L'immensa sputtanata a Zelig

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Scopo del Blog

Raccolgo il suggerimento e metto qui ben visibile lo scopo di questo blog.

Questo e' un blog satirico ed e' una presa in giro dei vari complottisti (sciacomicari, undicisettembrini, pseudoscienziati e fuori di testa in genere che parlano di 2012, nuovo ordine mondiale e cavolate simili). Qui trovate (pochi) post originali e (molti) post ricopiati pari pari dai complottisti al fine di permettere liberamente quei commenti che loro in genere censurano.

Tutto quello che scrivo qui e' a titolo personale e in nessun modo legato o imputabile all'azienda per cui lavoro.

Ciao e grazie della visita.

Il contenuto di questo blog non viene piu' aggiornato regolarmente. Per le ultime notizie potete andare su:

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Wednesday, November 5, 2014

Politica e religione

http://zret.blogspot.ch/2014/11/politica-e-religione_4.html

Politica e religione


La quintessenza della “politica” è squisitamente religiosa. I fantocci (sedicenti politici e sindacalisti) promettono una società migliore, giusta, in cui tutti avranno eguali diritti ed opportunità. Essi assicurano i cittadini, ripetendo che la ripresa (o ripresina) è dietro l’angolo. L’anno venturo sarà l’anno della risalita: cominciano già a vedersi le avvisaglie di un cambiamento, grazie a taluni indici statistici incoraggianti. Ad esempio, la disoccupazione sta diminuendo, anche se in percentuale è salita (sic), la produzione segna un incremento dello O,... Da quanti anni, anzi decenni, i presidenti del consiglio, i ministri ed il codazzo degli economisti a cottimo giurano e spergiurano che presto la situazione economica migliorerà? Quanti si sono accorti che l’anno della “rinascita” è sempre rinviato di un anno? [fino a qui sei andato alla grande, un po' pesante da leggere ma tutto sommato condivisibile]

La proiezione nel futuro, il vagheggiamento di un’età rinnovellata accomunano la “politica” a molte fedi: il presente è sempre incompiuto, delusorio, persino detestabile; il Paradiso appartiene ad un tempo che non sopraggiunge mai.

Parole-chiave sono Avvento, Ritorno, Parousia, Mahdi, Buddha del futuro… Gli uomini sono così tirati e stirati verso un avvenire che sembra non venire mai, blanditi con parole rassicuranti. Dinanzi ai loro occhi imbambolati balena lo spettacolo di un mondo edenico. Bisogna solo aspettare o di morire o di attraversare un periodo di tribolazioni o di compiere il proprio ciclo di metempsicosi (attesa questa lunghissima, ma tant’è, il karma è karma...) o, più prosaicamente, di votare alle prossime elezioni.

L’omelia del sacerdote ed il discorso del “politico” sono sovrapponibili: ambedue oscillano tra lenocini ed intimidazioni, ambedue, nel labirinto dei luoghi comuni, evitano con cura di sfiorare la verità.

Così non solo si aliena il genere umano da sé, lo si defrauda della possibilità di vivere e costruire l’adesso in modo significativo e profondo (e riconosciamo che il presente, oltre ad essere effimero, è spesso misero, se non tormentoso), ma lo si inganna pure con lusinghe, dipingendo l’inferno del domani come “il migliore dei mondi possibili”.

Sarà la tecnologia a risolvere tutti i problemi, la stessa tecnologia che, a tradimento, invece, ci sta uccidendo e strappando la coscienza.

Karl Marx prospetta un consorzio sociale di tipo comunitario in cui alla fine trionferanno l’equità, il sostegno reciproco e la gratificazione personale. Tuttavia bisogna prima passare attraverso la fase dolorosa ma necessaria del Socialismo e della dittatura del proletariato. Purtroppo ci siamo impantanati nello stadio eterno della dittatura. La transizione verso la palingenesi è tutto, fuorché transitoria.

Se esiste un’età dell’oro, essa non risiede nel futuro, ma nel passato, anzi in una realtà emancipata dal tempo e dalle sue tragiche lacerazioni.

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Sunday, April 20, 2014

Crisi economica e snaturamento dei ruoli all'interno dei nuclei familiari

http://zret.blogspot.it/2014/04/crisi-economica-e-snaturamento-dei_20.html

Crisi economica e snaturamento dei ruoli all'interno dei nuclei familiari


L’attuale crisi economica, in verità un declino programmato, sta causando innumerevoli danni e tragedie: inquietano soprattutto i suicidi di imprenditori oberati di debiti (o - non sembri paradossale - di crediti pressoché inesigibili) e taglieggiati dal fisco. Addirittura ogni due giorni e mezzo si uccide un lavoratore autonomo. E’ una carneficina che grida vendetta e di cui sono diretti responsabili i governi, vere associazioni a delinquere.

Il crollo produttivo ed il dissesto sociale incidono pure sugli equilibri dei rapporti familiari: com’è noto, i giovani, non trovando impiego, privi del tutto o quasi di un reddito proprio, restano a vivere con i genitori [e a quanto pare anche gli ultra-cinquantenni]. In questa maniera il vincolo con il nucleo familiare non è reciso e l’adolescenza si prolunga indefinitamente. Questo è un fenomeno che è stato studiato, mentre non si attribuisce la debita attenzione al fatto che, se le nuove generazioni permangono in un limbo, anche padri e madri smarriscono la loro posizione ed identità, dimostrandosi non di rado più puerili e fatui della prole. Ne sanno qualcosa gli insegnanti che devono confrontarsi con adulti infantili ed iperprotettivi, più immaturi dei loro rampolli. Soprattutto i parenti non comprendono che i figli hanno bisogno di autonomia, di spiccare il volo con tutti i rischi connessi. Viene in mente un monito del sensibilissimo scrittore libanese Kahil Gibran [che comunque si chiamava Kahlil, e non e' un typo, dato che e' anche nelle label]: “Ricorda che i tuoi figli non sono i tuoi figli”. E’ così: essi sono individui che, una volta procreati, hanno già in nuce il loro destino, la loro dimensione.

Come il Profeta i figli dovrebbero risolversi per l’egira, ossia per una “rescissione dei legami” familiari. E’ questo, infatti, il vero significato di egira, tradotto dagli ignoranti ora con “fuga” ora con “migrazione”. E’ evidente che spezzare certe catene è difficile e doloroso: spesso le catene sono d’oro. Eppure è necessario, se si intendono evitare attriti ed incomprensioni, se ci si vuole costruire un’esistenza autentica nonché evitare lo snaturamento del proprio ruolo: chi nel mondo attuale sa vivere e sa morire a prescindere dall’età anagrafica?

E’ necessario ma, nella stragrande maggioranza dei casi, oggi non è possibile e non solo per situazioni empiriche. Sono lontani i tempi in cui ad ogni età dell’esistenza corrispondeva un modo di essere, uno stadio interiore, una visione del reale. Oggi ci si incammina verso la fine impreparati e si vive, senza aver mai vissuto.



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Tuesday, February 25, 2014

Perché no?

http://zret.blogspot.co.uk/2014/02/perche-no.html

Perché no?


Bisogna ammettere che, in questi ultimi tempi, i cittadini e talora pure qualche politico hanno acquisito una maggiore consapevolezza in materia economica. Ad esempio, hanno compreso che il perverso sistema del signoraggio crea un debito inestinguibile. Hanno pure capito che gli interessi di potenti gruppi internazionali sono anteposti a quelli di stati ormai defraudati della sovranità politica e monetaria.

Eppure costoro sono ancora lontani da una vera focalizzazione del problema. Ci tocca ancora leggere le “analisi” di Chomsky (disinformatore di lusso, ma sempre disinformatore) e di vari economisti che cianciano di neo-liberismo, di banche private da salvare, scorticando i contribuenti anche con prelievi sui depositi. Riusciamo a riflettere una buona volta? Gli istituti di credito più importanti possono anche essere afflitti da sofferenze, ma non possono fallire.

Ci tocca leggere di manovre finanziarie che servirebbero a mettere i conti a posto, di governi che hanno un disperato bisogno di denaro. Sono fandonie! La pressione tributaria aumenta in modo spaventoso, perché l’inasprimento del fisco è utile per distruggere l’apparato produttivo, per rovinare la società, per ridurre in miseria gran parte della popolazione. Questo è l’unico, vero scopo: generare caos e povertà per edificare un nuovo ordine sulle rovine fumanti del mondo attuale. Le dittature si instaurano con il sangue e gli stenti.

Le classi dominanti sono senza dubbio avide, ma qual è la differenza tra possedere dieci o cento ville principesche? Dunque la cupidigia non spiega per quale motivo la feccia globalista continui a spremere i popoli e ad affamarli. I ricconi hanno già tutto e di più: che senso ha arraffare tutto l’arraffabile? E’ evidente che i piani delle élites mirano ad altro: al dominio totale ed all’ingegnerizzazione di quasi tutta la Terra. La crisi è artificiale: è solo un pretesto per ulteriori giri di vite. La pecunia serve per i lussi della pletora formata dai parassiti che chiamiamo in modo improprio “politici”, ma i boss hanno risorse a iosa per corrompere questa massa di inetti.

Molti si chiedono: “Con la geoingegneria clandestina non contaminano un pianeta in cui essi stessi vivono? Non si ammalano anch’essi? Non hanno dei figli per cui preservare un ambiente il più possibile naturale?” Sono domande legittime, ma i guerrafondai e gli “scienziati” mentecatti se le sono mai poste, quando hanno compiuto duemila esperimenti nucleari in atmosfera tra il 1947 ed il 1998, oltre a quelli sotterranei? Eppure sapevano che le radiazioni atomiche erano letali: i militari lo sapevano, parecchi si sono pure ammalati e sono morti. Lo sanno, ma per lo più sono dei deficienti e dei fanatici. I soldati si limitano ad obbedire. I vertici dell’esercito seguono le direttive di presidenti pu-pazzi. Questi, a loro volta, seguono ordini impartiti da... altri. Gli ordini non si discutono: per chi protesta o si ammutina è sempre pronto un bell’infarto, un incidente automobilistico o un volo da una finestra.

Il criminale Henry Kissinger è ancora lì in forma smagliante. I capi sono simili alle blatte: evidentemente non patiscono le radiazioni nucleari ed altri veleni. Li possiamo definire attraverso l’ossimoro “architetti della distruzione”, ossia ideatori di tutti i progetti che sono finalizzati al sovvertimento, alla deturpazione, allo stupro della natura, della bellezza e della verità.

Molti concludono: “E’ possibile che i potenti intendano dominare il globo, ricorrendo alle armi ed alle strategie più dannose, senza badare alle conseguenze delle loro scelleratezze. Tuttavia, dopo aver trasformato la Terra in un globo sterile, popolato da una massa di schiavi, dove andranno a vivere, forse in basi sulla Luna o su Marte o su stazioni orbitanti?

Perché no?

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Monday, December 16, 2013

Natale 2013

http://zret.blogspot.co.uk/2013/12/natale-2013.html

Natale 2013

Oggigiorno ci si accorge che il Natale è prossimo dal battage “filantropico” che imperversa sulle televisioni: è una questua ininterrotta e petulante. Dona qui, dona là, dona tramite cellulare, dona mediante telefono fisso, dona con la carta di credito... Ci si alleggerisce un po’ la coscienza, offrendo qualche euro per i bisognosi, i terremotati, i profughi di un conflitto, gli alluvionati, gli infermi… E’ tutto un pullulare di iniziative “umanitarie” che culminano nella truffa più vergognosa del secolo, Telethon, anzi Telethont. Con tutti i denari raccolti negli ultimi decenni, se veramente fossero stati impiegati per la ricerca e per cause nobili, a quest'ora vivremmo nel migliore dei mondi possibili. Il che non è. [e tutto 'sto sproloquio lo scrive accanto alla richiesta di donazione per il documentario fuffico sulle scie comiche]



Non dimentichiamo che queste frodi, sinonimo di feroci sperimentazioni sugli animali, finanziano le aziende farmaceutiche che sono quasi sempre industrie della morte.

Il sistema non solo crea problemi abnormi: poi spilla quattrini agli stessi che sono, di volta in volta, colpiti con un sisma artificiale, dilaniati dalle armi di guerre decise e fomentate dalla feccia, indeboliti o menomati da una malattia dovuta ai veleni diffusi dai lestofanti che fingono di voler curare tutti, di voler debellare la miseria e la fame.

Purtroppo molti si lasciano abbindolare: il bambino con il volto rigato da una lacrima, la madre addolorata, l’anziano solo in un ospizio et voilà... il portafoglio si squaderna. I più generosi sono spesso gli indigenti o coloro che sbarcano il lunario: così sono gabbati due volte... almeno.

Bisognerebbe aggiungere un undicesimo comandamento: “Non donare”. Devolvere somme più o meno ingenti ad Onlus, enti “benefici”, associazioni “senza scopo di lucro”... significa, nella stragrande maggioranza dei casi, commettere un errore madornale. Significa favorire i carnefici e gli usurai contro cui ci si avventa in altre occasioni.

Un Natale 2013 ormai vicino, avvolto in una strana, livida atmosfera, da basso impero. La crisi economica è solo la manifestazione esteriore di una tara profonda, di un influsso larvale e putrescente. E’ il fiato di entità ammorbanti, mefitiche.

Riusciranno a sopravvivere coloro che sapranno restare in apnea a lungo…

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Thursday, May 23, 2013

Comprendere i processi economici dei tempi finali

http://zret.blogspot.co.uk/2013/05/comprendere-i-processi-economici-dei.html

Comprendere i processi economici dei tempi finali


Il caos è ordine... nuovo ordine.

E’ rivelatore che si sia soliti distinguere tra economia reale ed economia... finanziaria che sarebbe meglio definire finta, una frode bell’e buona, utile per arricchire speculatori e banchieri, dannosa per tutti gli altri. Dell’economia finanziaria e delle sue spudorate truffe ci siamo già occupati in altri articoli. Dedichiamo dunque qualche riga al sistema produttivo vero e proprio.

Lo Stato-Leviatano, inteso come apparato di controllo (occulto) e strumento di distruzione, usa vari stratagemmi per preservare le sperequazioni economiche e sociali, idonee alla perpetuazione ed al consolidamento del potere. Tra le armi principali dell’establishment per immiserire i sudditi e tenerli in una perenne condizione di subalternità bisogna annoverare il fisco. Con un esoso ed opprimente sistema fiscale si conseguono almeno due scopi: si sottraggono ricchezze a piccoli imprenditori, artigiani, cittadini del ceto medio e della classe inferiore; si genera un’ansia costante nei contribuenti che, a causa delle innumerevoli e ravvicinate scadenze tributarie, si sentono con una pistola puntata alla tempia. Il fisco dunque è anche un dispositivo di dominio psicologico, una tagliola per la mente.

Sfatiamo un luogo comune: tributi, balzelli, gabelle, spesso assurdi ed anacronistici, servono solo in parte a sostenere le istituzioni ed a mantenere i parassiti al potere. Inoltre una quota esigua del gettito è oggidì destinata allo stato sociale, giacché la maggior parte del denaro estorto al popolo, è fagocitato dalle spese militari. In verità, un paese potrebbe sopperire a tutte le esigenze, grazie ad un’unica imposta indiretta. Naturalmente dovrebbe essere abolito il signoraggio bancario che risucchia quasi tutto il ricavato delle tasse nel gorgo immenso del debito pubblico. Dovrebbero essere poi cancellati tutti gli escamotages della finanza incentrati sull’usura e sull’equivalenza tra moneta e merce.

Se allora il fisco attuale non ha uno scopo per così dire “produttivo” e “positivo”, pur nella sua indubbia impopolarità, qual è il suo vero fine? La risposta è semplice. Esso ha per fine la spoliazione, anzi l’annichilimento dei ceti medio-bassi. Il governo (mondiale) mira a depredare le aziende ancora floride, a gettarle sul lastrico: ogni fallimento di un’azienda è un successo per i globalizzatori e per le multinazionali. Le corporations si prefiggono di monopolizzare il mercato, sbarazzandosi della concorrenza dei piccoli produttori le cui merci sono tra l’altro di qualità migliore. E’ in corso quindi un deliberato attacco all’imprenditoria italiana: si pensi all’Emilia Romagna, nerbo dell’economia, regione prima danneggiata con il terremoto artificiale e contro la quale ora si infierisce con la stretta creditizia e con l’I.M.U. sui fabbricati industriali.

A proposito di credito e di banche, è necessario demolire un altro errato convincimento. Il fallimento delle banche è quasi sempre un pretesto per spillare altri quattrini ai contribuenti, una scusa per inasprire la pressione fiscale, per promulgare misure sempre più coercitive. Anche quando un istituto di credito fallisce (o simula il fallimento), perde solo un capitale di moneta elettronica, fittizia, mentre si è nel frattempo appropriato di beni immobili confiscati ai debitori insolventi. Non è vero dunque che molti decreti draconiani sono varati “per salvare le banche”, non è vero che l’aumento dell’I.V.A. discende dall’impellente necessità di rastrellare nuove risorse. I vari ministri del sottosviluppo e delle finanze sanno benissimo che l’aumento dei gravami conduce, prima o dopo, alla flessione dei consumi e quindi ad un decremento delle entrate tributarie. La loro politica è, da un punto di vista logico, controproducente, ma la “logica” dei farabutti non è la nostra. Il loro obiettivo è la devastazione, non il risanamento né la prosperità. Anzi l’indigenza, la disoccupazione, il malcontento sono ghiotti presupposti per organizzare un assetto socio-politico di stampo orwelliano.

Non paghi di aver inferto dei colpi micidiali al settore secondario, gli esecutivi italioti, che obbediscono agli ordini impartiti da potentati sovranazionali, stanno ora accanendosi contro l’agricoltura, sia per imporre le sementi transgeniche sia per privare il nostro paese dell’autosufficienza alimentare. Una volta affossato il primario, l’Italia dipenderà in toto dagli arbitrii delle famigerate società agro-alimentari.

Arma precipua per rovinare l’agricoltura e per conseguire bieche finalità è la Geoingegneria clandestina... tanto per cambiare.

Comunque non la spunteranno.

Documento collegato: Codex alimentarius by Tanker enemy







zretino, penso di farti cosa sgradita ma molto utile riportando una piccola parte di un mini manuale di stile (da qui) - [commenti] e grassetti miei:

La miglior tecnica di scrittura, che tu stia scrivendo un romanzo o un saggio [o un delirante pos su uno dei tuoi blog], prevede l’uso di una lingua che sia il più possibile semplice e diretta. Sono preferibili frasi brevi e concise a quelle involute ed elaborate, che costruiscono castelli di subordinate aggrovigliate dalle quali uscire senza fiato e con qualche dubbio di comprensione. Se ti rendi conto, leggendo una frase, che è necessario tornare sulle mancate concordanze di sostantivi, aggettivi e pronomi, per assicurarne la perfetta comprensione, significa che qualcosa nell’elaborato è stato mal costruito: meglio spezzare la frase con un punto. E ricominciare con un nuovo soggetto.
Attenzione a luoghi comuni e frasi fatte, è sufficiente cercarli nei motori di ricerca e ne troverete in quantità esorbitanti. Luoghi comuni concettuali (non ci sono più le mezze stagioni, è tutta colpa del buco nell’ozono, ecc.) e linguistici (quant’altro, nella misura in cui, piuttosto che, ecc.) che si affiancano a espressioni banali e già sentite (la volpe furba, il bandito feroce, restare con un pugno di mosche, tagliare la testa al toro, ecc.) costruiscono un libro [o un post] noioso e prevedibile, che incuriosirà e avvincerà ben poco il mal capitato lettore.
Non necessariamente la ricchezza di un discorso è data da una scelta di vocaboli desueti e complessi, è sufficiente armarsi di un buon dizionario dei sinonimi e dei contrari ed esercitare tutta la propria fantasia e ovviamente il proprio talento artistico per cercare, attraverso le variazioni lessicali, di presentare sentimenti o situazioni in maniera scorrevole, brillante e intrigante.


AGGIORNAMENTO

wladyil poveretto ci ha messo la briscola (e complimenti per la traduzione):

Ciao Zret, voglio partecipare al tuo ottimo articolo con questa piccola parte di un articolo che ho tradotto il 14 cm.

"Con un divenuto così scollegato con ciò che accade intorno a noi nel nostro nome, non abbiamo resistito al nostro potere collettivo - e siamo quindi responsabili quanto qualsiasi élite globale per aver creato il mondo in cui viviamo oggi." 

"Con il consenso concesso dalla nostra passività, abbiamo guardato evidenti bugie e manipolazioni toglierci la forza, la determinazione e la libertà, e abbiamo fatto poco o nulla." 

"Come tale, abbiamo dato via la nostra responsabilità personale. L'energia spesa lamentarsi ad alta voce, ma l'emphatia al pub o coda di autobus circa le carenze della società di oggi, se applicato in direzioni più attivo e positivo, potrebbe essere utilizzato per compensare le stesse cose che vengono lamentate." 

"Il problema è che siamo stati addestrati a pensare che non siamo in grado di fare la differenza - quando, in verità, si può, soprattutto se abbiniamo il potere tangibile della mente collettiva con i frutti concreti di azione diretta, come quello di esplorare più nell ' Agenda della verità."

L'articolo intero tradotto ("Comprendere l'élite al potere"):
http://ningizhzidda.blogspot.it/2013/05/comprendere-lelite-al-potere.html

Monday, April 8, 2013

Silicon aliens

http://zret.blogspot.co.uk/2013/04/silicon-aliens_6.html

Silicon aliens

Gli Arconti nei manoscritti di Nag Hammadi e gli alieni nella xenologia

Il mondo antico offre sovente delle risposte a noi uomini d’oggi, ma preferiamo pascerci di illusioni, indulgere all’ignoranza ed all’inerzia.

I codici di Nag Hammâdi sono una raccolta di testi gnostici, rinvenuti nei pressi di Nag Hammâdi (Alto Egitto) nel 1946. Sono tredici papiri reperiti in una giara di terracotta da un abitante del villaggio di al Qasr, presso un monastero pacomiano nell'isola di Nag Hammâdi, nota anche come Isola elefantina. I documenti sono, per la maggior parte, scritti gnostici, ma includono anche tre opere appartenenti al Corpus hermeticum ed una traduzione parziale della “Politeia” di Platone. Così alle tendenziose testimonianze degli scrittori “cristiani” (Ireneo, Ippolito, Epifanio etc.) ed agli scarsi testi originali si sono aggiunte quarantaquattro opere gnostiche.

Nonostante il carattere talora frammentario e l’oscurità che esaspera anche gli studiosi più pazienti, i testi in oggetto sono una miniera di preziose notizie. Si pensi ai Vangeli e agli altri libercoli che evocano il dominio degli Arconti. Essi sono dipinti come una progenie imitatrice. “Arconti” significa sia “reggitori” sia “esseri del principio”, giacché nacquero prematuramente, donde l’analogia con l’aborto spontaneo nei papiri di Nag Hammâdi. Questa genia deviante venne alla luce prima che si formasse la Terra: a differenza degli uomini e delle altre specie, gli Arconti non originarono dalla Luce, ma dalla materia inorganica.

In principio gli Arconti non possedevano un habitat, ma brulicavano attorno alla Terra a guisa di cavallette fameliche, attratti da Sophia, da cui furono respinti. Queste creature sono prive di ennoia, ossia volontà ed intenzione, rappresentando un’aberrazione cosmica.

Nei codici sono tratteggiate le loro sembianze: assomigliano a feti prematuri o ad insetti dagli occhi abnormi. Dalla legione degli Arconti, attraverso una mutazione, eruppe poi una razza leonino-draconiana. I due generi di Arconti purtroppo sono appena delineati nei manoscritti, da cui comunque si evince che le creature draconiane, dal temperamento aggressivo, tendono a dominare il gruppo dei “feti” di indole passiva.[1]

Gli Arconti non possono creare alcunché, ma solo scimmiottare: la loro capacità mimetica è definita “phantasia”, cioè immaginazione delirante, distinta dall’”ennoia”. Nel “Vangelo apocrifo di Giovanni” le dimore celesti generate dagli spiriti menzogneri sono riproduzioni tridimensionali, simili ad un ologramma. Su questo regno fittizio impera il Demiurgo, Yaldalbaoth. I codici spiegano che il cosmo proiettato dal Demiurgo è virtuale, una simulazione meccanica, priva di vita, affine ad una rappresentazione di un paesaggio formata da pixel. Usando la parola HAL, “contraffazione” in copto, gli autori degli opuscoli gnostici, sottolineano il carattere spurio dell’universo arcontico. Singolare: HAL è pure il nome del dispotico elaboratore nella nota pellicola “2001, Odissea nello spazio”.

Nell’Apocrifo di Giovanni leggiamo: “Il Signore Arconte ordinò tutto nel suo mondo, seguendo il modello degli Eoni primari, fornitogli, secondo lui, per vedere se fosse in grado di riprodurli, non perché avesse visto gli Eoni imperituri, (grazie al suo potere, scil.), ma per mezzo del potere che aveva dentro di sé, preso da sua Madre (Sophia, n.d.r.) che gli permise di creare per somiglianza”.

Non saranno sfuggite ai lettori certe “coincidenze” tra alcuni aspetti della “demonologia” gnostica da un lato, la tassonomia xenologica dall’altro. Più, però, delle somiglianze fisiognomiche tra Arconti ed Alieni, colpiscono i parallelismi psicologico-comportamentali, spie di una natura bionica. Fu già il colonnello Philip J. Corso a rivelare che i Grigi sono androidi. Alla stessa conclusione sono giunti diversi ufologi: tra costoro il britannico Nigel Kerner ha inquadrato la questione dei Grigi macrocefali, dai grandi occhi ipnotici, in una cornice che si riferisce alla tradizione biblica e gnostica. William Henry, nel saggio “Oracle of the Illuminati”, identifica Arconti ed Anunnaki.

Naturalmente queste congruenze tra l’antico ed il moderno sono reputate accidenti o, nella migliore della ipotesi, sono riguardate quali fragili indizi. Eppure chi rifletta sull’idolatria della tecnica in cui si è sclerotizzata la nostra società, sul culto per il Moloch informatico, silicea religione del “mondo nuovo”, non mancherà di riconoscere in codeste degenerazioni il marchio di una stirpe votata all’algida esecuzione di un programma.

La voce di queste entità ha timbro metallico, lo sguardo è asettico, l’incarnato siliconico.

[1] Non mancano testimonianze all’interna dell’Ufologia circa visitatori di fisionomia leonina. Quasi sempre sono individuati nei Siriani. Si veda D. Bortoluzzi, Alla ricerca dei libri di Thot, 2005

Fonti:

Philip J. Corso, Il giorno dopo Roswell, 2008
Dizionario di antichità classica, Milano, 2009, s.v. Gnosticismo
J. Lamb Nash, Non a sua immagine, 2013, pp. 267-278
N. Kerner, The song of Greys, 2008



Wednesday, June 13, 2012

Fine del mondo (il solito jettatore...)


http://zret.blogspot.it/2012/06/fine-del-mondo.html

Fine del mondo

Come esprimere lo spirito di un’epoca senza spirito?

“Fine del mondo”: quante volte abbiamo udito questa espressione pronunciata da chi, con sicumera, intende irridere le tradizioni che adombrano il tema del passaggio e della palingenesi - preceduti da prove terribili - da un ciclo ad un altro. Quante volte insipienti, con i loro occhi spiritati, tra malcelata paura e scherno scaramantico, ripetono “fine del mondo…”

Si replichi: la fine del mondo è già avvenuta [tocchiamoci le palle...]. Essa accade ogni volta in cui una sventura, visibile o invisibile, conclamata o ignota ed ignorata, si abbatte su qualcuno o qualcosa, allorquando si è costretti a guadare il fiume.

Il nostro tempo rantola, anche se seguitiamo a mantenerlo in una condizione larvale, a somiglianza di quegli infelici senza chances che dipendono dai macchinari per la loro stentata sopravvivenza.

I volgari media hanno insinuato l’idea di fine come catastrofe planetaria ("naturale"), quasi non fossero già occorse e non accadessero tutti i giorni dinanzi agli occhi ciechi della gente. Solo l’inossidabile egoismo spinge a vedere nel flagello un evento che riguarda solo gli altri o un fatto proiettato in un futuro lontano, evanescente.

Certo, non si può escludere l’eventualità di un cataclisma globale anche imminente (una guerra? una pandemia? Un black out generale?...), ma, se succederà, sarà l’esito di un processo storico in atto almeno da secoli, non solo un’improvvisa deflagrazione. E’ un processo i cui sintomi sono manifesti, sebbene gran parte dell’opinione pubblica continui a fingere di non vederli, un po’ per autodifesa un po’ per faciloneria. E’ un cambiamento antropologico che sospinge l’umanità verso il baratro. E’ un abisso che, prima di essere il disastro sociale, politico ed economico, è la perdita di sé.

Non sappiamo in che misura altre generazioni seppero affrontare con dignità i cambiamenti ed i disfacimenti epocali. Sappiamo che la nostra non ci riuscirà, perché non si accorge del crepuscolo, anzi lo scambia per l’alba più radiosa. Non si avvertono i segni della discontinuità e, quando uno strappo violento lacera il tessuto della vita normale, lo si rattoppa prontamente. L’abito è tutto rappezzato, ma lo si indossa, come se fosse stato appena acquistato nella boutique.

Invero, per essere coscienti della crisi, è necessario avere una coscienza, accessorio che ormai è installato in pochi uomini [beh, già il fatto che tu sia una bestiaccia ti esclude automaticamente]. Affinché un’età sia conscia della propria irrimediabile putrefazione, occorre che in quell’età soffi uno spirito, ma la nostra epoca ne è del tutto priva.

Infine persino i consapevoli oggi paiono inconsapevoli [invece gli straccioni come te oggi SONO straccioni]
 

Monday, February 27, 2012

Le confessioni di un Illuminato

http://zret.blogspot.com/2012/02/le-confessioni-di-un-illuminato.html

Le confessioni di un Illuminato

Non si giudica un libro dalla copertina: così non è opportuno formulare un giudizio sul libro di Leo Lyon Zagami, “Le confessioni di un Illuminato, vol. 1”, proprio perché è solo il primo sportello di un trittico. (Riusciremo a leggere gli altri due volumi, prima che la situazione precipiti?)

Perciò mi limito alla presentazione di un testo che è un’esplorazione di confraternite e sette che, da secoli, agiscono dietro le quinte della storia ufficiale, dirigendo in maniera segreta ma incisiva il destino dell’umanità. L’autore distingue tra conventicole iniziatiche (poche) e contro-iniziatiche (molte), dedicando ampio spazio a quegli ordini, come l’Ordo Templi Orientis (O.T.O.), che, detenendo conoscenze magiche ed alchemiche, le piegano per perseguire fini nefandi. Spicca dunque il ritratto di Aleister Crowley, riorganizzatore dell’O.T.O., sinistra figura di mago che, nonostante qualcuno abbia tentato di riabilitare, assurge a mentore di frange occulte dedite a pratiche innominabili.[1] Purtroppo Zagami non descrive sette formate da personaggi squilibrati, ma, tutto sommato, quasi innocui, giacché l’influsso di codeste camarille è tutt’uno con la bieca politica internazionale volta all’ormai imminente edificazione del formidabile Nuovo ordine planetario.

Zagami si sofferma pure sul Priorato di Sion e sui movimenti neo-templari, con un’interessante digressione circa l’attentato di Oslo, perpetrato il 22 luglio del 2011. Ripercorre anche la genesi e lo sviluppo dello spionaggio (il matematico, scienziato ed occultista inglese John Dee è ricordato come il precursore degli agenti attuali) e si accosta all’Ufologia, con una particolare diffidenza (condivisa da chi scrive) nei confronti di contattisti e studiosi che, con poco discernimento, non si accorgono delle insidie annidate in incontri con entità le cui “luminose” intenzioni nascondono pericolose interferenze. [2]

Le rivelazioni di Zagami, intrecciate a cenni alle sue vicende biografiche, offrono uno spaccato di un mondo “parallelo” in cui dominano infiltrazioni, scismi, lotte intestine, congiure, omicidi, stragi di stato…: chi ha una discreta conoscenza di questi scabrosi temi troverà la conferma di quanto l’umanità sia soggiogata e degradata, dietro il controllo politico ed economico, da forze imperscrutabili e mefitiche. Chi non ha dimestichezza con tali interpretazioni sarà guidato dal capitolo introduttivo in cui l’autore traccia una tassonomia delle società segrete. Il deleterio ruolo di Gesuiti, gruppi neo-templari, logge deviate, movimenti New age… è così riletto alla luce delle loro caratteristiche tipologiche.

Lo scenario resta, però, intricato, per la connaturata elusività di un potere che, sfuggendo a facili focalizzazioni, si situa nella zona crepuscolare tra possibili verità e la loro ombra.

[1] Aleister Crowley (1875-1947) è stato un artista, poeta, alpinista, pensatore, critico sociale ed occultista britannico. Figura assai controversa, è da alcuni considerato l’iniziatore dell’odierno occultismo, da altri ritenuto uno dei principali corifei del satanismo contemporaneo.

[2] John Dee (1527-1608), astrologo, scienziato ed astronomo, fu in contatto con Maria Tudor, Elisabetta I e l’imperatore Massimiliano II di Boemia. Lo scienziato ed avventuriero fu versato, tra le altre cose, nella cristallomanzia. Egli, dopo aver ricevuto da un misterioso fanciullo un cristallo convesso, decise di dedicarsi alla comunicazione con il mondo spirituale. In riti ed evocazioni, fu affiancato da Edward Kelly, personaggio di dubbia reputazione, con cui si dedicò alla necromanzia. Dee affermò di aver appreso da messaggeri di un’altra dimensione un particolare alfabeto, definito enochiano.

Friday, July 15, 2011

La fine del mondo storto

http://zret.blogspot.com/2011/07/la-fine-del-mondo-storto.html

La fine del mondo storto

Mai, come in questi tempi, è necessario trascendere.

La fine del mondo storto” è un romanzo di Mauro Corona, pubblicato nel 2010. Liquidiamo subito l’opera: è un testo a tesi, piatto e mal scritto, irritante per il suo ambientalismo a senso unico (lotta contro gli autoarticolati che attraversano le valli montane, ma neanche un richiamo alla geo-ingegneria). Vi accenno solo per svolgere alcune riflessioni. L’autore, che è anche scultore, prospetta uno scenario futuro in cui l’umanità deve all’improvviso fronteggiare una realtà senza energia e senza tecnica. Gelo, fame, sete ed immani ostacoli pratici attendono sia i ricchi sia gli indigenti. Corona è facile profeta: anche se le cause del “nuovo Medioevo” non saranno quelle da lui additate, è inevitabile che il mondo precipiti nella miseria e nel buio, pure in senso letterale.

Resteranno come uniche risorse la natura e l’ingegno: la prima, dipinta con le solite pennellate estetizzanti, sarà molto più avara, provata tra l’altro da decenni di contaminazioni, di quanto si possa oggi immaginare; il secondo dovrà vedersela con l’egoismo. Nelle situazioni peggiori, molti uomini riescono a dare il peggio di sé e la discordia fra chi versa in frangenti è la regola. E’ puerile l’appello dell’autore a riscoprire la sapienza dei nonni, mentre è verosimile la cruda descrizione di un mondo dove gli scintillanti oggetti della tecnologia più avveniristica sono perfettamente inutili.

E’ pur sempre una finzione letteraria, eccepirà qualcuno. No! L’avvenire che ci aspetta è probabilmente questo, piaccia o no, sia perché è stato programmato sia perché sarà una lezione per gli uomini di oggi, abituati quasi tutti solo a lamentarsi. Sarà una lezione da cui molti non apprenderanno alcunché: la si veda come un compenso per gli oziosi lamentosi che pullulano nell’opulento Occidente, se esiste una Giustizia superiore. Certo, gli eventi colpiranno nel mucchio e non è escluso che qualche viziato si salvi. Se, però, la tumultuosa storia umana culminerà in un pareggio dei conti, in ultima istanza si raccoglierà quanto si è seminato.

Sarà dunque la fine, “la fine di un mondo storto”, come recita in maniera molto opportuna il titolo. Storto è soprattutto l’uomo di oggi, amputato degli arti che lo collegavano alla natura madre-matrigna. E’ un uomo cui non è stata strappata l’anima, poiché semplicemente l’ha lasciata marcire. La morte fisica è solo il suggello di una morte metafisica, assai più grave. Il sintomo della morte interiore si concretizza nell’indifferenza per tutto ciò che è sacro, sublime, elfico.[1]

L’uomo d’oggi, nonostante (o a causa?) di tutta la sua tecnologia, è una creatura malferma, malata, debole, minorata, eppure, in quanto ignara di tale condizione, arrogante e piena di sicumera. E’ simile ad uno che usi le stampelle per camminare e per percuotere chi gli è antipatico: se gli si tolgono le grucce, lo si rende impotente.

E’ un’umanità di enfants gaté, di schizzinosi e pretenziosi, di incontentabili. L’arte della querimonia è l’unica in cui eccelle. Persino il pensionato che, sovente a ragione, impreca contro il governo ed i partiti per poi comunque votare, è arido oltre che schiavo, come il borghese, di molte comodità date per scontate: ad esempio, aprire il rubinetto e poter usare l’acqua (sia pure inquinata) per lavarsi, bere, cucinare…è un (piccolo) lusso che apprezzerà solo quando dalla cannella non cadrà più una sola goccia. Non chiediamogli poi di comprendere la sacralità dell’acqua.

Ben venga dunque una tabula rasa. Non attendiamoci risoluzioni umane, perché, non solo non esistono, ma anche, poiché, tranne pochi casi, non le meritiamo. Non attendiamo salvatori o soccorritori terreni: persino una società, passata al vaglio della carestia e della guerra, prima o dopo ricade nei suoi usuali errori. Lasciamo ai romanzieri come Corona l’ingenua evocazione di utopie agricolo-pastorali o addirittura silvestri. Lasciamo ai globalizzatori la prospettiva di una “pace” universale. Lasciamo ai sognatori l’idea di un intervento esterno.

La salvezza, per quei pochi che potranno attingerla, sarà nel totale distacco e nell’abnegazione.

[1] Si consideri il valore ambivalente dei termini “sacro” e “sublime”: nello specifico sacro non è solo “santo”, ma pure “estraneo, potentissimo, numinoso, terribile”. Così chi coglie nella natura, lato sensu, solo aspetti gradevoli, scivola in una concezione limitata e turistica; gli antichi di fronte all’enigma dionisiaco dell’essere, erano, invece, estasiati ed atterriti. E’ naturale che questo discorso non può essere compreso dalle beghine.


Monday, June 20, 2011

Segnati

http://zret.blogspot.com/2011/06/segnati.html

Segnati

In un recente articolo, “Saper leggere i ‘segni’ vuol dire essere desti e consapevoli”, 2011, il Professor Francesco Lamendola si chiede per quale motivo l’uomo, soprattutto quello odierno, non sappia cogliere gli indizi di cambiamenti decisivi. Chi sa cerca di non pensarci e chi non sa vive tranquillo... per ora. Come se non bastasse la schiacciasassi del presente, ci mancava il macigno del futuro, masso che sta pericolosamente in bilico sullo scrimolo. Così fingiamo spesso di non capire e di non vedere. Lasciamo i segni nel solaio delle coincidenze. Sia quel che sia. Forse è un errore, ma anche i più accorti possono essere colti di sorpresa, specie se gli eventi sono imponderabili ed epocali. Salvarsi la pellaccia e dopo?

Qualcuno, dopo aver ottenuto un paio di risultati, crede che si possa cambiare il corso della storia umana. Forse la condanna è stata procrastinata. Ormai non si sopravvive neppure: si vivacchia. Qualcuno attende la grande trasmutazione cosmica, l’ascensione additata dai profeti della nuova età: è possibile che davvero il tempo in cui bivacchiamo stia per essere rigenerato, che il cosmo stesso stia per subire una palingenesi energetica. Qualche segnale lo lascerebbe supporre, ma da qui ad averne la certezza, ce ne passa.

Altri addita la punizione futura per un’umanità di peccatori. Ai flagelli consueti (carestie, pestilenze, terremoti…), i vati alla Savonarola aggiungono altri velenosi ingredienti: una tirannide planetaria ed un bel microprocessore sottocutaneo. Gli uomini diverranno automi e, invece dell’Inferno, dopo la fine, li attenderà la discarica dei rottamatori..

Intanto i giorni si consumano in un’attesa spasmodica in cui la speranza si mischia allo sgomento, come di chi è ormai sul punto di toccare la vetta: dinnanzi a sé si staglia la meta tanto agognata, ma, non appena si guarda indietro, vede l’abisso spaventoso. Un passo falso e…

A che ora è la fine del mondo? Fine del mondo? No, fine di questo folle girotondo, di questa altalena tra dolore e disgusto, della giostra grottesca che ruota attorno ad un perno arrugginito, sempre più cigolante. Ci domandiamo se troveremo un centro, un ubi consistam, una condizione grazie alla quale tutti gli errori e gli orrori possano essere riscattati.

Siamo frastornati da troppe situazioni contraddittorie, da forze eguali ed opposte che ci paralizzano nel fatalismo, ora fiducioso ora disperato. Non sappiamo nulla perché conosciamo troppo: abbiamo accumulato dati e notizie, ma che assomigliano alle foglie secche dell’apologo narrato da fra Galdino nei “Promessi sposi”.

Siamo segnati e rassegnati, persi in sogni larvali o attanagliati da una disperazione cinica, fredda. Siamo avvezzi a tutto: l’orrore è catodico, il sangue è acrilico, la miseria colpisce gli altri. Ci arrabattiamo, mentre proviamo a schivare i colpi di un destino – anche il fato si è imbastardito – che colpisce alla cieca.

Nei rari momenti di saggezza, ci ripetiamo una frase di Seneca: “Fortuna opes potest auferre, non animun”, “La sorte può portarci via i beni materiali, non la coscienza”. Sapessimo solo che cos’è la coscienza in questa società incosciente ed insipiente. Sapessimo che cos’è la coscienza, ora che scialiamo e scialacquiamo le ultime monete di consapevolezza. Siamo fagocitati dal materialismo ed il residuo barlume dell’anima è poco più di un fuoco fatuo. Egoisti ed impreparati, crediamo di evitare la morte ed il verdetto, ignorandoli.

Siamo sinceri: saremo fortunati, se morremo, senza aver troppo sofferto.


Saturday, June 11, 2011

Il papa "ecologista" e le sue strette di mano massoniche

corrado la tua coglionaggine non conosce limiti.
ma come fai ad attribuire un significato ad un gesto fatto da un nord-americano secondo la tua sub-cultura italiota?
guarda qui il segno massonico di Obama, cretino.


http://scienzamarcia.blogspot.com/2011/06/papa-b-xvi-e-lex-premier-britannico.html

Il papa "ecologista" e le sue strette di mano massoniche

Papa B XVI e l'ex premier britannico Tony Blair si esibiscono in un saluto massonico
Persino wikipedia, ben noto sito che nega l'esistenza di cospirazioni globali (ed in particolar modo nega l'esistenza delle scie chimiche) descrive il saluto massonico della "presa" con la mano:

http://en.wikipedia.org/wiki/Freemasonry

Freemasons use signs (gestures), grips or tokens (handshakes) and words to gain admission to meetings and identify legitimate visitors.

E allora guardatevi questo video in cui sempre Benedetto Ratzinger saluta il capo riconosciuto della massoneria di rito scozzese, Queen Beth (la regina Elisabetta).


Di questi ed altri simboli avevamo già discusso in un vecchio articolo corredato da foto esplicative; qui sotto alcune nuove:
Obama fa il segno delle corna

Hillary Clinton, anche lei ...

E qui sotto un altro video sul saluto massonico


Per approfondimento vedi:

ed anche (in inglese, ma le foto non hanno bisogno di traduzione alcuna):

Sono queste le persone che ci guideranno verso un nuovo mondo? Possiamo dare un briciolo di fiducia ad un Papa, amico dei tristemente noti Kissinger e Bush, fautore del Nuovo Ordine Mondiale, quando condanna implicitamente l'energia nucleare (come ha fatto due giorni fa?).

Siamo di fronte ad un teatro, in cui di volta in volta i cospiratori che guidano il pianeta assumono il ruolo del (finto) buono o del cattivo, ma sotto sotto sono tutti d'accordo, tutti corresponsabili della barbarie delle guerre e dell'avvelenamento della biosfera. Come fare a credere ad un impegno ecologico del papa se non denuncia il più scellerato dei crimini contro la biosfera? Come credere che sia contro la guerra se va a braccetto con Bush (guerre del golfo) e Kissinger (golpe fascist in Cile)?

Per altro uno dei motivi subdoli per cui il papa afferma che i popoli tutti insieme devono cercare di salvaguardare la creazione scegliendo fonti energetiche non inquinanti potrebbe essere quello di spingere la gente a accettare un Nuovo Ordine Globale, ove tutti insieme saremo sudditi della stessa mostruosa entità governativa planetaria, che potrebbe insediarsi anche con la scusa della lotta all'emergenza ecologica.

Dobbiamo forse essere contenti se il Papa da una mano alla vittoria dei referendum contro il nucleare? Utilizzare queste sue parole per convincere i cattolici a votare? Il fine giustifica davvero il mezzo? Dobbiamo fornire un alibi, una patente di rispettabilità a certa gente?

Io non credo proprio.

Per altro, per quanto io vada a votare, sono fermamente convinto che i referendum siano anche un mezzo di distrazione di massa. Mentre nei cieli gli aerei della morte finiscono di distruggere l'ecosistema terrestre, i finti ambientalisti vanno in onda in tv a fingere di lottare per un futuro più pulito. E tantissima gente in buona fede pensa che impegnarsi con tutta l'anima per la vittoria di questi referendum sia più importante che preoccuparsi delle scie degli aerei che ci stanno rubano la benefica luce solare.


Wednesday, May 25, 2011

Franza o Spagna, purché non sia la solita lagna

http://zret.blogspot.com/2011/05/franza-o-spagna-purche-non-sia-la.html

Franza o Spagna, purché non sia la solita lagna

Se certi eventi non accadono, ci si adopera in ogni modo affinché accadano.

Le recenti proteste in Spagna esigono che si compia un'analisi spassionata, senza lasciarsi trascinare dalle emozioni. Sentimenti di simpatia inducono a solidarizzare con i giovani "Indignati" che rivendicano un futuro migliore, emancipato dalla precarietà. Le istanze di una generazione priva di sbocchi sono condivisibili: gli "Indignati" chiedono lavoro e servizi, certezze per il loro avvenire, cui hanno diritto in quanto cittadini e contribuenti. Che abbiano deciso di manifestare in modo pacifico è lodevole.

Alcuni aspetti, però, non convincono: si ha l'impressione che, se il movimento non è stato creato dalle élites, se ne sia favorita la formazione, puntando sulla formidabile cassa di risonanza costituita oggi dalla Rete. Grazie ad Internet, sono stati fomentati disordini e rivoluzioni in alcuni stati medio-orientali: è noto che i gruppi arabi non sono spontanei, poiché sono finanziati e coordinati dall'esterno.

Alla prova del nove, il neonato movimento di contestazione, rivela già delle pecche: i giovani hanno invitato gli elettori a non votare per i due partiti maggiori spagnoli, invece di spronare a non votare tout court.

La protesta pare tenda ad atrofizzarsi nei soliti slogans contro le banche ed i governi corrotti, rei di ogni delitto: il tutto sa di deja-vu, il tutto ricorda i Grillini, una banda di sciagurati almeno quanto i potenti che fingono (o si illudono) di combattere.

Alcuni manifestanti inalberavano cartelli inneggianti a “Zeitgeist”, il pericoloso documentario che, simulando una critica serrata del sistema, vagheggia una società tecnocratica e mondialista. Sarà anche ingenuità, ma si somma all'astrattezza del programma e ad un'azione per ora più teatrale che concreta. Anche le maschere di V sono un segnale poco rassicurante...

Last, but not least: le manifestazioni non si sono saldate ad una chiara, incisiva lotta contro la geoingegneria, unico e solo grimaldello per scardinare il sistema. E' indiscutibile: o ci si decide a smascherare le ipocrisie e le nefandezze degli apparati, cominciando con la denuncia delle operazioni chimico-biologiche, come crimini contro l'umanità ed il pianeta, o ogni iniziativa si risolve, nel migliore dei casi, in una bolla di sapone. Gli "Indignati" potrebbero essere un espediente per sfilacciare ulteriormente il tessuto socio-economico con il fine di trovare il pretesto per dittatoriali giri di vite.

Votare per i partiti minori? Da quando in qua, optare per il cosiddetto male minore si è rivelata una scelta saggia? Speriamo che tale suggerimento sia stato una leggerezza, un errore tattico, ma cadono le braccia.

Per ora è bene sospendere il giudizio. Vediamo gli sviluppi della situazione: se studenti, operai, disoccupati spagnoli non si lasceranno strumentalizzare, se useranno la leva di Archimede, si potrà sperare in qualcosa di buono. Se...