L'immensa sputtanata a Zelig

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Scopo del Blog

Raccolgo il suggerimento e metto qui ben visibile lo scopo di questo blog.

Questo e' un blog satirico ed e' una presa in giro dei vari complottisti (sciacomicari, undicisettembrini, pseudoscienziati e fuori di testa in genere che parlano di 2012, nuovo ordine mondiale e cavolate simili). Qui trovate (pochi) post originali e (molti) post ricopiati pari pari dai complottisti al fine di permettere liberamente quei commenti che loro in genere censurano.

Tutto quello che scrivo qui e' a titolo personale e in nessun modo legato o imputabile all'azienda per cui lavoro.

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Friday, November 21, 2014

Controversie cosmologiche

http://zret.blogspot.ch/2014/11/controversie-cosmologiche.html#.VG8PVMnN9HQ

 Controversie cosmologiche


A volte si ha l’impressione che la cosmologia abbia la stessa plausibilità degli oroscopi pubblicati sui rotocalchi popolari. (1) Gli astronomi ed i cosmologi studiano oggetti lontanissimi nello spazio e nel tempo e solo in alcuni casi possono adottare con rigore i criteri del blasonato “metodo scientifico”, sostituito dall’abduzione, se non da astruse speculazioni. Stephen Hawking ha impiegato (sprecato?) anni ad investigare i buchi neri, cui ha dedicato pure dei saggi incomprensibili a partire dalla terza riga, per poi un bel giorno cambiare idea: i buchi neri non esistono.

Probabilmente hanno ragione quei fisici quantistici che, ricordando come nell’universo nulla possa essere distrutto (tutto si crea e niente si distrugge) [eeeeeh? e chi lo crea?], contestano l’esistenza dei black holes, in quanto essi annichilirebbero l’informazione. Tuttavia nelle sue scorribande, forse Hawking non è lontano dal vero, quando ipotizza che il cosmo potrebbe essere originato dal nulla: è una concezione in fondo non molto dissimile da certe antiche dottrine gnostiche, secondo cui l’essenza ancestrale donde tutto promanò è un Abisso di Silenzio.

Per la coincidentia oppositorum Dio ed il Nulla potrebbero combaciare, almeno per le loro potenzialità creative: è quanto, mutatis mutandis, congetturano molti fisici quantistici che ritengono il nulla instabile, quindi misteriosamente in grado di generare qualcosa, in primis le particelle virtuali.

Dunque, quando lo scienziato britannico sostiene, con una certa sicumera, che l’Essere supremo non esiste, dal momento che la materia-energia è creata dal nulla, pur senza esserne consapevole, ammette anche il contrario.

Da queste considerazioni si evince come la cosmologia tenda ad infilarsi sovente in un cul de sac o a scivolare lungo il pendio delle questioni teologiche. In questi come in altri campi, bisognerebbe dimostrare onestà intellettuale, evitando di spacciare ipotesi e teorie per verità inconfutabili. Qui occorre rammentare che le stesse teorie sono schemi interpretativi della realtà, passibili di essere corretti e superati, falsificati per dirla alla Popper. Le teorie sono un po’ come le mappe rispetto al territorio che esse rappresentano. E’ corretto considerarle per quel che sono, ossia dei disegni concettuali anche raffinati, ma non esaustivi della realtà.

Del tutto archiviato il neo-darwinismo per le sue numerose e gigantesche falle, la stessa teoria della relatività di “Einstein” è contestata da alcuni specialisti: d’altronde la celebre equazione E=mc2 non si applica alle particelle prive di massa come i fotoni. Ciò non inficia il modello di Einstein, ma per lo meno ne suggerisce una rettifica.

In questi ultimi tempi la teoria del Big bang comincia a traballare: essa è in contrasto con un’altra, quella dell’inflazione, ossia l’universo pare ingrandirsi ad una velocità sempre maggiore. Ora, se l’idea della grande esplosione fosse corretta, il ritmo d’espansione del cosmo dovrebbe diminuire, per il principio dell’entropia. Se ciò non avviene, qualcosa non quadra ed un paradosso si aggiunge ad altri paradossi. Non solo, una deflagrazione iniziale dovrebbe aver prodotto un cosmo (dal greco kòsmos, ordine) caotico, non armonioso come quello esistente.

Gli scienziati si stanno ancora arrovellando per accordare l’elettromagnetismo, l’interazione nucleare debole e la nucleare forte con la gravità. Se si dovesse (ri)scoprire una quinta forza (l’etere), quale immane impegno concettuale attenderebbe i ricercatori!

Se infine si ammettesse che non tutto è materia-energia, ma che ad essa soggiace un quid spirituale, reputeremmo scienziati tanto esaltati come infanti che vagiscono.

(1) E’ naturale che non ci riferiamo qui all’astrologia vera, intesa come scienza simbolica e tradizionale, non vincolata alle coordinate empiriche.

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Tuesday, July 16, 2013

La legge dell’attrazione (prima parte)

http://zret.blogspot.it/2013/07/la-legge-dellattrazione-prima-parte.html

La legge dell’attrazione (prima parte)


La cosiddetta “legge dell’attrazione” implica che ciascuno di noi attira gli eventi che costellano la sua vita. In modo inconscio si trascinerebbero verso di sé situazioni favorevoli o dannose, provocando poi una sorta di “effetto domino”. E’ ovvio che tale idea investe dei problemi filosofici di formidabile complessità. Cercheremo, però, di analizzarla, per quanto possibile in modo semplice. La divisione della disamina in parti piuttosto brevi dovrebbe agevolare la comprensione.

In primo luogo osserviamo che la succitata “legge” presuppone che A (il soggetto) intervenga in qualche modo su B (gli accadimenti). E’ significativo che tale intervento non sia sugli oggetti, sulla materia, ma appunto sugli avvenimenti: siamo nell’ambito di una visione che manifesta, in una sua sfaccettatura, una vaga somiglianza con il pensiero del primo Wittgenstein. Secondo il filosofo austriaco, infatti, il mondo è la totalità dei fatti (“Il mondo è ciò che accade”, "Tractatus logico-philosophicus"), una concatenazione di stati di cose in connessioni immediate, di fatti che succedono uno indipendentemente dall’altro.

Purtroppo, come spesso avviene con le idee che bollono nel pentolone della New age, il presupposto indicato è sùbito confuso con un altro assunto: il pensiero ha la possibilità di creare. Si propone il seguente esempio: esisterebbe un capolavoro, prescindendo dall’idea di un artista? Ovviamente no. Proviamo ad immaginare i meravigliosi affreschi della Cappella Sistina, assente l’ispirazione di Michelangelo. È naturale che senza la potente fantasia del genio, senza il suo disegno intellettuale, le pareti della Sistina non sarebbero abbellite dall’eccelsa opera. Ci si chiede, però, se potremmo ammirare il masterpiece, se Michelangelo non avesse potuto usare i pigmenti dei colori, i pennelli e la sua stessa mano? Ora, si può prescindere dalla materia, se si intende dare vita a qualcosa? [1]

E’ evidente che l’affermazione “l’idea crea” è una colossale, spaventosa sciocchezza, se non la integriamo nel modo seguente: “L’idea crea, ma con la mediazione della materia o comunque di un quid che rende percepibile il concetto”. Diversamente si resta irretiti nelle istruttive contraddizioni e nei fallimenti dell’arte concettuale (si pensi soprattutto a Joseph Kosuth) che tenta di concettualizzare l’espressione estetica, di sbarazzarsi della “cosa”, senza mai riuscirvi del tutto. La “cosa” (il substrato del significante o il riferimento al significato), espulsa dalla porta, rientra dalla finestra ora come supporto cartaceo di una fotografia ora come manufatto (la sedia di “Una e tre sedie”). Dell’impossibilità di annullare l’oggetto, è consapevole Marcel Duchamp che, quando decide di azzerare la “cosa”, rinuncia in toto all’arte per dedicarsi al gioco degli scacchi.

In altre parole, l’idea sorgerà pure dal nulla, ma senza il concorso di qualcosa (la si chiami materia, oggetto, entità fisica, elemento corporeo etc.), comunque si intenda quel “qualcosa”, anche l’idea più sublime coinciderà con il nulla.

Sfido chicchessia a produrre un testo lato sensu, senza ricorrere ad alcunché di materiale ed esterno: una penna, la tastiera di un computer, una tavolozza con le tempere, il marmo, uno strumento musicale...

[1] Qui non indugiamo su che cosa sia veramente la materia, perché è argomento cui abbiamo già dedicato molti articoli cui rinviamo. Si legga almeno “Che cos’è la ‘cosa’?”, 2010. Si può rammentare che gli scienziati la giudicano equivalente all’energia, secondo la formula di Olinto De Pretto (poi plagiata e modificata da Einstein), E=mv2, ossia l’energia è uguale alla massa per la velocità della luce al quadrato. In verità, nessuno ha mai davvero compreso che cosa sia non solo la res cogitans ma pure la res extensa. Ci si deve accontentare di ipotesi, di teorie, giacché l’essenza del reale è in sé inconoscibile.