Il particolato più sottile è all'origine di ictus
L’esposizione
prolungata alle polveri sottili accelera il processo di ispessimento e
di indurimento delle arterie, oltre al fumo, all’obesità, al colesterolo
ed all'ipertensione, sul banco degli imputati per lo sviluppo dell’aterosclerosi si trova l’inquinamento atmosferico. A confermarlo è uno studio pubblicato di recente su "Plos Medicine" che ha osservato come l’esposizione alle polveri sottili accentui l’aterosclerosi, aumentando i rischi di infarto o ictus.Sara Adar della University of Michigan School of Public Health e Joel Kaufman della University of Washington hanno analizzato l’effetto dell’inquinamento sulla carotide, usando questa arteria (che trasporta il sangue al collo, alla testa ed al cervello) come "zona" campione per valutare la situazione degli altri vasi del corpo. È stato analizzato l’ispessimento della carotide di cinquemila persone di età compresa fra i 45 e gli 84 anni, provenienti da sei diverse aree metropolitane degli Stati Uniti e senza problemi di tipo cardiovascolare.
I risultati degli esami agli ultrasuoni eseguiti nell’arco di cinque anni sono stati inequivocabili: se in media lo spessore della carotide aumentava di 14 micrometri all’anno, nelle persone maggiormente esposte ai PM 2,5 l’ingrossamento era maggiore di 5 micrometri. Questi dati, correlati con altri risultati provenienti dalla stessa popolazione, hanno anche evidenziato come coloro che abitano nelle aree più inquinate della città abbiano il 2% di possibilità in più di essere colpiti da un ictus nei confronti di chi risiede nelle zone con livelli inferiori di P M 2,5.
Lo studio non è concluso: le analisi condotte in futuro sullo stesso campione consentiranno di valutare in maniera più approfondita il nesso fra un’esposizione a lungo termine ai PM 2,5 e problemi all’apparato cardiovascolare.
Fonte: ecoblog.it



Il
rifacimento omonimo, per la regia del californiano Breick Esner, è
ambientato nella tranquilla cittadina di Ogden Marsh, dove la gente
comincia a comportarsi in modo strano. Un tizio, armato di fucile,
irrompe nel campo di baseball dove si sta giocando una partita. Lo
sceriffo, David Dutten, lo conosce, come conosce tutti in città: pensa
che sia semplicemente ubriaco e cerca di convincerlo ad abbassare il
fucile, ma, quando il'uomo gli punta contro il fucile, è costretto a
ucciderlo. La dottoressa Judy Dutten, moglie dello sceriffo, cerca di
alleviare il senso di colpa del marito per un omicidio così incongruo,
ma le cose sono destinate a peggiorare. Di fronte ad una situazione
totalmente inaspettata per un tutore dell'ordine di provincia, David non
si perde comunque d'animo ed indaga assieme al suo aiutante, Russell. I
due trovano un aereo precipitato nella palude vicina all'abitato. Il
micidiale carico dell'aereo ha contaminato l'acqua di Ogden Marsh,
liberando un virus che causa la follia. Inimicandosi le autorità
cittadine che temono per i raccolti, David ordina l'interruzione
dell'erogazione idrica, ma è troppo tardi. I militari circondano l'area
per evitare che il virus si diffonda ed il caos domina sovrano.
E'
questo l'intreccio di una pellicola in cui si può senza dubbio
enucleare un avvertimento circa l'operazione "chemtrails": non ci
riferiamo "soltanto" alla sinistra circostanza del velivolo schiantatosi
nell'acquitrino, aereo con un carico di morte, ma alla decisione del
regista di montare, nella parte iniziale del lungometraggio, una
sequenza che mostra degli inconfondibili aerei chimici. E' un'immagine,
incastrata quasi a forza, che salda la finzione cinematografica alla
realtà più cruda con l'eloquente invito a considerare gli apparecchi che
incrociano nei cieli di quasi tutto il mondo, come la causa delle
contaminazioni.









In breve, secondo l'ingegnere statunitense 