L'immensa sputtanata a Zelig

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Scopo del Blog

Raccolgo il suggerimento e metto qui ben visibile lo scopo di questo blog.

Questo e' un blog satirico ed e' una presa in giro dei vari complottisti (sciacomicari, undicisettembrini, pseudoscienziati e fuori di testa in genere che parlano di 2012, nuovo ordine mondiale e cavolate simili). Qui trovate (pochi) post originali e (molti) post ricopiati pari pari dai complottisti al fine di permettere liberamente quei commenti che loro in genere censurano.

Tutto quello che scrivo qui e' a titolo personale e in nessun modo legato o imputabile all'azienda per cui lavoro.

Ciao e grazie della visita.

Il contenuto di questo blog non viene piu' aggiornato regolarmente. Per le ultime notizie potete andare su:

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Tuesday, August 5, 2014

"Fumo in cabina" su un volo Ryanair

http://www.tankerenemy.com/2014/08/fumo-in-cabina-su-un-volo-ryanair.html

"Fumo in cabina" su un volo Ryanair

Succedono strane cose oggigiorno sui voli aerei: ad esempio, il decollo di un velivolo appartenente alla compagnia irlandese Ryanair è stato rinviato, poiché i passeggeri, poco dopo l’imbarco, hanno avvertito un sentore sgradevole come di bruciato. Per comprendere che cosa è veramente successo (non è stato un “falso allarme”), si leggano a proposito dei fatti accaduti le conclusioni cui è giunto l’autore di Globalskywatch.



Volo partito in ritardo a causa del forte odore di bruciato avvertito dai passeggeri poco prima del decollo. E’ accaduto nel primo pomeriggio (del 14 luglio 2014, n.dr.) nello scalo di Orio al Serio (Bergamo) sull’aereo per Ibiza la cui partenza era prevista per le 14:30. Quando il pilota ha aumentato i giri del motore del Boeing 737-800 Ryanair, alcuni viaggiatori hanno sentito uno strano odore e la procedura di decollo è stata immediatamente interrotta.

Sul velivolo sono quindi saliti tre pompieri che hanno iniziato ad ispezionare la cabina, mentre i passeggeri venivano invitati a scendere. I controlli si sono conclusi con la dichiarazione che era stato un falso allarme (Si è, invece, verificato l'ennesimo episodio di "fumo in cabina", in genere collegato alla "sindrome aerotossica" [straker, sei un coglione]). Dopo due ore l’aereo è potuto partire per la sua destinazione.

Fonte: bergamo.corriere.it


Friday, December 27, 2013

Correlazione tra sindrome da affaticamento cronico e cadmio

http://www.tankerenemy.com/2013/12/correlazione-tra-sindrome-da.html

Correlazione tra sindrome da affaticamento cronico e cadmio

Un recente studio, con tutte le credenziali medico-scientifiche, correla i metalli pesanti, in particolare il cadmio, alla sindrome da affaticamento cronico, una patologia che il Dottor Donald Scott attribuisce al micoplasma, per la precisione ad un micoplasma geneticamente modificato, molto aggressivo. Quasi certamente le cause ed i cofattori dell’affezione sono molteplici: è comunque assodato che i metalli pesanti (alluminio, bario, stronzio, ferro, manganese…) sono all’origine delle patologie neurodegenerative. E’ anche sicuro che la dispersione di nanoparticolato metallico, attraverso le quotidiane, letali operazioni di geoingegneria clandestina, spiegano sia la sempre maggiore diffusione di queste affezioni sia l’abbassamento dell’età in cui insorgono. Nell’articolo che pubblichiamo è scritto che i soggetti che rischiano di più sono quelli che vivono in aeree contaminate, cioè… tutti.



La sindrome da affaticamento cronico (chronic fatigue syndrome) è un disturbo dalle origine ancora oscure, caratterizzato da una spossatezza prolungata e debilitante nonché da multipli sintomi non specifici, quali cefalea, faringite ricorrente, dolori muscolari ed alle articolazioni, disturbi del sonno, perdita di memoria, difficoltà di concentrazione nonché da un malessere generale.

I sintomi per definizione si protraggono almeno per sei mesi, ma spesso nella realtà per anni. Dall’Università di Firenze uno studio internazionale ipotizza che la malattia sia la conseguenza dell’esposizione al cadmio. Il gruppo di ricerca della Facoltà di Medicina dell’Università di Firenze guidato dai Professor Gulisano e Ruggiero, ha recentemente pubblicato un articolo scientifico sulla prestigiosa rivista “Medical hypotheses” dove si ipotizza per la prima volta una relazione tra esposizione al cadmio e sindrome da la sindrome definita anche encefalomielite malgica.

Questa sindrome neurologica invalidante colpisce milioni di persone nel mondo e si calcola che in Italia i malati siano nell’ordine delle centinaia di migliaia, anche se purtroppo in molti di loro la patologia non è correttamente diagnosticata. Infatti la diagnosi risulta incerta, lunga e complessa e spesso i malati sono costretti a subire esami diagnostici per mesi e mesi prima di arrivare alla diagnosi. Come per molte affezioni neurodegenerative, le cause non sono note e la terapia, spesso soltanto palliativa, ha scarsi risultati.

Il gruppo di ricerca fiorentino, nell’articolo pubblicato, ipotizza per la prima volta un legame tra la malattia ed esposizione al cadmio. Il cadmio è un metallo pesante cancerogeno molto diffuso nei paesi industrializzati, che deriva dall’inquinamento urbano, dal’incenerimento dei rifiuti, dai processi industriali, dal fumo di tabacco (e soprattutto dalla geoingegneria clandestina - n.d.r.).

I ricercatori fiorentini, dopo aver dimostrato i danni indotti dal cadmio sui neuroni umani, hanno messo a punto una tecnica ecografica semplice e priva di rischi che permette di studiare la corteccia cerebrale senza l’uso di radiazioni, in modo da evidenziare fenomeni di infiammazione o di danno encefalico nei pazienti affetti da sindrome da affaticamento cronico e nei soggetti esposti al cadmio. In questa maniera, sarà possibile diagnosticare precocemente i danni neurotossici conseguenti all’esposizione al cadmio (ad esempio, nei fumatori o nelle persone che vivono in prossimità di aree inquinate, di impianti industriali o inceneritori) ed individuare i sintomi della patologia in modo da intervenire in modo tempestivo. Sarà anche possibile monitorare la malattia e la risposta alle diverse terapie in via di sperimentazione nel mondo, con l’auspicio di poter osservare una reversione del danno cerebrale.

Il prestigio internazionale della rivista dove i ricercatori fiorentini hanno pubblicato lo studio è testimoniato dalla presenza nel comitato editoriale dei Premi Nobel Arvid Carlsson, John Eccles, Frank Macfarlane Burnet e Linus Pauling, e del pioniere della filosofia della scienza, Sir Karl Popper.

L’articolo, con le immagini relative, è reperibile sul sito della rivista “Medical hypotheses” ed è inoltre stato immediatamente inserito nel database della National Library of Medicine (N.I.H.) del Governo degli Stati Uniti d’America.


Fonte: ambientebio.it
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Monday, June 24, 2013

La prova del mineralogramma

http://www.tankerenemy.com/2013/06/la-prova-del-mineralogramma.html

La prova del mineralogramma

Il mineralogramma o analisi tissutale del capello è un esame di laboratorio che impiega come campione il capello e, mediante avanzate tecniche, determina la concentrazione dei principali minerali presenti nello specimen.

Questa analisi si compie prelevando capelli della lunghezza di pressappoco tre centimetri dal retro della nuca, nella zona della base del cranio, nella misura di circa 0,5 grammi. Il campione deve essere estratto in piccole quantità da aree differenti della regione occipitale, tagliando i capelli il più vicino possibile allo scalpo. I capelli vengono lavati con una soluzione neutra per eliminarne le sostanze esterne, quindi sciolti in una soluzione acida per esaminarli con uno spettrofotometro ad assorbimento atomico, capace di misurare la quantità di minerali contenuti.

Naturalmente il mineralogramma è un efficace strumento per rilevare e quantificare l’entità di metalli all’interno dell’organismo.

Se qualcuno ancora vaneggia che le scie che sfregiano spesso il cielo sono solo vapore acqueo, potrà rinsavire grazie ad un mineralogramma. Se anche fra adolescenti e giovani si rintracceranno “dosi” elevate di metalli pesanti (alluminio, bario, cadmio, stronzio etc.), si dovrà concludere che qualcosa non quadra. Tonnellate di nanoparticolato sono disperse ogni giorno in tutto il globo: la Geoingegneria clandestina è senza dubbio la principale fonte di inquinamento!

E’ capzioso chiamare in causa un generico inquinamento ambientale da cui derivano la contaminazione dell’aria, dell’acqua “potabile” e del cibo. Oggigiorno molti stabilimenti industriali, in forza di norme restrittive, sono meno inquinanti rispetto al passato. Lo stesso vale per gli autoveicoli. La delocalizzazione poi ha causato lo spostamento degli opifici nell’Estremo Oriente o in altri paesi lontani dalla “civile” Europa.

Certo, non tutto l’inquinamento proviene dalle irrorazioni clandestine (inceneritori, poligoni militari, centrali per la produzione di energia, traffico veicolare e via discorrendo contribuiscono), ma, se si rilevano notevoli quantità di metalli in persone residenti lontano da impianti, da centrali per la produzione di energia elettrica, da arterie stradali e ferroviarie etc., in soggetti che vivono in zone pressoché incontaminate, come si può spiegare l'avvelenamento testimoniato dall’analisi tissutale? Soprattutto come si può motivare la presenza di bario e di litio in concentrazioni anomale nell'organismo, dal momento che l’impiego di tali metalli non è poi così diffuso nei processi industriali?

I negazionisti continuino pure ad arrampicarsi sugli specchi per tentare di confutare l’ennesima prova del genocidio globale. Gli altri si adopereranno per instaurare trattamenti che aiutino a smaltire i metalli nocivi, prima che il loro accumulo provochi malattie più o meno gravi.

Fonte: Enciclopedia Treccani, s.v. mineralogramma

Articoli correlati:

Bario e Sclerosi Multipla: conferme, 2007
Scie chimiche ed inceneritori: profitto e delitto, 2008
Alluminio, Alzheimer ed altre alee, 2012


Wednesday, August 11, 2010

Quali sono i possibili rischi del nanotech?

http://ilsole24h.blogspot.com/2010/08/quali-sono-i-possibili-rischi-del.html

Quali sono i possibili rischi del nanotech?


traduciamo la prima parte dell'articolo in inglese intitolato

What are the Possible Dangers of Nanotechnology?

che parla dei possibili rischi a cui siamo esposti a cause delle nanotecnologie (nanopatologie).
In questo caso non dobbiamo confondere la "Nanotecnologia" con la "Nanotecnologia molecolare"

La nanotecnologia è un ramo della scienza che si occupa di particelle 1-100 nanometri di dimensione. Gli esperti ritengono che sia possibile trovare nella nanotecnologia pericoli nel modo in cui queste minuscole particelle possano interagire con l'ambiente, e soprattutto, con il corpo umano. Miliardi di dollari vengono spesi per incorporare le nanoparticelle in prodotti che sono già in commercio al pubblico, quando questo investimento è rispetto alla ricerca sui problemi di salute della nanotecnologia relativamente inadeguato, alcuni scienziati si preoccupano.


Esperti dicono che il problema è che gli elementi incontrati nella nanoscala agiscono differentemente rispetto ai loro omologhi più grandi. Come esempio, le proprietà della grafite sono ben note e questa detiene una posizione specifica nelle linee quida in tossicologia. Il Nobel per la fisica Richard Smalley della Rice University ha scoperto i nanotubi di carbonio e i buckyballs - nanoparticelle di carbonio - che sono legalmente classificati come grafite, ma loro si comportano in modo differente alla grafite rendendo la classificazione potenzialmente pericolosa.

Caso in questione: nel marzo 2004 i test condotti dal tossicologo per la protezione ambientale Oberdörster, Ph.D., con la Southern Methodist University in Texas hanno scoperto danni al cervello ai pesci esposti ai buckyballs per un periodo di appena 48 ore ad una relativamente moderata dose di 0,5 per milione (commiserare con i livelli di altre tipopogie di inquinamento che si trovano nelle baie). I pesci esposti anche al cambiamento dei marcatori di gene nel fegato, indicano che la fisiologia intera è stata colpita. In un test simultaneo, le nanoparticelle di carbonio hanno ucciso le pulci d'acqua, un anello importante nella catena alimentare marina.


Oberdörster non saprebbe dire se i buckyballs potrebbero anche causare danni al cervello negli esseri umani ma ha avvertito che sono necessari ulteriori studi e che l'accumulo dei buckyballs nel tempo potrebbero essere una preoccupazione, particolarmente se sono stati autorizzati ad entrare nella catena alimentare. Studi precedenti nel 2002 fatti dal CBEN (Center for Biological and Environmental Nanotechnology) hanno indicato nanoparticelle accumulate nei corpi degli animali da laboratorio, e ancora altri studi hanno mostrato le nanoparticelle di carbonio viaggiare liberamente attraverso il suolo e che possono essere assorbiti dai lombrichi. Questo è un potenziale collegamento lungo la catena alimentare per l'uomo e presenta uno dei possibili pericoli delle nanotecnologie.

(esempio di una buckyballs)


Altre nanoparticelle hanno pure dimostrato di avere effetti ostili. La ricerca all'Università della California a San Diego nel primi mesi del 2002 ha rivelato nanoparticelle di cadmio selenide, chiamati anche punti quantici , che possono causare l’avvelenamento da cadmio negli esseri umani. Nel 2004 lo scienziato inglese Vyan Howard ha pubblicato dei primi risultati che indicavano che le nanoparticelle d'oro possono spostarsi tra la placenta di una madre al feto; e di come nel lontano 1997 gli scienziati di Oxford avevano scoperto nanoparticelle utilizzate per la protezione solare creando radicali liberi che danneggiavano il DNA .


A complicare i pericoli delle nanotecnologie, le dimensioni e la forma delle nanoparticelle che hanno effetto sul livello di tossicità, di precludere la facilità delle categorie uniformi anche quando si considera un unico elemento. In generale, gli esperti relazionano le particelle più piccole essendo più bioattive e tossiche. La loro abilità di interagire con altri sistemi viventi aumenta, perché possono facilmente attraversare la cute, polmoni, e in alcuni casi il sangue / barriere del cervello. Una volta all'interno del corpo, ci possono essere ulteriori reazioni biochimiche come la creazione di radicali liberi che danneggiano le cellule.


Mentre il corpo è dotato di difese per le naturali particelle che incontra, il pericolo della nanotecnologia è che questa è una introduzione del tutto nuova del tipo di particelle. Particelle che alcuni esperti dicono che probabilmente il corpo le identifichi tossiche.

fonte: