L'immensa sputtanata a Zelig

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Scopo del Blog

Raccolgo il suggerimento e metto qui ben visibile lo scopo di questo blog.

Questo e' un blog satirico ed e' una presa in giro dei vari complottisti (sciacomicari, undicisettembrini, pseudoscienziati e fuori di testa in genere che parlano di 2012, nuovo ordine mondiale e cavolate simili). Qui trovate (pochi) post originali e (molti) post ricopiati pari pari dai complottisti al fine di permettere liberamente quei commenti che loro in genere censurano.

Tutto quello che scrivo qui e' a titolo personale e in nessun modo legato o imputabile all'azienda per cui lavoro.

Ciao e grazie della visita.

Il contenuto di questo blog non viene piu' aggiornato regolarmente. Per le ultime notizie potete andare su:

http://indipezzenti.blogspot.ch/

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Monday, May 25, 2015

Colite, colite ulcerosa, appendicite e morbo di Crohn - la loro correlazione con la disbiosi intestinale

http://scienzamarcia.blogspot.it/2015/05/colite-colite-ulcerosa-appendicite-e.html

Colite, colite ulcerosa, appendicite e morbo di Crohn - la loro correlazione con la disbiosi intestinale

Chi conosce già i libri "Sindrome Psico-intestinale (scritto dalla dottoressa Natasha Campbell-McBride), Intestino sano con la dieta dei carboidrati specifici (scritto dalla biologa Elaine Gotschall), "Management of celiac disease (scritto dal dottor Haas e moglie), dovrebbe aver epochi dubbi sul fatto che colite e appendicite siano correlate alla disbiosi intestinale. Ad ogni modo ecco alcune ulteriori informazioni desunte da alcune ricerche recenti, reperibili sul sito pubmed (database governativo statunitense sulle ricerche scientifiche in ambito medico e biologico).

Il primo articolo che segnalo è Acute appendicitis is characterised by local invasion with Fusobacterium nucleatum/necrophorum (L'appendicite acuta è caratterizzata dall'invasione locale di Fusobacterium nucleatum/necrophorum); in tale articolo come mostra già il titolo, si evidenzia come l'attacco di appendicite acuta sia caratterizzato (nella maggior parte dei casi) da un'invasione di questi batteri patogeni nell'appendice:
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/19926616 

Ma come possono questi batteri superare le normali difese dell'organismo e causare un tale danno? Nell'organismo sano i batteri patogeni presenti nell'apparato digerente vengono tenuti a bada dal batteri simbionti, i "batteri amici" che ci aiutano a digerire e assimilare il cibo, che producono vitamine a noi utili, e la cui presenza impedisce ai germi cattivi di attecchire. Solo uno squilibrio della flora intestinale (disbiosi), che spesso si accompagna ad una proliferazione incontrollata della Candida, può indebolire le difese nel nostro intestino e far sì che i Fusobatteri infettino l'appendice.
Di quanto appena detto troviamo conferma anche nell'articolo Gut microbiota: next frontier in understanding human health and development of biotherapeutics (Il microbiota dell'intestino: la prossima frontiera nella comprensione della salute umana e nello sviluppo di terapie biomediche), nel quale si fa cenno a casi di colite causate da batteri patogeni che riescono a infettare il colon quando c'è una condizione di squilibrio della microflora dell'intestino:

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3156250/

Dei seguenti due articoli purtroppo non sono disponibili gli abstract ma solo i titoli, che tuttavia sono indicativi.

Local appendiceal dysbiosis: the missing link between the appendix and ulcerative colitis? (Disbiosi locale dell'appendice; l'anello mancante tra l'appendice e la colite ulcerosa?)

Gut microbiota: Diet promotes dysbiosis and colitis in susceptible hosts (Microbiota dell'intestino: la dieta promuove disbiosi e colite in pazienti suscettibili)


L'articolo Phylogenetic analysis of dysbiosis in ulcerative colitis during remission (Analisi filogenetica della disbiosi nella colite ulcerosa surante la remissione) testimonia l'alterazione della microflora intestinale (ovvero la disbiosi) dei pazienti che soffrono di colite ulcerosa:
L'articolo Enteric microbiota leads to new therapeutic strategies for ulcerative colitis (Il microbiota enterico porta a nuove strategie terapeutiche pe la colite ulcerosa) partendo dalla constatazione della presenza di una disbiosi associata alla colite, suggerisce nuove strategie di cura basate sulla 'integrazione di probiotici, l'assunzione di prebiotici ed il trapianto di microbiota fecale:
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4229530/
Per quanto basato su uno studio su cavie, e quindi non troppo affidabile, cito anche l'articolo The murine appendiceal microbiome is altered in spontaneous colitis and its pathological progression che rivela la medesima associazione tra disbiosi e colite:
Dulcis in fundo un cenno abbiamo l'articolo Dysbiosis in inflammatory bowel disease (Disbiosi nelle malattie infiammatorie croniche intestinali - denominazione che comprende morbo di Crohn, colite ulcerosa ed altre malattie simili):
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC1773911/
Ricordo infine che di recente alcuni scienziati hanno ipotizzato che l'appendice sia una sorta di contenitore di microfolora intestinale di riserva, utile a ripopolare l'intestino in caso di diarrea o altri problemi che depauperano l'intestino dei suoi batteri simbionti:

Il rapporto tra celiachia e disbiosi

http://scienzamarcia.blogspot.it/2015/05/il-rapporto-tra-celiachia-e-disbiosi.html

Il rapporto tra celiachia e disbiosi

Per chi non fosse soddisfatto di quanto viene affermato al riguardo nei libri "Sindrome Psico-intestinale (scritto dalla dottoressa Natasha Campbell-McBride), Intestino sano con la dieta dei carboidrati specifici (scritto dalla biologa Elaine Gotschall), "Management of celiac disease (scritto dal dottor Haas e moglie), ecco alcune informazioni desunte da alcune ricerche recenti, reperibili sul sito pubmed (database governativo statunitense sulle ricerche scientifiche in ambito medico e biologico).

Il primo è  Duodenal-Mucosal Bacteria Associated with Celiac Disease in Children (Batteri della mucosa duodenale associati con la celiachia nei bambini).
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3754165/

Lo studio ha raccolto la microflora del duodeno attraverso la biopsia ed ha scoperto che "la malattia è associata con la proliferazione eccessiva di possibili patogeni che escludono i batteri simbionti o i commensali che sono caratteristici di quello che è il microbiota del piccolo intestino in una condizione di salute". Detto in altre povere viene scoperto che sono diminuiti i batteri simbionti (quelli "amici", che ci aiutano a digerire, ad assorbire il cibo, a difenderci dalle infezioni, che producono vitamine) e sono aumentati quelli patogeni (quelli "cattivi", apportatori di malattie, produttori di tossine). In poche parole questo studio indica la presenza della disbiosi intestinale nei soggetti celiaci.
 

Il secondo è Intestinal dysbiosis and reduced immunoglobulin-coated bacteria associated with coeliac disease in children (Disbiosi intestinale e riduzione dei batteri ricoperti da immunoglobuline associata con la celiachia nei bambini)


A conclusione di questo studio si legge che "nei soggetti celiaci la riduzione i batteri ricoperti di Ig-A è associata con la disbiosi intestinale".


Il terzo è Altered duodenal microbiota composition in celiac disease patients suffering from persistent symptoms on a long-term gluten-free diet (Composizione alterata del microbiota dei pazienti celiaci sofferenti di sintomi persistenti dopo una dieta senza glutine protratta per molto tempo)
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25403367
 In questo caso le conclusioni sono che i soggetti celiaci che soffrono ancora di sintomi persistenti dopo un lungo periodo di dieta senza glutine hanno una manifesta disbiosi intestinale.
Il quarto è Non-celiac gluten sensitivity triggers gut dysbiosis, neuroinflammation, gut-brain axis dysfunction, and vulnerability for dementia (Sensibilità al glutine non celiaca innesca la disbiosi, la neuroinfiammazione, la disfunzione dell'asse intestino-cervello, e la vulnerabilità per la demenzia)
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25642988

In questo caso si rileva ancora una volta la correlazione tra disbiosi ed intolleranza al glutine (non celiaca, ovvero in assenza di danno ai villi intestinali), anche se, curiosamente, si suppone che sia l'intolleranza la causa scatenante della disbiosi  piuttosto che il contrario. Del resto tutte i sintomi e le patologie che in tale articolo vengono indicate come correlate alla sensibilità al glutine non celiaca (dal mal di testa alla depressione passando per i disturbi dell'apprendimento), sono proprio le stesse che la dottoressa Campbell-McBride indica come manifestazioni  dello squilibro del microbiota intestinale (la disbiosi intestinale per l'appunto).

Riguardo alla celiachia è interessante anche la lettura dell'articolo why everyone with celiac disease needs vitamin d/ (Perchè tutti i celiaci hanno bisogno di vitamina D), articolo corredato da una discreta bibliografia. Non credo sia un caso che la dottoressa Campbell consigli l'integrazione di olio di fegato di merluzzo (ricco in vitamina D e vitamina A) ai soggetti che presentano disbiosi intestinale.

Wednesday, May 6, 2015

Microflora intestinale e sistema immunitario: la disbiosi è correlata a infiammazione intestinale, malattie autoimmuni, allergia e cancro

http://scienzamarcia.blogspot.ch/2015/05/microflora-intestinale-e-sistema.html

Microflora intestinale e sistema immunitario: la disbiosi è correlata a infiammazione intestinale, malattie autoimmuni, allergia e cancro

Il microbiota intestinale modula le risposte immunitarie durante la salute e la malattia

articolo di June L. Round e Sarkis K. Mazmanian

Dipartimento di biologia del Caltech (Istituto californiano di tecnologia)

pubblicato su: Nature Reviews Immunology 9, 313-323 (Maggio 2009) | doi:10.1038/nri2515

Abstract (riassunto) disponibile on line su

titolo originale:
The gut microbiota shapes intestinal immune responses during health and disease


Riassunto (Abstract)

L’errata regolazione immunologica è la causa di molte malattie umane non infettive quali autoimmunità, allergia e cancro. Il tratto gastrointestinale è il sito primario di interazione tra il sistema immunitario dell’ospite [l’essere umano N.d.T. ] ed i microorganismi, sia quelli simbiotici che quelli patogeni. In questa revisione discutiamo le scoperte che indicano che gli aspetti dello sviluppo del sistema immunitario adattivo sono influenzati dalla colonizzazione batterica dell’intestino. Mettiamo anche in evidenza i percorsi molecolari che mediano le interazioni ospite-simbionte che regolano le corrette funzioni immunitarie. Infine presentiamo prove recentemente scoperte che sostanziano l’ipotesi che gli squilibri nel microbiota batterico causano un’errata regolazione delle cellule adattive del sistema immunitario, e questo può sottostare a disordini quali le infiammazioni dell’intestino. Ciò porta a considerare la possibilità che il sistema immunitario dei mammiferi, che sembra essere stato creato per controllare i microorganismi, sia in realtà controllato dai microorganismi.

Thursday, April 30, 2015

Sindrome pre-mestruale e disbiosi intestinale

http://scienzamarcia.blogspot.ch/2015/04/sindrome-pre-mestruale-e-disbiosi.html

Sindrome pre-mestruale e disbiosi intestinale

È davvero fuorviante il pensiero che la donna in occorrenza di alcuni giorni particolari del ciclo mestruale, debba essere sempre nervosa, facile ad esplosioni di rabbia incontrollata, soggetta a mal di testa ed altri dolori molto fastidiosi. In realtà la donna in buona salute, sebbene possa sperimentare sicuramente alcune modificazioni psico-fisiche, non dovrebbe mai manifestare delle sintomatologie di questo tipo, che si configurano invece come una vera e propria sindrome, detta Sindrome Pre-Mestruale

In realtà tali problemi secondo alcune stime affliggono circa il 25% delle donne (almeno nei nostri paesi occidentali), ma secondo altre stime si arriva sino all’80% (ovviamente ci sarà una certa percentuale con sintomi molto evidenti, ed un’altra percentuale con sintomi meno marcati). Secondo un recente sondaggio della Società Italiana di ginecologia e Ostetricia (eseguito su di un campione di 743 donne) la sindrome premestruale colpirebbe l’80% delle donne, compromettendo la vita sociale di 43 donne su cento, la vita di coppia di 53 donne su cento e la vita lavorativa/scolastica di 70 donne su cento. Sicuramente questi dati andrebbero confermati con uno studio su un campione più grande, ma danno l’idea dell’impatto che tale problema ha sulla vita della donna e, di riflesso dell’uomo e della famiglia.

Ma qual è la vera causa della sindrome pre-mestruale? La dottoressa Natasha Campbell-McBride afferma che il suo protocollo GAPS (basato sulla dieta dei carboidrati specifici, ovvero su una dieta paleolitica) è utile anche per guarire dalla sindrome pre-mestruale. La scopo del protocollo GAPS è quello di curare la disbiosi intestinale (carenza di batteri benefici e proliferazione di quelli patogeni), che evidentemente è alla base dei sintomi della sindrome pre-mestruale. Da notare che la disbiosi concorre all’intolleranza al glutine e che in certi giorni del ciclo si manifesta un’alterazione della permeabilità intestinale, che può a sua volta intensificare i sintomi della sensibilità al glutine,  e che la dieta GAPS esclude tutti i cereali (e quindi anche quelli che contengono glutine). Vedi quanto scrive il dottor Jake Paul Fratkin sul fatto che la sindrome dell'intestino poroso può essere causa/concausa ance della sindrome pre-mestruale.

Non è un caso che la dottoressa Daniela Pelotti indichi nella disbiosi intestinale e nella sensibilità al glutine la causa della sindrome premestruale. La dottoressa precisa che il termine sindrome premestruale fu introdotto negli anni ’60 del secolo scorso (quando presumibilmente l’effetto cumulativo di antibiotici, mancato allattamento al seno ed alimentazione scorretta aveva innescato il problema) e che la donna primitiva che seguiva la dieta paleolitica non soffriva di certi problemi ed aveva una mestruazione contenuta.

Un’altra conferma in tale senso ci viene dalla biologa nutrizionista Lorella De Mariani, che nel suo articolo indica nella disbiosi intestinale la causa della sindrome premestruale. La stessa cosa viene affermata da un articolo pubblicato sul sito dell’Istituto Tillotson (clinica di medicina naturale) , sull’articolo pubblicato su un giornale di medicina naturale del Sudafrica, nell’articolo pubblicato sul sito di un’altra clinica di medicina naturale ed altri ancora.

Un articolo del quotidiano La stampa ci informa che delle possibili soluzioni sono l’integrazione di magnesio e vitamina B6, proprio due di quelle sostanze di cui il nostro corpo è carente quando si soffre di disbiosi.

Interessante è anche la testimonianza di Lauren Geertsen, una ragazza che sta guarendo dai suoi problemi di salute (colite ulcerosa) applicando il metodo GAPS, che ha visto risolversi i propri problemi premestruali ed ha scritto un libro “Quit PMS” (“Dire addio alla sindrome premestruale”).

Saturday, April 25, 2015

Un post autobiografico - Il legame tra l’intestino e la dipendenza da sostanze (alcool e altre droghe)

http://scienzamarcia.blogspot.ch/2015/04/il-legame-tra-lintestino-e-la.html

Il legame tra l’intestino e la dipendenza da sostanze (alcool e altre droghe)

La dottoressa Natasha Campbell-McBride afferma che il suo protocollo GAPS (basato sulla dieta dei carboidrati specifici, ovvero su una dieta paleolitica) è utile anche per risolvere i problemi legati alla dipendenza da sostanze (alcool e altre droghe). La scopo del protocollo GAPS è quello di curare la disbiosi intestinale (carenza di batteri benefici e proliferazione di quelli patogeni), che evidentemente concorre (assieme a una serie di problematiche sociali e psicologiche) all’instaurarsi di una dipendenza.

Non è un caso che il metodo Gerson (nato allo scopo di curare tumore e tubercolosi, e basato sulla pulizia dell’intestino e del fegato) ha dato buoni risultati anche nel risolvere problemi di dipendenza da sostanze. Se la dieta GAPS (una versione della dieta dei carboidrati specifici) abolisce del tutto i carboidrati complessi (e quindi tutti i cereali, gli pseudo-cereali e i tuberi amidacei), la dieta associata al metodo Gerson del resto prevede ben pochi carboidrati, ben poco glutine (un po’ di avena) e tantissima frutta e verdura biologica, cruda sotto forma di spremute.

È interessante ricordare che una dieta senza glutine e caseina apporta notevoli miglioramenti nei soggetti autistici e nei cosiddetti schizofrenici (gli appartenenti alle categorie sono nel 90% dei casi intolleranti alle due sostanze). La disbiosi intestinale impedisce una corretta digestione di diverse sostanze; in particolare l’incompleta digestione di glutine e caseina genera gluteomorfine e caseomorfine, sostanze morfinosimili, che innescano una vera e propria dipendenza da latticini e da farinacei contenenti glutine. Questo fenomeno potrebbe contribuire a spiegare il legame tra intestino e dipendenza da sostanze.

Saturday, March 15, 2014

Le strutture dei biofilm e la loro importanza per la salute umana

http://scienzamarcia.blogspot.it/2014/03/le-strutture-dei-biofilm-e-la-loro.html

Le strutture dei biofilm e la loro importanza per la salute umana

In tempi relativamente recenti la scienza, la medicina e la microbiologia hanno scoperto le strtture dei cosiddetti "biofilm", ovvero aggregazioni di organismi unicellulari che spesso divengono così complesse da poter essere considerate quasi come un unico organismo vivente, in maniera non molto differente da come avviene per le spugne.
Si tratta di particolari strutture che aderiscono a superfici sia biologiche (come per esempio le pareti dell'intestino) che artificiali (come ad esempio la parete interna di un catetere), costituite di una matrice polimerica composta di polisaccaridi all'interno della quale vivono colonie di micro-organismi. Quando il numero delle cellule presenti nella colonia supera un certo livello (quorum) tra le diverse cellule vengono scambiati persino molecole chimiche che hanno funzione di trasmettitori, ma vengono scambiati anche materiali genetici. A tale scopo i biofilm presentano spesso dei veri e propri canali che potremmo anche vedere come un rozzo apparato circolatorio, nervoso, escretore.

La matrice a base di polisaccaride del biofilm è caricata negativamente, e sono frammisti ai polisaccaridi degli ioni metallici positivi di calcio manganese e ferro che ne permettono la coesione. Si crea così una struttura che protegge gli organismi unicellulari da radiazioni e agenti chimici, ma anche dall'effetto degli antibiotici e dall'azione del sistema immunitario dell'organismo che li ospita.
Ed è proprio questo aspetto che rende importantissima la presenza dei biofilm nell'organismo umano quando essi sono formati da batteri patogeni oppure da batteri commensali che, in soggetti immunodepressi, subiscono una proliferazione eccessiva. Lo stesso batterio nella sua forma libera (o planctonica) può essere abbastanza facilmente identificato e colpito da un sistema immunitario efficiente o dai farmaci (come gli antibiotici), ma all'interno del biofilm può diventare 100 volte più resistente.

Ciò vuol dire che a volte i focolai infettivi responsabili di una certa patologia non sono esterni ma interni, e che non possono essere eliminati fintanto che non vengono eliminati i biofilm.  In effetti sebbene molte cellule trovino rifugio all'interno del biofilm esse vivono in equilibrio con un numero variabile di individui liberi (planctoniche) dello stesso batterio  che si staccano dal biofilm stesso. Di conseguenza molte malattie croniche e/o autoimmuni possono essere causate da agenti patogeni che, riparati nella struttura del biofilm, non si riescono ad eliminare. La struttura del biofilm, che ripara i patogeni, è quindi fortemente correlata al problema della disbiosi intestinale e della sua risoluzione, ma anche a problematiche dentali, dal momento che anche la famosa placca dentale è stata recentemente riconsiderata come una struttura a base di biofilm.

I biofilm infatti non hanno una membrana esterna proteica e proprio per questo motivo il sistema immunitario non li riconosce come un pericolo e non li attacca. Da notare per altro che l'integrazione di calcio ferro e manganese (elementi cardine della struttura del biofilm) può essere controproducente.

Un metodo chimico-farmaceutico di aggredire il biofilm (un metodo che presenta diversi effetti collaterali ovviamente) è quello di rompere i legami a base di ioni metallici con il chelante L'EDTA in modo che i batteri non siano più protetti e di somministrare quindi un antibiotico per eliminarli.
Secondo quando scritto da Kerri Rivera nel suo libro (che descrive un protocollo per la guarigione dall'autismo, ma anche da molte malattie causate da disbiosi e parassitosi), il biossido di cloro somministrato per via orale e per via rettale (in opportune basse diluizioni) ha la duplice funzione di distruggere la coesione della matrice del biofilm e di aggredire i patogeni che ne fuoriescono. La conferma di questa affermazione avviene dalla Lenntech, azienda che si occupa di trattamento e purificazione dell'acqua, la quale nel suo sito riferisce espressamente:
"È stato dimostrato oltre ogni dubbio che il biossido di cloro rimuove il biofilm dai sistemi acquosi e ne impedisce la formazione una volta dosato ad un basso livello continuo. L'ipoclorito d'altra parte si è rivelato avere scarso effetto sui biofilm."
Si tratterebbe quindi di un'alternativa molto più naturale e che presenta come effetti collaterali solo una eventuale reazione di Herheimer. Da notare che la reazione di Herxheimer non è un vero e proprio effetto collaterale, ma è una sorta di reazione di disintossicazione, che però a volte può essere anche molto pesante; è possibile evitarla iniziando con dosi molto ma molto basse e poi piano piano andando ad aumentare.




Per approfondimenti sui biofilm vedi anche i documenti seguenti

Biofilm microbici, formazione e funzioni

Biofilm batterici

Tuesday, February 18, 2014

Non solo la dieta GAPS può combattere la disbiosi

http://scienzamarcia.blogspot.it/2014/02/non-solo-la-dieta-gaps-puo-combattere.html

Non solo la dieta GAPS può combattere la disbiosi


NB: questo articolo fornisce solo informazioni e non costituisce assolutamente un consiglio terapeutico, il quale può essere fornito solo un medico competente. Ci si augura che la scienza medica ufficiale possa prima o poi orientarsi verso la sperimentazione di metodi naturali simili a quelli descritti ed ipotizzati nel presente articolo, onde sottoporli a un controllo clinico.


Secondo me una dieta a base dei reali alimenti che la natura mette a disposizione dell'uomo (dieta paleo/GAPS), il meno processati possibile, è una delle scelte migliori che si possa fare per recuperare e mantenere la salute, però è anche vero che una dieta senza cereali è a volte dura da fare e che alla fine costa un po' di più.
Per questo ritengo molto importante studiare possibili alternative alla dieta paleo/GAPS per ripristinare la corretta microflora intestinale. Alcune mie osservazioni, alcune mie esperienze, alcune letture, oltre a talune esperienze raccontatemi da alcuni amici, mi hanno indotto a ragionare su tale problema e a scrivere il presente articolo.

La prima osservazione è che, nel corso della mia dieta senza cereali ed amidacei (non proprio GAPS visto che non mangio carne né pesce, ma solo uova) ho provato diverse volte delle reazioni di Herxheimer anche piuttosto pesanti. Quando si uccidono troppi patogeni in una volta sola essi scoppiano e liberano di colpo tutte le tossine presenti nelle proprie cellule, con l'effetto di aggravare almeno momentaneamente i sintomi pre-esistenti. A volte gli effetti di questa re-intossicazione sono anche a lungo termine, e quindi ho scoperto (col senno di poi) che oltre a mettere in atto alcuni comportamenti che posso aiutare a smaltire le tossine, è meglio "tornare indietro" con la dieta alla primissima fase, quella senza fibre (la dieta introduttiva GAPS, ovvero nel mio caso una dieta poverissima di fibre e ricca di centrifughe). Nel suo libro "Sindrome psico-intestinale" la dottoressa Campbell non tocca tale questione, ma ne ha fatto cenno durante le sue conferenze (l'ho scoperto un po' in ritardo però).

Queste reazioni all'effetto benefico dei probiotici sono a volte fortissime anche se si assume una goccia di fermenti lattici o una punta di cucchiaino di crauti (o yogurt o altro cibo fermentato). Nei primi giorni della dieta può non succedere (personalmente ho mandato giù una o due bustine di fermenti lattici al giorno senza che mi succedesse alcun ché), ma man mano che i patogeni hanno sempre meno cibo (a causa della dieta) l'effetto dei probiotici è enormemente amplificato rispetto a quel blando effetto che potrebbero avere (almeno per chi ha una disbiosi intestinale) quando li si assume continuando a mangiare cereali ed amidacei.

Ma lo stesso incredibile effetto l'ho sperimentato con altre due sostanze: l'acqua ossigenata al 35% (food-grade) ed alti dosi vitamina C, e per quanto ne so un'altra sostanze ha delle proprietà simili, il biossido di cloro (ovvero il MMS, che sono tentato di sperimentare a breve, ma in dosi minime per non ricadere nei vecchi errori, e che secondo la testimonianza di Kerry Rivera ha aiutato, assieme ad un certo protocollo nutrizionale ed anti-parassitario, a guarire dall'autismo moltissimi bambini ) e pare anche l'ipoclorito di sodio (il primo libro sul metodo Ruffini tratta dell'uso topico di ipoclorito di sodio, mentre il prossimo libro dovrebbe trattare dell'uso sistemico di tale sostanza, opportunamente diluita. Prima di azzardarmi a scrivere simili cose, incredibili persino a me stesso fino a qualche anno fa, ho raccolto diverse testimonianze favorevoli.

In realtà il biossido di cloro (MMS) l'avevo già provato 5 anni fa, ma non tolleravo l'acidità del composto biossido di cloro + acido citrico (che si usa come attivatore). Ho scoperto solo in tempi recenti che la causa di ciò in realtà era l'ipocloridria di cui soffrivo a causa della disbiosi. Quanto alla guarigione dall'autismo, l'ultima edizione del libro di Kerry Rivera (che presto verrà tradotta in italiano) riporta molte testimonianze di persone che si firmano con nome e cognome e spesso autorizzano la pubblicazione della propria foto.

Il punto di partenza per la stesura di questo articolo è stata la segnalazione di un mio conoscente che mi ha rivelato di essere guarito dall'allergia con metodo del libro "The One Minute Cure, ovvero assunzione di acqua ossigenata in piccole quantità. Leggendo alcuni stralci del libro in questione da una parte, e la testimonianza di questo mio conoscente dall'altra (che oltre ad uccidere i patogeni con l'ossigeno attivo liberato dal perossido ha anche integrato fermenti lattici con yogurt/kefir fatto in casa) la cosa in effeti mi è sembrata sensata. L'ossigeno attivo (per esempio sotto forma di ozono) viene attualmente utilizzato come disinfettante sia in medicina che nelle migliori piscine, e chiunque può rendersene conto facendo una ricerca su pubmed.

Quanto alla vitamina C sapevo già dalle mie lettura precedenti che in alte dosi potesse essere un'antogonista della Candida e che quindi potesse essere d'aiuto nel trattamento della disbiosi intestinale, ma non avevo mai sperimentato davvero tale azione fino a quando non l'ho provata associandola alla dieta senza carboidrati complessi (cereali, pseudo-cereali ed amidacei). La strage che ha fatto di alcuni patogeni intestinali mi ha causato una forte reazione di Herxheimer, persino più forte di quella causatami dall'acqua ossigenata

L'idea che mi viene è che quindi l'abbinamento tra una dieta opportuna (magari senza glutine, soia e caseina, come nella dieta descritta da Kerry Rivera, sicuramente  meno restrittiva e più semplice e meno costosa da implementare della dieta paleo) un qualche metodo naturale per debellare i patogeni intestinali, all'occorrenza un protocollo anti-parassitario e l'integrazione di fermenti lattici/cibi fermentati, potrebbe essere un'alternativa valida al protocollo GAPS.

Una conferma a tale idea mi è venuta anche dalla rilettura dela storia di Norman Cousin(da egli raccontata nel libro autobiografico Anatomy of an illness) che con la cura della risata e della vitamina C era guarito dalla spondilosite anchilosante. Come ho già dimostrato in un precedente articolo la spondilosite anchilosante è una delle tante malattie correlate alla disbiosi intestinale, e se è vero che la vitamina C distrugge alcuni patogeni correlati alla disbiosi (come la Candida) e che il benessere psichico aiuta anch'esso (i batteri benefici possono persino essere danneggiati dallo stress, ed è facile ipotizzare che il sorriso e la gioia abbiano un effetto opposto), la "miracolosa" guarigione di Norman Cousin potrebbe essere fondata su un meccanismo chiaro e comprensibile: la vitamina C debella alcuni parassiti intestinali, coadiuvata dal benessere psicofisico indotto dalla cura del sorriso, la disbiosi regredisce e con essa il suo sintomo più evidente (la spondilosite anchilosante).

Ovviamente alte dosi di vitamina C sono osteggiate dalla medicina ufficiale, per quanto il lavoro pionieristico di Linus Pauling dovrebbe bastare a mio giudizio a smentire questo pregiudizio. Potete scaricare/leggere il suo libro da questo link.

Infine merita un cenno anche la dieta macrobiotica, in particolare alcuni regimi un po' più restrittivi come la dieta Ma-Pi 2, ideata da Mario Pianesi ed applicata con successo per la cura del diabete; non so fino a che punto un tale regime dietetico possa guarire una disbiosi intestinale.

Monday, January 20, 2014

Svenimenti, anemia, disbiosi, candidosi, respirazione

http://scienzamarcia.blogspot.it/2014/01/svenimenti-anemia-disbiosi-candidosi.html

Svenimenti, anemia, disbiosi, candidosi, respirazione

Iniziamo con una buona notizia, secondo quanto leggo sul sito ispirato al lavoro del dottor Buteyko, gli svenimenti si possono prevenire con gli esercizi di respirazione (metodo Buteyko per l'appunto), vedi
http://www.buteykoclinic.it/achi.htm

Notevole è il fatto che la teoria del dottor Buteyko e della sua scuola è che l'iperventilazione causa tutta una serie di patologie, diminuendo l'ossigenazione di organi e tessuti, danni cui si rimedia appunto con gli esercizi di respirazione che aumentando il tasso di anidride carbonica del sangue spingono maggiore ossigeno dai capillari ai tessuti. Ed ecco che a conferma di quanto appena scritto c'è la diffusione della moda di procurarsi lo svenimento da soli uttilizzando l'iperventilazione forzata, a volte con lo scopo di saltare la scuola (ma non solo). Si tratta di una pratica insensata e pericolosa che ha già causato molte morti (vedi http://www.tgcom24.mediaset.it/skuola/2013/notizia/modi-per-saltare-la-scuola-arriva-lo-svenimento-indotto_2007714.shtml). Sta di fatto che viene confermato il legame tra svenimento e respirazione.

A parte questo mi è venuto il forte sospetto che alla base di molti casi di svenimenti frequenti ci sia come Candidosi/disbiosi intestinale; facendo una ricerca su internet si trovano infatti testimonianze di persone sofferenti di Candidosi/disbiosi e di svenimenti frequenti, come ad esempio al seguente link:

Inoltre è ben noto che gli svenimenti possono essere conseguenza della pressione bassa (la quale a sua volta può essere concausata dalle tossine della Candida); ed è anche vero gli esercizi di respirazione Buteyko d'altronde normalizzano la pressione. Il seguente sito menziona gli svenimenti come uno dei sintomi della Candidosi:

Anche l'anemia spesso causa svenimenti (vedi  http://www.cibo360.it/cibo_salute/altrepatologie/anemia.htm). La dottoressa Campbell nel suo libro La Sindrome Psico-intestinale indica che le persone con disbiosi intestinale (e quindi anche molte delle persone etichettate come depresse, schizofreniche, iperattive, o sofferenti di una delle molte patologie correlate alla disbiosi intestinale come celiachia, morbo di Corhn etc.) hanno una forma più o meno accentuata di anemia.




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Dieta Gaps e Metodo Buteyko - un'esperienza personale

Friday, December 27, 2013

Epilessia, possibili cause e rimedi - parte 1

http://scienzamarcia.blogspot.it/2013/12/epilessia-possibili-cause-e-rimedi.html

Epilessia, possibili cause e rimedi - parte 1


Questo è il terzo articolo sull'epilessia pubblicato sul blog scienzamarcia. I precedenti sono: 
Epilessia e disbiosi (passando per i vaccini e le radiazioni del telefonino) 

NB: Si precisa che questo articolo non costituisce indicazione terapeutica alcuna (la quale spetta ad un medico qualificato) ma fornisce solo materiale informativo.


Epilessia, possibili cause e rimedi (a cura di Lorenzo Acerra con integrazioni di Corrado Penna)

Presento qui un quadretto d'inizio novecento in cui interagiscono tre punti cardinali dell'America di allora: il milionario e potente lobbista Charles Prentice Howard, Rockefeller Jr. che produsse grandi sforzi e finanze per trasformare la gestione della salute in un monopolio sforna-soldi (al Dr. John Howland andò la cattedra del primo dipartimento universitario di pediatria), e il salutismo germanico che era approdato in maniera particolarmente forte dalle parti della California (Macfadden e Conklin).

Febbraio 1916: la sventura volle che Charles P. Howland e consorte dovettero iniziare a confrontarsi quotidianamente con lo strazio degli attacchi epilettici del figlio. Charles, fondatore della Howland, Murray & Prentice Associati, era nelle commissioni politiche ed economiche più importanti a livello nazionale insieme con i suoi amici John D. Rockefeller Jr., Frederick Strauss e Vernon Kellogg. Suo fratello, il prof. John Howland, era uno dei padri fondatori della pediatria americana. Ma né i consulti con lui né quelli con i migliori specialisti della nazione potettero migliorare la situazione del piccolo malato. Presi dalla disperazione, i genitori si rivolsero al Dr. Conklin, medico del Midwest che si era convertito ai metodi di fitness e salute olistica del famosissimo Bernarr Macfadden. La terapia Conklin-Macfadden per l'epilessia consisteva in un digiuno ad acqua. La cosiddetta “terapia” durò tre settimane. Fu così che per la prima volta gli attacchi epilettici smisero.

Sulla scia di Conklin e Macfadden molti altri autori potettero riscontrare che la guarigione dall'epilessia rimaneva stabile dopo i digiuni se si seguiva una dieta senza amidi e senza zucchero di canna (McMurray 1916). Il Dr. Geyelin era un famoso medico ed endocrinologo del New York Presbyterian Hospital che ebbe l'opportunità di osservare la guarigione di un giovane cugino che aveva avuto epilessia per quattro anni. Il dottore ebbe modo di riportare in vari congressi della American Medical Association molti altri casi di guarigione se il digiuno veniva seguito dalla dieta chetogenica. La questione quindi era anche capire cosa fare dopo i digiuni. 

Fu così che venne ideata una "dieta chetogenica" sviluppata negli anni venti alla Mayo Clinic negli Stati Uniti. Tale dieta è basata su una forte riduzione del consumo di carboidrati e proteine a vantaggio dei grassi. Con i bambini si ottennero ottimi risultati, con una mitigazione degli attacchi epilettici nel 95% dei pazienti, ed una totale cessazione nel 60%. La dieta chetogenica fu accettata dalla comunità medica fin tanto che non  iniziò l'era della farmacopea chimica. Con la scoperta dei farmaci anticonvulsivi nel 1938, i forti interessi economici delle aziende farmaceutiche riusciro a far dimenticare la dieta. 

Tuttavia i farmaci anticonvulsivi non funzionano per circa un 30% dei pazienti, e così restò ancora un certo interesse per la dieta chetogenica che fu ulteriormente affinata. In tempi recenti anche la Dieta Atkins Modificata ha portato a dei buoni risultati per il trattamento dell'epilessia.
Un'altro tipo di dieta fu pubblicizzata qualche decennio più tardi da Elaine Gottschal, madre di una ragazza malata di epilessia sin dall'adolescenza, che guarì quando, motivata da disturbi intestinali persistenti, adottò un radicale cambiamente alimentare. La cosiddetta dieta SCD (Specific Carbohydrate Diet, ovvero Dieta dei Carboidrati Specifici), ideata molti anni prima dal dottor Haas, che con questa dieta senza amidacei e senza carboidrati complessi (in sostanza una dieta paleolitica senza cereali, pseudo cereali, tuberi, e gran parte dei legumi). Il libro di Elaine Gotschall è stato appena tradotto in italiano.

Ancora più chiaro ed esplicativo è il libro della dottoressa Campbell-McBride che individua nella disbiosi intestinale la causa di moltissimi casi di epilessia (soprattutto tra i bambini), e spiega come una dieta paleolitica (un'adattamento della dieta SCD denominato Dieta GAPS) possa portare alla guarigione.
Il fatto che l'infiammazione intestinale vada ad abbassare nettamente il valore soglia degli attacchi epilettici è stato dimostrato da Dufour (1984) e Riazi (2004). Le evidenze cliniche per Conklin erano tali che egli definì l'epilessia pediatrica semplicemente una “epilessia digestiva”. Cioè aveva le sue origini negli intestini ed era curabile. Conklin vedeva guarigioni del 90% dei casi con il digiuno e con la dieta igienista germanica quando i pazienti avevano meno di 10 anni. Per coloro che avevano tra i 15 e i 25 anni di età la percentuale di successi scendeva al 60% e per coloro che avevano da 40 anni in su le probabilità che il digiuno apportasse miglioramenti sostanziali erano ridotte al lumicino.
Secondo alcuni autori la teoria focale giustificava queste grosse differenze con l'età. Per esempio costituiscono un grosso campo di disturbo i denti del giudizio impattati o con carenza di spazio (vedi www.youtube.com/watch?v=R2xYj9AZvfI). A tale campo di disturbo si aggiunge negli anni il progressivo peggioramento della salute degli altri denti, con infezioni e necrosi varie nel cavo orale che diventerebbero il cofattore principale delle malattie degenerative e nel caso specifico delle epilessie resistenti a trattamenti (Cotton HA, 1921).

La discussione si aprì in ogni parte d'America. Il fatto che il digiuno liberasse temporaneamente i piccoli pazienti dalle convulsioni non era messo in discussione. L'informazione fu riportata su tutti i manuali di neurologia. L'unico modo in cui questo fenomeno poteva essere attaccato erano focalizzare il discorso sulla pochezza dei risultati registrabili un paio di mesi dopo essere tornati all'alimentazione solida senza regole. Il digiuno evidentemente poteva costituire un varco verso un miglioramento definitivo solo se il medico era in grado di dare istruzioni precise al paziente sulla chetogenica o un'alimentazione igienista. Altrimenti, se il medico ignorava ciò, gli attacchi epilettici sarebbero tornati nel giro di un paio di mesi quasi ai livelli precedenti.

Cinquant'anni dopo però l'ultimo dei manuali di neurologia pediatrica che ancora conteneva un accenno sulle possibili manipolazioni dietetiche per controllare l'epilessia era il Livingston (1972): “Comprehensive Management of Epilepsy in Infancy, Childhood and Adolescence”, che si occupava però solo della variante chetogenica post-digiuno.

Nel film Non nuocere (1997) la neurologa dell'ospedale dice che un libro del genere, altrimenti perfetto in ogni sua parte, aveva quell'unica pecca dell'accenno ad una possibilità terapeutica così poco scientifica come un cambio di alimentazione.

Friday, November 8, 2013

DIABETE MELLITO E DISBIOSI INTESTINALE

http://scienzamarcia.blogspot.it/2013/11/diabete-mellito-e-disbiosi-intestinale.html

DIABETE MELLITO E DISBIOSI INTESTINALE


Ho fatto una breve ricerca su diabete mellito e disbiosi, la lista dei risultati è stata impressionante. Ciò vuol dire che moltissimi operatori sanitari sanno (e scrivono) del rapporto causale tra la disbiosi intestinale e questa forma di diabete. 
Vedi per esempio il sito del centro medico di medicina biologica di Monza (http://www.centrodimedicinabiologica.it/idrocolonterapia-problemi-intestinali-iridologia-monza/) ove leggiamo:
La conseguenza più pericolosa della disbosi intestinale e’ una drastica riduzione delle difese immunitarie dell’organismo : possono insorgere malattie intestinali (coliti, diverticoliti, emmorroidi, sindrome del colon, irritabile), malattie metaboliche ( diabete mellito, obesità, calcoli della colecisti, malattie cardiovascolari ), fino alle patologie auto-immuni (psoriasi, artrite reumatoide, spondilite anchilosante, tiroidite di Hashimoto, miastenia grave). Anche senza giungere a patologie così gravi, un metabolismo disturbato da un’alterazione della normale flora batterica può però portare ad un profondo stato di autointossicazione.
Anche un articolo del Dr. Ruggero Grazioli - Medico chirurgo Specialista in Scienza dell’Alimentazione conferma il legame diabete mellito e disbiosi (http://www.dydnaturalbirth.it/naturopatia/articolo1.html)
I SINTOMI DELLA DISBIOSI A - Locali: Irregolarità dell’alvo (stipsi o diarrea) Meteorismo (gonfiori addominali) Flatulenza Alitosi Coliche addominali Nausea fino ad arrivare al vomito b - Generali: Stanchezza Stato confusionale Cefalea Insonnia c - Compromissione di altri organi od apparati: Dermatosi ( acne, eczemi ) Intolleranze ed allergie alimentari Epatopatie e sintomi da ipertensione portale Diabete mellito Infezioni croniche mucose (cisititi, vaginiti, prostatiti) Alterazioni psichiche


Nel libro del Dr. Giuseppe Nacci intitolato "Come affrontare il diabete" Editoriale Programma (maggio 2011, acquistabile presso http://www.ilgiardinodeilibri.it/autori/_giuseppe-nacci.php?pn=439) leggiamo:
Da diverso tempo la Ricerca Scientifica Indipendente sta cercando di mettere in luce che il Diabete Mellito è una malattia non solo curabile ma, in molti casi, anche guaribile, in base al semplice cambiamento di stile alimentare, riconoscendo nella Disbiosi Intestinale (intestino in disordine, Ndr) la principale causa del Diabete Mellito di Primo Tipo.

Nei pazienti diabetici in trattamento farmacologico, però, dove la terapia medica è mirata soltanto al mantenimento di livelli controllati di Glicemia e dove, quindi, i medicinali non rivestono alcun fine di guarigione dalla malattia, la questione è più delicata, poiché in questi casi bisognerebbe iniziare a sostituire i farmaci chimici di sintesi con particolari piante officinali mirate al ripristino delle normali funzionalità biochimiche dell'organismo.

Fra queste azioni di recupero è compresa anche, per i pazienti affetti da Diabete Mellito di Primo Tipo, la rigenerazione delle stesse cellule Beta del Pancreas: fatto questo non ancora dimostrato ma ritenuto teoricamente possibile, come pure, anche se non ancora provata, la possibile ripresa funzionale dei Glomeruli renali nei casi di Insufficienza Renale Cronica ai primi stadi, patologia presente in circa 1/3 di tutti i casi di Diabete Mellito".
Similmente il dottor Fortunato Loprete segnala il diabete mellito come conseguenza della disbiosi http://www.ossigenoozono.it/Relazioni%20Patologie/Ozono%20Terapia%20e%20disbiosi%20itestinale.pdf

Ulteriore conferme della stessa relazione causale la troviamo nel seguente articolo http://www.proctocastelli.it/disbiosi_intestinale.html


Leggi  tutte le informazioni sulla disbiosi e sulla diera paleolitica per curarla in base alle ricerche della dottoressa Campbell Mc-Bride
http://disbiosi.blogspot.it/

Thursday, October 17, 2013

L glutamina e intestino - una segnalazione sulla disintossicazione da metalli pesanti

http://scienzamarcia.blogspot.co.uk/2013/10/l-glutamina-e-intestino-una.html

L glutamina e intestino - una segnalazione sulla disintossicazione da metalli pesanti

Un interessante protocollo per curare la sindrome dell'intestino poroso (manifestazione spesso correlata alla disbiosi intestinale) si può leggere nel seguente articolo:
Allergie alimentari - parte II
In tale articolo viene discusso l'utilizzo dell'aminoacido L glutamina per guarire l'intestino. Da notare che la glutamina è uno dei tanti aminoacidi che viene prodotto da una flora batterica normale, e la cui produzione può venir meno in caso di disbiosi. 
Le autorità europee però dopo avere valutato l'effetto della glutamina hanno negato l'esistenza di tale effetto  curativo. Ma leggete le testuali parole relative alla questione glutamina e permeabilità intestinale:
Nel valutare gli elementi di prova il gruppo di esperti ha preso in considerazione che gli studi sul ratto e in vitro forniscono prove limitate a sostegno dell'effetto sostenuto negli esseri umani, e che i risultati di due studi non possono essere estrapolati alla popolazione generale. Nel valutare gli elementi di prova il gruppo di esperti ha preso in considerazione che gli studi sul ratto e in vitro forniscono prove limitate a sostegno dell'effetto sostenuto negli esseri umani, e che i risultati di due studi non possono essere estrapolati alla popolazione generale. 
Molto ambigue non è vero? Quando un nuovo farmaco mostra di funzionare sulle cavie lo si approva, in questo caso invece si dice che i risultati non sono estrapolabili alla popolazione generale. Fra l'altro queste parole nascondono l'implicita ammissione che i risultati positivi ci siano.

Del resto sono stati anche pubblicati esperimenti con risultati positvi, come quello in cui si sono ottenuti buon risultati nel curare una colite indotta nei ratti con clisteri di glutamina (e stendiamo qui un velo pietoso su questi crudeli esperimenti sugli innocenti ratti):
http://link.springer.com/article/10.1007/BF02238577.
Tra l'altro essendo un semplice aminoacido naturale e non una molecola sintetizzata chimicamente non si comprende perché non la si sia testata in vivo sui pazienti piuttosto che sui ratti o in vitro, ed a me viene il sospetto che cerchino di insabbiare l'efficacia di un integratore naturale.
Sarà un caso che le bacche di goji (ricche di L glutamina) siano utilizzate in Asia per combattere le allergie? Secondo la dottoressa Campbell-McBrde e secondo diversi studi scientifici da me tradotti l'allergia è correlata alla disbosi la quale a sua volta spesso causa della sindrome dell'intestino permeable (per esempio il lievito Candida quando prolifera passa dall'innocuo stato unicellulare all'aggressivo stato pluricellulare che pianta letteralmente le sue radici nell'intestino danneggiando l'integrità della parete intestinale e causandone la porosità).

Sempre sullo stesso sito menzionato in apertura possiamo leggere di un prodotto (e del relativo protocollo di utilizzo) di un prodotto per la disintossicazione dai metalli pesanti:
La Nuova Crisi della Salute: Avvelenamento da Metalli Pesanti