http://zret.blogspot.com/2010/01/anno-di-grazia.html
Anno di grazia
"Rimetti a noi i nostri debiti, come [1] noi li rimettiamo ai nostri debitori." Quante volte abbiamo udito questa richiesta contenuta all'interno del Pater noster, ma quanti ne hanno davvero compreso il valore? Di solito la mente corre ai peccati che Dio rimette agli uomini, allorquando essi li perdonano a chi ha recato delle offese. Questo è solo uno dei sensi del periodo.
Alcuni storici sottolineano la valenza politica ed economica della predicazione riferibile al Messia (di David), soffermandosi su alcuni passi dei Vangeli. Bontempelli e Bruni scrivono in Civiltà storiche e loro documenti, Milano, 1993: "Nel Regno di Dio entreranno coloro che sono stati capaci di rifiutare di perseguire nella loro vita il profitto economico. Nel Regno di Dio entreranno coloro che non si sono assuefatti alle gerarchie di potere e si sono prestati a favore non già dei potenti, ma degli ultimi della società.... La vera novità introdotta da Gesù circa il Regno di Dio sembra essere stata l'idea che questo Regno non dovesse essere più il termine di un'attesa futura, ma dovesse essere realizzato subito con un impegno immediato di trasformazione spirituale. Nel racconto del Vangelo di Luca, infatti, egli comincia la predicazione, affermando la necessità che i prigionieri siano liberati, i debiti condonati, ogni servitù abolita, ogni oppressione sciolta. Egli si riferisce al cosiddetto anno di grazia del Signore, che l'antica società templare ebraica praticava ogni cinquant'anni, imponendo l'annullamento degli acquisti immobiliari e dei gravami personali costituiti nei 49 anni precedenti e che il profeta Isaia aveva sostenuto dovesse essere attuato per ogni forma di ricchezza e di soggezione, in modo da eliminare scandalose ingiustizie. Gesù, infatti, fattosi consegnare dall'inserviente della sinagoga il rotolo biblico dove Isaia preannuncia il suo integrale anno di grazia del Signore, lo legge ad alta voce ai presenti per proclamare solennemente : "Oggi questa scrittura si compie nel momento stesso in cui le vostre orecchie la ascoltano". Insomma, quello annunciato dal Messia è un programma sociale ed economico che potremmo definire rivoluzionario. I due autori succitati si spingono ad affermare che: "Il Regno di Dio nel modo in cui Gesù lo intende è la più radicale forma di comunismo mai pensata nella storia: un comunismo fatto derivare non da bisogni generati dalla storia, ma da decreti divini anteriori ad ogni storia e pensato di conseguenza, non come obiettivo politico, ma come pratica di vita religiosa."
Ora, la conclusione sopra riportata mi pare, più che eccessiva, parziale, giacché ignora le altre componenti (escatologiche, teologiche, sapienziali, misteriche...) del Kerigma divulgato dal Messia. Nondimeno è vero che le rivendicazioni economiche non furono estranee al piano concepito dal Cristo: il debito inestinguibile, l'interesse, la schiavitù per i debitori insolventi sono aberrazioni e, come tali, condannate dal Messia.
Nel 594-593 a.C. il legislatore Solone, eletto arconte ad Atene, comprese che le tensioni e gli squilibri sociali potevano essere ridotti solo proibendo la schiavitù per debiti e con l'eliminazione delle ipoteche contratte dai piccoli agricoltori (la seisachteia). I saggi provvedimenti di Solone culminarono nello sradicamento dei cippi che segnavano le ipoteche nei fondi: fu un gesto simbolico di enorme portata. Si è che nella mentalità antica un sistema basato sul debito, sulla prepotenza dei creditori e sulle vergognose speculazioni dei banchieri, benché diffuso in alcuni contesti (Babilonia in primis), era sentito come iniquo ed illegale.
Oggi, invece, del signoraggio bancario molti ignorano la stessa esistenza ed alla massa appare del tutto normale che chi riceve un prestito debba restituire la somma, versando un interesse più o meno alto. E' proprio l'interesse la vergogna per eccellenza! E' l'interesse, insieme con il signoraggio, a determinare l'inflazione da cui l'usura stessa dovrebbe proteggere. Il denaro non va prestato ad usura e nemmeno prestato e basta: chi possiede delle ricchezze doni il superfluo agli indigenti. E' questo un altro insegnamento evangelico (utopistico quanto si vuole, ma condivisibile) cui usurai istituzionali e vescovi-banchieri che si dichiarano "cristiani" (sic) sono del tutto sordi. L'apparato economico del mondo odierno è fondato su frodi, ladrocini, vessazioni: la Banca europea che stampa le banconote non agisce in modo differente da un falsario che crea e stampa biglietti contraffatti. "Rapinare una banca è un reato, ma fondarne una è un reato ben più grave", ci rammenta Bertold Brecht. Ezra Pound vide correttamente nell'usura la mostruosa piaga della società. Pure le tasse (tutte) sono spoliazioni, soperchierie nei confronti di cittadini le cui risorse, frutto di sudore, sono depredate per finanziare guerre ed altre operazioni scellerate, usate contro la collettività.
Anche Paolo (o chi per lui) in 2, Col. 2, 13-14 usa termini economici: "Con lui Dio ha dato vita anche a voi, che eravate morti per i vostri peccati e per l'incirconcisione della vostra carne, perdonandoci tutti i peccati, annullando il documento scritto del nostro debito, le cui condizioni ci erano sfavorevoli. Egli lo ha tolto di mezzo inchiodandolo alla croce." Qui, però, il senso sociale si è completamente perduto, eclissato da un'interpretazione soteriologica e meta-storica: d'altronde non stupisce tale distanza rispetto al messaggio del Cristo in chi, sul piano politico, manifesta concezioni differenti, dettate più che altro da esigenze di captatio benevolentiae nei confronti del potere. Infatti l'apostolo dei Gentili (Romani, 13. 1-6) esorta i destinatari della sua lettera nel modo seguente: "Ognuno sia soggetto alle autorità superiori, poiché non c'è autorità che non venga da Dio e quelle che esistono sono costituite in Dio [...] Per questo dovete anche pagare le imposte, perché sono pubblici funzionari di Dio, addetti interamente a tale ufficio" etc. Qui si nota la discrepanza rispetto a chi aveva ammonito: "Date a Cesare quel che è di Cesare, a Dio quel che è di Dio, a me quel che è mio", con chi aveva affermato: "Satana è l'Arconte di questo mondo"
Dunque, quando recitiamo o ascoltiamo la domanda: "Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori", ricordiamone il risvolto economico-sociale. Solo una società, senza gli ingranaggi stritolanti dell'interesse, dell'interesse capitalizzato, della riserva frazionaria, del denaro creato dal nulla, dell'inflazione, del debito... tutti strumenti di coercizione e di asservimento dell'umanità, sarà una società equa... Anzi, sarebbe.
[1] Di passaggio accenno al fatto che una traduzione appropriata dovrebbe introdurre "perché" e non "come". Ne scaturirebbe un significato meno ragionieristico.
Alcuni storici sottolineano la valenza politica ed economica della predicazione riferibile al Messia (di David), soffermandosi su alcuni passi dei Vangeli. Bontempelli e Bruni scrivono in Civiltà storiche e loro documenti, Milano, 1993: "Nel Regno di Dio entreranno coloro che sono stati capaci di rifiutare di perseguire nella loro vita il profitto economico. Nel Regno di Dio entreranno coloro che non si sono assuefatti alle gerarchie di potere e si sono prestati a favore non già dei potenti, ma degli ultimi della società.... La vera novità introdotta da Gesù circa il Regno di Dio sembra essere stata l'idea che questo Regno non dovesse essere più il termine di un'attesa futura, ma dovesse essere realizzato subito con un impegno immediato di trasformazione spirituale. Nel racconto del Vangelo di Luca, infatti, egli comincia la predicazione, affermando la necessità che i prigionieri siano liberati, i debiti condonati, ogni servitù abolita, ogni oppressione sciolta. Egli si riferisce al cosiddetto anno di grazia del Signore, che l'antica società templare ebraica praticava ogni cinquant'anni, imponendo l'annullamento degli acquisti immobiliari e dei gravami personali costituiti nei 49 anni precedenti e che il profeta Isaia aveva sostenuto dovesse essere attuato per ogni forma di ricchezza e di soggezione, in modo da eliminare scandalose ingiustizie. Gesù, infatti, fattosi consegnare dall'inserviente della sinagoga il rotolo biblico dove Isaia preannuncia il suo integrale anno di grazia del Signore, lo legge ad alta voce ai presenti per proclamare solennemente : "Oggi questa scrittura si compie nel momento stesso in cui le vostre orecchie la ascoltano". Insomma, quello annunciato dal Messia è un programma sociale ed economico che potremmo definire rivoluzionario. I due autori succitati si spingono ad affermare che: "Il Regno di Dio nel modo in cui Gesù lo intende è la più radicale forma di comunismo mai pensata nella storia: un comunismo fatto derivare non da bisogni generati dalla storia, ma da decreti divini anteriori ad ogni storia e pensato di conseguenza, non come obiettivo politico, ma come pratica di vita religiosa."Ora, la conclusione sopra riportata mi pare, più che eccessiva, parziale, giacché ignora le altre componenti (escatologiche, teologiche, sapienziali, misteriche...) del Kerigma divulgato dal Messia. Nondimeno è vero che le rivendicazioni economiche non furono estranee al piano concepito dal Cristo: il debito inestinguibile, l'interesse, la schiavitù per i debitori insolventi sono aberrazioni e, come tali, condannate dal Messia.
Nel 594-593 a.C. il legislatore Solone, eletto arconte ad Atene, comprese che le tensioni e gli squilibri sociali potevano essere ridotti solo proibendo la schiavitù per debiti e con l'eliminazione delle ipoteche contratte dai piccoli agricoltori (la seisachteia). I saggi provvedimenti di Solone culminarono nello sradicamento dei cippi che segnavano le ipoteche nei fondi: fu un gesto simbolico di enorme portata. Si è che nella mentalità antica un sistema basato sul debito, sulla prepotenza dei creditori e sulle vergognose speculazioni dei banchieri, benché diffuso in alcuni contesti (Babilonia in primis), era sentito come iniquo ed illegale.
Oggi, invece, del signoraggio bancario molti ignorano la stessa esistenza ed alla massa appare del tutto normale che chi riceve un prestito debba restituire la somma, versando un interesse più o meno alto. E' proprio l'interesse la vergogna per eccellenza! E' l'interesse, insieme con il signoraggio, a determinare l'inflazione da cui l'usura stessa dovrebbe proteggere. Il denaro non va prestato ad usura e nemmeno prestato e basta: chi possiede delle ricchezze doni il superfluo agli indigenti. E' questo un altro insegnamento evangelico (utopistico quanto si vuole, ma condivisibile) cui usurai istituzionali e vescovi-banchieri che si dichiarano "cristiani" (sic) sono del tutto sordi. L'apparato economico del mondo odierno è fondato su frodi, ladrocini, vessazioni: la Banca europea che stampa le banconote non agisce in modo differente da un falsario che crea e stampa biglietti contraffatti. "Rapinare una banca è un reato, ma fondarne una è un reato ben più grave", ci rammenta Bertold Brecht. Ezra Pound vide correttamente nell'usura la mostruosa piaga della società. Pure le tasse (tutte) sono spoliazioni, soperchierie nei confronti di cittadini le cui risorse, frutto di sudore, sono depredate per finanziare guerre ed altre operazioni scellerate, usate contro la collettività.
Anche Paolo (o chi per lui) in 2, Col. 2, 13-14 usa termini economici: "Con lui Dio ha dato vita anche a voi, che eravate morti per i vostri peccati e per l'incirconcisione della vostra carne, perdonandoci tutti i peccati, annullando il documento scritto del nostro debito, le cui condizioni ci erano sfavorevoli. Egli lo ha tolto di mezzo inchiodandolo alla croce." Qui, però, il senso sociale si è completamente perduto, eclissato da un'interpretazione soteriologica e meta-storica: d'altronde non stupisce tale distanza rispetto al messaggio del Cristo in chi, sul piano politico, manifesta concezioni differenti, dettate più che altro da esigenze di captatio benevolentiae nei confronti del potere. Infatti l'apostolo dei Gentili (Romani, 13. 1-6) esorta i destinatari della sua lettera nel modo seguente: "Ognuno sia soggetto alle autorità superiori, poiché non c'è autorità che non venga da Dio e quelle che esistono sono costituite in Dio [...] Per questo dovete anche pagare le imposte, perché sono pubblici funzionari di Dio, addetti interamente a tale ufficio" etc. Qui si nota la discrepanza rispetto a chi aveva ammonito: "Date a Cesare quel che è di Cesare, a Dio quel che è di Dio, a me quel che è mio", con chi aveva affermato: "Satana è l'Arconte di questo mondo"
Dunque, quando recitiamo o ascoltiamo la domanda: "Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori", ricordiamone il risvolto economico-sociale. Solo una società, senza gli ingranaggi stritolanti dell'interesse, dell'interesse capitalizzato, della riserva frazionaria, del denaro creato dal nulla, dell'inflazione, del debito... tutti strumenti di coercizione e di asservimento dell'umanità, sarà una società equa... Anzi, sarebbe.
[1] Di passaggio accenno al fatto che una traduzione appropriata dovrebbe introdurre "perché" e non "come". Ne scaturirebbe un significato meno ragionieristico.

