L'immensa sputtanata a Zelig

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Scopo del Blog

Raccolgo il suggerimento e metto qui ben visibile lo scopo di questo blog.

Questo e' un blog satirico ed e' una presa in giro dei vari complottisti (sciacomicari, undicisettembrini, pseudoscienziati e fuori di testa in genere che parlano di 2012, nuovo ordine mondiale e cavolate simili). Qui trovate (pochi) post originali e (molti) post ricopiati pari pari dai complottisti al fine di permettere liberamente quei commenti che loro in genere censurano.

Tutto quello che scrivo qui e' a titolo personale e in nessun modo legato o imputabile all'azienda per cui lavoro.

Ciao e grazie della visita.

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Monday, October 18, 2010

La pietra-fitta dei prati di San Lorenzo

http://zret.blogspot.com/2010/10/la-pietra-fitta-dei-prati-di-san.html

La pietra-fitta dei prati di San Lorenzo

La pietra-fitta dei prati di San Lorenzo è un monolite che sorge nell'entroterra ligure occidentale presso il borgo di Rezzo. Mario Codebò è autore di un'approfondita ricerca su questo manufatto, testimonianza di una cultura megalitica le cui imponenti ed enigmatiche testimonianze sono per lo più interpretate all'interno dell'archeoastronomia, riferendole a fenomeni e ad allineamenti astronomici nonché ai calendari solstiziali e precessionali. Sono tracce di un mondo perduto, avvolto nelle nebbie di tempi quasi del tutto obliati.

Nel saggio intitolato "La pietra-fitta dei prati di San Lorenzo", 1996, Codebò scrive: "Questa struttura è nota anche con altri nomi, menhir di Triora o del passo della Mezzaluna o del passo della Teglia (E. Bernardini 1975, 1981). Tuttavia la sua ubicazione esatta è sul margine occidentale della depressione dolinica detta di S. Lorenzo o prati di S. Lorenzo, non lontano dalla chiesetta omonima oggi ridotta ai soli ruderi delle fondamenta ed ubicata entro i confini comunali di Rezzo, sia pure al loro limite occidentale limitrofo a quello orientale dei comune di Molini, a quota m. 1400 s.l.m., lungo un antico sentiero forse originariamente congiungente la costa con la Pianura Padana per via transalpina, in una zona ricca di castellari (molto vicino quello di Drego; cfr. Bernardini, 1981) ed all'incrocio di altri cinque sentieri.

E' una lastra di pietra di forma sostanzialmente rettangolare, inclinata verso S di circa 40°, con due facce S-N e due spigoli E-W. Misura in altezza circa m 2.[...] Si tratta in sostanza di una lastra quadrangolare molto sottile e carenata in senso E-W quasi ad indicare una direzione. In particolare, lo spigolo E è piuttosto accuratamente appiattito come il vertice, formando all'intersezione con le due facce laterali veri e propri angoli retti, mentre lo spigolo W si assottiglia progressivamente in forma di prua di nave o di lama di coltello. L'inclinazione della pietra, come anche la sua ubicazione non esattamente sul crinale, ma alcune decine di metri più a valle verso Molini di Triora potrebbe avere, secondo L. Felolo, la funzione di renderla visibile dal basso fino dal fondovalle.

Nel complesso, la località è suggestiva e panoramica, godendovisi, per un arco di circa 150° W, un'ottima vista dell'intero sviluppo della valle dalla sua origine fino allo sbocco nel mare.

La particolare forma della pietra, così ben sagomata e carenata, identifica, di fatto, una direzione specifica verso il profilo delle Alpi Marittime ben visibili all'orizzonte occidentale; l'azimut di questa direzione può essere agevolmente rilevato, affiancando il lato rettilineo della bussola ad una delle facce larghe della lastra, parallelo all'asse E-W, identificato, come si è detto, dagli spigoli carenati e mantenendo, ciononostante, la bussola in bolla. Questo azimut magnetico oscilla intorno ai 237°, corrispondenti al tramonto del sole al solstizio invernale".

Il nostro amico e collaboratore M.B. ci fornisce le indicazioni per raggiungere la zona dove sorge il monumento litico. "L'escursione al menhir prevede un trasferimento automobilistico verso il Passo Teglia ed offre due possibili soluzioni: l'auto può essere lasciata prima del valico, dopo Drego, dove è possibile notare un sentiero identificato da un gruppo di sassi. Tale via è più breve ma ripida ed assolata. Come seconda possibilità, si può parcheggiare in prossimità del Passo Teglia, dal quale parte un sentiero C.A.I. pianeggiante ed ombroso, diretto a San Lorenzo ed al Colle della Mezzaluna. In circa mezz'ora, si giunge in una zona scoperta: alla sinistra del sentiero è visibile una conca interna piuttosto estesa. Si è in località San Lorenzo - come segnalato da un cartello divelto - e non sono presenti indicazioni per il menhir. Va quindi imboccato un sentiero ad ore 8 rispetto al senso di marcia, all'inizio non ben visibile, seppur piuttosto evidente sul crinale dalla parte opposta della conca. Toccato il crinale, da cui si scorge la valle di Drego, bisogna andare a sinistra e, dopo pochi metri di salita, si raggiunge il menhir che, però, per chi arriva da tale direzione, può essere confuso con le rocce retrostanti".



Monday, June 21, 2010

Un’antica cultura indoeuropea in Carelia?

http://zret.blogspot.com/2010/06/unantica-cultura-indoeuropea-in-carelia.html

Un’antica cultura indoeuropea in Carelia?

Recenti spedizioni archeologiche in Carelia rinfocolano il dibattito sulla regione di provenienza degli Indoeuropei: alcuni storici ritengono che gli Arii siano di origine orientale (discendenti dei Sumeri?), altri, invece, propendono per una matrice nordica (progenie degli Atlantidei?). E’ una vexata quaestio su cui si pronunceranno glottologi, archeologi e paleontologi: resta il fatto che alcune civiltà si svilupparono nel Nord Europa, benché sia arduo stabilire donde antiche genti provenissero e quali furono le direttrici delle loro migrazioni. Il testo che propongo, non scevro di contenuti discutibili, pare interessante soprattutto per il passaggio su Febo (vero è che Febo non coincide del tutto con Apollo, ma una tradizione ellenica collega il dio della profezia alle terre settentrionali) e per la descrizione di un manufatto che ricorda il Colosso di Memnone, una delle gigantesche statue innalzate dal faraone Amenofis IV. Si raccontava che, quando i primi raggi dell’Aurora colpivano il simulacro, esso emettesse una musica melodiosa.

La Repubblica di Carelia, che celebra quest’anno il novantesimo anniversario come unità amministrativa, è famosa non solo per le sue leggende, ma anche per gli interessanti reperti archeologici scoperti nella zona settentrionale. Nei primi anni del XX secolo, vari eruditi discussero ed analizzarono antichi petroglifi, incisioni trovate dal poeta russo Nikolai Gumilèv, in Carelia.

Come molti rappresentanti dell'intellighenzia russa, Gumilèv era interessato alla storia ed alla geografia ed amava viaggiare. Nel 1904 esplorò Kuzovsky, nell’arcipelago nel Mar Bianco. Aveva sentito accennare allo Stone Book che presumibilmente conteneva informazioni su tempi remoti ed indizi per la localizzazione del paese misterioso, da dove provenivano i discendenti settentrionali di Mu e, probabilmente, gli Slavi.

La prima menzione di Mu risale al IV secolo a.C. I testi riferiscono che era situata nella parte occidentale del regno egizio. Nel luogo sorgeva un santuario di Ra, il dio del sole. Alcune fonti riferiscono che Alessandro il Macedone si recò nella terra di Mu per ottenere una conoscenza sacra. Il generale macedone si diresse nell'attuale Pamir, dove vivevano tribù scite. Secondo una ricerca contemporanea, gli Sciti erano gli antenati degli Arii che popolavano la maggior parte delle terre slave. Secondo una teoria, gli Indoeuropei provenivano dall'Africa e popolarono il Nord, un'altra ipotesi indica la Siberia come luogo d’origine, ma essi dovettero trasferirsi a sud a causa del clima avverso. Gli Arii rappresentarono una civiltà altamente sviluppata. Alcuni credono che costruirono le famose piramidi egiziane. Strutture piramidali si possono trovare in Russia, in Crimea, Siberia e negli Urali. I ricercatori affermano che sono antecedenti alle piramidi egizie.

Nikolai Roerich pensò che la terra misteriosa di Mu fosse ubicata nel nord della Russia. Ritenne che il "grande lago" descritto negli scritti potesse essere il Ladoga. Gli Indogermanici erano giunti in Russia con navi, attraverso il Mar Mediterraneo (Mar Nero, n.d.t.). La fonte scoperta da Roerich accenna a Febo, il capo degli Arii. Febo (Sole in greco) era considerato un dio. Secondo una leggenda, fu l'antenato di tutti gli Arii ed aveva il dono della vita eterna. Febo ed i suoi seguaci stavano cercando l'ingresso di Shambala, una dimora sotterranea degli dei, dove è custodito il Libro di Pietra, una raccolta di saggezza spirituale di popoli ancestrali. Gli Arii, sotto la guida di Febo, incisero gigantesche epigrafi su un muro per continuare il testo inciso sul Libro di Pietra.

Alcuni graffiti rupestri mostrano animali, volatili, pesci e cacciatori. Altri mostrano figure che gli scienziati pensano possano rappresentare corpi celesti. Alcune immagini effigiano strane creature. I ricercatori ritengono che i petroglifi rappresentino molti simboli sacri legati alle culture del passato, ma sono ancora da decodificare. Nikolai Roerich opinava che la terra di Mu coincidesse con la sacra terra di Shambala. L'esploratore non ebbe fortuna, cercando l'ingresso di Shambala nell’isola Valaam in Carelia.

Alexei Popov, storico russo, così si esprime a proposito delle scoperte archeologiche in Carelia: “La Carelia è famosa per la sue 'seitas'. Questa parola significa 'divinità' e, secondo i geografi e gli etnologi, le 'seitas' rappresentano un culto delle rocce: anche le piramidi di pietra testimoniano questa tradizione cultuale. I Lapponi della Carelia credevano che le anime dei morti albergassero nelle rocce. Le rocce potrebbero anche servire come indicatori o separatori. Durante una spedizione, abbiamo scoperto un’enorme statua a trenta miglia dalla città di Kem. Il manufatto è posto su un podio litico. Tra la statua ed il basamento si apre una fessura: il vento che soffia attraverso l’interstizio emette suoni simili ad una melodia. La tonalità del suono cambiano a seconda della forza del vento. Questa 'roccia che canta' potrebbe essere stata un santuario pagano degli antichi Lapponi”.

Fonte: Pravda.ru





Saturday, August 29, 2009

Liguria: lo stupro di una terra sacra

http://zret.blogspot.com/2009/08/liguria-lo-stupro-di-una-terra-sacra.html

Liguria: lo stupro di una terra sacra

Le affermazioni di scrittori classici circa gli antichi Liguri, a proposito della stretta relazione tra Liguri e Siculi, sembrano essere state confermate da recenti indagini genetiche. Ellanico di Mitilene (VI sec. a.C) scrive che i Liguri erano approdati nella Sicilia occidentale due generazioni prima della Guerra di Troia (intorno al XIII sec. a. C. secondo la cronologia corrente, non accettata, però, da alcuni studiosi). Servio, commentatore di Virgilio, ricorda che, dopo essere stati costretti ad abbandonare il Lazio, a causa degli Umbri, essi emigrarono nell'isola, sotto la guida del mitico re Siculo. La toponomastica evidenzia il nesso tra i due popoli: Segesta, Entella, Lerici-Erice sono toponimi liguri e siculi. Segesta Tigulliorum è l'attuale Sestri Levante, mentre l'antica Segesta dell'isola mediterranea fu alleata di Atene contro Siracusa, durante la seconda fase della Guerra del Peloponneso (431-404 a.C.). Altri toponimi rivelatori sono Tella in Liguria, Tellaro in Sicilia; Levanto e Levanzo.

Questo popolo, esperto nella navigazione, attraversò il Mar Ligure ed il Tirreno per insediarsi in Corsica e nella Sicilia occidentale. Tuttavia l'area in cui i Liguri instaurarono un particolare legame con le energie ctonie fu la regione che disegna un triangolo ideale comprendente il Golfo di Genova, con un vertice a nord che coincide con la zona in cui svetta il Monte Beigua, il vertice orientale incluso nella Lunigiana, con i monti Sacro e Caprione, e quello occidentale in cui si aderge la vetta del Bego, nelle Alpi Marittime. In Lunigiana i Liguri eressero le statue-stele, altrove scelsero dei luoghi che diventarono santuari sub divo, spesso segnati da coppelle scavate nella roccia, da megaliti, da incisioni rupestri. L'etnia, nota nell'antichità anche come Ambroni, in alcuni siti creò degli allineamenti di pietre che delineano la costellazione di Cassiopea, costellazione boreale dalla caratteristica forma di W, ben riconoscibile grazie ai quattro astri di magnitudine inferiore a 3.

Lo storico Enrico Calzolari che sostiene la parentela tra Liguri e Siculi, a differenza di altri etnologi, reputa pure che sia rintracciabile un substrato sanscrito nella cultura ligure e più in generale un collegamento con l'Oriente, come sarebbe testimoniato dalla venerazione del dio Belenos, divinità della luce, forse di origine celtica, accostata a Baal. E' accostamento rigettato dalla maggior parte degli studiosi, ma, prescindendo da questioni erudite ed ostiche, sembra che l'energia di antichi "punti" sia correlata a fenomeni enigmatici, come anomalie gravitazionali o avvistamenti di U.F.O. frequenti soprattutto in Lunigiana e nella Liguria occidentale. Il biologo Giorgio Pattera suppone che i numerosi avvistamenti si possano spiegare con la presenza di faglie. Egli rammenta che molte zone in cui sono avvenuti avvistamenti di U.F.O. sono classificati a rischio sismico medio-alto. Lo scienziato congettura che gli U.F.O. siano interessati a tali distretti contraddistinti da situazione di instabilità del sottosuolo, originata da due fronti energetici che si contrappongono. Quando uno dei due fronti cede, l'energia viene liberata e quindi dà origine al movimento tellurico. "Se vogliamo ipotizzare l'interesse degli U.F.O. per le fonti naturali di energia, in qualsiasi forma si presentino (elettricità, acqua, gravità, radioattività...), questo potrebbe spiegare l'insistenza degli oggetti volanti non identificati lungo queste 'autostrade', a scopo di ricognizione e di acquisizione".

Nelle Alpi Liguri, nel Medioevo, si snodava pure il primo tratto di una via del sale che, attraversando le Alpi, giungeva a Ginevra. Secondo Oberto Araudi, questa zona è percorsa da una ley-line.

Le basi militari ed interventi di vario tipo, ma sempre nefasti, hanno trasmutato le energie benefiche in vortici stagnanti, mentre la Liguria, da "terra leggiadra" è ormai regione deturpata dalla speculazione edilizia, sventrata dalle discariche, una landa inaridita dalla siccità e dagli incendi... Inceneritori e centrali nucleari saranno il colpo di grazia... e questo è solo il visibile.


Fonti:

Intervista ad Enrico Calzolari, 2009 rilasciata a M. Agosti, 2009
L'antico popolo dei Liguri, intervista ad Enrico Calzolari rilasciata a O. Carigi e S. Tavanti, 2009
Dizionario di Astronomia e Cosmologia, Milano, 2005, s.v. Cassiopeia
G. Pattera, U.F.O.: vent’anni di indagini e di ricerche, Parma, 2005-2007, pp. 155-159




Saturday, June 20, 2009

L'Egitto del passato senza futuro

http://zret.blogspot.com/2009/06/legitto-del-passato-senza-futuro.html

L'Egitto del passato senza futuro

L'Egittologia ormai segna il passo. Trasmissioni televisive e riviste più o meno specializzate continuano a dedicare programmi ed articoli all'antico Egitto e, mentre l'archeologia ufficiale, in ostaggio del presuntuoso Zawi Hawass, sa solo annoiare con scoperte di sarcofagi e di reperti appartenenti ad oscuri faraoni, la ricerca indipendente si è arenata su

Orione. Dopo che Robert Bauval scoperse che le piramidi di Gizah riproducono sulla terra la cintura del Gran cacciatore celeste, non si sono compiuti grandi progressi. Recentemente lo studioso Droj Vasile ha individuato nel gonnellino dei sovrani egizi la diagonale della cintura. Le sue indagini, suffragate da calcoli, correlano aspetti iconografici ed architettonici al firmamento. Non di meno il lettore che vorrebbe comprendere il vero significato di queste connessioni, si perde in un sottobosco di investigazioni tra archeologia, archeoastronomia, paleontologia, simbologia, ufologia etc.

La datazione delle piramidi e della Sfinge seguita ad essere controversa: gli accademici, arroccati pervicacemente sulle loro posizioni, le attribuiscono alla IV dinastia, mentre i ricercatori eretici si lambiccano in elucubrazioni criptiche, fantasiose o astruse, anche se sovente alcune loro premesse persuasive. Alla fine, in questa ridda di ipotesi in contraddizione tra loro, si rischia di offuscare la tradizione sapienziale egizia ed il suo collegamento con la cultura ebraica e con il Cristianesimo: si va dalle ricostruzioni moderate di Flavio Barbero che riconduce episodi eccentrici a fenomeni naturali o a eventi reinterpretati in chiave empirica, alle teorie estreme di chi chiama in causa extraterrestri e camere segrete in cui sarebbero custoditi testi con la vera storia di Atlantide. Forse in questo caso la verità non sta nel mezzo. Pare che, a causa della censura o di uno slittamento nell'erudizione fine a sé stessa, anche gli archeologi di frontiera non riescano a portare contributi determinanti. Chi erano gli dei del Nilo? Chi veramente costruì i grandiosi monumenti di Gizah? Con quale scopo? Da dove provenivano gli Egizi? A queste ed altri quesiti la trasmissione

"Rebus", condotta da Maurizio Decollanz, ha cercato di fornire delle risposte: gli interventi di Carpeoro ci sono sembrati inconsistenti, mentre la Bortoluzzi e Devana, pur aprendo squarci stimolanti (soprattutto Devana), sono state mortificate da un'impostazione alquanto convenzionale del programma e dallo scarso tempo a disposizione.

La ricerca non solo si è impantanata, ma si è pure sclerotizzata in scuole egittologiche contrapposte, ognuna facente capo ad un Maestro indiscusso da cui si attende una rivelazione dirompente (una camera segreta sotto la Sfinge con documenti antidiluviani o che cos'altro?). Questa stanca reviviscenza di un'egittologia-guazzabuglio, è segno di un riflusso: dopo la stagione gloriosa dedicata, pur con alcuni limiti di regia e di tempi, al

signoraggio ed alle

scie chimiche, "Rebus", a causa di pressioni, di pesanti attacchi e di tagli nei finanziamenti, arretra un po' verso un accademismo della ricerca non accademica, laddove uno sguardo lucido e disincantato al passato potrebbe svelare l'azione corrosiva di problemi attuali. Si pensi al tema della realtà multidimensionale, sfiorato con equilibrio da Devana e che potrebbe aprire delle brecce in temi inquietanti e granitici come gli

esperimenti militari.

Un approccio onnicomprensivo amplierebbe gli orizzonti della conoscenza e stimolerebbe la ricerca di possibili verità.


Thursday, May 28, 2009

Un’antica civiltà indoeuropea negli Urali

http://zret.blogspot.com/2009/05/unantica-civilta-indoeuropea-negli.html

Un’antica civiltà indoeuropea negli Urali

Pubblico la traduzione di un testo tratto dal quotidiano Pravda.ru. Valgono, per quanto concerne questa scoperta archeologica, le osservazioni formulate come preambolo all’articolo Una colonia di Atlantide nel Nord Europa? Dunque rimando a quella premessa.

Il Presidente Putin ha recentemente visitato uno dei più misteriosi siti della Terra, le rovine dell'antica città di Arkaim, situata presso la città di Chelyabinsk. Storici, archeologi ed ufologi hanno impiegato molti anni per cercare di scoprire i segreti della città. Quale popolazione visse ad Arkaim più di 40 secoli or sono? Come potè quell'antica gente compiere progressi tecnologici che paiono ancor oggi difficili da conseguire? Vadim Chernobrovy è recentemente tornato nella misteriosa regione. Egli ha individuato strani cerchi nel centro della valle che dovrebbe risalire ai tempi dell'antico Egitto. [...]

Gennady Zdanovich, capo della spedizione archeologica sostiene che Arkaim rappresenta una delle più antiche testimonianze della cultura indoeuropea, in particolar modo il ramo che è riferito agli Arii. Arkaim non era solo una città, ma anche un complesso templare ed un osservatorio astronomico.

"Un volo sopra Arkaim a bordo di un elicottero ti offre uno spettacolo mozzafiato. Gli enormi circoli concentrici della valle sono chiaramente visibili. La città e la periferia sono tutti compresi nei cerchi. Non sappiamo che cosa siano queste costruzioni, se furono costruiti per scopi difensivi, scientifici o rituali. Alcuni ricercatori affermano che erano usati come spazioporto”, ha affermato Zdanovich.

Gli studiosi hanno scoperto che l'antica città era dotata di un sistema di stoccaggio per le sementi contro eventuali allagamenti. Le persone erano protette anche contro gli incendi: i pavimenti di legno e le case stesse era imbevute di una sostanza ignifuga. [...]

Ogni abitazione era dotata di tutti gli agi: avevano forni e dispense per il cibo. Il pozzo si diramava in due trincee sotterranee che erano usate per portare aria fresca al forno ed alla dispensa. [...]

La piazza centrale di Arkaim era l'unico sito di forma quadrata della città. Esaminando le tracce dei focolari, che erano disposti secondo un ordine preciso, si può arguire che il luogo era usato per rituali.

Arkaim fu costruita secondo un piano urbanistico molto articolato e con un preciso orientamento astronomico. Mentre gli archeologi stanno meticolosamente spazzolando via la polvere dalle antiche rocce per ricreare lo stile di vita di Arkaim, gli ufologi studiano misteriosi fenomeni: inesplicabili fluttuazioni del voltaggio, del campo magnetico, della temperatura etc.

Natalia Leskova


Leggi qui l'articolo pubblicato da Pravda.ru



Wednesday, November 19, 2008

Shumer

Da Zret

L'origine dei Sumeri è incerta, anche se è assodato, dallo studio della loro lingua, che non erano di stirpe semitica. Se si conoscesse l'esatto significato dell'etnonimo Sumeri potremmo comprendere qualcosa di più circa un popolo che costituisce un enigma della storia e dell'archeologia. Shumer dovrebbe significare "teste nere" e potrebbe alludere ad una popolazione di pelle scura che gli antichi abitanti della Mesopotamia assoggettarono: le genti della cultura di Ubaid? Succede che alcune etnie traggano il nome dal popolo che vinsero e con cui si amalgamarono: è il caso degli Hittiti, noti con il nome degli Hatti, gente autoctona dell'Anatolia cui si sovrapposero i conquistatori indoeuropei.

Alcuni studiosi propongono un'altra interpretazione: Shumer significherebbe "teste aperte alla luce divina". La terra di provenienza dovrebbe essere la regione dei Monti Zagros, a nord della Mesopotamia; certi studiosi, avendo osservato delle analogie tra l'astrologia sumera e quella indiana, suppongono che i Sumeri fossero originari del subcontinente indiano.

Nella loro lingua chiamarono il territorio solcato dal Tigri e dall'Eufrate, Kenger, "luogo della canna palustre" o "luogo dei signori inciviliti"? Ken/Ki vale terra ed è voce che si rintraccia in Anunnaki, termine che si può rendere con una buona approssimazione con "Coloro che dal cielo scesero sulla terra", essendo An equivalente a "cielo". Il cielo, la patria dei Sumeri?

Popolo che costruì le fondamenta della civiltà medio-orientale in svariati campi (dalle tecniche agricole alla ceramica, dall'organizzazione politica alle credenze religiose, dall'astronomia alla scrittura...), i Sumeri si distinsero dalle genti che si insediarono successivamente nella terra tra i fiumi, oltre che per la loro superiorità culturale, per la lingua agglutinante di cui alcuni idiomi caucasici e l'ungherese paiono eredi attuali.

Lo studioso ungherese Zoltàn Ludwig Kruse rintraccia le vestigia dell'antica parlata nel magiaro, anch'esso lingua agglutinante nei cui vocaboli ad una radice invariabile si attaccano affissi che ne modificano valore semantico e funzione. Questi morfemi sono definiti "parole-seme" e nell'ungherese rivelano, nonostante millenni di stratificazioni, adattamenti e cambiamenti, l'eco originaria.

Non è agevole rendere i testi delle tavolette fittili dove sono incisi segni cuneiformi: il sumerologo ungherese avverte che le parole possiedono significati plurimi che si diramano da un primigenio nucleo semantico. E' indispensabile un approccio che tenga conto dell'organizzazione agglutinante del sumero: questa struttura perde nei codici flessivi sia semitici sia indogermanici. Accostarsi dunque alle testimonianze scritte dei Kingir attraverso l'ebraico o l'accadico può generare incomprensioni o decodificazioni parziali.

Così riteniamo che certe traduzioni di Zecharia Sitchin, mutuate poi dal suo principale discepolo, Alan Alford, possano essere se non inesatte, incomplete e riduttive, sebbene sia accertata, nell'ambito della cultura astronomica del popolo mesopotamico, la presenza di Nibiru, il pianeta (?) degli "dei", che Kruse opina fosse concepito come un corpo celeste la cui traiettoria era perpendicolare a quella degli altri pianeti. Il professor J.F. Badinyi associa Nibiru ad una traiettoria di attraversamento tra Giove e Marte. Egli ritiene che il pianeta in congiunzione con Giove e Saturno nel segno dei Pesci fu la "stella" di Betlemme.

Come Nibiru, anche il sistema esagesimale abbinato al ciclo del pianeta, al movimento precessionale e forse all'esadattilia, è il misterioso retaggio di un popolo, la cui piena comprensione forse rivoluzionerebbe la storia ufficiale, ma tale intelligenza sembra esserci preclusa.

Fonti:

O. Carigi, Kingir, l'eredità sumera, 2008
Zret, Nibiru tra verità e disinformazione, 2007