L'immensa sputtanata a Zelig

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Scopo del Blog

Raccolgo il suggerimento e metto qui ben visibile lo scopo di questo blog.

Questo e' un blog satirico ed e' una presa in giro dei vari complottisti (sciacomicari, undicisettembrini, pseudoscienziati e fuori di testa in genere che parlano di 2012, nuovo ordine mondiale e cavolate simili). Qui trovate (pochi) post originali e (molti) post ricopiati pari pari dai complottisti al fine di permettere liberamente quei commenti che loro in genere censurano.

Tutto quello che scrivo qui e' a titolo personale e in nessun modo legato o imputabile all'azienda per cui lavoro.

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Friday, December 5, 2014

La "Gnosi" contro la Gnosi

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La "Gnosi" contro la Gnosi

Nell’articolo “Che cosa si nasconde dietro la simbologia dello star system?” ci ponevamo la seguente domanda: l’ostilità della fazione “illuminata” nei confronti del Cristianesimo significa che gli Oscurati sono il male ed il Cristianesimo il bene?

Per tentare di rispondere, occorre in primo luogo indugiare sul cosiddetto Vangelo di Giovanni. Ammettiamolo: in questo libretto si respira un’altra aria. L’ambiente è sempre la Palestina a cavallo del I sec. avanti e dopo Cristo, ma quel milieu è guardato con distacco, se non disdegno. Il Messia (i Messia) dei sinottici, complessivamente integrato nella mentalità ebraica, qui addirittura pare insofferente nei confronti del suo popolo. E’ come se l’autore di questo libello non fosse neanche un giudeo, ma un gentile: non mancano gli esegeti che attribuiscono il testo a tale Cerinto, filosofo gnostico attivo ad Efeso.

Riportiamo dei dati storici: il Quarto vangelo fu accolto nel canone solo dopo lunghe e roventi controversie. Il suo nucleo, su cui si stratificarono parti paoline, è senza dubbio gnostico. Quindi, quando si ripete che le balzane dottrine dei Fulminati sono gnostiche, si afferma qualcosa di impreciso: la vera Gnosi non è l’empia dottrina degli Oscurati, ma la “mappa” di un itinerario verso la liberazione e la scoperta dell’anima. A tale contesto vanno riferite le parabole, le espressioni cifrate, le suggestive simbologie. Invero, gli Ottenebrati manifestano un atteggiamento anti-gnostico, poiché non mirano in modo spassionato alla Conoscenza in sé, ma al potere. La conoscenza è da loro concepita non come fine nobile, ma quale vile strumento di controllo.

Si comprende che il Cristianesimo non è solo la religione che si può costruire sulla base dei sinottici, delle lettere paoline, delle altre epistole e della Rivelazione, ma pure il credo che trae la sua linfa più vitale dal Quarto vangelo. E’ un’ispirazione qua è là mistica, esoterica, filosofica, distante dalle concezioni elementari e per lo più catechetiche degli altri evangeli. Alcuni rivoli di questa sapienza scorrono negli apocrifi che non hanno avuto la stessa fortuna di Giovanni-Cerinto.

Piaccia o no, il Cristianesimo, a meno che non si espunga Giovanni-Cerinto dal corpus, è anche questo, ossia elucubrazione a tratti oscura su temi abissali, sul destino del cosmo e dell’umanità, sul significato più profondo di redenzione.

Ridurre la fede cristiana a prassi della rinuncia e della soggezione, significa trasformarla in un’etica deamicisiana e quietista, sdolcinata e passiva: se, invece, all’amore evangelico si associano contenuti mistico-iniziatici, si valorizza una Conoscenza che non è hybris. Quale chiesa può alimentare l’ignoranza ed erigerla a suo fondamento, se non una gerarchia che regna per mezzo dell’acquiescenza? L’uomo che rinuncia a cercare, accogliendo dogmi e “verità” preconfezionate, è proprio l’esemplare di Sapiens che il sistema vuole… fortissimamente.

(1) Non ci sono pervenute opere di Cerinto, nondimeno alcuni autori antichi (Eusebio di Cesarea ed Ippolito di Roma) affermano nei loro scritti che a Roma un dotto sacerdote “ortodosso”, di nome Gaio, vissuto sotto papa Zefirino (199-217), ripudiava il Vangelo secondo Giovanni, in quanto lo riteneva opera di Cerinto. Secondo Ireneo, invece, il Vangelo secondo Giovanni fu scritto proprio per confutare la dottrina gnostica di Cerinto. Secondo gli Alogi, una setta sorta intorno al 170 in Asia Minore, Cerinto fu addirittura l'autore dell'Apocalisse.

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Friday, November 23, 2012

Uno o due Messia? (prima parte)


http://zret.blogspot.com/2012/11/uno-o-due-messia-prima-parte.html

Uno o due Messia? (prima parte)

Chi legga in modo spassionato i Vangeli deve convenire che non di un solo Messia sono narrate le vicende ed è riferita la predicazione, ma di due. Poco importa se essi furono personaggi storici o no: le religioni germinano attorno ad un’idea che può essere incarnata da una figura carismatica realmente esistita, ma pure coincidere con una prodigiosa mitopoiesi.

Saremmo propensi a vedere nei Messia evangelici (compresi quelli tratteggiati nei libelli apocrifi) due uomini che veramente vissero in Palestina tra il I sec. a. C. ed il I secolo dell’era volgare. Per ironia (o frode?) della storia al Cristo politicizzato è stato attribuito un messaggio di amore ecumenico, mentre la placida figura del Messia di Aronne (Yeshua - Gesù bar Abba) è stata o appannata o svilita in malfattore, a tal punto che il vocabolo “barabba” è assurto a sinonimo di “briccone”.

Che cosa induce molti studiosi ad ipotizzare che i Messia fossero due? Gli indizi non mancano: gli Esseni, confraternita nel cui milieu o ai margini del quale si sviluppò il movimento ebionita, attendevano due Messia: uno regale ed uno sacerdotale. La congiunzione Giove-Saturno, che fu forse la stella di Betlemme, adombra la distinzione menzionata. Il Vangelo di Matteo contiene una genealogia regale, laddove Luca riferisce l’ascendenza levitica.

Non solo. I Vangeli di Matteo e Marco riportano due distinti episodi in cui Gesù moltiplicò pani e pesci per sfamare la moltitudine che lo aveva seguito: nel primo (Matteo 14,13-21, Marco 6,30-44) con cinque pani e due pesci rifocillò cinquemila persone; nel secondo (Matteo 15,32, 45, 44. Marco 8,1-10) con sette pani e "pochi pesciolini" il Salvatore ristorò quattromila seguaci.

La prima moltiplicazione è riportata anche da Luca (9,10-17) e Giovanni (6,1-14). E’ probabile che i due pesci siano i due Messia; i cinque pani, in tale contesto, dovrebbero simboleggiare i cinque libri della Torah.

Più di queste tracce è, però, la dicotomia diegetica e descrittiva a deporre a favore della congettura in oggetto. Coesistono nei Vangeli un Cristo combattivo ed uno mite: le loro vicende procedono desultorie non solo per i tagli, le cuciture e le ricuciture del tessuto narrativo, ma anche poiché lo scrittore pare seguire due itinerari, dipingere due attanti principali. La regia è piuttosto scaltrita, ma gli stacchi, le incongruenze affiorano: il montaggio è di tipo sovrano per necessità (e per la difficoltà ad armonizzare ed incastrare sequenze eteroclite) e non per scelta estetica.

Così si giustappongono episodi discordanti e proclami onestamente inconciliabili. Matteo 10, 34-38 scrive: “Non crediate che io sia venuto a portare la pace sulla terra. Non sono venuto a portare la pace, ma la spada. Perché sono venuto a dividere il figlio dal padre, la figlia dalla madre, la nuora dalla suocera; e i nemici dell’uomo saranno i suoi familiari.”

Luca è ancora più bellicoso, anzi incendiario: “Sono venuto a portare fuoco sulla terra e come vorrei che fosse già acceso! Devo ricevere un battesimo e quanto mi sento angustiato, finché non sia compiuto. Credete che io sia venuto a mettere pace sulla terra? No, vi dico, ma la divisione. Perché d’ora in poi cinque persone in una casa saranno divise, tre contro due e due contro tre. Saranno divisi il padre contro il figlio, il figlio contro il padre, la madre contro la figlia, la figlia contro la madre, la suocera contro sua nuora, la nuora contro la suocera.” (Luca 12, 49-53)

Luca 35-38 riporta un dialogo dove all’ordine messianista è stata aggiunta una pacifica coda paolina: "Quando vi ho mandato senza borsa né bisaccia né sandali vi è forse mancato qualcosa?". Risposero: "Nulla". Ed egli soggiunse: "Ma ora, chi ha una borsa la prenda e così una bisaccia; chi non ha spada, venda il mantello e ne compri una. 37 Perché vi dico: deve compiersi in me questa parola della Scrittura: E fu annoverato tra i malfattori. Infatti tutto quello che mi riguarda volge al suo termine". 38 Ed essi dissero: "Signore, ecco qui due spade". Ma egli rispose "Basta!"

Ecco che ci si sbizzarrisce con le esegesi metaforiche, simboliche, allegoriche… Spesso sono letture molto brillanti: peccato che brillino di una luce da oggetto di bigiotteria. Piaccia o no, siamo al cospetto di contenuti politici anti-romani maldestramente aggiustati, a guisa di un abito rappezzato alla bell’e meglio. Il Cristo depoliticizzato piaceva a Paolo: faceva alla sua bisogna. I dissidi con Giacomo, fratello del Signore, e gli altri Nazirei erano inevitabili, ma la propaganda nicena li cancellò: fu come propiziare la pace tra Eteocle e Polinice. Tanto chi conosce Eteocle e Polinice e chi era ed è al corrente delle dispute tra l’apostolo dei Gentili e gli Ebioniti? 




Wednesday, August 15, 2012

Professione fede

http://zret.blogspot.it/2012/08/professione-fede.html

Professione fede

Nel paese dei sogni

E’ nella cultura popolare che sopravvive oggi una fede ingenua nell’alterità e nel significato. Si pensi a quelle persone, di solito donne anziane, che ricordano perfettamente i sogni: di fronte ad un uditorio formato per lo più da increduli, non solo li raccontano, ma li interpretano, con un’istintiva conoscenza degli archetipi degna di un antropologo. Non di rado i sogni sono profetici e riguardano i defunti da cui si ricevono comunicazioni destinate ai “vivi”. I cosiddetti scettici obiettano che sono coincidenze: alcuni eventi sognati si sono adempiuti, ma molti altri no. Altri astanti, però, sono incuriositi ed inclini a ritenere che queste donne abbiano qualche dote: le ascoltano attenti, come si ascolta un oracolo.

E’ una realtà paesana di credenze e di corrispondenze, in cui la morte è addomesticata, esorcizzata ed il caso costretto a seguire un percorso, dove la magia coesiste con un cattolicesimo popolato di santi, madonne ed angeli custodi. In questo mondo agricolo-pastorale, ormai quasi del tutto scomparso, non si avverte alcuna incongruenza tra riti paganeggianti ed i dogmi della religione, poiché le contraddizioni non vi trovano cittadinanza. Così gli eventi obbediscono ad una ratio. Non ci si accorge che gli avvenimenti non paiono ottemperare ad una logica, almeno non alla logica rassicurante cui vorremmo si attenessero. Ivi il male stesso è inscritto in un disegno che, se non lo giustifica, lo spiega ora come colpa ancestrale ora come malocchio o influsso demoniaco.

Di questa fede vernacolare nel senso è rimasta traccia anche nella nostra società secolarizzata, sotto forma di superstizione o di bisogno disperato di una risposta. Così, quando muore un adolescente, i suoi coetanei, la cui esistenza conosce per lo più l’effimero divertimento, scoprono improvvisamente la sfera spirituale: il ragazzo o la ragazza, la cui vita si è spezzata, è salito in cielo, come angelo, vegliando da lassù sui suoi amici e compagni di scuola. Il luogo del decesso diventa un piccolo sacrario con fotografie, souvenirs, fiori che presto appassiranno… E’ ovvio che è una religiosità estemporanea e consumistica, destinata a perdersi quasi sempre nel turbinio delle “cotte” e delle trasgressive serate in discoteca.

Qualcuno, fortunatamente, è sfiorato da domande abissali: perché si vive? Perché si soffre? Perché si muore? E’ qui che le risposte rischiano di essere più dannose degli strazianti interrogativi. Arriva subito il sacerdote che ciancia di peccato, di redenzione, di libero arbitrio, di mistero della fede o, al contrario, il razionalista che liquida ogni problema, chiamando in causa la natura che è così perché è così.

Si resta annichiliti: crolla il mondo e, come insegna Nietzsche, Dio muore. Ricordo che, qualche anno addietro, alcuni studenti all’esame di stato, illustrando il pensiero del filosofo tedesco, citavano “la morte di Dio”. Si affrettavano, però, come per timore di essere considerati sacrileghi, a precisare che la morte di Dio è l’eclissi dei valori tradizionali, quasi non fosse soprattutto la constatazione che l’universo è irrazionale. L’ateismo è ancora un tabù fra la last-lost generation.

In genere si vive (si vive?), ignorando le questioni capitali, salvo occuparsene, quando un macigno ci cade sulla zucca o ci sbarra la strada. Qualcuno allora si rifugia nella consolazione del dogmatismo: si prende un testo sacro (la Torah, la Bibbia, il Corano… ) e se ne cavano tutte le risoluzioni, persino le previsioni del tempo, come ironizzava tempo fa Samuele Bersani in una canzone.

Superstiti superstizioni

Nel mondo occidentale la fede “cristiana” offre tutti gli appigli: Dio crea il cosmo, le piante, gli animali, infine Adamo ed Eva, che sono il vertice della creazione, perché “fatti ad immagine e somiglianza” dell’Altissimo. E’ tutto idilliaco, quando arriva il serpente a rovinare tutto etc. etc. Per fortuna poi Dio s’incarna in Cristo, redime l’umanità, sconfigge il peccato, anche se per il vero happy end bisogna attendere il Giudizio universale, quando finalmente, dopo tutta questa faticaccia, si andrà a dormire: “All'urtimo uscirà 'na sonajera d'angioli e, come si ss'annassi a letto, smorzeranno li lumi e bona sera”.(Giuseppe Gioacchino Belli, Er giorno der giudizzio)

Ecco, Belli, pescando con arguzia nell'immaginario popolare, evidenzia un tratto tipico delle religioni escatologiche (in ciò simili a molte ideologie, come il marxismo), vale a dire il prospettivismo, la promessa di un tempo in cui trionferanno la verità, la giustizia e la gioia. Gli uomini sono malati: la loro malattia si chiama “sindrome del futuro”. Essi immaginano e pregustano un avvenire radioso che pare non arrivare mai, contemplano incantati un orizzonte seducente, ma inattingibile.

Ammettiamo pure che davvero ci aspetti un avvenire così luminoso: è qui in questo presente eterno ed eternato nell’assurdo che è necessario essere felici. I profeti (anche il Messia) rispondono: “presto” che, nel loro linguaggio nebuloso, significa “mai”. “Se non ora, quando?”

Ecco la fede, più che azzardo, scommessa (Pascal), è follia. E’ folle quel “credo quia absurdum” del fanatico e misogino Tertulliano, poiché, se è opportuno aprirsi con la mente ed il cuore all’inimmaginabile, al fantastico, è un delitto ripudiare l’intelletto, la capacità di discernimento. Sia chiaro: non si intende ridurre l’intera realtà ad un meccanismo che si muove solo per muovere sé stesso. Oltre i fenomeni, si slargano territori che neppure possiamo concepire, ma nego che le facili teodicee, le spiegazioni confortanti siano d’aiuto e che siano plausibili. Sono simili, infatti, a quei vissuti onirici che interpretati in modo semplice, di una semplicità infantile, perdono la loro aura, il loro afflato. Meglio il silenzio di tante parole vuote. Meglio restare nel guado che approdare al lido delle conclusioni rassicuranti ma false. Siamo simboli, ossia esseri dimezzati ed anche delle verità possediamo solo una parte: dobbiamo trovare l’altra che si incastri. La troveremo mai? Forse è più importante cercarla.

Non credo quia absurdum

Sempre a proposito di assurdo, che cosa è più illogico del Male? Per tentare di spiegarlo, si ricorre spesso alle teorie più assurde. Si dimentica inoltre che il mysterium iniquitatis, oltre ad essere sciaguratamente irragionevole e straripante, è anche stupido. Il Male è idiozia allo stato puro, spesso perpetrato da idioti: uno tortura un prigioniero, un altro viviseziona una cavia, uno incendia un bosco, un altro massacra un bambino, uno orina su un carcerato, un altro condanna un innocente… Attenzione! Questa non è letteratura macabra: questo e molto altro sta accadendo adesso, mentre leggete codeste righe. Da un punto di vista meramente quantitativo, nella storia, il bene è in netto svantaggio.

Di solito si giustifica Dio, asserendo che comunque le sofferenze umane (di quelle che patiscono animali e piante il Dio biblico non si interessa) sono limitate nella durata nonché eque punizioni dei suoi peccati (le torture infernali, invece, sono interminabili, ma questo è un altro discorso): il Creatore forse, abitando fuori dallo spazio-tempo, non ha una percezione netta di quanto siano incommensurabili gli istanti irrigiditi nel dolore. Quale sia la vera origine del peccato originale non si sa.

Molti lo definiscono Padre: egli tempra la sua discendenza mediante le avversità, ma forse est modus in rebus. Un esempio: un genitore è con il figlio il piccolo in un parco, dove stanno passeggiando. All’improvviso un cane, divincolandosi dal guinzaglio del padrone, si avventa contro il bimbo e lo azzanna alla nuca. Come si comporta il padre? Resta indifferente, perché pensa A: se mio figlio soffre, è uno strazio temporaneo; B: se il pargolo muore dissanguato o per qualche infezione, è lo stesso, giacché vita e morte sono illusioni. Tutto è maya: la materia non esiste e ciò che non esiste non può patire. Con questa parabola che alcuni reputeranno blasfema, vorrei alludere a come mi pare, pur dalla mia angolazione limitatissima, si comporti a volte Dio.

Ricordo una scena di una pellicola ispirata ad una vicenda realmente accaduta. Alcuni naufraghi, uomini e donne, annaspano in mare aperto ormai da molte ore e non hanno né la possibilità di risalire sul natante né molte speranze che qualcuno li avvisti per soccorrerli. Una donna comincia a pregare Dio affinché li aiuti; un’altra la ammonisce, tuonando che solo ora ella implora il Signore, adesso che è in una situazione senza via d’uscita. La fulmina infine rammentandole che ogni giorno in tutto il pianeta milioni di persone si trovano in condizioni disperate, senza che Dio si degni di intervenire. E’ vero che esistono dei casi in cui sembra che un’azione soprannaturale sia stata decisiva per salvare delle vite, ma non sono la norma. E’ evidente che la vera fede, sempre che abbia un senso riferirsi alla fede, va fondata su basi più solide e non su accorate (ed inascoltate) invocazioni.

Pregare è dunque umano, peculiare degli uomini che sono attanagliati dallo sconforto. Se Dio è imperfetto, le sue creature lo sono ancora di più. Forse è questa la “somiglianza” biblica.

Saturday, August 11, 2012

Ostrega!


http://freeanimals-freeanimals.blogspot.it/2012/08/ostrega.html

Ostrega!



Le persone di fede dovrebbero essere contente perché “apocalisse” significa “rivelazione” e se nuova luce sul nostro passato viene fatta grazie a liberi pensatori come Mauro Biglino, che per nostra fortuna non vengono più messi al rogo, può voler dire che stiamo vivendo gli ultimi tempi prefigurati da Giovanni nell’isola di Patmos, nonché da altri profeti più antichi di lui. Tutto acquista un senso, anche la stregoneria.
Non solo veniamo a sapere come probabilmente sono andate le cose riguardo alla creazione dell’uomo, ma anche si ristabilisce un po’ di verità nei confronti di personaggi demonizzati come Satana e Lucifero e si rende un po’ di giustizia al milione di zitelle, levatrici ed erboriste assassinate dall’Inquisizione cattolica nel Seicento, chiamato, proprio per questo, il secolo delle streghe.





Ho avuto il piacere di conoscere Morena Menzani, bolognese, classe 1968, anni fa, durante alcune manifestazioni animaliste e l’ho ritrovata 

recentemente su Facebook in una per me nuova veste, quella di strega moderna. Ecco la sua testimonianza.

Domanda d’obbligo. Come hai scoperto di essere una strega?
Voglio precisare che io sono strega da sempre. Mia nonna paterna, che abitava un piccolo paese emiliano, Tolè, era una strega. Mi iniziò all'arte dei tarocchi e m’insegnò semplici rituali di magia simpatica, cioè quella magia che usa erbe, colori, odori, giorni e ore che hanno risonanza fra loro e vibrano sulla stessa onda.
Era una donna fantastica che aveva un rapporto col Divino alla pari.
Quando chiedeva un favore ad un santo, lei spesso si rivolgeva a Sant’Antonio, prendeva la statuetta che lo rappresentava e la seppelliva a testa in giù, intimandogli di darle ciò che chiedeva e fino a che il Santo non esaudiva i suoi desideri non veniva riportato alla luce.
La nonna Andrica - così la chiamavano - e con lei i vecchi che, quand’ero bambina, abitavano il paese, era l'ultimo confine tra il paganesimo e il cattolicesimo.

Una donna forte, che ebbe la prima figlia da uno sconosciuto, di cui non rivelò mai il nome, alla quale diede il proprio cognome. Ti parlo di una donna che morì a 98 anni, quando io ne avevo 15.

Lei ruppe le regole e sconvolse il paese quando maledì il parroco, che voleva impedirle di riconoscere la figlia  “avuta dal peccato”.
In questo, per me, lei era una strega. Era una donna libera.
Quando capì che io ero una fanciulla sensibile (le confidai che sentivo le voci degli alberi e degli animali), mi tranquillizzò dicendomi che tutti parlano se sappiamo ascoltarli e che il cuore, proprio come il volto, ha una bocca, due occhi ed un naso, e che quindi si può parlare, vedere e ascoltare col cuore.
Ecco cosa significa essere strega, per me.
Ultimamente in Gran Bretagna la Wicca sta tornando di moda. La stessa cosa non si può dire dell’Italia. Nel tuo caso, il tuo considerarti una strega è un semplice vezzo o segui anche pratiche e rituali precisi?

Non so se la Wicca stia tornado di moda e non so dove, se più in Italia che in Gran Bretagna. Quello che so per certo è che la stregoneria, il paganesimo, non c’entrano nulla con la Wicca, che è una filosofia/religione relativamente giovane. Io sono una strega perchè sono una donna libera, ho l'anima di una lupa, non sono domabile, c'è chi è riuscito ad addomesticarmi, ma solo col mio consenso. Sono una strega perchè, sento le voci degli animali e del tutto che mi circonda e perchè al tutto, grazie a semplici, pacifici rituali mi collego. Possiamo crederci o no, ma gli Spiriti della natura esistono, basta saperli ascoltare. Sono una strega perché lotterò affinché il Femminino Sacro torni ad unirsi al Divino, che i padri castrarono tanto tempo fa cancellando la vagina dalla creazione, attribuendo ad un dio maschio, collerico e misogino tutto il mistero della vita.


Il tuo abbigliamento prevalentemente nero e soprattutto le tue idee ti hanno creato qualche difficoltà in famiglia e nell'ambiente di lavoro?


Il mio abbigliamento, prevalentemente scuro, non ha nulla a che fare con il mio rapporto con il divino. Io vesto di nero perchè lo trovo un colore meraviglioso, perchè slancia, ma non c’entra assolutamente col mio essere strega. Ho amiche streghe che amano vestirsi con colori chiari ed in modo molto “normale”, tipo jeans e maglietta, ma non sono meno streghe di me. Per quanto riguarda le mie idee antimonoteiste ed anticlericali, beh, sì, mi hanno creato difficoltà, non meno delle mie idee animaliste. Voglio dire che in società, così come nelle famiglie, il “diverso” fa sempre fatica ad “esistere” e resistere.

Entriamo nel merito. Si sta facendo strada fra le persone colte che Satana e Lucifero sono stati diffamati dai padri della Chiesa. Nel primo caso si tratta di un titolo e non di un’entità specifica, mentre nel secondo addirittura del pianeta Venere. Cosa sai delle mistificazioni compiute su questi due concetti?

Guarda, fin da bambina ho avuto la netta sensazione che il prete, a catechismo, non la raccontava giusta. Tanto che, se pur piccola, lo contestavo spesso. Quando parlava dell'agnello come simbolo sacrificale, poi, non riuscivo a reggerlo e ci litigavo...ed ero una bambina.

Una bambina ma con un’anima antica!

Credo profondamente che Satana, che in aramaico significa “avversario”, sia lo sconfitto su cui i vincitori hanno gettato tutte le colpe. Lucifero è L'ANGELO CHE PORTA LA LUCE, Venere, appunto, detta anche Lucifera, quindi il femminino sacro, da piegare, negativizzare, colpevolizzare, per dare spazio ad un dio fallocratico, maschilista, specista e nazista, il dio dei padri (maschi), appunto.
Se mi chiedi la differenza di ruoli tra i due, non la so. Non credo in Satana o in Lucifero nel modo cattolico, per me sono dei e basta.
Lucifero, per me è Lucifera, il femminino Sacro, come ti ho spiegato prima e Satana è semplicemente il Dio cornuto, Pan, simbolo di sessualità e animalità, nei sensi più alti del termine. Dovremmo fare pace con questa figura antropomorfa, confine tra l'umano e l'animale, per fare pace con l'animalità che è in noi e quindi con tutti gli altri animali. Avremmo, a mio avviso, un migliore rapporto anche con la sessualità, che è un dono splendido della Divina Madre e del Dio cornuto.
Per esempio, Pazuzu, demone “protagonista” del libro, divenuto film celeberrimo, “L'esorcista”, non è altro che un Dio pre-monoteista. E’ il Dio che veniva invocato per proteggersi dalle malattie.
Con l'avvento delle religioni monoteiste questi splendidi Dei antropomorfi vennero demonizzati, appunto, e a loro fu attribuito ogni male.
Screditare il nemico è il gioco dei vincitori, si sa.
Poi questi Dei hanno la “sfortuna” di non essere rappresentati come bei maschi biondi con gli occhi azzurri. Sono brutti, secondo i canoni estetici comuni, e chi è brutto per forza deve essere anche cattivo! Hai mai letto o visto un film - parlo di prodotti commerciali che devono piacere alla massa - dove i protagonisti principali sono sgradevoli alla vista? Le religioni vincenti hanno fatto scuola...

Efialte, il traditore di Leonida, nel film “300”, viene raffigurato come un gobbo perfido e deforme.
Evidentemente,  alla Chiesa serviva istituire un personaggio malvagio da contrapporre a Dio, così da minacciare il popolo con uno spauracchio temibile. Sei d’accordo con questa tesi?

Sì, penso che la Chiesa abbia “individuato” il cattivo per fare paura con lo spauracchio dell'inferno ma anche per inventare il concetto di peccato, di ciò che è male e bene, secondo i loro criteri.
Essere liberi sessualmente era ed è tuttora peccato, sopratutto per noi donne. Distruggere Madre Terra, ammazzare gli animali è ammesso, anzi il loro dio è a immagine e somiglianza di un uomo, maschio, bianco, stravecchio (il nostro parlamento è pieno di uomini che hanno queste caratteristiche, io mi chiederei il perchè). A noi donne hanno da poco tempo riconosciuto un'anima e all'interno delle gerarchie ecclesiastiche non abbiamo alcun ruolo (nel paganesimo, da sempre, esistono le Sacerdotesse, che sono alla pari dei Sacerdoti).
Voglio dire, loro hanno detto ciò che è bene e ciò che è male, l'hanno inculcato sotto la minaccia della dannazione eterna. E intanto appoggiavano e appoggiano poteri crudeli, iniqui. Sono i maggiori azionisti del mondo nell'industria bellica. Insomma, sono rimasti coloro che in nome di Dio e del loro concetto di “giusto” torturano, massacrano, uccidono.


La Chiesa però non è l’unica responsabile di queste manipolazioni scritturali. Anche gli gnostici hanno fatto la loro parte nel momento in cui si sono messi a parteggiare per Lucifero, identificato nel serpente tentatore, come se questi avesse voluto che l’umanità acquisisse quella conoscenza che Dio voleva negarci. Conosci la Gnosi? Hai letto qualche libro di Mauro Biglino?


Autodenuncio la mia ignoranza in merito. Non conosco molto la Gnosi e per niente Mauro Biglino.
Mah! Il simbolo del serpente, come portatore della conoscenza che Dio avrebbe voluto negarci, sinceramente non mi dispiace affatto, però, sì, hai ragione, sia chi è contro, sia chi è a favore da’ energia e quindi alimenta una religione che di Umano e Divino ha molto poco, a mio avviso. Io sono Pagana, infatti.


Se dovessi esprimere un giudizio sulla Bibbia, cosa ti verrebbe in mente?


Uno dei libri più sadici, atroci, repressivi che siano mai stati pensati e scritti. Un dio dittatore, iniquo, vanaglorioso, che condanna, che tortura, che reprime e che premia solo chi gli è ubbidiente e servile...che schifo!
Al potere ha sempre fatto comodo la rappresentazione di un dio così. La gente doveva abituarsi alla genuflessione, all'ubbidienza, all'essere schiava di qualcuno di “superiore”!


Conosci le teorie di Zecharia Sitchin in merito agli Anunnaki, che sarebbero i nostri veri creatori e ti sei fatta un’idea di chi fossero i Nephilim di cui parla la Genesi?


No, non conosco le teorie di Sitchin, né mi sono fatta un'idea sui Nephilim, però sono una persona curiosa e m’informerò sulle teorie di Sitchin. Per quanto riguarda i Nephilim, so che per alcune teorie, legate alla stregoneria, sono coloro che insegnarono la magia agli uomini e che erano figli di umani e demoni. Di più non so.
Io sono una strega istintiva, sento il legame col tutto e che la realtà, così come la raccontano, non è reale. Il resto è pura cultura e teoria. Mi piace, sapere mi rende libera, ma ahimè, non conosco tutto, anzi, molto poco.


Tornando ai tempi moderni, pare che i satanisti compiano sacrifici animali e talvolta anche umani. Tu, in quanto animalista, cosa pensi di
quei ricchi e annoiati individui che si divertono a sgozzare montoni di notte in luoghi appartati?


Di quei ricchi e annoiati individui che sgozzano montoni di notte, in luoghi appartati, penso quello che penso dei cattolici che sgozzano l'agnello a Pasqua o, peggio ancora, pagano chi lo faccia per loro, credendo che questo li pulisca dai peccati.
Penso la stessa cosa anche dei musulmani o degli ebrei, che ammazzano l'animale cosciente per rispettare il volere di Dio e cioè che sono dei bigotti dall'anima cieca, lontani dal Divino anni luce e che così facendo nutrono energie basse, assetate di dolore e sangue.
Si possono compiere riti senza uccidere e ci si può avvicinare al Divino senza macchiarsi di sangue.
Non m’interessa nutrire l'energia del dolore. Io ho scelto di percorrere altre strade per arrivare al cuore della Madre di tutti.
Per quanto riguarda i sacrifici umani, non mi sembrano più immorali di quelli animali.

Delle Bestie di Satana si sta occupando l’avvocato Paolo Franceschetti, il quale afferma che i ragazzi al momento all’ergastolo siano stati incastrati e che i veri responsabili siano persone altolocate che commettono delitti godendo della totale impunità. Ti sembra verosimile una tale ipotesi?

Non so. Penso che tutto sia possibile.


Si parla molto del 2012 e ci sono parecchie aspettative circa un possibile cambiamento sociale. Ci sono gli ottimisti che prefigurano un salto vibrazionale e di coscienza, che dovrebbe migliorare anche le condizioni di vita degli animali, e ci sono i pessimisti che prevedono un’ecatombe di qualche miliardo di persone e un successivo nuovo governo unico mondiale. Tu in quale gruppo  ti collochi, tra gli ottimisti o i pessimisti?

Guarda, visto come va l'umanità e di quanto dolore sia stracolma la Terra, io vorrei l'estinzione di noi umani, io per prima. Sentire a livello sottile è terribile, senti fisicamente la sofferenza e l'urlo di dolore di tutti i viventi e a volte vorresti non esistere.
Sì, questo lo sento anch’io, pur non essendo uno stregone.

Però penso e credo che non succederà proprio nulla. Tutto, ahimè, continuerà come sempre, la (dis)umanità continuerà a vivere nella sua presunzione di superiorità e il dio violento, iniquo, misogino e specista continuerà a regnare indisturbato. L'era della Grande Madre e del Dio cornuto è lontana, l'era in cui il maschile e il femminile saranno Sacri e diventeranno UNO, come noi diverremo UNO con l'intero Creato, è terribilmente lontana.

Un abbraccio e un sincero grazie a Morena, strega animalista.
 
 

Wednesday, August 11, 2010

Ladri di anime

http://zret.blogspot.com/2010/08/ladri-di-anime.html

Ladri di anime

La "Prima apocalisse di Giacomo" è un apocrifo del Nuovo Testamento di stampo gnostico, attribuito a Giacomo il Giusto. Il libretto fu composto probabilmente in greco, ma è conservato in lingua copta tra i Codici di Nag Hammâdi (V. 3) e nel Codex Tchacos (2). Il titolo dell'opera è Apocalisse di Giacomo, ma è detta "Prima" per distinguerla dall'omonima apocalisse presente subito dopo nel V codice, detta Seconda apocalisse di Giacomo. Il testo risale ad un periodo compreso tra l'ultimo ventennio del II e la prima metà del III secolo.

Si tratta di un dialogo concernente una rivelazione ("apocalisse") tra Gesù e Giacomo il Giusto, suo fratello, circa la salvezza, intesa in senso gnostico come la liberazione dell'anima dal carcere terreno ed il suo ritorno allo stato primigenio.

La prima parte dell'opera (20,10-30,11) riporta il dialogo tra Giacomo e Gesù. Giacomo è timoroso per la sofferenza che lo attende, assieme a Gesù; questi, lo consola, impartendogli degli insegnamenti sul ruolo dell'uomo nell'universo. Un riferimento indiretto e molto breve alla crocifissione (30,12-13) crea una cesura nell'interlocuzione.

Al principio della seconda parte, il Messia comunica a Giacomo una serie di formule che gli serviranno, dopo il martirio, durante la sua ascesa verso "Colui che è preesistente", per annullare i poteri ostili che tenteranno di ostacolarlo (32,23-36,1). Successivamente Giacomo riceve disposizioni sulla trasmissione segreta degli insegnamenti (36,13-38,11). L'epilogo dell'opuscolo, seriamente compromesso dalle lacune, riporta una lunga narrazione del martirio di Giacomo.

Il testo in discorso manifesta il convincimento gnostico relativo ad un'immonda dominazione arcontica. Vi si legge infatti: "Maestro, ci sono quindi dodici ebdomadi e non sette come è detto nelle Scritture?" Il Signore disse: 'Giacomo, colui che ha parlato per quanto riguarda questa scrittura aveva una comprensione limitata. Io, tuttavia, ti rivelerò ciò che viene da colui che non ha numero. Darò un segno concernente il loro numero. Come per quello che è, viene da colui che non ha alcuna misura, darò un segno sulla loro misura'. Giacomo disse: 'Maestro, ecco quindi, ho ricevuto il loro numero. Ci sono settantadue misure!' Il Signore disse: 'Sono i cieli di settantadue che sono loro subordinati. Questi sono i poteri di tutte le loro forze; e sono state istituite da loro; e questi sono coloro che sono stati distribuiti in tutto il mondo, esistenti sotto l'autorità dei dodici arconti."

Ora, quando Giacomo udì queste cose, si asciugò le lacrime dagli occhi e molto amaro [...] che è [...]. Il Signore disse a lui: 'Giacomo, ecco, ti rivelerò la redenzione. Quando sei afferrato e subisci queste sofferenze, una moltitudine si armerà contro di te per afferrarti. E in particolare tre di loro ti ghermiranno - coloro che siedono come esattori di pedaggio. Non solo chiedono il pedaggio, ma portano via le anime con un furto. Quando si cade in loro potere, uno di loro che è a guardia ti dirà: 'Chi sei tu e da dove vieni?' Gli risponderai: 'Io sono un figlio e sono dal Padre'. Egli ti chiederà: 'Che tipo di figlio sei ed a quale Padre appartieni?' Dirai: 'Vengo dal Padre pre-esistente e sono un figlio pre-esistente."

Interessante la menzione di certi numeri abbinati agli Arconti, il dodici ed il settantadue: sono cifre dal significato astrologico-zodiacale ed inerenti ad entità astrali. L'enfasi sul settantadue, che è soprattutto numero precessionale, parrebbe indicare gli Arconti come "Signori del Tempo" e tiranni del mondo visibile.

Pur nella sua oscurità, dovuta anche allo stato frammentario in cui ci è pervenuta questa Apocalisse, il legato gnostico ci incita a postulare l’esistenza di una congrega invisibile che, rosa dall’invidia, soggioga e vampirizza l’umanità. Le cosmogonie gnostiche svelano, secondo molti studiosi, che gli Arconti sono aborti generati dall’impatto della Sophia (l’emanazione divina) sulla materia.

Non manca chi, forse a ragione, ha riconosciuto negli infami Arconti, specie “aliene” di tipo interdimensionale che sono parassiti e predatori di “anime”. Curioso ed inquietante che il testo in esame descriva la possessione degli uomini per opera di creature inique e che addirittura accenni al “furto” dell’anima, nel passo che ho riportato in grassetto.

La situazione ricorda un po’ il cosiddetto "Libro dei morti", in cui sono indicate le formule e le vie con cui l’anima può accedere al Duat. Da rilevare che la morte è considerata un evento da affrontare con consapevolezza: la condizione dell’anima post-mortem dipende da conoscenze iniziatiche. Colui che non conosce le risposte da dare ai Guardiani della soglia, rischia di essere ghermito e di rinascere in un altro corpo.

Saturday, July 17, 2010

Ebioniti: eretici o cristiani delle origini? (prima parte)

http://zret.blogspot.com/2010/07/ebioniti-eretici-o-cristiani-delle.html

Ebioniti: eretici o cristiani delle origini? (prima parte)

Preciso che il seguente articolo, le cui fonti saranno indicate in calce all'ultima parte, non ambisce a dispensare delle verità definitive: si tratta solo di una ricerca passibile di integrazioni e correzioni.

Come in un palinsesto che restituisce un'opera perduta, così un'indagine approfondita oltre le incrostazioni della storia ufficiale può portare a scoprire uno scorcio di antichi orizzonti. Le enciclopedie presentano gli Ebioniti come "eretici", complici i fraintendimenti e le contraffazioni di teologi e padri della Chiesa. Se si compulsano, però, saggi di autori spassionati, si scopre che definire gli Ebioniti “eretici” è una falsificazione bell'e buona. D'altronde che cosa ci si può aspettare da artefici di "pie frodi"? Molti studiosi hanno denunciato tutti i sotterfugi con cui esegeti e storici, almeno a partire dal IV secolo dopo Cristo, censurarono, interpolarono, stravolsero i fatti: scaltrissimi, dotati talora di un'eloquenza potente, ma venale, adottarono lo stesso modus operandi che oggi connota i disinformatori. Ne risulta un'assoluta mistificazione, ma che, per mezzo di trucchi da prestigiatori, si palesa come verità, l'unica verità. Ecco allora trasformati gli Ebioniti in una setta sparuta ed eccentrica. Sparuti lo furono, perché emarginati e perseguitati, ma eccentrici no. Ecco allora che, con sfacciata inversione, la loro dottrina diventò eterodossa e strana.

Agli inizi del IV secolo, l'opportunista imperatore Costantino incontrò a Gerusalemme un'antica comunità di fedeli che risaliva ai tempi dell'apostolo Giacomo (Jacob), “il fratello del Signore”. Giacomo non volle scindere l'insegnamento del Maestro dall'antica fede e con i suoi confratelli continuava ad osservare le Leggi ebraiche. Aveva perfino tentato di convincere i proseliti gentili a rispettarle. Centotrent'anni dopo la sua morte, la gente di Gerusalemme ricordava la devozione con cui frequentava il Tempio e le sue preci tanto numerose che gli si incallirono i ginocchi. Il piissimo Giacomo oggi ci può apparire un po' fanatico, ma non fu certo un interprete bislacco dell'Ebraismo, come si legge qua e là. A capo della cosiddetta Chiesa di Gerusalemme, i suoi successori, vescovi di Sion, furono Giudei: Shimon, Tobiah, Benjamin, Levi, Efrem... Gli scrittori occidentali li chiamarono Vescovi della Circoncisione, perché, durante tre secoli, avevano seguitato ad applicarla.

Gli Ebioniti (il loro nome significa "poveri": le diffamazioni sul significato di "poveri" pullularono) si riconobbero in un Vangelo che da loro prende il nome. Ne conserviamo magrissimi frammenti per tradizione indiretta. Probabilmente fu distrutto. Fu una fonte cui si ispirò Matteo per il suo testo, in cui si legge in filigrana uno scritto precedente?

Tra i passi patristici, i più antichi riferimenti espliciti sono offerti da Ireneo di Lione (130-202 d.C.). Nel suo pamphlet “Contro le eresie” (180 d.C. circa), Ireneo testimonia l'uso del Vangelo di Matteo presso gli Ebioniti:

« Nel vangelo che essi [gli Ebioniti] usano, detto "secondo Matteo", che è, però, non interamente completo, bensì alterato e mutilato (sic) - essi lo chiamano "Vangelo Ebraico"- [...] hanno tolto la genealogia di Matteo »
(Epifanio di Salamina, "Panarion" 13,2 e 14,3)
« Coloro che sono chiamati Ebioniti [...] usano solo il vangelo secondo Matteo e rifiutano l'apostolo Paolo, chiamandolo apostata della Legge. [...] Gli Ebioniti pertanto, seguendo unicamente il Vangelo che è secondo Matteo, si affidano solo ad esso e non hanno un'esatta conoscenza del Signore (sic).
(Ireneo di Lione, "Contro gli eretici", 1,26,2; 3,11,7)
« Nel vangelo che usano i Nazareni e gli Ebioniti, che recentemente ho tradotto dall'ebraico in greco e che i più considerano il Matteo autentico, quest'uomo che ha la mano arida...»
(Girolamo, "Comm. I in Matth". 12,13)

Epifanio di Salamina ed altri riportano la credenza che il Vangelo degli Ebioniti fosse basato su quello secondo Matteo, ma che vi fossero stati rimossi i versetti contrari alla teologia degli Ebioniti, come nel caso del racconto della nascita di Gesù; è possibile che la mancanza del riferimento alle locuste come cibo di Giovanni Battista sia dovuta alla pratica del vegetarismo all’interno del gruppo.

Data la mancata trasmissione dei manoscritti del Vangelo degli Ebioniti, è impossibile risalire al reale contenuto del testo ed al suo legame col Vangelo detto di Matteo. Probabilmente costituiva la primordiale stesura in aramaico operata dall'apostolo ricordato da Papia e citata da Eusebio di Cesarea in "Storia Ecclesiastica" 3,39,16.




Saturday, July 10, 2010

Illuminati:Il campidoglio

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Illuminati:Il campidoglio

Posted: 9 luglio 2010 by neovitruvian

Il Campidoglio non è semplicemente un altro edificio governativo. E ‘il centro spirituale degli Stati Uniti. La sua struttura, la sua arte e i suoi simboli, rivelano la grande importanza della “confraternita segreta” nella formazione del governo più potente del mondo. Esploreremo il Campidoglio e scopriremo le caratteristiche che rendono questo edificio un sito massonico, un “tempio di Salomone” americano.

Il Campidoglio è visto, da un americano medio, come sede della democrazia, in cui vengono prese grandi decisioni politiche. Pochissimi riconoscono gli elementi spirituali dell’architettura e il simbolismo del palazzo che ne fanno letteralmente il tempio dei misteri massonici. Al centro di tutto vi è George Washington, un massone di 33 ° grado consacrato come il “Cristo Americano”. La costruzione del Campidoglio ha coinvolto molti concetti sconosciuti alla gente comune ma che sono stati sottolineati molto bene dai costruttori: l’allineamento con i corpi celesti, l’importanza delle “ley lines”, la numerologia occulta, l’energia spirituale, ecc. Queste particolarità potrebbero suonare come una “cretinata NewAge” per la persona media, ma non per i padri fondatori che ne attribuiscono grande importanza. Diamo ora uno sguardo al significato del Campidoglio.

COSTRUITO DA MASSONI

Il Campidoglio, come tutta Washington DC, è stato quasi interamente progettato da massoni e integra al suo interno, con la sua architettura e le opere d’arte, le “chiavi del mestiere”.

Il campidoglio degli Stati Uniti, a Washington DC, è il risultato dell’opera di una serie di architetti che erano quasi tutti massoni. Originariamente progettato da William Thornton (1759-1828), l’opera fu completata dal confratello Benjamin Latrobe (allievo dell’architetto inglese Samuel Pepys Cockerell, 1754-1827), che lo ha ridisegnato anche dopo la guerra del 1812. Le ali della fiancata e la grande cupola sono state aggiunte in seguito dal confratello Thomas Ustick Walter.
-Phoenixmasonry.org

La posa della prima pietra a opera di Washington in tenuta massonica

La pietra angolare del Campidoglio è stata posata il 18 Settembre 1793 sotto gli auspici della Gran Loggia del Maryland. La cerimonia fu presieduta dal presidente George Washington. Il Venerabile ConFratello Washington fù assistito da: Joseph Clarke, Gran Maestro del Maryland, dal venerabile Elisha C. Dick, Maestro della Loggia numero 22 di Alexandria della Virginia e dal venerabile maestro Reintzel Valentine, Maestro della Loggia numero 9 del Maryland (ora Loggia Potomac numero 5 del Distretto di Colombia).

LAYOUT GEOGRAFICA

Il campidoglio è di fronte al monumento di Washington

Washington DC è stata accuratamente disposta in conformità ai principi occulti antichi. Il Campidoglio è una parte vitale del progetto per la sua posizione e la sua forma. La caratteristica più importante di esso è naturalmente la sua cupola imponente, che ha un forte significato simbolico, come vedremo più avanti. Questa cupola è di fronte al monumento a Washington, la replica di un obelisco egizio alto 555,5 piedi (6.666 pollici). Questo layout è sorprendentemente simile a quello di Piazza san Pietro in Vaticano, dove un obelisco è di fronte ad una cupola gigante.

La stessa disposizione si può anche trovare a Parigi, ad Astana e in molte altre città. Non è una coincidenza: questa disposizione comporta un importante significato alchemico. In quasi tutte le culture la cupola è stata associata con il principio femminile, il grembo, la matrice. Contrario ad essa è l’obelisco, l’antico simbolo fallico egizio che rappresenta il principio maschile. L’unione di questi due principi dà vita a un terzo soggetto, una prole, che può essere descritto come “energia spirituale”. Se questa energia sia simbolica o una realtà palpabile è qualcosa sul quale non mi esprimo. Molti sostengono che forme come quella piramidiali, le cupole e gli archi possano immagazzinare, estrarre o diffondere energia nei loro dintorni, ma lascio questa analisi a qualcun altro. Il tema dell’unione dei principi maschile e femminile è molto comune nell’architettura occulta ed è sicuramente la più facilmente riconoscibile.

Diamo un’occhiata al Campidoglio. Immaginiamo una linea retta che partire dalla punta della cupola del Campidoglio e scenden, fino alla cripta. Questo è il modo in cui esploreremo il Campidoglio.

STATUA DELLA LIBERTA’

In cima alla cupola del Campidoglio vi è l’enigmatica statua della libertà in piedi su una forma sferica, che probabilmente rappresenta la Terra. Intorno a questo globo è inciso il motto “E Pluribus Unum” (Da molti, uno).

E’ una figura femminile allegorica la cui mano destra regge l’elsa di una spada, mentre una corona di alloro della vittoria e lo scudo degli Stati Uniti sono strette nella mano sinistra. Lo scudo araldico è lo stesso del Gran Sigillo degli Stati Uniti, con tredici righe. Il suo chitone è tenuto assieme da una spilla con la scritta “US” ed è parzialmente coperto da una pesante coperta in stile indiano con le frange sulla spalla sinistra. Si affaccia simbolicamente a est verso l’ingresso principale del palazzo, ciò significa per inciso, che il sole non tramonterà mai sulla libertà.

Ma chi è questa dea, in piedi, sulla parte superiore del più importante edificio Americano e che scruta dall’alto la capitale dello stato? Certamente non è la Vergine Maria (sareste sorpresi dal numero di persone che lo pensano) e non può essere correlata positivamente con qualsiasi antica dea. La verità è che il quartiere porta il suo nome: DC= Distretto della Columbia. E’ la dea allegorica d’America, la figura mitologica tipicamente americana, la Columbia.

LA CUPOLA

La cupola del Campidoglio, nelle sue caratteristiche, ci offre un quadro significativo che rivela la filosofia, gli obiettivi spirituali e politici dei Padri Fondatori. Rari sono gli scrittori che hanno discusso il significato gnostico, alchemico ed esoterico di questo lavoro, eppure è stato visitato da milioni di turisti. L’interessante libro “Freedom’s Gate”, scritto da William Henry e Mark Gray è l’unica opera che documenti il significato mistico del dipinto nel soffitto della cupola chiamato “L’Apoteosi”.

L’Apoteosi” è un’opera di Costantino Brumidi, un artista italiano che divenne famoso per i suoi dipinti commissionati dal Vaticano e da Papa Pio IX. Nel 1848, un tentativo di rovesciare il potere papale è stato portato avanti dal massone Giuseppe Mazzini, che condusse ad un periodo di caos e costrinse il papa a fuggire. La rivoluzione non è stata però un successo e il potere papale fu restaurato da una coalizione Europea. Sorprendentemente, Brumidi fù arrestato e giudicato colpevole di essere un leader dei gruppi rivoluzionari di Mazzini aventi scopo quello di rovesciare il Vaticano. Trascorse parte della sua condanna in carcere, ma li fu poi permesso di lasciare l’Italia per gli Stati Uniti a condizione di non tornare mai più. Si è fatto quindi un nome negli Stati Uniti, lavorando per confraternite occulte come i gesuiti e simili. La storia di Burmidi è in perfetto accordo con lo status quo del Campidoglio cioè quello di “anti-Vaticano”, la Religione dei Misteri contro quella del Vaticano. Diamo un’occhiata alla più grande opera di Brumidi, l’apoteosi.

Un apoteosi può essere definita come l’esaltazione di un soggetto a livello divino. In altre parole, questo dipinto rappresenta l’elevazione di George Washington a uno status di Semidio, come Gesù Cristo. Egli è raffigurato seduto su un arcobaleno e dietro di lui c’è l’entrata, il vortice, il ponte che lo collega al cielo (il mondo degli spiriti). Come già detto, la cupola rappresenta esotericamente il grembo della vita. Washington sta per uscire dal grembo della cupola sperimentando la nascita come divinità immortale. William Henry ha opportunamente rilevato che la divinità di Gesù Cristo è stata raffigurata in modo simile nell’antica arte religiosa.

L’Apoteosi manda quindi un messaggio chiaro: George Washington è il Cristo americano. Questo potrebbe sembrare blasfemo per il cristiano medio, ma è in perfetta armonia con la filosofia massonica / Rosacroce / gnostica dei costruttori del Campidoglio.

Gli insegnamenti esoterici di tali ordini spiegano che una scintilla di divinità si trova sospesa all’interno di ogni persona. Questa eredita divina può essere risvegliata attraverso una rigorosa formazione intellettuale e spirituale e la padronanza delle arti occulte. Il risultato di una formazione di successo è la nascita di uomo perfetto, un Cristo, un semidio. I Rosacroce credono che gli insegnamenti di gesù Cristo, come quelli di Buddha, mostrino il percorso del cambiamento spirituale che si deve intraprendere per raggiungere l’illuminazione. George Washington, massone di 33 grado ha raggiunto questo livello.

Contrariamente ai dipinti di Gesù, dove egli era circondato da angeli e santi, Washington è circondato da importanti figure del paganesimo antico, che sono parti intricate dei misteri massonici:

Toth/Hermes

Poseidone re di Atlantide e padre di Venere

Vulcano, dio del fuoco e esotericamente dio dell’alchimia

La Libertà (ovvero Columbia) che scaccia via re e tiranni

Cerere dea dell’agricoltura

Minerva dea della saggezza

SIGNIFICATI ALCHEMICI

L’alchimia è una filosofia e una pratica che ha come obiettivo finale quello di raggiungere la saggezza e l’immortalità, che include il miglioramento della alchimista, nonché la realizzazione di varie sostanze con proprietà e caratteristiche insolite.

Lo scopo ultimo dell’alchimia è il raggiungimento della “Grande Opera”, che è la trasmutazione dei metalli vili in oro o, esotericamente, la trasformazione degli uomini in dèi. Il dipinto riflette questa armonia tra gli elementi di alchimia, che sono aria, fuoco, acqua e terra che sono incarnati rispettivamente da Hermes, Vulcano, Cerere e Poseidone. Lo stesso George Washington è ritratto in modo simile alla figura chiamata “Alchimia” che si trova nella cattedrale di Notre Dam, luogo fortemente esoterico.

“Alchimia” Notre dam di Parigi

Washington punta il dito verso il libro

“Nel simbolismo alchemico il trono di Washington è la sede della Sapienza. E’ paragonabile ad Alchimia contenuta nella cattedrale di Notre Dame. Commentando questo sigillo ne Il Mistero delle Cattedrali, Fulcanelli ci spiega che Alchemia è rappresentata da una donna con la testa letteralmente tra le nuvole. Seduta su un trono, tiene nella mano sinistra uno scettro, il segno del potere reale, mentre nella mano destra tiene due libri, uno chiuso (l’esoterismo), l’altro aperto (exoterismo). Supportata dalle ginocchia vi è la scala philosophorum – cioè la scala dei filosofi – anche conosciuta come la Scala degli dei o la scala per il paradiso. Come Alchimia, George Washington, è tra le nuvole. Invece di uno scettro ha in mano una spada rovesciata. Sposta con il dito il nostro sguardo verso un libro. Questo è il libro della luce, il libro dei segreti celesti. Che cosa sono questi segreti? “
-W. Henry, Freedom’s Gate

LA CRIPTA

Direttamente sotto la cupola, al piano sottostante, vi è la cripta del Campidoglio. Si compone di 40 colonne doriche che sostengono il piano di sopra. Al centro di questo cerchio di colonne c’è una bussola di ottone a forma di stella che è letteralmente il centro di Washington DC.

Tutti gli indirizzi delle strade a Washington Dc sono attribuiti in realzione a questa stella

LA TOMBA DI WASHINGTON

Sotto la cripta vi è la tomba di Washington. Il suo corpo comunque si trova a Mount Vernon a causa di uno scontro legale. Si potrebbe sostenere però che la tomba fosse destinata ad essere vuota … un po ‘come lo era quella di Gesù Cristo. Washington non è un uomo ma un dio.

STRANEZZE VARIE

È impossibile includere tutte le informazioni degne di nota sul Campidoglio in un unico articolo, ma qui ci sono alcune foto interessanti.

LA STATUA RIFIUTATA DI WASHINGTON

Questa scultura raffigurante il torso nudo di Washington assieme alla sua fierezza (sul modello di Zeus di Olimpia) è stata concepita per essere esposta in Campidoglio. Ha causato polemiche facendo infervorire l’america cristiana e puritana. Nessuno realmente ha capito perché hanno scolpito un Washington a petto nudo o perchè venisse raffigurato come un dio pagano. Ora si trova allo Smithsonian.

LA SCULTURA IMBARAZZANTE RIFIUTATA

Questa opera è stata creata dalla stessa mente che ha realizzato la scultura Zeus/Baphomet di Washington riportata sopra, Orazio Greenough. Raffigura un forte uomo bianco che sottomette un selvaggio pazzo indiano. L’uomo bianco, che è di circa 2 volte la sua dimensione, sta dicendo: “Shhh, è tutto Ok uomo selvaggio, la tua miseria è finita. La nostra grande civiltà si prenderà cura di voi “. Questo lavoro è propriamente chiamato “The Rescue” ed è stato esposto in Campidoglio per un po ‘. Ora è in un deposito in cattive condizioni.

LA FINESTRA DELLA STANZA PER LA PREGHIERA

Nel 1955, una sala per la preghiera è stato istituita accanto alla rotonda del Campidoglio. La finestra rappresenta il semidio Washington che prega e contiene alcuni altri simboli interessanti facilmente riconoscibili :)

L’APOTEOSI DI LINCOLN

Imbarazzante…..

PER CONCLUDERE

In poche parole, il Campidoglio è il centro cerimoniale dell’America. E ‘dove gli americani festeggiano l’ insediamento del loro nuovo Presidente e dove onorano quelli che sono deceduti. Sia che stiamo assistendo alla marcia di Obama su sui 33 gradini che portano all’entrata del Campidoglio o che si veda la bara di Gerald Ford in mostra sotto all’ “L’Apoteosi”, sono tutti rituali permeati di simbolismo occulto. E ‘semplicemente impossibile capire questo paese, i suoi governanti e la loro filosofia, senza capire la loro origine massonica.