islandesi potrebbero essersi spaventati a morte ma stanno ora uscendo dalle rovine del loro benessere e hanno deciso che la cosa più preziosa rimasta è la loro indipendenza. Non sono disposti a metterla in vendita, nemmeno per l’eventualità di un salvataggio da parte della Banca Centrale Europea.

Islanda, Lettonia e Grecia sono tutte in grado di mettere alla prova il bluff del FMI e dell’UE. In un articolo del primo ottobre intitolato “Lettonia – la pazzia continua”, Marshall Auerback sosteneva che il problema del debito lettone potrebbe essere risolto nell’arco di un fine settimana, con una serie di misure che comprendono (1) non rispondere al telefono quando i creditori stranieri chiamano il governo; (2) dichiarare insolventi le banche, convertendo il loro debito estero in capitale, e farle riaprire con un’assicurazione totale sui depositi garantiti in valuta locale; e (3) offrire “un lavoro con un salario minimo in valuta locale comprensivo di assistenza sanitaria a chiunque sia disposto a lavorare come fu fatto in Argentina dopo che il regime di Kirchner rifiutò il pacchetto tossico di restituzione del debito del FMI”.

Evans-Pritchard ha suggerito un rimedio analogo per la Grecia la quale, dice, potrebbe liberarsi dal suo cappio mortale seguendo l’esempio dell’Argentina. Potrebbe “reintrodurre la propria valuta, svalutarla, approvare una legge che trasformi il debito interno in euro in valuta locale, e ‘ristrutturare’ i contratti con l’estero”.

La strada meno battuta: dire di no al FMI

Opporsi al FMI non è una strada molto praticata ma l’Argentina ha tracciato il cammino. Di fronte alle tremende previsioni secondo cui l’economia crollerebbe senza crediti con l’estero, nel 2001 sfidò i propri creditori e si staccò semplicemente dai propri debiti. Nell’autunno del 2004, tre anni dopo un’inadempienza record su un debito di oltre 100 miliardi di dollari, il paese era sulla strada della ripresa e aveva raggiunto questo risultato senza aiuti dall’estero. L’economia era aumentata dell’8 per cento per due anni consecutivi. Le esportazioni erano cresciute, la moneta era rimasta stabile, gli investitori ritornavano e la disoccupazione era diminuita. “Si tratta di un importante evento storico, che mette alla prova 25 anni di politiche sbagliate”, diceva l’economista Mark Weisbrot in un’intervista del 2004 riportata dal New York Times. “Mentre altri paesi stanno zoppicando, l’Argentina sta avendo una crescita molto forte senza alcun segno di insostenibilità, ed è stato fatto senza alcuna concessione per ottenere afflussi di denaro straniero.”

Weisbrot è condirettore di un centro studi con sede a Washington chiamato “Centro per la ricerca economica e politica”, che nell’ottobre 2009 ha presentato uno studio su 41 paesi debitori del FMI. Lo studio ha scoperto che le politiche di austerità imposte dal FMI, tra cui i tagli alle spese e la rigida politica monetaria, avevano maggiori probabilità di fare più male che bene a quelle economie.

Questa è stata anche la conclusione di uno studio pubblicato nel febbraio scorso da Yonca Özdemir dell’Università Tecnica del Medioriente di Ankara, mettendo a confronto gli aiuti del FMI in Argentina e in Turchia. Entrambi i mercati emergenti hanno affrontato delle gravi crisi economiche nel 2001, ma se l’Argentina si è ribellata al FMI, la Turchia ha seguito ogni volta i suoi consigli. Il risultato è stato che l’Argentina si è ripresa mentre la Turchia si trova ancora in una crisi finanziaria. L’Argentina ha scelto di dirigere le proprie risorse verso l’interno, sviluppando la propria economia nazionale.

Per trovare i soldi per questo sviluppo, l’Argentina non ha avuto bisogno di investitori stranieri. Ha emesso il proprio denaro e credito attraverso la propria banca centrale. In precedenza, quando la valuta nazionale è crollata completamente nel 1995 e di nuovo dopo il 2000, i governi locali argentini avevano emesso obbligazioni locali che venivano negoziate come valuta. Le province pagavano i propri dipendenti con ricevute cartacee chiamate “Obbligazioni cancella-debito” che erano espresse in unità valutarie equivalenti al peso argentino. Le obbligazioni cancellavano il debito delle province verso i loro dipendenti e potevano essere spese nella comunità. Le province in realtà avevano “monetizzato” i loro debiti, trasformando le loro obbligazioni in valuta a corso legale.

L’emissione e il prestito della valuta sono diritti sovrani del governo, e sono diritti che i piccoli paesi europei perdono quando aderiscono all’UE. L’Argentina è un paese grande che ha maggiori risorse rispetto ad Islanda, Lettonia o Grecia, ma ora le nuove tecnologie disponibili potrebbero addirittura rendere autosufficienti i piccoli paesi. Vedi l’articolo di David Blume “Alcohol can be a gas”.

Ellen Brown
Fonte: www.huffingtonpost.com
Link: http://www.huffingtonpost.com/ellen-brown/eu-imf-revolt-greece-icel_b_389409.html
18.12.2009

Traduzione a cura di JJULES per www.comedonchisciotte.org


Monday, September 7, 2009

Professore russo: il crollo dell'America potrebbe iniziare tra due mesi ( articolo di Paul Joseph Watson - Prison Planet )

http://semprevigili.blogspot.com/2009/09/professore-russo-il-crollo-dellamerica.html

http://diarionelweb.blogspot.com/2009/09/professore-russo-il-crollo-dellamerica.html

Professore russo: il crollo dell'America potrebbe iniziare tra due mesi ( articolo di Paul Joseph Watson - Prison Planet )


Articolo tratto da ComeDonChisciotte

L’autore della profezia apocalittica dice che Obama non sta facendo niente per prevenire la disintegrazione

Il professore russo Igor Panarin dice che gli eventi continuano a confermare la sua predizione apocalittica, fatta per la prima volta più di dieci anni fa, che gli Stati Uniti sarebbero crollati completamente come l’Unione Sovietica prima della fine del 2010 e avvisa che potrebbe iniziare a verificarsi il caos già tra due mesi.

Panarin, dottore in scienze politiche nonché docente dell’Accademia Diplomatica presso il Ministero degli Affari Esteri della Russia ha detto ieri ai giornalisti, durante la presentazione del suo nuovo libro che il presidente Obama non ha fatto niente per prevenire la crisi, che si sta rapidamente avvicinando e che potrebbe iniziare a verificarsi propriamente a novembre.

“Obama è il 'presidente della speranza', ma tra un anno la speranza non ci sarà più”, ha detto Panarin. “Praticamente è un altro Gorbachev – gli piace parlare, ma non è riuscito a fare realmente nulla. Gorbachev almeno è stato segretario dell’amministrazione di un partito comunista regionale, mentre Obama era solo un assistente sociale. La sua è una mentalità totalmente diversa. È una persona gentile che parla con altrettanta gentilezza – ma non è un leader e porterà l’America al crollo. Quando gli Americani lo capiranno – sarà come l’esplosione di una bomba”.

Dal 1998 Panarin ha preannunciato la futura disintegrazione degli Stati Uniti e il crollo del dollaro. La recente vittoria elettorale del Partito Democratico Giapponese è un altro segno che il crollo economico degli USA è imminente, secondo Panarin.

“Oggi ho ricevuto un’altra conferma che il crollo del dollaro e degli USA è inevitabile. Il Partito Democratico Giapponese ha vinto le elezioni, e vorrei ricordarvi che il suo leader [Yuko Hatoyama] ha nei suoi piani economici di snobbare il dollaro. In parole povere, ha in programma di trasferire le riserve monetarie del Giappone dal dollaro americano ad un’altra valuta. Questa mossa accelererà seriamente il crollo del cambio del dollaro già a novembre. E la disintegrazione seguirà poco dopo”, ha detto, aggiungendo che anche la Cina il prossimo anno inizierà ad abbandonare il dollaro in modo massiccio e che la Russia inizierà a vendere il petrolio e il gas in rubli.

Panarin ha dichiarato in precedenza [3] che il dollaro sarebbe stato infine sostituito con “una valuta comune, l’Amero, come nuova unità monetaria”, in riferimento all’accordo di alleanza per la sicurezza e la prosperità tra gli USA, il Canada e il Messico.

Prevede la suddivisione degli USA in sei parti diverse, pressappoco su linee simili a quelle del 1865 [4] durante la Guerra Civile, “la costa del Pacifico, con la sua crescente popolazione cinese; il sud, con gli Ispanici; il Texas, dove sono in aumento i movimenti per l’indipendenza; la costa dell’Atlantico, con la sua mentalità separata e distinta; cinque degli stati centrali più poveri con le loro grandi popolazioni di nativi americani; e gli stati settentrionali, dove l’influenza del Canada è forte”, secondo Panarin.


Nel lungo termine Panarin prevede che gli stati separatisti finiranno in ultima istanza sotto il controllo dell’Unione Europea, del Canada, della Cina, del Messico, del Giappone e della Russia, e l’America cesserà di esistere del tutto, come illustrato nella figura sopra.

Panarin attribuisce il crollo ad una “elite politica che attua una politica assurda e aggressiva mirata a creare conflitti in tutto il pianeta” e avvisa che l’aumento della vendita delle armi da fuoco negli USA è un segnale che le persone si stanno preparando al “caos” del periodo seguente al crollo finanziario totale.

“Secondo la mia opinione, le probabilità che gli USA cessino di esistere entro il giugno del 2010 sono superiori al 50%. A questo punto la missione di tutti i maggiori poteri internazionali è di prevenire il caos negli USA” ha concluso Panarin.

Guarda una clip di Russia Today qui sotto:



NOTE

[1] Prison Planet.com: http://prisonplanet.com
[2] Image: http://prisonplanet.tv/signup.html
[3] previously stated: http://www.prisonplanet.com/russian-infowar-analyst-says-us-will-break-apart.html
[4] similar to those of 1865: http://en.wikipedia.org/wiki/Image:US_Secession_map_1865.svg

Titolo originale: "Russian Professor: Collapse Of America Could Begin In Two Months "

Fonte: http://www.prisonplanet.com
Link
01.09.2009

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di MICAELA MARRI



Monday, May 18, 2009

Il Rapporto di Iron Mountain rivisitato ( articolo di Richard C. Cook - Global Research )

http://diarionelweb.blogspot.com/2009/05/il-rapporto-di-iron-mountain-rivisitato.html

Il Rapporto di Iron Mountain rivisitato ( articolo di Richard C. Cook - Global Research )


( articolo tratto da ComeDonChisciotte )


La Natura dell’Attuale Crisi Finanziaria: Il Sistema è studiato per esercitare il Controllo Totale sulla Vita degli Individui



Quel che colpisce dell’attuale crisi finanziaria è la quasi totale incapacità dei cosiddetti “progressisti” nel comprendere la dimensione di ciò che sta accadendo o quanto di scientemente organizzato si celi dietro di essa. Quanti direbbero infatti che un tale disastro è stato deliberatamente pianificato tramite la creazione e la successiva distruzione della bolla finanziaria degli ultimi dieci anni?


Il sistema finanziario crea la bolla ogni qualvolta gonfia il costo dei beni molto al di sopra del loro reale valore di creazione o di mantenimento della ricchezza e quando la bolla scoppia il valore di tali beni precipita. E’ a questo punto che quelli in possesso di liquidità possono acquistare tali beni a un prezzo stracciato e quando infine il disastro finisce, il risultato è una maggiore concentrazione della ricchezza. Il ricco è diventato più ricco e la gente comune si ritrova in una condizione di indebitamento profonda, di maggiore povertà e con la pressione ad assecondare i desideri dei padroni della finanza.



I progressisti pensano che il sistema debba essere “riformato”, ma forse il sistema bancario necessita in realtà di essere ri-regolato o addirittura nazionalizzato. Magari potessero le famiglie a rischio di perdere la casa ottenere una rata del mutuo ridotta grazie a una sentenza del tribunale civile. Magari fosse lo stato e non il settore privato il gestore del prestito scolastico per studenti.



Ci resta difficile ammettere che è il sistema stesso ad essere totalitario, perché strutturato al fine di esercitare un controllo totale sulla vita delle persone. Siamo infatti abituati a utilizzare una tale etichetta quando pensiamo ad anacronismi della storia quali il comunismo o il fascismo e non riusciamo invece a vedere che il capitalismo finanziario globale e i governi che lo proteggono, lo rendono possibile, o addirittura lo gestiscono sono anch’essi totalitari.



Ciò è accaduto nel corso di quest’ultimo anno ovvero l’apparente collasso del sistema finanziario e il suo soccorso tramite massicci interventi pubblici, è parte di un modello che dura da decenni se non addirittura da secoli. Il modo in cui i cosiddetti controllori operano fu stabilito nel 1967 tramite il
The Report from Iron Mountain ["Rapporto di Iron Mountain", ndt], del quale una copia segretamente acquisita fu pubblicata dal Dial Press. Si trattava di uno studio realizzato da un gruppo di accademici e di analisti che si incontrarono in una struttura segreta dell’Hudson Institute in New York.



Il rapporto iniziava definendo la guerra il principio organizzativo fondante di ogni società. Lo studio sosteneva che, “la guerra stessa è il sistema sociale essenziale, al cui interno, altre modalità di organizzazione sociale confliggono o cospirano. Essa infatti è il modello che ha governato la maggior parte delle società umane conosciute fin qui”.



Il rapporto precisava inoltre che “l’autorità principale di uno stato moderno verso i suoi cittadini risiede nella sua guerra tra poteri” e ogni cedimento di volontà da parte della classe dominante condurrebbe a una “vera e propria destabilizzazione dell’istituzione militare”. L’effetto sul sistema, continuava il rapporto, sarebbe “catastrofico”.



La pubblicazione dello studio ebbe un impatto enorme in quanto coincise anche con l’inizio delle proteste conto la guerra del Vietnam. Le autorità governative non rilasciarono mai alcun commento ufficiale e successivamente il rapporto fu dimenticato dalla storia ma certamente, alcune delle sue parti, sono più che mai attuali nel 2009.



Il rapporto infatti sottolineava come la popolazione civile di un paese progredito potesse essere controllata persino in assenza di una guerra di larga scala che ne devastasse la vita quotidiana. Uno dei metodi era definito come segue: “Un…possibile surrogato per il controllo di nemici potenziali della società è la reintroduzione, in forme coerenti con la tecnologia moderna e con i processi democratici, della schiavitù…La creazione di sofisticate forme di schiavitù può divenire un requisito assoluto per il controllo sociale…” (Citazione di Jim Marrs,
Rule by Secrecy, 2000).



Oggi assistiamo alla creazione di tali “sofisticate forme di schiavitù”. In quale altro modo di dovrebbe definire un sistema che soggioga la popolazione attraverso debiti personali e familiari pazzeschi; l’incessante allargamento del gap tra ricchi e tutti gli altri; la continua erosione della liberta personale giustificata come necessaria dalla lotta al “terrorismo”; la costante espansione dei poteri assegnati agli organi militari e di polizia; il ricorrente utilizzo delle intercettazioni ambientali; la totale assenza di responsabilità da parte della classe politica disonesta o addirittura criminale; l’esclusivo utilizzo dei mass media per la diffusione della propaganda di regime, etc. Nulla di tutto ciò sembra essere diminuito durante l’amministrazione di Barack Obama. La ripresa economica che Obama sta operando attraverso un massiccio programma Keynesiano di interventi pubblici è infatti considerata dagli economisti come quella del 2002-2005, un’altra che non produrrà posti di lavoro e in quest’ottica sia chi è disoccupato che chi teme diventarlo è facile da controllare. A questo si aggiunga la serie di guerre permanenti in terra d’Asia istigate da George W. Bush per il controllo delle risorse e come leva geopolitica nei confronti di Russia e Cina che infatti continuano a pieno ritmo.



Nulla di tutto ciò è casuale. E come il
The Report from Iron Mountain

illustrava quattro decenni fa, è ciò che è stato pianificato da sempre.


Richard. C. Cook

Fonte: www.globalresearch.ca
Link: http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=13551
9.05.2009


Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di GLOSSTAR