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Il vecchio della montagna
Dopo
aver letto questo articolo, uscito il 16 maggio scorso, Rosario Marcianò
mi ha fatto venire in mente Simon Wiesenthal, con la differenza che mentre
costui era un cacciatore di nazisti, Rosario sta diventando un cacciatore di debunkers a tempo pieno. Se lo scopo di questi ultimi era non
solo d’infastidirlo, ma anche di fargli perdere tempo, ci stanno riuscendo
benissimo in entrambi i casi. Tutte energie che Rosario e suo fratello Antonio
stanno impiegando per difendersi e contrattaccare.
Un
punto, in questa battaglia navale fra opposti schieramenti, va quindi a favore dei disinformatori.
Quello che a me interessa evidenziare qui, al di là della solidarietà che io
posso provare per gli attacchi ad personam fatti a ricercatori scomodi
come Marcianò e Chiumiento, sono le pieghe prese dagli avvenimenti.
Con
lo studioso di UFO c’è stata solo la mia cancellazione dalle sue amicizie
Facebook, mentre con Marcianò e i lettori di Tanker Enemy si sta verificando un
altro fenomeno, che intendo ora analizzare.
Si
è visto che la sindrome dei ragazzi della Via Paal è in pieno
svolgimento e non verrà mai meno, per qualche pulsione atavica ineludibile. E
si vedono anche le gerarchie militari autoassegnatesi all’interno della fazione
delle scie chimiche.
Sull’altro
versante, quello dei negazionisti delle medesime, se Paolo Attivissimo è il
capo di
stato maggiore, defilato e quasi invisibile, nonché Deus ex machina, Angelo Nigrelli è il generale in campo, coadiuvato
da altri ufficiali di grado più o meno elevato.
Su
questa fazione non mi dilungo, non conoscendola a fondo e non provando per essa
particolare simpatia, ma sulla squadra del generale Rosario nel suo labirinto,
e del suo luogotenente Antonio, avendo frequentato i loro blog, posso dire qualcosa.
Tanto
per cominciare c’è un certo Koenig, che si è assunto il ruolo di gorilla
privato di Rosario, in termini virtuali s’intende. Agisce come un giovane
“leone fornito di criniera”, per dirla in termini veterotestamentari, ovvero
come il maresciallo che guida il plotone all’assalto con la sciabola sguainata.
Svolge il ruolo del guerriero della tribù, armato di scudo in pelle e zagaglia,
e non si lascia scappare l’occasione d’insultare gli insultanti, ovvero
gl’interventi dei debunkers che
Rosario abilita e che provengono dalla parte avversa. Interventi che non hanno
nulla di costruttivo e che tendono solamente a offendere il titolare del blog.
Koenig non può, in quelle occasioni, restarsene zitto.
Ci
sono poi altri affezionati lettori di Tanker Enemy che si uniscono, di rimando,
al coro degli improperi e io che vedo il mondo con gli occhi dell’etologo non
posso fare a meno di pensare a quegli scimpanzè che quando devono affrontare il
leopardo si danno pacche sulla schiena e addirittura si stringono le mani
vicendevolmente, per farsi coraggio e scacciare il felino troppo invadente.
I
commenti di Ron, Antitanker, Koenig e altri sono come delle virtuali pacche
sulle spalle a Rosario e a suo fratello, contro il leopardo di turno, sia esso
Sbudellorum, Nico il pilota o il più gettonato Essse, tutti facenti parte
dell’esercito nemico.
A
me è capitata una cosa diversa. Rosario Marcianò ha emesso una fatwa nei miei confronti e le tendenze complottiste dei
suoi seguaci si sono scatenate, arrivando a conclusioni paranoiche che
m’inducono a pensare che ci sia qualche elemento psicologicamente patologico
nella natura dello studioso di complotti.
Ovvero
- e questo riguarda in primis i
due “fratelli terribili”- a forza d’essere pesantemente attaccati, si finisce
per vedere nemici in tutti coloro che dovessero scostarsi anche di poco dalle
proprie posizioni. E’ bastata una mia obiezione, unita alla scarsa propensione
all’adulazione, a farmi finire nel ruolo inedito del viscido traditore dalla
lingua biforcuta.
Ecco
come il buon Wlady, per altro rispettabile blogger appassionato di storia sumera, sintetizza lo
stato delle cose:
“Conosciamo
qui tra queste pagine e altrove persone che si sono fatte accettare parlando e
parlando di cose di nostro interesse, e con blog che nulla lasciavano
trapelare, perché trattavano di articoli condivisibili.
Abbiamo avuto più di
una riprova che non era così, si sono poi svelati, infingardi e melliflui,
ciurlando nel manico sempre con buoni intenti, ma pronti a parlare con la
lingua (educata) biforcuta.
[omissis]
e noi siamo le vittime a volte ignare del tranello”.
E’
chiaro che sta parlando di me, quantunque avere la coda di paglia – lo ammetto
– faccia parte del mio bagaglio caratteriale. Sta parlando di me perché credo
d’essere stato l’unico utente di Tanker Enemy ad aver commentato per lungo
tempo senza dar adito a sospetti sulla mia persona, e solo dopo la scomunica
scagliatami dal signor Marcianò, Wlady e compagni hanno potuto esprimere
giudizi categorici sul sottoscritto.
Io
resto semplicemente stupefatto della disinvoltura con cui i seguaci del
Comandante Rosario riescono a catalogarmi senza mai avermi conosciuto di
persona, il che mi porta a concludere che i rapporti virtuali attraverso
internet non siano intrinsecamente adatti alla socializzazione fra le persone,
anzi portano più spesso gli utenti ad abbandonarsi alla discordia, facendo
emergere il peggio, a prescindere che fra essi vi siano seminatori di zizzania
stipendiati.
Anche
senza i “trolls”, le discussioni nei forum finirebbero in rissa: è nella natura
umana, temo.
Dunque,
il buon Wlady, un signore attempato e non un ragazzino armato di scudo e
zagaglia, arriva a definirmi “infingardo e mellifluo”, accuse che, anche se non
è stato messo in modo palese il nome del destinatario, respingo con sdegno al
mittente. Sul “ciurlare nel manico” mi astengo dal rispondere, trattandosi
d’espressione lombarda di cui mi sfugge il significato. La frase finale,
invece, m’induce a pensare che fare la vittima può essere una forma d’autocompiacimento,
come dire: “Guardate quanto è cattivo il mondo e come sono perfidi gli esseri
umani”. Se questo pensiero può avere qualche effetto terapeutico su Wlady,
glielo concedo, ma eviti l’interessato ad utilizzarmi per tale suo scopo
personale. A Milano, dove vive, è pieno di psicoterapeuti.
La
mia rottura con i cosiddetti cospirazionisti è nata un paio d’anni fa, con
Corrado Penna, e
verteva sulle accuse da costui rivolte agli animalisti di non occuparsi di geoingegneria.
verteva sulle accuse da costui rivolte agli animalisti di non occuparsi di geoingegneria.
La
frattura si è ingrandita, fino alla situazione attuale e se di frattura tra
teorici del complotto e difensori dei diritti animali si deve parlare, va bene,
prendiamone atto e parliamone.
Alla
fine, andremo ognuno per la sua strada, dal momento che per noi animalisti i
nemici sono gli aguzzini di animali, mentre per i cospirazionisti sono i
governi e le istituzioni ombra, cosa sulla quale fra l’altro personalmente
concordo.
Corrado
Penna fece male a gettare nel vasto oceano del web l’accusa che gli animalisti
siano parte del Complotto, perché una volta lanciato il sasso le onde si sono
espanse, travolgendo altri utenti nella loro scia. Le parole sono pietre e
quella lanciata dal signor Penna ha dato luogo a un effetto domino, contagiando
del virus del sospetto anche i Fratelli Terribili e i loro discepoli. Se il
sospetto, su di me in particolare, e sugli animalisti in generale, contagerà
anche Massimo Mazzucco e Paolo Franceschetti, allora vedrò confermata la mia
ipotesi sulla nocività della calunnia e sui suoi molti inaspettati risvolti.
La
cosa paradossale è che, sempre nell’articolo in esame, intitolato "Strakerenemy": identified!, Rosario Marcianò
indica in un sito appena nato un nuovo strumento del CICAP per combattere i
dissenzienti, e guarda caso quel sito è tra quelli che danno addosso anche agli
animalisti.
“Eppoi
vanno in giro a propagandare la loro scienza, a danno della comunità ed
a vantaggio delle lobbies economiche. Guardate chi c’è dietro e chi sono
gli esecutori: pesci piccoli, che però sguazzano nella mota pur di far carriera”.
Per
fortuna Marcianò non mi ha incluso tra i “pesci piccoli”, ma essere comunque annoverato tra i
vivisezionisti di Pro-test, venuti alla ribalta recentemente dopo che cinque
animalisti sono entrati nei laboratori di Farmacologia a Milano, è
semplicemente ridicolo, per non dire offensivo.
Essere
accomunato a Federfauna, che non perde occasione di dare addosso agli
animalisti, è talmente scorretto che definirlo grottesco è poco. Quindi,
sarebbe azione nobile da parte dei fratelli sanremesi arrivare ad ammettere
che, almeno nel mio caso, hanno preso un granchio, ma conoscendo la natura
umana e sapendo quanto l’orgoglio sia elemento preponderante della medesima, so
che non succederà mai. I fratelli Marcianò preferiranno mantenere l’anatema nei
miei confronti, e lasciarmi nel limbo o addirittura nell’inferno dei dannati,
piuttosto che ammettere pubblicamente di avermi mal giudicato.
Oddio,
non è che ci perdo le notti di sonno, per questa loro ingiustificata condanna,
però per amore della verità, quella stessa verità a cui Wlady e soci fanno
spesso riferimento, sarebbe cosa buona e giusta se la mia reputazione venisse
riabilitata.
Immagino
però che questa mia richiesta - che come un messaggio in bottiglia potrebbe
arrivare anche sulla spiaggia di Sanremo - venga classificata come un’ulteriore
prova di perfidia e doppiogiochismo, partorita da una mente biforcuta al pari
della lingua.
Se
nel prossimo futuro - sempre che tali questioni meritino di averne uno –
leggerò i commenti di Wlady che insistono a definirmi infingardo, mellifluo e
dalla lingua di serpente, allora avrò conferma che l’interessato e i suoi
“compagni di lotta” si sono lasciati andare a qualche forma di patologia
paranoica.
Non
è una cosa sana.
Non
pretendo però d’essere esente da sbagli e a me si potrebbe applicare la
seguente frase di Moliere: "Odio gli uomini tutti: gli uni perché
malvagi e di cattive azioni; gli altri perché ai malvagi mostrano compiacenza e
non hanno per essi quell'odio vigoroso che il male deve sempre destare negli
onesti".
Frase
che i lettori di Tanker Enemy non esiterebbero ad usare come capo d’accusa nei
miei
confronti, avendo io commesso l’infame peccato d’essere tollerante con il generale nemico, quel Nigrelli Angelo, concittadino dei Marcianò. Peccato che, dietro la maschera del disinformatore malvagio, il signor Nigrelli sia un essere umano come tutti gli altri, solo incastrato in un meccanismo di lotta furiosa come incastrati lo sono i due suoi antagonisti.
confronti, avendo io commesso l’infame peccato d’essere tollerante con il generale nemico, quel Nigrelli Angelo, concittadino dei Marcianò. Peccato che, dietro la maschera del disinformatore malvagio, il signor Nigrelli sia un essere umano come tutti gli altri, solo incastrato in un meccanismo di lotta furiosa come incastrati lo sono i due suoi antagonisti.
I
quali, a mio avviso, farebbero bene a riflettere sullo slogan dei Radicali
degli anni di Piombo: “Sparano alla divisa e dentro c’è un uomo”.
Non
mi aspetto che finiscano di combattersi, perché la loro natura scimmiesca esige
precisamente quello, ma voglio che sappiano che se ab origine non si fossero poste le basi per un insanabile
conflitto, si sarebbero accorti che Angelo Nigrelli è una persona per bene come
loro stessi.
“Tat
twam asi”, in sanscrito, significa: “Quello sei tu”.
Inviterei
quindi il Vecchio della Montagna, Rosario Marcianò, a scendere dalla medesima,
licenziare i suoi “assassini” e cessare le ostilità.
Operazione
sovrumana, lo ammetto, ma dopo anni di lotte, anche a suon di carte bollate,
sarebbe ora di finirla!
Disarmo
unilaterale, dicevano i pacifisti negli anni della Guerra Fredda.













