L'immensa sputtanata a Zelig

Il blog che si sta visitando potrebbe utilizzare cookies, anche di terze parti, per tracciare alcune preferenze dei visitatori e per migliorare la visualizzazione. fai click qui per leggere l'informativa Navigando comunque in StrakerEnemy acconsenti all'eventuale uso dei cookies; clicka su esci se non interessato. ESCI
Cliccare per vederla

Scopo del Blog

Raccolgo il suggerimento e metto qui ben visibile lo scopo di questo blog.

Questo e' un blog satirico ed e' una presa in giro dei vari complottisti (sciacomicari, undicisettembrini, pseudoscienziati e fuori di testa in genere che parlano di 2012, nuovo ordine mondiale e cavolate simili). Qui trovate (pochi) post originali e (molti) post ricopiati pari pari dai complottisti al fine di permettere liberamente quei commenti che loro in genere censurano.

Tutto quello che scrivo qui e' a titolo personale e in nessun modo legato o imputabile all'azienda per cui lavoro.

Ciao e grazie della visita.

Il contenuto di questo blog non viene piu' aggiornato regolarmente. Per le ultime notizie potete andare su:

http://indipezzenti.blogspot.ch/

https://www.facebook.com/Task-Force-Butler-868476723163799/

Showing posts with label Berkeley. Show all posts
Showing posts with label Berkeley. Show all posts

Wednesday, February 26, 2014

Morsi di Coscienza

http://zret.blogspot.co.uk/2014/02/morsi-di-coscienza.html

Morsi di Coscienza


Fissi alle eterne costellazioni, bisogna imparare nella sofferenza di ogni uomo il senso dell’apparire, il dolore di entrare e di uscire dalla scena. (G. Barbiellini Amidei)

Ormai molti ne sono convinti: è la Coscienza a proiettare questa allucinazione splendida e feroce che chiamiamo “realtà”. Per una ragione che resta inestricabile la Coscienza decide di mordere il mondo. Appena lo morde, però, ne è morsa. L’universo pare ritorcersi contro chi l’ha generato come un figlio parricida. E’ separazione, distacco, dimenticanza.

Nel suo recente libro, intitolato giustappunto “Coscienza”, Corrado Malanga scrive: “Quando l’essere umano vede le cose che si spostano, deve sapere che non sono le cose che si spostano, poiché è la coscienza che offre questo tipo di impressione. In verità tutto è fermo”. Questo discorso varrà anche per gli eventi: il cosmo e l’insieme di tutti i fatti che accaddero, accadono ed accadranno, sono congelati nell’istante senza tempo, impietriti nel volto impenetrabile di una Sfinge. Il libero arbitrio è poco più di un’illusione percettiva.

Viene in mente l’esperimento denominato “coscienza globale” con cui si cerca di comprendere in che modo la coscienza collettiva reagisca agli accadimenti, se essa riesca a presagirli. Se riesce a presagirli, significa che gli avvenimenti sono già lì in attesa di essere captati?

Vengono in mente quelle singolari teorie secondo cui la realtà si forma, non appena è osservata. Osservata da chi? Da occhi superiori? Prima che il reale sia percepito, si estende solo un interminato, profondissimo nulla.

La Coscienza è simile ad un serpente raggomitolato su sé stesso. Assomiglia ad un serpente che, uccidendo il suo vecchio io, rinasce. E’ così: death and life, side by side.

Alla fine sembra che la Coscienza si estruda fuor di sé stessa, condannandosi alla lacerazione ed alla sofferenza. Attraverso il dolore più acuto, il suo sguardo diventa acuto in modo eccezionale… salvo poi accorgersi che non c’è niente da guardare.


Vietata la riproduzione - Tutti i diritti riservati

Friday, December 27, 2013

Mind and matter

http://zret.blogspot.it/2013/12/mind-and-matter.html#.Ur1FVaEjulM

 Mind and matter

E’ stata un’esperienza reale o si è svolta "solo" nella mente? Questa è la domanda che ci poniamo di fronte ad un evento che trascende le normali coordinate cronotopiche ed i parametri della logica. E’ una domanda discutibile ed ingenua, poiché ignora che ignoriamo quali siano le vere differenze tra realtà “reale” e realtà mentale. Lo spazio, il tempo e le cose stesse non sono forse in primis oggetti psichici?



Essi esistono come contenuti della coscienza, prima di trovarsi eventualmente là fuori. Ciò che è percepito è: esse est percipi, scrive appunto il filosofo Berkeley. Non disponiamo di criteri oggettivi per attribuire gradi di realtà ai disparati livelli della realtà. Il senso comune non è criterio né oggettivo né certo.

La materia è più reale del pensiero, un oggetto più di un’idea? L’universo onirico è meno vero del mondo in cui siamo desti? Una veneranda tradizione (si pensi almeno ad Artemidoro nella cultura greca) ci insegna a conferire importanza ai sogni, ad ascoltarne i messaggi sibillini, anche se l’interpretazione dei simboli onirici, dal momento che si avvale per lo più di categorie razionali, è quasi sempre condannata al fallimento.

Realtà e realismo, la realtà ed il suo rispecchiamento, un gioco di specchi dove non si sa che cosa rifletta che cosa. Così un quadro realistico ci appare più concreto e tangibile di quel fuggevole fotogramma di realtà che l’opera ha immortalato. Forse è per questo che si rimane incantati al cospetto di un dipinto realistico, quanto più è realistico. La fascinazione del realismo, con il caso estremo del fotorealismo, è sguardo di Medusa al contrario: siamo noi osservatori ad impietrire la realtà. Ne scaturisce una visione interrogativa di fronte all’oggetto con il soggetto che interroga sé stesso.

A ben vedere, nulla è più astratto ed immotivato del cosiddetto “mondo reale” che eppure ha una sua consistenza, una sua dura refrattarietà, come si può constatare sovente, soprattutto quando prendiamo una sonora zuccata.

Se la mente mente, il reale non è meno menzognero: filtrato dall’encefalo ed organizzato nelle forme a priori affinché sia conoscibile, di esso conosciamo ben poco; solo una superficie variegata in cui i colori, le forme e la tridimensionalità sono mere organizzazioni percettive, fantasmagorie.

In che cosa differiscono una pellicola cinematografica e la realtà dinamica? In questi ultimi decenni si è diffuso il paradigma dell’universo-ologramma che si avvia a soppiantare il modello del cosmo paragonato ad un complesso meccanismo: sono schemi molto diversi, ma li accomuna il fatto che non sappiamo chi sia l’ideatore di tutto questo e perché.

Vietata la riproduzione - Tutti i diritti riservati

Friday, September 10, 2010

Appunti sull’Idealismo di ieri e di oggi (prima parte)

http://zret.blogspot.com/2010/09/appunti-sullidealismo-di-ieri-e-di-oggi.html

Appunti sull’Idealismo di ieri e di oggi (prima parte)

Non aveva forse torto Jung quando scrisse che “Lo spiritualismo è una soperchieria come il materialismo.” Le correnti immaterialiste, nel loro rigido monismo, riescono a demolire molti pregiudizi scientifici, ma, a loro volta, incorrono in alcune incongruenze, non meno significative delle contraddizioni in cui si impantana il materialismo. Un approccio obiettivo al tema indurrebbe ad accettare una concezione dualista (non nel senso di manichea). Mi pare paradossale che l’Idealismo, lato sensu, sia e sia stato propugnato da filosofi che, a tutti i costi, hanno voluto valorizzare il libero arbitrio. A ben vedere, la libertà umana è poco compatibile con tali concezioni.

La filosofia idealista nega alla materia un’esistenza autonoma rispetto al Soggetto che la situa. Tra le varie declinazioni del pensiero idealista, il sistema di Fichte è quello più netto e chiaro in proposito: la natura è Non-io posta dall’Io affinché l’Io possa affermarsi. Asserire che il mondo sensibile è solo un’illusione significa scontrarsi con il senso comune ed accettare delle notevoli conseguenze teoriche.

In primis, la cosiddetta realtà materiale diviene in toto una costruzione della Coscienza. Il cervello non decodifica ed organizza i segnali che provengono da un inesistente esterno, ma elabora un’immagine quadridimensionale su “suggerimento” della Mente universale (si pensi a Berkeley). E’ evidente quindi che non soltanto le qualità secondarie (colori, suoni, odori…) sono del tutto soggettive, ma anche le qualità primarie (forma, dimensioni). Inoltre, visto che queste qualità si collocano in un continuum categorizzato di ordine spazio-temporale, è logico inferire che gli eventi tutti accadono nella Mente e non là fuori. Gli eventi sono pensieri esteriorizzati. Se intendiamo essere consequenziali, giacché tutto avviene nell’istante atemporale della Mente che produce i pensieri-accadimenti, è palese che il libero arbitrio è un inganno, a meno che non si voglia congetturare che ciascuna mente individuale crea e proietta il mondo, perché ci troveremmo di fronte a miliardi di mondi differenti. Invece, in base ad un piano prestabilito, quasi tutti percepiscono il rosso come rosso, mentre non esistono, per quanto ne sappiamo, milioni di modi difformi in cui si può percepire lo stesso colore rosso. Tutto fu, è e sarà come è nell’attimo ucronico.

Pertanto le correnti
New age che esortano ad influire con il pensiero sulla materia e quindi sugli accadimenti (oggetti nella sequenza spazio-temporale) non hanno molto senso, non trovano una chiara giustificazione teoretica. Infatti, in primo luogo, non si può incidere su ciò che non esiste; inoltre non è la mente individuale ad agire, poiché essa è agita da una Mente cosmica.

In tale Weltanschauung, la realtà è letteralmente sogno: è un sogno ad occhi aperti. La dimensione onirica, che non è differente sul piano qualitativo, è solo più sfocata e multiforme, se confrontata con il daydream.

Accettato il modello idealista, come si devono interpretare tutti gli eventi? Come in un sogno, il “fatto” ha natura esclusivamente coscienziale. Propongo un esempio. Se X, per distrazione, sbatte contro una mensola all’altezza della testa, procurandosi un bernoccolo, l’accaduto va così spiegato. Nella mente di X, la Mente transpersonale ha creato la mensola con tutte le sue qualità primarie e secondarie. Ha altresì deciso che tale evento occorresse in quel preciso istante e secondo predefinite modalità (la distrazione): il dolore causato dalla durezza del legno e dagli spigoli della mensola è dovuto al cervello che lo attua in concomitanza con l’urto.

Qui si potrebbe integrare la dottrina idealista con quella occasionalista di Malebranche che è l’unica in grado di render conto di come lo spirito possa agire sul corpo. Le creature non possono intervenire sul mondo materiale, se non attraverso la mediazione di Dio. E’ Dio a generare nell’anima una determinata sensazione, allorché il corpo (illusorio) è modificato in un certo modo ed a dare al corpo un determinato movimento, quando l’anima lo “vuole”.

La vita, come è concepita dunque dagli indirizzi idealistici e dalle tradizioni orientali, in cui il mondo è lila, gioco, è appunto un video-gioco. Ciò in senso quasi letterale.




Wednesday, July 8, 2009

Il mondo, la coscienza, il nulla (prima parte)

http://zret.blogspot.com/2009/07/il-mondo-la-scoscienza-il-nulla-prima.html

Il mondo, la coscienza, il nulla (prima parte)

Il tempo, la più grande illusione, concretizza ogni destino. (Davy)

Niente e nessuno ci può garantire che esiste il mondo fuori di noi. Si racconta che Pirrone, filosofo greco, andasse a sbattere contro gli alberi, poiché non poteva essere sicuro che l'albero fosse un oggetto "esterno", "concreto" e "reale". Da un punto di vista filosofico non aveva torto, sebbene dovesse procurarsi, a causa del suo ostinato scetticismo, dei forti mal di capo: la "realtà" è il risultato di una fede. Noi crediamo che l'albero continui ad esserci, anche quando non lo percepiamo, laddove il fenomeno è letteralmente ciò che appare ai nostri sensi. Fondamentale fu la rivoluzione copernicana con cui Immanuel Kant trasferì lo spazio ed il tempo all'interno dell'io legislatore, della coscienza cui il mondo fenomenico deve adattarsi affinché sia esperito. Tuttavia se, grazie alle filosofie orientali, a Platone, a Berkeley ed all'Idealismo, abbiamo spostato il baricentro dell'essere dall'"esterno" verso l'"interno", restano molti problemi irrisolti.

Orbene riconosciamo, sulla base di acquisizioni antiche e recenti, che l'universo è una proiezione, generata da un oloprogramma. Ricordiamo che energia, spazio e tempo sono "condensazioni" di atti percettivi, provvisorie ed illusorie immagini dinamiche create dal cervello-mente-coscienza. Rammentiamo pure che l'abitudine e schemi a priori producono da un lato la sequenza lineare del tempo, dall'altro la collocazione spaziale degli oggetti, senza che tali caratteristiche ineriscano al mondo in sé. Non è forse un caso se queste forme a priori della sensibilità si strutturano, se consideriamo la linea ontogenetica (lo sviluppo dell'individuo) gradatamente affinché l'individuo possa organizzare la visione dell'universo, secondo un modello empiricamente funzionale, sebbene non veritiero. Sicuramente ci è capitato di sentire dei bimbi che impiegano i tempi verbali in modo contraddittorio. Ad esempio, dicono: "Domani sono andato all'asilo". Questo uso disinvolto e paradossale degli indicatori cronologici sembra denotare una non-oggettività delle relazioni temporali: passato, presente e futuro coesistono nella mente del bambino (diagramma ontogenetico) come nell'età del Sogno appartenente alla mitologia degli Aborigeni australiani. Pare che si possa inferire dalla non-sostanzialità dei rapporti temporali una non-sostanzialità del tempo tout court.

Esterno ed interno sono due aspetti inscindibili: solo per convenzione li distinguiamo, perché è nella coscienza che si configura quel che esiste. L’unitarietà del tutto, l’atemporalità dell’eterno è il fiume eracliteo in cui non è possibile immergersi due volte.

La concezione idealistica del reale sconfina nel solipsismo, poiché, l'universo è in quanto ipse fecit. Il sole sorge comunque anche senza l'io che lo percepisca e lo coaguli in un crogiolo fenomenico? A rigore, no. No, il sole non può sorgere, se l'io non lo percepisce e coagula. Si evita il solipsismo o postulando, con Kant, un noumeno inconoscibile, ma che è il substrato del mondo fenomenico, o ricorrendo ad una Mente che proietta e, nel contempo, esperisce l'universo. Tale Mente, un io penso trascendentale ed ontologico concepito non solo come attività ma anche come sostanza, può essere anche definita Dio, di cui gli io individuali partecipano, come le onde dello stesso mare. Sennonché, a differenza del Dio delle religioni positive, questa Mente non pare coincidere con un Creatore consapevole, ma con una specie di Narratore-Descrittore di possibilità di esistenza (gli enti non necessari), avulse da un fine preciso. Questa Mente è simile ad un sognatore che tesse e disfa racconti ed immagini oniriche e che, solo nel caso dei rari sogni lucidi, riesce a definire l'intreccio ed i ruoli dei personaggi.