L'immensa sputtanata a Zelig

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Scopo del Blog

Raccolgo il suggerimento e metto qui ben visibile lo scopo di questo blog.

Questo e' un blog satirico ed e' una presa in giro dei vari complottisti (sciacomicari, undicisettembrini, pseudoscienziati e fuori di testa in genere che parlano di 2012, nuovo ordine mondiale e cavolate simili). Qui trovate (pochi) post originali e (molti) post ricopiati pari pari dai complottisti al fine di permettere liberamente quei commenti che loro in genere censurano.

Tutto quello che scrivo qui e' a titolo personale e in nessun modo legato o imputabile all'azienda per cui lavoro.

Ciao e grazie della visita.

Il contenuto di questo blog non viene piu' aggiornato regolarmente. Per le ultime notizie potete andare su:

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Friday, October 29, 2010

Antiche tecnologie

http://neovitruvian.wordpress.com/2010/10/28/antiche-tecnologie/

Antiche tecnologie

Posted: 28 ottobre 2010 by neovitruvian

IL MECCANISMO DI ANTIKYTHERA

Il meccanismo di Antikythera è attualmente in mostra al Museo ellenico di Atene, in Grecia.

Questo notevole dispositivo meccanico che viene spesso descritto come il primo computer analogico al mondo è stato recuperato dai sub a largo delle coste di Antikythera nel 1900. Gli scienziati sono tutti d’accordo nel datarlo nel 2 secolo avanti cristo, il che lo rende vecchio più di 2000 anni. Si compone di un sistema complesso di quadranti, ingranaggi e ruote dentate che hanno una precisione straordinaria. Gli esperti concordano sul fatto che esso rappresenta uno standard di produzione che non si sarebbe visto fino alla nascita dei primi orologi complessi nel 18 ° secolo. Dopo decenni di ricerca il pensiero corrente è che il meccanismo sia stato utilizzato come un calcolatore astronomico per prevedere e misurare il movimento dei pianeti in relazione al Sole, la Terra e la Luna.

Per decenni dopo la sua scoperta originale, l’importanza della sua scoperta è stata sottovalutata, fino a quando gli archeologi e gli scienziati moderni hanno cominciato ad apprezzare il significato di tale precoce sofisticazione meccanica. Da allora è stato più volte passato ai raggi x e analizzato con l’uso di apparecchiature sempre più avanzate. Si sono costituiti gruppi di lavoro con l’obiettivo di scoprire i segreti del meccanismo. La sua esistenza ha messo in discussione molte idee preconcette che riguardavano la capacità tecnologica delle antiche civiltà.

LE INCISIONI DI ABYDOS

Le incisioni di Abydos mostrano un elicottero e altri veicoli futuristici
E’ situato nel Tempio di Seti I – Abydos, Egitto

Situata a circa 450 chilometri a sud del Cairo in Egitto vi è l’antichissima città-complesso di Abydos. Ritenuta da molti uno dei più importanti siti storici relativi all’antico Egitto è anche la locazione di una serie di incisioni che hanno causato gravi controversie tra gli archeologi e gli storici. All’interno del Tempio di Seti 1 ° (Seti I) si può trovare, nella sala ipostila più esterna, una serie di sculture che assomigliano molto ad elicotteri e ad astronavi futuristiche. L’elicottero è particolarmente riconoscibile e questo ha portato gli studiosi a discutere il perchè della sua esistenza. Naturalmente, ogni appassionato di UFO o credente in una civiltà antica tecnologicamente avanzata, come Atlantide, ritrova in queste immagini prove delle sue teorie.

Allo stesso modo, ogni egittologo (che segue la corrente di pensiero ufficiale) ha cercato di dare una spiegazione (abbastanza fumosa) di tutto ciò: Vecchi geroglifici intonacati per scolpircene nuovi, quando l’intonaco è crollato le immagini vecchie si sono fuse a quelle nuove creando queste “coincidenze”. Questa è stata la linea ufficiale per il “debunking” delle Macchine Abydos. Sono stati prodotti molti grafici complessi per spiegare cosa sia accaduto.

Recentemente ci sono state delle critiche molto intelligenti contro la teoria ufficiale. La prima è che l’edificio è molto importante e l’uso del gesso sarebbe stato anomalo. Gli egiziani invece, avrebbero usato uno stucco speciale di arenaria di cui erano molto esperti nella lavorazione e soprattutto era molto più resistente. La teoria della re-incisione è stata valutata cercando di riprodurre materialmente ma è risultato impossibile. Infine, alcuni ricercatori ritengono che il layout degli elementi ha un rapporto forte e preciso con il concetto di sezione aurea. Il loro punto diventa molto interessante quando sostengono che sia impossibile che il rapporto aureo si mantenga anche dopo la re incisione. In entrambi i casi ce ne è da discutere e il dibattito continuerà. Che gli egiziani avessero costruito magie tecnologiche o avessero cercato di riprodurre cose che non riuscivano a spiegare? Forse il tempo ce lo dirà.

LE LAMPADE DI DENDERA

Uno dei rilievi raffiguranti le lampade di Dendera.
Scoperto nel Tempio di Hathor, Dendera, in Egitto.

Ci sono tre rilievi in pietra (incisioni), che si possono vedere nel Tempio di Hathor nel complesso archeologico di Dendera che si trova sulle rive del Nilo, a circa 300 miglia a sud del Cairo, in Egitto. Alcuni ricercatori sostengono che queste immagini ritraggono una antica forma di tecnologia o sistema elettrico di illuminazione. Gli egittologi che sostengono la tesi ufficiale contestano fortemente il fatto che ci possa essere qualcosa di strano nelle incisioni e continuano a sostenere che si tratti solo di mitologia egiziana e più in dettaglio della nascita mitologica del serpente da un fiore di loto. Tuttavia, uno sguardo da vicino all’immagine solleva alcuni punti interessanti e delle domande. Il fiore di loto è facilmente riconoscibile, ma la trave (o bulbo) è insolito. La radice del loto è insolitamente a forma di cavo e sembra connettersi a un dispositivo che assomiglia all’antica batteria di Baghdad (Che si riprenderà più avanti). Il pilastro ha un aspetto molto simile ad un isolante elettrico moderno tipico delle moderne linee elettriche e da questo dispositivo due braccia sostengono il bulbo/fascio. Il serpente è una rappresentazione del potere e dell’energia e abbandona il loto in maniera molto simile a dei filamenti allungati associati alla illuminazione industriale. I debunkers, sostengono che se fosse veramente un sistema di illuminazione dovremo averne una controparte reale. In effetti oggetti come le lampade scolpite non sono mai state trovate. Questo però, è un argomento fallace. Non è detto che un’oggetto perchè non ritrovato non sia mai esistito.

LA GLORIFICAZIONE DELL’EUCARESTIA

Glorificazione dell’Eucaristia di Ventura Salimbeni, 1.599 dC, raffigurante tecnologia antica. Situato nella Chiesa di San Pietro, Montalcino, Italia

Situati nella chiesa, di San Pietro a Montalcino, in Italia, vi sono tre splendide opere d’arte. Quella che si trova immediatamente dietro l’altare è chiamata la Glorificazione dell’Eucaristia e fu dipinta poco prima del 1600 dC ad opera del bravissimo artista Ventura Salimbeni. Ciò che rende questo dipinto sia raro che insolito è il punto focale che include un dispositivo meccanico che ricorda molto un satellite o un drone di osservazione. Anche se questo particolare è stato classificato come un globo di creazione ci sono alcuni punti che vale la pena notare che confutano questa tesi. Il dispositivo ha chiaramente una antenna telescopica, quello che sembra essere un obiettivo, così come un riflettore.

Secondo alcuni l’obiettivo è una rappresentazione della luna e la luce è una rappresentazione del sole. Se fosse questo il caso, allora la luna sarebbe in fase crescente e il Sole sarebbe rappresentato in proporzione più piccolo di quanto dovrebbe essere. Inoltre, le antenne sono chiaramente fissate al globo con dispositivi simili a dei gommini. Il globo mostra anche delle linee le quali rappresenterebbero le linee di longitudine della Terra. Questa teoria però risulta errata,infatti nel 1600 dC, la convinzione prevalente era che il mondo non fosse rotondo ma piatto. Sarebbe stato effettivamente illegale rappresentarlo in questo modo. In realtà, le linee sembrano saldature tra piatti di metallo e forse è quello che sono.

I MEGALITI DI BAALBEK

Uno dei più grandi megaliti di Baalbek e noto nell’antichità come la pietra delle donne incinte
Baalbek, Libano

Situate a Baalbek in Libano vi sono le più grandi pietre megalitiche mai scavate nella roccia “vivente” di una cava. Spesso definite come ciclopiche, esse variano nel formato e nella massa, ma la più consistente è stimata pesare quasi 1.300 tonnellate e giacce per terra inutilizzata. Sembra che migliaia di anni fa furono lavorate per assumere una forma rettangolare e vennero poi trasferite a più di un chilometro per essere utilizzate nel vicino Complesso Archeologico di Baalbek, che è stato ampliato nel corso del periodo romano, quando la città era conosciuta come Heliopolis (Città del Sole) .

La precisione con cui questi megaliti sono stati scolpiti è incredibile e sarebbe quasi impossibile da raggiungere anche oggi. Come siano stati spostati e collocati all’interno della costruzione del più grande tempio di Baal-Giove (Zeus) rimane inspiegabile. Nel corso degli anni hanno avuto luogo molti esperimenti i quali mostrano che, mentre è possibile per un gran numero di uomini con leve e rulli, spostare pietre di grandi dimensioni (300 tonnellate) per brevi distanze questi megaliti sono due volte più grandi. Le dimensioni del megalite più grande e il fatto che anche con la nostra tecnologia sarebbe difficile spostarlo suggerisce che le antiche civiltà possano aver avuto una tecnologia più avanzata di quello che attualmente crediamo. Eppure, qual’era questa tecnlogia e come funzionasse rimane ancora un mistero per ora.

IL DISCO DI FESTO

I due lati dell’antico disco di Festo, i simboli sono indecifrabili
In mostra nel Museo di Heraklion a Creta.

Questa insolita scoperta è stata fatta nel 1908 in un deposito sotterraneo del tempio collegato all’antico sito del palazzo minoico di Festo, nell’isola di Creta. L’archeologo Luigi Pernier rimosse il disco da uno strato di terra nera che ha permesso la datazione dell’artefatto ad un periodo che va dal 1850 aC al 1600 aC. Realizzato in argilla cotta, il disco è di circa 15 cm di diametro e ha un centimetro di spessore con simboli impressi su entrambi i lati. Il significato dei simboli non è mai stato inteso in un modo che sia accettabile per gli archeologi ufficiali o per gli studenti di lingue antiche. E ‘insolito per una serie di motivi. In primo luogo, è unico nel suo genere e nessun altro elemento (forse con l’eccezione dell’ascia di Arkalochori) può essere associabile con i caratteri scolpiti.

La scrittura stessa è stata creata premendo personaggi già modellati nella creta molle, il che lo rende il primo registratore portatile. E ‘importante notare che è stato ritrovato nei pressi di una seconda tavoletta la cui scrittura era quella standard del periodo, conosciuta come Lineare A. Anche se ci sono state alcune polemiche sulla autenticità del disco è ampiamente riconosciuto come genuino ed è in mostra nel Museo di Heraklion di Creta, in Grecia. Numerose teorie sono state proposte una di esse ad esempio è quella che il disco fosse usato come “preghiera” per antichi alieni. Una teoria recente e piuttosto plausibile è che si trattava di un messaggio in codice che è stato letto e quindi eliminato gettandolo nel pozzo. Se questo fosse il caso, rappresenterebbe una delle prime forme di crittografia sofisticata.

LA BATTERIA DI BAGHDAD
Una riproduzione della batteria di Baghdad scoperta nel 1936 Iraq. Si pensa sia in possesso del museo di Baghdad

Questi strani artefatti sono stati inizialmente scoperti nel 1936 durante uno scavo archeologico nel villaggio di Khuyut Rabbou’a che si trova a circa 20 miglia a sud est del centro della città moderna città di Baghdad e vicino l’Arco di Ctesifonte. Sono grandi 13 – 14 centimetri in altezza e contenevano un cilindro di rame nel quale vi era sospesa una barra di ferro. Nel dicembre del 1939, poco dopo l’inizio della seconda guerra mondiale un archeologo tedesco di nome Wilhelm Konig si imbatte in questi artefatti nel seminterrato del Museo Nazionale dell’Iraq. Riconobbe immediatamente la loro somiglianza con le batterie galvaniche e pubblicò un documento il quale suggerisce che questi dispositivi elettrici antichi potrebbero essere stati utilizzati per la galvanostegia per ricoprire ad esempio l’argento con l’oro.
E ‘in questo periodo che Adolf Hitler ha iniziato seriamente, se non in maniera eccentrica, il programma per studiare la tecnologia degli antichi.Films relativamente moderni come “I predatori dell’arca perduta”, sono basati su questa realtà oscura. Non esiste una spiegazione semplice per la batteria di Baghdad e, naturalmente, questo ha creato polemiche, dibattito e disaccordo nella comunità scientifica. Ricostruzioni di questo dispositivo hanno dimostrato che si può generare una corrente elettrica che varia tra i 0,4 e i 1,9 volt. Naturalmente, alcuni scienziati contestano queste affermazioni e sostengono che le ricostruzioni sono inesatte. (Questi scienziati amano fare opposizione- è l’equivalente scientifico di mettersi a discutere con l’insegnante di storia per assicurarsi che tutti gli altri alunni sappiano che sei ancora in classe.)
I VIMANA
Francobolli sovietici raffiguranti le ambizioni dell’URSS per quanto riguarda l’esplorazione dello spazio. A fianco un ‘interpretazione di un Vimana dall’India antica. Anche qui ci sono moduli/sezioni staccabili come nei più moderni shuttle?
(Questa è la sezione più importante del post)
Si riferisce a una raccolta di documenti storici dell’antica India che descrivono una serie di incredibili macchine volanti e di armi con uno standard tecnologico più avanzato rispetto a quello di oggi. La più antica menzione di queste macchine si trova nei testi sanscriti conosciuti come i Veda e risalgono al 1500 aC circa. Una traduzione moderna dice: “saltano velocemente nello spazio con una navicella utilizzando fuoco e acqua … la navicella contiene dodici stamghas (pilastri), una ruota, tre macchine, 300 perni, e 60 strumenti. “Nei testi Ramayana ci sono riferimenti a macchine volanti che sono state utilizzate per la convenienza della classe dominante.
Nei testi Mahabharata ci sono le descrizioni dei piani di battaglia e dei missili che usano il suono per trovare il loro obiettivo e fasci di luce che distruggono tutto ciò che toccano con la loro energia. Nei primi anni 50 un testo più moderno è stato reso disponibile. Chiamato il Sastra Vaimanika (scienza della aeronautica) è un’opera di Subbaraya Shastry il quale sosteneva che i suoi scritti erano basati sulle parole del grande saggio Bharadwaja dando così autenticità alle rivendicazioni scientifiche. L’immagine è un disegno basato sulle descrizioni scritte dell’oggetto. E’ interessante notare che ci sono indicazioni sul fatto che nel 1960 gli scienziati russi si sono profondamente interessati al fenomeno Vimana e, stranamente, è proprio in questo periodo che hanno fatto balzi in avanti significativi nelle loro conquiste tecnologiche. Eppure, tutto ciò è probabilmente solo una coincidenza. I Vimana non esistono solo in India, ci sono riferimenti da tutto il mondo come ad esempio il Saqqara Bird in Egitto, i modelli pre-colombiani di velivoli d’oro, il mito greco di Icaro, il Carro di Ezechiele, le piste di Nazca (linee), Le sculture ad Abydos , Le pitture rupestri di Tassili dall’Algeria ed i riferimenti agli aerei di legno del cinese Lu Ban che volavano a grande distanza. Naturalmente, questi riferimenti sono spesso respinti dagli storici moderni come fatti semplicemente impossibili. Si tratta solo di un desiderio generale di volare( nel mondo antico) oppure testimonianze del livello tecnologico a cui i nostri avi erano arrivati?
IL FUOCO GRECO
Biblioteca nazionale di Madrid dimostrazione dell’utilizzo del fuoco greco
Il fuoco è stato utilizzato in guerra fin dalle prime testimonianze e migliaia di anni dopo l’uomo dipende dalla stessa potenza portata all’estremo, sotto forma di esplosivi, cannoni, missili e lanciafiamme. Tuttavia, a volte un’arma viene sviluppata in anticipo sui tempi e le capacità militari delle altre forze e ciò cambia il corso della storia. Il Fuoco greco divenne l’arma segreta dell’impero bizantino. In breve un composto chimico infiammabile viene spruzzato addosso alle navi e al personale. I suoi effetti sono stati devastanti, perché questo liquido non poteva essere spento con l’acqua.
In realtà, fu progettato in modo da bruciare sott’acqua e che non potesse essere spento normalmente. Avrebbe dovuto incendiarsi su tutti i materiali e bruciare la carne del corpo di un uomo in pochi secondi in un modo molto simile alle moderne armi al fosoforo. La formula è stata tenuta così segreta che nessuno sa quale sia, né gli scienziati sono stati in grado di ricrearlo utilizzando gli ingredienti disponibili al momento. La sua invenzione è stata attribuita all’ingegnere siriano e architetto Kallinikos attorno al 675-673 dC. L’uomo era fuggito da Baalbek (Heliopolis), in quello che oggi è il Libano. Un’altra teoria dice che un angelo ha fatto visita a Costantino, svelandoli la formula e fancendoli promette che il fuoco greco rimarrà per sempre un segreto cristiano. L’unica persona che ha cercato di svelare il segreto del fuoco sarebbe stato colpito da un fulmine dal cielo. Qualunque sia l’origine della scoperta e il successivo uso del fuoco greco, certamente ha salvato Costantinopoli dalla conquista musulmana e ha arginato la rapida invasione dell’Europa. E’ stato certamente scoperto in un momento critico, giusto per salvare l’impero Bizantino. Questa coincidenza merita un’indagine molto più profonda. Per quanto riguarda la ricetta si ritiene che contenesse una prima forma di petrolio raffinato, nafta, zolfo, nitro, salnitro e altri ingredienti che che potevano includere anche il fosforo. Le resine sono inoltre menzionate come possibile componenti, di recente è stata formulata l’idea che vi fosse anche della polvere di ferro. Fino a quando non ci saranno studi più approfonditi non verrano mai svelati questi arcani e la probabile tecnologia antica rimarra sempre un grosso interrogativo.

Film:What In The World Are They Spraying?

http://neovitruvian.wordpress.com/2010/10/28/filmwhat-in-the-world-are-they-spraying/

Film:What In The World Are They Spraying?

Posted: 28 ottobre 2010 by neovitruvian

What In The World Are They Spraying?? Il film/documentario sulle scie chimiche / Geoingegneria della TruthMedia Productions promette di aumentare l’interesse delle persone verso questo fenomeno.

Delle scie chimiche si è già parlato a lungo e il produttore Michael Murphy assieme al regista Paul Wittenberger hanno collaborato con l’autore di fama mondiale e produttore di film documentari G. Edward Griffin per unire le loro competenze e le loro ricerca per porre fine al dibattito sulle scie chimiche. La prima mondiale di What In The World Are They Spraying? si terrà ad Atlanta, in Georgia il 23 ottobre 2010. Questo è il primo documentario in assoluto sulle scie chimiche.

Michael Murphy: Il produttore

Michael Murphy è un giornalista indipendente ed attivista politico dalla zona di Los Angeles il cui lavoro si concentra su questioni che vanno ben oltre gli interessi dei media. In questa intervista esclusiva con Suite101, Michael Murphy spiega il suo film:

S101: Lei ha prodotto diversi piccoli film sulle scie chimiche. Qual è stato il fattore decisivo per la produzione di un documentario full-length su questo argomento?

MM: Poco dopo aver prodotto, Io e Paul Wittenberger, Enviromental Deception: The difference between contrails and chemtrails, abbiamo deciso di fare una ricerca più approfondita sulla questione. Nel febbraio del 2010, la nostra curiosità ci ha portato presso il meeting dell’Associazione Americana per il Progresso della Scienza Meeting tenutasi a San Diego dove gli scienziati hanno discusso i vari modelli di geoingegneria. Alcuni di quelli includevano aerosol nella stratosfera dove gli scienziati avevano proposto l’irrorazione di 10-20 milioni di tonnellate di alluminio e di altre sostanze in atmosfera per l’obiettivo dichiarato di raffreddare del pianeta. Tutto ciò mi portò a scrivere un articolo “What In The World Are They Spraying?”. Questo articolo è stato il catalizzatore di partenza per il documentario.

S101: A che punto era questo progetto quando G. Edward Griffin è salito a bordo?

MM: Eravamo circa ad un terzo del lavoro quando Edward G. si unì a noi. E ‘stato interessante, Paul e io effettivamente siamo andati a casa sua per intervistarlo su una questione diversa quando decisi di chiedere lui circa le scie chimiche / agenda della geoingegneria. Dopo l’intervista, è apparso chiaro che condividevamo le stesse preoccupazioni su questo problema. G. Edward mi chiese di inviarli una prima bozza del film e promise che ci avrebbe aiutato con il finanziamento del film. Circa una settimana più tardi, dopo aver ricevuto la bozza, si offrì di aiutare e diede il via ad una campagna di raccolta fondi. In due giorni avevamo raggiunto i nostri obiettivi di finanziamento.

S101: Durante la raccolta delle informazioni, hai scoperto qualcosa che ti allarmato?

MM: Sì. Se dovessi iniziarne a discutere dovrei andare avanti per una settimana ma voglio condividere una cosa. Durante il nostro viaggio al Monte Shasta nel nord della California, siamo rimasti scioccati dai nostri risultati. Questa zona ha perso le foreste e la vegetazione. Attraverso test, gli scienziati hanno scoperto che il suolo in tutta questa zona era in media, ad un livello di pH che superava di 10 volte l’alcalinità normale. Ci hanno detto che la vita vegetale in questo settore richiede terreni acidi per crescere ma se si aumenta l’alcalinità la vegetazione è destinata a morire. Ulteriori test hanno rivelato una presenza migliaia di volte superiore alla quantità normale di alluminio e bario. L’ alluminio agisce come un buffer e cambia il pH del terreno in acido quando aggiunto in forma libera. Ironia della sorte, l’ossido di alluminio è un ingrediente dei modelli menzionati di geo-ingegneria.

S101: Lei è stato invitato come relatore ad un simposio internazionale sulle scie chimiche in Belgio all’inizio di quest’anno. Hai notato una maggiore consapevolezza nelle persone europee rispetto che in quelle americane?

MM: Sì, sicuramente. Abbiamo effettivamente parlato con un sacco di europei. Molti di coloro che abbiamo parlato di credere che gli americani in generale, siano più interessati agli sport e all’intrattenimento piuttosto che a quelle che sono le vere questioni che influenzano la nostra salute e la nostra libertà.

Chemtrails vs contrails

Alcune persone credono che le chemtrails siano delle scie normali lasciate nella scia dei jet che volano ad alta quota. Eppure innumerevoli testimoni hanno osservato aerei da cui usciva una sostanza che si trasformava poi in nuvole, e altri aerei che sembravano volare alla stessa quota, che lasciavano una normale scia di vapore acqueo (che scompariva dopo poco). Gli attivisti delle scie chimiche su Facebook fanno parte di questi testimoni.

Le scie chimiche nelle news

I maggiori media non hanno affrontato le chemtrails come un fatto di cronaca. Tuttavia, una emittente di news non ha solo riportato la notizia ma ha anche condotto dei test. La KSLA News 12 in Louisiana, ha condotto i propri test, che coincidono con ciò che si dice: le scie chimiche stanno rilasciando elevate quantità di bario e alluminio nell’atmosfera che ricadono lentamente a terra.

Le scie chimiche non sono nuove. Alive riportò che nell’inverno del 1998, che delle scie chimiche che oscuravano il cielo sono state “osservate da migliaia di testimoni oculari, tra cui piloti, ufficiali di polizia ed ex militari del Canada, Stati Uniti, Gran Bretagna, Australia e paesi alleati europei”.

Film

Saviano ? E i 7 milioni di profughi palestinesi che non hanno beneficiato dell'ospitalità di Israele?

http://tuttouno.blogspot.com/2010/10/saviano-e-i-7-milioni-di-profughi.html

Saviano ? E i 7 milioni di profughi palestinesi che non hanno beneficiato dell'ospitalità di Israele?



Invito in Palestina - Lettera a Roberto Saviano

Caro Roberto, ti scrivo da un uno dei molti campi profughi palestinesi del Medio Oriente, la vera verità di Israele, le sue fondamenta… Ti scrivo da Yarmuk, in Siria, dove mi trovo ora. I Palestinesi che vivono qui sono l’immagine vivente dell’ospitalità di Israele, che tu hai lodato qualche giorno fa.

Perché 100mila palestinesi sono qui ammassati e non nelle loro belle case di Haifa, Salfid, Nablus, Gerusalemme? Ti scrivo oggi, ma avrei voluto farlo da tempo, da quando cioè hai iniziato a pronunciarti su un argomento fisicamente lontano alla camorra ma pur sempre vicino a tematiche universali quali la giustizia e l’onore delle persone che desiderano vivere in giustizia: Israele.
Il 7 Ottobre scorso hai esplicitato le tue idee in proposito durante il discorso all’evento promosso da Fiamma Nirestein, Verità per Israele. Hai parlato di Tel Aviv quale città di tolleranza. Hai parlato di Israele quale accogliente democrazia sotto assedio. Ciò mi ha molto colpito, davvero non capisco come un intellettuale del tuo spessore possa pronunciarsi senza essersi prima documentato.
Ho vissuto in Palestina fino al luglio scorso, dal mio balcone potevo osservare i confini di Gilo, uno degli insediamenti illegali condannati dal diritto internazionale, quello dove la Signora Nirestein, tua ospite, pare abbia comprato una casa. Quei confini si espandevano sotto i miei occhi mentre leggevo il tuo libro, Gomorra, apprezzandone infinitamente la scrittura e la passione intrinseca. Quella stessa passione aveva condotto me in Palestina. Lo stesso desiderio di fare chiarezza, dire al mondo la verità, scoprire il vero significato dell’onore, di cui tu stesso parli spesso: “Spingersi ad agire indipendentemente dalle conseguenze per il solo fatto di credere che esistano delle cose che hanno un valore universale ed è impossibile rinunciarvi a qualunque costo e soprattutto indipendentemente dalle conseguenze”.
Quell’onore io l’ho visto incarnarsi negli occhi di N. quando rinunciava a collaborare con gli Israeliani e per questo condannava la figlia a rimanere senza cure ospedaliere, questo onore l’ho visto negli occhi di A. quando arrivava a lezione sanguinante dopo essere stato picchiato selvaggiamente ad un check point, quell’onore è dei ragazzini che tirano pietre contro soldati armati di tutto punto. L’onore di un popolo che resiste contro una forza occupante e contro un progetto coloniale che ha molte similitudini con quello dell’Apartheid Sudafricana. L’onore di chi lotta per i propri diritti, riconosciuti da molteplici dichiarazioni delle Nazioni Unite, dalla Corte Internazionale di Giustizia, dalla Comunità Europea.

Qual è l’onore di Israele? Qual è l’onore di un progetto coloniale che ha causato 7 milioni di profughi, 8000 prigionieri politici (di cui 305 bambini secondo quanto documentato da Defence for Children International), che ha trasformato un paese in un formaggio groviera, scavando sotto i piedi della popolazione tunnel e autostrade per soli ebrei, costruendo sulle pendici delle colline insediamenti illegali per soli ebrei, bloccando le strade che portano i contadini palestinesi ai propri campi e alle loro case, che ha sradicato come carote uliveti millenari? Non sto mentendo Roberto, ogni cosa che dico è stata selvaggiamente documentata, selvaggiamente ed inutilmente, a quanto pare. Uno dei maggiori successi della propaganda israeliana è l’oscuramento della realtà storica e politica dell’occupazione del territorio palestinese da parte di Israele.
Quando dici che Israele è un paese accogliente dovresti infatti pensare ai 7 milioni di profughi palestinesi nel mondo che non hanno beneficiato di tale generosità. Quando definisci Israele una democrazia dovresti sapere che un cittadino israeliano arabo non ha gli stessi diritti, quando si sposa o compra casa, di un cittadino ebreo. Dovresti interrogarti sulla contraddizione insita all’espressione con cui Israele stesso si definisce: Stato Ebraico e Democratico. Chi non è ebreo beneficerà di tale democrazia? Dovremmo infine tutti interrogarci sulla storia di Israele, quando ci avventuriamo a descriverne la verità. Tale storia ci narrerà gli eventi della pulizia etnica perpetratasi a danno del popolo indigeno palestinese, dal 1948 fino ad oggi. Diversi storici israeliani hanno documentato questa realtà: Ilan Pappé, Avi Shlaim, Benny Morris.
Quella storia ci farà capire che non abbiamo di fronte due popoli che lottano sullo stesso piano, con pari diritti: ma un popolo colonizzatore ed un popolo indigeno, un oppressore e un oppresso. E la verità avrà altri occhi. D’altronde, lo hai ricordato tu stesso, “verità e potere non coincidono mai”. Per questo ci si deve allontanare dal potere per avvicinarsi alla verità. Ecco perché ti invito in Palestina: in Shoada Street, a Balata, a Male’ Adumim. Laggiù anche le domande più acute si dimostrano inutili di fronte all’evidenza di un progetto, di fronte agli occhi umani a cui quel progetto vuole strappare lo sguardo. E sono certa che lo scrittore di Gomorra non potrà che capire.

La LAV, le associazioni cosiddette animaliste, i vaccini e i microchip

http://scienzamarcia.blogspot.com/2010/10/la-lav-le-associazioni-cosiddette.html

La LAV, le associazioni cosiddette animaliste, i vaccini e i microchip


Ma siamo sicuri che si tratti proprio di una bella cosa? E siamo sicuri che il vero obiettivo fosse la lotta ai trafficanti di cuccioli? Chi lo sa, forse potrebbe essere così, o almeno potrebbe anche essere che nelle intenzioni di molte persone impegnate a fare approvare questa legge ci fosse solo la volontà di lottare un traffico di poveri cuccioli indifesi, strappati precocemente alle loro madri, costretti a viaggiare per lungo tempo in cattive condizioni (pare che molti cuccioli muoiano durante questi viaggi).

Però a ben guardare questa legge si scopre che dietro il paravento della lotta a traffici decisamente crudeli oltre che illeciti, c'è la solita propaganda a favore delle vaccinazioni e dei microchip.

D'altronde bastava leggere l'intervento del ministro Frattini di qualche tempo addietro per vedere come ci fosse una grande preoccupazione che i cuccioli in arrivo in Italia avessero ricevuto le "adeguate" vaccinazioni nonché l'impianto del microchip. In tale nota (commentata positivamentente dal presidente della LAV G. Felicetti) il ministro afferma di volersi adoperare presso l'Unione Europea perché si proceda ad una "revisione degli standard dei microchip per rendere possibile la completa e sicura tracciabilità degli stessi".

Adesso se voi davvero pensate che il ministro Frattini è un sia un tenerone amico degli animali potete anche evitare di porvi delle domande, ma se ricordate lo scarso impegno mostrato (al di là delle dichiarazioni di prammatica) in occasione della terribile morte di Daniele Franceschi magari vi sorgerà qualche legittimo dubbio.

Se poi pensate che il microchip impiantato in un animale può causare tumori ed altre malattie mortali, che i vaccini possono uccidere gli animali non meno che gli uomini, che i microchip vengono utilizzati anche per sofisticati scopi di controllo mentale, vi può venire il sospetto che qualcuno sta di fatto lavorando con fervore affinché l'inserimento di microchip negli animali da compagnia venga implementato al meglio e con mezzi sempre più raffinati, e non certo per fini benevoli.

Fermatevi a riflettere sul fatto che nè a voi nè ai proprietari della quasi totalità dei gatti e dei cani interessa che il proprio animale sia tracciato in modo completo e sicuro tramite un microchip che segnali ogni sua mossa, e che l'identificazione degli animali da compagnia si potrebbe effettuare benissimo come un tempo con la sola medaglietta al collo. Certo qualche animale disperso si potrebbe ritrovare grazie al microchip impiantato, ma è altrettanto vero che qualche animale soffrirà di sicuro a causa degli effetti collaterali dell'impianto del microchip, ed è difficile affermare che il gioco valga la candela, anche perché un animale disperso è certo meglio di un animale morto o gramente ammalato.

Eppure che fa la LAV in occasione del terremoto a L'Aquila? Si adopera sicuramente per acquistare bene utili per gli animali colpiti dal terremoto, però non si può fare a meno di notare l'acquisto di 2 lettori di microchip.

Nè si può pensare che la tracciabilità di un animale (ovvero il fatto che se ne possano seguire gli spostamenti in tempo reale) possa evitare eventuali casi di aggressioni ai danni delgi esseri umani, data l'imprevedibilità di tali fenomeni, e nemmeno si può pensare che il microchip impiantato in un cane o in un gatto possa servire a combattere il randagismo: il microchip identifica un animale né più e né meno di una placchetta o medaglietta identificativa, e di certo gatti e cani randagi non sono in grado di scambiarsi le targhette o di falsificarle, per cui è veramente nauseante leggere su siti "animalisti" o così detti tali di progetti di lotta al randagismo effettuati anche tramite l'uso del microchip.

Guardate in particolare l'associazione "animalista" (o cosiddetta tale) denominata lega nazionale per la difesa del cane che, a proposito di interventi concreti contro il randagismo, dopo avere ricordato "la morte di un bambino e il ferimento di altre persone in provincia di Ragusa, a fronte di eloquenti immagini viste non solo in Italia ma nel mondo" richiede "controlli a tappeto da parte delle Polizie municipali dell'obbligo di iscrizione all'anagrafe canina e microchip".

Insomma la solita strategia di manipolazione e distorsione delle notizie: un randagio col microchip non avrebbe aggredito? Non diciamo stupidaggini! Anzi possiamo persino avanzare il sospetto che alcuni animali coi microchip impiantati siano più sensibili alla manipolazione mentale tramite emissioni elettromagnetiche, e che certe aggressioni improvvise di cani contro il proprio padrone possano essere indotte da tale fenomeno.

A questo punto possiamo sospettare che tutto questo impegno a favore dell'impianto dei microchip negli animali domestici, spesso profuso da gente di buon cuore ed in buona fede, sia in realtà pilotato da alcuni poteri occulti al fine di:

1) abituare la popolazione all'uso del microchip

2) testare l'uso di questa raffinata diavoleria elettronica su cavie non consenzienti (gli animali), in vista di un prossimo impiego di massa negli esseri umani.

E come ciliegina sulla torta, anche se si parla di un fenomeno differente, è da notare che il presidente della LAV, in una sua recente nota afferma che il riscaldamento globale si combatte principalmente non mangiando carne. L'affermazione potrebbe essere vera se solo il CO2 o altri gas come il metano fossero davvero i responsabili principali dei cambiamenti climatici. La dura realtà invece è un'altra.


A costo di ripetermi insisto quindi nell'affermare che dopo avere visto gli ex dirigenti della Legambiente collaborare col proprio silenzio al varo di decreti che proteggono gli inquinatori, e dopo avere visto gli attuali dirigenti collaborare col proprio silenzio al peggiore inquinamento nella storia del mondo moderno, dopo avere visto quanto il WWF sia sostanzialmente della stessa pasta, ormai dovremmo essere ben consci di come tutte queste organizzazioni siano più o meno manipolate e/o infiltrate da persone legate ad occulti poteri.

Il destino degli animali

http://zret.blogspot.com/2010/10/il-destino-degli-animali.html

Il destino degli animali

“Il destino degli animali” è la celebre opera pittorica di Franz Marc (Monaco, 1880 Verdun, 1916), artista tedesco. Marc, che morì sul campo di battaglia, nei quadri dipinti negli anni precedenti la Grande guerra, affinò uno stile in cui furono distillate le feconde esperienze a cavallo di due secoli, tra Jugendstil ed avanguardie del primo Novecento. “Nel 1912 affiorarono nella sua opera due nuove componenti: l’Orfismo ed il Futurismo, conosciuti a Parigi ed a Monaco, in quello stesso anno. Larghi fasci di luce, piani di colore trasparenti, dinamico comporsi delle strutture vennero generando una realtà cristallina, armonica e musicale, uno spazio magico dalle luci incantate in cui vibra un profondo fremito panteistico.” (Enciclopedia dell’Arte, Milano, 2005, s.v. Marc)

“Il destino degli animali” è un dipinto emblematico di questa poetica: in una foresta irreale, schegge colorate trafiggono il muto bramito di cervi ed il disperato nitrito dei cavalli. La lezione del raggiamo russo (Goncarova, Larionov), rivissuta attraverso il contatto con il Futurismo italiano e permeata delle reminiscenze espressioniste risalenti al Blaue Reiter (Cavaliere azzurro), pulsa di rossi dolenti, in armonico stridio con l’indaco ed il malinconico verde.

Il quadro, nel suo pathos, pare anticipare le sorti dell’Europa di lì a poco incendiata dagli strali della contraerea ed insanguinata dagli scontri. I destrieri dipinti da Marc, come dilaniati in uno spasimo disperato, portano alla mente le pazze cariche della cavalleria sui fronti del conflitto: macelli di uomini e di animali in brani di carne, tra pozze di sangue, sotto il lucore fosforescente dell’artiglieria. L’intuizione cromatica si sfalda nelle sfaccettature taglienti della prospettiva frantumata; vi traluce appena l’ombra di una speranza.

Il destino dei nostri amici animali – sembra presagire Marc – innestato nella sofferenza e nella morte, è il destino degli uomini. Lo precorre come un’eco al contrario. Inascoltata.

Articolo correlato: C. Penna, Propaganda a favore del microchip per gli animali, 2010