L'immensa sputtanata a Zelig

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Scopo del Blog

Raccolgo il suggerimento e metto qui ben visibile lo scopo di questo blog.

Questo e' un blog satirico ed e' una presa in giro dei vari complottisti (sciacomicari, undicisettembrini, pseudoscienziati e fuori di testa in genere che parlano di 2012, nuovo ordine mondiale e cavolate simili). Qui trovate (pochi) post originali e (molti) post ricopiati pari pari dai complottisti al fine di permettere liberamente quei commenti che loro in genere censurano.

Tutto quello che scrivo qui e' a titolo personale e in nessun modo legato o imputabile all'azienda per cui lavoro.

Ciao e grazie della visita.

Il contenuto di questo blog non viene piu' aggiornato regolarmente. Per le ultime notizie potete andare su:

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Wednesday, June 13, 2012

Fine del mondo (il solito jettatore...)


http://zret.blogspot.it/2012/06/fine-del-mondo.html

Fine del mondo

Come esprimere lo spirito di un’epoca senza spirito?

“Fine del mondo”: quante volte abbiamo udito questa espressione pronunciata da chi, con sicumera, intende irridere le tradizioni che adombrano il tema del passaggio e della palingenesi - preceduti da prove terribili - da un ciclo ad un altro. Quante volte insipienti, con i loro occhi spiritati, tra malcelata paura e scherno scaramantico, ripetono “fine del mondo…”

Si replichi: la fine del mondo è già avvenuta [tocchiamoci le palle...]. Essa accade ogni volta in cui una sventura, visibile o invisibile, conclamata o ignota ed ignorata, si abbatte su qualcuno o qualcosa, allorquando si è costretti a guadare il fiume.

Il nostro tempo rantola, anche se seguitiamo a mantenerlo in una condizione larvale, a somiglianza di quegli infelici senza chances che dipendono dai macchinari per la loro stentata sopravvivenza.

I volgari media hanno insinuato l’idea di fine come catastrofe planetaria ("naturale"), quasi non fossero già occorse e non accadessero tutti i giorni dinanzi agli occhi ciechi della gente. Solo l’inossidabile egoismo spinge a vedere nel flagello un evento che riguarda solo gli altri o un fatto proiettato in un futuro lontano, evanescente.

Certo, non si può escludere l’eventualità di un cataclisma globale anche imminente (una guerra? una pandemia? Un black out generale?...), ma, se succederà, sarà l’esito di un processo storico in atto almeno da secoli, non solo un’improvvisa deflagrazione. E’ un processo i cui sintomi sono manifesti, sebbene gran parte dell’opinione pubblica continui a fingere di non vederli, un po’ per autodifesa un po’ per faciloneria. E’ un cambiamento antropologico che sospinge l’umanità verso il baratro. E’ un abisso che, prima di essere il disastro sociale, politico ed economico, è la perdita di sé.

Non sappiamo in che misura altre generazioni seppero affrontare con dignità i cambiamenti ed i disfacimenti epocali. Sappiamo che la nostra non ci riuscirà, perché non si accorge del crepuscolo, anzi lo scambia per l’alba più radiosa. Non si avvertono i segni della discontinuità e, quando uno strappo violento lacera il tessuto della vita normale, lo si rattoppa prontamente. L’abito è tutto rappezzato, ma lo si indossa, come se fosse stato appena acquistato nella boutique.

Invero, per essere coscienti della crisi, è necessario avere una coscienza, accessorio che ormai è installato in pochi uomini [beh, già il fatto che tu sia una bestiaccia ti esclude automaticamente]. Affinché un’età sia conscia della propria irrimediabile putrefazione, occorre che in quell’età soffi uno spirito, ma la nostra epoca ne è del tutto priva.

Infine persino i consapevoli oggi paiono inconsapevoli [invece gli straccioni come te oggi SONO straccioni]
 

Monday, June 20, 2011

Segnati

http://zret.blogspot.com/2011/06/segnati.html

Segnati

In un recente articolo, “Saper leggere i ‘segni’ vuol dire essere desti e consapevoli”, 2011, il Professor Francesco Lamendola si chiede per quale motivo l’uomo, soprattutto quello odierno, non sappia cogliere gli indizi di cambiamenti decisivi. Chi sa cerca di non pensarci e chi non sa vive tranquillo... per ora. Come se non bastasse la schiacciasassi del presente, ci mancava il macigno del futuro, masso che sta pericolosamente in bilico sullo scrimolo. Così fingiamo spesso di non capire e di non vedere. Lasciamo i segni nel solaio delle coincidenze. Sia quel che sia. Forse è un errore, ma anche i più accorti possono essere colti di sorpresa, specie se gli eventi sono imponderabili ed epocali. Salvarsi la pellaccia e dopo?

Qualcuno, dopo aver ottenuto un paio di risultati, crede che si possa cambiare il corso della storia umana. Forse la condanna è stata procrastinata. Ormai non si sopravvive neppure: si vivacchia. Qualcuno attende la grande trasmutazione cosmica, l’ascensione additata dai profeti della nuova età: è possibile che davvero il tempo in cui bivacchiamo stia per essere rigenerato, che il cosmo stesso stia per subire una palingenesi energetica. Qualche segnale lo lascerebbe supporre, ma da qui ad averne la certezza, ce ne passa.

Altri addita la punizione futura per un’umanità di peccatori. Ai flagelli consueti (carestie, pestilenze, terremoti…), i vati alla Savonarola aggiungono altri velenosi ingredienti: una tirannide planetaria ed un bel microprocessore sottocutaneo. Gli uomini diverranno automi e, invece dell’Inferno, dopo la fine, li attenderà la discarica dei rottamatori..

Intanto i giorni si consumano in un’attesa spasmodica in cui la speranza si mischia allo sgomento, come di chi è ormai sul punto di toccare la vetta: dinnanzi a sé si staglia la meta tanto agognata, ma, non appena si guarda indietro, vede l’abisso spaventoso. Un passo falso e…

A che ora è la fine del mondo? Fine del mondo? No, fine di questo folle girotondo, di questa altalena tra dolore e disgusto, della giostra grottesca che ruota attorno ad un perno arrugginito, sempre più cigolante. Ci domandiamo se troveremo un centro, un ubi consistam, una condizione grazie alla quale tutti gli errori e gli orrori possano essere riscattati.

Siamo frastornati da troppe situazioni contraddittorie, da forze eguali ed opposte che ci paralizzano nel fatalismo, ora fiducioso ora disperato. Non sappiamo nulla perché conosciamo troppo: abbiamo accumulato dati e notizie, ma che assomigliano alle foglie secche dell’apologo narrato da fra Galdino nei “Promessi sposi”.

Siamo segnati e rassegnati, persi in sogni larvali o attanagliati da una disperazione cinica, fredda. Siamo avvezzi a tutto: l’orrore è catodico, il sangue è acrilico, la miseria colpisce gli altri. Ci arrabattiamo, mentre proviamo a schivare i colpi di un destino – anche il fato si è imbastardito – che colpisce alla cieca.

Nei rari momenti di saggezza, ci ripetiamo una frase di Seneca: “Fortuna opes potest auferre, non animun”, “La sorte può portarci via i beni materiali, non la coscienza”. Sapessimo solo che cos’è la coscienza in questa società incosciente ed insipiente. Sapessimo che cos’è la coscienza, ora che scialiamo e scialacquiamo le ultime monete di consapevolezza. Siamo fagocitati dal materialismo ed il residuo barlume dell’anima è poco più di un fuoco fatuo. Egoisti ed impreparati, crediamo di evitare la morte ed il verdetto, ignorandoli.

Siamo sinceri: saremo fortunati, se morremo, senza aver troppo sofferto.