L'immensa sputtanata a Zelig

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Scopo del Blog

Raccolgo il suggerimento e metto qui ben visibile lo scopo di questo blog.

Questo e' un blog satirico ed e' una presa in giro dei vari complottisti (sciacomicari, undicisettembrini, pseudoscienziati e fuori di testa in genere che parlano di 2012, nuovo ordine mondiale e cavolate simili). Qui trovate (pochi) post originali e (molti) post ricopiati pari pari dai complottisti al fine di permettere liberamente quei commenti che loro in genere censurano.

Tutto quello che scrivo qui e' a titolo personale e in nessun modo legato o imputabile all'azienda per cui lavoro.

Ciao e grazie della visita.

Il contenuto di questo blog non viene piu' aggiornato regolarmente. Per le ultime notizie potete andare su:

http://indipezzenti.blogspot.ch/

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Wednesday, January 21, 2015

Perlone 2014

Perle Complottiste ha assegnato il perlone 2014 a quel fenomeno di Sibilia, del movimento 5 stalle.
Le poche cose che gli ho sentito dire sono state cazzate disumane. Un personaggio del genere non dovrebbe neanche avere il diritto di voto. Invece sta seduto in parlamento...

tutti i dettagli qui: http://complottismo.blogspot.ch/2015/01/carlo-sibilia-e-il-perlone-2014.html

Esiste la felicità?

Esiste un modo per farlo stare zitto?

http://zret.blogspot.ch/2015/01/esiste-la-felicita.html

Esiste la felicità?


Esiste la felicità? Per una volta la risposta è semplice: sì. Non si confonda, però, questa situazione di appagamento quasi sempre effimera, con la serenità che è del tutto incompatibile con l’esistenza: la serenità, infatti, è uno stato perenne di quiete e di imperturbabilità. Per definizione, invece, la felicità è fugace, vulnerabile. William Blake può a ragione scrivere che essa è “collocata nello spazio tra due attimi”. Montale in “Felicità raggiunta” ci insegna che essa è larvale, fragile: “barlume che vacilla, teso ghiaccio che s’incrina”.

Dunque la felicità esiste, ma è un isolotto attorniato dall’oceano immenso del dolore e della noia. Sussiste, ma solo quando l’esistenza tende a scivolare nel non essere. Supremo paradosso: per sentirsi gratificati, bisogna cominciare ad immergersi nel non essere. Non è un caso se quasi tutti gli autori più profondi evocano il piacere come uno smarrimento nell’oblio, nell’incoscienza. “E naufragar m’è dolce in questo mare” chiosa Leopardi nell’”Infinito”, vale a dire che, solo quando si dimentica il mondo e sé stessi, si assapora un istante di soavità. In modo analogo una corrente minoritaria del Buddhismo vede nel Nirvana, di solito concepito come ineffabile beatitudine di là da ogni determinazione, il Nulla, sic et simpliciter.

“Piacer figlio d’affanno”, osserva ancora il genio di Recanati. E’ vero: il diletto nasce dal contrasto con la sofferenza; quanto più i patimenti sono acerbi, tanto più dolci sono le gioie. Tuttavia conosciamo una condizione in cui la letizia non germoglia fra un groviglio di spine: è il caso dell’infanzia; allora si è giocondi, spensierati, pur senza aver esperimentato i travagli delle età successive. Nondimeno è - come si osservava - una felicità che confina con il non essere, poiché i bimbi non possiedono ancora piena coscienza né di sé né del tempo, percezione che è in primo luogo strumento di tortura. Agli adulti, imprigionati nella corazza dell’ego, la vera giocondità è negata. Sempre.

Essere felici? Se solo riuscissimo a trovare una posizione comoda! Essere felici: un miracolo più raro dell’iridio. Non indulgiamo al “pessimismo” di Schopenauer che, riflettendo sul De vita beata di Seneca, biasima lo scrittore latino non perché le sue argomentazioni non siano persuasive, ma in quanto il filosofo romano si sofferma su qualcosa che non esiste: la vita felice. Nonostante ciò, la realtà assomiglia più al capolavoro di Schopenauer che ai libri della New age.

Come dimenticare che a volte a congiurare contro una labile condizione di soddisfazione siamo noi stessi? Ci sabotiamo, roviniamo quei rari momenti di buonumore con le nostre geremiadi, il nostro incessante, inestinguibile anelito che ci trascina verso obiettivi sempre più lontani, sempre più illusori.

Infinita grandezza ed infinita miseria dell’essere umano, contraddizione vivente: egli beve alla fonte del piacere e se ne disgusta; beve alla sorgente del dolore e ne trae un’amara voluttà.

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Monday, January 19, 2015

La strana morte di Enrico Berlinguer


http://zret.blogspot.ch/2015/01/la-strana-morte-di-enrico-berlinguer.html

La strana morte di Enrico Berlinguer

Enrico Berlinguer (Sassari 1922, Padova 1984) è il noto uomo politico italiano. Dopo aver aderito nel 1943 al Partito comunista, diventò segretario della sezione giovanile di Sassari. Deputato dal 1968, in quello stesso anno fu eletto vicesegretario del partito, allora diretto da Longo. Nel 1972 fu scelto come segretario del P.C.I. Nel 1973 lanciò la strategia del cosiddetto “compromesso storico”, ossia un accordo tra comunisti, socialisti e cattolici. Dopo il rapimento e l’assassinio di Aldo Moro (1978) fu uno dei principali artefici del governo denominato di “solidarietà nazionale” (marzo 1978 - gennaio 1979). L’esecutivo, guidato da Andreotti, sancì l’ingresso del P.C.I. nella maggioranza parlamentare. Durante la sua segreteria, la formazione politica assunse un atteggiamento sempre più critico verso le decisioni assunte dall’Unione delle repubbliche socialiste sovietiche. Di fronte alla corruzione dilagante, sottolineò l’importanza della questione morale. Il 7 giugno del 1984, durante il suo ultimo comizio, Berlinguer accusò un malore. Ricoverato in ospedale, morì il giorno 11 giugno.

Alcuni studiosi hanno messo in dubbio il motivo ufficiale del decesso, un ictus, ed ipotizzato che il leader politico possa essere stato vittima di una congiura. In particolare il Professor Rocco Turi, autore di un saggio intitolato “Storia segreta del P.C.I.”, ritiene che “attraverso corretti e tempestivi passaggi metodologici, forse Berlinguer avrebbe potuto avere salva la vita anche nel caso di un malessere provocato da cause diverse da quelle ufficiali. Ci fu un complotto?

Il volume del Professor Turi spiega come la morte di Berlinguer potrebbe avere un legame con la fine di Aldo Moro: “Entrambi lavoravano per realizzare in Italia il primo compromesso storico della storia repubblicana e probabilmente i servizi segreti dei Paesi dell’Est, e non soltanto loro, non riuscivano ad accettare che questo potesse accadere”.

A volte certe verità sono nascoste in plain sight, esibite ed occultate al tempo stesso... Non è il caso qui di avventurarsi in speculazioni su chi avrebbe avuto interesse ad eliminare Berlinguer: se penseremo all’internazionale dei servizi, non saremo molto lontani da una ricostruzione probabile. D’altronde lo stesso Moro fu nel mirino di potenti e sinistri apparati paragovernativi, anche se l’omicidio e l’uccisione furono addebitati in toto alle Brigate rosse, in realtà per lo meno infiltrate da strutture di “intelligence”.

Ci sembra, però, opportuno enucleare tre aspetti, oltre a quelli evidenziati dai giornalisti investigativi: questi elementi inducono a collocare la morte di Berlinguer nel novero dei numerosi omicidi politici.



• Nel discorso elettorale tenuto a Padova, Enrico Berlinguer menzionò la P2 di Licio Gelli. Evocare la famigerata loggia denota una conoscenza degli arcana imperii. E’ anche una denuncia del pernicioso ruolo rivestito da frange occulte nell'amministrazione della cosa pubblica.
• Il segretario del P.C.I. cominciò a sentirsi male, dopo aver sorseggiato, come sua abitudine, del whisky allungato con acqua: presumibilmente fu avvelenato e sappiamo chi è abituato ad usare pozioni letali per liberarsi di nemici e rivelatori. I sintomi che si manifestarono non sono quelli di un ictus, piuttosto sono riconducibili ad un avvelenamento.
• Il giorno in cui l’uomo politico italiano spirò è comunque siglato dall’usuale cifra. E’ quasi certamente una coincidenza, ma il numero 11 proietta un’ombra sinistra su questo come su molti altri oscuri accadimenti, anche di questi ultimi anni.

Sia come sia, Enrico Berlinguer, pur con tutte le tare delle ideologie e con i limiti che contraddistinguono l’azione delle élites, apparteneva ad una classe politica che non si occupava soltanto dei propri interessi. Vi sopravvivevano un’istanza etica, un’indipendenza di pensiero, una reale sollecitudine per il bene collettivo, quantunque all’interno di una condotta pragmatica e spesso contraddittoria. Per questa ragione qualcuno decise di neutralizzarlo. Oggi chi potrebbe progettare di sbarazzarsi, ad esempio, di Matteo Renzi, perfetto esemplare del pupazzo utile alla feccia mondialista per perseguire i suoi laidi scopi? Uno come Renzi, tra l’altro, non si può uccidere: quando non serve più, lo si smonta per buttarlo nel cassonetto dell’indifferenziata.
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Parigi val bene una messa in scena

notate in fondo ai commenti il link del babbeo riferito a Madame Rothschild


http://www.tankerenemy.com/2015/01/parigi-val-bene-una-messa-in-scena.html#.VLy87Hu0dDA

Parigi val bene una messa in scena

La tragicommedia parigina allestita il 7 gennaio scorso ha distolto l’attenzione dalle massicce operazioni di geoingegneria illegale con cui si continua ad aggredire il pianeta. Non abbiamo le prove provate per affermare l’esistenza di una cupola mondiale che orchestra gli eventi decisivi, quegli avvenimenti che sono altrettanti spartiacque nella storia umana, ma, quando consideriamo le chemtrails, possiamo concludere che sono tutti (o quasi) uguali, todos caballeros.



Siamo quindi inclini a pensare che, se non agisce dietro le quinte un unico governo segreto, comunque una struttura planetaria molto potente si dirama poi in diverse fazioni a volte in conflitto tra loro per bieche ragioni di denaro e di dominio, ma accomunate da identici obiettivi e dallo stesso modus operandi. Il mondo è in parte multipolare, ma questa caratteristica deve essere letta come un presupposto utile alla perpetuazione delle guerre - questo ci insegna Orwell in “1984” - più che come una reale pluralità dei centri di potere. Per questa ragione gli atti e le dichiarazioni contro il Nuovo ordine mondiale appartengono alla sceneggiatura: sono finte schermaglie esibite per convincere l’opinione pubblica che qualcuno avversa le cosiddette élites. Alla fine, anche se affiliati a logge differenti, gli uomini che contano sono… “fratelli”.

Viviamo in un mondo di scaltre montature in cui, in maniera all’apparenza paradossale, l’informazione “indipendente” è più organica al sistema dei media ufficiali. Si pensi al caso emblematico di “Mistero”, la trasmissione per la regia di Claudio Cavalli, in cui gli investigatori si sono persino avventurati a trattare – udite! udite! - temi scottanti, quali l’ideologia di genere, gli “Illuminati”, il ruolo pernicioso dei banchieri internazionali, la truffa dell’AIDS etc. con un’unica, piccolissima pecca: disinformare in modo spudorato sulle scie chimiche e sul Morgellons.

Con “Mistero” si prendono vari piccioni con una sola fava:

• si ottiene audience che è sinonimo di pubblicità e di introiti pantagruelici;
• si vendono i volumi di Adam Kadmon e di Ade Capone;
• si ostentano libertà di espressione e coraggio nella ricerca;
• si abitua un po’ alla volta il pubblico di piccioni alle nefande trame degli apparati;
• si toglie credibilità ad argomenti seri, condendoli con tipi in costume, scenografie kitsch, donnine da café chantant, intermezzi da avanspettacolo…
• si depista a proposito del problema per eccellenza.

Attraverso “Mistero” tutto è cambiato nella televisione italiota affinché non cambiasse alcunché.

Significativo fu l’atteggiamento di Ade Capone e compagnia cantante in concomitanza con la proiezione in una cittadina piemontese del documentario di Tanker Enemy “Scie chimiche: la guerra segreta”. Gli ineffabili personaggi realizzarono un servizio ad hoc in cui evitarono accuratamente di menzionare sia il titolo del prodotto sia gli autori con l’obiettivo di cancellare la questione, con lo scopo di far scivolare nell’oblio la ricerca sulla “guerra climatica”. Essa non fu smentita, bensì azzerata. Furono confezionate delle interviste da brivido ad “esperti” che più “esperti” non si può. Fu una condotta molto astuta, più efficace delle ingiurie e delle calunnie partorite dai negazionisti convenzionali. Esiste negazionismo e negazionismo: quello classico, plebeo, aggressivo e scomposto, ed il negazionismo colto a base di mezze verità, di prestigiose collaborazioni con autori non allineati, di sofisticate strategie comunicative degne della più raffinata programmazione neurolinguistica.

Non escludiamo che “Mistero” o comunque un programma del suo stesso livello (infimo) decida di avventarsi sul vaudeville d'oltralpe per ricamarci su, stupendo il pubblico con effetti speciali non molto diversi da quelli usati dai produttori dell’episodio parigino, circonfuso di un irresistibile fascino letterario alla Maigret (la via della finta sparatoria corrisponde a quella del personaggio di Simenon) nonché cinematografico. In fondo, la Ville Lumière è la città dei fratelli Lumière, dove la cinematografia, sin dal cortometraggio ”Arrivo del treno alla stazione”, intreccia realtà, realismo e ricostruzione, dove dalla lanterna magica, descritta da Proust, si passò alle rêveries di George Méliès.

Parigi è ben valsa la messa in scena: il Narratore idea i capitoli di un feuilletton. I cantastorie li declamano nelle piazze televisive per imbambolare la massa ed Adam Kadmon ci scrive un altro libro… Scalerà le classifiche e si piazzerà fra i più venduti.




12 commenti tra i piu' idioti:

  1. eh già. finti oppositori e traditori come tsipras, finte associazioni ambientaliste come legambiente-sorgenia, greepeace cofinanziata dalla rockfeller foundation, WWF inventata da un massone che sparava ai leoni (principe d'inghilterra), finte avversità mafia-stato, finti giornalisti (salvo pochissime eccezioni in italia, lannes, foa, lirio abbate, antonio mazzeo, e pochi altri), finti anarchici (black block), finti attentati (da pearl arbor, alle torri gemelle, a charlie hebdo), finti nemici, finte decapitazioni, finti avversari (taleban, jiahd, comunisti, gheddafi, alquaida, ISS, ISIS ecc ecc ecc), finte armi di distrazioni di massa, finti terroristi, finte primavere arabe. guerre vere. e perpetue.
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    1. Tutto finto, tranne l'orrore.
    2. ti sei scordato di menzionare il denaro FINTO con il quale ci controllano come galline in un pollaio grazie al quale apparentemente si scatenano conflitti su larga scala salvo poi scoprire che è solo una questione di dominio il denaro è e resta solo un mezzo. Già da queste poche considerazioni si evince a mio avviso che l'uomo è sempre stato ed è nato per essere manipolato..a qulacuno serve così,cosa succederebbe se all improvviso l'essere umano si rendesse consapevole di tutte le stronzate che ci hanno propinato?il mondo cambierebbe certamente,questo non è accettabile ovviamente,diamo il via la programma di irrorazione ad esempio..
  2. E per adesso possiamo ritenerci fortunati che ancora non hanno tolto le banconote!
    Sarà solo questione di tempo, la morsa stringe sempre di più a passi di bradipo.
    Buona Domenica a "tutti".
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    1. Infatti. Ci hanno concesso un surrogato di vita e dobbiamo essere contenti.
  3. "Colpo di Stato: manuale pratico". L'autore è Edward Luttwak, un esperto militare che è stato anche consigliere di Ronald Reagan, superconservatore e militarista.

    Egli spiega, in questo libro, come il colpo di Stato non debba essere per forza incentrato sull'utilizzo della forza e delle masse, non un colpo di Stato militare, ma uno di tipo silenzioso che si appropri degli apparati dello Stato dall'interno.

    Perchè parlo di questo libro?

    Perchè spiega anche come trattare gli oppositori.

    Nel Capitolo 4 dice che è "essenziale evitare spargimenti di sangue, perchè questo può avere ripercussioni negative".

    Ancora...

    "Le masse... il loro atteggiamento verso il nuovo regime dopo il golpe sarà, alla lunga, decisivo. Il nostro compito immediato sarà di imporre l'ordine pubblico, ma il nostro obiettivo di lungo termine sarà guadagnare l'accettazione delle masse, sì che L'USO DELLA COERCIZIONE FISICA NON SIA NECESSARIO."... il nostro STRUMENTO in questa direzione sarà il CONTROLLO DEI MEZZI DI COMUNICAZIONE di massa...". Ecco spiegato perchè argomenti come le scie chimiche non trovino quasi mai spazio sui media più importanti, salvo solo venirne denigrati quando chiamati in causa.

    "L'azione dei media sarà mirata a convogliare la realtà e la forza del colpo, anzichè giustificarlo"

    Qui secondo me viene la parte migliore:

    "Ogni individuo che si oppone dovrà operare in isolamento. Quindi dobbiamo fare ogni sforzo per sopprimere quel genere di notizie. Se qualche resistenza compare, dobbiamo SOTTOLINEARE CON FORZA CHE ESSA VIENE DA ISOLATI, OSTINATI INDIVIDUI, MAL INFORMATI E DISONESTI, che non sono affiliati a nessun gruppo o partito importante. Il lavoro costante sul tema dell'isolamento faranno APPARIRE LA RESISTENZA INUTILE E PERICOLOSA".

    "Faremo uso di SELEZIONE adatta di FRASI SGRADEVOLI (per esempio ANTI-AMERICANISMO ANTI-SEMITISMO... oppure, aggiungo io, SCIACHIMISTA... PARANOICO OSSESSIONATO...) anche se il loro significato è stato oscurato dal loro normale uso costante e deliberato, esse restano utili come indicatori del nostro impeccabile nazionalismo".
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  4. nulla da eccepire,mai come in questo caso si può affermare: come da manuale.
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  5. infatti Sinergy.
    la cosa più importante.
    denaro finto.
    creato dal nulla da ogni banca nel momento in cui presta, BCE inclusa.
    Rispondi

Friday, January 16, 2015

La sindrome di Stendhal

http://zret.blogspot.ch/2015/01/la-sindrome-di-stendhal.html

La sindrome di Stendhal


When people run in circles/It's a very, very mad world (Tears for fears)

Esiste un senso? Se contempliamo il microcosmo ed il macrocosmo, restiamo ammirati al cospetto della bellezza e della perfezione squadernate dalla natura: dalle galassie alle conchiglie, dalle costellazioni alle cellule… è uno spettacolo mozzafiato. E’ davvero improbabile che l’armonia e la complessità dell’universo originino dal caso, da un lancio di dadi.

Sì, è un mondo fantastico. Alla fine, dopo aver visitato le sale della galleria dove sono custodite le pregevoli opere d’arte, ce ne torniamo a casa storditi dalla sindrome di Stendhal. Infine, però, ci chiediamo che cosa abbiamo veramente compreso.

Così la magnificenza del Tutto non basta né per nascondere né per giustificare le fratture che attraversano il mirabile edificio: là dove l’intonaco è scrostato si intravedono crepe profonde e tarlature.

E’ come se il cosmo, da una perfezione primordiale, fosse sdrucciolato su un ripido pendio: ecco allora l’entropia, la corsa folle nelle gelide, buie immensità. Ecco persino lo spuntare della coscienza come freccia che si dirige verso sé stessa per trafiggersi. Ecco che dalla natura affiora la storia con le sue lunghissime scie di sangue.

Dov’è il punto in cui le enigmatiche interazioni fondamentali si saldano con l’esistenza degli esseri che popolano gli spazi siderali? Come si è sporto il pensiero dalla materia o, viceversa, in che maniera il pensiero si è fossilizzato nei corpi? Qualcosa si è rotto, qualcosa non ha funzionato. Le splendide fiamme di un tempo si sono incenerite nella polvere del destino. Nessuno sa perché.

La fioca luce di stelle remote si infrange sulle sponde della vita in flutti di non-senso.

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