L'immensa sputtanata a Zelig

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Scopo del Blog

Raccolgo il suggerimento e metto qui ben visibile lo scopo di questo blog.

Questo e' un blog satirico ed e' una presa in giro dei vari complottisti (sciacomicari, undicisettembrini, pseudoscienziati e fuori di testa in genere che parlano di 2012, nuovo ordine mondiale e cavolate simili). Qui trovate (pochi) post originali e (molti) post ricopiati pari pari dai complottisti al fine di permettere liberamente quei commenti che loro in genere censurano.

Tutto quello che scrivo qui e' a titolo personale e in nessun modo legato o imputabile all'azienda per cui lavoro.

Ciao e grazie della visita.

Il contenuto di questo blog non viene piu' aggiornato regolarmente. Per le ultime notizie potete andare su:

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Saturday, June 30, 2012

Nel paese dei lotofagi


...ovvero una serie di idiozie a cura di Freeanimals.
tdm

http://freeanimals-freeanimals.blogspot.it/2012/06/nel-paese-dei-lotofagi.html

Nel paese dei lotofagi


Nella serie televisiva di fantascienza “Visitors”, in onda il venerdì sera, la regina rettiliana Anna di tanto in tanto distribuisce il “Bliss”, un’esoterica sostanza ipnotica volta a rendere devoti i sudditi. Nel romanzo “Il mondo nuovo”, Aldous Huxley immagina che ai cittadini venga somministrato il “Soma”, sempre allo scopo di renderli malleabili e sottomessi. Omero, nell’Odissea, immaginava la terra dei lotofagi, che si nutrivano di una pianta che faceva perdere la memoria. Ulisse ne fu molto contrariato.
Dunque, chi detiene il potere sa da sempre che un popolo può essere meglio dominato se gli si offre una qualche forma di droga, né troppo debole da essere inefficace, né troppo forte da schiantare chi la assume.
Al giorno d’oggi si chiama “Calcio”, distribuito di pari passo con altre frivolezze stimolanti l’emotività, attraverso quel micidiale mezzo chiamato televisione.


Stamattina, passando in bicicletta per il paese, ho colto frammenti di discussione, frasi sparse del tipo “calcio d’angolo”, “rigore” e 
altre espressioni gergali. Dal panettiere i clienti parlavano della vittoria dell’Italia. In banca i cassieri facevano la stessa cosa. Fuori cominciava a dardeggiare il Caronte equatoriale, probabilmente indotto dai soliti manipolatori del clima. La gente sotto i raggi del sole sudava e discuteva di calcio. Io mi sono sentito tremendamente a disagio, come se mi fossi trovato in un telefilm “Ai confini della realtà”. Zombificazione imperante.

Se il calcio mi faceva schifo prima, ora che gli ucraini hanno assassinato più di trentamila cani randagi, ogni riferimento a questo sedicente sport mi fa venire conati di vomito. Soprattutto sentire a notte fonda gli automobilisti che suonano il clacson e vedere le scene d’esultanza di giovani decerebrati che festeggiano. Un po’ come quegli americani che sono scesi in piazza per festeggiare la morte di Bin Laden, quando il vero Bin Laden era già morto da dieci anni.
Solo che in questo caso si tratta di una squadra di calcio, eliminata ignominiosamente dal campionato mondiale del Sudafrica, che per pura fortuna, o per una decisione degli Illuminati che hanno avuto pietà degli italiani, sono passati in testa vincendo la Germania.
Che il calcio fosse una droga se n’era già accorto il regista Dino Risi nel 1963, girando “I mostri”, con un Vittorio Gassman che si faceva scoppiare le vene del collo perché la sua squadra aveva segnato un goal, mentre a casa, ovvero, nella catapecchia in cui viveva, moglie e figlio – malato – non avevano di che mangiare.
Gassman e il suo azzeccato personaggio come paradigma della situazione economica e sociale dell’Italia odierna.
Il fenomeno si sta allargando. La droga fa effetto e gli italiani sembrano contenti così.
Anche se non l’ho fatto personalmente, so che alcune associazioni animaliste hanno chiesto che i nostri atleti giocassero con il lutto al braccio, per le migliaia di cani uccisi nel repulisti più barbaro di cui si è venuti a conoscenza ultimamente.
Non è il primo repulisti canino che viene fatto nei paesi dell’est, ma è quello che è finito sotto i riflettori dell’Occidente, grazie alle televisioni e agli sponsor, oltre ai dirigenti UEFA, che hanno fatto orecchie da mercante e hanno voltato la testa dall’altra parte.
C’è stato Pierferdinando Casini che ha chiesto una forma di boicottaggio nei confronti dell’Ucraina per la detenzione di Julija Tymosenko. Mario Monti ha fatto sapere che domenica sarà a Kiev a vedere la finale.

C’è stato anche qualche complottologo che ha accusato gli animalisti di essere al servizio del NWO, perché altrimenti non si spiega
 come le proteste per le uccisioni dei randagi siano venute così fortemente alla ribalta proprio in questo periodo e con l’ex primo ministro in prigione. Manovre occulte che solo una raffinata mente cospirazionista riesce a intravedere.

C’è stato l’ennesimo morto in Afghanistan, il carabiniere Manuele Braj, per il quale non c’è stato bisogno di perorazioni e insistenze: la fascia del lutto al braccio i giocatori se la sono messa subito. Un’altra occasione per ribadire che la spedizione militare italiana, agli ordini degli americani, è una missione di pace e il cappellano alle esequie non ha mancato di parlare dei nobili intenti del singolo eroe e dei suoi colleghi - ancora per poco – viventi.
C’è anche chi, fra gli animalisti, insiste a chiedere che almeno Buffon, il capitano, porti la fascia nera al braccio, non solo per i 30.000 cani già ammazzati in Ucraina, ma anche per i 100.000 che in Spagna vengo uccisi ogni anno nei canili. Domenica gl’italiani giocano contro gli spagnoli, due popoli barbari, sudati e cattolicissimi, figli dell’antica Roma.
Ci si chiede d’inviare lettere di protesta ai vertici della UEFA. Io non lo faccio. Già così mi sento sufficientemente nauseato e preso in giro.
Il Bliss rettiliano, il Soma del Nuovo Mondo e l’oppio laico dei popoli, sponsorizzato dalla Coca Cola, fanno lentamente il loro effetto. Una mano lava l’altra. Nessun prete ha reclamato giustizia per quelle creature di Dio barbaramente assassinate, benché la Chiesa continui a chiedere l’obolo del 5 per mille, con 22 nuovi cardinali che prenderanno 7.000 euro mensili.
Però faranno beato Don Puglisi. Ma se Chiesa ed Esercito sono due facce della stessa medaglia e Stato e Mafia pure, non sarà che queste quattro istituzioni dominanti sono inestricabilmente connesse?

Un leviatano con quattro facce, come quelle viste dal profeta Daniele.

I crocchi di persone normali, per strada, i clienti della banca e del panettiere sembrano così a posto, così per bene. Eppure a me paiono vuoti e spenti come crisalidi rinsecchite. Qualcuno li ha resi così e ce li tiene. Io scendo le scale della biblioteca ai confini della realtà. I miei occhiali sono rotti e non posso leggere. Non c’è anima viva in giro. Solo zombi che si lasciano docilmente morire. Drogati. Sudando.
Li guardo in faccia e vedo i loro occhi spenti. Vorrei scuoterli ma mi sento come Ulisse nel paese dei lotofagi. Li abbandonerò al loro destino – non mi resta altro - sperando nella legge del contrappasso. Hanno ucciso i miei bambini selvaggi a bastonate. I prossimi saranno loro e a bastonarli sarà una razza proveniente dallo spazio, ancora più cattiva di noi.
Forse la televisione, fra gli altri suoi compiti, ha quello di avvisarci dell’imminente invasione aliena.
E allora, bye bye lotofagi!
 
 

Saturday, September 17, 2011

Il pensiero di Maritain: luoghi comuni ed adesione al sistema

http://zret.blogspot.com/2011/09/il-pensiero-di-maritain-luoghi-comuni.html

Il pensiero di Maritain: luoghi comuni ed adesione al sistema

Il francese Jacques Maritain (1882-1973), tra i maggiori propugnatori del neo-tomismo, incarna l’inconsistenza di un pensiero che scivola nei luoghi comuni. Così, se da un lato un autore come Emil Cioran, vigoroso e dirompente nel suo lucido “pessimismo”, è quasi ostracizzato (è difficile trovare un suo profilo o passi delle sue opere in enciclopedie ed antologie filosofiche), a Maritain è dedicato più spazio di quanto non meriti un filosofo così insulso.

Nel saggio “Introduzione alla filosofia”, Maritain definisce la filosofia come “la conoscenza scientifica che, mediante la luce naturale della ragione, considera le cause prime o le ragioni più alte di ogni cosa”. Nell’opera “Principi di una politica umanista” scrive: “Sappiamo che una delle caratteristiche essenziali di una civiltà degna di questo nome, è il senso ed il rispetto per la dignità della persona umana; sappiamo che per difendere i diritti della persona umana come per difendere la libertà, bisogna essere disposti a dare la propria vita… L’uomo è un individuo che si regge con l’intelligenza e la volontà; non esiste soltanto al(?) mondo fisico, ma sovraesiste spiritualmente in conoscenza ed in amore, in modo tale che in qualche modo è un universo a sé…”.

Potrei riportare altri passaggi desunti dai testi di Maritain, ma ci imbatteremmo in altrettali banalità: non è che alcune asserzioni non siano condivisibili, ma il pensiero del neo-tomista è di una superficialità disarmante, di deprimente piattezza. Come se non bastasse la trita ripetizione di concetti preistorici da temino svolto da uno studente di prima media, Maritain si sciacqua la bocca con espressioni retoriche e vacue, come “persona umana”. Ahinoi, tale sciatta, ambigua dicitura ha invaso i discorsi ed i libri di questi tempi degradati in cui il linguaggio rispecchia con il suo grigiore un modo di “ragionare” dozzinale. Sembra di ascoltare le omelie di un prete annoiato o le bolse, magniloquenti allocuzioni di Napo Orso Capo: così la fede ed il laicismo, coronando il sogno di Maritain, si danno la mano. Nell’indifferenziazione del linguaggio (un cattolico oggi parla come un comunista, un vescovo come un sindacalista) si manifesta l’omologazione.

Se la filosofia contemporanea si protende spesso verso concettualizzazioni astruse, verso compiacimenti intellettualistici, ha avuto comunque il coraggio di demistificare “verità” consolidate, di demolire idoli. Gli indirizzi ermeneutici, epistemologici, strutturalisti…, pur con molti limiti, hanno contribuito ad operare un trascendimento del common sense, a disintegrare i dogmi dell’idealismo, del realismo e dello scientismo. Con Maritain inciampiamo di nuovo in convincimenti ingenui che credevamo appartenenti ad un lontano passato. Non solo, tali convinzioni sono spiattellate senza un minimo di riflessione filosofica: oggettività del mondo, libertà, volontà, causa (!!!)… sono idee date per acquisite.

Che cosa caviamo dunque dai libracci di Maritain? Dei cliché e degli allettamenti: sono proprio le caratteristiche della comunicazione attuale. In “Scienza e saggezza” leggiamo: “Non dimentichiamolo, la scienza è buona in sé stessa; come tutto ciò che deriva dalle attività dello spirito in cerca della verità, essa è qualcosa di naturalmente sacro e guai a chi disconosce la sua dignità!” Non manca quindi quella soggezione per la scienza, peculiare dei nostri tempi, per cui chi osa discutere certi postulati scientisti, è messo alla gogna ed additato come eretico.

Il pensiero deve scuotere dal torpore, provocare, affermare per negare, assurgere a dialettica incessante: non può adagiarsi sugli allori della convenzionalità. Si intende: la filosofia di Maritain è rassicurante, mediatrice, concilia scienza e fede. Per questi motivi piace. E’ proprio quello che agogna la nostra società addormentata: un “pensiero” tranquillizzante, sedativo, acritico. Non sorprendiamoci poi, se, nonostante le rivoluzioni epistemologiche, ci tocca leggere le scempiaggini dei negazionisti che, nella loro saccente ignoranza, confondono “fatti” con teorie, tesi con protocolli, teoremi con assiomi… Naturalmente i disinformatori difettano della capacità di distinguere tra teorico ed empirico, non riescono a concepire problemi di natura epistemologica e credono, da ammuffiti positivisti quali sono, che la scienza fornisca tutte le risposte, purché non intacchino il loro sistema di credenze. Più fideisti di una beghina, ignorano tutte le questioni linguistiche attraverso cui si struttura l’analisi del mondo.

Responsabile dello scadimento culturale è in buona parte la scuola, dalle primarie all’università: essa inculca, presentandola come l’unica vera, una “logica” binaria, impone modelli matematici realisti, trasmette cognizioni utilitaristiche, disconosce il senso estetico, soprattutto veicola quell’umanismo d’accatto ed ipocrita, lo stesso di cui trasudano gli scartafacci di Maritain, fautore di un arrogante antropocentrismo senza centro, di una filosofia del tutto priva di amore per la conoscenza.

Quasi in modo paradossale, tutti gli autori che affermano di battersi per la libertà e la dignità dell’individuo (si pensi a Karl Popper) sono gli stessi che, con i loro modelli sclerotici e la loro denigrazione del dissenso, concorrono ad avallare l’establishment. Incapaci di operare una critica implacabile dell’esistente, bandiscono il riformismo, il gradualismo, il migliorismo. In Maritain non si va oltre le buone intenzioni, oltre il generico e dolciastro appello alla creazione di una società più giusta ed umana. Ci vuole ben altro che una precettistica di valori e di buoni sentimenti. Sarebbe necessario un pensiero divergente, anti-umanista, di radicale contestazione del sistema.

Se la celebrazione che il Nostro tesse degli alleati i quali, durante la Seconda guerra mondiale combatterono “per la giustizia e la libertà” (“L’uomo e lo Stato”), non è propaganda mondialista, ma dabbenaggine, è pur sempre da condannare: deficienti e disinformatori, pur tanto diversi, propalando le medesime versioni ufficiali, ratificano le menzogne del potere.

Consideriamo le dissertazioni di Maritain prediche, circolari ministeriali, ebeti tracce per gli esami di stato, al limite mediocri componimenti di alunni standardizzati, ma NON filosofia.

Maritain sembra l’incarnazione dell’insegnante-tipo: nozionista, allineato, razionale, dispensatore di un “sapere” predigerito, dal quale gli scrittori rivoluzionari sono esclusi o, peggio, dove sono normalizzati. Speriamo che, pur in una società tanto conformista e programmata, un allievo alzi la mano per chiedere il perché del perché.