L'immensa sputtanata a Zelig

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Scopo del Blog

Raccolgo il suggerimento e metto qui ben visibile lo scopo di questo blog.

Questo e' un blog satirico ed e' una presa in giro dei vari complottisti (sciacomicari, undicisettembrini, pseudoscienziati e fuori di testa in genere che parlano di 2012, nuovo ordine mondiale e cavolate simili). Qui trovate (pochi) post originali e (molti) post ricopiati pari pari dai complottisti al fine di permettere liberamente quei commenti che loro in genere censurano.

Tutto quello che scrivo qui e' a titolo personale e in nessun modo legato o imputabile all'azienda per cui lavoro.

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Tuesday, March 10, 2015

Tim Cantor: presenze e presagi

http://zret.blogspot.ch/2015/03/tim-cantor-presenze-e-presagi.html

Tim Cantor: presenze e presagi

Tim Cantor è uno scrittore e pittore californiano nato nel 1969. Autodidatta, è a suo agio con pennelli e tubetti di colori ad olio, sin dalla tenera età di cinque anni.

La sua arte è una propaggine del Surrealismo, in particolare di quello “figurativo” alla Magritte: le somiglianze iconografiche con il pittore belga sono palesi, ma i paradossi logico-linguistici di Magritte si solidificano in oggetti e simboli inquietanti, in paesaggi di funerea bellezza. Cantor ama raffigurare alberi, fiori, animali esotici, donne esangui: nei suoi quadri, però, essi diventano cose dalla superficie smaltata, enti disanimati.

Le campiture lisce, impeccabili – il Fotorealismo annovera in California i suoi indiscussi archegeti – assieme agli accostamenti incongrui, alla gelida immobilità dei soggetti, generano un effetto di straniamento. Cantor dipinge intingendo l’ispirazione nel pigmento nero e pastoso dell’inconscio. E’ l’inconscio di un’era smagata che non distingue più tra gli incubi onirici e gli incubi ad occhi aperti: così le api e le farfalle di Cantor sono ingegnerizzate, le piante acriliche, mentre dalle teste cave degli uomini sciamano colombe feroci. Una pittura tutt’uno con lo Zeitgeist: le allucinazioni sono gli allucinanti scenari di ogni giorno.



E’ plausibile che gli artisti siano gli oracoli per eccellenza: l’arte è contemplazione dell’idea atemporale, sguardo cieco sul Destino. Così in un suo quadro, “Antique helper”, Cantor sembra presagire ed immortalare un frammento di storia. In primo piano una tigre è accosciata su una sporgenza rocciosa. Lo spuntone è anche una scultura con una testa felina. La belva scruta un candido volatile che si aggira fra rami simili a cavi intrecciati. Oltre è intarsiato un paesaggio fiabesco di taglio quasi russo-ortodosso: vi spiccano delle maschere che coprono volti-uova, gusci per coprire altri gusci. Sullo sfondo edifici (chiese?) con cupole a bulbo o a forma di puntale natalizio, torrioni e due sfere cinte da una sorta di banda zodiacale: i pianeti incastrati in un gioco cosmico. Lo sfondo è invaso dal cielo, cupo come la disperazione, solcato in basso da nuvole di sangue.



La composizione, con il suo gusto teatrale e ludico (gli astri-pailettes, le costruzioni come mattoncini), sembra voler sdrammatizzare il dramma: l’ultimo anelito di una vita, che ancora fluisce nelle vene animali, si oppone al silenzio di un mondo congelato. Si intrecciano gli sguardi, quasi tutti vacui: le orbite sono cieche; la solitudine e l’immobilità intollerabili. Gli stessi colori, con la loro brillantezza, sono l’inutile vernice di una realtà svuotata, di un involucro il cui contenuto, per sempre sparito, non sappiamo nemmeno più che cosa fosse.

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Friday, December 27, 2013

Mind and matter

http://zret.blogspot.it/2013/12/mind-and-matter.html#.Ur1FVaEjulM

 Mind and matter

E’ stata un’esperienza reale o si è svolta "solo" nella mente? Questa è la domanda che ci poniamo di fronte ad un evento che trascende le normali coordinate cronotopiche ed i parametri della logica. E’ una domanda discutibile ed ingenua, poiché ignora che ignoriamo quali siano le vere differenze tra realtà “reale” e realtà mentale. Lo spazio, il tempo e le cose stesse non sono forse in primis oggetti psichici?



Essi esistono come contenuti della coscienza, prima di trovarsi eventualmente là fuori. Ciò che è percepito è: esse est percipi, scrive appunto il filosofo Berkeley. Non disponiamo di criteri oggettivi per attribuire gradi di realtà ai disparati livelli della realtà. Il senso comune non è criterio né oggettivo né certo.

La materia è più reale del pensiero, un oggetto più di un’idea? L’universo onirico è meno vero del mondo in cui siamo desti? Una veneranda tradizione (si pensi almeno ad Artemidoro nella cultura greca) ci insegna a conferire importanza ai sogni, ad ascoltarne i messaggi sibillini, anche se l’interpretazione dei simboli onirici, dal momento che si avvale per lo più di categorie razionali, è quasi sempre condannata al fallimento.

Realtà e realismo, la realtà ed il suo rispecchiamento, un gioco di specchi dove non si sa che cosa rifletta che cosa. Così un quadro realistico ci appare più concreto e tangibile di quel fuggevole fotogramma di realtà che l’opera ha immortalato. Forse è per questo che si rimane incantati al cospetto di un dipinto realistico, quanto più è realistico. La fascinazione del realismo, con il caso estremo del fotorealismo, è sguardo di Medusa al contrario: siamo noi osservatori ad impietrire la realtà. Ne scaturisce una visione interrogativa di fronte all’oggetto con il soggetto che interroga sé stesso.

A ben vedere, nulla è più astratto ed immotivato del cosiddetto “mondo reale” che eppure ha una sua consistenza, una sua dura refrattarietà, come si può constatare sovente, soprattutto quando prendiamo una sonora zuccata.

Se la mente mente, il reale non è meno menzognero: filtrato dall’encefalo ed organizzato nelle forme a priori affinché sia conoscibile, di esso conosciamo ben poco; solo una superficie variegata in cui i colori, le forme e la tridimensionalità sono mere organizzazioni percettive, fantasmagorie.

In che cosa differiscono una pellicola cinematografica e la realtà dinamica? In questi ultimi decenni si è diffuso il paradigma dell’universo-ologramma che si avvia a soppiantare il modello del cosmo paragonato ad un complesso meccanismo: sono schemi molto diversi, ma li accomuna il fatto che non sappiamo chi sia l’ideatore di tutto questo e perché.

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