Scopo del Blog
Raccolgo il suggerimento e metto qui ben visibile lo scopo di questo blog.
Questo e' un blog satirico ed e' una presa in giro dei vari complottisti (sciacomicari, undicisettembrini, pseudoscienziati e fuori di testa in genere che parlano di 2012, nuovo ordine mondiale e cavolate simili). Qui trovate (pochi) post originali e (molti) post ricopiati pari pari dai complottisti al fine di permettere liberamente quei commenti che loro in genere censurano.
Tutto quello che scrivo qui e' a titolo personale e in nessun modo legato o imputabile all'azienda per cui lavoro.
Ciao e grazie della visita.
Il contenuto di questo blog non viene piu' aggiornato regolarmente. Per le ultime notizie potete andare su:
http://indipezzenti.blogspot.ch/
https://www.facebook.com/Task-Force-Butler-868476723163799/
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Saturday, February 18, 2017
Tuesday, February 7, 2017
Wednesday, February 1, 2017
Sento un rumore, come di fegato che esplode...
Sbroccata strakkiniana seguita all'esito dell'udienza del 31 gennaio a Lanciano.
Scusa, Strakky, ma non ti hanno comunicato il nome del difensore esattamente come qui?
A questa cazzata, Strakky, non crede neanche Prank, è tutto dire.
Tuesday, January 31, 2017
Friday, March 25, 2016
Lettera aperta al Pubblico Ministero Dottor Alessandro Bogliolo
il PM in questione sara' terrorizzato
sempre se dopo i commenti del club del deficit ha smesso di ridere
almeno strakky questa volta non ha chuso con un "si porgono gli ossequi"...
https://archive.is/T2ub7
sempre se dopo i commenti del club del deficit ha smesso di ridere
Straker venerdì, marzo 25, 2016 10:46:00 AM
Lettera aperta al Pubblico Ministero Dottor Alessandro Bogliolo
Risposte
-
Ottimo Straker...gli altri possono offendere ed insultare e tu non puoi parlare (secondo loro) Che la smettano una buona volta e si vergognino!!!
-
Vadano a quel paese...
- Fratelli Marciano'....MA QUANTE PALLE AVETE ???
-
Se la sono presa con il nemico sbagliato.
almeno strakky questa volta non ha chuso con un "si porgono gli ossequi"...
https://archive.is/T2ub7
Friday, September 18, 2015
La legge sono io - dacci oggi la nostra sbroccata quotidiana
http://straker-61.blogspot.ch/2015/08/la-legge-sono-io.html
Pagina freezata qui
http://www.freezepage.com/1442605005NJLGUUBHZS
commentate liberamente
Wednesday, April 15, 2015
Vivere nell'età dell'ipocrisia
http://zret.blogspot.ch/2015/04/vivere-nelleta-dellipocrisia.html

Vivere nell'età dell'ipocrisia

Avevano
perfettamente ragione i sofisti quando asserivano che la “giustizia” è
solo la legge del più forte e del più scaltro. E’ così! Tutte le
elucubrazioni ed esegesi, anche le più sottili, circa i problemi
giuridici non valgono un fico secco, se confrontate con la spietata
constatazione dei sofisti. A che pro lambiccarsi su ponderosi manuali di
diritto (nulla è più storto del diritto) per tentare di stabilire che
cosa sia l’equità? Viviamo in un mondo capovolto in cui gli onesti e gli
innocenti non hanno alcuna speranza di veder riconosciuta la loro
integrità, laddove i farabutti istituzionali imperversano impuniti,
delinquono allegramente.
Era già Catone il Censore a scrivere: “I ladri privati sono in catene, mentre i ladri pubblici vivono tra l’oro e la porpora”. Tacito ci ricorda che “in uno stato molto corrotto, le leggi pullulano”. I classici sono gli autori il cui insegnamento è sempre attuale e veramente è difficile aggiungere qualcosa ai loro immortali moniti. Anche Manzoni della mefitica “giustizia” umana aveva inteso tutto: attraverso i personaggi e gli episodi dei “Promessi sposi” denuncia con amara ironia l’iniquità, la pochezza, la ferocia, l’avventatezza di magistrati e birri.
Le tare della “giustizia” sono innumerevoli. Nelle false “democrazie occidentali” le magagne della giurisprudenza sono nascoste dietro una folta e ben sagomata siepe di disposizioni, regole, clausole, commi, codicilli... I mali peggiori sono senza dubbio le deroghe e le proroghe. Le eccezioni si annidano in leggi che possono essere condivisibili, per snaturarle o vanificarle. Le posticipazioni situano in un futuro che non verrà mai l’applicazione di quelle pochissime prescrizioni il cui rispetto migliorerebbe le condizioni del consorzio umano. Così ci si ritrova con una “giustizia” che è solo coercizione ed arbitrio. Invano si invocheranno norme giuste e sagge: chi le dovrebbe rispettare, le calpesterà sempre. In ogni caso resteranno disattese.
In verità il sistema giuridico attuale è del tutto indistinguibile da una giustizia sommaria e sommamente ipocrita.
Era già Catone il Censore a scrivere: “I ladri privati sono in catene, mentre i ladri pubblici vivono tra l’oro e la porpora”. Tacito ci ricorda che “in uno stato molto corrotto, le leggi pullulano”. I classici sono gli autori il cui insegnamento è sempre attuale e veramente è difficile aggiungere qualcosa ai loro immortali moniti. Anche Manzoni della mefitica “giustizia” umana aveva inteso tutto: attraverso i personaggi e gli episodi dei “Promessi sposi” denuncia con amara ironia l’iniquità, la pochezza, la ferocia, l’avventatezza di magistrati e birri.
Le tare della “giustizia” sono innumerevoli. Nelle false “democrazie occidentali” le magagne della giurisprudenza sono nascoste dietro una folta e ben sagomata siepe di disposizioni, regole, clausole, commi, codicilli... I mali peggiori sono senza dubbio le deroghe e le proroghe. Le eccezioni si annidano in leggi che possono essere condivisibili, per snaturarle o vanificarle. Le posticipazioni situano in un futuro che non verrà mai l’applicazione di quelle pochissime prescrizioni il cui rispetto migliorerebbe le condizioni del consorzio umano. Così ci si ritrova con una “giustizia” che è solo coercizione ed arbitrio. Invano si invocheranno norme giuste e sagge: chi le dovrebbe rispettare, le calpesterà sempre. In ogni caso resteranno disattese.
In verità il sistema giuridico attuale è del tutto indistinguibile da una giustizia sommaria e sommamente ipocrita.
Vietata la riproduzione - Tutti i diritti riservati
Pubblicato da
Zret
Wednesday, September 10, 2014
Il giusto ed il buongusto
http://zret.blogspot.ch/2014/09/il-giusto-ed-il-buongusto_9.html
Il giusto ed il buongusto

"Non
è giusto!" Così esclama il bimbo cui è stato sottratto in modo
immotivato un balocco. Si deve ritenere che un senso etico, per quanto
confuso, sia innato o, per lo meno, precoce nell'essere umano. Che cosa
significa "giusto"? Qual è la differenza tra "giusto" ed "ingiusto" di
là da una concezione empirica e superficiale? Ancora una volta
l'indagine etimologica non ci è di grande ausilio: "Giusto proviene
dal latino ius, antichissima definizione di una formula di incitamento,
portafortuna, sopravvissuta solo nelle aree che hanno conservata intatta
la classe sacerdotale (indo-iranica e latina) e da cui si è svolta la
nozione di diritto. Forma originaria è yeus alternante con yewes".(G. Devoto) Il lessema latino si connette al verbo iurare, giurare.
Dunque il diritto sembra radicato in forme solenni e sacre di giuramento. Tuttavia la sacralità del giuramento è venata di alcunché di sacrilego, se, ad esempio, in inglese, il verbo (to) swear significa sia "giurare" sia "bestemmiare". Anche i Vangeli condannano il giuramento. E' impossibile quindi definire il concetto di giustizia, laddove il quasi sinonimo "equità" riesce ad evocare un'ombra di significato, allorché pensiamo al latino aequor, mare, da aequus, inteso come superficie piana. Quindi l'equità è qualcosa di livellato, di uniforme.
Non erra alla fine Platone (attraverso il suo alter ego, Socrate) che, rifiutando l'idea secondo cui l'equità sarebbe "beneficare gli amici e nuocere ai nemici", o "l'utile del più forte", alla fine getta la spugna. Infatti, nella conclusione della “Politeia”, il filosofo ateniese riconosce che le sue argomentazioni non hanno fruttato i risultati sperati: non è stato chiarito che cosa sia veramente la giustizia, sebbene se ne sia riconosciuto il giovamento e si sia ammesso che essa deve essere una qualche virtù.
Che differenza rispetto a molti filosofastri, intellettualoidi, pseudo-scienziati contemporanei che pensano di poter distinguere tra giusto ed ingiusto, tra vero e falso, tra scientifico e non scientifico! Certi concetti e vocaboli dovrebbero essere maneggiati con cura, altrimenti si rischia di cristallizzarsi nel dogmatismo. Nonostante la tanto sbandierata tolleranza, la società attuale è dogmatica, intransigente. Il "sapere" è diventato apodittico. Ignoranti ed idioti, con la cassa di risonanza costituita dai media istituzionali, propagandano il pensiero unico. Lo spirito critico, l'abitudine alla ricerca e l'approccio epistemologico sono defunti. E’ necessario persino il buon gusto, quando ci si accosta a taluni lessemi e sensi. E’ una questione di savoir faire: si deve cominciare con il riconoscimento che la "giustizia" dei tribunali è quasi sempre una parodia per poi degustare i veri valori dell’equità, nel senso più nobile del termine. Proprio come un assaggiatore di vini, occorre saper apprezzare il bouquet delle parole.
Le persone sono regredite a livelli infantili, simili a quei pargoli che gridano: "Non è giusto!", quando ad un coetaneo sono date due caramelle ed a lui neanche una. Come i bambini, oggi gli adulti sono del tutto incapaci di suggerire un'idea di "giustizia", mentre si lasciano trascinare da parole emotive, da motivazioni deamicisiane. Ecco allora che i governi ed il clero facilmente persuadono la gente che una guerra è “giusta”, “umanitaria”, “intelligente”. Il popolino non si accorge dello stridente contrasto tra il nome “guerra” e gli opportunistici aggettivi che vi sono incollati. Ecco perché è sufficiente una campagna orchestrata dai parolai al "potere" per scatenare un sanguinoso conflitto. Si affila la lingua, prima di affilare le baionette.
Dunque il diritto sembra radicato in forme solenni e sacre di giuramento. Tuttavia la sacralità del giuramento è venata di alcunché di sacrilego, se, ad esempio, in inglese, il verbo (to) swear significa sia "giurare" sia "bestemmiare". Anche i Vangeli condannano il giuramento. E' impossibile quindi definire il concetto di giustizia, laddove il quasi sinonimo "equità" riesce ad evocare un'ombra di significato, allorché pensiamo al latino aequor, mare, da aequus, inteso come superficie piana. Quindi l'equità è qualcosa di livellato, di uniforme.
Non erra alla fine Platone (attraverso il suo alter ego, Socrate) che, rifiutando l'idea secondo cui l'equità sarebbe "beneficare gli amici e nuocere ai nemici", o "l'utile del più forte", alla fine getta la spugna. Infatti, nella conclusione della “Politeia”, il filosofo ateniese riconosce che le sue argomentazioni non hanno fruttato i risultati sperati: non è stato chiarito che cosa sia veramente la giustizia, sebbene se ne sia riconosciuto il giovamento e si sia ammesso che essa deve essere una qualche virtù.
Che differenza rispetto a molti filosofastri, intellettualoidi, pseudo-scienziati contemporanei che pensano di poter distinguere tra giusto ed ingiusto, tra vero e falso, tra scientifico e non scientifico! Certi concetti e vocaboli dovrebbero essere maneggiati con cura, altrimenti si rischia di cristallizzarsi nel dogmatismo. Nonostante la tanto sbandierata tolleranza, la società attuale è dogmatica, intransigente. Il "sapere" è diventato apodittico. Ignoranti ed idioti, con la cassa di risonanza costituita dai media istituzionali, propagandano il pensiero unico. Lo spirito critico, l'abitudine alla ricerca e l'approccio epistemologico sono defunti. E’ necessario persino il buon gusto, quando ci si accosta a taluni lessemi e sensi. E’ una questione di savoir faire: si deve cominciare con il riconoscimento che la "giustizia" dei tribunali è quasi sempre una parodia per poi degustare i veri valori dell’equità, nel senso più nobile del termine. Proprio come un assaggiatore di vini, occorre saper apprezzare il bouquet delle parole.
Le persone sono regredite a livelli infantili, simili a quei pargoli che gridano: "Non è giusto!", quando ad un coetaneo sono date due caramelle ed a lui neanche una. Come i bambini, oggi gli adulti sono del tutto incapaci di suggerire un'idea di "giustizia", mentre si lasciano trascinare da parole emotive, da motivazioni deamicisiane. Ecco allora che i governi ed il clero facilmente persuadono la gente che una guerra è “giusta”, “umanitaria”, “intelligente”. Il popolino non si accorge dello stridente contrasto tra il nome “guerra” e gli opportunistici aggettivi che vi sono incollati. Ecco perché è sufficiente una campagna orchestrata dai parolai al "potere" per scatenare un sanguinoso conflitto. Si affila la lingua, prima di affilare le baionette.
Vietata la riproduzione - Tutti i diritti riservati
Pubblicato da
Zret
Saturday, July 5, 2014
I GESUITI COINVOLTI NEI SACRIFICI SATANICI DI BAMBINI
beccatevi questo pazzo furioso. ve lo ricordate? quello che diceva a straker che il sig. Scattolo era un serpente
hiddenfromhistory1@gmail.com , mailto:info@iclcj.com , mailto:admin@iclcj.com , Phone 250-591-4573 , 386-323-5774
Fonte: ChildAbuseRecovery
Tratto da: 2012 the big picture
Attraverso: ascensionwithearth
e: Ununiverso.blog
http://intermatrix.blogspot.it/2014/06/i-gesuiti-coinvolti-nei-sacrifici.html
I GESUITI COINVOLTI NEI SACRIFICI SATANICI DI BAMBINI
Pubblicato da
BOJS - LION OF YAHUDA
martedì 3 giugno 2014
Il
capo dei gesuiti Sig. Adolfo Panchon, ha annunciato le proprie dimissioni
questa settimana dopo che il Tribunale internazionale di Common Law di
Giustizia a Bruxelles lo ha collegato alle cerimonie del Nono Cerchio
Satanico con Culto Sacrificale di Bambini.
Nell’ultimo mese cinque
giudici hanno ascoltato numerosi testimoni oculari e documentazione
archivistica vaticana che puntano chiaramente il dito verso Panchon,
Papa Francesco, l’ex Papa Ratzinger e l’arcivescovo di Canterbury Justin
Welby per lo stupro rituale e l’uccisione di bambini di recente, nel
2010″ secondo il bollettino di ieri del Tribunale internazionale sui
crimini della Chiesa e dello Stato. Il mese scorso l’ITCCS ha cominciato
a perseguire il caso di fronte a cinque giudici internazionali e 27
membri della giuria.
“Papa Francesco ha stranamente osservato, durante il suo giro in
medio oriente della scorsa settimana che l’abuso sessuale è come una
messa satanica’ rivelando che egli capisce che lo stupro di bambini
all’interno della sua chiesa è legato ai riti satanici a cui egli stesso
partecipa” il procuratore ha detto da Bruxelles. “Consideriamo le
parole del Papa una tacita ammissione di colpa e ulteriori prove del suo
coinvolgimento in questo crimine mostruoso.”
Un ordine gesuita cattolico chiamato il “Privilegio magisteriale” datato
25 dic 1967 relativo alla messa nera è stato fornito alla corte da
archivi vaticani. Il documento, si è detto, dovrebbe mostrare che ad
ogni nuovo papa è stato richiesto di partecipare al Nono Cerchio
Satanico con Culto Sacrificale di Bambini appena nati, tra cui bere il
loro sangue. “Documenti vaticani indicano chiaramente che per secoli
i gesuiti avevano un piano premeditato per uccidere ritualmente neonati
rapiti e poi consumare il loro sangue”, ha detto il procuratore capo
del tribunale.” Il progetto è nato da una idea contorta allo scopo di
ricavare energia spirituale dalla linfa vitale degli innocenti,
assicurando così stabilità politica al papato di Roma. Questi atti
non sono solo di genocidio, ma sono sistematici e istituzionalizzati.
Sembrano essere state eseguiti dalla Chiesa cattolica romana, dai
gesuiti e da ogni Papa dal 1773 almeno”.
“Le osservazioni del Papa circa le messe nere sataniche sono il tipo
più basso di insensibilità sadica” ha concordato Ruth Leopold, un
americano di 51 anni che sostiene di essere sopravvissuto ad una messa
nera satanica Cattolica con tortura.” Qualsiasi idiota sa che anche
citando parole di innesco come ‘messa satanica’ si ri-traumatizzano le
vittime di torture sataniche. Forse le sue parole sono state
deliberatamente progettate dal momento che lo accusiamo di aver preso
parte Nono Cerchio Satanico di sacrificio. E’ il momento che si
dimetta”.
(…)La corte che ha continuato a perseguire i membri dell’elite
mondiale del Nono Cerchio Satanico con Culto Sacrificale di Bambini ha
detto di includere Papa Francesco, Pachon e Welby. Almeno otto testimoni
hanno testimoniato che sia Papa Francesco, l’ex papa Ratzinger o
Panchon erano presenti con loro come bambini a sacrifici di bambini.
Il 27 maggio il bollettino dell’ITCCS ha annunciato che il giudice
aveva ricevuto nuovi elementi di prova provenienti da fonti vaticane che
dettagliavano gli sforzi di Papa Francesco ‘per coprire le attività del
nono cerchio ” hanno tentato di fermare il tribunale attraverso mezzi segreti.”
Mentre Pachon ha deciso di dimettersi, Papa Francesco ha suggerito ai
giornalisti durante il suo recente tour della Terra Santa che potrebbe
seguire l’esempio dell’ex papa Ratzinger e ritirarsi. Il 15 febbraio
2013 la corte di Bruxelles ha trovato Ratzinger colpevole di crimini
contro l’umanità. Si è dimesso pochi giorni dopo, il 28 febbraio. Prove
presentate al giudice del 2013 possono essere trovate nel video di Kevin
Annett di “Hidden No Longer”, disponibile gratuitamente qui.
I testimoni hanno fatto i nomi dei membri del Nono Cerchio Satanico
con Culto Sacrificale di Bambini , come il cardinale Olandese cattolico
Alfrink e il principe Bernhard dei Paesi Bassi; i Membri della famiglia
reale britannica, olandese e belga, tra cui la regina Elisabetta, il
principe Filippo, la regina olandese Wilhemina, la sua famiglia e il
consorte re Hendrick; Papa Francesco, l’ex papa Ratzinger, arcivescovo
di Canterbury Justin Welby, due giudici dell’alta corte inglese, tra cui
il giudice Fulford, un vescovo cattolico canadese e ministri del
governo di alto livello in Belgio e in Inghilterra.
La scorsa settimana il giudice si è aggiornata per un paio di giorni
dopo la ricezione della voce che il Nono Cerchio Satanico con Culto
Sacrificale di Bambini ha previsto un sacrificio di un bambino per il 15
agosto 2014 nel caveau sotterraneo sotto Marie – Reine – du – Monde
Cattedrale cattolica romana a Montreal, Canada. Testimoni hanno anche
testimoniato che i bambini sono stati costretti a guardare i sacrifici
di bambini nella cripta del castello di Caernarfon nel Galles, la
catacomba seminterrata sotto l’ala ovest della scuola per indiani Mohawk
a Brantford, in Canada e in vari boschetti in Francia, Olanda e Stati
Uniti.
Ci sono alcune vittime più recenti di questa élite del Nono Cerchio
satanico. Il soldato giamaicano e inglese Vivian Cunningham è rimasto
drogato nell’ospedale di San Giorgio a Stafford Inghilterra (phone: +44
01785 257888), solo per aver fatto domande sul mandato di cattura della
regina Elisabetta per il rapimento di dieci nativi. Il cittadino
britannico David Compan e sua moglie sono stati avvicinati, drogati,
arrestati e incarcerati nel Centro di Salute Mentale London Park Royal
per la pubblicazione di un mandato di arresto per la Regina Elisabetta
in una chiesa cattolica. L’arresto e il rilascio di Compan sono stati
catturati in questo video.
Lo scorso ottobre a Kitchener, Ontario Canada Steve Finney stava
cercando di esporre il caso del 2013 culto del Nono Cerchio satanico su
50.000 bambini nativi scomparsi che includevano accuse di sequestro per
la regina Elisabetta. Finney è stato arrestato e tenuto in carcere per
tre giorni senza accuse. Proteste in tutto il mondo organizzate dai ITCCS sono apparse efficaci per il rilascio di Finney e dei Compan.
L’ex residente della scuola Kamloops, William Combes, e gli altri non
sono stati così fortunati. Il nativo canadese è stato portato al coma e
poi è morto dopo una intervista radiofonica del 2010, dove ha parlato di
aver visto la regina Elisabetta e il Principe Filippo lasciare la
scuola con i suoi dieci amici e studenti di Kamloops. Il capo Louis
Daniels, Harriet Nahanee, Jonny Bingo Dawson e Ricky Lavillee sono
anch’essi morti per cause misteriose prima di rilasciare la loro
testimonianza in programma per il processo internazionale del 2013
riguardante 50.000 bambini nativi scomparsi.
Altre prove sulle attività del Nono Cerchio Satanico con Culto
Sacrificale di Bambini è stato promesso nella prossima Pubblica
Informazione Bollettini dall’Ufficio del Procuratore della Corte ICLCJ.
Il caso avrebbe dovuto prendere più di un anno per completare penale a
causa del numero di testimoni venuta alla luce e le prove presentate
finora alla corte .
Per contattare funzionari della Corte internazionale
di Bruxelles scrivere una email o chiamare:
hiddenfromhistory1@gmail.com , mailto:info@iclcj.com , mailto:admin@iclcj.com , Phone 250-591-4573 , 386-323-5774
Fonte: ChildAbuseRecovery
Tratto da: 2012 the big picture
Attraverso: ascensionwithearth
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Monday, April 28, 2014
Lo stravolgimento della giustizia nei sistemi attuali
http://zret.blogspot.ch/2014/04/lo-stravolgimento-della-giustizia-nei_26.html
Lo stravolgimento della giustizia nei sistemi attuali
Nulla
oggi è storto quanto il diritto. La giurisprudenza è decaduta nella
teoria come nella prassi. Si può forse definire giustizia quel ginepraio
di norme in cui ci si perde come Dante nella “selva oscura”?
Non è ammissibile che il diritto, le cui regole dovrebbero essere adamantine ed ispirate ai più nobili valori, traligni. Indigna la corruzione del diritto, ma ancora di più che si levino poche voci a deplorarla, a condannare una “giustizia” ormai ridotta a mero strumento di coercizione.
Ci stiamo assuefacendo ad azioni extra legem: è normale che la Cassazione, il cui ruolo dovrebbe essere appunto quello di cassare, ossia cancellare le sentenze di secondo grado per ragioni procedurali e formali, decida di riavviare un processo? Il principio “ne bis in idem” è stato affossato con la conseguenza che si instaurano azioni penali interminabili. L’altro cardine giuridico, “in dubio pro reo” è da tempo del tutto sgangherato.
Si afferma che la “giustizia” italiana mutua alcuni suoi limiti dalla giurisprudenza romana. Bisogna essere precisi: il diritto a Roma era incentrato non su un corpus normativo, ma sulle sentenze precedenti, un po’ come avviene oggi – in linea teorica - nei paesi anglosassoni. E’ semmai l’eredità giustinianea del Codex a costituire la premessa di una giurisprudenza “chiusa”, rigida e che ambisce a regolare astrattamente una casistica articolata, complessa, talora contraddittoria.
Invero, non è che un sistema sia migliore dell’altro: se si applicano con rigore i princìpi di equità e di imparzialità, i due paradigmi giuridici si equivalgono. Bisogna, però, rilevare che il rischio del modello giustinianeo, avulso dalla considerazione delle circostanze più disparate, è quello del summum ius, summa iniuria.
Il problema reale è un altro ed è un problema spaventoso: la giustizia dovrebbe essere amministrata da persone integerrime, di comprovata equanimità e, last but not least, coltissime, perché il loro compito è assai delicato. La cultura è condicio sine qua non per esaminare accidenti difficili, controversi, ispirandosi alla saggezza dei giurisperiti e dei filosofi più eccellenti. Non si confonda la cultura con l’erudizione: in qualsiasi campo l’erudizione è più perniciosa che inutile, laddove la cultura è profondità, abitudine al discernimento e purezza di intenti. L’ignoranza della lingua italiana, fenomeno che aggredisce e corrode anche la categoria dei magistrati, è indizio di inquietante villania, di inadeguatezza per un ufficio in cui specchiata moralità e sapere sono interdipendenti. Solo l’uomo probo può essere veramente colto.
Orbene, nascono due o tre uomini in un decennio con i requisiti sullodati e di solito non intraprendono la carriera giudiziaria. Possiamo dunque pensare che, nel momento in cui valutiamo la “giustizia” nel mondo attuale, essa non sia piuttosto una sua grottesca caricatura al punto che sarebbe senz’altro preferibile non esistessero né tribunali né magistrati né processi né verdetti?
Non è ammissibile che il diritto, le cui regole dovrebbero essere adamantine ed ispirate ai più nobili valori, traligni. Indigna la corruzione del diritto, ma ancora di più che si levino poche voci a deplorarla, a condannare una “giustizia” ormai ridotta a mero strumento di coercizione.
Ci stiamo assuefacendo ad azioni extra legem: è normale che la Cassazione, il cui ruolo dovrebbe essere appunto quello di cassare, ossia cancellare le sentenze di secondo grado per ragioni procedurali e formali, decida di riavviare un processo? Il principio “ne bis in idem” è stato affossato con la conseguenza che si instaurano azioni penali interminabili. L’altro cardine giuridico, “in dubio pro reo” è da tempo del tutto sgangherato.
Si afferma che la “giustizia” italiana mutua alcuni suoi limiti dalla giurisprudenza romana. Bisogna essere precisi: il diritto a Roma era incentrato non su un corpus normativo, ma sulle sentenze precedenti, un po’ come avviene oggi – in linea teorica - nei paesi anglosassoni. E’ semmai l’eredità giustinianea del Codex a costituire la premessa di una giurisprudenza “chiusa”, rigida e che ambisce a regolare astrattamente una casistica articolata, complessa, talora contraddittoria.
Invero, non è che un sistema sia migliore dell’altro: se si applicano con rigore i princìpi di equità e di imparzialità, i due paradigmi giuridici si equivalgono. Bisogna, però, rilevare che il rischio del modello giustinianeo, avulso dalla considerazione delle circostanze più disparate, è quello del summum ius, summa iniuria.
Il problema reale è un altro ed è un problema spaventoso: la giustizia dovrebbe essere amministrata da persone integerrime, di comprovata equanimità e, last but not least, coltissime, perché il loro compito è assai delicato. La cultura è condicio sine qua non per esaminare accidenti difficili, controversi, ispirandosi alla saggezza dei giurisperiti e dei filosofi più eccellenti. Non si confonda la cultura con l’erudizione: in qualsiasi campo l’erudizione è più perniciosa che inutile, laddove la cultura è profondità, abitudine al discernimento e purezza di intenti. L’ignoranza della lingua italiana, fenomeno che aggredisce e corrode anche la categoria dei magistrati, è indizio di inquietante villania, di inadeguatezza per un ufficio in cui specchiata moralità e sapere sono interdipendenti. Solo l’uomo probo può essere veramente colto.
Orbene, nascono due o tre uomini in un decennio con i requisiti sullodati e di solito non intraprendono la carriera giudiziaria. Possiamo dunque pensare che, nel momento in cui valutiamo la “giustizia” nel mondo attuale, essa non sia piuttosto una sua grottesca caricatura al punto che sarebbe senz’altro preferibile non esistessero né tribunali né magistrati né processi né verdetti?
Vietata la riproduzione - Tutti i diritti riservati
Pubblicato da
Zret
Monday, March 10, 2014
Giustizia umana e Coscienza sono incompatibili
http://zret.blogspot.it/2014/03/giustizia-umana-e-coscienza-sono.html
Giustizia umana e Coscienza sono incompatibili
Lo
Stato non siamo noi. In quanto uomini liberi, integri, amanti della
Verità e della Giustizia, noi riconosciamo come autorità solo la nostra
Coscienza ed esigiamo che le istituzioni dichiarino di essere onorate
della nostra stessa impeccabile esistenza.
Sempre più spesso ci chiedono la nostra opinione circa la sovranità individuale, ossia la possibilità di ciascun uomo di affermare la propria libertà e dignità al di fuori dei vincoli di legge sanciti dagli Stati. Ora, non entriamo nel merito della questione, poiché è un tema alquanto complesso. Qui ci limitiamo ad accennare alcune coordinate.
Il sistema giuridico internazionale risente in misura maggiore o minore della bolla "Unam sanctam" promulgata dall’orrendo pontefice Bonifacio VIII (al secolo Benedetto Caetani) e di altre due lettere papali successive. La giurisprudenza dei paesi anglosassoni, almeno in linea teorica, contempla l’evenienza che il singolo proclami la propria sovranità. Il diritto italiano, invece, in cui i giudici, sempre in linea teorica, applicano una legge a loro superiore, diritto che discende dai principi del Corpus iuris civilis giustinianeo, non pare proprio prevedere tale opportunità.
Il punto comunque non è questo, giacché la legge è un’astrazione: non esiste una giustizia umana da cui possa promanare un ordinamento ineccepibile. Lo Stato di diritto è una chimera. Lo Stato è solo l’espressione di una classe o di una cricca che opprime, sfrutta e vessa il popolo, pensando esclusivamente a preservare i suoi luridi privilegi. Perciò ogni disquisizione a proposito di norme, regole, fonti del diritto, costituzioni... è, prima che inutile, ridicola.
Per quanto ci riguarda, il codice penale ed il codice di procedura penale sui cui ci siamo formati coincidono in toto con “I promessi sposi”. Intendiamo che Manzoni comprese come funziona, anzi come non funziona la “giustizia”, debole con i forti e forte con i deboli. L’autore milanese era tutto fuorché uno sprovveduto: nel romanzo con sarcasmo e con lucidità denuncia una situazione politica e sociale corrotta sino al midollo. Solo i deficienti e gli allucinati possono pensare che i magistrati siano imparziali, che nei tribunali si pronuncino sentenze giuste. Renzo e Lucia e, più in generale, gli umili lo imparano a loro spese. Poiché essi, però, hanno fede in Dio, nella sua Giustizia superiore, alla fine accettano questa vita di mota. Gli altri si attaccano al tram e fischiano l’Aida.
Come ci insegnano i sofisti, la giustizia è la legge del più forte e del più scaltro. Lo Stato, in quanto costruzione del tutto illegittima e criminale, può solo partorire una giustizia iniqua, feroce ed aberrante. All’interno dei codici si troverà sempre qualche cavillo, qualche pretesto, qualche appiglio per un’interpretazione ad uso e consumo del prepotente di turno. Non ha ragione chi ha ragione, ma chi è arrogante, come ci ammonisce Fedro nella celebre ed amara favola, “Il lupo e l’agnello”.
Nel "Paradiso" Dante, scrive “Diligite iustitiam qui iudicatis terram”, ossia “Amate la giustizia voi che giudicate la terra”. Dispiace constatare che il sommo poeta vaneggiasse di uomini amanti della giustizia in grado di giudicare gli altri. I pochi uomini probi, integerrimi, disinteressati non operano nei tribunali, anzi non operano all’interno delle nefaste e nefande istituzioni. Se siamo fortunati, ci imbatteremo in greggi di inetti, in masnade di ignoranti, ma l’onestà appartiene ad un’altra dimensione.
Chi combatte per attestare la sovranità individuale merita un plauso, poiché manifesta una concezione alta e nobile della giurisprudenza. Purtroppo la realtà effettuale è ben diversa: i pre-potenti, anche quei pochi che conoscono i fondamenti giuridici, non esitano un attimo a spiaccicare il cittadino, come fosse una mosca. Coloro non si peritano di trasgredire le regole basilari della convivenza civile: non hanno alcun ritegno. Sono in una botte di ferro. Il vizio e la scelleratezza sono per loro garanzia di totale impunità. Nessuno mai avrà l’ardire non di perseguirli, ma di torcere loro un capello.
Chiarito ciò, ci sembra che i fautori della sovranità individuale siano un po’ come coloro che, basandosi sui cardini teorici di una fisica quantistica mal compresa, sono sicuri di poter modificare gli eventi, anzi l’intero universo con il potere dell’intenzione, potere tra l’altro di un singolo individuo. Sinora non risulta ci siano riusciti.
Questo non significa che non si debbano esperire tutte le vie lecite per rintuzzare gli assalti di un sistema tirannico. Si possono e si devono escogitare strategie per contrastare i misfatti governativi. In effetti, negli Stati Uniti, in Canada e nel Regno Unito, qualche cittadino, appellandosi al codice della navigazione, è stato in grado di schivare la mannaia dei palazzi di “giustizia”. Tuttavia di fronte a qualcuno che ha trionfato, quanti sono gli infelici che sono massacrati di botte o fulminati con il taser, ancora prima che possano proferire un fonema!
Siamo in ogni caso sempre disponibili a rettificare tali conclusioni: chi fosse riuscito a schivare i fendenti di un establishment odioso, è invitato a comunicarcelo ed a rendere partecipi della sua positiva esperienza il maggior numero di lettori possibile.
Reputiamo, però, che chi confida in questa o in simili forme di difesa della propria libertà empirica (non interiore, che è invulnerabile) sia simile ad un soldato che vuole proteggersi da una mitragliata con uno scudo di cartone.
Sempre più spesso ci chiedono la nostra opinione circa la sovranità individuale, ossia la possibilità di ciascun uomo di affermare la propria libertà e dignità al di fuori dei vincoli di legge sanciti dagli Stati. Ora, non entriamo nel merito della questione, poiché è un tema alquanto complesso. Qui ci limitiamo ad accennare alcune coordinate.
Il sistema giuridico internazionale risente in misura maggiore o minore della bolla "Unam sanctam" promulgata dall’orrendo pontefice Bonifacio VIII (al secolo Benedetto Caetani) e di altre due lettere papali successive. La giurisprudenza dei paesi anglosassoni, almeno in linea teorica, contempla l’evenienza che il singolo proclami la propria sovranità. Il diritto italiano, invece, in cui i giudici, sempre in linea teorica, applicano una legge a loro superiore, diritto che discende dai principi del Corpus iuris civilis giustinianeo, non pare proprio prevedere tale opportunità.
Il punto comunque non è questo, giacché la legge è un’astrazione: non esiste una giustizia umana da cui possa promanare un ordinamento ineccepibile. Lo Stato di diritto è una chimera. Lo Stato è solo l’espressione di una classe o di una cricca che opprime, sfrutta e vessa il popolo, pensando esclusivamente a preservare i suoi luridi privilegi. Perciò ogni disquisizione a proposito di norme, regole, fonti del diritto, costituzioni... è, prima che inutile, ridicola.
Per quanto ci riguarda, il codice penale ed il codice di procedura penale sui cui ci siamo formati coincidono in toto con “I promessi sposi”. Intendiamo che Manzoni comprese come funziona, anzi come non funziona la “giustizia”, debole con i forti e forte con i deboli. L’autore milanese era tutto fuorché uno sprovveduto: nel romanzo con sarcasmo e con lucidità denuncia una situazione politica e sociale corrotta sino al midollo. Solo i deficienti e gli allucinati possono pensare che i magistrati siano imparziali, che nei tribunali si pronuncino sentenze giuste. Renzo e Lucia e, più in generale, gli umili lo imparano a loro spese. Poiché essi, però, hanno fede in Dio, nella sua Giustizia superiore, alla fine accettano questa vita di mota. Gli altri si attaccano al tram e fischiano l’Aida.
Come ci insegnano i sofisti, la giustizia è la legge del più forte e del più scaltro. Lo Stato, in quanto costruzione del tutto illegittima e criminale, può solo partorire una giustizia iniqua, feroce ed aberrante. All’interno dei codici si troverà sempre qualche cavillo, qualche pretesto, qualche appiglio per un’interpretazione ad uso e consumo del prepotente di turno. Non ha ragione chi ha ragione, ma chi è arrogante, come ci ammonisce Fedro nella celebre ed amara favola, “Il lupo e l’agnello”.
Nel "Paradiso" Dante, scrive “Diligite iustitiam qui iudicatis terram”, ossia “Amate la giustizia voi che giudicate la terra”. Dispiace constatare che il sommo poeta vaneggiasse di uomini amanti della giustizia in grado di giudicare gli altri. I pochi uomini probi, integerrimi, disinteressati non operano nei tribunali, anzi non operano all’interno delle nefaste e nefande istituzioni. Se siamo fortunati, ci imbatteremo in greggi di inetti, in masnade di ignoranti, ma l’onestà appartiene ad un’altra dimensione.
Chi combatte per attestare la sovranità individuale merita un plauso, poiché manifesta una concezione alta e nobile della giurisprudenza. Purtroppo la realtà effettuale è ben diversa: i pre-potenti, anche quei pochi che conoscono i fondamenti giuridici, non esitano un attimo a spiaccicare il cittadino, come fosse una mosca. Coloro non si peritano di trasgredire le regole basilari della convivenza civile: non hanno alcun ritegno. Sono in una botte di ferro. Il vizio e la scelleratezza sono per loro garanzia di totale impunità. Nessuno mai avrà l’ardire non di perseguirli, ma di torcere loro un capello.
Chiarito ciò, ci sembra che i fautori della sovranità individuale siano un po’ come coloro che, basandosi sui cardini teorici di una fisica quantistica mal compresa, sono sicuri di poter modificare gli eventi, anzi l’intero universo con il potere dell’intenzione, potere tra l’altro di un singolo individuo. Sinora non risulta ci siano riusciti.
Questo non significa che non si debbano esperire tutte le vie lecite per rintuzzare gli assalti di un sistema tirannico. Si possono e si devono escogitare strategie per contrastare i misfatti governativi. In effetti, negli Stati Uniti, in Canada e nel Regno Unito, qualche cittadino, appellandosi al codice della navigazione, è stato in grado di schivare la mannaia dei palazzi di “giustizia”. Tuttavia di fronte a qualcuno che ha trionfato, quanti sono gli infelici che sono massacrati di botte o fulminati con il taser, ancora prima che possano proferire un fonema!
Siamo in ogni caso sempre disponibili a rettificare tali conclusioni: chi fosse riuscito a schivare i fendenti di un establishment odioso, è invitato a comunicarcelo ed a rendere partecipi della sua positiva esperienza il maggior numero di lettori possibile.
Reputiamo, però, che chi confida in questa o in simili forme di difesa della propria libertà empirica (non interiore, che è invulnerabile) sia simile ad un soldato che vuole proteggersi da una mitragliata con uno scudo di cartone.
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Pubblicato da
Zret
Thursday, October 10, 2013
E' arrivato il Cordero de noantri
http://straker-61.blogspot.com/2013/10/la-legge-e-disuguale-per-tutti.html
La legge è disuguale per tutti
Siamo
all'ennesima dimostrazione che la Magistratura intende assecondare il
Diktat di poteri forti e così ricevo oggi la notifica di altre due
richieste di archiviazione per procedimenti che vedono me e mio fratello
come parti lese. Non solo, le originarie circostanziate querele contro
PERSONE NOTE [immane cagata: hai fatto ESPOSTI contro dei nick], sono state trasformate, in spregio alla legge [denuncia i Giudici, straccione. Paura, eh?], in
PROCEDIMENTI CONTRO IGNOTI. In questo modo il PM non deve percorrere
l'iter solitamente necessario per archiviare e la procedura è più
agevole e veloce. Ennesimo insabbiamento. E' evidente l'intento di
mettere a tacere [magari...] Rosario Marcianò che, nel frattempo, è sottoposto a due
processi-farsa. Essi dovranno di nuovo essere istruiti e celebrati sin
dalla fase istruttoria, poiché i Giudici che avevano in carico i
procedimenti, sono stati destinati ad altri incarichi. Questi sono i soggetti tutelati dalla magistratura [STRACATALOL, ci bastano SMOM & Gesuiti] con le sue archiviazioni. Si noti che tra i destinatari c'è anche Angelo Nigrelli alias Mario Lipuma e testimone in uno dei due processi farsa.
Constatiamo che il famigerato Mario Lipuma (Angelo Nigrelli) si vanta pure, tra i suoi sodali, di aver agevolmente operato per l'archiviazione, ammettendo che il tutto gli è costato "quasi 1000 euro" [gli avvocati costano, come ben sai]. Attraverso quali procedure? Chi ha avvisato Nigrelli delle due querele? Chi e come ha poi agito per l'archiviazione? Fonti certe ci rendono edotti che il Nigrelli ha amicizie importanti in alcuni ambienti. Ricordiamo inoltre che il cosiddetto "avviso di garanzia" non esiste [infatti si chiama INFORMAZIONE di garanzia, leggi il CPP art. 369. Ma che minchia vai dicendo?] e che l'indagato viene informato sollo alla fine delle indagini, motivo per cui il testimone per il testimone per l'accusa nel processo-farsa contro Rosario Marcianò è stato necessariamente informato attraverso ALTRE vie, probabilmente di dubbia legittimità. Questo siamo inclini a pensare.
Intanto le operazioni di guerra climatica proseguono in modo parossistico e letale, mentre la stampa italiota si segnala per la vergognosa e becera disinformazione. Qualcuno crede ancora nella Giustizia? Io non vi ho mai creduto e meno che mai ora! Il PM che ha disposto [il PM non dispone UN CAZZO, è il GIP che dispone] l'archiviazione è la Dottoressa Francesca Scarlatti, la stessa che ha deciso uno dei due rinvii a giudizio [ANCORA? E' il GIP] ai danni di Rosario Marcianò. Per coloro che non conoscessero ancora tutta la vicenda, consiglio di leggere questo articolo.
Pubblicato da Straker che si sta cagando in mano
Tuesday, July 21, 2009
Giustizia
http://zret.blogspot.com/2009/07/giustizia.html
Giustizia
"Non è giusto!" Quante volte abbiamo udito questa protesta! Che cos'è la giustizia? "Dare a ciascuno il suo", splendida ma elusiva risposta. Se è pressoché impossibile definire che cosa sia la giustizia, non di meno sentiamo istintivamente quel che è iniquo. Così ripensiamo con indignazione alla condanna di Socrate nel 399 a.C., condanna alla pena di morte pronunciata dal tribunale di un regime "democratico". Così ricordiamo l'apoftegma di Catone il Censore: "I ladri privati sono in ceppi ed in catene, mentre i ladri pubblici vivono nell'oro e nella porpora". E' una constatazione oggi più che mai valida.Milioni di persone ogni anno muoiono di fame, di sete, per malattie, a causa di cruenti conflitti fomentati dalle multinazionali e dai governi, in seguito a disastri innaturali. E' giusto? Una decisione di un arbitro non conforme alle attese dei tifosi viene vissuta come la somma ingiustizia. Sarà stato pure il risultato di una decisione poco saggia e meditata, ma è percepito come un delitto di lesa maestà. Blaise Pascal coglieva nel segno, quando notava che è peculiare degli uomini incaponirsi per le bazzecole, trascurando le questioni importanti. Capita sovente di vedere uomini e donne attempati che, invece di rivolgere pensosi l'attenzione al destino che li attende, ancora si impuntano su questioni oziose e risibili, come se potessero vivere in eterno. Non potrebbe essere il loro l'ultimo giorno sulla Terra? Siamo saggi solo in qualche banale consiglio, dispensato con malcelata sufficienza.
Dunque ci scandalizziamo per le imperfezioni, ci irritiamo per i granelli di polvere, ma restiamo indifferenti di fronte alle carneficine ed alla distruzione del pianeta, all'ottenebramento della coscienza. E' fondamentale che sui gerani del nostro davanzale non sgocciolino le stille del bucato steso al piano di sopra, ma se gli aerei diffondono tonnellate di veleni, che ci importa? E' giusto ciò? Anzi, è ragionevole?
Guardiamoci intorno: i criminali governano, viziosi che esibiscono virtù inesistenti; giudici incapaci sputano sentenze, condannando spesso innocenti e ladri di polli; banchieri-usurai decidono le sorti del mondo, mentre il ladruncolo è messo alla gogna; ignoranti in sommo grado pontificano nelle università, mentre intellettuali e scienziati di valore sono emarginati, quando non sono vilipesi e calunniati; tronfi e corrotti soloni legiferano in modo draconiano, laddove i cittadini onesti sono vessati per un'inezia; ministri e sottosegretari vivono nel lusso più sfrenato, mentre gli operai sudano per buscarsi il pane e rischiano ogni giorno la vita per un miserrimo salario... [1] Da per tutto regnano la nequizia, l'ipocrisia, la sopraffazione, ma ammantate dei più brillanti (e falsi) ideali. E' tutto ciò giusto? Chiunque comprende che non lo è, ma, quando si tratta di additare una risoluzione, molti sanno soltanto proporre misure ancora più inique della stessa iniquità o ingenuamente si affidano alle screditate istituzioni.
Guardiamo oltre le apparenze e di là della società umana: la natura, dietro parvenze gradevoli, è un'arena insanguinata. La lotta per la sopravvivenza spinge una fiera contro un erbivoro, il vischio a suggere la linfa di un olmo. Sgomenta il duello mortale tra una lucertola ed una scolopendra: di fronte a questo contrasto feroce, quale autore potrebbe celebrare la bellezza della natura e la razionalità del cosmo? Non tutto ciò che è naturale è anche razionale.
Noi stessi a volte siamo lacerati da sentimenti contrastanti, da passioni infuocate. Non solo, siamo schiavi degli istinti e della materia: dobbiamo nutrirci per sopravvivere. L'inedia rende gli uomini feroci, disposti a tutto. Nacque la leggenda che il conte Ugolino della Gherardesca, divorato dai morsi della fame, si cibò delle carni dei figlioli. Probabilmente non fu così: ma possiamo escludere che un padre non sia indotto dall'impulso infrenabile alla sopravvivenza a compiere un atto tanto abominevole?
Ammettiamolo: siamo creature nate dal fango e che appena hanno sollevato il capo dalla mota, alcuni per contemplare le stelle, ma molti per guardare solo un po' oltre il proprio naso.
Ammettiamolo: la giustizia non può provenire dagli uomini, soprattutto se incuneati nelle strutture di potere.
Infine riconosciamo che, nonostante le meravigliose e perfette geometrie, nonostante le armoniose leggi di natura, un quid irrazionale si è annidato nel cosmo. Saremo onesti se, lungi dal diffamare il mondo, eviteremo anche di considerarlo il migliore dei mondi possibili.
E’ auspicabile tentare di migliorarlo, per quanto è nelle nostre possibilità.
[1] Ovviamente esistono le eccezioni.
Pubblicato da Zret
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