L'immensa sputtanata a Zelig

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Scopo del Blog

Raccolgo il suggerimento e metto qui ben visibile lo scopo di questo blog.

Questo e' un blog satirico ed e' una presa in giro dei vari complottisti (sciacomicari, undicisettembrini, pseudoscienziati e fuori di testa in genere che parlano di 2012, nuovo ordine mondiale e cavolate simili). Qui trovate (pochi) post originali e (molti) post ricopiati pari pari dai complottisti al fine di permettere liberamente quei commenti che loro in genere censurano.

Tutto quello che scrivo qui e' a titolo personale e in nessun modo legato o imputabile all'azienda per cui lavoro.

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Tuesday, January 1, 2013

Ildegarda di Bingen: una visione liminale tra misticismo, sciamanesimo ed ufologia e già che ci siamo anche stica**i e stimazzi


http://zret.blogspot.it/2013/01/ildegarda-di-bingen-una-visione.html

Ildegarda di Bingen: una visione liminale tra misticismo, sciamanesimo ed ufologia

L’uomo è un accampamento di demoni. (Basilide)

Ildegarda di Bingen o Hildegard von Bingen (Bermershein 1098, Rupetsberg, Bingen, 1179) fu una mistica tedesca. Entrò come oblata già a otto anni nel monastero benedettino di Disibodenberg dove divenne monaca e badessa nel 1136. Fin da giovanissima ebbe esperienze visionarie che, su suggerimento del monaco Volmar, mise per iscritto: queste esperienze furono ufficialmente riconosciute come un dono profetico da papa Eugenio III nel 1147. Fondò un monastero a Rupertsberg, presso Bingen, dove rimase fino alla morte.

Tra le sue opere, oltre all’epistolario, va ricordato lo scritto visionario Scivias (Conosci le vie, 1141-1153): è un libro che descrive, in uno stile drammatico, le sue visioni di Cristo. Non si tratta né di estasi né di sogni, ma di immagini interiori in cui viene mantenuta la vista sensibile e dove la visio è, agostinianamente, strumento di conoscenza e di comunicazione. L’opera ha un disegno sistematico che ripercorre tutta la storia della salvezza. Nel Liber vitae meritorum (1158-1163) l’immanenza di Dio, che anima il mondo come un fuoco eterno, è rappresentata dalla figura di un Uomo cosmico che infonde vita all’universo. Lo stesso tema è rintracciabile nel Liber divinorum operum (1163-1170) in cui si ritrovano motivi cari alla scuola di Chartres: la corrispondenza tra universo (macrocosmo) e l’uomo (microcosmo), l’anima mundi, la creazione come teofania ed incarnazione delle idee eterni che albergano nella mente di Dio.

Ildegarda possedeva anche una vasta cultura nel campo della medicina e delle scienze naturali: sono cognizioni documentate da scritti raccolti sotto il titolo di Physica e Causae et curae. Questi testi accolgono sorprendenti intuizioni, ad esempio l’eliocentrismo e la circolazione sanguigna. Ildegarda fu anche autrice di pregevoli composizioni poetico-musicali e di un dramma morale, Ordo virtutum.

Il manoscritto di Rupertsberg mostra, tra le illustrazioni riferite alle percezioni della santa, un’insolita miniatura: vi è raffigurata una donna gravida coricata, congiunta per mezzo di un tubicino, ad una forma romboidale sospesa nel cielo. Ai lati della donna sono rappresentati degli uomini inscritti in un ovale: alcuni di loro reggono delle ceste contenenti (all’apparenza) della frutta o dei pani. In alto nella parte sinistra della composizione un folletto preleva un fungo da una canestra. Nella miniatura il firmamento è trapunto di stelle, mentre il quadrilatero è cosparso di cerchi e di “occhi”. In una banda centrale del poligono si nota una forma di non facile identificazione: un volto? un altro fungo? Se consideriamo le convenzioni iconografiche dell’arte medievale, osserviamo che il rombo, secondo la prospettiva policentrica, è probabilmente visto dal basso: gli inquietanti “occhi” dunque fissano dall’alto la donna incinta, come ad ipnotizzarla, mentre i giovani, con contegno improntato a devozione, sembrano voler offrire delle primizie.

Nella composizione le figure geometriche assumono notevole rilevanza: il rombo occupa il settore superiore del “quadro”, mentre la “mandorla” non solo include le figure, ma la sua curva, nella parte più bassa, coincide con il profilo inarcato della donna pregna.

E’un soggetto davvero singolare, per certi versi incongruo, con l’elfo che piglia il fungo, il tubicino che, dipartendosi dalla figura muliebre, si allunga sino al rombo. In particolare, il fungo pare un richiamo ai vissuti sciamanici. E’ noto che, sin dalla preistoria, i medicine men erano usi assumere sostanze psicotrope estratte da funghi, quali l’Amanita muscaria (genere Psylocibe): le sostanze psicoattive propiziavano la trance, il viaggio nei regni invisibili. La miniatura inscena dunque una visione sciamanica? [1]

In che misura, invece, la donna, il cannello e la losanga possono aderire ad uno scenario ufologico classico, addirittura ad un resoconto di inseminazione per opera di esseri “alieni”? Se rintracciare dei tòpoi ufologici all’interno dell’icona può apparire arbitrario o persino destituito di fondamento, saremmo comunque inclini a scorgere nella descrizione uno sguardo gettato in una dimensione enigmatica, forse al confine tra celeste e demoniaco. E’ un bivio preternaturale in cui influssi e presenze eterogenee si incontrano e si sovrappongono, come la parte comune di due cerchi intersecati?

E’ probabile che l’immagine in esame sia il riflesso di una complessa visione simbolico-liminale e non lo spaccato iconografico di un fatto. Invero le figure sembrano disegnare una sorta di albero cosmico che nasce dalla Madre-Terra. Non solo, il cordoncino ricorda il filo d’argento che, durante i cosiddetti viaggi astrali, lega il secondo soma all’involucro materiale.

Tuttavia il crudo realismo di certi particolari e le analogie con quanto riportato da donne vittime di rapimenti sono aspetti che è legittimo pure ricondurre ad un ambito ufologico. Tale esegesi è per lo meno legittima nel caso di una visione di cui si dà conto in Scivias. La religiosa la riferisce nel modo seguente: “Vidi una struttura gigantesca e scura simile ad un uovo… Lo strato esterno era interamente costituito da un fuoco scintillante e nella parte inferiore giaceva qualcosa di simile ad una membrana scura… La vampa lo scuoteva con un fragore simile al tuono, con una bufera ed una grandine di sassi appuntiti, grandi e piccoli”.

Questa ed altre percezioni della badessa vissuta nel XII secolo, sono state esaminate da G. Bonn, nel saggio “Le visioni di Ildegarda di Bingen: un parallelo tra documenti antichi e moderni”. Lo studioso le interpreta secondo i criteri della Clipeologia, concludendo che la mistica vide degli U.F.O. Si può in linea di massima concordare, purché l’ipotesi xenologica resti tale e non escluda altri orizzonti: la simbologia, le esperienze mistiche, il contatto con sfere incorporee.

Resta comunque il sentore che alcune circostanze descritte dalla santa tedesca siano indizi di un’interferenza “esterna": attraverso un varco in una realtà metafisica, si insinuò un'ambigua entità? Non lo sappiamo: sappiamo, però, che sono proprio esseri sinistri, parassiti psichici che oggi giorno quasi sempre si appiccicano a coloro che, credendo di maturare esperienze spirituali o di contatto con "fratelli dello spazio", si invischiano in situazioni di cieco, pecioso psichismo.

[1] Il fungo delineato non assomiglia all’Amanita muscaria o ad altre specie delle Amanitacee, ma a quei miceti dal cappello ad imbuto, ascritti alle Russulacee o alle Cantarellacee. E’, però, l’Amanita muscaria il fungo che, per le sue proprietà allucinogene, è conosciuto ed impiegato sin dalla preistoria. L’Amanita muscaria è un fungo appariscente e piuttosto diffuso nei boschi di Conifere e Latifoglie. Compare spesso nelle illustrazioni dei libri di fiabe e nei cartoncini d’auguri. Negli esemplari giovani, l’intero corpo fruttifero è coperto da un velo bianco, i cui residui a forma di verruche (che col tempo possono scomparire) adornano il cappello rosso vermiglio, solcato al margine. Le lamelle sono bianche, l’anello è pendulo e solcato. Il gambo è ingrossato alla base con cerchi concentrici di verruche. Gli occhi ed i circoli della losanga, se non si vuole pensare agli oblò di un’astronave, ricordano le verruche del fungo: l’artista tratteggiò forse una gigantesca Amanita? Più si analizza l’immagine e più essa appare contraddittoria, indecifrabile…

Fonti:

Enciclopedia del Medioevo, Milano, 2007, s.v. Ildegarda di Bingen
G. Hancock, Sciamani, Milano, 2006, passim
P. Harding, Funghi commestibili e velenosi, Milano, 2003, s.v. Amanita muscaria
G. Ranella, Le dimensioni parallele, 2012
G. Samorini, Sciamanismo, funghi psicotropi e stati alterati di coscienza: un rapporto da chiarire, articolo presente in Bollettino camuno di studi preistorici, vol. 25/26, pp. 147-150, 1990
E. Von Danichen (a cura di), I misteri dell’archeologia: alla ricerca di tracce cosmiche sul nostro pianeta, Roma, 2005, pp. 208-216 


Tuesday, November 6, 2012

La visione di Ezechiele: una fenomenologia tra realismo e simbologia

http://zret.blogspot.it/2012/11/la-visione-di-ezechiele-una.html

La visione di Ezechiele: una fenomenologia tra realismo e simbologia

Ezechiele è il celebre profeta ebreo vissuto tra il VII ed il VI sec. a. C., autore dell’omonimo libro della Bibbia. La magnifica teofania con cui si apre il testo (I, 1-27) ha dato origine a differenti interpretazioni con un corollario di controversie, su cui infra. In primo luogo riportiamo il testo nella traduzione definita "Nuova Diodati".

Visione dei quattro esseri viventi

1 Nel trentesimo anno, il cinque del quarto mese, avvenne che, mentre mi trovavo tra i deportati presso il fiume Kebar, i cieli si aprirono ed ebbi visioni da parte di Dio. 2 Il cinque del mese (era il quinto anno della cattività del re Jehoiakin), 3 la parola dell'Eterno fu espressamente rivolta al sacerdote Ezechiele, figlio di Buzi, nel paese dei Caldei, presso il fiume Kebar; e là fu sopra di lui la mano dell'Eterno. 4 Mentre guardavo, ecco venire dal nord un vento di tempesta, una grossa nuvola con un fuoco che si avvolgeva su sé stesso; intorno ad esso e dal mezzo di esso emanava un grande splendore come il colore di bronzo incandescente in mezzo al fuoco. 5 Dal suo mezzo appariva la sembianza di quattro esseri viventi; e questo era il loro aspetto: avevano la sembianza d'uomo. 6 Ognuno di essi aveva quattro facce e ognuno quattro ali. 7 Le loro gambe erano diritte e la pianta dei loro piedi era come la pianta del piede di un vitello e sfavillavano come il bronzo lucidato. 8 Sui loro quattro lati, sotto le ali, avevano mani d'uomo; e tutti e quattro avevano le proprie facce e le proprie ali. 9 Le loro ali si toccavano l'una con l'altra; avanzando, non si voltavano, ma ciascuno andava diritto davanti a sé. 10 Quanto all'aspetto delle loro facce, avevano tutti la faccia di uomo, tutti e quattro la faccia di leone a destra, tutti e quattro la faccia di bue a sinistra e tutti e quattro la faccia di aquila. 11 Tali erano le loro facce. Le loro ali erano distese verso l'alto; ciascuno aveva due ali che si toccavano e due che coprivano il loro corpo. 12 Ciascuno andava diritto davanti a sé; andavano ovunque lo spirito voleva andare e, andando, non si voltavano. 13 Quanto all'aspetto degli esseri viventi, essi sembravano come carboni ardenti, come fiaccole. Il fuoco si muoveva in mezzo agli esseri viventi; il fuoco era risplendente e dal fuoco si sprigionavano lampi. 14 Gli esseri viventi correvano avanti e indietro, sembravano come un fulmine. 15 Come guardavo gli esseri viventi, ecco una ruota in terra accanto agli esseri viventi con le loro quattro facce. 16 L'aspetto delle ruote e la loro fattura erano come l'aspetto di colore del crisolito; tutte e quattro si somigliavano. Il loro aspetto e la loro fattura era come quella di una ruota in mezzo a un'altra ruota. 17 Quando si muovevano, andavano verso una delle loro quattro direzioni e, andando, non si voltavano. 18 Quanto ai loro cerchi, erano alti e imponenti; e i cerchi di tutti e quattro erano pieni di occhi tutt'intorno. 19 Quando gli esseri viventi si muovevano, anche le ruote si muovevano accanto a loro e quando gli esseri viventi si alzavano da terra, si alzavano anche le ruote. 20 Dovunque lo spirito voleva andare, andavano anch'essi, perché là andava lo spirito; le ruote si alzavano con essi, perché lo spirito degli esseri viventi era nelle ruote. 21 Quando essi si muovevano, anche le ruote si muovevano; quando essi si fermavano, anch'esse si fermavano, e quando essi si alzavano da terra, anche le ruote si alzavano con essi, perché lo spirito degli esseri viventi era nelle ruote.

Visione della gloria dell'Eterno

22 Sopra le teste degli esseri viventi c'era la sembianza di un firmamento, simile al colore di un maestoso cristallo, disteso sopra le loro teste. 23 Sotto il firmamento si stendevano diritte le loro ali, l'una verso l'altra; ciascuno ne aveva due che coprivano un lato e due che coprivano l'altro lato del corpo. 24 Quando essi si muovevano, io sentivo il fragore delle loro ali, come il fragore delle grandi acque, come la voce dell'Onnipotente, il rumore di un gran tumulto, come lo strepito di un esercito; quando si fermavano, abbassavano le loro ali. 25 E si udiva un rumore dal di sopra del firmamento che era sopra le loro teste; quando si fermavano, abbassavano le loro ali. 26 Al di sopra del firmamento che stava sopra le loro teste, c'era la sembianza di un trono che sembrava come una pietra di zaffiro e su questa specie di trono, in alto su di esso, stava una figura dalle sembianze di uomo. 27 Da ciò che sembravano i suoi lombi in su vidi pure come il colore di bronzo incandescente che sembrava come fuoco tutt'intorno dentro di esso; e da ciò che sembravano i suoi lombi in giù vidi qualcosa somigliante al fuoco e che emanava tutt'intorno un grande splendore. 28 Com'è l'aspetto dell'arcobaleno nella nuvola in un giorno di pioggia, così era l'aspetto di quello splendore che lo circondava. Questa era un'apparizione dell'immagine della gloria dell'Eterno. Quando la vidi, caddi sulla mia faccia e udii la voce di uno che parlava.

Una navicella spaziale?

Gli studiosi di archeologia spaziale considerano l’icastica descrizione di Ezechiele una delle prove più nitide dei contatti intercorsi tra i terrestri ed esseri provenienti da altri pianeti. Secondo tale supposizione, gli incontri ravvicinati del profeta con gli occupanti di navicelle extraterrestri sarebbero almeno quattro: uno nel 593, due nel 592 e l’ultimo nel 572 a.C. Come altri profeti, Ezechiele avvrebbe ricevuto messaggi e direttive.

Di recente l’esegesi clipeologica del passo è stata rinverdita dal semitista Mauro Biglino che, basandosi su una traduzione letterale del testo biblico, ritiene di riconoscere nel grandioso spettacolo la raffigurazione di un velivolo. Annota lo specialista: “Abbiamo la descrizione di quello che potrebbe essere un vero e proprio incontro ravvicinato con un U.F.O.: una nube tempestosa che proviene da nord, nel mezzo il fuoco dei sistemi di propulsione che ruota su sé stesso, la radiazione luminosa attorno e, al centro, un che di splendente come l’elettro! … Un particolare importante è il disegno della ruota dentro la ruota che ci ricorda molti dischi volanti raffigurati con una cupola che appare proprio come una ruota nel mezzo di una ruota”. (Biglino, 2011) Il suono udito dall’autore biblico è il rombo di un motore.

E’ arcinoto che trent’anni or sono Joseph F. Blumrich, all'epoca ingegnere presso la N.A.S.A., fra i principali progettisti dei modulo di atterraggio lunare LEM, volle dimostrare che l’oggetto dipinto da Ezechiele non era un’astronave, ma smentì sé stesso, allorquando pubblicò quella che riteneva essere la ricostruzione del ‘carro celeste’ visto da Ezechiele. Si trattava di una specie di shuttle, caratterizzato da quattro rotori e da un corpo centrale, sulla cui sommità doveva trovare posto la cabina di comando con il relativo equipaggio. Anche per quanto riguarda "le ruote" del carro celeste che "ruotando, non si giravano", Blumrich giunse ad una sua interpretazione, che in seguito propose con successo in un brevetto. Era tecnologia extraterrestre risalente a 2.500 anni prima, brevettata negli U.S.A. nel 1972! Ezechiele racconta nel suo libro dei ripetuti incontri che ebbe con tale veicolo spaziale ed il suo equipaggio. Per due volte egli venne preso a bordo della nave, per essere portato in un luogo lontano. (J. Fiebag, 1998)

Un'esperienza sciamanica?

Altri studiosi sono proclivi ad interpretare la visione del profeta, richiamandosi alle esperienze sciamaniche: gli animali, i teriantropi (esseri metà uomo e metà animale), le ali, la ruota etc. sarebbero altrettante immagini percepite in uno stato di estasi. Scrive Corrado Penna in una sua ricerca: “Nel libro del profeta Ezechiele, troviamo le tipiche descrizioni visionarie di chi entra in uno stato di trance ovvero di coscienza alterata. Anche le sensazioni uditive sono caratteristiche di quegli stati. […] In effetti il ronzio, fruscio o un altro rumore (in questo caso un fragore prodotto dallo sbattere delle ali di esseri teriantropi) appartiene alle sensazioni che accompagnano chi accede ad una condizione di percezione modificata”. (Penna, 2012).

Un’aurora boreale?

Un’altra ipotesi è stata formulata a proposito della pagina in esame: Robert Schoch opina che la rappresentazione in oggetto sia riconducibile ad una serie di fenomeni causati da una tempesta geomagnetica: un’aurora boreale dai colori cangianti, con tipici drappi e configurazioni dall’aspetto zoomorfo ed antropomorfo. Schoch crede che la visione sia compatibile con uno spettacolo aurorale che, originatosi nel nord, fu osservabile sopra Nippur nel 593 a.C. in un periodo di forte attività solare. Il geologo, insieme con Perratt et al., riconosce in alcune incisioni rupestri di nativi nordamericani e nella scrittura Rongorongo dell’Isola di Pasqua rappresentazioni di forme aurorali. Gli resta da spiegare il rumore abbinato all’”oggetto” di Ezechiele: lo scienziato menziona suoni (fischi, fruscii, sibili) che talora si odono in concomitanza di fenomeni boreali. La causa di tali suoni è incerta: potrebbero essere dovuti all’aumento ed allo scarico dell’elettricità statica in prossimità del suolo o ad una trasduzione elettrofonica legata ad una frequenza molto bassa (VLF) di onde radio associate all’aurora. Ci sembra una lettura forzata, sebbene l'autore sia spesso molto acuto. (Schoch, 2012)

Qualche nota conclusiva

Per concludere questa carrellata, ricorderemo che l’iconografia della visione di Ezechiele si presta pure ad un’esegesi emblematica. Gli animali tratteggiati dal profeta, oltre ad adombrare presumibilmente valenze astrologiche ed astronomiche (ere zodiacali, precessione degli equinozi…), anticipano i simboli dei quattro evangelisti, spaziando fino all’orizzonte esoterico di tali segni. L’uomo è Matteo; il leone è Marco; il bue è Luca; l’aquila è Giovanni.

E’ evidente che è difficile pronunciarsi in modo definitivo ed apodittico sull’epifania di Ezechiele, non solo per il linguaggio metaforico, ma soprattutto per via delle stratificazioni testuali. Sono necessari altri studi di tipo interdisciplinare per tentare di chiarire la questione. Non dimentichiamo infine che un’analisi plausibile richiede una conoscenza accurata della lingua originale, ma è dottrina che è privilegio di pochi semitisti. Costoro, tra cui il Professor Biglino, ammettono, però, che resta sembra un quid irriducibile, refrattario ad una traslazione immune da perdita di significati primigeni. Questo “rumore”, che interferisce con ogni attività di transcodificazione, è ancora più forte nel caso si debbano rendere idiomi antichi e complessi quali l’ebraico e l’aramaico. Dunque tutte le traduzioni sono approssimazioni, se non più o meno deliberati travisamenti.

A proposito di contraffazioni, si pensi, a titolo di esempio, a come è tradotto Matteo 11: 12.

“Dai giorni di Giovanni il Battista fino a ora, il regno dei cieli è preso a forza e i violenti se ne impadroniscono”. (C.E.I.)

“Dai giorni di Giovanni il Battista fino ad ora, il regno dei cieli soffre violenza e i violenti se ne impadroniscono”. (Nuova Diodati)

“E dai giorni di Giovanni Battista fino ad ora, il regno dei cieli subisce violenza e i violenti lo rapiscono”. (Riveduta)

“Ora, da' giorni di Giovanni Battista infino ad ora, il regno de'cieli è sforzato ed i violenti lo rapiscono”. (Diodati)

Nessuna versione è aderente all’archetipo greco(?)in cui è scritto: “Dai giorni di Giovanni il Battista fino ad ora, il regno dei cieli è dei violenti (nel senso di appartiene loro) ed i violenti se ne impadroniscono”.

Tuesday, September 18, 2012

Zeit und Geist (terza ed ultima parte)

http://zret.blogspot.co.uk/2012/09/zeit-und-geist-terza-ed-ultima-parte.html

Zeit und Geist (terza ed ultima parte)

Leggi qui la seconda parte.

Fuori dal tunnel

Ha probabilmente ragione Rick Strassman, autore di “DMT, the Spirit molecule”, quando asserisce: “Non c’è nulla nei regni dello spirito che sia intrinsecamente buono. Ci sono certamente forze spirituali oscure.” (Hancock, Sciamani, p. 652). Queste forze spirituali oscure possono cambiare nome (Arconti nel Quarto vangelo e nella Gnosi, Principati e Potestà in Shaul, Asura nella tradizione mazdea, demoni in quella cristiana, ginn nell’Islam, alieni ostili nell’ufologia etc.), ma sono dissimili denominazioni e differenti parvenze dietro cui si celano presumibilmente le stesse entità predatrici. I contesti culturali modellano le percezioni di una realtà che è occultata dai fenomeni.

Ci si chiedeva: che cosa cercano queste creature? Sembra siano particolarmente interessate al genoma umano: il D.N.A. silente, stando alle ipotesi di alcuni ricercatori, è una sorta di archivio in cui sono contenute informazioni ancestrali. Non sappiamo quali siano le informazioni né chi le abbia introdotte: a tutt’oggi il D.N.A. silente (il 90 per cento circa del codice) è un enigma. E’ assodato che non è funzionale alla sintesi proteica cui presiede il 10 per cento circa della macromolecola. Potrebbero gli Altri essere al corrente che il genoma “non attivo” è un ponte verso dimensioni iperfisiche, uno strumento utile per varcare la soglia della sfera empirica ed astrale? Qui entra in gioco la Bioingegneria, considerata come il tentativo di manipolare il D.N.A. con lo scopo di carpirne un segreto che riguarda la continuazione della vita o l’accesso a regioni off limits…

“L’oceano del soprannaturale – osserva Graham Hancock – è vasto ed infido. Non è possibile navigarvi senza mappe. Ovunque sia possibile, si dovranno cercare punti di riferimento da cui dedurre le proprie coordinate”. E’ così: questo oceano immenso circonda la piccola isola che è la vita terrena. Acquisire un’ottica spirituale significa non solo interrogarsi sulla natura dell’iperuranio, ma pure provare a comprendere quale possa essere la via d’uscita. E’ necessario costruire la zattera che ci consenta di affrontare le insidie del mare incognito per approdare indenni nel continente dell’eternità. E’ dunque, nel senso più profondo, una questione di coscienza.

Qual è la via della liberazione che, come è consigliato da molti saggi, deve essere individuata durante la breve e tormentosa esistenza terrena? Per nascere, bisogna morire: gli antichi riti misterici insegnavano che l’adepto doveva morire alla sua vecchia vita, spogliarsi dell’involucro grossolano e delle illusioni, se intendeva entrare nel mondo vero, uscendo dal carcere del tempo. La meditazione, le pratiche ascetiche, in primis il digiuno, particolari danze, l’assunzione di sostanze psicoattive… sono sempre state reputate i percorsi privilegiati. Eppure non siamo sicuri siano sufficienti né è certo che la morte del corpo combaci, ipso facto, con l’emancipazione. Lunghe, sinistre ombre si proiettano sulle plaghe oltre il sipario che chiamiamo “realtà”…

Nota di bibliografia ragionata.

L’idea per questo articolo è scaturita specialmente dal corposo ed eccellente testo di Graham Hancock, “Sciamani”, Milano, 2006, passim. A questo titolo rinviamo per ogni approfondimento e per le fonti dirette, libri di paleontologia, antropologia, storia delle religioni, botanica, chimica ed ufologia. Sono stati anche compulsati gli articoli di Nigel Kerner, uno dei pochi ufologi che correla le interferenze aliene alle concezioni ed agli “avvertimenti” della Gnosi antica, incluso il Quarto vangelo. E’ uno studioso il cui approccio sentiamo, soprattutto per questo motivo, congeniale. Circa gli abitanti del mondo astrale, abbiamo consultato Carlo Splendore, “L’uomo e l’aldilà”. Il cross over tra xenologia e tradizioni esoterico-sciamaniche è il tema saliente del saggio scritto da Enrica Perrucchietti, “Il fattore Oz”.

Monday, September 3, 2012

Zeit und Geist (seconda parte)

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Zeit und Geist (seconda parte)

Leggi qui la prima parte.

Nel tunnel

E’ celebre il quadro di Hyeronimous Bosch, “Ascesa all’Empireo”. Nella tavola sono dipinte delle anime che, accompagnare da coppie di angeli, vengono condotte verso un tunnel con in fondo una luce intensa, quella del Paradiso. Le anime sono genuflesse presso l’imboccatura. In fondo al cunicolo le aspetta un personaggio, forse un angelo o S. Pietro.

Un’immagine simile, pur in un contesto differente, è evocata da Dante in "Inferno" XXXIV, vv. 132-138.

Lo duca e io per quel cammino ascoso
intrammo a ritornar nel chiaro mondo;
e sanza cura aver d'alcun riposo,

salimmo su, el primo e io secondo,
tanto ch'i' vidi de le cose belle
che porta 'l ciel, per un pertugio tondo.

E quindi uscimmo a riveder le stelle.
[1]

Non mancano reminiscenze di gallerie all’interno di resoconti relativi a presunti sequestri. “Il momento più suggestivo dell’abduction di Sandy Larson consistette nella ‘visione’ della terra nello spazio attraverso l’estremità di un tunnel luminoso” (T. Bullard, Abductions: the measure of a mystery, vol I, p.115).

Un’altra sequestrata, Nona, racconta: “Mi trovo avvolta dal raggio di luce. Sto salendo e c’è un buco sopra di me ed è scuro, ma circondato dalla luce. E’ come una luce azzurra… un raggio di luce azzurra che arriva fino a terra e poi è stato come attraversare un tunnel. (J. Mack, Passport to the Cosmos, p.73-74).

La percezione del tunnel è peculiare dei vissuti psichedelici: i soggetti che entrano nei livelli di trance più profonda sperimentano la sensazione di essere calati in un vortice o in imbuto o in tunnel pieno d’acqua corrente e di sprofondare sotto terra. Molti soggetti sottoposti a test di laboratorio raccontano di aver sperimentato un vortice o una galleria rotante che sembrava circondarli. (J. D. Lewis-Williams, T. A. Dowson, The signs of all times, Current antrhopology, vol. 29, n. 2, p. 204).

Gli sciamani samoiedi del gruppo Taudi si riferiscono a cunicoli in cui essi si calano e che conducono a fiumi sotterranei; gli Inuit affermano che la via per il mondo subacqueo passa per il mare e percorrerla è come cadere scivolando attraverso un tubo (Ramussen, p. 124).

Da questa breve carrellata si arguisce che l’immagine della galleria è trasversale a vari àmbiti disparati tra loro. Potrebbe essere intesa come un archetipo: ciò spiegherebbe la sua ricorrenza. Sennonché non sappiamo veramente quale sia l’origine dei modelli ancestrali e dove siano situati: collocarli nell’inconscio collettivo significa solo “risolvere” la questione con un’altra questione. Un altro interrogativo riguarda il ruolo del cervello a proposito di tali esperienze: l’encefalo produce le rappresentazioni allucinatorie o le capta, sintonizzandosi su realtà esterne non percettibili nello stato di coscienza ordinario? Ossia la mente, in particolari condizioni, produce creature - spesso teriantropi - e luoghi fantastici o si sintonizza su frequenze normalmente invisibili, un po’ come un apparecchio radiofonico riceve varie stazioni, cambiando la sintonia? E’ arduo rispondere, soprattutto perché non sappiamo con certezza né se si trovi un mondo là fuori né quale sia il confine tra interno ed esterno. Tuttavia, collocando tra parentesi problemi squisitamente filosofici, saremmo tentati di ipotizzare che davvero esistano dei regni spirituali i cui abitanti cercano qualcosa dagli uomini… Sì, ma che cosa?

[1] Anche la "Commedia" dantesca è una grandiosa avventura sciamanica? Qualcuno l'ha congetturato...

Monday, August 27, 2012

Zeit und Geist (prima parte)

http://zret.blogspot.co.uk/2012/08/zeit-und-geist-prima-parte.html

Zeit und Geist (prima parte)

Saturday, August 11, 2012

Ostrega!


http://freeanimals-freeanimals.blogspot.it/2012/08/ostrega.html

Ostrega!



Le persone di fede dovrebbero essere contente perché “apocalisse” significa “rivelazione” e se nuova luce sul nostro passato viene fatta grazie a liberi pensatori come Mauro Biglino, che per nostra fortuna non vengono più messi al rogo, può voler dire che stiamo vivendo gli ultimi tempi prefigurati da Giovanni nell’isola di Patmos, nonché da altri profeti più antichi di lui. Tutto acquista un senso, anche la stregoneria.
Non solo veniamo a sapere come probabilmente sono andate le cose riguardo alla creazione dell’uomo, ma anche si ristabilisce un po’ di verità nei confronti di personaggi demonizzati come Satana e Lucifero e si rende un po’ di giustizia al milione di zitelle, levatrici ed erboriste assassinate dall’Inquisizione cattolica nel Seicento, chiamato, proprio per questo, il secolo delle streghe.





Ho avuto il piacere di conoscere Morena Menzani, bolognese, classe 1968, anni fa, durante alcune manifestazioni animaliste e l’ho ritrovata 

recentemente su Facebook in una per me nuova veste, quella di strega moderna. Ecco la sua testimonianza.

Domanda d’obbligo. Come hai scoperto di essere una strega?
Voglio precisare che io sono strega da sempre. Mia nonna paterna, che abitava un piccolo paese emiliano, Tolè, era una strega. Mi iniziò all'arte dei tarocchi e m’insegnò semplici rituali di magia simpatica, cioè quella magia che usa erbe, colori, odori, giorni e ore che hanno risonanza fra loro e vibrano sulla stessa onda.
Era una donna fantastica che aveva un rapporto col Divino alla pari.
Quando chiedeva un favore ad un santo, lei spesso si rivolgeva a Sant’Antonio, prendeva la statuetta che lo rappresentava e la seppelliva a testa in giù, intimandogli di darle ciò che chiedeva e fino a che il Santo non esaudiva i suoi desideri non veniva riportato alla luce.
La nonna Andrica - così la chiamavano - e con lei i vecchi che, quand’ero bambina, abitavano il paese, era l'ultimo confine tra il paganesimo e il cattolicesimo.

Una donna forte, che ebbe la prima figlia da uno sconosciuto, di cui non rivelò mai il nome, alla quale diede il proprio cognome. Ti parlo di una donna che morì a 98 anni, quando io ne avevo 15.

Lei ruppe le regole e sconvolse il paese quando maledì il parroco, che voleva impedirle di riconoscere la figlia  “avuta dal peccato”.
In questo, per me, lei era una strega. Era una donna libera.
Quando capì che io ero una fanciulla sensibile (le confidai che sentivo le voci degli alberi e degli animali), mi tranquillizzò dicendomi che tutti parlano se sappiamo ascoltarli e che il cuore, proprio come il volto, ha una bocca, due occhi ed un naso, e che quindi si può parlare, vedere e ascoltare col cuore.
Ecco cosa significa essere strega, per me.
Ultimamente in Gran Bretagna la Wicca sta tornando di moda. La stessa cosa non si può dire dell’Italia. Nel tuo caso, il tuo considerarti una strega è un semplice vezzo o segui anche pratiche e rituali precisi?

Non so se la Wicca stia tornado di moda e non so dove, se più in Italia che in Gran Bretagna. Quello che so per certo è che la stregoneria, il paganesimo, non c’entrano nulla con la Wicca, che è una filosofia/religione relativamente giovane. Io sono una strega perchè sono una donna libera, ho l'anima di una lupa, non sono domabile, c'è chi è riuscito ad addomesticarmi, ma solo col mio consenso. Sono una strega perchè, sento le voci degli animali e del tutto che mi circonda e perchè al tutto, grazie a semplici, pacifici rituali mi collego. Possiamo crederci o no, ma gli Spiriti della natura esistono, basta saperli ascoltare. Sono una strega perché lotterò affinché il Femminino Sacro torni ad unirsi al Divino, che i padri castrarono tanto tempo fa cancellando la vagina dalla creazione, attribuendo ad un dio maschio, collerico e misogino tutto il mistero della vita.


Il tuo abbigliamento prevalentemente nero e soprattutto le tue idee ti hanno creato qualche difficoltà in famiglia e nell'ambiente di lavoro?


Il mio abbigliamento, prevalentemente scuro, non ha nulla a che fare con il mio rapporto con il divino. Io vesto di nero perchè lo trovo un colore meraviglioso, perchè slancia, ma non c’entra assolutamente col mio essere strega. Ho amiche streghe che amano vestirsi con colori chiari ed in modo molto “normale”, tipo jeans e maglietta, ma non sono meno streghe di me. Per quanto riguarda le mie idee antimonoteiste ed anticlericali, beh, sì, mi hanno creato difficoltà, non meno delle mie idee animaliste. Voglio dire che in società, così come nelle famiglie, il “diverso” fa sempre fatica ad “esistere” e resistere.

Entriamo nel merito. Si sta facendo strada fra le persone colte che Satana e Lucifero sono stati diffamati dai padri della Chiesa. Nel primo caso si tratta di un titolo e non di un’entità specifica, mentre nel secondo addirittura del pianeta Venere. Cosa sai delle mistificazioni compiute su questi due concetti?

Guarda, fin da bambina ho avuto la netta sensazione che il prete, a catechismo, non la raccontava giusta. Tanto che, se pur piccola, lo contestavo spesso. Quando parlava dell'agnello come simbolo sacrificale, poi, non riuscivo a reggerlo e ci litigavo...ed ero una bambina.

Una bambina ma con un’anima antica!

Credo profondamente che Satana, che in aramaico significa “avversario”, sia lo sconfitto su cui i vincitori hanno gettato tutte le colpe. Lucifero è L'ANGELO CHE PORTA LA LUCE, Venere, appunto, detta anche Lucifera, quindi il femminino sacro, da piegare, negativizzare, colpevolizzare, per dare spazio ad un dio fallocratico, maschilista, specista e nazista, il dio dei padri (maschi), appunto.
Se mi chiedi la differenza di ruoli tra i due, non la so. Non credo in Satana o in Lucifero nel modo cattolico, per me sono dei e basta.
Lucifero, per me è Lucifera, il femminino Sacro, come ti ho spiegato prima e Satana è semplicemente il Dio cornuto, Pan, simbolo di sessualità e animalità, nei sensi più alti del termine. Dovremmo fare pace con questa figura antropomorfa, confine tra l'umano e l'animale, per fare pace con l'animalità che è in noi e quindi con tutti gli altri animali. Avremmo, a mio avviso, un migliore rapporto anche con la sessualità, che è un dono splendido della Divina Madre e del Dio cornuto.
Per esempio, Pazuzu, demone “protagonista” del libro, divenuto film celeberrimo, “L'esorcista”, non è altro che un Dio pre-monoteista. E’ il Dio che veniva invocato per proteggersi dalle malattie.
Con l'avvento delle religioni monoteiste questi splendidi Dei antropomorfi vennero demonizzati, appunto, e a loro fu attribuito ogni male.
Screditare il nemico è il gioco dei vincitori, si sa.
Poi questi Dei hanno la “sfortuna” di non essere rappresentati come bei maschi biondi con gli occhi azzurri. Sono brutti, secondo i canoni estetici comuni, e chi è brutto per forza deve essere anche cattivo! Hai mai letto o visto un film - parlo di prodotti commerciali che devono piacere alla massa - dove i protagonisti principali sono sgradevoli alla vista? Le religioni vincenti hanno fatto scuola...

Efialte, il traditore di Leonida, nel film “300”, viene raffigurato come un gobbo perfido e deforme.
Evidentemente,  alla Chiesa serviva istituire un personaggio malvagio da contrapporre a Dio, così da minacciare il popolo con uno spauracchio temibile. Sei d’accordo con questa tesi?

Sì, penso che la Chiesa abbia “individuato” il cattivo per fare paura con lo spauracchio dell'inferno ma anche per inventare il concetto di peccato, di ciò che è male e bene, secondo i loro criteri.
Essere liberi sessualmente era ed è tuttora peccato, sopratutto per noi donne. Distruggere Madre Terra, ammazzare gli animali è ammesso, anzi il loro dio è a immagine e somiglianza di un uomo, maschio, bianco, stravecchio (il nostro parlamento è pieno di uomini che hanno queste caratteristiche, io mi chiederei il perchè). A noi donne hanno da poco tempo riconosciuto un'anima e all'interno delle gerarchie ecclesiastiche non abbiamo alcun ruolo (nel paganesimo, da sempre, esistono le Sacerdotesse, che sono alla pari dei Sacerdoti).
Voglio dire, loro hanno detto ciò che è bene e ciò che è male, l'hanno inculcato sotto la minaccia della dannazione eterna. E intanto appoggiavano e appoggiano poteri crudeli, iniqui. Sono i maggiori azionisti del mondo nell'industria bellica. Insomma, sono rimasti coloro che in nome di Dio e del loro concetto di “giusto” torturano, massacrano, uccidono.


La Chiesa però non è l’unica responsabile di queste manipolazioni scritturali. Anche gli gnostici hanno fatto la loro parte nel momento in cui si sono messi a parteggiare per Lucifero, identificato nel serpente tentatore, come se questi avesse voluto che l’umanità acquisisse quella conoscenza che Dio voleva negarci. Conosci la Gnosi? Hai letto qualche libro di Mauro Biglino?


Autodenuncio la mia ignoranza in merito. Non conosco molto la Gnosi e per niente Mauro Biglino.
Mah! Il simbolo del serpente, come portatore della conoscenza che Dio avrebbe voluto negarci, sinceramente non mi dispiace affatto, però, sì, hai ragione, sia chi è contro, sia chi è a favore da’ energia e quindi alimenta una religione che di Umano e Divino ha molto poco, a mio avviso. Io sono Pagana, infatti.


Se dovessi esprimere un giudizio sulla Bibbia, cosa ti verrebbe in mente?


Uno dei libri più sadici, atroci, repressivi che siano mai stati pensati e scritti. Un dio dittatore, iniquo, vanaglorioso, che condanna, che tortura, che reprime e che premia solo chi gli è ubbidiente e servile...che schifo!
Al potere ha sempre fatto comodo la rappresentazione di un dio così. La gente doveva abituarsi alla genuflessione, all'ubbidienza, all'essere schiava di qualcuno di “superiore”!


Conosci le teorie di Zecharia Sitchin in merito agli Anunnaki, che sarebbero i nostri veri creatori e ti sei fatta un’idea di chi fossero i Nephilim di cui parla la Genesi?


No, non conosco le teorie di Sitchin, né mi sono fatta un'idea sui Nephilim, però sono una persona curiosa e m’informerò sulle teorie di Sitchin. Per quanto riguarda i Nephilim, so che per alcune teorie, legate alla stregoneria, sono coloro che insegnarono la magia agli uomini e che erano figli di umani e demoni. Di più non so.
Io sono una strega istintiva, sento il legame col tutto e che la realtà, così come la raccontano, non è reale. Il resto è pura cultura e teoria. Mi piace, sapere mi rende libera, ma ahimè, non conosco tutto, anzi, molto poco.


Tornando ai tempi moderni, pare che i satanisti compiano sacrifici animali e talvolta anche umani. Tu, in quanto animalista, cosa pensi di
quei ricchi e annoiati individui che si divertono a sgozzare montoni di notte in luoghi appartati?


Di quei ricchi e annoiati individui che sgozzano montoni di notte, in luoghi appartati, penso quello che penso dei cattolici che sgozzano l'agnello a Pasqua o, peggio ancora, pagano chi lo faccia per loro, credendo che questo li pulisca dai peccati.
Penso la stessa cosa anche dei musulmani o degli ebrei, che ammazzano l'animale cosciente per rispettare il volere di Dio e cioè che sono dei bigotti dall'anima cieca, lontani dal Divino anni luce e che così facendo nutrono energie basse, assetate di dolore e sangue.
Si possono compiere riti senza uccidere e ci si può avvicinare al Divino senza macchiarsi di sangue.
Non m’interessa nutrire l'energia del dolore. Io ho scelto di percorrere altre strade per arrivare al cuore della Madre di tutti.
Per quanto riguarda i sacrifici umani, non mi sembrano più immorali di quelli animali.

Delle Bestie di Satana si sta occupando l’avvocato Paolo Franceschetti, il quale afferma che i ragazzi al momento all’ergastolo siano stati incastrati e che i veri responsabili siano persone altolocate che commettono delitti godendo della totale impunità. Ti sembra verosimile una tale ipotesi?

Non so. Penso che tutto sia possibile.


Si parla molto del 2012 e ci sono parecchie aspettative circa un possibile cambiamento sociale. Ci sono gli ottimisti che prefigurano un salto vibrazionale e di coscienza, che dovrebbe migliorare anche le condizioni di vita degli animali, e ci sono i pessimisti che prevedono un’ecatombe di qualche miliardo di persone e un successivo nuovo governo unico mondiale. Tu in quale gruppo  ti collochi, tra gli ottimisti o i pessimisti?

Guarda, visto come va l'umanità e di quanto dolore sia stracolma la Terra, io vorrei l'estinzione di noi umani, io per prima. Sentire a livello sottile è terribile, senti fisicamente la sofferenza e l'urlo di dolore di tutti i viventi e a volte vorresti non esistere.
Sì, questo lo sento anch’io, pur non essendo uno stregone.

Però penso e credo che non succederà proprio nulla. Tutto, ahimè, continuerà come sempre, la (dis)umanità continuerà a vivere nella sua presunzione di superiorità e il dio violento, iniquo, misogino e specista continuerà a regnare indisturbato. L'era della Grande Madre e del Dio cornuto è lontana, l'era in cui il maschile e il femminile saranno Sacri e diventeranno UNO, come noi diverremo UNO con l'intero Creato, è terribilmente lontana.

Un abbraccio e un sincero grazie a Morena, strega animalista.
 
 

Sunday, June 3, 2012

Il fattore Oz


http://zret.blogspot.com/2012/06/il-fattore-oz.html

Il fattore Oz

Il fattore Oz, Alieni, sciamanesimo, multidimensionalità” è la nuova fatica di Enrica Perrucchietti, nota per il suo pamphlet, “L’altra faccia di Obama”. Il saggio dell’autrice cerca di contemperare le teorie scientifiche più recenti (sia evidenziato: tra loro in una certa misura incompatibili) con il pensiero della Tradizione sciamanica ed esoterica.[1] Sono dunque valorizzate le interpretazioni parafisiche in tema di contatti con gli Altri, nel solco dell’ufologia soft che affonda le radici nelle concezioni dei suoi corifei, Jacques Vallée e John Keel. La lettura del libro è appassionante e soprattutto spinge ad approfondire per mezzo della corposa bibliografia, sebbene più che fornire delle risposte, ribadisca gli interrogativi di sempre.

La rassegna di differenti indirizzi filosofici e scientifici (ma la scienza è solo una delle tante correnti filosofiche) ci conferma che siamo quanto mai lontani non solo dalla Teoria del tutto, da un’unificazione dei molteplici modelli interpretativi del mondo. Non solo, anche se si decide di circoscrivere l’ambito della ricerca al tema delle abductions, ci si impiglia in una rete di contraddizioni, sia pur feconde, tali da impedire di delineare un quadro coerente.

Ormai siamo abituati a maneggiare termini come “materia”, “energia”, “spazio”, “tempo”, “etere”, “coscienza”, persino “akasha”, “entanglement”, “non località”, “ipercomunicazione” etc., ma dobbiamo ammetterlo: se non sappiamo che cosa sia veramente la materia-energia, ancora più disarmati siamo di fronte allo Spirito. Che cos’è la Mente? Che cosa sono gli archetipi? Sono reali? Qual è la vera natura, qual è lo statuto della cosiddetta “realtà”?

Sembra comunque – il saggio della Perrucchietti ne è un’indiretta conferma – che non si possa rinunciare ad una forma di dualismo, distinguendo tra una dimensione non ilica da cui, in modo inesplicabile, è generato l’universo – lo si intenda pure come proiezione olografica. Merito del testo è sottolineare come gli uomini (non tutti!) non siano esseri confinati in un involucro caduco, ma scintille di una luce infinita: le vie per riscoprire la propria natura divina sono additate, anche se è arduo infrangere le barriere.

Lascia, invece, un po’ perplessi come in un titolo costruito sulle relazioni con l’invisibile, sia così esiguo lo spazio dedicato alla dominazione dell’umanità. Il cenno alle concezioni gnostiche circa gli Arconti avrebbe potuto costituire l’abbrivo per un’analisi metastorica, in cui il dipanarsi degli eventi è visto come riflesso di una millenaria ed occulta macchinazione. La tendenza a liquidare l’ufologia hard, quella “viti e bulloni”, trascina con sé il rischio di ridimensionare le implicazioni tecnologiche che si conclamano nelle attività di geoingnerizzazione del pianeta e nei deliri del Transumanesimo. Dubitiamo che esseri incorporei siano così condizionati ed ossessionati dalla tecnica. Si potrebbe cercare un modo per armonizzare l’ipotesi multidimensionale con quella interstellare. Perciò, pur condannando il culto di dèi che dei non sono, non escluderemmo in toto le spiegazioni di Biglino et al.

Sono ricostruzioni che si potrebbero applicare ad una parte sola dell’umanità e… delle Potenze.

[1] Di passaggio si osserva che le varie teorie (la fisica quantistica, la teoria delle stringhe, il sistema dei molti mondi, il modello olografico etc.) non riescono a spiegare – forse è tema che non suscita interesse - il mysterium iniquitatis. Il male resta così una specie di ospite ignorato. 






2 commenti:

  1. Caro Zret, hai ben individuato i limiti - ma chi non ne ha - delle tesi della giornalista Perrucchietti. Da qualche anno a questa parte, vengono pubblicati libri siffatti, dove troviamo un mix di livelli interpretativi sulla realtà, anzi sulla Realtà. Credo ci sia un errore di fondo che pochi evitano. Errore dovuto a scarsa dottrina e limitato buon senso. Da Vittorio Marchi a Braden fino a Lipton: la commistione di livelli, è l'errore decisivo. La confusione dei piani, umano extraterrestre ultraterrestre psichico fisico parafisico quantistico trascendentale mitico spirituale, fa sì che cada ogni possibilità di leggere la Realtà nelle sue cause e nei sue fenomeni. Tutto si mischia e quel che emerge è un surrogato gnostico che dovrebbe, senza riuscirci, interpretare l'uomo e il mondo. Il teilhardismo è un male NON necessario, l'alto e il basso, il micro e macrocosmo, sono collegati ma non sono equivalenti. C'è un'inversione di fondo, la limitazione dell'uomo di vedere l'universo nella sua reale espressione, un velo cognitivo non gli permette di percepire, sentire la forma, lo schema simbolico e l'energia della manifestazione.
    Che alcune esoforme siano extraterrestri, ossia abitanti di altri pianeti, non esclude che ve ne siano altre provenienti da piani sottili, forse folletti elfi coboldi di Magonia. Gli elementali del magismo rinascimentale, operano indisturbati sul nostro piano di realtà da sempre, e possono benissimo esser scambiati per alieni. I grigi, esoforme prive di anima - ecco perché grigi di colore - anch'essi son presi per creature extraterrestri, in realtà sono automi mascherati da esseri. ma l'elenco è sconfinato, quasi.

    Le teorie del Tutto, rimangono teorie più o meno ben formulate, quello che manca è una dottrina sapienzale che dia dei parametri, o meglio, dei dati tradizionali che non sono per questo obsoleti.
    Ritorniamo a Platone.
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  2. Leggiamo Platone, indaghiamo, esaminiamo pure questo mistero dell'universo, immaginiamo altri mondi, abbandoniamoci alla fantasia, consoliamoci così, ma pensiamo anche che non abbiamo ancora imparato a vivere.
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