L'immensa sputtanata a Zelig

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Scopo del Blog

Raccolgo il suggerimento e metto qui ben visibile lo scopo di questo blog.

Questo e' un blog satirico ed e' una presa in giro dei vari complottisti (sciacomicari, undicisettembrini, pseudoscienziati e fuori di testa in genere che parlano di 2012, nuovo ordine mondiale e cavolate simili). Qui trovate (pochi) post originali e (molti) post ricopiati pari pari dai complottisti al fine di permettere liberamente quei commenti che loro in genere censurano.

Tutto quello che scrivo qui e' a titolo personale e in nessun modo legato o imputabile all'azienda per cui lavoro.

Ciao e grazie della visita.

Il contenuto di questo blog non viene piu' aggiornato regolarmente. Per le ultime notizie potete andare su:

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Thursday, April 15, 2010

Ragioni e torti dei Catari

http://zret.blogspot.com/2010/04/ragioni-e-torti-dei-catari.html

Ragioni e torti dei Catari

La vita e la morte sono due scrigni serrati, ognuno dei quali contiene la chiave dell'altro. (K. Blixen)

I Catari o, meglio, Buoni cristiani, sono, nel loro netto dualismo, anticosmici: il mondo materiale, creato dal Demiurgo, suscita la loro ripugnanza. Una scintilla divina è incarcerata nell'hyle e, per liberarla, è necessaria una continenza che per i Perfetti assurge ad encratismo.

La loro dottrina, combattuta ferocemente dalla Chiesa di Roma che, con Innocenzo III, bandì un'infame crociata, è bollata sic et simpliciter come "eretica". Chi può negarlo? Le religioni dualiste incorrono in varie antinomie ed eccessi. Tuttavia molti Albigesi seppero vivere i princìpi in cui credevano con coerenza ed abnegazione. Essi affrontarono le torture e le persecuzioni e, mentre ostentavano disprezzo per la natura, non uccidevano gli animali per nutrirsene. Disdegnarono i piaceri: a differenza di papi e vescovi cattolici, la loro non fu una posa farisaica, ma prassi. La diffidenza dei Catari verso il matrimonio non è poi così deprecabile.

Certo, la condanna del mondo ci appare segno di rigidità. L'identificazione di YHWH con un dio minore è apparsa blasfema, eppure chi guardi oltre le parvenze, chi si ponga domande cruciali, in parte almeno si riconosce in alcuni convincimenti dei Catari. Veramente viviamo "nel migliore dei mondi possibili?" Veramente la Terra è un Eden? Qualcuno ci addita la mirabile armonia del cosmo: ci invita a scoprire il phi e la serie di Fibonacci in ogni dove. Molto bello, molto interessante, ma è sufficiente la geometria sacra, filigrana dei fenomeni, per cancellare il male?

Visitiamo un mattatoio, un reparto oncologico, un carcere, una camera di tortura, un campo profughi, una trincea, un laboratorio dove si compiono vivisezioni... e la nostra magnifica sezione aurea sarà come donare un quadro raffigurante una fresca sorgente ad un disidratato ormai moribondo. Con ciò, non si intende asserire che la realtà è ahrimanica, ma che qualcosa non quadra è palese. Si obietterà: il male si manifesta a parte hominis, in un'ottica limitata. Concordo, ma da che angolazione dovremmo considerarlo?

Siamo certi che tutto è provvidenzialmente perfetto? Questa persuasione tende a coincidere con una giustificazione dell'esistente, con una teodicea assai simile ad una sanatoria. Un quid di irrazionale e di insano forse si annida nella pur generosa natura stessa, vista dalle correnti New age, solo come madre benevola. Basti pensare alla ferocia di certe leggi di sopravvivenza, all'invecchiamento ed alla morte, disfatte di una natura altrimenti vittoriosa. Si ricordino poi quegli aspetti dell'esistenza repellenti e biologicamente fatali. "E' naturale" - si contesta. Non tutto ciò che è naturale è anche razionale. Il fisiologico sa essere patologico. Si obietta ancora chiamando in causa la visione soggettiva e parziale degli uomini: ma da che cosa dipende l'imperfezione di tale percezione e l'imperfezione dei percipienti?

Bisogna riconoscere che la fisionomia incongruente e complessa del cosmo ci impedisce di attingere quella verità ontologica che semmai può essere surrogata da aporie, ipotesi, provvisorie (consolanti?) definizioni.

Siamo qui "nel deserto del reale". Pensare che un giorno cadrà una pioggia fecondatrice, non significa che il deserto sia un lussureggiante giardino.


Friday, August 21, 2009

Ironia

http://zret.blogspot.com/2009/08/ironia.html

Ironia

L'esistenza (quella empirica, ordinaria) è confinata in questo spazio angusto tra la nascita e la morte e dobbiamo ammettere che, per quanto ci affanniamo, sono pochissime le risposte sovente provvisorie che troviamo. Non credo a chi afferma di non essersi mai posto quesiti fondamentali nel corso della sua vita: davvero mai si è posto il problema di quale sia il senso e di che cosa ci attenda dopo la morte? Anche gli agnostici, se non sono dei perfetti bruti, un giorno o l'altro si troveranno al cospetto della Sfinge. Vero è che la Sfinge resta muta ed imperscrutabile, ma è nella natura umana la ricerca. Qualcuno, cercando, scoprirà un disegno superiore, per giunta un ordine provvidenziale; qualcun altro concluderà che il creato e la vita sono frutto del caso. Per quanto mi riguarda, penso che una logica debba essere sottesa alla "storia" dell'universo dall'origine sino al suo fine (uso questo termine in modo ambivalente), ma sono lontano dalle posizioni di chi pretende di spiegare l'intera realtà, magari ricorrendo a formule matematiche o esibendo la bellezza delle geometrie naturali.

Siamo seri: non si tratta di essere pessimisti o disfattisti. Credo, però, che, se un uomo di cultura tentasse di dimostrare ad un clochard semiassiderato, affamato e febbricitante, che la "vita è meravigliosa", poiché in ogni dove si può rintracciare la serie di Fibonacci, lo sventurato lo prenderebbe a botte ed a ragione. E' un po' come se un povero che non mangia da giorni fosse invitato da un ricco anfitrione nella sua principesca villa. Invece di offrire un pasto all'indigente, l'ospite compiaciuto gli mostra preziosi affreschi che adornano le pareti e le volte della magione. Nel biblico Libro di Giobbe, Dio, di fronte all’atroce esperienza del dolore, è soltanto capace di additare allo sventurato Giobbe le sue magnifiche invenzioni: “Che delusione –chiosa Claudel– l’Architetto orgoglioso ci porta su e giù per le sue costruzioni”.

Nessuna teodicea potrà essere del tutto esauriente e credibile: resta una penombra, in cui, come fremiti di una tenda scossa dal vento, si agitano dubbi ed inquietudini. Per questo motivo rifuggo dalla verità preconfezionate e dalle fedi tetragone, pur senza rigettare a priori interpretazioni, fossero pure eccentriche. Anzi le letture eterodosse spesso si accostano maggiormente al cuore delle questioni essenziali, a somiglianza di dardi che colpiscono il bersaglio, nonostante o grazie ad una traiettoria un po' irregolare. Si confida in una palingenesi, ma dobbiamo essere talmente umili da non escludere la possibilità che alcune speranze siano illusorie.

In fondo, la condizione umana è ironica: infatti l'uomo interroga fingendo di non sapere.[1] L'essere umano finge di non sapere che difficilmente troverà delle risposte soddisfacenti, eppure caparbio continua la sua estenuante queste. L'ironia è anche romantica, intesa come coscienza del divario tra reale ed ideale. L'ideale, simile ad una stella radiosa ma inattingibile, splende nel firmamento della Verità. Quanti astri, però, che ammiriamo nella notte, sono già spenti! Così, dobbiamo accontentarci di fioche ombre, di echi esangui, provenienti da abissi siderali.

La realtà sfugge a qualsiasi tentativo di definizione. Giochiamo a nascondino con il mondo che ora si appiatta ora si affaccia da dietro una cantonata. E' un gioco a volte divertente, talora sfiancante e crudele. Eraclìto l'oscuro aveva colto il carattere ambiguo, faceto e ludico del Tempo, quando scrisse: "Il tempo è un fanciullo che gioca spostando i dadi".

Questo suo aforisma si potrebbe applicare pure all'universo ed a Dio, un fanciullo che costruisce fantastici castelli di sabbia sulla riva del silenzio.


[1] Il termine "ironia" discende dal verbo greco "eiro" che significa anche "interrogare, fingendo di non sapere".




Saturday, August 1, 2009

Oltre le geometrie

http://zret.blogspot.com/2009/08/oltre-le-geometrie.html

Oltre le geometrie

In questi ultimi lustri numerosi studiosi, spesso di formazione differente, hanno riscoperto le geometrie nascoste del reale. Anche alcuni scienziati, sebbene osteggiati dall'accademismo imperante, hanno concluso che l'essenza dell'universo visibile è un'armonia di suoni e di forme, valorizzando antiche concezioni pitagoriche e platoniche. In particolar modo, i solidi platonici sono stati collegati da David Wilcock, da Michele Proclamato e da altri, a molti fenomeni cosmici e naturali.

Esemplare è la dimostrazione che i vertici di due tetraedri incastrati tra loro ed inclusi nella sfera dei pianeti coincidono con punti significativi dei corpi celesti: sulla Terra con i circoli tropicali
[1], su Marte con l'area in cui sorgono la Sfinge e le piramidi di Cydonia, su Giove con la zona del gigantesco occhio...

L'armonia soggiace a varie manifestazioni naturali che obbediscono a ritmi reconditi: il numero aureo, la serie di Fibonacci, le ottave, i frattali sono le geometrie che reperiamo in ogni dove, dal girasole alla galassia, dalla chiocciola al crop circles... E' stato affermato che i rapporti proporzionali del phi sono anche inconsciamente rispettati dagli artisti nei loro quadri, poiché sembra che l'occhio e la mente siano gratificati da questa relazione compositiva. Penso che anche uno scostamento da "armonie prestabilite" sia esteticamente valido: l'eufonia e l'euritmia sono piacevoli, ma pure un'incrinatura ed una dissonanza possono essere grate. Si pensi ai versi incompleti dell'Eneide in cui echeggia l'elegiaca ispirazione del poeta di Andes, come una melodia appena accennata al pianoforte e, per questo, evocativa e struggente in massimo grado. Si pensi alle sculture incompiute di Michelangelo, piene di una vigoria materica, di un'energia in potenza (dynamis). La perfezione ha alcunché di gelido e spesso i bozzetti del Canova sono più intensi delle impeccabili, ma fredde statue. La bellezza stessa vibra di lievi imperfezioni, di quasi impercettibili asimmetrie.

Resta il fatto che un disegno invisibile, ma meraviglioso intesse il cosmo: equilibri nelle vibrazioni e nelle immagini configurano misteriose corrispondenze. I meridiani del corpo corrispondono alle ley lines, le linee energetiche che percorrono la Terra, simili a fiumi silenziosi. I chakra dell'organismo sono vortici di energia che ricordano i worm-holes o i buchi neri in cui la luce ed il tempo, una volta inghiottiti, sono, per così dire, trasmutati in qualcosa che non riusciamo neppure ad immaginare.

L'arte, in particolar modo l'architettura, è costellata di figure geometriche e di rapporti numerici che adombrano significati cosmici e cronologici, di solito attinenti alla precessione ed all'avvicendamento delle ere. Le piramidi erette da popoli antichi custodiscono rapporti armonici, i rosoni delle chiese medievali sono musica di pietra, gli affreschi di Michelangelo nella Sistina occultano l'alfabeto ebraico e via discorrendo...

Ancora purtroppo queste conoscenze, suscettibili di essere applicate a vari ambiti per migliorare la vita e soprattutto per ricongiungere l'umanità alle sue origini, sono ostracizzate ed emarginate. Certamente una lettura di questi valori è un ulteriore passo verso la comprensione del manifesto la cui trama affiora di quando in quando. Il soggetto del quadro comincia a rivelare i suoi valori simbolici, esoterici. Che cosa si nasconda sotto le campiture di colore e sotto la mestica non sappiamo.

Questo è un punto cruciale: condivido l’entusiasmo di chi si inoltra in questi pionieristici, ma in fondo antichi, campi della conoscenza, scoprendo sempre nuovi sincronismi e correlazioni. Tuttavia suscitano in me per lo meno delle perplessità certi atteggiamenti quasi blasfemi e faustiani di chi, avendo carpito dei segreti alla natura, è convinto di aver elaborato una teoria del tutto o addirittura di aver snidato Dio. E’ atteggiamento purtroppo diffuso e, come l’Epicuro descritto da Lucrezio, alcuni ricercatori orgogliosi mostrano agli uomini la Verità. Tralascio di accennare alla totale o parziale incompatibilità dei differenti sistemi filosofico-scientifici elaborati da questi scopritori della Verità ultima. Non posso, invece, sottacere dell’hybris che si accompagna a codeste affermazioni apodittiche, a concezioni che si presentano esaustive del reale: Dio è il Tempo, Dio è la gravità, Dio è il campo di Planck… Non ci si sarà forse accostati più al Demiurgo (e lo si intenda pure in modo positivo, come lo concepisce Platone) che all’Essere? L’umiltà dovrebbe essere la nostra fedele compagna e, soprattutto nel campo ontologico, bisogna bandire i convincimenti ed i dogmi.

Infine, a mio parere, il rischio di queste scienze di frontiera è di scivolare, nonostante le premesse, in una forma di materialismo e sia pure un materialismo incorporeo, mitigato. Ammessa la natura vibratoria e numerica dei fenomeni, non possiamo sapere in che cosa consista la quintessenza dell’oltre.

Non credo che la sfera spirituale si possa ricondurre ad una formula, per quando perfetta.

[1] Le regioni tropicali terrestri sono sedi di manifestazioni meteorologiche e magnetiche particolari.