L'immensa sputtanata a Zelig

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Scopo del Blog

Raccolgo il suggerimento e metto qui ben visibile lo scopo di questo blog.

Questo e' un blog satirico ed e' una presa in giro dei vari complottisti (sciacomicari, undicisettembrini, pseudoscienziati e fuori di testa in genere che parlano di 2012, nuovo ordine mondiale e cavolate simili). Qui trovate (pochi) post originali e (molti) post ricopiati pari pari dai complottisti al fine di permettere liberamente quei commenti che loro in genere censurano.

Tutto quello che scrivo qui e' a titolo personale e in nessun modo legato o imputabile all'azienda per cui lavoro.

Ciao e grazie della visita.

Il contenuto di questo blog non viene piu' aggiornato regolarmente. Per le ultime notizie potete andare su:

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Monday, January 4, 2016

Vasai


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Ma cosa blatera questo fallito?
Blatera di come si educano i figli, uno che i figli non sa neanche come si fanno!


https://archive.is/Pkfif

Saturday, December 19, 2015

Monday, November 17, 2014

Che cosa si nasconde dietro la simbologia dello star system?

http://zret.blogspot.ch/2014/11/che-cosa-si-nasconde-dietro-la.html

Che cosa si nasconde dietro la simbologia dello star system?


N.B. Il presente articolo è nato da una dialogo con l’amico Corrado Penna [due menti sopraffine]. Esso costituisce una prolusione ed una sorta di dittico con Cosa si nasconde dietro il satanismo?

E’ ormai quasi una moda scovare i simboli riferibili ai cosiddetti “Illuminati” (meglio Fulminati) nei video musicali, nelle produzioni televisive e cinematografiche, nella pubblicità... Molti si chiedono che significato assuma l’ostentazione di codesti segni (piramidi, occhi onniveggenti, pentacoli etc.), se attestino l’appartenenza di cantanti, attori, registi a sette “esoteriche” o addirittura al satanismo.

Che molti protagonisti usino immagini riconducibili al milieu degli Oscurati è indiscutibile; quanto costoro siano consci dei significati occulti e soprattutto dei fini perseguiti dalle élites è arduo da stabilire. Credo che spesso siamo al cospetto di immagini kitsch. E’ possibile che molti idoli delle masse abbiano stipulato degli accordi con potenti impresari per ottenere denaro e successo (un successo molto effimero e pagato a caro prezzo) in cambio dell’accettazione a veicolare messaggi ed emblemi sinistri. Sono quindi patti con produttori più che con il diavolo. Testimoniano la facilità con cui interpreti, a volte non privi di qualche talento, possano essere corrotti affinché diventino i portavoce degli Ottenebrati.

Si tende forse a sopravvalutare questo bric-à-brac, poiché il vero satanismo sembra annidarsi altrove. In primo luogo le immagini in esame non sono quasi mai diaboliche, ma tradizionali (persino diffuse nel Cattolicesimo), anche se piegate a trasmettere disvalori. Forse l’analisi ossessiva e meticolosa di video musicali e telefilm per enuclearne cifre tetre è uno stratagemma volto a distogliere l’attenzione dai problemi più scabrosi, dando l’impressione di criticare il sistema. Non a caso il buffone mascherato dedica molto tempo ed impegno alla disamina di questo tema per ignorare, ad esempio, la geoingegneria clandestina, quando non si allinea con le menzogne dei negazionisti.

I gatekeepers si guardano bene dall’applicare la loro acuta ermeneutica a certi omicidi: in questo ambito l’esegesi potrebbe, invece, rivelare indizi di una ritualità che è l’ossessione di sinistre confraternite. Si pensi all’assassinio della povera Yara Gambirasio per la cui morte è stato incriminato Massimo Giuseppe Bossetti, il solito capro espiatorio dato in pasto ad un’opinione pubblica inferocita. Se, però, studiassimo certe circostanze, ci imbatteremmo nel sepolcro della sventurata adolescente: scopriremmo qualcosa di istruttivo...

Il satanismo dunque alberga in altri settori, in tutta quella zona tenebrosa di mercimoni in cui sono coinvolti personaggi insospettabili e, all’apparenza, integerrimi. Vero è che l’immaginario simbolico esibito dallo star system crea un clima, contribuisce a traviare le nuove generazioni che, insieme con la simbologia, tendono ad introiettare costumi trasgressivi e perversi. Tuttavia non ne esagereremmo l’influsso: i giornali ed i telegiornali sono molto più dannosi, poiché costruiscono un’aberrante visione del mondo con l’ufficialità delle loro bugie reiterate.

Considerata l’involuzione dell’attuale società, si dovrà ritenere, fatto salvo qualche caso eccezionale, la scuola lo strumento più pericoloso, sebbene l’”istruzione” non codifichi simboli. La scuola contemporanea, infatti, è il più formidabile, subdolo, pervasivo sistema di indottrinamento e di propaganda che sia mai stato ideato.

Spesso ci si pone un’altra domanda: l’ostilità della fazione “illuminata” nei confronti del Cristianesimo significa che gli Oscurati sono il male ed il Cristianesimo il bene? Non è agevole rispondere, soprattutto perché il termine Cristianesimo comprende una galassia variegata e contraddittoria di fenomeni religiosi e culturali. Stante la complessità del soggetto, rimandiamo perciò alcune riflessioni in merito ad un prossimo, eventuale articolo.

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Wednesday, August 6, 2014

L'oppressione dell'opinione

http://zret.blogspot.ch/2014/08/loppressione-dellopinione.html

L'oppressione dell'opinione


Il filosofo Parmenide distinse tra verità (alétheia) ed opinione (dòxa). Non ci occuperemo qui della prima, perché è tema abissale e bisognerebbe, in primo luogo, discernere fra verità empirica ed ontologica, per dedicarci, invece ad una riabilitazione della dòxa che è, letteralmente, ciò che appare. Anche l’apparenza, però, ha la sua sostanza.

Nella nostra società omologata del non pensiero unico, chi manifesta un’idea è subito stigmatizzato: si ripete che ogni interpretazione deve essere ancorata ai fatti, inclusa in una teoria “scientifica”, altrimenti non vale alcunché. E’ un modo, uno dei tanti, per reprimere la libertà di pensare.

Gli aggettivi – non per le ragioni addotte da Filippo Tommaso Marinetti – sono vietati: qualsiasi aggettivo si trasforma ipso facto in diffamazione.

Non è un caso se oggigiorno i “delitti” che i giudici perseguono con maggiore solerzia sono i “reati” d’opinione: con il pretesto della calunnia e dell’ingiuria, ci si accanisce contro chi dimostra di possedere uno spirito critico. I tribunali sono ingolfati da cause inerenti a presunte diffamazioni, mentre i veri misfatti restano impuniti. Lo “psicoreato” è l’incubo che aleggia nelle tetre aule di una “giustizia” iniqua e nella necropoli dell’establishment. In maniera moralistica oltre che oppressiva, certe toghe si impancano a divinità che credono di poter giudicare il bene ed il male, di dover assegnare premi agli eletti e punizioni ai reprobi.

Sono poi meri pareri quelli palesati dai pochi intellettuali e ricercatori ancora degni di questi nomi o qualcosa di differente, di più sostanzioso? Non saranno valutazioni argomentate, analisi, persino moniti e denunce? Li si liquida come esternazioni prive di oggettività: si invocano i fatti (sull’idolatria dei fatti ha scritto pagine memorabili Nietzsche, ma i censori sono per natura ignoranti e confondono Nietzsche con un famigerato marchio di calzature); si pretende un’assoluta aderenza alle cose, mentre si elargisce un imbarazzante pressappochismo.

E’ bene ripeterlo: nell’ipocrita società odierna non è ammessa alcuna libertà. Quanto più i diritti del cittadino sono celebrati, tanto più essi sono distrutti. Così si culmina con il paradosso per cui è soprattutto la scuola, che dovrebbe essere palestra di idee, luogo di elaborazione culturale attraverso la dialettica, ad essere l’istituzione in cui, malgrado tante belle parole, la possibilità di esprimere la propria Weltanschauung è ferocemente negata. La scuola non è la tomba della cultura, poiché un sepolcro è comunque un monumento a ciò che fu. Il sistema “educativo” è televisione senza schermo: come la televisione intrattiene, indottrina e plagia in maniera irreparabile.

Attualmente l’unico pensiero consentito è quello dell’opinione pubblica ed è indubbio che essa si caratterizza per il fatto di non avere alcuna opinione.

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Tuesday, June 3, 2014

Apprendimento senza presa

http://zret.blogspot.it/2014/05/apprendimento-senza-presa.html

Apprendimento senza presa


Non ad scholam sed ad vitam discimus. Impariamo non per la scuola ma per la vita. (Seneca)

Che cos’è necessario davvero imparare? Quello che è realmente significativo non può essere insegnato, ci ricorda Oscar Wilde. Tuttavia qualcosa bisognerebbe tentare di apprendere: alcuni filosofi antichi, nella loro saggezza, appuntavano la loro attenzione sul destino dell’uomo in relazione alla morte. Infatti imparare a vivere è soprattutto imparare a morire. E’ palese che è compito arduo, sebbene imprescindibile: i nostri tempi rimuovono tutto ciò che riguarda la meta ultima, offuscandola dietro una cortina di noncuranti eufemismi o con la promessa di un’immortalità transumana.

Apparentemente agli antipodi di questa “scienza della morte” è il saper fare: oggi ambedue queste competenze sono escluse dal mondo dell’istruzione, anzi della distruzione, la scuola. Qui si studiano per lo più cose inutili e talmente vacue che verrebbero in uggia anche a don Ferrante. Quasi sempre si cerca di inculcare negli allievi un atteggiamento razionalista-scientista: questo spiega perché, nei quadri orari, le discipline tecniche e “scientifiche” sopraffanno le humanae litterae. L’arte, la musica, la poesia, il teatro, il mito... hanno poco o punto spazio nel sistema educativo. Nel migliore dei casi, si valorizza l’emisfero sinistro, ma soprattutto si propaganda una mentalità utilitarista, tutta imperniata sui risultati numerici, sui voti, sui crediti, sulle percentuali. I quiz INSULSI sono la scandalosa epifania di codesta impostazione gretta e stolida.

Pietoso è nel complesso l’insegnamento delle materie scientifiche, ridotte a formule dogmatiche, ad aridi elenchi, avulsi da qualsiasi contatto con una visione della realtà in cui il sapere tradizionale è tutt’uno con l’esperienza. La Storia è isterilita nell’erudizione, la Letteratura rovinata da approcci aberranti. I libri di testo sono irti di strafalcioni e di bestialità. Su tutto grava l’ipoteca di una valutazione ossessiva, della mania di quantificare ciò che quantificabile non è: la cultura non è una sbarra di ferro di cui misurare lunghezza e peso.

Sono del tutto bandite dagli istituti le abilità manuali e pratiche: saper costruire o accomodare un utensile vale quanto conoscere la trigonometria, essere in grado di disegnare è formativo quanto la conoscenza di una lingua classica o straniera.

Attualmente un titolo studio non serve neppure più a trovare un impiego, vista la crisi artificiale che destina la maggior parte dei giovani ad un futuro di frustrante disoccupazione. Allora bisognerebbe frequentare il liceo almeno per sviluppare lo spirito critico ed il senso estetico. Disoccupati sì, ma non soggiogati dal sistema e senza talento alcuno.

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Sunday, April 20, 2014

Crisi economica e snaturamento dei ruoli all'interno dei nuclei familiari

http://zret.blogspot.it/2014/04/crisi-economica-e-snaturamento-dei_20.html

Crisi economica e snaturamento dei ruoli all'interno dei nuclei familiari


L’attuale crisi economica, in verità un declino programmato, sta causando innumerevoli danni e tragedie: inquietano soprattutto i suicidi di imprenditori oberati di debiti (o - non sembri paradossale - di crediti pressoché inesigibili) e taglieggiati dal fisco. Addirittura ogni due giorni e mezzo si uccide un lavoratore autonomo. E’ una carneficina che grida vendetta e di cui sono diretti responsabili i governi, vere associazioni a delinquere.

Il crollo produttivo ed il dissesto sociale incidono pure sugli equilibri dei rapporti familiari: com’è noto, i giovani, non trovando impiego, privi del tutto o quasi di un reddito proprio, restano a vivere con i genitori [e a quanto pare anche gli ultra-cinquantenni]. In questa maniera il vincolo con il nucleo familiare non è reciso e l’adolescenza si prolunga indefinitamente. Questo è un fenomeno che è stato studiato, mentre non si attribuisce la debita attenzione al fatto che, se le nuove generazioni permangono in un limbo, anche padri e madri smarriscono la loro posizione ed identità, dimostrandosi non di rado più puerili e fatui della prole. Ne sanno qualcosa gli insegnanti che devono confrontarsi con adulti infantili ed iperprotettivi, più immaturi dei loro rampolli. Soprattutto i parenti non comprendono che i figli hanno bisogno di autonomia, di spiccare il volo con tutti i rischi connessi. Viene in mente un monito del sensibilissimo scrittore libanese Kahil Gibran [che comunque si chiamava Kahlil, e non e' un typo, dato che e' anche nelle label]: “Ricorda che i tuoi figli non sono i tuoi figli”. E’ così: essi sono individui che, una volta procreati, hanno già in nuce il loro destino, la loro dimensione.

Come il Profeta i figli dovrebbero risolversi per l’egira, ossia per una “rescissione dei legami” familiari. E’ questo, infatti, il vero significato di egira, tradotto dagli ignoranti ora con “fuga” ora con “migrazione”. E’ evidente che spezzare certe catene è difficile e doloroso: spesso le catene sono d’oro. Eppure è necessario, se si intendono evitare attriti ed incomprensioni, se ci si vuole costruire un’esistenza autentica nonché evitare lo snaturamento del proprio ruolo: chi nel mondo attuale sa vivere e sa morire a prescindere dall’età anagrafica?

E’ necessario ma, nella stragrande maggioranza dei casi, oggi non è possibile e non solo per situazioni empiriche. Sono lontani i tempi in cui ad ogni età dell’esistenza corrispondeva un modo di essere, uno stadio interiore, una visione del reale. Oggi ci si incammina verso la fine impreparati e si vive, senza aver mai vissuto.



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Wednesday, January 15, 2014

Alessandro Magno fu un sanguinario re guerriero, ma fu mai davvero felice?

http://scienzamarcia.blogspot.co.uk/2014/01/alessandro-magno-fu-un-sanguinario-re.html

Alessandro Magno fu un sanguinario re guerriero, ma fu mai davvero felice?

Molti conoscono, almeno per sommi capi, la storia del regno di Macedonia e della sua progressiva espansione, che lo portò a dominare numerosi paesi dei Balcani e del vicino oriente. Sono note le vicende belliche di Alessandro detto il Grande e del padre Filippo, ma forse non tutti sanno, o ricordano, le vicende umane, gli intrighi di palazzo.

Anche una veloce lettura di quella pagina di storia antica mostra un mondo di intrighi continui, di famiglie nelle quali fratelli, fratellastri, madri, madrigne, zii e parenti vari brigano l'uno contro l'altro per il possesso del potere supremo. Non è un caso che anche Filippo II e suo figlio Alessandro perirono in circostanze che fanno fortemente sospettare una congiura ordita ai loro danni.
Anzi nel caso di Filippo II non solo è sommamente probabile che la responsabile principale dell'assassinio del re fosse Olimpiade, la sua moglie precedente (da lui ripudiata per sposare Euridice), ma che fosse parte della congiura (o che quanto meno ne fosse a conoscenza) lo stesso Alessandro, che di Olimpiade era figlio. Sembra alquanto indicativo il fatto che dopo la morte di Filippo II Olimpiade assunse il ruolo di "regina madre", Alessandro divenne re, ed Euridice fu uccisa per ordine di Olimpiade. 
Un particolare significativo è il fatto che Pausania, l'uccisore di Filippo II, invece che sottoposto ad un lungo interrogatorio per appurare se e quali complici avesse avuto, fu prontamente ucciso (non si sa bene se appena catturato sul luogo dell'attentato o poco dopo). Un clichè questo che si è riproposto continuamente nella storia: assassini (veri o presunti, come nel caso di J.F. Kennedy) che vengono uccisi a loro volta poco dopo il delitto, presumibilmente "tolti di mezzo" in modo tale da impedire ogni approfondimento delle indagini.

Alla luce di questa riflessione non è privo di interesse il fatto che Alessandro fu l'allievo del "sommo filosofo" Aristotele, una delle persone più colte del tempo, un maestro che continuò a provare un forte affetto per il suo ex pupillo anche quando questi divenne il prode re e condottiero. Questo "sommo filosofo", che pure ci ha regalato imperituri trattati di logica, doveva avere però una concezione dell'etica (cui dedicò ben tre libri) molto particolare, se poi accettò di istruire il figlio del guerrafondaio Filippo II e non solo contribuì alla formazione del futuro guerrafondaio Alessandro il Grande, ma a quanto pare non provò certo vergogna per l'operato di costui ed anzi continuò ad essere suo amico e confidente anche quando il rapporto docente-discente era ormai terminato.

Ma si sa, molti grandi filosofi del passato, come Platone e Aristotele erano schiavisti (fecero eccezione i sofisti come Ippia, Antifonte e Licofrone che consideravano lo schiavismo una innaturale e crudele convenzione) e questo forse spiega bene quale razza di etica potesse venir fuori dai loro calami. Certo i pregiudizi del tempo erano davvero grandi, e non è facile sputare nel piatto in cui si mangia, ma tutta la loro conoscenza e saggezza pare che siano servite a ben poco dal momento che non sono servite come sostegno per l'amore incondizionato per l'umanità. Già a quesi tempi il frequentare l'accademia spesso non solo non bastava ad immunizzava dai pregiudizi sociali, ma a volte allontanava l'uomo dalla sua vera natura.

Detto questo possiamo considerae Alessandro Magno un uomo davvero felice, quando la sua vita fu programmata sin dalla più tenera età, programmata ad un futuro di lotte non per la sopravvivenza o per il procacciamento del cibo quotidiano, ma per l'accaparramento del potere. Che vita è quella di una persona cui viene insegnato fin da piccolo che occorre guardarsi da amici e parenti e considerare tutti gli esseri umani come pedine per il proprio personale toranconto? E che senso hanno, più in generale i comportamenti di tutti qeugli uomoni di potere, re, regine, principi, generali e dignitari vari, per i quali la vita è un continuo gioco alla guerra di tutti contro tutti, un orribile gioco nel corso del quale decine di migliaia di vite vengono massacrate sui campi da guerra e negli assedi delle città?

Alessandro fu mai davvero felice? Viene difficile crederlo: che felicità è mai quella di una persona la cui vita si dipana tra congiure familiari e guerre infinite? 

Sul finire della sua vita sappiamo che Alessandro fu straziato da un dolore tremendo, quello per la morte di un caro e vecchio amico e compagno d'armi, Efestione, in onore del quale allestì il più sfarzoso rito funebre della storia. Al di là del sospetto legittimo che Efestione fosse ben più che un caro amico, sta il fatto che tutto l'oro ed il potere del re non poterono cancellare quel lutto. Verrebbe da pensare che in quel momento finalmente Alessandro fosse finalmente tornato umano, dopo una vita di condizionamenti, ma neppure quel dolore atroce valse a a fargli capire che le cose belle ed importanti della vita non fossero guerra soldi e potere; neppure quel dolore tremendo lo fece riflettere sul dolore causato dalle decine di migliaia di lutti inflitti dal suo esercito nel corso delle numerose guerre da lui intraprese. 

In realtà la successiva spedizione contro i Cossei fu oltremodo sanguinaria, quasi che il giovane sovrano addolorato volesse sfogare la sua ira e placare il suo dolore spargendo ancora una volta fiumi di sangue. Poco dopo anche la vita di Alessandro ebbe termine, probabilmente perché avvelenato nel corso di un banchetto, e così il suo regno terminò così come era iniziato, con una congiura che causa la morte del re.

Monday, January 13, 2014

Un altro manuale scolastico indottrina gli studenti sulla geoingegneria

http://www.tankerenemy.com/2014/01/un-altro-manuale-scolastico-indottrina.html

Un altro manuale scolastico indottrina gli studenti sulla geoingegneria

Thursday, December 12, 2013

Sistemi entropici e controllo sociale

http://zret.blogspot.it/2013/12/sistemi-entropici-e-controllo-sociale.html

Sistemi entropici e controllo sociale

To kill softly...



L’entropia imperversa in ogni dove. Basta pensare alle condizioni in cui si riduce, nell’arco di poche settimane, un cassetto che abbiamo riordinato con tanta cura. In modo inavvertito le cose ivi contenute si ammassano, si sparpagliano, talvolta si perdono.

Ad un assetto ordinato e razionale, un po’ alla volta, sottentra, la disorganizzazione. La vita stessa, giorno dopo giorno si disarticola: i più grandi mutamenti sono quelli che avvengono senza che ce ne accorgiamo. Un abisso divide il presente dal passato, anche se il passato sembra identico all’oggi.

Come spesso accade, esiste l’eccezione alla regola: è nella società che l’entropia, la tendenza progressiva verso il disordine, è trasformata in sintropia. Ciò accade nel sistema sociale nel suo complesso, nonostante le singole cellule manifestino l’inclinazione opposta.

Si consideri una classe scolastica: in essa si sviluppa negli anni un movimento entropico che porta la classis, ossia “gruppo armonico” verso situazioni dispersive e di anomia che non è libertà. Anche nei nuclei familiari è facile riscontrare dinamiche centrifughe che si palesano nell’allentamento progressivo dei legami e nell’instaurazione di nuovi vincoli all’esterno della famiglia.

In maniera quasi sorprendente nel mondo contemporaneo, la frammentazione, l’individualismo, i moti di fuga sono tutti dominati e ricondotti in un recinto invalicabile. Il sistema è riuscito ad erigere uno steccato in cui anche le azioni all’apparenza anarchiche sono, per così dire, sterilizzate ed omologate. Se si vuole controllare l’azione, si deve in primo luogo soggiogare il pensiero.

Bisogna riconoscere che quei ribaldi dei ceti dirigenti sono dei geni, anche se geni del male. Non è forse geniale la loro capacità di dirigere miliardi di persone sul pianeta, di indirizzare gli eventi verso i fini da loro perseguiti? Non è forse geniale l’abilità di piegare pure gli accadimenti che sfuggono alla regia dei burattinai di modo che i processi storici si muovano verso le mete prefissate dall’establishment?

E’ sbalorditivo: attraverso la coercizione (“giustizia”, leggi, istituzioni, struttura economica, forze dell'ordine...), ma soprattutto per mezzo della persuasione più subdola, essi sono stati in grado di scatenare due conflitti mondiali, la cui conseguenza precipua, ossia la graduale centralizzazione del potere, è proprio quella da loro prefissata!

Il totalitarismo “democratico” è stato creato passo dopo passo, con paziente tenacia. Oggi questa dittatura sotto le pallide sembianze della libertà e del pluralismo, è scambiata da molti per il migliore dei governi possibili. Un altro colpo di genio! Il consenso non è strappato con la violenza, ma ottenuto con il raggiro e la seduzione.

Come hanno potuto i globalizzatori conseguire tale scopo ciclopico? Soprattutto attraverso i media di regime la cui diffusione attuale non conosce più limiti. Dacché essi hanno egemonizzato la Rete, è stato creato un pensiero, anzi un non-pensiero unico. I mezzi di disinformazione di massa usano i paralogismi, non si peritano di generare la dissonanza cognitiva. Inoltre banalizzano, censurano, distorcono, inventano i fatti. Pochissimi si accorgono di tali patenti incongruenze e plagi, poiché la massa è stata precedentemente preparata. Che cosa l’ha preparata? La scuola. Il sistema “formativo” è il più poderoso, formidabile strumento usato per distruggere lo spirito critico, il pensiero divergente, la creatività, l’intuizione. Gli studenti sono nutriti con dosi massicce di logica aristotelica ipersemplificata, abituati a credere nelle verità assolute della matematica e delle scienze “esatte”. Tutti gli ambiti culturali e gli approcci che potrebbero stimolare una visione del mondo non dualistica, più duttile e problematica sono esclusi a priori. Ecco allora che si producono automi programmati in cui l’abitudine al ragionamento è ridotta ad uno stato vestigiale e l’immaginazione azzerata.

Non stupiamoci poi se, ogni qual volta si tenta di favorire una comprensione degli sviluppi storici e politici, tra i cittadini medi, non si cava quasi mai un ragno dal buco. Anche quando finalmente, dopo mille spiegazioni, si riesce ad attivare una sinapsi, trascorsi pochi giorni, ci si accorge che il collegamento è interrotto. E’ come tendere un elastico: dopo che è stato teso, l’elastico torna come prima. Non solo, a furia di tenderlo, esso si spezza. Fuor di metafora: se si insiste troppo, il suddito perde il controllo, diventa aggressivo verso chi sovverte il suo falso ma rassicurante edificio di credenze.

Così gli apparati sono riusciti a costruire una prigione a cielo aperto, una cella talora confortevole ma fredda. Hanno invertito il movimento entropico, ottenendo una struttura ordinata, dolcemente oppressiva. Quest’ordine nondimeno non è armonia, ma un caos organizzato, un regime che irreggimenta le coscienze, che confonde ed atterrisce. E’ un ordine garantito dalla penosa confusione in cui versa la massa.

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Monday, October 28, 2013

Skull school (mavaffan...)

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Skull school

Nulla è più storto del diritto.



Sempre più spesso si addita l’esempio della Cina. I Cinesi sono esaltati per la loro efficienza ed alacrità. La "Repubblica popolare" è una superpotenza mondiale ai primi posti in parecchi settori dell’economia. Soprattutto si elogiano gli studenti del Celeste Impero che dimostrano capacità fuori dal comune: sono tenaci, infaticabili, assai versati nelle discipline scientifiche... Molti analisti ritengono che in un futuro non lontano la Cina sarà il vivaio di ricercatori nei campi più avveniristici, ad alto contenuto tecnologico.

Senza misconoscere alcune qualità degli allievi cinesi, bisogna, però, chiedersi che senso abbia un tipo di insegnamento che forma solo dei tecnici, anzi degli automi produttivi. Certo, sono adatti alla nostra società ipertecnologica, prossima ad una mutazione sotto il segno del Transumanesimo. Nondimeno il vero sapere è altra cosa.

Il discorso investe la scuola tout court: restano poche oasi culturali destinate ad essere fagocitate dalla sabbia rovente dell’ignoranza telematica. Il sistema (mai parola fu più idonea) “educativo” sforna dei diligenti esecutori, degli schiavi contenti di esserlo, dei sudditi che si credono liberi, perché hanno partecipato al progetto sulla “legalità” o sulla “cittadinanza attiva”.

Gli istituti scolastici attualmente sono il tempio dell’ipocrisia: quando sopravvive qualche interesse culturale è come un filo d’erba soffocato dal cemento.

Lucio Mastronardi è autore di un racconto ironico ed amaro intitolato “La sigaretta”. Il protagonista è un maestro che cerca in modo ossessivo di ottenere la stima dei superiori. Nei locali dell’istituto – come è ovvio – è vietato fumare, ma il docente è abituato a trasgredire finché un giorno, entrata all’improvviso la preside nell’aula, egli in fretta e furia nasconde il mozzicone in una tasca che si brucia. Il figlio, che è un suo scolaro, racconta con sadico compiacimento l’episodio alla mamma ed alla nonna. Le donne ne traggono motivo per umiliare l’insegnante.

Servilismo, adulazione, insincerità nei rapporti umani sono i disvalori che regnano negli ambienti di lavoro. Mastronardi dipinge un milieu soffocante dove la proibizione di fumare è la testimonianza più luminosa di un’istituzione che è “palestra di virtù”. Demonizziamo il tabagismo, ma che ci avvelenino con mille altre pozioni! “Virtù”... dolciastro termine deamicisiano, quanto mai adatto a rendere quell’atmosfera appiccicosa che si respira nei “licei” di oggi, invasi da slogan, da reboanti ma vuote iniziative sulla tolleranza, il multiculturalismo, la tutela dell’ambiente (sic)... Aria fritta! Fumo per gli allocchi! E’ un paese di tristi balocchi: appena varcata la soglia dell’edificio scolastico si è risucchiati nel mondo dove la tanto glorificata legalità è ridotta ad un diritto storto come un ramo secco.

Gli obiettivi che dovrebbe prefiggersi l’educazione sono la capacità di pensare, l’abitudine ad osservare, specialmente la creatività. Sono tutte mete che trovano poco o punto spazio nelle scuole attuali. Pazienza: ciò che è essenziale – ci ricorda Oscar Wilde - non si apprende quasi mai sui banchi e l”istruzione” è destinata ad essere spazzata via insieme con il ciarpame di questo sistema decrepito e fatiscente.

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Monday, May 13, 2013

Brusco risveglio

http://zret.blogspot.it/2013/05/brusco-risveglio.html

Brusco risveglio

E’ difficile non vedere l’ombra livida della Consunzione negli eventi tumultuosi di questi ultimi tempi, tempi finali. Un disastro succede ad un altro, come scosse elettriche che percorrono il corpo del mostro creato dal Dottor Frankenstein. L’umanità è, infatti, un corpo disarticolato che sussulta appena di fronte alle disgrazie. Solo in questa reazione effimera e piattamente emotiva, palpita una larva di vitalità. Non sorprende allora che i soliti noti si ingegnino per scuotere di continuo un’opinione pubblica ridotta quasi ad un cadavere.

E’ difficile non constatare che gli avvenimenti, orchestrati da menti sopraffine, ci indirizzano verso un’unica meta, anzi baratro. Non credo sia una coincidenza se, da quando è stato eletto il nuovo califfo di Roma, la situazione è ulteriormente precipitata. Dietro le prediche sciroppose di Francesco e la smanacciante gestualità, si nasconde un furbastro. Com’era facile prevedere, di là dall’immagine di una Chiesa “buona”, la solfa è la solita: Roma continua a puttaneggiare con i potenti del mondo, come prima, più di prima. Quanti sacerdoti e prelati hanno denunciato o denunciano il marchio dell’Apocalisse, il microprocessore sottocutaneo, la geoingegneria assassina, i micidiali vaccini, gli organismi transgenici, il signoraggio bancario, i crimini della N.A.T.O. e dell’O.N.U. etc.? Un paio, forse. Perché così pochi? Non tanto per insipienza, ma poiché il Vaticano è l’anima nera della cospirazione globale. Non sarà quel pacioccone del nuovo pontefice a cambiare le cose.

Finalmente l’ingenuo ottimismo di chi pensava che il peggio accadesse solo agli altri, in Africa, in Asia o anche un po’ più vicino, in Grecia, comincia a sgretolarsi. Ormai anche molti cittadini comuni cominciano a subodorare aria di recessione con annessi e connessi. Purtroppo pochi hanno compreso che la sequenza dei ferali fatti non è tanto frutto del caso né del sistema capitalista e neppure della volontà di dominio economico per opera dei Fulminati, ma un preciso itinerario tracciato da chi intende distruggere quasi l’intero pianeta per edificare sulle sue rovine un unico stato mondiale di tipo tecnocratico. Per questo motivo ogni ricetta per promuovere la ripresa economica, ogni misura per riportare il benessere e la pace sociale vanno nella direzione diametralmente opposta. Anche qui non è incapacità, ma un’azione deliberata volta a devastare il più possibile ed in breve tempo.

Nulla sfugge alla smania annientatrice degli infami globalizzatori: ha ragione Enrico Galoppini a stigmatizzare l’adozione dei testi digitali dall’anno scolastico 2014-2015. Nell’editoriale “Le follie della scuola moderna: il libro elettronico obbligatorio dal 2014-2015”, 2013, svolge intelligenti riflessioni. Tuttavia nella mostruosa idea di sostituire ai volumi cartacei le opere digitali non si manifestano solo la demente idolatria dell’informatica, l’efficientismo, il culto fanatico della modernità, in quanto la smaterializzazione dei documenti è il cavallo di battaglia delle élites. Una volta incenerito l’ultimo foglio ed annichilita l’ultima memoria storica, sarà imposto un sistema informatico globale di cui ogni suddito sarà una pròtesi staccabile in qualsiasi momento.

La lavagna interattiva elettronica, l’iPad, il testo virtuale… non sono la tomba sulla cultura scolastica, poiché la cultura è quasi sempre stata estranea a licei ed università. Nel passato, la scuola “seria” era tempio dell’erudizione. Ne uscivano diplomati che sapevano a memoria ampi passi di classici greci e latini, interi canti della “Commedia”: tutto ciò non era cultura, bensì nozionismo. I diplomati di un tempo in genere imparavano a scrivere in discreto italiano ed a destreggiarsi con i rudimenti dell’aritmetica: rispetto agli standard odierni non è poco, ma neppure il non plus ultra. Solo per un concorso propizio di circostanze o per serendipità ogni tanto il sistema educativo partoriva un intellettuale o uno scienziato vero.

L’università italiana una volta sfornava per lo più critici letterari, filologi, giurisperiti, storiografi… sui cui tomi siamo piombati in un sonno profondo, quando frequentavamo le superiori. Oggi, visto che le conoscenze umanistiche sono reputate inutili, gli atenei fabbricano soprattutto “specialisti” e tecnici impiegati nei settori strategici (biotecnologia, nanotecnologia, industria bellica, industria farmaceutica, informatica, bionica, robotica… ). Quelli tonti, dopo che hanno conseguito la laurea in una materia scientifica, vengono sbattuti con un calcio nel deretano ad operare come negazionisti affinché abbindolino i grulli. Molti, ahinoi, abboccano all’amo. Frastornati e vuoti si bevono tutte le bugie della propaganda: seguitano a votare, ad accalorarsi con i finti dibattiti televisivi, ad indignarsi, divertendosi, con “Cozza nel paese delle meraviglie”. Costoro continuano a credere ciecamente nei mantra dei media ufficiali e ad ignorare la realtà al punto che, quando troveranno i supermercati vuoti e le banche chiuse, penseranno di essere su “Candid camera”…

Friday, September 21, 2012

In Italia arriva la nuova scuola digitale - seconda parte

http://scienzamarcia.blogspot.co.uk/2012/09/in-italia-arriva-la-nuova-scuola_20.html

In Italia arriva la nuova scuola digitale - seconda parte

Nella foto: Mike
Da quanto scritto nella prima parte dell'articolo, appare che i pregi di questa nuova scuola digitale sono inesistenti, il risparmio forse alla fine ci sarà, ma a ad esso non corrisponderà una scuola migliore perché non verranno investiti nell'assunzione di docenti (da anni a questa parte si parla solo di tagli, tagli e sempre tagli, a tutto il personale scolastico, e nessuno intende invertire la rotta).
Perché allora il ministero insiste su questa strada? Non penserete davvero che siano tutti ingenui, o che semplicemente non conoscano la realtà della scuola! 
Come ho detto da 45 anni le cose vanno sempre peggio, ed attribuire tutto ciò al caso vuol dire avere una scarsa conoscenza del calcolo delle probabilità. A parer mio, e di gran parte dei docenti più anziani, l'intenzione di svilire la didattica e quindi squalificare la preparazione degli alunni è fin troppo palpabile.

A sostenere tale tesi è anche l'autorevole voce di Lucio Russo (fisico, docente universitario di calcolo delle probabilità ed autore di vari libri di storia e filosofia della scienza), autore del bellissimo libro Segmenti e bastoncini, in cui vengono messe alla berlina le idee "riformatrici" dei ministri dell'istruzione. Nel libro succitato Lucio Russo espone la sua tesi che la nuova scuola vuole creare studenti capaci di eseguire delle istruzioni, ovvero di utilizzare uno strumento tecnologico dopo un'attenta lettura del libretto di istruzioni. Niente più; la capacità di ragionare con la propria mente, e lo stesso esercizio della pura logica non sono più valorizzate dalla scuola che le varie riforme stanno costruendo. Di conseguenza, sostiene il fisico e matematico Lucio Russo, la nuova scuola forma degli alunni bravi ad eseguire quanto viene loro ordinato esplicitamente o implicitamente (condizionamento dei mass-media)
Ma la domanda sorge spontanea, in tutto questo contesto, che bisogno c'è del digitale, non ne potevano fare a meno? Evidentemente no, a giudicare da quella che è la cosiddetta "agenda digitale" del governo che vuole rendere digitali tutti i documenti amministrativi (una volta stampati su carta con timbro e firma relativi) e che punta al denaro digitale, impedendo al cittadino di fare spese superiori ai 50 euro se non ha un conto in banca.

Tenetelo a mente, con la scusa della lotta all'evasione (ben poco credibile) da luglio 2013 in Italia il denaro utilizzato nelle transazioni sarà per lo più moneta fittizia, virtuale, digitale, transazioni che passano attraverso il bancomat, una tessera magnetica/elettronica dotata di microchip, microchip che dovrà accompagnarci giocoforza ovunque noi vogliamo fare la spesa, e siccome il governo ormai accede anche ai nostri conti correnti (sempre con la scusa della lotta all'evasione) ogni nostra spesa può essere monitorata, controllata, dagli istituti bancari e dal governo.

[Davvero il problema del debito pubblico si risolve recuperando qualche piccola entrata mancata? Una tassa che colpisce una tantum i grossi patrimoni potrebbe servire meglio allo scopo senza aggravi di tasse per i cittadini meno abbienti ... per non parlare della questione centrale del signoraggio bancario e della sovranità monetaria]

Il famoso libro di Orwell 1984, si sta realizzando a 30 anni di distanza dalla data preconizzata nel romanzo, ed il grande fratello governativo che tutto vede e tutto ascolta è ormai quasi del tutto realizzato.

Sempre parlando di scuola guardate cosa succede in Gran Bretagna dove hanno iniziato a mettere videocamere per il riconoscimento facciale:


In questa scuola proiettata nel futuro (orwelliano) i ragazzi entrano, si fanno riconoscere dalla telecamera mettendo la propria faccia davanti al visore e digitando un codice personale segreto di 4 cifre.

I cittadini britannici sono soggetti al più elevato livello di sorveglianza elettronico del mondo, e in media un cittadino della Gran Bretagna viene registrato da qualche telecamera circa 3.000 volte la settimana, ma di questo passo ben presto tutto il mondo si adeguerà.

In Gran Bretagna troviamo telecamere a riconoscimento facciale persino nei parcheggi, vedi l'articolo Big Brother facial recognition cameras rolled NCP car parks. In tale articolo possiamo leggere la dichiarazione di un attivista per le libertà civili che afferma che persino l'FBI ha lasciato perdere la tecnologia di riconoscimento facciale dal momento che risulta inadeguata. 
Fin troppo evidenti quindi i rischi di tale tecnologia invasiva, il cui vero motivo non crediamo proprio sia quello di affrire sicurezza, ma al contrario di spiare ogni mossa dei cittadini (onesti o disonesti che siano) in vista della creazione di un regime tirannico di fatto ma formalmente democratico, un regime nel quale tutto viene digitalizzato e computerizzato.
Ma ciò che consiste solo di dati digitali registrati nel computer può essere abilmente e facilmente manipolato, specialmente da chi gestisce il sistema, ovvero da chi detiene il potere, ed in un mondo dove tutto è computerizzato e digitalizzato un adulatore del potere può diventare laureato con l'ausilio di un mouse ed una tastiera, mentre un ricercatore universitario che sia inviso al sistema può perdere persino la sua laurea nella medesima maniera (sono cose già successe a persone particolarmente invise al sistema in questa era dei registri cartacei, fuguratevi cosa potrà succedere nell'era delle documentazioni digitali computerizzate). 
Se poi il sistema ha delle falle, come evidentemente accade a dispetto delle dichiarazioni rassicuranti della aziende che vendono tali tecnologie, un innocente può passare per ladro ed un ladro può farla franca. Ci troviamo quindi di fronte ad uno scenario quasi identico a quello previsto dal visionario Philip Dick nel suo libro Minority Report dal quale è stato tratto l'omonimo film.

I governi stanno costruendo un mondo fatto di tessere magnetiche personali (sempre più spesso con microchip incorporato, come il bancomat o la nuova tessera sanitaria), di telefonini e i-pad e computer collegati al web senza fili. Collegamenti senza fili ... alunni sempre meno colti e sempre meno consapevoli ma sempre più connessi in rete, sempre più attaccati al monitor anche per imparare, per studiare. Vi ricorda niente?
A me viene in mente una famosissima trasmissione per bambini creata da un'équipe di pedagogisti britannici per l'emittente nazionale BBC e poi tradotto e diffusa in tutto il mondo: i teletubbies, pupazzetti con un'antenna sulla testa (per ovvero per "collegarsi alla rete" ... ed essere telecomandati?) ed uno schermo sulla pancia (l'onnipresente monitor che sta sostituendo persino il libro di testo scolastico). Alla luce di quanto è stato realizzato negli anni successivi a quelli della creazione dei teletubbies possiamo parlare di programmazione subliminale dei nostri bambini, affinché poi accettassero da grandi le "agende digitali" dei governi.

Di pari passo abbiamo una continua espansione del "target" cui è rivolto il microchip: quel microscopico sensore elettronico è ormai impiantato in quasi ogni animale di compagnia (cani e gatti) e in molti animali da fattoria, mentre accompagna l'uomo attraverso bancomat, carta di credito, tessera sanitaria etc ... In molti esseri umani il microchip è stato già inserito con ogni sorta di scusa (nei soldati per scopi militari, per esempio monitoraggio di alcuni tipi di malati, per cronometrare gli atleti nelle gare sportive, e persino nelle pillole).

L'uomo di domani: più forte con il cervello on line e una vita lunghissima. in futuro saremo senza difetti. O quasi. Questo è il frontespizio di una nota rivista italiana

E mentre il movimento transumanista caldeggia questi innesti tecnologici che porterebbero all'uomo bionico (ibrido uomo-macchina), mentre appaiono cartoni animati con animali-macchina, ecco che viene diffusa apertamente l'ipotesi di innestare il microchip in ogni essere umano in modo che funzioni contemporaneamente da carta di identità elettronica e da bancomat.

Persino sui libri di testo scolastici troviamo propagandata questa procedura, che viene definita sicura e affidabile (qui sotto la scansione del libro in questione):


Sicurezza sotto la pelle? Andateglielo a raccontare ai cani che sono morti di tumore o di altra malattia causata dall'impianto del microchip.
Sicurezza? Se è stato dimostrato che il microchip è clonabile come qualsiasi altro dispositivo similare dove sta la sicurezza?

Il microchip sarebbe conveniente? Queste parole si scontrano con una realtà ben peggiore, coi risvolti più inquietanti dell'applicazione del microchip:

1) nei microchip è già implementabile la funzione che permette di uccidere a distanza

2) i microchip sono stati più volte impiantati a forza e contro la loro volontà in vere e proprie cavie viventi che sono state vittime di torture inimmaginabili causate dall'uso di simili dispositivi, vedi il caso di Paolo Dorigo, documentato in questo servizio.


A questo punto chi vuole può collegare tra di loro tutti questi indizi in un disegno organico, chi non vuole può ostinarsi a non credere, come negli anni 30 del secolo scorso gli ebrei residenti in Germania si ostinarono a non credere che Hitler potesse davvero attuare quanto da lui descritto nel "Mein Kapf"; un'ostinazione che li portò dritti ai campi di lavoro tristemente noti come Lager, da cui in molti non uscirono vivi.

Se non vuoi che l'umanità sia ridotta in schiavitù da queste tecnologie lotta per la sua libertà diffondendo con ogni mezzo questo articolo.




Per ulteriori approfondimenti leggi l'articolo: alcune scomode verità sui microchip impiantabili.

Thursday, September 20, 2012

In Italia arriva la nuova scuola digitale - prima parte

http://scienzamarcia.blogspot.co.uk/2012/09/in-italia-arriva-la-nuova-scuola.html

In Italia arriva la nuova scuola digitale - prima parte

Nel 2009 l’associazione per la difesa dei consumatori Adiconsum criticava la scelta dell'allora ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini di introdurre il Registro elettronico e gli SMS per informare i genitori sulle assenze dei figli, chiedendosi con quali risorse sarebbero stati attuati questi servizi.
L'Adiconsom rilevava (cosa che è ben nota a tutti i docenti, i genitori e gli alunni delle scuole d'Italia) che in molte scuole mancano i soldi per lo svolgimento della normale attività didattica e che sono spesso i genitori a dovere supplire a questa mancanza.
Adesso il nuovo Ministro Profumo (in piena continuità con l'operato del tanto criticato ministro Gelmini) ha reso obbligatoria l'adozione del registro elettronico, che servirà a costruire (come leggiamo sul sito della pubblica amministrazione) una scuola del futuro "Digitale, trasparente, innovativa" ... il che ovviamente non vuol dire necessariamente migliore dal momento che in 45 anni di continue innovazioni, dal 1968 ad oggi, la scuola è nettamente peggiorata sotto moltissimi aspetti. Basti pensare che i test di ingresso effettuati all'inizio del primo anno delle scuole superiori mostrano un trend negativo e costante: le conoscenze e competenze fondamentali (leggere, scrivere, far di conto, comprendere un testo scritto) sono in continuo declino.


 Alle scuole elementari ormai è quasi impossibile bocciare gli alunni che non hanno acquisito le conoscenze minime indispensabili per affrontare l'anno successivo, ed in molte scuole superiori gli alunni vengono considerati come "clienti" da soddisfare. E come si soddisfano gli alunni? Promuovendoli anche se non se lo meritano del tutto per esempio.

Forse la scuola di una volta non era abbastanza trasparente, ma almeno i docenti potevano concentrarsi sulla didattica, pensare solo a impostare al meglio le proprie lezioni e a correggere i lavori dei propri alunni. Adesso che la scuola è sempre più "trasparente" (fino a rendersi evanescente) i docenti sono oberati dalla compilazione di moduli su moduli (una volta su carta adesso in forma digitale) e devono continuamente adeguare la propria programmazione ed il proprio lavoro a continue riforme sempre più astratte. Come fare a svolgere per intero il programma che il ministero esige quando lo stesso ministero taglia continuamente le ore a disposizione per svolgerlo?

E adesso la scuola dovrebbe diventare sempre più digitale fino a sostituire il libro di testo con un ipertesto da visionare con il computer, magari distribuendo computerini portatili a tutti gli alunni pure in classe: ad alunni che già fanno fatica a leggere un libro, togliamo pure il libro e lo sostituiamo con un testo interattivo da leggere sul monitor del computer, così che poi sarà più facile mentire ai genitori e fingere di stare studiando (mentre in realtà si distrae con i giochi o si collega a facebook appena i genitori voltano lo sguardo).

Come se non bastassero i telefonini e gli i-pad sempre accesi (e sempre connessi senza fili con i correlati rischi per la salute), come se non bastasse il continuo fissare monitor e  schermi televisivi, che crea stanchezza alla vista e che rende le nuove generazioni sempre più incapaci di orientarsi nel mondo reale tridimensionale e sempre meno capaci di sviluppare pienamente la propria manualità (ai giochi di manipolazione con gli oggetti si sostituiscono piano piano i giochi bidimensionali in cui si guarda uno schermo e si schiacciano dei tasti). Anche scrivere con carta e penna è un importante esercizio di corrdinazione manuale, soprattutto per i più piccoli, ed anche per questo è bene non abusare dei computer.

E che dire delle ricerche scolastiche nell'era di internet? Una volta si consultavano libri ed enciclopedie, si andava in biblioteca a leggere, si prendevano appunti, si riassumeva e si relaborava personalmente. Adesso gli alunni che svolgono le proprie ricerche in questa maniera sono mosche bianche, perché la maggior parte di essi scaricano 4 articoli da internet, li stampano e li consegnano al docente. Persino le tesine per l'esame di maturità sono fin troppo spesso preparate nella stessa maniera, e spesso anche gli alunni migliori eseguono il proprio lavoro in questa maniera veramente inqualificabile.
 

L'innovazione tecnologica, innestata in un sistema il cui scopo sembra essere la semplificazione del percorso di apprendimento con conseguente (e proporzionale) diminuizione delle interconnessioni neurali degli allievi creerà una nuova generazione di semi-analfabeti, incapaci di sfogliare un libro (anche solo perché disabituati e demotivati), incapaci di prendere appunti su un quaderno, capaci però di smanettare col computer e (quel che interessa al potere) di ricevedere ed eseguire degli ordini.

 "Via libera ai registri elettronici, ai badge per gli studenti e agli e-book, nonché al sistema di comunicazione con le famiglie basato sulla tecnologia digitale e gli SMS, immediati e poco costosi" si legge ancora sul sito della pubblica amministrazione, peccato che quel "poco costosi" è tutto da vedere, giacché dotare le scuole di un adeguato numero di PC è un costo iniziale non indifferente, e poi a regime resta la gestione del sistema informatico che costa, l'assistenza ai PC che si guastano che costa. Quanto agli SMS una volta non si spedivano, ma quando un alunno faceva troppe assenze o assenze sospette un docente telefonava ai genitori avviando ove necessario quel dialogo che il messaggio elettronico SMS non può certo sostituire. Alla fine quanto si faceva prima delle riforme digitali costava forse di meno e rendeva di più.

E che dire delle tesserine magnetiche (badge) che qualche compagno potrebbe complicemente far passare nell'apposito lettore facendo figurare presente un alunno che invece è andato a divertirsi altrove?
Ma quanto ci costa tutto questo? Nell'articolo succitato si legge che:
 il Ministero è pronto a investire risorse fino a 24 milioni di euro per dotare le scuole di computer, e gli insegnanti di tablet: un progetto ministeriale, ad esempio, prevede che in Puglia, Campania, Sicilia e Calabria ogni docente abbia a disposizione un iPad.
Sul sito metronews, leggiamo che l'eliminazione dei documenti cartacei dalla scuola e la loro sostituzione con documenti digitali porterà (secondo il governo) al risparmio di 30 milioni di euro. Difficile verificare questa stima (posso permettermi di sospettare che sia un poco esagerata, anche perché non so se sia stata tenuta in conto la normale manutenzione dei PC), ma sta di fatto che i soldi per pagare il servizio più importante di tutti, ovvero l'insegnamento, non ci sono! Sissignore, non ci sono soldi per pagare gli insegnanti, per assumere gli insegnanti, e quindi per offrire fornire un servizio valido agli studenti. Mentre il governo si vanta di spendere milioni di euro per dotare le scuole di PC nelle nostre scuole è diventato normale (in quanto previsto dalle nuove norme ministeriali) avere 32 alunni per classe! 
Vi lascio immaginare quanto sia facile seguire personalmente il percorso formativo di ogni singolo studente in simili classi-pollaio. Chi vive nella scuola assiste in questi tempi alla formazione di classi di 32 alunni con 3 o 4 "diversamente abili" (ovvero casi di alunni con handicap più o meno grave) mentre gli insegnanti di sostegno sono sempre di meno per via dei soliti tagli.

Di anno in anno i tagli vanno avanti, e mentre ci sono fondi per comprare PC e lavagne multimediali o per gestire corsi di teatro, mancano i soldi per pagare il lavoro più indispensabile di tutti, quello dell'insegnante. Credere davvero che i soldi risparmiati non comprando carta permetteranno di ritornare ad avere un massimo di 26 alunni per classe? O di avere gli insegnanti di sostegno che sono necessari per supportare gli alunni in difficoltà? Ormai nessun docente ci spera seppure si indigni e si lamenti.

E che dire del fatto che lo stato nel suo forsennato tagliare fondi danneggia anche il mercato del lavoro? Che cosa faranno le industrie della carta? E' questo il modo di creare posti di lavoro e ripresa economica? Una magra consolazione per queste industrie è il fatto che tutti gli insegnanti dovranno dotarsi di un quadernone per sostituire il vecchio registro (pensate forse che ci si possa affidare solo al PC? che non si abbia bisogno di uno strumento agile dove con un tratto di penna segni quello che vuoi invece di dovere smanettare con un PC che magari non riesce a connettersi al server o si resetta per un errore del sistema?).

Come giustamente osserva Bianca Fasano su  cilentonotizie (in un articolo ove sono esposte le mie stesse argomentazioni e lamentazioni), un poco dei soldi che verranno risparmiati dallo stato saranno spesi dai singoli professori per dotarsi di quanto serve.

Tranne casi eccezionali i docenti auspicherebbero una scuola che per molti versi sia all'antica, con i libri di carta, i quaderni di carta, i registri di carta (che non vanno in tilt, non hanno bisogno di collegarsi al server per funzionare, e non si guastano mai), ma sul sito di metronews vengono riportati "curiosamente" solo commenti positivi.
Chi ha vissuto già l'esperienza di lavorare col registro elettronico è spesso esasperato, spesso si perde tantissimo tempo a compilare un registro elettronico su un computerino microscopico (con un video microscopico e tasti microscopici). Se poi il collegamento tra il PC in cui si inseriscono voti assenze ed altri dati è collegato via etere (connessione wireless che costa qualche migliaio di euro di meno della cablatura dell'intero edificio scolastico) abbiamo da una parte problemi di collegamento (mancanza di segnale, lentezza della connessione) con conseguente impossibilità di utilizzo del registro, dall'altra tutti i possibili rischi per la salute connessi con le radiazioni utilizzate per veicolare il segnale.

fine della prima parte




Leggi l'articolo:

Le rivolte nel mondo arabo per il film blasfemo e l'incredibile vicenda del video su youtube che nessuno riesce a far rimuovere