L'immensa sputtanata a Zelig

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Scopo del Blog

Raccolgo il suggerimento e metto qui ben visibile lo scopo di questo blog.

Questo e' un blog satirico ed e' una presa in giro dei vari complottisti (sciacomicari, undicisettembrini, pseudoscienziati e fuori di testa in genere che parlano di 2012, nuovo ordine mondiale e cavolate simili). Qui trovate (pochi) post originali e (molti) post ricopiati pari pari dai complottisti al fine di permettere liberamente quei commenti che loro in genere censurano.

Tutto quello che scrivo qui e' a titolo personale e in nessun modo legato o imputabile all'azienda per cui lavoro.

Ciao e grazie della visita.

Il contenuto di questo blog non viene piu' aggiornato regolarmente. Per le ultime notizie potete andare su:

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Wednesday, July 30, 2014

Triangoli

http://zret.blogspot.it/2014/07/triangoli.html

Triangoli


ll triangolo di Kanizsa è un'illusione ottica assai nota. Nel 1955 per la prima volta fu descritta dallo psicologo italiano, Gaetano Kanizsa. Nella figura il percipiente tende a scorgere due triangoli equilateri bianchi l'uno sovrapposto all'altro, sebbene nessuna delle due figure geometriche sia effettivamente disegnata.

Il fenomeno non è facilmente spiegabile. Gli esponenti della Gestaltpsychologie (Psicologia della forma, scuola psicologica nata alla fine del XIX secolo e diramatasi nel XX secolo in Austria, Germania, Stati Uniti, Italia) hanno tentato di motivare questa illusione ottica, chiamando in causa la percezione a priori di una forma (Gestalt), a prescindere dagli elementi costituenti. Secondo Von Eherenfels, le forme costituiscono un oggetto percettivo sui generis: percepiamo in un modo gli elementi e in un modo dissimile le configurazioni complessive. Anche se le configurazioni non possono esistere senza gli elementi di cui esse sono composte, questa dipendenza non è così forte da impedirci di riprodurre la conformazione con elementi diversi.

Il caso del triangolo di Kanizsa si riferisce addirittura all’assenza degli elementi costitutivi del triangolo (i lati) che, però, la percezione (cervello-mente-coscienza) si incarica di costruire, secondo un principio di organizzazione “dall’alto verso il basso”, ossia dal complesso al semplice. Ciò significa che al centro di un meccanismo percettivo o di apprendimento si situerebbe un processo di riorganizzazione gestaltica consistente nel vedere gli elementi singoli legati in un’immagine ordinata, invisibile prima della riorganizzazione stessa (insight).[1]

La psicologia della forma tende a dar conto del motivo per cui riconosciamo una melodia, anche se eseguita in una tonalità differente o qualora se ne oda solo un frammento o perché si ravvisa un volto anche da un solo particolare fisiognomico.

Il poligono in oggetto, però, non implica solo formidabili problemi inerenti alle sensazioni ed ai fattori gnoseologici, perché palesa delle declinazioni culturali. Infatti l’osservazione del triangolo trascina con sé in ogni percipiente con un minimo di scolarizzazione l’istintivo collegamento all’Ebraismo. Quantunque la cosiddetta Stella di David o sigillo di Salomone sia un simbolo molto diffuso nelle culture del mondo antico, nonostante l’astro a sei punte sia rintracciabile spesso nei graffiti della regione alpina ed in contesti culturali, come quello cinese, che non dipendono affatto dalla tradizione ebraica, la cultura fa, per così dire, aggio sulla natura. Infatti, a causa di una fruizione connotata in senso conoscitivo e persino ideologico, l’osservatore “vede” nel non triangolo di Kanisza due triangoli intersecati e... una stella di David.

[1] Si osservi che il lemma sul triangolo di Kanisza all’interno di Wikipedia contiene un’illustrazione del problema quasi del tutto errata. Ciò la dice lunga su Wikipedia e sulla grossolana ignoranza dei suoi estensori.

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Wednesday, June 25, 2014

Trittico di troiate - e una: Appartiene ad un altro…

http://zret.blogspot.it/2014/06/appartiene-ad-un-altro.html

Appartiene ad un altro…

Nella celeberrima lirica “Cigola la carrucola del pozzo”, Eugenio Montale descrive un’avventura della memoria. Il riflesso sulla superficie dell’acqua contenuta in un secchio evoca il volto di una persona amata, ma presto quell’immagine si dissolve. Il ricordo si perde nell’oblio, in un passato irrevocabile, nella distanza dell’incomunicabilità.

Come spesso avviene, le parole più suggestive degli autori sono atrofizzate in interpretazioni banali. Si leggano i seguenti versi: “Accosto il volto a evanescenti labbri: / si deforma il passato, si fa vecchio,/ appartiene ad un altro...” “Appartiene ad un altro” non significa, infatti, che ora la donna condivide la sua esistenza con un altro uomo. Montale è conscio che l’identità individuale è labile, inconsistente, affidata ad una memoria di sé che è il tentativo di strappare alla dimenticanza ed alla fuga del tempo qualche brandello del proprio essere. "Appartiene ad un altro", ossia a qualcuno in cui non ci si riconosce, a chi non è più, al niente…

Che cosa garantisce che siamo gli stessi di un tempo? Solo l’abitudine a percepirci come coincidenza con le esperienze trascorse. Se cancelliamo la memoria, siamo ancora noi stessi? Esiste un substrato su cui alligna la coscienza o l’anima, per dirla con Hume, è un fascio di sensazioni? Una pianta che – si presume – non è dotata di facoltà mnemoniche, è ogni istante un essere nuovo?

Il paradosso della nave di Teseo (leggi Tèseo) esprime la questione metafisica dell'effettiva persistenza dell'identità originaria, per un'ente le cui parti cambiano nel tempo; in altre parole, se un tutto unico rimane davvero sé stesso oppure no dopo che, col passare del tempo, tutti i suoi pezzi componenti sono cambiati con altri uguali o simili.

Si narra che la nave in legno sulla quale viaggiò il mitico eroe greco Teseo fosse conservata intatta nel corso degli anni, sostituendone le parti che via via si deterioravano. Giunse quindi un momento in cui tutte i pezzi adoperati in origine per costruirla erano state sostituite, sebbene la nave stessa conservasse esattamente la sua forma originaria.

Ragionando su tale situazione - la nave è stata completamente rimpiazzata, ma allo stesso tempo essa è rimasta la nave di Teseo - la questione che ci si pone è la seguente: la nave di Teseo si è conservata oppure no? Ovvero l'oggetto, modificato nella sostanza ma senza variazioni nella forma, è ancora il medesimo oggetto o gli somiglia soltanto o è un altro?

Il paradosso si può riferire all'identità della nostra stessa persona che, nel corso degli anni, cambia in modo notevole sia sotto il profilo fisico sia sotto quello psicologico. Nonostante ciò, sembra che un quid individuale sia preservato.

Le attività psichiche (memoria, appercezione, proiezione…) paiono le garanzie di una continuità temporale da cui dipende l’idea della propria identità. Se tuttavia aboliamo il tempo, la concatenazione cronologica, che cosa resta? Siamo solidificati nella coscienza dell’io, ma nulla è più evanescente ed illusorio dell’io, leggero fardello, pesante piuma. L’io è prigione senza sbarre, è una cella i cui muri sono d’aria, una catena i cui anelli si spezzano, non appena si sprofonda nell’estraniamento da sé, nel non essere.

Montale, consapevole che l’identità è inconsistenza, sente il terreno franargli sotto i piedi. L’uomo, nel momento in cui intuisce che l’unico punto stabile e l’instabilità del ricordo (ora inafferabile ora fallace ora sfocato ora unidirezionale) rischia di sdrucciolare nel nulla.

Eppure il senso di vertigine al cospetto dell’abisso è anche estasi sublime, emancipazione dai ceppi dell’ego. Davvero, dato che la vita è questa, “svanire è la ventura delle venture”.


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Sunday, June 2, 2013

La sindrome del coglione acuta


http://ilsole24h.blogspot.it/2013/06/la-sindrome-del-coglione-acuta.html

La sindrome del coglione acuta

La sindrome del coglione acuta o meglio definita "SCA" è una patologia che riguarda la percezione, e va interessare particolarmente le nuove generazioni, specialmente quelle Europee ed Americane, ma anche Asiatiche ed Indiane, ma non solo pure quelle Africane. La "SCA" è in crescente sviluppo, dovuto forse ad un degrado del genoma umano e delle informazioni presenti nel DNA. La "SCA" è stata individuata recentemente da un gruppo di studiosi dell'università di Vattelapesca nella Ghiandola Pineale...su Fikapedia si legge: "La ghiandola pineale o epifisi è una ghiandola endocrina delle dimensioni di una nocciola, sporge all'estremità posteriore del terzo ventricolo. Appartiene all'epitalamo ed è collegata mediante alcuni fasci nervosi pari e simmetrici (peduncoli epifisari), alle circostanti parti nervose. Le sue cellule, i "pinealociti" producono l'ormone melatonina che regola il ritmo circadiano sonno-veglia, reagendo al buio o alla poca luce". Ma come si fa ad accorgersi di essere affetti o meno da questa tremenda malattia? è molto semplice, dovete fare un semplice test di percezione. Eccolo qui di seguito... 
Alzate lo sguardo al cielo, se non notate niente di particolare allora siete malati...se vi sembra strano e le nuvole vi sembrano anomale, allora non avete la "SCA". Molto semplice da capire.















A questo punto se anche tu non hai la sindrome del coglione acuta puoi accedere liberamente sul blog www.tankerenemy.com oppure su cieliliberi.blogspot.com

Friday, May 3, 2013

Iperestesia

http://zret.blogspot.co.uk/2013/05/iperestesia_2.html

Iperestesia

Accade talora che, mentre la mente si annebbia nel dormiveglia o in un altro stato di semi-incoscienza, i pensieri si cristallizzino nitidi, persino adamantini. Accade talora che ricordi sbiaditi, ormai lontani, si materializzino sino ad indurirsi in oggetti, mentre gli oggetti si sciolgono in ombre evanescenti. Accade talora che un presagio, l’immagine di un sogno, la larva di un’età defunta si manifestino in presenze tangibili. Accade talora che un’idea si accampi in tutta la sua concreta immaterialità. Misterioso potere della memoria e dell’anima che estraggono e giocano carte sempre nuove!

Spesso dura un istante, anzi lo spazio tra due istanti. Tosto si ritorna alla rassicurante, falsa ordinarietà.


Wednesday, July 21, 2010

Che cos'è la "cosa"?

http://zret.blogspot.com/2010/07/che-cose-la-cosa_21.html

Che cos'è la "cosa"?

Che cos'è la cosa? La cosa è un dato esterno ed oggettivo o un contenuto psichico? L'etimologia di “cosa” dal latino "causa", lascia affiorare la credenza nel nesso causale, superstizione che, pur appartenendo al senso comune e dogma, ancora oggi, degli indirizzi empiristi, non spiega come l'esterno possa agire sull'interno, come un fenomeno possa incidere su un altro, stante la frattura tra la sfera fisica e le dimensioni coscienziali. I fenomeni sono monadi: il tempo li dispone in sequenza attraverso il post hoc e non li concatena per mezzo del propter hoc.

Se interpretiamo la cosa come fatto, come ob-iectum, esegesi peculiare di un approccio realistico al mondo, si rischia di attaccarsi ai fatti: ne risulta non solo un'idolatria dei dati, ma una dipendenza da essi. I dati quindi sono letteralmente dati (ossia porti) a priori: la scienza diventa religione, fede nell'oggettività.

Agli antipodi del sistema realistico, la nozione di "cosa" quale rappresentazione indipendente dall’esterno porta all'idealismo: l'oggetto è un elemento che la coscienza pone. L'oggetto viene così soggettivizzato e ricondotto all'attività dell'io.

Numerose e sfumate le posizioni intermedie, tra cui quelle di tipo fenomenologico: Husserl colloca tra parentesi il mondo, mediante una sospensione del giudizio (epoché), concentrandosi sulla dimensione in cui i fenomeni si manifestano, quindi sulla coscienza. Per Husserl l'oggetto è una realtà trascendente (poiché supera la coscienza, non nel significato di spirituale): esso si annuncia e si presenta nella coscienza attreaverso i fenomeni soggettivi della percezione. Nei fenomeni soggettivi il filosofo distingue la direzione, l'intenzionalità verso l'oggetto (il percepire, il ricordare, l'immaginare...) che è il noesis, e l'oggetto considerato come "dato" (percepito, ricordato, immaginato...), definito noema, a sua volta distinto dalla "res", la "cosa" esterna.

La tripartizione elaborata da Husserl (noesis, che è azione ed intenzione; noema, il risultato dell'intenzione; la cosa che non è solo l'oggetto materiale, ma anche l'essenza, ossia il concetto universale di tutte le cose) evidenzia la complessità dei rapporti che si instaurano tra l'io ed il mondo, relazioni che potrebbero essere mediate ed organizzate da una struttura trascendentale (un Io intersoggettivo che si dispiega in un operare comune di cui il linguaggio, la storia e la società sono le più dirette manifestazioni).

Un Io intersoggettivo potrebbe essere la manifestazione di un Principio generante che promana ed estrinseca le "cose". Siamo al cospetto di problemi enormi: in primo luogo ignoriamo quale sia la sostanza della "cosa", se essa consista in un substrato ilico che, però, si smaterializza quasi nella vibrazione, se essa sia, invece, un simulacro mentale pro-iettato dall'io empirico, dall'Io trascendentale o da una Coscienza cosmica. L'universo è un caleidoscopio di immagini mentali o, per così dire, il precipitato di una soluzione chimica? In verità, la res ora scorporata nella stringa vibrante ora diluita nel pensiero, perde la sua presunta concretezza, per divenire una fugace, inafferrabile ombra.

Che cos'è dunque la “cosa” e dov'è? Là fuori, nella testa o ancora nella mente dell'Essere? E' forse situata in una terra di nessuno? Tali quesiti giganteschi sono, però, eclissati da altre questioni ancora più abissali e vitali: perché la "cosa"? Perché questa "cosa"?

Articolo correlato: C. Penna, Per vedere non basta solo la vista, 2010




Tuesday, July 20, 2010

Per vedere non basta solo la vista

http://scienzamarcia.blogspot.com/2010/07/per-vedere-non-basta-solo-la-vista.html

Per vedere non basta solo la vista

Quando i colonizzatori spagnoli si avvicinarono ai primi insediamenti dei nativi americani con le loro grandi navi, cento volte più grandi e ben differenti dalle piccole imbarcazioni utilizzate a quei tempi in America, i nativi ebbero molta difficoltà a comprendere esattamente cosa si stesse avvicinando alle loro coste.

Ed anche quando le imbarcazioni furono più vicine ci volle molto tempo affinché i nativi utilizzassero un concetto che pure possedevano, quello di barca, per comprendere quel nuovo inspiegabile fenomeno. Poi, dopo che il primo nativo "vide" anche con gli occhi della mente (oltre che coi sensi) comunicando agli altri che si trattava di enormi barche e spiegando così come si potesse estendere un vecchia categoria concettuale, finalmente anche gli altri "videro" che si trattava di grandi barche che trasportavano altri uomini.

A partire dalla nascita i nostri sensi sono imbrigliati in categorie concettuali, insegnateci soprattutto dalle persone più adulte; invece che elaborare autonomamente una propria maniera di interpretare le sensazioni (sia quelle provenienti dai cinque sensi che quelle che provengono dalla cosiddetta propriocezione del suo stesso corpo) il bambino viene così portato a inquadrare le sensazioni in schemi precositutiti, che derivano a loro volta dagli schemi di interpretazione della realtà adottati dalla società nella quale egli vive.
Ciò vuol dire che persone appartenenti a culture e società differenti tra di loro "vedono" una realtà molto differente, ed a tale proposito uno degli esempi più illuminanti è quello relativo alla telepatia ed alle altre facoltà paranormali. L'occorrenza di una sincronicità, di una coincidenza di notevole rilevanza viene automaticamente "vista" come "pura casualità" dalla nostra cultura occidentale mentre viene percepita come un reale evento di interconnessione presso tutte le culture native (ed a torto considerate "primitive").

Presso tali culture infatti il cosiddetto paranormale è integrato in uno schema di percezione della realtà che vede ogni parte del creato dotato di anima, ed ogni anima capace di creare interconnessioni anche al di là di ogni separazione nel tempo e nello spazio. Presso la nostra cultura invece la pesante opera di indottrinamento di enti come il CICAP o altri enti consimili ha fatto in modo che la gran parte degli eventi reali venissero integrati in uno schema di percezione della realtà ove vige solo la coincidenza casuale.

In tal modo è stata tolta a gran parte dell'umanità la possibilità di "vedere", di percepire tramite il sesto senso la presenza intorno a noi di altre entità che condizionano fortemente la storia umana e senza postulare le quali è difficile dare un senso alla stessa storia della nostra razza.


Similmente la gente indottrinata a vedere nei vari governi (nel peggiore dei casi) un insieme di persone intente ad arraffare soldi con ogni mezzo lecito ed illecito (come vorrebbe farci credere ad esempio la sinistra apparentemente più intransigente), non potrà vedere il progetto di avvelenamento intenzionale della razza umana cui ogni governo su questa terra ha collaborato (seppur con qualche momentanea defezione) e quindi non avrà la forma mentis adeguata a vedere quello che sta succedendo nel cielo, neppure se lo guarda e nota che le scie chimiche schermano regolarmente la luce del sole di almeno un buon 20 o 30% (mentre scrivo questo articolo è estate ed il cielo invece che azzurro ha ormai assunto stabilmente una colorazione che tende al celestino pallido, e le poche nuvole presenti in cielo si confondono col resto del cielo invece che stagliarsi nitidamente contro uno sfondo azzurro che ormai esiste quasi esclusivamente nei ricordi dei bei tempi andati).

Basterebbe infatti osservare il cielo con un minimo di costanza per comprendere che certe formazioni che vediamo in cielo possono anche sembrare nuvole ad uno sguardo superficiale, ma che si tratta in realtà di scie persistenti espanse e deformate dai venti in alta quota.

Ma di questo parleremo più in dettaglio in un prossimo articolo.

Sunday, August 16, 2009

2035: the mind jumper

http://zret.blogspot.com/2009/08/2035-mind-jumper.html

2035: the mind jumper

"Siamo nel 2035. Il mondo è governato da uomini corrotti e senza scrupoli che controllano l'intera popolazione tramite un micro-chip cerebrale. Distorcendo la realtà, fanno apparire la città come il posto ideale in cui vivere. In realtà, si tratta solo di un cumulo di rovine. Tocca a un gruppo di coraggiosi ribelli risvegliare l'intera umanità da questo incubo".

Questo è l'intreccio della pellicola risalente al 2007 per la regia di Terence H. Winkless. Tra gli attori principali si annoverano Maxwell Caulfield ed Alexis Thorpe. E' una produzione istruttiva, anche se la sceneggiatura e la regia sono elementari sino alla banalità.

Il quadro è molto realistico più che fantascientifico, sebbene la produzione sia ascritta al genere delle science fiction. E' superfluo rammentare quanto credibile sia uno scenario a base di poteri marci che soggiogano gli uomini: anche il microprocessore usato per manipolare la percezione è più di un espediente narrativo. Anzi, la trama pare quasi obsoleta di fronte allo squallore del nostro mondo multimediale. Collocare nel lontano 2035 ciò che risulta attuale suona ironico. Già la visione è stata distorta, la mente obnubilata né pare necessario un intervento per occultare un paesaggio di macerie. Le nostre cacofoniche città sono il regno del brutto: lugubri casermoni, sopraelevate, folle dementi, sirene stridule, miasmi melmosi... Ancora più intollerabili, nella loro asettica cementificazione, sono quelle aree che attraggono villeggianti ed indolenti indigeni: le piste ciclabili, le zone pedonali rallegrate da mortuarie fioriere.



Trionfa l'estetica dell'orrore. Da per tutto è caos, dissonanza e volgarità. Viviamo in un'era post-industriale, dove immagini sventrate ed agglomerati fonici si riversano in fangose fiumane sugli ultimi lembi di civiltà. L'ineffabile bellezza di una nuvola è stuprata: il delitto contro la bellezza è l'orrido marchio di un'epoca che non conosce eguali per viltà e schifo. Le metropoli tentacolari stritolano campagne e boschi, simili a gigantesche piovre.

Anche popoli considerati "barbari" o periodi oscuri della storia dimostrarono senso estetico: così, sotto i Vandali d'Africa, fiorirono le lettere, così i Longobardi eccelsero in una raffinata oreficeria. Oggi avanguardie post-avanguardistiche amano sguazzare nella mota. Ci si compiace del cattivo gusto e dell'ignoranza paludata da "scienza".

Dunque non sarà il contrario di quel che accade nel film? Gli impianti ci mostrano un mondo ripugnante in cui gli individui acefali agognano voltolarsi, come "porci in brago". Gli impianti nascondono la vera realtà, armonica, sfavillante di suoni radiosi, fragrante di colori limpidi. Non è, però, la dimensione adatta alla massa che non guarda, non ascolta, non parla, ma balbetta. La massa adora il sistema, questo sistema: lo sfregio del cielo è invisibile per chi ha le palpebre cucite.

Che nessun gruppo di ribelli osi risvegliare l'umanità dall'incubo: la si lasci nel suo sogno letale di schiavi che si illudono di essere liberi.

Ringrazio l’amico Menphis, uno degli irriducibili, per la segnalazione.