L'immensa sputtanata a Zelig

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Scopo del Blog

Raccolgo il suggerimento e metto qui ben visibile lo scopo di questo blog.

Questo e' un blog satirico ed e' una presa in giro dei vari complottisti (sciacomicari, undicisettembrini, pseudoscienziati e fuori di testa in genere che parlano di 2012, nuovo ordine mondiale e cavolate simili). Qui trovate (pochi) post originali e (molti) post ricopiati pari pari dai complottisti al fine di permettere liberamente quei commenti che loro in genere censurano.

Tutto quello che scrivo qui e' a titolo personale e in nessun modo legato o imputabile all'azienda per cui lavoro.

Ciao e grazie della visita.

Il contenuto di questo blog non viene piu' aggiornato regolarmente. Per le ultime notizie potete andare su:

http://indipezzenti.blogspot.ch/

https://www.facebook.com/Task-Force-Butler-868476723163799/

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Tuesday, December 2, 2014

La scienza smentisce la correlazione HIV-AIDS

penna, fai una bella cosa: fatti una trasfusione da una persona sieropositiva, tanto poi guarisci da solo.


http://scienzamarcia.blogspot.ch/2014/12/la-scienza-smentisce-la-correlazione.html

La scienza smentisce la correlazione HIV-AIDS

I test per l'AIDS sono validi? Fare click sull'immagine per vederla ingrandita
In un articolo pubblicato su Lancet nel 1992 (http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/0140673692913208) si legge che “per 66 individui positivi al test hiv ci sono stati 30.000 falsi positivi. E nelle donne incinte, ci sono stati 8.000 falsi positivi per ogni 6 individui realmente positivi.” 
In un articolo pubblicato sulla rivista "Annals of Internal Medicine" si legge che molte patologie correlate all'AIDS appaiono poco dopo aver iniziato la terapia antiretrovirale http://www.annals.org/content/133/6/447.abstract

Nel 1982, prima che venisse lanciata l'idea dell'infettività dell'AIDS, lo stesso ente governativo CDC ipotizzava che le malattie correlate all'AIDS, come il Sarcoma di Kaposi e la polmonite da Pneumocystis carinii, fosse causate dalle abitudini di vita (ad esempio abuso di sostanze) piuttosto che da un agente infettivo.

La cosiddetta "carica virale" trovata in persone sieronegative

Articolo sull’epatotossicità dei farmaci antiretrovirali. Il collasso epatico è la prima causa di morte nei sieropositivi e non fa parte delle presunte patologie correlate all'HIV:

Pazienti sieropositivi usano la medicina tradizinale cinese e diventano sieronegativi:
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/9863108

Le donne sieropositive che allattano al seno i bambini NON trasmettono il "virus". I bambini che bevono latte non materno diventano sieropositivi. Purtroppo , sadicamente,  alle donne sieropositive e ai loro nascituri viene somministrato il chemioterapico tossico AZT per “prevenire” in contagio madre-figlio.

Se può incontrare l'HIV e restare (o tornare) sieronegativi

Thursday, October 9, 2014

Il test per l'Ebola si basa sulla PCR, ma la PCR, secondo il suo stesso inventore, non può essere utilizzato per quantificare la presenza del virus

http://scienzamarcia.blogspot.ch/2014/10/il-test-per-lebola-si-basa-sulla-pcr-ma.html

Il test per l'Ebola si basa sulla PCR, ma la PCR, secondo il suo stesso inventore, non può essere utilizzato per quantificare la presenza del virus

Come giustamente osserva Jon Rappaport nel suo ultimo articolo sulla questione, è cruciale comprendere se il test per la diagnosi di tale malattia è accurato oppure no, perché se non fosse accurato cadrebbe tutto il castello di carte su cui sono costruiti dati, statistiche, ragionamenti, previsioni, e paure più o meno razionali? La domanda fondamentale è quindi se il test è affidabile, se viene utilizzato correttamente, se fornisce troppi falsi positivi.

Vediamo cosa dice Jon Rappaport in questo articolo intitolato "Il test per l'Ebola: lasciamo parlare l'inventore del test", rimandando per approfondimenti all'articolo Cariche virali positive false, cosa stiamo misurando? di Matt Irwin, l'articolo Cosa causa l'AIDS?" di Kary Mullis, la prefazione, scritta sempre da K. Mullis, al libro di Duesberg, ed un altro scritto del medesimo.


 
La scorsa settimana, quando un uomo è stato ricoverato in un ospedale di Dallas, il CDC [Centro per il Controllo delle Malattie, importantissimo ente federale degli USA - N.d.T.] ha tenuto una conferenza stampa. Il direttore del CDC Tom Frieden ha affermato che questo paziente è stato diagnosticato positivo all'infezione da Ebola, con un test che è “altamente accurato. E' un test del sangue con la PCR .” (vedi al minuto 2 e 6 secondi nel video della conferenza stampa.)
Questo è, infatti, il test utilizzato per Ebola.
Tuttavia, come ho già scritto, il test con la PCR presenta dei problemi. E' aperto agli errori. Uno di questi errori avviene proprio all'inizio della procedura:
Il campione preso dal paziente è davvero un virus o un frammento di virus? O è solo un irrilevante pezzo di scarto?
Un altro problema è inerente al metodo stesso della PCR. Il test è basato sull'amplificazione di un piccolo, piccolo pezzettino di materiale genetico preso da un paziente — riproducendolo milioni di volte fino a quando può essere osservato e analizzato.
I ricercatori che impiegano questo test affermano che, come risultato di tale procedura, essi possono also dedurre la quantità di virus che è presente nel paziente.
Questo è cruciale, perché, a meno che un paziente abbia milioni e milioni di virus Ebola nel proprio corpo, non c'è assolutamente alcuna ragione di pensare che sia malato o che si debba ammalare.
E quindi la domanda è: can the PCR test allow researchers and doctors to say how much virus is in a patient’s body?
Molti anni fa, il giornalista  John Lauritsen ha avvicinato un uomo di nome Kary Mullis per avere una risposta.
Fonte n. 1: Per un breve estratto dell'articolo di John Lauritsen su Kary Mullis, vedi Frontiers in Public Health, 23 Settembre, 2014, “Questioning the HIV-AIDS hypothesis: 30 years of dissent,” di Patricia Goodson. (Vedi anche questo.)
Fonte n. 2: Per l'articolo integrale del 1966 di John Lauritsen, vedi “Has Provincetown Become Protease Town?”
“Kary Mullis… è fermamente convinto che l'HIV non sia la causa dell'AIDS. riguardo ai test del carico virale, che cercano di utilizzare la PCR per conteggiar ei virus, Mullis ha affermato: ‘L'uso quantitativo della PCR è un ossimoro.’ La PCR serve a identificare le sostanze qualitativamente, ma per la sua intima natura non è utilizzabile per stimare dei numeri. Sebbene ci sia un comune errata impressione che i test per il carico virale realmente conteggino il numero di virus nel sangue, questi test non possono rivelare assolutamente virus liberi infettivi; essi possono rilevare solo proteine che sono ritenute , in qualche caso erratamente appartenere unicamente all'HIV. I test possono rilevare sequenze genetiche dei virus, ma non i virus stessi.”
Kary Mullis è un biochimico, ed è anche il vincitore di un premio Nobel (1993, per la Chimica).
E sì, un'altra cosa.
La risposta di Mullis è stata succinta: “L'uso quantitativo della PCR è un ossimoro.”
Traduzione: il test con la PCR non può essere utilizzato per dire quanti virus ci sono nel corpo di una persona.
Di conseguenza il test standard utilizzato dal CDC per identificare i pazienti malati di Ebola non ci dice niente riguardo che essi siano malati o che si debbano ammalare.
Ed anche gli altri problemi con il test sono significativi: errori nel portare avanti la procedura estremamente sensibile; contaminazione in laboratorio del campione prelevato dal paziente; scelta di un campione che non è assoltuamente un virus, o che è il virus sbagliato.
E su queste fondamenta gettate nella sabbia, l'intera “epidemia di Ebola” viene imposta alla gente.
Nell'analizzare le cosiddette epidemie e le loro cause, da 27 anni ormai, ho spesso indicato che il test diagnostico è il punto cruciale — a meno che le persone vogliano saltare alle conclusioni e diffondere paure e seguire la direzione sbagliata, mentre i pazienti muoiono per ragioni differenti da quelle che vengono riferite —compresi trattamenti medici male indirizzati ed altamente tossici.
E lo indico nuovamente adesso.

Sunday, April 8, 2012

Modello giuditta, il chimico industriale Acerra e AIDS (ovvero: tre cose che non hanno NULLA in comune) ma tutto fa brodo per i ciarlatani

http://tuttouno.blogspot.it/2012/04/hiv-ma-come-si-fa-sopravvivere-se-i.html

HIV. "Ma come si fa a sopravvivere se i soldi contano di piu' che l'essere umano?'


Aids il Virus Inventato

Allucinazione di massa pilotata: HIV, scienza ostaggio, persone come moscerini
di Lornzo Acerra

L'argomento è ancora scottante: scienza ostaggio, persone come moscerini, come ti invento il mostro HIV. Un'allucinazione di massa pilotata. Abbiamo visto cosa e' successo con l'HIV, ebbene se non era vero questa cosa, che cos'altro la scienza propinerà nelle vite delle persone la prossima volta?

Virus - L'invenzione della realtà. Il caso A.I.D.S. - DVD
Il caso A.I.D.S. - DVD
I retrovirus sono andati di moda negli anni 70/80 e ne sono stati individuati ed isolati circa 200, tutti assolutamente innocui. Tutti meno quello HIV che oltre ad essere assolutamente terribile è anche l’unico mai... isolato.
Successive ricerche hanno confutato l’esistenza stessa dei retrovirus: le strutture biochimiche ed i processi enzimatici che avevano giustificato tale "scoperta" sono risultati appartenere alla cellula e non al presunto ospite.
Trovare ai retrovirus un leit-motiv patologico era una credenza degli anni settanta.

 Poi si sono levati il vizio, nei retrovirus non c'e' niente di virale o di collegabile con le malattie. Guardiamo all'argomento da un punto di vista piu' ampio per un momento.
AIDS: non moriamo d'ignoranza
Era solo una moda al crepuscolo su cui nessuno piu' si avvicina per cercare di capire le malattie. Perche' nessuno piu' si avvicina all'analisi di centinai di altri retrovirus per correlarli con altre categorie di malattie?

Alla fine degli anni Settanta tutto il complesso industrial-farmaceutico scientifico che era stato schierato sulle indagini dei retrovirus come causa del cancro implorava di poter mettere le mani su qualcosa per poter giustificare la propria sopravvivenza ai fallimenti sul fronte del cancro! Perche' sui retrovirus come causa di cancro non si poteva più speculare o ottenere niente...
Era quasi obbligata una conversione di tutte quelle strutture e dipartimenti e investimenti all'immensa balla della ricerca sull' AIDS !
Fu chiaro in quel momento storico a tutti i partecipanti che formulare una qualsiasi ipotesi di un ruolo dei retrovirus in una patologia umana sarebbe stato appoggiato dal sistema con tutte le sue forze politiche ed economiche disponibili!

Servivano categorie in cui si potessero trovare facilmente persone che erano molto malate per attribuire su loro l'epidemia dell'ipotetico retrovirus assassino.
Questo film, 8 minuti il trailer, 80 il video completo, non ha la pretesa di essere un'altra storia dell'Aids che possa competere con quelle - di valore - che sono già state scritte, è solo una modesta ricerca, un'esigenza interiore.

Lorenzo Acerra, nato nel 1971 e laureato in chimica industriale nel 1994. Autore di "Effetti galvanici da amalgama" (AMON 2001) e di "Amalgama e disturbi dell’umore" (SIMF 2002), attivista per quasi dieci anni nel settore, grande studioso e relatore riguardo al tema dell’amalgama a diversi corsi, ha raccolto migliaia di testimonianze, lettere e studi di immunogenetica sulle intossicazioni da basse dosi di mercurio. Nel 1998 è stato uno dei soci fondatori dell'associazione ADOM, ass. per la difesa dalle Otturazioni di Mercurio. E' del 1999 il suo primo libro, "DENTI TOSSICI".
Per anni ha seguito le condizioni di salute delle persone che si avvicinavano al gruppo di vittime da amalgama, ha lavorato in stretto contatto con i maggiori esperti europei per le intossicazioni da metalli pesanti, anche allo scopo di contribuire alla realizzazione di una casistica sistematica sull'argomento.
Partecipa spesso come relatore ai seminari della Società Italiana di Medicina Funzionale (SIMF) - www.simf.it 

2012: la balla HIV è al capolinea!

 

Isolare retrovirus e trovare loro un leit-motiv patologico era di moda negli anni 70/80. Si pensava che qualsiasi cosa causasse la trascrizione dal RNA al DNA era da considerarsi eccezionale e dovesse attribuirsi ad una sorta di contaminazione virale (da cui il termine "retrovirus").
Ma questo si dimostrò un errore, poiché fu verificato verso la meta' degli anni '80 che la medesima attività enzimatica era presente in tutta la materia vivente provando così che la transcriptasi inversa non aveva niente a che fare con i retrovirus per sé. (Franchi 1997)

Nel 2001 arrivarono i risultati del Progetto per la mappatura del Genoma Umano è stato chiaro che stava per essere irrimediabilmente buttato a mare il concetto stesso di "retrovirus".
Ma negli anni '70 lo sforzo di innumerevoli gruppi di ricerca era quello di correlare l'attivita' anomale di cui non si sapeva niente (di trascrizione inversa) al cancro. Quando Nixon dichiaro' la guerra al cancro nel 1971, che ingenti somme di denaro stavano andando in questo tipo di ricerca.
Le cose funzionavano cosi': ogni volta che l'attività transcriptasica inversa veniva rivelata si riteneva che i retrovirus fossero presenti. Ma dopo dieci anni di fallimenti, si cambio' pista. In quel momento storico, con somme ingenti che non avevano dato nessun risultato, era quasi obbligata una conversione di tutte quelle strutture e dipartimenti e investimenti all'immensa balla della ricerca sull'AIDS!
Fu chiaro in quel momento storico a tutti i partecipanti che formulare una qualsiasi ipotesi di un ruolo dei retrovirus in una patologia umana sarebbe stato appoggiato dal sistema con tutte le sue forze politiche ed economiche disponibili!

Servivano categorie in cui si potessero trovare facilmente persone che erano molto malate per attribuire su loro l'epidemia dell'ipotetico retrovirus assassino.
Gallo dimostro' che almeno si poteva attribuire ad un test di frammenti di HIV la malattie dei drogati.

28 anni dopo si parla sempre di meno di HIV, Gallo non ricevette il premio Nobel perche' i test da lui brevettati avevano delle evidenti forzature. Un tessuto pieno di retrovirus e' la placenta. Gallo riusci' ad isolare l'attivita' retrovirale solo quando tessuti placentari erano aggiunti.

Gli ultimi sviluppi dimostrano ormai inequivocabilmente che il passaggio da RNA a DNA non è affatto una ABERRAZIONE, piuttosto è ciò che potrebbe spiegare la complessità umana. Il DNA sarebbe allora come una sorta di libreria dove il RNA va a prendere le informazioni che gli servono per governare la cellula.

L'intero gruppo cui l'HIV apparterrebbe, i retrovirus, non ha niente di patologico e non e' un gruppo di virus. Era ritenuto tale fino all'inizio degli anni ottanta. La questione è stata ben sintetizzata nel 1998 dal virologo Stephen Lanka: "...studiando la biologia evolutiva trovai che ognuno dei nostri genomi, e quelli delle maggiori piante e animali, è il prodotto della cosiddetta trascrizione inversa: RNA che si trascrive nel DNA. L'intero gruppo di virus cui l'HIV apparterrebbe, i retrovirus nei fatti non esiste per nulla".

Allucinazione di massa pilotata: H.I.V. , ovvero "La scienza del panico", realizzato nel 2011, durata 80 minuti.
http://www.lacienciadelpanico.tk/
http://vimeo.com/36086158
Un documentario di Isabel Otaduy Sömme e Patrizia Monzani (con Arantxa Martinez)

Friday, March 9, 2012

AIDS: LA FRODE SCIENTIFICA DEL SECOLO?

corrado e' meglio che torni a guardare i teletubbies

http://scienzamarcia.blogspot.com/2012/03/aids-la-frode-scientifica-del-secolo.html

AIDS: LA FRODE SCIENTIFICA DEL SECOLO?

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Premessa:  la giornalista investigativa Janine Roberts (autrice di documentari per la BBC e per altre televisioni negli USA ed in Australia), ha trovato le prove della frode nell'archivio nazionale di Washington, e le pubblicate nel sul bel libro Fear of the Invisible (Paura del'invisibile). Inoltre in seguito alla scoperta di queste prove 37 scienziati hanno scritto una lettera a Science chiedendo di ritirare l'articolo di Gallo del 1984; numerosi altri scienziati hanno in seguito firmato il medesimo appello.





Articolo del Dr. Alessio Pisani,
Specialista di psiconeuroimmunologoia e medicina psicosomatica
DOCUMENTI UFFICIALI
HIV/AIDS

Il 23 aprile 1984 il dr. Robert Gallo affermò in conferenza stampa con l’allora segretaria del Ministero della Salute statunitense Margaret Heckler che: “la probabile causa dell’AIDS era stata individuata, è un virus chiamato HTLV 1-2-3 (oggi chiamato HIV); contiamo di avere un vaccino pronto entro 2 anni” (di anni ne sono passati 28…)

Tale conferenza venne effettuata prima che Gallo sottoponesse la ricerca e i suoi esperimenti alla comunità scientifica per poterne verificare la validità. 24 ore dopo il primo “test” ipoteticamente destinato all’individuazione del virus nel sangue umano era già stato brevettato ed era pronto per essere venduto in tutto il mondo. I documenti ufficiali che “provano” questa “scoperta” sono riportati qui di seguito.

Il giorno 26 marzo 1984 il dr. Gonda, che venne incaricato da Gallo e assistenti di fotografare il “virus” al microscopio elettronico al fine di inviare le immagini alla rivista Science per la sua pubblicazione, scrive a Gallo e alla sua équipe che: “…le particelle osservate sono frammenti di una cellula degenerata” e che “….non credo affatto che le particelle fotografate siano il virus HTLV (HIV)”.

Il collaboratore di Gallo, il dr. Popovic scrisse nella sua ricerca (si veda il documento originale qui sotto) che: “nonostante intensi sforzi nella ricerca, l’agente patogeno causa dell’aids non è stato ancora identificato”. Gallo, come si può notare dal documento, depennò tale frase e la sostituì con una che affermava il contrario. E spedì il suo articolo alla rivista Science che lo pubblicò il 4 maggio del 1984 ...
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Nel 2008, 37 scienziati inviarono una lettera a Science chiedendo che l’articolo del 1984 di Gallo venisse immediatamente ritirato poiché le prove di come fosse stato volutamente contraffatto erano tali da renderlo inaccettabile dal punto di vista scientifico e morale. Tale lettera (visionabile a questo link) è ancora in attesa di risposta.

I TEST PER EFFETTUARE LA DIAGNOSI DI HIV SONO 3:
- il primo è chiamato test Elisa, definito test di diagnosi di routine; se questo test risulta positivo, è obbligatorio effettuare un secondo prelievo al paziente, in modo da poter verificare l’infezione con un altro test, chiamato Western Blot.

- Il Western Blot è costituito da 9 bande proteiche che si ritengono specifiche del virus HIV. Ma in ogni paese del mondo il numero di bande necessarie alla conferma della positività del test è diverso. Si può essere positivi in Svizzera, dover le bande richieste sono 2, e negativi in Australia, dove le bande richieste sono 4. In Africa la diagnosi di AIDS viene effettuata senza l’uso dei test, ma in base ai cosiddetti principi di Bangui, indicatori clinici aspecifici di infezione come febbre, dissenteria, perdita di peso. Questo in un paese in cui la malnutrizione e la mancanza di acqua potabile creano un numero di malattie note alla scienza da secoli e che nulla hanno a che fare con un virus.

- Un terzo tipo di test, chiamato PCR, viene utilizzato per confermare l’intensità dell’infezione in base al numero di copie di virus per millilitro di sangue. Tale tecnica, inventata da Kary Mullis negli anni 90, e per la quale Mullis ottenne il premio Nobel, è parte della screening diagnostico e prognostico delle infezioni da HIV; in base a questo test si decide quanti e quali farmaci somministrare a vita al paziente. Purtroppo però, lo stesso Mullis ha affermato che la sua tecnica “non è in grado di identificare virus” perché è nata per altri obiettivi. I foglietti illustrativi che accompagnano i tre test appena descritti sono riportati qui sotto.



HIV-1 Western Blot Kit
Epitope, Inc. Product Number 72827
PN201-3039 Revision #8
"SUMMARY AND EXPLANATION OF THE TEST”
A sample that is reactive in both the EIA screening test and the Western blot is presumed to be positive for antibody to HIV-1, indicating infection with this virus except in situations of passively acquired antibody or experimental vaccination."
"LIMITATIONS OF THE PROCEDURE”
1. The assay must be performed in strict accordance with these instructions to obtain accurate, reproducible results.
2. Although a Positive result may indicate infection with the HIV-1 virus, a diagnosis of Acquired Immunodeficiency Syndrome (AIDS) can be made only if an individual meets the case definition of AIDS established by the Centers for Disease Control. A repeat test on an independent sample should be considered to control for sample mix-up or operator error, and to verify a positive test result.
3. Individuals with HIV-1 infection may present incomplete patterns due to the natural history of AIDS or other immunodeficiency states, e.g.:
a. AIDS patients may lose antibody reactions to p24 & p31;
b. Infants born to HIV-1 infected mothers, but who are uninfected, may display incomplete patterns as passively acquired maternal antibodies begin to disappear ;
c. Individuals who have recently seroconverted may display incomplete band patterns;
d. Infected patients with malignancies and individuals receiving immunosuppressive drugs may fail to develop a Positive result;
e. Individuals infected with HTLV-I/II or HIV-2, may exhibit incomplete cross-reactivity;
f. Individuals may develop incomplete patterns that reflect the composition of experimental HIV sub-unit vacines that they may have received.
[...]

5. Since reactivity of any degree with any of the virus-specific proteins identified on the strip is possible evidence of antibodies to HIV-1, all samples interpreted as Indeterminate should be repeated using the original specimen. In addition, it is recommended that samples interpreted as Indeterminate be retested after six months, using a fresh specimen.
6. Do not use this kit as the sole basis of diagnosis of HIV-1 infection. 7. A Negative result does not exclude the possibility of HIV-1 infection. Antibody testing should not be used in lieu of donor self-exclusion by blood collection establishments."
Sensitivity and Specificity
Sensitivity and specificity of the HIV-1 Western Blot Kit was determined in comparative studies with a previously licenced HIV-1 Western blot using EIA repeatedly reactive samples from high AIDS risk and low risk populations respectively."*
"INTERFERING FACTORS AND SUBSTANCES
Testing was performed on specimens from individuals with clinical conditions unrelated to HIV-1 which might result in a reactivity with proteins present. Samples studied included 25 from persons with auto immune diseases, 12 with elevated gammaglobulins, 110 with viral infections unrelated to HIV-1 and 38 other conditions. The viral infections included samples positive in clinical tests for Cytomegalovirus (12), Infectious mononucleosis (10), Epstein-Barr virus (3), Rubells (12), Varcella-Zoster (3), Herpes Simplex (12), HBsAg (7), and HTLV-1 (39). Although bands were occasionally present at viral locations, none of the strips could be interpreted as positive."**
COMMENTARY:
* Although the Western Blot is supposed to be a "more specific" test to confirm the results of the EIA (ELISA), the specificity and sensitivity are assumed by the same indirect means. No gold standard was applied, such as isolating HIV-1 from fresh patient plasma, in any of these studies. These studies confuse specificity with a high reproducibility of EIA by Western Blot.
** The samples studied to establish whether false positives resulted from interfering factors appear to represent individuals with isolated incidents of these factors. Even so, 38% had reactions on one or more "viral" bands of the Western Blot. People at risk for AIDS typically have accumulated many of these factors. One would assume that this would lead to higher reactivity on the Western Blot. This presents a catch 22 situation: these factors may be the cause of AIDS-like syndromes but are considered HIV-1 related because the patients react positive on EIA and Western Blot tests.

PCR "viral load" tests KIT INSERT

The AMPLICOR HIV-1 MONITOR test is an in vivo nucleic acid amplification test for the quantification of Human Immunodeficiency Virus Type 1 (HIV-1) in human plasma. The test is intended for use in conjunction with clinical presentation and other laboratory markers as an indicator of disease prognosis.
The test has been used as an aid in assessing viral response to antiretroviral treatment as measured by changes in plasma HIV-1 RNA levels. The clinical significance of changes in HIV RNA measurements has not been fully established although several large studies that will more fully determine the role of comparative HIV RNA measurements in patient management are now in progress. HIV-1 RNA levels as measured by PCR were used as one of the surrogate markers in the accelerated approval process for the protease inhibitor drugs INVIRASE, CRIXIVAN and NORVIR, and for the reverse transcriptase inhibitor drug EPIVIR. The utility of plasma HIV-1 RNA in surrogate endpoint determinations has not been fully established.
The AMPLICOR HIV-1 MONITOR Test is not intended to be used as a screening test for HIV or as a diagnostic test to confirm the presence of HIV infection.

Come si può notare, gli stessi produttori del test Elisa, alla voce “sensibilità e specificità del test” affermano: “AD OGGI NON ESISTE UNO STANDARD RICONOSCIUTO PER STABILIRE LA PRESENZA O L’ASSENZA DI ANTICORPI HIV-1 E HIV-2 NEL SANGUE UMANO”.

Ma tale test viene usato per affermare che nel sangue analizzato del paziente gli anticorpi sono presenti e che prima o poi il paziente morirà.

Nel foglio illustrativo del test Western Blot, chiamato “test di conferma” perché appunto dovrebbe confermare un’infezione rivelatasi al primo test Elisa, si legge che: “UN CAMPIONE DI SANGUE RISULTATO POSITIVO SIA AL TEST ELISA CHE AL TEST WESTERN BLOT SI PRESUME INFETTO DA HIV-1” e ancora: “SEBBENE UN RISULTATO POSITIVO (ricordiamo che la sua positività cambia da paese a paese…) POTREBBE INDICARE INFEZIONE DA HIV-1, LA DIAGNOSI DI AIDS PUO’ ESSERE EFFETTUATA SOLO SE L’INDIVIDUO RISPECCHIA I CRITERI DIAGNOSTICI STABILITI DAL CDC (CENTER OF DISEASES CONTROL)” e inoltre al punto 6 viene affermato: “NON USARE IL WESTERN BLOT COME UNICO TEST DI CONFERMA DI DIAGNOSI DI POSITIVITA’ AL VIRUS HIV-1”.

Peccato che questo viene chiamato e usato come test di conferma…

Passando alla terza metodica diagnostica, la PCR, ecco cosa riporta il foglio illustrativo del test: “QUESTA TECNICA NON DEVE ESSERE USATA COME TEST DI SCREENING PER IL VIRUS HIV O COME STRUMENTO DIAGNOSTICO PER CONFERMARE LA PRESENZA DEL VIRUS”

Con questo test, invece, i medici decidono quando iniziare le terapie farmacologiche sui pazienti definiti sieropositivi. Terapie farmacologiche basate su farmaci tossici e mortali (chiamati farmaci antiretrovirali-ARV) nei cui bugiardini, consultabili liberamente sul sito della FDA (Food and Drugs Administration) viene affermato che (vedi immagine, esemplificativa di uno dei tanti farmaci ARV fotografata direttamente dal sito americano www.fda.gov):


“QUESTO FARMACO NON CURA E NON PREVIENE L’INFEZIONE DA HIV E NON NE IMPEDISCE LA TRASMISSIONE. QUESTO FARMACO PUO’ CAUSARE, CON I SUOI EFFETTI COLLATERALI, GLI STESSI SINTOMI DELLA IMMUNODEFICIENZA ACQUISITA (AIDS)”.

Milioni di vittime nel mondo sono quindi morte a causa dei farmaci che dovevano curarli….
Françoise Barrè-Sinoussi ha preso il Premio Nobel per la Medicina insieme a Luc Monatagnier per la presunta scoperta del virus HIV; ma la prima ha affermato nel documentario “The Emperor New Virus” che: “Purificare il virus era fondamentale per poter preparare i test per trovare gli anticorpi dell’hiv, ok? Perché volevamo che i test diagnostici fossero quanto più precisi possibile. Infatti se si usa una preparazione di virus che non è purificata ovviamente identificherai anticorpi di ogni tipo…”

Peccato però che Luc Montagnier che ha condiviso con lei il Nobel abbia sostenuto ...


…dunque? Il virus non è MAI stato visto da nessuno ...

Esistono circa 70 condizioni cliniche riconosciute che possono portare alla positività dei test hiv, che non vengono MAI comunicate al paziente. Tra queste troviamo la semplice influenza e il vaccino antinfluenzale stesso (nel foglio illustrativo di questo viene dichiarato che può determinare positività ai test hiv), il raffreddore, la gravidanza, infezioni di varia natura (citomegalovirus, mononucleosi, herpes), etc…


articolo pubblicato sulla prestigiosa rivista medica Lancet denuncia l'inutilità dei farmaci anti-retrovirali affermando che non aumentano la speranza di vita dei pazienti

Cosa rilevano dunque questi test che si definiscono specifici per HIV, se invece danno una reazione crociata con innumerevoli tipi di anticorpi non specifici?

In un’intervista del 2009, il co-scopritore del virus HIV Luc Montagnier ha dichiarato che: “POSSIAMO ESSERE TUTTI ESPOSTI AL VIRUS HIV SENZA ESSERE CRONICAMENTE INFETTI; UN SISTEMA IMMUNITARIO FUNZIONANTE SI LIBERERA’ DAL VIRUS IN MODO NATURALE”.

Il prof. Montagnier dovrebbe spiegarci come sia possibile liberarsi “in modo” naturale da un retrovirus che per quasi 30 anni è stato definito incurabile, letale, altamente trasmissibile….
Inoltre ricordiamo che la funzione di un vaccino è creare gli anticorpi verso la malattia stessa. Se una persona risulta positiva al test per il citomegalovirus o la toxoplasmosi, ad esempio, viene dichiarata immunizzata verso tali agenti patogeni, poiché nel sangue vengono rilevati appunto gli anticorpi specifici. Nei test HIV che, come abbiamo visto i produttori stessi dichiarano non in grado di identificare gli anticorpi HIV, la positività (ovvero la presenza dei anticorpi) viene invece valutata come indicatore di infezione cronica, progressiva e mortale.

Ma se anche l’HIV fosse un retrovirus, come sostenuto da decenni, è importante sapere che nella storia della microbiologia e della virologia nessun retrovirus è mai stato né pericoloso nè letale. Il nostro patrimonio genetico contiene infatti circa novantasettemila (97000) retrovirus endogeni (ovvero innati, non acquisiti dall’esterno) naturalmente presenti nel nostro organismo e assolutamente innocui.

Le culture cellulari usate da Gallo nel 1983, a cui seguì la pubblicazione su Science dell’articolo-annuncio della scoperta del virus HIV, erano mescolate a linfociti provenienti dal sangue di cordone ombelicale, tessuto riconosciuto da tempo per la sua ricchezza in retrovirus umani. Tale articolo comprende dunque gravi errori metodologici.

15 anni più tardi vennero effettuati controlli sperimentali in laboratori francesi e statunitensi che pubblicarono un articolo nella rivista Virology, in cui si dimostrava i risultati dei loro studi al microscopio elettronico sui gradienti ottenuti a partire da culture cellulari che si ritenevano infette da HIV. In entrambi gli studi, gli autori hanno riscontrato un’abbondanza di residui cellulari senza alcuna evidenza accettabile di particelle retro virali. Quasi nello stesso momento Luc Montagnier venne intervistato da Djamel Tahi e finì per ammettere che in effetti il virus HIV non era mai stato isolato nel suo laboratorio.

In ultima istanza, viene da chiedersi perché il programma mondiale di lotta contro l’aids degli Stati Uniti sia gestito dal National Security Council e dalla CIA, e non sia stato invece affidato agli organismi competenti in materia di sanità.

PER CHI FOSSE INTERESSATO AD APPROFONDIRE QUESTA IMMENSA TRUFFA AI DANNI DELL’UMANITA’, CONSIGLIAMO DI GUARDARE I SEGUENTI DOCUMENTARI GRATUITI SU INTERNET:

- Daniele Mandrioli “DOES HIV CAUSE AIDS?”

[e di consultare il seguente link http://digilander.libero.it/scienzamarcia/aids.htm - N.d.R.]



Appendice:
 
La giornalista investigativa Janine Roberts (autrice della scoperta sulla frode dell'AIDS di cui si parla nel presente articolo) ha inziato ad occuparsi di medicina quando era stata contattata dai genitori di bambini che si erano gravemente ammalati in seguito alle vaccinazioni; questi genitori volevano scoprire se le autorità sanitarie avevano qualcosa da nascondere. La Roberts all'inizio sospettava ci fosse un poccolo grado di contaminazione, ma le sue scoperte la portarono molto più in là, facendole scoprire un mondo veramente marcio.

Nel corso di una lunga ricerca durata 10 anni ha scoperto scienziati ai vertici delle istituzioni sanitarie che riportavano in maniera allarmante, nei convegni, che è impossibile purificare i vaccini, e che i vaccini per l'infanzia di oggi sono contaminati da virus del pollo, dell'uomo e della scimmia, da frammenti di RNA e DNA, da "prodotti della degradazione cellulare" e possibilmente anche da altre cose insalubri.

Thursday, February 9, 2012

"La scienza del panico" disponibile con sottotitoli in italiano; un documentario sulla truffa dell'AIDS

http://scienzamarcia.blogspot.com/2012/02/la-scienza-del-panico-disponibile-con.html

"La scienza del panico" disponibile con sottotitoli in italiano; un documentario sulla truffa dell'AIDS


Sapevi che molti sieropositivi vivono sani e a lungo senza bisogno di nessun trattamento?
Abbiamo scoperto molte altre cose che forse non sai, guarda il video!

Un documentario di Isabel Otaduy Sömme e Patrizia Monzani, con Arantxa Martinez.

Realizzato nel 2011, durata 80 minuti.

http://www.lacienciadelpanico.tk/





Lo sai che la citopatia mitocondriale è uno degli effetti secondari degli antiretrovirali (nello specifico degli analoghi nucleosidici della transcriptasi inversa)?

Lo sai che tale malattia può avere a sua volta tantissimi effetti nefasti sulla salute umana, tra cui paralisi e ictus (vedi la tabella qui sotto)?






Problemi associati con le citopatie mitocondriali:
(guaribili forse con la dieta della dottoressa Wahls?)

SISTEMA D'ORGANO
PROBLEMI POSSIBILI

Muscoli
Ipotonia, debolezza, crampi, dolore muscolare, ptosi, oftalmoplegia

cervello
Ritardo nello sviluppo, ritardo mentale, autismo, demenza, attacchi epilettici, disturbi neuropsichiatrici, paralisi cerebrale atipica, cefalee atipiche, ictus e episodi di simil-ictus

Nervi
Dolore neuropatico e debolezza (la quale può essere intermittente), acuto e cronico, polineuropatia infiammatoria demielinizzante, assenza dei riflessi tendinei profondi, problemi gastrointestinali neuropatici (riflusso gastroesofageo, costipazione, pseudo-ostruzione intestinale), svenimenti, assenza o eccessiva sudorazione, aberrante regolazione della temperatura

Reni
Disfunzione tubulare renale prossimale (sindrome di Fanconi), può causare una perdita di proteine (amino acidi), magnesio, fosforo, calcio, e altri elettroliti

cuore
Difetti di conduzione cardiaca (blocchi cardiaci), cardiomiopatia

Fegato
Ipoglicemia, difetti glicogenici, insufficienza epatica non alcolica

Occhi
Neuropatia ottica e retinite pigmentosa

Udito
sordità neurosensoriale, sensibilità aminoglicosidica

Pancreas
Il diabete e insufficienza pancreatica esocrina

Sistemico
Incapacità ad aumentare di peso, bassa statura, affaticamento, problemi respiratori compresa la fame d'aria intermittente

Monday, January 9, 2012

Carla Bruni, i soldi, il potere, la finta solidarietà

http://scienzamarcia.blogspot.com/2012/01/carla-bruni-i-soldi-il-potere-la-finta.html

Carla Bruni, i soldi, il potere, la finta solidarietà

Chissà quanta gente pensa che Carla Bruni sia solo una bellissima donna che è riuscita a fare soldi grazie alla sua avvenenza ed alla sua professione di modella.

In realtà invece Carla Gilberta Bruni Tedeschi, come già fa supporre il suo nome completo, è figlia di una coppia di persone a dir poco ricchissime, l'industriale (poi dedicatosi completamente alla musica come compositore) Alberto Bruni Tedeschi e della pianista e attrice Marisa Borini. Per dare un'idea della loro ricchezza menzioniamo il fatto che sono proprietari del castello di Castagneto Po.

A sua volta Marisa Borini, madre di Carla Bruni, è figlia dell'imprenditore torinese Carlo Dominico Borini e di Renée Planche, una donna francese il cui padre era François Gilbert Planche, uomo politico e deputato del parlamento d'oltralpe.

Il padre biologico di Carla Bruni non è però Alberto Bruni Tedeschi (che l'ha tuttavia riconosciuta come figlia), ma Maurizio Remmert, amante di Marisa Borinitra il 1960 e il 1967, ex chitarrista classico divenuto poi commerciante in Brasile.

 
Da quanto sopra scritto si comprende facilmente come Carla Bruni non sia una persona estranea all'élite dei ricchi, dei potenti e dei famosi, cui invece appartiene di famiglia. E per quanto ella affermi di essere sempre stata di sinistra fino a pochi anni fa, viene sinceramente da sorridere di tali affermazioni quando provengono da persone che vivono nel lusso e navigano nell'oro (come modella guadagnava 7,5 milioni di dollari l'anno!).

Adesso Carla Bruni dice di non essere più di sinistra ma di essere "Sarkozista" ovvero sostenitrice della politica di un uomo che ha portato la Francia a massacrare il popolo libico con la solita triste scusa che i libici avevano bisogno di aiuto per liberarsi dalla dittatura di Gheddafi, "dittatura" che però curiosamente offriva ai libici un tenore di vita invidiabile rispetto alle altre nazioni del Nord Africa (vedi la testimonianza di un ingengere dell'ENI il quale afferma anche "Quando sono scoppiati i primi disordini, la sensazione che tutti lì abbiamo avuto è stata quella che qualcuno stava fomentando rivalità mai sopite tra la regione di Bengasi e la Tripolitania, così come le notizie che rilanciavano le varie emittenti satellitari apparivano palesemente gonfiate quando non addirittura destituite da ogni fondamento: fosse comuni, bombardamenti di aerei sui dimostranti ecc.").

Ma molte persone guardando distrattamente la televisione (che manipola ad arte la coscienza della popolazione) e venendo a sapere che Carla Bruni si occupa anche di solidarietà, crede persino alla favoletta della principessa bella e generosa. In realtà con tutti quei miliardi che possiede non sarebbe un grande sforzo per lei donarne un pochino in opere di bene, ma quando si parla di Carla Bruni e solidarietà invece ci si riferisce solo al fatto che ella ha regalato il suo viso alla pubblicità di un progetto "per impedire la trasmissione dell'AIDS ai neonati", progetto che va avanti con fondi che non sono certo di Carla Bruni, e sui quali è scoppiato uno scandalo .

Per altro tale campagna (Born HIV Free) è basta su una serie di affermazioni a dir poco azzardate come per esempio:

    * Tutte le madri possono proteggere i loro figli dall’HIV
    * C’è bisogno di farmaci per prevenire la trasmissione dell’HIV
    * Più di 15 milioni di bambini sono orfani a causa dell’AIDS


Etichetta dell'AZT, notare il teschio!

 Quanta gente sa che in Africa per diagnosticare l'AIDS non è necessaria l'effettuazione di un test specifico e che la diagnosi si basa solo sui sintomi? Quanta gente sa che quando si fa un test per l'AIDS esso porta facilmente a dei falsi positivi in caso di ... gravidanza (!) e malaria (in Africa!). Quanta gente sa che i farmaci invocati da questa capagna Born HIV free sono farmaci così tossici da potere causare deformazioni ai nascituri, che vengono somministrati sulla base di un test inefficace e mai testato seriamente? I test per l'AIDS infatti non sono mai stati verificati utilizzando il criterio principe: isolamento dell'agente infettivo nelle persone che risultano positive al test. Per non parlare del fatto che ci sono pochissime prove scientifiche dell'infettività della sindrome denominata AIDS e finanche dell'isolamento del retrovirus HIV .

Due parole sull'uso del farmaco AZT per impedire la trasmissione dell'HIV.

L'AZT fu approvato per le donne gravide in base alle conclusioni di un solo test clinico, ACTG076, un test finanziato dalla stessa azienda produttrice. Secondo questo studio, la percentuale di trasmissione dell'HIV erano del 25.5% per i bambini nati da madri non trattate col farmaco e dell'8.3% per i bambini nati dalle donne trattate con l'AZT.

I risultati del test ACTG076 non si sono mai potuti ripetere in nessuno studio successivo effettuato su donne gravide trattate con AZT. In realtà altri studi hanno mostrato che per i bimbi nati da donne incinte che usano integratori multivitaminici vi sono percentuali di trasmissione minori di quelle trattate con l'AZT. Uno studio ha provato che in seguiti all'uso di vitamina A la percentuale di trasmissione è del 7.2%.


Gli effetti dell'AZT sulle madri in attesa includono deterioramento muscolare, anemia acuta, danni ai nervi, al fegato e ai muscoli, linfomi, nausea acuta, diarrea e demenza. Gli effetti dell'AZT sui bimbi che si stanno sviluppando includono teste deformate, dita in soprannumero, facce triangolari, albinismo, orecchie poste in posizioni innaturali, cavità nel petto, dita palmate, anemia, aborto spontaneo, danneggiamento del patrimonio cromosomico, e possono causare la necessità di aborti terapeutici di feti seriamente deformati.

Altro che solidarietà, qui si raccolgono fondi per somministrare farmaci oltremodo tossici a madri gravide e bimbi appena nati che presumibilmente non ne hanno alcun bisogno!

Personalmente, quando ho saputo che la ricca modella sposava il potente burattino/burattinaio del Nuovo Ordine Mondiale non ho potuto che pensare male di lei; fare soldi e vivere nel lusso non obbliga necessariamente ad dinire così in basso.

E quando ho scoperto che i due stavano per mettere al mondo una figlia, non ho per niente condiviso la loro gioia, perché penso che da simili genitori difficilmente può venire qualcosa di buono. Eppure non bisogna mai perdere la speranza, a volte i figli rinnegano le scellerate scelte dei genitori.

Thursday, November 24, 2011

Su radioIES si parla di AIDS (la grande truffa)

http://scienzamarcia.blogspot.com/2011/11/su-radioies-si-parla-di-aids-la-grande.html

Su radioIES si parla di AIDS (la grande truffa)


Mentre la registrazione della trasmissione sulle scie chimiche di venerdì scorso è già on line, ascoltabile qui o scaricabile da questo link, mercoledì 23 novembre sempre su  RADIO IES e sempre grazie a David Gramiccioli si parlerà della critica alla teoria infettiva dell'AIDS (Sindrome da Immunodeficienza Acquisita) con una intervista a Corrado Penna. 


aggiornamento: ecco la prima parte dell'intervista:



La radio di Roma trasmette sui 99,8  Megahertz in FM per Roma e provincia, canale 635 del digitale terrestre e si può ascoltare anche in streaming.

Prima di riportare alcune "incredibili" rivelazioni sull'AIDS prese da una intervista al cosiddetto co-scopritore del virus (che sostanzialmente ammette che nessuno, riguardo all'HIV, ha mai portato fino in fondo la tecnica standardizzata e riconosciuta valida per l'isolamento dei retrovirus, come dire che nonostantre i finanziamenti miliardari dopo quasi 30 anni non abbiamo una prova degna di questo nome nemmeno sull'isolaento del virus),  faccio notare come nella trasmissione di venerdì diverse persone cui era stato rivolto l'invito a parlare in trasmissione si sono rifiutate: il meteorologo Giuliacci ha affermato di non avere tempo, Piero Angela ha affermato di non voler partecipare ad una trasmissione a cui partecipava anche Massimo Mazzucco, e i dirigenti dell'ENAV hanno affermato di non volere partecipare ad una trasmissione a cui partecipava anche Rosario Marcianò ... di cosa hanno paura costoro? Per altro era stato loro chiarito che non si trattava di un confronto con le voci in simultanea, ma solo una sequenza di interviste indipendenti le une dalle altre.

Per approfondimenti sull'AIDS vedi
 




E' STATO VERAMENTE LUC MONTAIGNER A SCOPRIRE L'HIV?

"RIBADISCO, NOI NON LO ABBIAMO ISOLATO!"
Rivista Continuum 1997 vol 5, numero 2

Questa intervista farà parte di un libro che verrà pubblicato quest'anno chiamato “Una conversazione sull'AIDS col Professore Montaigner” dove lo scienziato francese racconta all'autore Djamel Tahi aspetti della ricerca sull'AIDS. [nel frattempo la pubblicazione del libro è avvenuta - n.d.t.]

Nel presente articolo le risposte di Luc Montaigner sono state numerate per agevolare il riferimento per l'analisi.

D.T.: Un gruppo di scienziati dell'Australia afferma che nessuno finora ha isolato il virus dell'HIV. Secondo loro non sono stati rispettati con attenzione i criteri per l'isolamento dei retrovirus HIV. I criteri sono: coltura in vitro, purificazione del materiale per ultracentrifugazione, fotografie al Microscopio Elettronico (EM) di tale materiale il quale appare in bande alla densità dei retrovirus, definizione di queste particelle, ed una conferma della infettività delle particelle.

L.M.: No, ciò non è quello che viene ritenuto (scientificamente) un isolamento. Abbiamo eseguito l'isolamento perché noi "abbiamo trasmesso" il virus, abbiamo fatto un coltura del virus. Ad esempio Gallo disse: "Loro non hanno isolato il virus ... e noi (Gallo e la sua equipe) lo abbiamo fatto emergere in abbondanza in una linea cellulare immortale." Comunque prima di farlo emergere in linee cellulari immortali, lo abbiamo fatto emergere in colture di linfociti normali provenienti da un donatore di sangue. Questo è il criterio principale. Avevamo un qualcosa che potevamo trasmettere in serie, che potevamo conservare. Ed era anche definito come retrovirus non soltanto  per le sue proprietà visibili, ma anche per quelle biochimiche, cioè  l’attività di transcriptasi inversa (RT), la quale è veramente specifica dei retrovirus. Abbiamo avuto anche le reazioni degli anticorpi contro certe proteine, probabilmente si trattava di proteine interne. Lo dico probabilmente  per analogia con la conoscenza di altri retrovirus. Non avremmo potuto isolare questo retrovirus senza la conoscenza di altri retrovirus, ciò è ovvio. Comunque credo che abbiamo seguito i criteri di isolamento. Totalmente.         1

D.T.: Torniamo al protocollo di isolamento di retrovirus che è: coltura in vitro, purificazione alla densità dei retrovirus, fotografie EM del materiale alla densità dei retrovirus, definizione delle particelle, verifica della capacità infettiva delle particelle. Sono state eseguite tutte queste fasi per l'isolamento dell'HIV? Prendendo in considerazione svariati articoli scientifici pubblicati dal gruppo di ricerca australiano è risultato inoltre che l’RT non risulta unicamente specifica per i retrovirus. Avrei il piacere di domandarle, è vero che il vostro lavoro per trovare l’RT non è stato portato avanti sul materiale purificato?

L.M.: Credo che abbiamo pubblicato su Science (maggio 1983) un gradiente che mette in mostra che l’RT aveva per la precisione 1.16 di densità. Quindi avevamo un massimo, il quale era RT.  Di conseguenza abbiamo soddisfatto questo criterio per la purificazione. Comunque trasmetterlo in serie è difficile perché quando si mette del materiale di questo tipo in un gradiente per venir purificato, occorre sapere che i retrovirus sono molto fragili, quindi si rompono a vicenda perdendo il loro potere infettivo. Penso che comunque siamo riusciti a conservare un po' del loro potere infettivo. Allora non era tanto facile quanto lo è oggi, perché le quantità di virus erano  non di meno molto basse. All'inizio ci siamo imbattuti su un virus che non uccideva le cellule. Il virus proveniva da un paziente asintomatico e di conseguenza è stato classificato tra quei virus che non formano sincizio, virus non citopatogenici che usano il co-ricettore ccr5. E' stato il primo virus BRU. Ne avevamo molto poco, e non potevamo trasmetterlo in una linea di cellule immortali. Abbiamo provato a farlo per diversi mesi, ma non c'è l'abbiamo fatta. C'è l'abbiamo fatta molto facilmente invece con il secondo ceppo. Però là si trova il problema abbastanza misterioso della contaminazione di quella seconda discendenza ad opera della prima. Ciò era stato chiamato LAI  [HIV].        2

D.T.: Perché le fotografie EM da voi pubblicate provengono da un coltura cellulare in vitro e non dalla purificazione?

L.M.: C'era talmente poca produzione di virus che risultava impossibile vedere cosa poteva esserci in un concentrato di virus da un gradiente. Non c'era sufficiente virus per far questo, anche se lo cercavamo fin dall’inizio nei tessuti ricavati dalla biopsia. Abbiamo visto alcune particelle che però non avevano la morfologia tipica dei retrovirus. Erano molto diverse. Relativamente differenti. Di conseguenza con la coltura in vitro abbiamo impiegato diverse ore per trovare le prime fotografie. E' stato uno sforzo gigantesco! E' facile criticare tutto questo a posteriori. Ciò che non avevamo, e lo ho sempre riconosciuto, era il fatto che fosse veramente la causa dell'AIDS.             3

D.T.: Come è possibile,senza le fotografie al microscopio elettronico (EM) della purificazione, sapere se queste particelle sono virali e che appartengono ad un retrovirus, addirittura a un retrovirus specifico?

L.M.: Beh, c'erano le fotografie della proliferazione. Abbiamo pubblicato immagini della proliferazione le quali sono caratteristiche dei retrovirus.  Avendo detto ciò, non potevamo dire che si trattava veramente di un retrovirus basandoci solamente sulla morfologia.  Ad esempio, uno specialista francese di foto all’EM di retrovirus mi attaccò pubblicamente dicendo: "Questo non è un retrovirus, si tratta invece di un arenavirus". Perché ci sono altre famiglie di virus che fuoriescono anch’esse dalla membrana cellulare e che presentano punte nella loro superficie, ecc.       4

D.T.: Perché questa confusione? Le fotografie EM non mostrano chiaramente un retrovirus?

L.M.: In quel momento i retrovirus meglio conosciuti erano quelli di tipo C, i quali erano molto tipici. Il retrovirus di cui stiamo parlando non era del tipo C ed i lentivirus erano poco conosciuti. Io personalmente lo ho riconosciuto nella biblioteca guardando fotografie del virus dell'anemia infettiva equina, e dopo del virus VISNA. Ma ribadisco, non è stata solo la morfologia e la proliferazione, c'era RT...è stato l'insieme di queste proprietà ciò che mi fece affermare che si trattava di un retrovirus.     5

D.T.: Riguardo l’RT, la si trova nella coltura in vitro. Quindi se si trovano particelle retrovirali significa che è avvenuta la purificazione. Comunque a questa densità ci sono molti altri elementi, tra cui quelli che vengono chiamati "simili ai virus".

L.M.: Certo, certo. In altre parole, non è solo una proprietà ma l'insieme delle proprietà ciò che ci fece affermare che si trattava di un retrovirus appartenente alla famiglia dei lentivirus. Presa isolatamente, ciascuna delle proprietà non è veramente specifica. E' invece il loro insieme che conta. Quindi avevamo: il gradiente di densità, l’RT, le fotografie della proliferazione (gemmazione) e l’analogia con il virus VISNA. Queste sono le quattro caratteristiche.        6

D.T.: Ma come fanno tutti questi elementi a provare che si tratta di un nuovo retrovirus? Alcuni di questi elementi potrebbero appartenere ad altre cose, a delle particelle "simili a virus" per esempio...

L.M.: Certo, e addirittura abbiamo retrovirus endogeni i quali delle volte esprimono particelle, ma di origine endogena che non hanno quindi ruoli patologici, in ogni caso non nell'AIDS.            7

D.T.: Allora come si può fare la distinzione?

L.M.: Perché siamo riusciti a trasmettere il virus. Abbiamo trasmesso l'attività RT in nuovi linfociti. Abbiamo ottenuto replicazione cellulare. Abbiamo seguito la traccia del virus. L'insieme delle proprietà ci ha fatto affermare che si trattava di un retrovirus. E perché nuovo? La prima domanda che ci è stata sollevata dalla rivista Nature era: "Non si tratta per caso di una contaminazione da laboratorio? Si tratta per caso di un retrovirus di un topo o di un retrovirus animale?". A ciò potevamo dire di no! Perché avevamo dimostrato che il paziente aveva anticorpi contro una proteina del proprio virus. L'insieme di questi fattori ha una logica perfetta! Comunque è importante prenderlo come un insieme. Se si prende ciascuna proprietà in maniera indipendente, non sono specifiche. E' l'insieme che rende la specificità.         8

D.T.: Comunque alla densità dei retrovirus lei ha osservato particelle che sembravano retrovirus? Un nuovo retrovirus?

L.M.: A densità 1.15, 1.16 avevamo un massimo di attività RT, la quale è l'enzima caratteristico dei retrovirus.     9

D.T.: Ma potrebbe essere stata un'altra cosa?

L.M.: No ... secondo me era molto chiaro. In questa maniera, non potrebbe essere stato nient'altro che  un retrovirus. Visto che l'enzima caratterizzato biochimicamente dal mio collega F. Barre-Sinoussi era privo di magnesio, un po’ come l’HTLV. Aveva bisogno della matrice, lo stampo, anche del primer il quale era totalmente caratteristico di una RT. Su ciò non c'erano dei dubbi. Nel settembre 1983 a Cold Spring Harbour, Gallo mi chiese se ero sicuro che si trattava di RT. Lo sapevo, F. Barre-Sinoussi aveva fatto dei controlli. Non si trattava di una semplice polimerasi cellulare, ma di una RT. Funzionava soltanto con primer di RNA, faceva DNA. Questo era sicuro.       10

D.T.: Lei ha seguito la stessa procedura e ha trovato le stesse difficoltà con gli altri retrovirus che ha trovato lungo la sua carriera?

L.M.: Le direi che per quanto riguarda l'HIV è un processo facile. In confronto con gli ostacoli che si trovano con altri...perché il virus non emerge, o addirittura perché l'isolamento è sporadico, ce la facciamo una volta su cinque tentativi. Sto parlando di ricerca normale in altre malattie. Possiamo citare il virus della sclerosi multipla del Professore Peron. Mi ha fatto vedere il suo lavoro una decina di anni fa e ci ha messo dieci anni circa per trovare alla fine una sequenza genetica che è molto vicina a un virus endogeno. Lo capisce...è molto difficile. Visto che non è riuscito a trasmettere il virus, non è riuscito a farlo emergere in coltura in vitro. L'HIV spunta come la gramigna. Il ceppo LAI [HIV], ad esempio, spunta come la gramigna. Per questo motivo ha contaminato gli altri.     11

D.T.: In questo modo ha coltivato i linfociti dei suoi pazienti? Con la linea cellulare H9?

L.M.: No, perché non ha funzionato in assoluto con l'H9. Abbiamo adoperato molte linee cellulari ed i linfociti Tambon è stata l'unica linea cellulare che siamo stati in grado di coltivare.          12

D.T.: Comunque adoperando questo tipo di elementi è possibile introdurre altre cose in grado di indurre una RT, e altre proteine, ecc...

L.M.: Sono completamente d'accordo. E' stato il motivo per cui alla fine non eravamo molto interessati ad adoperare linee cellulari immortali. Per coltivare il virus, grosso modo andava bene. Ma non per caratterizzarlo, perché sapevamo che avremmo introdotto altre cose. Ci sono linee cellulari MT che sono state trovate dai giapponesi (MT2, MT4) le quali replicano l'HIV molto bene e che vengono contemporaneamente trasformate dal HTLV. Quindi abbiamo un misto di HIV e HTLV. E' un vero miscuglio.      13

D.T.: Ciò che è molto più importante, non è possibile che i pazienti fossero infettati da altri agenti infettivi?

L.M.: Potrebbero esserci dei micoplasmi...potrebbero esserci un sacco di cose. Comunque per fortuna avevamo l'esperienza negativa con virus associati ai tumori e ciò ci ha aiutato, perché avevamo già constatato tutti questi problemi. Ad esempio, un giorno avevo una reazione molto debole di RT, che mi è stata consegnata da Barre-Sinoussi, con una densità un po' più alta, 1.19. E l’ho controllata! Si trattava di un micoplasma, non di un retrovirus.         14

D.T.: Col materiale purificato alla densità tipica dei retrovirus, come è possibile distinguere tra ciò che è virale e ciò che non lo è? Perché a questa densità ci sono un mucchio di altre cose, incluse particelle "simili a virus", frammenti cellulari...

L.M.: Certo, è per questo motivo che risulta più facile con la coltura cellulare in quanto si vedono le fasi della produzione di virus. Abbiamo la gemmazione. Charles Dauget (uno specialista EM) ha osservato direttamente le cellule. Certamente guardò il plasma, il concentrato, ecc...non ha visto niente di importante. Visto che se si fa un concentrato c'è bisogno di fare una sezione sottile (per guardare un virus con l'EM), e per fare una sezione sottile bisogna avere un concentrato di almeno la misura della testa di un ago. Per poter far questo occorre avere enormi quantità di virus. In contrasto, si fanno sezioni sottili di cellule molto facilmente ed è in queste sezioni sottili dove Charles Dauget trovò i retrovirus, con diverse fasi di gemmazione.           15

D.T.: Quando si guardano le fotografie al microscopio elettronico pubblicate, essendo lei un retrovirologo, è chiaro per lei che si tratta di un retrovirus, di un nuovo retrovirus?

L.M.: No, a quel livello non si può affermare. Le prime fotografie della proliferazione potevano riferirsi ad un tipo di virus C. Non si riesce a distinguere.    16

D.T.: Potrebbe trattarsi di qualcos'altro rispetto ad un retrovirus?

L.M.: No... beh, dopotutto, sì...potrebbe trattarsi di un altro virus, in fase di gemmazione.
Comunque c'è un...abbiamo un atlante.  E' l'esperienza che ci fa capire se si tratta di un retrovirus o no. Dalla morfologia si può distinguere, ma bisogna avere una certa esperienza.         17

D.T.: Perché non la purificazione?

L.M.: Ribadisco che non abbiamo purificato. Abbiamo purificato per caratterizzare la densità dell’RT, la quale era solidamente quella di un retrovirus.  Ma non siamo arrivati al massimo, o non ha funzionato....perché se si purifica, si danneggia. Quindi per quanto riguarda le particelle infettive, è meglio non toccarle molto. Di conseguenza si preleva semplicemente ciò che galleggia alla superficie della coltura dei linfociti i quali hanno prodotto il virus e lo si mette in una piccola quantità su alcune nuove colture di linfociti. E ne consegue che si trasmette il retrovirus in serie e sempre si ritroveranno le stesse caratteristiche e aumenta inoltre la produzione ogni volta che avviene la trasmissione.      18

D.T.: Quindi lo stadio di purificazione non è necessario?

L.M.: No, no, non è necessario. Ciò che è fondamentale è trasmettere il virus. Il problema che Peron aveva con il virus della sclerosi multipla era che lui non riusciva a trasmettere il virus da una coltura all'altra. E' questo il problema. E' riuscito a farlo un po', ma non sufficientemente per caratterizzarlo. E attualmente caratterizzare significa soprattutto farlo a livello molecolare. Se si desidera, la procedura va più velocemente. Quindi per farlo bisogna partire da una sequenza di DNA, clonare questo DNA, amplificarlo, sequenziarlo, ecc. Quindi abbiamo il DNA, la sequenza del DNA la quale dimostra che si tratta veramente di un retrovirus. Si conosce la struttura dei retrovirus, tutti i retrovirus hanno una struttura genomica che assomiglia ad un gene che è caratteristico.   19

D.T.: Quindi per l'isolamento di retrovirus lo stadio di purificazione non è obbligatorio? Si possono isolare retrovirus senza purificare?

L.M.: Certo...non è obbligatorio trasmettere materiale puro. Sarebbe meglio, ma esiste il problema che si danneggia e si diminuisce la proprietà infettiva dei retrovirus.       20

D.T.: Senza passare attraverso questo stadio di purificazione, non esiste per caso il rischio di confusione riguardo le proteine che vengono identificate e anche riguardo l'RT, la quale potrebbe provenire da qualcos'altro?

L.M.: No ... dopotutto, ribadisco che se abbiamo un’attività di RT a densità 1.15, 1.16 ci sono 999 possibilità tra 1.000 che si tratti di un retrovirus. Ma potrebbe trattarsi di un retrovirus di origine diversa. Ribadisco, ci sono alcuni retrovirus endogeni, pseudo particelle che possono venire emesse dalle cellule, ma comunque, provenienti dalla zona del genoma che produce i retrovirus. Vengono ereditate e permangono nella cellula per un lungo periodo di tempo. Comunque penso che alla fine, per avere la certezza - perché le cose evolvono alla pari della biologia molecolare consentendo una caratterizzazione ancora più facile attualmente - bisogna passare molto velocemente al clonaggio.  E ciò è stato fatto molto velocemente, sia da Gallo che da noi stessi. Clonare e sequenziare, è lì che si trova la completa caratterizzazione. Ma ribadisco, la prima caratterizzazione è quella dell'appartenenza alla famiglia dei lentivirus, la densità, la proliferazione ecc., le proprietà biologiche, l'associazione con le cellule T4. Tutto ciò fa parte della caratterizzazione, e siamo stati noi a farlo.     21

D.T.: Ma si arriva a un punto che bisogna fare la caratterizzazione del virus. Ciò significa: quali sono le proteine di cui è composto?

L.M.: Certo. Quindi allora, l'analisi delle proteine del virus richiede produzione massiccia e purificazione. Bisogna farlo. Ed è qui che dovrei dire che ciò è fallito parzialmente. J.C. Chermann era incaricato di far questo, almeno per le proteine interne ed ha avuto delle difficoltà a produrre il virus, quindi non ha funzionato. Ma questa era una delle strade possibili, l'altra era quella di avere gli acidi nucleici, il clonaggio, ecc. E' questa la strada che ha funzionato molto velocemente. L'altra possibilità non ha funzionato perché avevamo all'epoca un sistema di produzione che non era sufficientemente vigoroso. Non avevamo abbastanza particelle prodotte per purificare e caratterizzare le proteine virali. Non potevamo farlo. All'epoca non si poteva produrre molto virus perché questo virus non emergeva nella linea cellulare immortale. Siamo riusciti a farlo con il virus LAI [HIV], ma all'epoca non lo sapevamo.    22

D.T.: Gallo è riuscito?

L.M.: Gallo?...Non credo che abbia purificato. Non lo credo affatto. Credo che si sia buttato molto velocemente sul campo molecolare, cioè il clonaggio. Ciò che in realtà ha fatto è il Western Blot. Io e la mia équipe abbiamo invece adoperato la tecnica RIPA, quindi ciò che il gruppo americano ha fatto di nuovo era l’identificazione di alcune proteine che non erano state viste bene con l'altra tecnica. Qui abbiamo un altro aspetto della caratterizzazione di un virus. Non si può purificare, ma si conosce qualcosa che ha anticorpi contro le proteine del virus e si può purificare il complesso anticorpo/antigene. E' ciò che abbiamo fatto. E di conseguenza avevamo una banda visibile, etichettata a livello radioattivo, che sono state chiamate proteine 25, p25. E Gallo ne ha viste delle altre. C'era la p25 che lui chiamò p24, c'era la p41 che noi stessi avevamo visto...            23

D.T.: Riguardo gli anticorpi, numerose ricerche hanno dimostrato che questi anticorpi reagiscono con altre proteine o elementi che non fanno parte dell'HIV. E che non possono essere sufficienti per caratterizzare le proteine dell'HIV.

L.M.: No! Perché noi controllavamo. Avevamo della gente che non aveva l'AIDS e che non avevano anticorpi contro queste proteine. E le tecniche che adoperammo erano le stesse che io stesso avevo affinato alcuni anni prima, per trovare il gene src. Anche il gene src è stato trovato tramite l'immunoprecipitazione.
Era il p60 (proteina 60). Ero molto abile, e anche il mio assistente, con la tecnica RIPA. Se si ottiene una reazione specifica, è specifica.      24

D.T.: Ma sappiamo che i pazienti di AIDS vengono infettati da altri molteplici agenti infettivi che sono suscettibili di...

L.M.: Beh, sì, comunque gli anticorpi sono molto specifici. Sanno come distinguere una molecola in un milione. C'è una grossa affinità. Quando gli anticorpi hanno sufficiente affinità, si pesca qualcosa di veramente molto specifico. Con l'ausilio degli anticorpi monoclonali si tira fuori in realtà UNA proteina. Tutto ciò viene adoperato per trovare antigeni a scopi diagnostici.  25

D.T.: Secondo lei la p41 non era di origine virale e perciò non apparteneva all'HIV. Secondo Gallo era la proteina dell'HIV più specifica. Perché questa contraddizione?

L.M.: Tutte e due avevamo abbastanza ragione. Ciò vuol dire che io nella mia tecnica RIPA...difatti ci sono proteine cellulari che si trovano ovunque, c'è un "rumore di fondo" non-specifico, e tra queste proteine una  è molto abbondante nelle cellule, cioè l'actina. E questa proteina ha un peso molecolare di 43000kd. Quindi, era lì. Quindi io avevo abbastanza ragione, ma Gallo ha visto che, dall'altra parte, c'era la gp41 dell’HIV, perché lui stava usando il Western Blot. E ciò lo ho riconosciuto.           26

D.T.: Secondo Lei la p24 era la proteina dell'HIV più specifica, ma per Gallo no. Si vede grazie ad altri studi che gli anticorpi indirizzati verso la p24 spesso venivano trovati in pazienti che non erano infettati dall'HIV, e anche in certi animali. Difatti attualmente, una reazione anticorpale con p24 viene considerata non specifica.

L.M.: Non è sufficiente per diagnosticare l'infezione da HIV.     27

D.T.: Nessuna proteina è sufficiente?

L.M.: Un proteina non è sufficiente in nessun modo. Comunque all'epoca il problema non si era rivelato così. Il problema consisteva nel conoscere se era un HTLV o no. L'unico retrovirus umano conosciuto era l'HTLV. E abbiamo dimostrato chiaramente che non si trattava di un HTLV, che gli anticorpi monoclonali di Gallo contro la p24 dell'HTLV non riconoscevano la p25 dell'HIV.      28

D.T.: Alla densità dei retrovirus, cioè 1.16, ci sono molte particelle, ma soltanto il 20% appartiene all'HIV. Perché l'80% delle proteine non sono virali mentre le altre lo sono? Come si fa a distinguerle?

L.M.: Ci sono due spiegazioni. Da una parte, a questa densità abbiamo ciò che vengono chiamate microvescicole di origine cellulare, le quali hanno circa la stessa misura dei virus, e poi lo stesso virus, nella fase di gemmazione, porta proteine cellulari. Difatti queste proteine non sono virali, sono di origine cellulare. Quindi, come distinguerle? Onestamente, con questa tecnica non lo si può fare con precisione. Ciò che possiamo fare è purificare il virus al massimo con gradienti successivi, e sempre ci troviamo con le stesse proteine.       29

D.T.: Le altre spariscono?

L.M.: Diciamo che le altre si riducono un po’. Le microvescicole vengono eliminate, ma ogni volta si perde molto virus, quindi bisogna avere molto virus per iniziare affinché se ne possa conservare un po’ quando si giunge alla fine. Fondamentale è l'analisi molecolare, è infatti la sequenza di queste proteine che ci consentirà di affermare se sono di origine virale o no. Questo è quello che abbiamo cominciato per la p25, che poi fallì ... e l'altra tecnica è quella di fare il clonaggio, e quindi dopo si ottiene il DNA e dal DNA si ottengono a loro volta le proteine. In seguito si deduce la sequenza delle proteine, la loro misura e, un’altra volta, ci si imbatte su ciò che avevamo già osservato con la immunoprecipitazione o con l'elettroforesi del gel. Conoscendo le misure delle proteine di altri retrovirus, per analogia si possono dedurre queste proteine. Quindi abbiamo la p25 che è vicina alla p24 dell’HTLV, abbiamo la p18 ... alla fine abbiamo le altre. Dall'altra parte quella che era molto differente era la proteina molto grossa p120.    30

D.T.: Attualmente sono stati risolti i problemi relativi alla produzione in serie del virus, purificazione, fotografie EM alla banda di 1.16?

L.M.: , certo.   31

D.T.: Esistono fotografie EM dell’HIV provenienti dalla purificazione?

L.M.: , certo.   32

D.T.: Sono state pubblicate?

L.M.: Non saprei risponderle ... ne abbiamo qualcuna da qualche parte ... ma non interessano, in nessun modo.     33

D.T.: Attualmente, con la produzione in serie del virus, è possibile, dopo la purificazione, vedere un EM di un gran numero di virus?

L.M.: Certo, certo. Totalmente. Si possono vedere, si possono anche vedere delle bande molto nitide.    34

D.T.: Quindi secondo Lei l'HIV esiste?

L.M.: Beh, è chiaro. L’ho visto e l’ho incontrato.   35