Scopo del Blog
Raccolgo il suggerimento e metto qui ben visibile lo scopo di questo blog.
Questo e' un blog satirico ed e' una presa in giro dei vari complottisti (sciacomicari, undicisettembrini, pseudoscienziati e fuori di testa in genere che parlano di 2012, nuovo ordine mondiale e cavolate simili). Qui trovate (pochi) post originali e (molti) post ricopiati pari pari dai complottisti al fine di permettere liberamente quei commenti che loro in genere censurano.
Tutto quello che scrivo qui e' a titolo personale e in nessun modo legato o imputabile all'azienda per cui lavoro.
Ciao e grazie della visita.
Il contenuto di questo blog non viene piu' aggiornato regolarmente. Per le ultime notizie potete andare su:
http://indipezzenti.blogspot.ch/
https://www.facebook.com/Task-Force-Butler-868476723163799/
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Thursday, December 10, 2015
In-Audi-ta manipolazione
http://zret.blogspot.ch/2015/12/in-audi-ta-manipolazione.html
si salva solo la twingo
https://archive.is/HHT5N
Monday, August 11, 2014
1+1=4
http://zret.blogspot.ch/2014/08/114.html
1+1=4

Aveva ragione il narratore e poeta tedesco, Hermann Hesse,
a scrivere che “la psicologia serve a scrivere libri, non a risolvere i
problemi delle persone”. Nonostante ciò, a volte qualche psicologo ha
delle intuizioni.
Verbigrazia, la psicologia transazionale ritiene che all’interno dei rapporti interpersonali si creino circostanze per cui a ciascun attore si sovrappone il ruolo che egli/ella riveste.
Così, quando il genitore dialoga con il figlio piccolo, in primo luogo esprime sé stesso, ma in maniera inconsapevole esterna le caratteristiche del genitore, in quanto figura con un preciso ruolo sociale. Il dialogo tra genitore e figlio non è un dialogo, ma una conversazione a tre, addirittura a quattro, qualora il genitore, ad esempio, in qualità di generale dell’aeronautica, manifesti qualche lineamento della sua maschera, tipica di militare d’alto grado.
Si comprende che nelle dinamiche umane si generano interferenze, come se uno o più intrusi intervenissero nell'interazione. Il problema si pone ogni volta in cui è un adulto (l’età adulta è in parte adulterata) ad intervenire: l’adulto non sa del tutto emanciparsi del suo ruolo. In taluni casi ci imbatteremo in personae (letteralmente maschere) che hanno annullato la loro natura primaria per identificarsi in toto in uno stato gerarchico. L’abito non fa il monaco ma il vescovo, vale a dire che, quanto più un individuo è in alto nella scala del consorzio umano, tanto più l’indole si assottiglia, nascosta sotto strati e strati di finzioni. Sono finzioni di cui certi soggetti non sono neppure più consci. L’annichilimento della coscienza passa attraverso la costruzione di un ego falso.
A ben vedere, questo intreccio relazionale era stato già compreso da Pirandello che scopre all’interno della “comunicazione” inganni, travisamenti, moltiplicazione e disgregazione dell’identità, la iattura dell’incomunicabilità.
Uno più uno dà due, solo quando sono due bambini ad interagire [e un marciano' piu' un altro marciano' da' zero]: il bambino non conosce riserve mentali, secondi fini, infingimenti, sottotesti… Sono la scuola, la società e l’”educazione” a rovinarlo… [1]
E’ necessario il più possibile scrollarsi di dosso tutte le mistificazioni che si stratificano sul temperamento per recuperare la sincerità, anche con tutti i suoi spigoli, e la trasparenza. La diversità tra schiettezza ed ipocrisia, sia pure involontaria, è spartiacque tra essere ed esistere (ex-sistere), cioè essere fuori di sé, alienati.
“In verità vi dico: se non vi convertite e non diventate come fanciulli, voi non entrerete affatto nel regno dei cieli”. (Matteo, 18,5)
[1] Anche nei bambini qualcosa non quadra: non si può idealizzare l’infanzia. L’analisi di questo problema, però, esula dalla breve riflessione svolta. [un vero peccato]
Verbigrazia, la psicologia transazionale ritiene che all’interno dei rapporti interpersonali si creino circostanze per cui a ciascun attore si sovrappone il ruolo che egli/ella riveste.
Così, quando il genitore dialoga con il figlio piccolo, in primo luogo esprime sé stesso, ma in maniera inconsapevole esterna le caratteristiche del genitore, in quanto figura con un preciso ruolo sociale. Il dialogo tra genitore e figlio non è un dialogo, ma una conversazione a tre, addirittura a quattro, qualora il genitore, ad esempio, in qualità di generale dell’aeronautica, manifesti qualche lineamento della sua maschera, tipica di militare d’alto grado.
Si comprende che nelle dinamiche umane si generano interferenze, come se uno o più intrusi intervenissero nell'interazione. Il problema si pone ogni volta in cui è un adulto (l’età adulta è in parte adulterata) ad intervenire: l’adulto non sa del tutto emanciparsi del suo ruolo. In taluni casi ci imbatteremo in personae (letteralmente maschere) che hanno annullato la loro natura primaria per identificarsi in toto in uno stato gerarchico. L’abito non fa il monaco ma il vescovo, vale a dire che, quanto più un individuo è in alto nella scala del consorzio umano, tanto più l’indole si assottiglia, nascosta sotto strati e strati di finzioni. Sono finzioni di cui certi soggetti non sono neppure più consci. L’annichilimento della coscienza passa attraverso la costruzione di un ego falso.
A ben vedere, questo intreccio relazionale era stato già compreso da Pirandello che scopre all’interno della “comunicazione” inganni, travisamenti, moltiplicazione e disgregazione dell’identità, la iattura dell’incomunicabilità.
Uno più uno dà due, solo quando sono due bambini ad interagire [e un marciano' piu' un altro marciano' da' zero]: il bambino non conosce riserve mentali, secondi fini, infingimenti, sottotesti… Sono la scuola, la società e l’”educazione” a rovinarlo… [1]
E’ necessario il più possibile scrollarsi di dosso tutte le mistificazioni che si stratificano sul temperamento per recuperare la sincerità, anche con tutti i suoi spigoli, e la trasparenza. La diversità tra schiettezza ed ipocrisia, sia pure involontaria, è spartiacque tra essere ed esistere (ex-sistere), cioè essere fuori di sé, alienati.
“In verità vi dico: se non vi convertite e non diventate come fanciulli, voi non entrerete affatto nel regno dei cieli”. (Matteo, 18,5)
[1] Anche nei bambini qualcosa non quadra: non si può idealizzare l’infanzia. L’analisi di questo problema, però, esula dalla breve riflessione svolta. [un vero peccato]
Vietata la riproduzione - Tutti i diritti riservati
Pubblicato da
Zret
Thursday, May 23, 2013
Il vecchio della montagna
http://freeanimals-freeanimals.blogspot.it/2013/05/il-vecchio-della-montagna.html#more
Il vecchio della montagna
Dopo
aver letto questo articolo, uscito il 16 maggio scorso, Rosario Marcianò
mi ha fatto venire in mente Simon Wiesenthal, con la differenza che mentre
costui era un cacciatore di nazisti, Rosario sta diventando un cacciatore di debunkers a tempo pieno. Se lo scopo di questi ultimi era non
solo d’infastidirlo, ma anche di fargli perdere tempo, ci stanno riuscendo
benissimo in entrambi i casi. Tutte energie che Rosario e suo fratello Antonio
stanno impiegando per difendersi e contrattaccare.
Un
punto, in questa battaglia navale fra opposti schieramenti, va quindi a favore dei disinformatori.
Quello che a me interessa evidenziare qui, al di là della solidarietà che io
posso provare per gli attacchi ad personam fatti a ricercatori scomodi
come Marcianò e Chiumiento, sono le pieghe prese dagli avvenimenti.
Con
lo studioso di UFO c’è stata solo la mia cancellazione dalle sue amicizie
Facebook, mentre con Marcianò e i lettori di Tanker Enemy si sta verificando un
altro fenomeno, che intendo ora analizzare.
Si
è visto che la sindrome dei ragazzi della Via Paal è in pieno
svolgimento e non verrà mai meno, per qualche pulsione atavica ineludibile. E
si vedono anche le gerarchie militari autoassegnatesi all’interno della fazione
delle scie chimiche.
Sull’altro
versante, quello dei negazionisti delle medesime, se Paolo Attivissimo è il
capo di
stato maggiore, defilato e quasi invisibile, nonché Deus ex machina, Angelo Nigrelli è il generale in campo, coadiuvato
da altri ufficiali di grado più o meno elevato.
Su
questa fazione non mi dilungo, non conoscendola a fondo e non provando per essa
particolare simpatia, ma sulla squadra del generale Rosario nel suo labirinto,
e del suo luogotenente Antonio, avendo frequentato i loro blog, posso dire qualcosa.
Tanto
per cominciare c’è un certo Koenig, che si è assunto il ruolo di gorilla
privato di Rosario, in termini virtuali s’intende. Agisce come un giovane
“leone fornito di criniera”, per dirla in termini veterotestamentari, ovvero
come il maresciallo che guida il plotone all’assalto con la sciabola sguainata.
Svolge il ruolo del guerriero della tribù, armato di scudo in pelle e zagaglia,
e non si lascia scappare l’occasione d’insultare gli insultanti, ovvero
gl’interventi dei debunkers che
Rosario abilita e che provengono dalla parte avversa. Interventi che non hanno
nulla di costruttivo e che tendono solamente a offendere il titolare del blog.
Koenig non può, in quelle occasioni, restarsene zitto.
Ci
sono poi altri affezionati lettori di Tanker Enemy che si uniscono, di rimando,
al coro degli improperi e io che vedo il mondo con gli occhi dell’etologo non
posso fare a meno di pensare a quegli scimpanzè che quando devono affrontare il
leopardo si danno pacche sulla schiena e addirittura si stringono le mani
vicendevolmente, per farsi coraggio e scacciare il felino troppo invadente.
I
commenti di Ron, Antitanker, Koenig e altri sono come delle virtuali pacche
sulle spalle a Rosario e a suo fratello, contro il leopardo di turno, sia esso
Sbudellorum, Nico il pilota o il più gettonato Essse, tutti facenti parte
dell’esercito nemico.
A
me è capitata una cosa diversa. Rosario Marcianò ha emesso una fatwa nei miei confronti e le tendenze complottiste dei
suoi seguaci si sono scatenate, arrivando a conclusioni paranoiche che
m’inducono a pensare che ci sia qualche elemento psicologicamente patologico
nella natura dello studioso di complotti.
Ovvero
- e questo riguarda in primis i
due “fratelli terribili”- a forza d’essere pesantemente attaccati, si finisce
per vedere nemici in tutti coloro che dovessero scostarsi anche di poco dalle
proprie posizioni. E’ bastata una mia obiezione, unita alla scarsa propensione
all’adulazione, a farmi finire nel ruolo inedito del viscido traditore dalla
lingua biforcuta.
Ecco
come il buon Wlady, per altro rispettabile blogger appassionato di storia sumera, sintetizza lo
stato delle cose:
“Conosciamo
qui tra queste pagine e altrove persone che si sono fatte accettare parlando e
parlando di cose di nostro interesse, e con blog che nulla lasciavano
trapelare, perché trattavano di articoli condivisibili.
Abbiamo avuto più di
una riprova che non era così, si sono poi svelati, infingardi e melliflui,
ciurlando nel manico sempre con buoni intenti, ma pronti a parlare con la
lingua (educata) biforcuta.
[omissis]
e noi siamo le vittime a volte ignare del tranello”.
E’
chiaro che sta parlando di me, quantunque avere la coda di paglia – lo ammetto
– faccia parte del mio bagaglio caratteriale. Sta parlando di me perché credo
d’essere stato l’unico utente di Tanker Enemy ad aver commentato per lungo
tempo senza dar adito a sospetti sulla mia persona, e solo dopo la scomunica
scagliatami dal signor Marcianò, Wlady e compagni hanno potuto esprimere
giudizi categorici sul sottoscritto.
Io
resto semplicemente stupefatto della disinvoltura con cui i seguaci del
Comandante Rosario riescono a catalogarmi senza mai avermi conosciuto di
persona, il che mi porta a concludere che i rapporti virtuali attraverso
internet non siano intrinsecamente adatti alla socializzazione fra le persone,
anzi portano più spesso gli utenti ad abbandonarsi alla discordia, facendo
emergere il peggio, a prescindere che fra essi vi siano seminatori di zizzania
stipendiati.
Anche
senza i “trolls”, le discussioni nei forum finirebbero in rissa: è nella natura
umana, temo.
Dunque,
il buon Wlady, un signore attempato e non un ragazzino armato di scudo e
zagaglia, arriva a definirmi “infingardo e mellifluo”, accuse che, anche se non
è stato messo in modo palese il nome del destinatario, respingo con sdegno al
mittente. Sul “ciurlare nel manico” mi astengo dal rispondere, trattandosi
d’espressione lombarda di cui mi sfugge il significato. La frase finale,
invece, m’induce a pensare che fare la vittima può essere una forma d’autocompiacimento,
come dire: “Guardate quanto è cattivo il mondo e come sono perfidi gli esseri
umani”. Se questo pensiero può avere qualche effetto terapeutico su Wlady,
glielo concedo, ma eviti l’interessato ad utilizzarmi per tale suo scopo
personale. A Milano, dove vive, è pieno di psicoterapeuti.
La
mia rottura con i cosiddetti cospirazionisti è nata un paio d’anni fa, con
Corrado Penna, e
verteva sulle accuse da costui rivolte agli animalisti di non occuparsi di geoingegneria.
verteva sulle accuse da costui rivolte agli animalisti di non occuparsi di geoingegneria.
La
frattura si è ingrandita, fino alla situazione attuale e se di frattura tra
teorici del complotto e difensori dei diritti animali si deve parlare, va bene,
prendiamone atto e parliamone.
Alla
fine, andremo ognuno per la sua strada, dal momento che per noi animalisti i
nemici sono gli aguzzini di animali, mentre per i cospirazionisti sono i
governi e le istituzioni ombra, cosa sulla quale fra l’altro personalmente
concordo.
Corrado
Penna fece male a gettare nel vasto oceano del web l’accusa che gli animalisti
siano parte del Complotto, perché una volta lanciato il sasso le onde si sono
espanse, travolgendo altri utenti nella loro scia. Le parole sono pietre e
quella lanciata dal signor Penna ha dato luogo a un effetto domino, contagiando
del virus del sospetto anche i Fratelli Terribili e i loro discepoli. Se il
sospetto, su di me in particolare, e sugli animalisti in generale, contagerà
anche Massimo Mazzucco e Paolo Franceschetti, allora vedrò confermata la mia
ipotesi sulla nocività della calunnia e sui suoi molti inaspettati risvolti.
La
cosa paradossale è che, sempre nell’articolo in esame, intitolato "Strakerenemy": identified!, Rosario Marcianò
indica in un sito appena nato un nuovo strumento del CICAP per combattere i
dissenzienti, e guarda caso quel sito è tra quelli che danno addosso anche agli
animalisti.
“Eppoi
vanno in giro a propagandare la loro scienza, a danno della comunità ed
a vantaggio delle lobbies economiche. Guardate chi c’è dietro e chi sono
gli esecutori: pesci piccoli, che però sguazzano nella mota pur di far carriera”.
Per
fortuna Marcianò non mi ha incluso tra i “pesci piccoli”, ma essere comunque annoverato tra i
vivisezionisti di Pro-test, venuti alla ribalta recentemente dopo che cinque
animalisti sono entrati nei laboratori di Farmacologia a Milano, è
semplicemente ridicolo, per non dire offensivo.
Essere
accomunato a Federfauna, che non perde occasione di dare addosso agli
animalisti, è talmente scorretto che definirlo grottesco è poco. Quindi,
sarebbe azione nobile da parte dei fratelli sanremesi arrivare ad ammettere
che, almeno nel mio caso, hanno preso un granchio, ma conoscendo la natura
umana e sapendo quanto l’orgoglio sia elemento preponderante della medesima, so
che non succederà mai. I fratelli Marcianò preferiranno mantenere l’anatema nei
miei confronti, e lasciarmi nel limbo o addirittura nell’inferno dei dannati,
piuttosto che ammettere pubblicamente di avermi mal giudicato.
Oddio,
non è che ci perdo le notti di sonno, per questa loro ingiustificata condanna,
però per amore della verità, quella stessa verità a cui Wlady e soci fanno
spesso riferimento, sarebbe cosa buona e giusta se la mia reputazione venisse
riabilitata.
Immagino
però che questa mia richiesta - che come un messaggio in bottiglia potrebbe
arrivare anche sulla spiaggia di Sanremo - venga classificata come un’ulteriore
prova di perfidia e doppiogiochismo, partorita da una mente biforcuta al pari
della lingua.
Se
nel prossimo futuro - sempre che tali questioni meritino di averne uno –
leggerò i commenti di Wlady che insistono a definirmi infingardo, mellifluo e
dalla lingua di serpente, allora avrò conferma che l’interessato e i suoi
“compagni di lotta” si sono lasciati andare a qualche forma di patologia
paranoica.
Non
è una cosa sana.
Non
pretendo però d’essere esente da sbagli e a me si potrebbe applicare la
seguente frase di Moliere: "Odio gli uomini tutti: gli uni perché
malvagi e di cattive azioni; gli altri perché ai malvagi mostrano compiacenza e
non hanno per essi quell'odio vigoroso che il male deve sempre destare negli
onesti".
Frase
che i lettori di Tanker Enemy non esiterebbero ad usare come capo d’accusa nei
miei
confronti, avendo io commesso l’infame peccato d’essere tollerante con il generale nemico, quel Nigrelli Angelo, concittadino dei Marcianò. Peccato che, dietro la maschera del disinformatore malvagio, il signor Nigrelli sia un essere umano come tutti gli altri, solo incastrato in un meccanismo di lotta furiosa come incastrati lo sono i due suoi antagonisti.
confronti, avendo io commesso l’infame peccato d’essere tollerante con il generale nemico, quel Nigrelli Angelo, concittadino dei Marcianò. Peccato che, dietro la maschera del disinformatore malvagio, il signor Nigrelli sia un essere umano come tutti gli altri, solo incastrato in un meccanismo di lotta furiosa come incastrati lo sono i due suoi antagonisti.
I
quali, a mio avviso, farebbero bene a riflettere sullo slogan dei Radicali
degli anni di Piombo: “Sparano alla divisa e dentro c’è un uomo”.
Non
mi aspetto che finiscano di combattersi, perché la loro natura scimmiesca esige
precisamente quello, ma voglio che sappiano che se ab origine non si fossero poste le basi per un insanabile
conflitto, si sarebbero accorti che Angelo Nigrelli è una persona per bene come
loro stessi.
“Tat
twam asi”, in sanscrito, significa: “Quello sei tu”.
Inviterei
quindi il Vecchio della Montagna, Rosario Marcianò, a scendere dalla medesima,
licenziare i suoi “assassini” e cessare le ostilità.
Operazione
sovrumana, lo ammetto, ma dopo anni di lotte, anche a suon di carte bollate,
sarebbe ora di finirla!
Disarmo
unilaterale, dicevano i pacifisti negli anni della Guerra Fredda.
Pubblicato da
Freeanimals
4 commenti:
Giorgio Andrettagiovedì 23 maggio 2013 08:26:00 CEST"Non ti curar di loro, ma guarda e passa". Dante.RispondiRisposte
Riferito ad entrambi gli schieramenti o a uno in particolare?
Non sapevo di essere una scimmia. Adesso che lo so comincerò a spulciare anche te.Rispondi
Povero Dante, trucidato da Andretta. Non aggiungo altro.Rispondi
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Psicologia,
Scie chimiche
Tuesday, April 30, 2013
Etologia dei ricercatori di confine
questa mi era scappata. buon divertimento!
http://freeanimals-freeanimals.blogspot.it/2013/04/etologia-dei-ricercatori-di-confine.html
http://freeanimals-freeanimals.blogspot.it/2013/04/etologia-dei-ricercatori-di-confine.html
Etologia dei ricercatori di confine
Sia
chiaro che quanto segue non vuole essere un giudizio sulle persone, né tanto
meno una critica, ma un’analisi, in un’ottica etologica, di alcuni
comportamenti, alla ricerca di un modello che possa avere caratteristiche
e valori universali.
I
personaggi di cui voglio occuparmi sono conosciuti sia tramite la tivù - per
quanto può esserlo una loro fugace apparizione - sia soprattutto sul web. Il
primo è Rosario Marcianò, che è stato ospite una tantum della trasmissione “Mistero”, di Italia
Uno, sul tema delle scie chimiche; il secondo è Antonio Chiumiento, che è stato
ospite di Giancarlo Magalli, di RAI2, sul tema dell’alieno di Mortegliano.
Entrambi
sono principalmente conosciuti sul web avendo il primo alcuni siti e il secondo tre profili su Facebook. Entrambi scrivono libri e producono CD, per divulgare il loro Verbo, ed hanno la loro affezionata schiera di
seguaci a cui fa da contraltare una altrettanto agguerrita schiera di
detrattori. Si ipotizza che i debunkers che li attaccano siano pagati da qualche
ministero, occulto o palese che sia. Ambedue si occupano di studi di confine,
geoingegneria il primo e ufologia il secondo ed infine, a coronamento di queste
analogie, non posso fare a meno di dire che entrambi mi hanno bannato, dopo un
periodo in cui ai loro occhi apparivo come amico.
E’
cambiata in essi la percezione che avevano di me: Marcianò mi ha classificato
come
persona indesiderata a causa della mia - a suo dire - eccessiva accondiscendenza nei confronti del suo mortale nemico Angelo Nigrelli, mentre Chiumiento mi ha cancellato dalle amicizie di Facebook, come ha fatto con chiunque lo abbia contestato, a causa della mia insistenza a voler conoscere altri presunti testimoni dell’incontro ravvicinato di Mortegliano.
persona indesiderata a causa della mia - a suo dire - eccessiva accondiscendenza nei confronti del suo mortale nemico Angelo Nigrelli, mentre Chiumiento mi ha cancellato dalle amicizie di Facebook, come ha fatto con chiunque lo abbia contestato, a causa della mia insistenza a voler conoscere altri presunti testimoni dell’incontro ravvicinato di Mortegliano.
C’è
un’altra cosa che i due personaggi hanno in comune, la loro origine
meridionale, abitando in Altitalia, il Marcianò in Liguria e il Chiumiento in Friuli. E in
tal caso forse si può dire che come i negri hanno la musica nel sangue, così i
terroni hanno la coda di paglia, ovvero sono permalosi. Per inciso, ho usato
volutamente i termini “negri” e “terroni”, ma senza investirli di connotati
acrimoniosi, perché mi piace essere politicamente scorretto.
Naturalmente,
si tratta di luoghi comuni, questi, che lasciano il tempo che trovano e la spiegazione
di tanta suscettibilità, sia nel Marcianò che nel Chiumiento, è che si tratti
di una normale reazione psicologica essendo stati ed essendo tuttora attaccati
ferocemente su internet a colpi d’insulti, dileggi e prese in giro più o meno
velenose, cosa che evidentemente fa perdere il sano giudizio sugli esseri umani
e non permette di riconoscere un nemico da un semplice conoscente.
Essere
attaccati alla lunga porta ad una valutazione del prossimo a schema
manicheistico, per cui o si sta dalla loro parte o si sta dall’altra parte
della barricata. Non ci sono più le vie di mezzo, le zone grigie, né i paesi
non allineati.
Noi
sappiamo che la realtà è molto più complessa di quel che appare ed è fatta di
almeno cinquanta sfumature di grigio, di nero o di rosso. Finché per comodità
si classificano le persone con cui si ha a che fare tra gli amici oppure tra i
nemici, non si fa gran danno e tale operazione serve solo per una maggiore
serenità dell’individuo interessato - una specie di legittima difesa - ma se tale
atteggiamento manicheo travalica certi confini, si finisce per perdere il lume
della ragione e per non accorgersi che gli interlocutori non sono
necessariamente mossi da ostilità o da desiderio di attaccare briga, ma
potrebbero essere semplicemente animati da sano scetticismo o da una tolleranza
nei confronti dei presunti nemici più elastica dei soggetti in esame.
Sia
Marcianò che Chiumiento hanno impiegato più di un anno a classificarmi tra i
nemici,
dopo che erano arrivati anche al punto di stimarmi per le mie convinzioni, al 99 % tuttora coincidenti con le loro ma, evidentemente, fa parte dell’animo umano il vezzo di ricercare più le cose che dividono che non quelle che uniscono.
dopo che erano arrivati anche al punto di stimarmi per le mie convinzioni, al 99 % tuttora coincidenti con le loro ma, evidentemente, fa parte dell’animo umano il vezzo di ricercare più le cose che dividono che non quelle che uniscono.
Si fa
presto ad accusare il governo ombra, gli Illuminati, la cricca massonico-giudaica
o altre potenze più o meno occulte, di mettere in opera il famoso divide et
impera. A me viene il
sospetto che le divisioni e le discordie siano fisiologiche nella psiche umana
e che si verificherebbero anche se non ci fossero capi a comandarci, anche se
per ipotesi l’umanità realizzasse una società anarchica, dove non esistessero
né servi né padroni.
Io la
vedo come, da parte di Marcianò e Chiumiento, una ricerca del pelo nell’uovo,
che però, con le lenti d’ingrandimento che usano abitualmente, non è un
semplice pelo, ma una trave di grosse dimensioni.
Forse
hanno dimostrato con me anche troppa pazienza, bannandomi dopo tanto tempo,
eppure ciò che li ha irritati è stata la mia richiesta di prove a suffragio di
quanto da essi affermato, ma nel caso di Marcianò anche la mia tolleranza nei
confronti di Angelo Nigrelli.
I
rapporti tra me e Marcianò hanno cominciato a guastarsi quando ho chiesto che
venissero forniti i nominativi del passeggero che fece il prelievo in quota,
a bordo di un aereo, di polvere raschiata da un finestrino, nonché del
laboratorio che fece le analisi chimiche.
All’epoca
collaboravo ancora con Stampa Libera e il dibattito si svolse su quel forum.
Marcianò si rifiutò di rivelare i nomi, per proteggere il testimone dagli attacchi
dei debunkers,
esattamente la spiegazione data sempre da Chiumiento a proposito di coloro che
si trovarono sulla rotonda di Mortegliano insieme a Leonard D’Andrea, l’unico
testimone finora conosciuto.
Se può
essere apprezzabile la volontà di non sottoporre al fuoco di fila degli insulti
e dei dileggi persone che non se la sentono di apparire in pubblico e che
magari hanno chiesto specificatamente la privacy, è anche vero che questa omertà alla
fine logora i ricercatori indipendenti e finisce per inficiare l’intera
impalcatura delle supposizioni e delle presunte testimonianze.
Infatti,
nei processi in tribunale, la prima cosa che viene chiesta a un testimone sono
le generalità, ma chissà perché quando si tratta di questioni importanti come
l’aerosol clandestino e la presenza aliena sulla Terra, questa modalità non è
più valida e i ricercatori in oggetto non la considerano necessaria.
A me
personalmente danno fastidio coloro che non hanno il coraggio delle proprie
idee e che, per non essere infastiditi da debunkers professionisti e dilettanti,
preferiscono restare nell’ombra. A questi sedicenti testimoni, sia che abbiano
assistito al raro evento di un IR3 o che abbiano analizzato la morchia
raschiata in un aereo, io direi: “Non volete che i vostri nomi siano pubblici?
Fate a meno di testimoniare! Statevene zitti e continuate a fare le vostre
faccende quotidiane. La scienza di confine non fa per voi”.
I
ricercatori che accondiscendono a tali timide testimonianze commettono l’errore
di essere troppo teneri e di darsi la zappa sui piedi. Nel caso dell’ufologo,
dopo un anno dalla prima comunicazione ufficiale da parte dell’unico testimone
palese, Chiumiento ci è riuscito alla grande, a darsi la zappa sui piedi, ma
con Marcianò quella del raschiatore di morchia e del laboratorio misterioso è
stato l’unico scivolone della sua carriera di studioso di geoingegneria.
Almeno, per quello che mi risulta.
Nel
Vecchio Testamento c’è una frase detta da Yahweh al suo popolo eletto, che
suppergiù dice così: “O Israele, se fossi stato caldo o al contrario freddo ti
avrei accettato, ma siccome sei stato tiepido io ti vomiterò dalla mia bocca!”.
Perfino a
Geova degli Eserciti non piacciono le persone indecise e titubanti. Ma se a
Marcianò l’unica défaillance della sua carriera si può perdonare, a Chiumiento non è possibile
applicare la stessa benevolenza, specie se si considera che per sua stessa
ammissione uno dei testimoni dell’incontro con l’alieno, il primo giunto sulla
rotonda alle 22.40 di quel lontano sabato 11 febbraio 2012, era anche disposto
a venire allo scoperto se lo si fosse reputato opportuno. E allora, se non
viene richiesta la privacy, come mai non è stato accontentato? E’ forse il Chiumiento a
decidere quali testimoni devono apparire in pubblico e quali no? Alla fine, è
lui stesso a rinforzare le accuse a suo carico di essersi inventato tutto, con
la complicità di Leonard e di suo padre, ex militare in pensione.
In questo
senso, Chiumiento si è dato la zappa sui piedi e ha finito per avvalorare
l’accusa di aver pianificato la sceneggiata dell’alieno a scopi commerciali,
ovvero per vendere il libro che ne è scaturito.
Io l’ho
comprato, essendo andato alla presentazione nella palestra delle scuole
di
Mortegliano, l’ho letto e non ho trovato ciò che cercavo, cioè sono rimasto con gli stessi dubbi di prima. E così succede anche andando alle sue conferenze. Viene raccontata la stessa storia e non vengono fornite le risposte essenziali alle domande che contano: chi sono gli altri testimoni? Che ruolo hanno avuto i militari in tutta la vicenda? Etc, etc.
Mortegliano, l’ho letto e non ho trovato ciò che cercavo, cioè sono rimasto con gli stessi dubbi di prima. E così succede anche andando alle sue conferenze. Viene raccontata la stessa storia e non vengono fornite le risposte essenziali alle domande che contano: chi sono gli altri testimoni? Che ruolo hanno avuto i militari in tutta la vicenda? Etc, etc.
Con
Marcianò le cose sono un po’ migliori. Se Chiumiento ha convalidato la fama di ciarlatano,
rovinandosi la reputazione con le sue stesse mani, Marcianò viene definito come
un venditore di frottole, ma almeno non c’è nessun libro da vendere e
occupandosi di scie chimiche non si fanno né soldi, né carriera. Da questo
punto di vista Rosario è più pulito e i suoi detrattori hanno una freccia in
meno nella loro faretra. Questi ultimi sono più in difficoltà con lui e non
possono nemmeno accusarlo di commettere reato di procurato allarme, come
qualcuno ipotizzava per Chiumiento, perché le scie bianche nel cielo le vediamo
tutti. Solo i ciechi e i distratti non le vedono.
Che
esistano razze aliene è assodato, che siano già sulla Terra è altrettanto
verosimile, ma anche i gas rilasciati dagli aerei sono evidenti di per sé e si
tratta solo di vedere di cosa sono composti.
Avendo
partecipato ai forum di tutt’e due le tematiche mi sono fatto un’idea delle
tecniche e dei trucchi messi in pratica dai detrattori. Quelli delle scie
chimiche portano avanti discussioni dotte sulla natura dei gas e sulla
tecnologia aeronautica, insultando pesantemente sia Rosario Marcianò che suo
fratello Antonio. Quelli dell’alieno di Mortegliano non hanno argomenti dotti
da accampare e si sono limitati a fare attacchi ad personam, insultando l’ufologo di Porcia in
maniera indegna. In questo caso, come capita regolarmente, non avendo
argomenti, si insulta l’interlocutore. Un po’ come fa Sgarbi in tivù.
I
ricercatori indipendenti, coloro che vorrebbero conoscere la realtà delle cose,
o anche semplicemente i curiosi, navigando sul web si trovano spesso di fronte
a invereconde discussioni con insulti incrociati e, se la loro curiosità non è
abbastanza forte, scappano a gambe levate e non si fanno più vedere sul sito
dedicato. In questo modo vincono i debunkers, che sono pagati per ridicolizzare la
tematica e scoraggiare la gente dall’interessarsene. Questo spiega perché
recentemente sia Zret che Tanker Enemy hanno inserito la
registrazione obbligatoria (come ha fatto anche il Gazzettino), cosa che mi
preclude la possibilità di commentare sui due interessanti siti, essendomi
ormai definitivamente rovinato la reputazione agli occhi dei due Marcianò.
Del resto,
ho dovuto fare qualcosa di simile anch’io con il mio blog a causa di un
disturbatore che mi stava “spammando” di brutto un articolo.
L’ideale
sarebbe che non ci fossero oppositori pagati per gettare scompiglio e rovinare
il
buon umore alla gente, già per altri versi infastidita da aerei inquinatori e da mille altri inconvenienti più prosaici, ma su questa Terra esiste da sempre il bene e il male, i cattivi e i buoni, gli amici e i nemici, oltre alle già citate cinquanta sfumature di grigio. Non è un mondo perfetto e capisco che ci si debba difendere.
buon umore alla gente, già per altri versi infastidita da aerei inquinatori e da mille altri inconvenienti più prosaici, ma su questa Terra esiste da sempre il bene e il male, i cattivi e i buoni, gli amici e i nemici, oltre alle già citate cinquanta sfumature di grigio. Non è un mondo perfetto e capisco che ci si debba difendere.
Di
ufologia si parla dal secondo dopo guerra e non è mai diventata una scienza
“adulta”. Con ufologi come Chiumiento, che non mi faccio scrupoli a definire,
rispettosamente, un pasticcione, sarà difficile che l’ufologia faccia il salto
di qualità, ma di scie chimiche si parla solo da pochi anni. L’obiettivo non è
che diventi una scienza riconosciuta ufficialmente, ma che venga presa in esame
dalla maggior parte delle persone, dato che al momento siamo ancora in
pochi ad occuparcene.
Con le
scie chimiche non c’è nessun traguardo da raggiungere, se non che vengano fatte
cessare, ma per questo c’è bisogno di una presa di coscienza da parte della
popolazione.
C’è
bisogno di formare nelle coscienze quella massa critica raggiunta la quale il
castello di carte della Matrix che ci hanno costruito intorno crollerà in un
battibaleno. Per nostra sfortuna, complici i prezzolati debunkers, il raggiungimento del punto di rottura
oltre il quale il problema si risolverà di botto, sembra allontanarsi
continuamente, tanto che la fiducia che ciò avvenga mentre siamo ancora in vita
va scemando vieppiù.
Aumenta
il numero di coloro che aspettano un cambiamento, anche senza sapere niente
dell’esistenza della geoingegneria, ma al momento i segnali non sono per nulla
incoraggianti.
Se la
questione dell’esistenza o meno di alieni nostri coinquilini può essere
trascurata, la faccenda dell’inquinamento dell’ambiente non può essere
allegramente ignorata, ma questo è esattamente ciò che sta succedendo. Le scie
chimiche sono solo l’ultima trovata dei padroni del mondo in fatto di
contaminazioni dei nostri corpi e dell’ambiente. Vanno ad aggiungersi alle
tradizionali forme di pollution, contro cui Verdi ed ecologisti si sono battuti per anni.
Stante la
scomparsa del movimento ecologista e i disastri che si accavallano uno dietro
l’altro, come onde del mare, si direbbe che non ci sia speranza di nessun
genere. Non ditemi che sono pessimista, ma non faremo semplicemente in tempo a
raggiungere la
massa critica. Gli eventi precipiteranno prima che l’umanità se
ne accorga. Mi vengono in mente molti paragoni di natura venatoria,
dall’uccellagione alle tonnare e ad altre forme di trappola con cui gli animali
vengono catturati.
Anche noi
siamo animali e una qualche Nemesi vendicativa sta facendo a noi ciò che noi
facciamo alle bestie. Siamo in trappola e ancora non ce ne siamo accorti.
Anche se
mi hanno bannato, rispetto il lavoro di Chiumiento e soprattutto dei fratelli
Marcianò. Non porto loro rancore. Non avrebbe senso, giacché i nemici sono
altri e se ne stanno ben nascosti nella loro cabina di regia.
Sono
conscio d’essere ben lontano dall’aver fornito un quadro esauriente della
psicologia dei due personaggi in oggetto, ma almeno posso giungere alla conclusione
che fare i ricercatori di confine non è agevole e ci si fa molti nemici.
Io li
perdono per avermi allontanato e catalogato come traditore. Non mi sento in
guerra con nessuno, se non con gli oppressori d’animali e i calpestatori della
giustizia e perciò non vedo alcun motivo valido per odiare i debunkers, pur considerandoli dannosi per la
verità.
La vita è un gioco, alla fin fine, e siccome non ne usciremo vivi, è meglio prendersela comoda.
La vita è un gioco, alla fin fine, e siccome non ne usciremo vivi, è meglio prendersela comoda.
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Freeanimals
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Tuesday, June 1, 2010
Scie chimiche, un altro abominevole "esperimento" governativo (articolo di Zen Gardner)
http://www.tankerenemy.com/2010/06/scie-chimiche-un-altro-abominevole.html
Scie chimiche, un altro abominevole "esperimento" governativo (articolo di Zen Gardner)
Zen Gardner, in un suo brillante editoriale, esamina la percezione del problema “scie chimiche”, usando gli strumenti della psicologia. L’autore indugia sulle reazioni della massa di fronte alle scelleratezze dei governi: sono crimini tanto orrendi che l’uomo della strada non riesce neppure a concepirli. Se, per di più, si considera che il genocidio è perpetrato da chi, nell’illusione collettiva, sarebbe preposto a tutelare la popolazione, è inevitabile che si instauri un meccanismo di rifiuto. Siamo al cospetto del bias di conferma, ossia un atteggiamento che induce a cercare, contro ogni evidenza e contro ogni logica, un avallo delle proprie credenze anche più assurde, purché preservino la propria rassicurante visione del mondo. E’ un contegno infantile su cui hanno facile gioco i ciarlatani della disinformazione che usano le parole come potenti anestetici.
Il grado di silenzio e di censura circa le scie chimiche è orwelliano. L’aspetto più sbalorditivo di questa strana realtà, oltre all’assenza di ammissioni per opera delle autorità, è la mancanza di informazione dei media su un fenomeno tanto evidente ed intrusivo. Mentre, per certi versi, non sorprende che i media controllati non trattino l’argomento, l’idea che qualcuno sta deliberatamente avvelenando l’aria che respiriamo in misura tanto massiccia è straziante.
Se si associa questa intensa irrorazione alle campagne per l’aria pulita e per la riduzione di CO2 delle cui emissioni sono considerati responsabili i cittadini, si è al cospetto di una dissonanza cognitiva. Le due situazioni sono così contraddittorie che il cittadino medio rinuncia a conciliarle. Ciò si traduce in una rafforzata accettazione dello status quo ed in un docile stato di apatia. Si tratta di un modus operandi tipico della manipolazione culturale e scientifica ed è usato ad ogni livello di informazione pubblica. Combatti le guerre, poiché questo è il prezzo della pace. Prometti la trasparenza, ma tieni tutto nascosto. Non esistono centri occulti di potere, ma tutti vi appartengono. Aumento delle temperature globali e raffreddamento del clima. Preserva la libertà con maggiori controlli. Salva le nazioni, distruggendole (Si pensi all’Iraq, n.d.t.) etc.
Una forte dissonanza si palesa quando un’idea entra in conflitto con un convincimento personale: ad esempio, "Io sono una persona onesta" o "Ho preso la giusta decisione". L’ansia che si insinua quando si reputa possibile l'aver preso una risoluzione errata può condurre alla razionalizzazione, la tendenza a creare spiegazioni ulteriori e giustificazioni fittizie per puntellare le proprie scelte.
Sono sistemi di condizionamento che si sono, via via, affinati nelle ultime due generazioni, da quando i media hanno rafforzato la loro presa. Hitler espresse un simile semplice precetto per il controllo della massa: "Racconta una grossa bugia e la gente ci crederà". La gente non riesce a credere che qualcuno potrebbe essere così infido ed inumano, specialmente se appartiene ad un governo "democraticamente" eletto, da perpetrare delitti tanto orrendi contro la popolazione.
Riflettiamo. Ripercorriamo la vera storia. Gli oligarchi ed i governi hanno costantemente sfruttato i popoli per i loro fini. Essi cercano di tenerci sedati, distratti e convinti che siamo felici affinché non ci svegliamo, non ci rivoltiamo e non li buttiamo fuori.
Articoli correlati: Cecità, Io non voglio vedere
Il grado di silenzio e di censura circa le scie chimiche è orwelliano. L’aspetto più sbalorditivo di questa strana realtà, oltre all’assenza di ammissioni per opera delle autorità, è la mancanza di informazione dei media su un fenomeno tanto evidente ed intrusivo. Mentre, per certi versi, non sorprende che i media controllati non trattino l’argomento, l’idea che qualcuno sta deliberatamente avvelenando l’aria che respiriamo in misura tanto massiccia è straziante.Se si associa questa intensa irrorazione alle campagne per l’aria pulita e per la riduzione di CO2 delle cui emissioni sono considerati responsabili i cittadini, si è al cospetto di una dissonanza cognitiva. Le due situazioni sono così contraddittorie che il cittadino medio rinuncia a conciliarle. Ciò si traduce in una rafforzata accettazione dello status quo ed in un docile stato di apatia. Si tratta di un modus operandi tipico della manipolazione culturale e scientifica ed è usato ad ogni livello di informazione pubblica. Combatti le guerre, poiché questo è il prezzo della pace. Prometti la trasparenza, ma tieni tutto nascosto. Non esistono centri occulti di potere, ma tutti vi appartengono. Aumento delle temperature globali e raffreddamento del clima. Preserva la libertà con maggiori controlli. Salva le nazioni, distruggendole (Si pensi all’Iraq, n.d.t.) etc.
Una forte dissonanza si palesa quando un’idea entra in conflitto con un convincimento personale: ad esempio, "Io sono una persona onesta" o "Ho preso la giusta decisione". L’ansia che si insinua quando si reputa possibile l'aver preso una risoluzione errata può condurre alla razionalizzazione, la tendenza a creare spiegazioni ulteriori e giustificazioni fittizie per puntellare le proprie scelte.
Sono sistemi di condizionamento che si sono, via via, affinati nelle ultime due generazioni, da quando i media hanno rafforzato la loro presa. Hitler espresse un simile semplice precetto per il controllo della massa: "Racconta una grossa bugia e la gente ci crederà". La gente non riesce a credere che qualcuno potrebbe essere così infido ed inumano, specialmente se appartiene ad un governo "democraticamente" eletto, da perpetrare delitti tanto orrendi contro la popolazione.
Riflettiamo. Ripercorriamo la vera storia. Gli oligarchi ed i governi hanno costantemente sfruttato i popoli per i loro fini. Essi cercano di tenerci sedati, distratti e convinti che siamo felici affinché non ci svegliamo, non ci rivoltiamo e non li buttiamo fuori.
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Pubblicato da Zret
Wednesday, April 14, 2010
Plagio
http://straker-61.blogspot.com/2010/04/plagio.html
Plagio
In questi ultimi mesi, i disinformatori dalle armi viepiù spuntate, non sapendo come contrastare la diffusione della verità sulle scie chimiche, hanno concertato, attraverso i media ufficiali, un'altra campagna diffamatoria nei confronti dei ricercatori indipendenti. I sostenitori del regime non usano strumenti molto raffinati, poiché i loro contorti e fiacchi "ragionamenti" si basano solo sulla seguente accusa: coloro che investigano il fenomeno delle chemtrails sono fanatici e paranoici.
Sono accuse che si ritorcono tranquillamente contro codesti gazzettieri le cui affermazioni apodittiche e stereotipate sono uguali a tutte le latitudini, a dimostrazione che esiste un'unica regia e dell'omologazione "culturale". Sono fanatici giacché solo un fanatico potrebbe dedicare tanto tempo e profondere tanto zelo per tentare di confutare i risultati di ricerche che essi stessi ritengono inconsistenti. Sono simili a mosche che sbattono contro il vetro, cercando invano di uscire da una stanza. Sono senza dubbio dei paranoici: soltanto un vero paranoico, infatti, può aver introiettato un'immagine tanto puerile, falsa e distorta della realtà politica, economica e sociale sì da essere persuaso che le istituzioni non sarebbero capaci di agire contro i cittadini, sebbene dissimulando le proprie scelleratezze dietro parvenze di sollecitudine. Si potrebbero citare esempi a iosa di tale scaltro ed infido modus operandi dei governi più o meno occulti che, per isolare gli oppositori, ricorrono spesso alla diffamazione e soprattutto a dipingere i dissidenti come squilibrati mentali. Nell'Unione sovietica le persone non allineate finivano nei gulag.
Lo stesso Mario Tozzi si è cimentato in questa scomposta e dilettantesca crociata contro la verità: anch’egli, nelle sue zoppicanti e sclerotiche prose, usa esclusivamente “argomentazioni” ad personam, ingiuriando i ricercatori, definendoli come affetti da sindromi ossessive. Le ontose affermazioni di Tozzi sono un vero insulto all’intelligenza anche dei numerosi testimoni di un fenomeno incontrovertibile. Questi testimoni non si lasciano abbindolare dagli “esperti” e dai loro maggiordomi che, accampando una presunta autorevolezza "scientifica" e ripetendo ipnotiche insinuazioni, si rivelano dei deboli e degli inetti, incapaci di interiorizzare il principio di realtà e perciò regrediti in modo irreversibile a fasi freudiane tipiche dell’infanzia.
Non merita molta attenzione la genia dei pennivendoli: occorre, però, di quando in quando, mostrare i pur rudimentali congegni grazie ai quali gli automi farfugliano sesquipedali sciocchezze. Inoltre tra le contorsioni e le calunnie dei loro testi si infiltra una volontà di plagio, di manipolazione mentale che rischia in qualche caso di sortire i suoi letiferi effetti, non foss'altro che per l'espediente della ripetizione; come affermò colui: "Una bugia ripetuta diventa verità". Ci dogliamo di dargli ragione: d'altra parte, anche esulando dall'ambito delle chemtrails, abbiamo attestazioni che, quando giornali e reti televisive replicano le solite menzogne, anche se del tutto inverosimili (si pensi allo pseudo-attentatore che avrebbe tentato di causare una strage su un velivolo della Delta Airlines diretto a Detroit, con l'esplosivo nelle brache), l'opinione pubblica, prima o dopo, abbocca.
I disinformatori usano dunque stratagemmi per l'assoggettamento psicologico, provando in ogni modo ad influire sul pubblico più inesperto e sprovveduto. Altri sistemi si rivelano anche più efficaci, ma lo spirito d'osservazione ed il discernimento riducono ipso facto la propaganda ad un borborigmo.
Sono accuse che si ritorcono tranquillamente contro codesti gazzettieri le cui affermazioni apodittiche e stereotipate sono uguali a tutte le latitudini, a dimostrazione che esiste un'unica regia e dell'omologazione "culturale". Sono fanatici giacché solo un fanatico potrebbe dedicare tanto tempo e profondere tanto zelo per tentare di confutare i risultati di ricerche che essi stessi ritengono inconsistenti. Sono simili a mosche che sbattono contro il vetro, cercando invano di uscire da una stanza. Sono senza dubbio dei paranoici: soltanto un vero paranoico, infatti, può aver introiettato un'immagine tanto puerile, falsa e distorta della realtà politica, economica e sociale sì da essere persuaso che le istituzioni non sarebbero capaci di agire contro i cittadini, sebbene dissimulando le proprie scelleratezze dietro parvenze di sollecitudine. Si potrebbero citare esempi a iosa di tale scaltro ed infido modus operandi dei governi più o meno occulti che, per isolare gli oppositori, ricorrono spesso alla diffamazione e soprattutto a dipingere i dissidenti come squilibrati mentali. Nell'Unione sovietica le persone non allineate finivano nei gulag.
Lo stesso Mario Tozzi si è cimentato in questa scomposta e dilettantesca crociata contro la verità: anch’egli, nelle sue zoppicanti e sclerotiche prose, usa esclusivamente “argomentazioni” ad personam, ingiuriando i ricercatori, definendoli come affetti da sindromi ossessive. Le ontose affermazioni di Tozzi sono un vero insulto all’intelligenza anche dei numerosi testimoni di un fenomeno incontrovertibile. Questi testimoni non si lasciano abbindolare dagli “esperti” e dai loro maggiordomi che, accampando una presunta autorevolezza "scientifica" e ripetendo ipnotiche insinuazioni, si rivelano dei deboli e degli inetti, incapaci di interiorizzare il principio di realtà e perciò regrediti in modo irreversibile a fasi freudiane tipiche dell’infanzia.
Non merita molta attenzione la genia dei pennivendoli: occorre, però, di quando in quando, mostrare i pur rudimentali congegni grazie ai quali gli automi farfugliano sesquipedali sciocchezze. Inoltre tra le contorsioni e le calunnie dei loro testi si infiltra una volontà di plagio, di manipolazione mentale che rischia in qualche caso di sortire i suoi letiferi effetti, non foss'altro che per l'espediente della ripetizione; come affermò colui: "Una bugia ripetuta diventa verità". Ci dogliamo di dargli ragione: d'altra parte, anche esulando dall'ambito delle chemtrails, abbiamo attestazioni che, quando giornali e reti televisive replicano le solite menzogne, anche se del tutto inverosimili (si pensi allo pseudo-attentatore che avrebbe tentato di causare una strage su un velivolo della Delta Airlines diretto a Detroit, con l'esplosivo nelle brache), l'opinione pubblica, prima o dopo, abbocca.
I disinformatori usano dunque stratagemmi per l'assoggettamento psicologico, provando in ogni modo ad influire sul pubblico più inesperto e sprovveduto. Altri sistemi si rivelano anche più efficaci, ma lo spirito d'osservazione ed il discernimento riducono ipso facto la propaganda ad un borborigmo.
Pubblicato da Straker borborigmo
Friday, January 8, 2010
Plagio
Ve la ricordate questa: "Non rientra nelle nostre priorità occuparci dei fiancheggiatori del sistema, ovvero dei disinformatori attivi sulla Rete, ..." (da qui)
Non rientra nelle loro priorita', pero' ci fanno su un post ogni due giorni...
http://www.tankerenemy.com/2010/01/plagio.htmlPlagio

In questi ultimi mesi, i disinformatori dalle armi viepiù spuntate, non sapendo come contrastare la diffusione della verità sulle scie chimiche, hanno concertato, attraverso i media ufficiali, un'altra campagna diffamatoria nei confronti dei ricercatori indipendenti. I sostenitori del regime non usano strumenti molto raffinati, poiché i loro contorti e fiacchi "ragionamenti" si basano solo sulla seguente accusa: coloro che investigano il fenomeno delle chemtrails sono fanatici e paranoici.
Sono accuse che si ritorcono tranquillamente contro codesti gazzettieri le cui affermazioni apodittiche e stereotipate sono uguali a tutte le latitudini, a dimostrazione che esiste un'unica regia e dell'omologazione "culturale". Sono fanatici giacché solo un fanatico potrebbe dedicare tanto tempo e profondere tanto zelo per tentare di confutare i risultati di ricerche che essi stessi ritengono inconsistenti. Sono simili a mosche che sbattono contro il vetro, cercando invano di uscire da una stanza. Sono senza dubbio dei paranoici: soltanto un vero paranoico, infatti, può aver introiettato un'immagine tanto puerile, falsa e distorta della realtà politica, economica e sociale sì da essere persuaso che le istituzioni non sarebbero capaci di agire contro i cittadini, sebbene dissimulando le proprie scelleratezze dietro parvenze di sollecitudine. Si potrebbero citare esempi a iosa di tale scaltro ed infido modus operandi dei governi più o meno occulti che, per isolare gli oppositori, ricorrono spesso alla diffamazione e soprattutto a dipingere i dissidenti come squilibrati mentali. Nell'Unione sovietica le persone non allineate finivano nei gulag.
Lo stesso Mario Tozzi si è cimentato in questa scomposta e dilettantesca crociata contro la verità: anch’egli, nelle sue zoppicanti e sclerotiche prose, usa esclusivamente “argomentazioni” ad personam, ingiuriando i ricercatori, definendoli come affetti da sindromi ossessive. Le ontose affermazioni di Tozzi sono un vero insulto all’intelligenza anche dei numerosi testimoni di un fenomeno incontrovertibile. Questi testimoni non si lasciano abbindolare dagli “esperti” e dai loro maggiordomi che, accampando una presunta autorevolezza "scientifica" e ripetendo ipnotiche insinuazioni, si rivelano dei deboli e degli inetti, incapaci di interiorizzare il principio di realtà e perciò regrediti in modo irreversibile a fasi freudiane tipiche dell’infanzia.
Non merita molta attenzione la genia dei pennivendoli: occorre, però, di quando in quando, mostrare i pur rudimentali congegni grazie ai quali gli automi farfugliano sesquipedali sciocchezze. Inoltre tra le contorsioni e le calunnie dei loro testi si infiltra una volontà di plagio, di manipolazione mentale che rischia in qualche caso di sortire i suoi letiferi effetti, non foss'altro che per l'espediente della ripetizione; come affermò colui: "Una bugia ripetuta diventa verità". Ci dogliamo di dargli ragione: d'altra parte, anche esulando dall'ambito delle chemtrails, abbiamo attestazioni che, quando giornali e reti televisive replicano le solite menzogne, anche se del tutto inverosimili (si pensi allo pseudo-attentatore che avrebbe tentato di causare una strage su un velivolo della Delta Airlines diretto a Detroit, con l'esplosivo nelle brache), l'opinione pubblica, prima o dopo, abbocca.
I disinformatori usano dunque stratagemmi per l'assoggettamento psicologico, provando in ogni modo ad influire sul pubblico più inesperto e sprovveduto. Altri sistemi si rivelano anche più efficaci, ma lo spirito d'osservazione ed il discernimento riducono ipso facto la propaganda ad un borborigmo.
Sono accuse che si ritorcono tranquillamente contro codesti gazzettieri le cui affermazioni apodittiche e stereotipate sono uguali a tutte le latitudini, a dimostrazione che esiste un'unica regia e dell'omologazione "culturale". Sono fanatici giacché solo un fanatico potrebbe dedicare tanto tempo e profondere tanto zelo per tentare di confutare i risultati di ricerche che essi stessi ritengono inconsistenti. Sono simili a mosche che sbattono contro il vetro, cercando invano di uscire da una stanza. Sono senza dubbio dei paranoici: soltanto un vero paranoico, infatti, può aver introiettato un'immagine tanto puerile, falsa e distorta della realtà politica, economica e sociale sì da essere persuaso che le istituzioni non sarebbero capaci di agire contro i cittadini, sebbene dissimulando le proprie scelleratezze dietro parvenze di sollecitudine. Si potrebbero citare esempi a iosa di tale scaltro ed infido modus operandi dei governi più o meno occulti che, per isolare gli oppositori, ricorrono spesso alla diffamazione e soprattutto a dipingere i dissidenti come squilibrati mentali. Nell'Unione sovietica le persone non allineate finivano nei gulag.
Lo stesso Mario Tozzi si è cimentato in questa scomposta e dilettantesca crociata contro la verità: anch’egli, nelle sue zoppicanti e sclerotiche prose, usa esclusivamente “argomentazioni” ad personam, ingiuriando i ricercatori, definendoli come affetti da sindromi ossessive. Le ontose affermazioni di Tozzi sono un vero insulto all’intelligenza anche dei numerosi testimoni di un fenomeno incontrovertibile. Questi testimoni non si lasciano abbindolare dagli “esperti” e dai loro maggiordomi che, accampando una presunta autorevolezza "scientifica" e ripetendo ipnotiche insinuazioni, si rivelano dei deboli e degli inetti, incapaci di interiorizzare il principio di realtà e perciò regrediti in modo irreversibile a fasi freudiane tipiche dell’infanzia.
Non merita molta attenzione la genia dei pennivendoli: occorre, però, di quando in quando, mostrare i pur rudimentali congegni grazie ai quali gli automi farfugliano sesquipedali sciocchezze. Inoltre tra le contorsioni e le calunnie dei loro testi si infiltra una volontà di plagio, di manipolazione mentale che rischia in qualche caso di sortire i suoi letiferi effetti, non foss'altro che per l'espediente della ripetizione; come affermò colui: "Una bugia ripetuta diventa verità". Ci dogliamo di dargli ragione: d'altra parte, anche esulando dall'ambito delle chemtrails, abbiamo attestazioni che, quando giornali e reti televisive replicano le solite menzogne, anche se del tutto inverosimili (si pensi allo pseudo-attentatore che avrebbe tentato di causare una strage su un velivolo della Delta Airlines diretto a Detroit, con l'esplosivo nelle brache), l'opinione pubblica, prima o dopo, abbocca.
I disinformatori usano dunque stratagemmi per l'assoggettamento psicologico, provando in ogni modo ad influire sul pubblico più inesperto e sprovveduto. Altri sistemi si rivelano anche più efficaci, ma lo spirito d'osservazione ed il discernimento riducono ipso facto la propaganda ad un borborigmo.
Pubblicato da Zret
Saturday, August 1, 2009
Guidi senza patente
http://www.tankerenemy.com/2009/08/guidi-senza-patente.html
Guidi senza patente
Tra i vari meteorologi italiani, sia militari sia civili, che sono stati reclutati per disinformare sulle condizioni meteorologiche, il maggiore Guido Guidi può essere considerato un'eccezione. Infatti, a differenza dei suoi colleghi, quasi del tutto immedesimati nella parte, Guidi non riesce a mentire in modo credibile. Già, qualche anno fa, quando fu "intervistato" da una scaltrita e dolciastra Sveva Sagramola sulle scie, Guidi, oltre ad incorrere in alcune inesattezze nella sua spiegazione del fenomeno, cominciò a manifestare i tipici sintomi di chi era costretto a simulare: voce tremante, sguardo che evita l'interlocutore, salivazione azzerata, improvvisi abbassamenti del tono.Non occorre essere degli esperti di psicologia e neppure di programmazione neurolinguistica per capire che colui era in grave difficoltà, a causa di un conflitto tra l'esigenza di travisare la verità ed un disagio interiore. Quando le scie chimiche erano una manifestazione rara in Italia, il maggiore, sempre all'interno della pessima trasmissione condotta dalla Sagramola e nei consueti spazi, disquisiva sul tempo e sulla sua evoluzione con fluidità, mentre ora, obbligato ad usare ambigue espressioni come "innocue velature", "nuvole di passaggio", "nubi alte e sottili" etc. non riesce a concludere una frase, senza deglutizioni ed affanni. Che cosa succederà il giorno in cui, obtorto collo, annuncerà "nuvole traslucide"? La voce sarà rotta da penosi rantoli e l'ultima sillaba gli morirà in gola. Non si può essere sicuri che il meteorologo in oggetto è preso da sensi di colpa: è molto più probabile che egli non abbia appreso, a differenza dei suoi collaboratori, l'arte drammatica. Proprio non riesce a recitare in modo persuasivo e forse, da padre di famiglia, ogni tanto pensa a quale futuro sta preparando per i figli, tutte le volte in cui nasconde la scottante verità sulle chemtrails, con ardite circonlocuzioni o imbarazzati silenzi, avverte che sta scavando una fossa profonda per sé e per i suoi familiari.
Non è un caso se, Guidi, premiato per le sue “benemerenze” come meteorologo televisivo, insieme con il colonnello Costante De Simone, ormai consumato attore da metodo Stanislavskij, ha lanciato un messaggio obliquo, quasi avesse voluto alleggerirsi la coscienza, ammesso che ne abbia una: "Partecipo insieme a tanti colleghi che, insieme a me, sono la rappresentanza di un'istituzione che si sforza, nonostante delle difficoltà contingenti abbastanza importanti, di continuare nel tempo a tenere ben saldo il sodalizio che c'è tra un'istituzione pubblica, importante come la televisione pubblica appunto, e l'Aeronautica militare che rappresenta per il paese il servizio meteorologico" (Si ascolti la dichiarazione nel video dal minuto 2:02 a 2:38).
Questa dichiarazione è più che rivelatrice: è un lapsus freudiano! In primo luogo il maggiore, cerca di scrollarsi di dosso un po' di responsabilità, chiamando come correi i suoi sodali, ma soprattutto ha alluso a non meglio precisate "difficoltà contingenti abbastanza importanti". A che cosa si riferisce Guidi? Non certo ad ostacoli di natura tecnica, visto che i bollettini meteo oggi possono avvalersi di numerosi e sofisticati strumenti per le previsioni (in realtà decisioni del tempo). Accenna, invece, ad un "sodalizio" tra la televisione pubblica e l'Aeronautica militare. Egli definisce "sodalizio" il patto scellerato tra i militari e la R.A.I.: i problemi contingenti sono costituiti dalle perniciose manipolazioni climatiche e meteorologiche che, perpetrate dall'aviazione militare e civile, hanno stravolto i fenomeni naturali ed adulterato la meteorologia, un tempo disciplina scientifica, ora propaganda di guerra. Altri impedimenti coincidono con le fughe di notizie, dovute a "cani sciolti" all’interno dei media e delle forze armate, senza dimenticare quanto, grazie sia alla divulgazione sia alla maldestra campagna dei ciarlatani, la verità sulle scie tossiche stia emergendo. Ciò suscita paura tra chi, come Guidi, sa che i subalterni rischiano moltissimo, quando la situazione precipita: i generali si salvano, ma gli altri sono carne da cannone.
Non possiamo neppure consigliargli di seguire corsi di recitazione, perché ormai quasi tutti sanno chi sono i disinformatori e la resa dei conti è vicina. Così anche il Pelide Achille, eccellente simulatore e dissimulatore, che, il giorno 31 luglio nel suo linguaggio pseudo-meteorologico, ha preannunciato per domenica prossima "cielo biancastro e lattiginoso", rischia di rimanere con il cerino in mano.
Ci rincresce, ma il maggiore non potrà ricevere, a differenza di tanti suoi colleghi e di parecchi pennivendoli (sedicenti scienziati), la patente di disinformatore.
Sull'affidamento dei servizi meteo ai militari fu presentata nel 2007 un'interrogazione parlamentare che riportiamo qui.
Friday, May 22, 2009
I disinformatori: sintomi nevrotici e tratti paranoidi
http://zret.blogspot.com/2009/05/i-disinformatori-sintomi-nevrotici-e.html
I disinformatori: sintomi nevrotici e tratti paranoidi
Essi dormonoKung fu Tzu affermava: "Non mi dolgo di non essere conosciuto dagli uomini, ma di non conoscerli". Anche se l'umanità resta, con le sue paradossali contraddizioni un mistero, percorrendo le vie del mondo e della vita, si può acquisire una certa conoscenza dell'homo "sapiens", sebbene per serendipità, ci si imbatta sovente in esseri che degli uomini hanno solo le sembianze. E' comunque molto istruttivo. Osservate da una giusta distanza, in modo spassionato ed obiettivo, queste personae (letteralmente "maschere") sono altrettante occasioni per scoprire curiosi, faceti aspetti della società. Come si può apprendere qualcosa anche dai pessimi libri, così l'analisi di certi schemi comportamentali, per contrasto, lascia risaltare la spiritualità che, nonostante la decadenza dell'umana specie, ancora si irradia dagli occhi di alcuni.
Applicando, anche se in maniera alquanto semplificata e divulgativa, certi strumenti psicologici, si può delineare un ritratto di una genia che, in questi ultimi anni, ha invaso la Rete. Mi riferisco ai disinformatori.
La maggior parte dei disinformatori non è tanto gente trista, ma infantile. Si noti questo tratto che li accomuna: per dirla con Freud, essi si sono fissati nella fase dominata dal principio del piacere, essendo incapaci di maturare quelle esperienze, pur dolorose e decisive, che consentono di interiorizzare il principio di realtà. Assomigliano a quegli scimpanzè cui, essendo stata sottratta la madre dai ricercatori nell'ambito dei loro stolidi esperimenti, abbracciano un peluche. La fissazione ad uno stadio puerile li induce ad aggrapparsi al sistema-mamma da cui suggere il latte, ricevere conforto e protezione di fronte ad un mondo sentito come ostile e pericoloso. Il latte che avidamente bevono è velenoso ed il senso di sicurezza coincide con la paura non solo di crescere, ma addirittura di aprire gli occhi: sono questi aspetti in grado di causare ulteriori problemi, ma pure la dimostrazione che, in tali circostanze, l'infanzia è una patologia senza rimedio.
Senza dubbio questa immaturità di fondo è peculiare anche del suddito medio-basso, sempre bisognoso di un'istituzione o di un "politico" che lo rassicuri, lo difenda da pericoli reali o fittizi, di una figura cui delegare ogni atto, iniziativa, decisione. Inoltre, giacché i disinformatori ed i cittadini standard sono inetti e paurosi, diventa necessario che si uniscano ad altri: nella massa il timore si diluisce e subentra una mentalità da branco. Se sono tutti insieme, uniti, in modo gregario più che cameratesco, in un vincolo di cieca fedeltà al capo ed al sistema, di cui il capo è l'incarnazione, sono aggressivi, determinati, implacabili, audaci. Soli, invece, privati degli inputs del cane alfa, si sbandano, arretrano tremebondi, ammutoliscono. Vorrebbero sparire: il cordone ombelicale è stato troncato.
La psicologia della massa, studiata con tenacia da Elias Canetti e da altri, rende conto della categoria dei disinformatori nei quali i più bassi istinti sono vellicati dal potere in cui, come la plebaglia acefala, si identificano. A differenza del popolino, però, conscio di aver ceduto le sue armi decisionali alle isitituzioni affinché lo rappresenti e rappresenti i suoi "interessi" (è la frode della "democrazia" rappresentativa; si legga l'articolo indicato nella nota 2), i disinformatori si illudono di appartenere essi stessi al potere, di poterne condividere almeno qualche scampolo. Il loro senso di appartenenza si rafforza in un'immedesimazione negli scopi delle élites di cui pochissimo conoscono e tutto credono di sapere.
Anche nel caso in cui questa sottospecie acquisisce un briciolo di consapevolezza, sottentra subito, come forma estrema di autoinganno e di rifiuto di una realtà inaccettabile, la sindrome di Stoccolma, l'innamoramento per i propri carnefici, il sostegno incondizionato alle loro scelleratezze quanto più sono dirette contro loro stessi, con manifestazioni patologiche sconfinanti nel masochismo.
Non mancano farneticazioni di onnipotenza in chi si sente investito del ruolo messianico di salvare il mondo dalla minaccia degli uomini liberi e non allineati. Costoro sono combattutti a suon di luoghi comuni ripetuti in modo ossessivo. Gli spiriti liberi sono accusati di ogni nefandezza, diffamati e calunniati: ciò è risaputo. Si ricordi, però, che i disinformatori sono condizionati ad agire in questo modo tanto è vero che usano sempre gli stessi "argomenti" e le medesime accuse per colpire una gamma variegata ed eterogenea di oppositori del sistema, in maniera indiscriminata e scomposta.
Correlato alla sindrome di Stoccolma, un altro sintomo è piuttosto frequente nel gruppo in esame: è una forma di delirio leinbitziano contraddistinto da convinzioni palesemente contrastanti con la realtà. Infatti, contro l'esperienza e le più palmari evidenze, i "pretoriani del principe" si persuadono che il sistema economico, politico, scientifico, medico, nonostante le mille prove che dimostrano l'esatto contrario, è perfetto, amorevole e sollecito del bene comune. Sono tratti paranoidi ed atteggiamenti di autolesionismo non sradicabili sulle cui cause non sempre evidenti non è il caso qui di indugiare.
Altri aspetti dovrebbero essere sviscerati, ma per ora queste note sono sufficienti. Mi è parso utile cominciare a delineare il problema della disinformazione nelle sue declinazioni psicologiche e psichiatriche: si mette in luce soprattutto la banalità dei soggetti che non va ingigantita, ma neppure sottovalutata, ricordando la banalità del male.
[1] Per quanto attiene alle spie linguistiche inerenti ad una destrutturazione dell'io ed alla meccanicità del linguaggio distorcente e menzognero, rimando al testo La struttura bipolare della lingua, 2009
[2] Sulla democrazia si legga il recente articolo del Professor F. Lamendola, L'aporia fondamentale del pensiero democratico è presupporre che esso sia conforme a natura, 2009
Applicando, anche se in maniera alquanto semplificata e divulgativa, certi strumenti psicologici, si può delineare un ritratto di una genia che, in questi ultimi anni, ha invaso la Rete. Mi riferisco ai disinformatori.
La maggior parte dei disinformatori non è tanto gente trista, ma infantile. Si noti questo tratto che li accomuna: per dirla con Freud, essi si sono fissati nella fase dominata dal principio del piacere, essendo incapaci di maturare quelle esperienze, pur dolorose e decisive, che consentono di interiorizzare il principio di realtà. Assomigliano a quegli scimpanzè cui, essendo stata sottratta la madre dai ricercatori nell'ambito dei loro stolidi esperimenti, abbracciano un peluche. La fissazione ad uno stadio puerile li induce ad aggrapparsi al sistema-mamma da cui suggere il latte, ricevere conforto e protezione di fronte ad un mondo sentito come ostile e pericoloso. Il latte che avidamente bevono è velenoso ed il senso di sicurezza coincide con la paura non solo di crescere, ma addirittura di aprire gli occhi: sono questi aspetti in grado di causare ulteriori problemi, ma pure la dimostrazione che, in tali circostanze, l'infanzia è una patologia senza rimedio.
Senza dubbio questa immaturità di fondo è peculiare anche del suddito medio-basso, sempre bisognoso di un'istituzione o di un "politico" che lo rassicuri, lo difenda da pericoli reali o fittizi, di una figura cui delegare ogni atto, iniziativa, decisione. Inoltre, giacché i disinformatori ed i cittadini standard sono inetti e paurosi, diventa necessario che si uniscano ad altri: nella massa il timore si diluisce e subentra una mentalità da branco. Se sono tutti insieme, uniti, in modo gregario più che cameratesco, in un vincolo di cieca fedeltà al capo ed al sistema, di cui il capo è l'incarnazione, sono aggressivi, determinati, implacabili, audaci. Soli, invece, privati degli inputs del cane alfa, si sbandano, arretrano tremebondi, ammutoliscono. Vorrebbero sparire: il cordone ombelicale è stato troncato.
La psicologia della massa, studiata con tenacia da Elias Canetti e da altri, rende conto della categoria dei disinformatori nei quali i più bassi istinti sono vellicati dal potere in cui, come la plebaglia acefala, si identificano. A differenza del popolino, però, conscio di aver ceduto le sue armi decisionali alle isitituzioni affinché lo rappresenti e rappresenti i suoi "interessi" (è la frode della "democrazia" rappresentativa; si legga l'articolo indicato nella nota 2), i disinformatori si illudono di appartenere essi stessi al potere, di poterne condividere almeno qualche scampolo. Il loro senso di appartenenza si rafforza in un'immedesimazione negli scopi delle élites di cui pochissimo conoscono e tutto credono di sapere.
Anche nel caso in cui questa sottospecie acquisisce un briciolo di consapevolezza, sottentra subito, come forma estrema di autoinganno e di rifiuto di una realtà inaccettabile, la sindrome di Stoccolma, l'innamoramento per i propri carnefici, il sostegno incondizionato alle loro scelleratezze quanto più sono dirette contro loro stessi, con manifestazioni patologiche sconfinanti nel masochismo.
Non mancano farneticazioni di onnipotenza in chi si sente investito del ruolo messianico di salvare il mondo dalla minaccia degli uomini liberi e non allineati. Costoro sono combattutti a suon di luoghi comuni ripetuti in modo ossessivo. Gli spiriti liberi sono accusati di ogni nefandezza, diffamati e calunniati: ciò è risaputo. Si ricordi, però, che i disinformatori sono condizionati ad agire in questo modo tanto è vero che usano sempre gli stessi "argomenti" e le medesime accuse per colpire una gamma variegata ed eterogenea di oppositori del sistema, in maniera indiscriminata e scomposta.
Correlato alla sindrome di Stoccolma, un altro sintomo è piuttosto frequente nel gruppo in esame: è una forma di delirio leinbitziano contraddistinto da convinzioni palesemente contrastanti con la realtà. Infatti, contro l'esperienza e le più palmari evidenze, i "pretoriani del principe" si persuadono che il sistema economico, politico, scientifico, medico, nonostante le mille prove che dimostrano l'esatto contrario, è perfetto, amorevole e sollecito del bene comune. Sono tratti paranoidi ed atteggiamenti di autolesionismo non sradicabili sulle cui cause non sempre evidenti non è il caso qui di indugiare.
Altri aspetti dovrebbero essere sviscerati, ma per ora queste note sono sufficienti. Mi è parso utile cominciare a delineare il problema della disinformazione nelle sue declinazioni psicologiche e psichiatriche: si mette in luce soprattutto la banalità dei soggetti che non va ingigantita, ma neppure sottovalutata, ricordando la banalità del male.
[1] Per quanto attiene alle spie linguistiche inerenti ad una destrutturazione dell'io ed alla meccanicità del linguaggio distorcente e menzognero, rimando al testo La struttura bipolare della lingua, 2009
[2] Sulla democrazia si legga il recente articolo del Professor F. Lamendola, L'aporia fondamentale del pensiero democratico è presupporre che esso sia conforme a natura, 2009
Pubblicato da Zret
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