Le cagate dei complottisti in versione "commenti abilitati"
L'immensa sputtanata a Zelig
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Scopo del Blog
Raccolgo il suggerimento e metto qui ben visibile lo scopo di questo blog.
Questo e' un blog satirico ed e' una presa in giro dei vari complottisti (sciacomicari, undicisettembrini, pseudoscienziati e fuori di testa in genere che parlano di 2012, nuovo ordine mondiale e cavolate simili). Qui trovate (pochi) post originali e (molti) post ricopiati pari pari dai complottisti al fine di permettere liberamente quei commenti che loro in genere censurano.
Tutto quello che scrivo qui e' a titolo personale e in nessun modo legato o imputabile all'azienda per cui lavoro.
Ciao e grazie della visita.
Il contenuto di questo blog non viene piu' aggiornato regolarmente. Per le ultime notizie potete andare su:
“Saluti.
Sono un viaggiatore temporale proveniente dall'anno 2036. Sto tornando a
casa dopo aver recuperato un computer IBM 5100 dal 1975.” Con queste
parole, un uomo di nome John Titor si presentò in un forum Internet il
giorno 2 novembre 2000. Ovviamente, nessuno, immediatamente, volle
credergli, ritenendo le sue parole semplicemente i deliri di un pazzo. I
post che John Titor inviò successivamente, però, le discussioni che
sostenne, le risposte alle domande che gli furono poste, fecero cambiare
idea a molti, i quali finirono per credere a quanto l'uomo affermava.
La storia di John Titor, sedicente uomo del futuro, come spesso accade
per argomenti come questi, affascina molto: sia perché fa un certo
effetto parlare con qualcuno proveniente dal futuro di cose ancora da
venire, sia perché le implicazioni scientifiche hanno un sapore quasi
fantascientifico e fanno sognare. Comunque sia, che quest'uomo sia un
folle od un reale viaggiatore temporale, i suoi interventi hanno
spaccato in due gruppi, “credenti” e “non credenti”, tutti coloro che si
sono imbattuti nei suoi scritti. Vediamo perché.
Innanzitutto,
vediamo di conoscere meglio l'uomo John Titor ed i motivi del suo
viaggio. Il suo nome, tanto per cominciare, non è uno pseudonimo, ma il
suo nome reale. Il sedicente viaggiatore del tempo afferma di essere
originario di Tampa, in Florida, dove è nato nel 1998; tuttavia, non
risulta che nessun Titor abitasse a Tampa nel 1998. Oltre a questo, John
ci dice di aver combattuto come “partigiano” (di questo parleremo)
all'età di 13-14 anni, dunque nel 2011. Nel 2029 è entrato in un
programma militare sponsorizzato; nel 2033-2034 si è laureato: non si fa
esplicitamente riferimento al corso di laurea, ma John dice che il suo
background è storico: dunque, anche per il suo lavoro, possiamo
ipotizzare si sia laureato in storia; di sicuro, visto che lo dice lui
stesso, possiamo escludere si laureato in fisica o sia un tecnico di
computer. Raggiunto un grado nella gerarchia militare paragonabile a
quello di Maggiore, Titor entra a far parte del programma per il viaggio
nel tempo. Il suo livello di preparazione gli consente soltanto viaggi
nel passato, per il momento. Quello che lo ha portato nella nostra epoca
è uno dei primi.
Smart dust, ovvero un sistema nervoso fatto di sensori e di chip Rfid che, attraverso una griglia immaginaria, riescono in modalità wireless a interconnettere una pluralità di sistemi: sistemi naturali, sistemi umani, oggetti fisici.
Di Iot, ovvero di una Internet delle cose, si parla da diversi anni. Nel video Mike Wing, Andy Stanford-Clark and John Tolva, ricercatori Ibm, hanno tematizzato l'argomento, dimostrando i motivi di un'evoluzione tecnologica che contribuirà a generare un'intelligenza del nostro pianeta, sempre più interconnesso e capace di produrre un quantitativo di dati che ci consentiranno di interpretare gli ambienti in cui viviamo e di relazionarci in uno spazio organizzato per migliorare la nostra qualità della vita.
Insomma la Internet delle cose, ci permetterà di generare nuove intuizioni, nuove attività, nuove forme di relazioni sociali ma anche di ascoltare il nostro pianeta che cambia insieme a noi.
Qualche anno fa girava voce tra le comunità scientifiche della possibilità di realizzare una polvere intelligente (Smart dust), ovvero un insieme di microsensori digitali, distribuiti per tutto il pianeta e capaci di generare un nuovo modello di comunicazione che, agganciato a un network di computer, avrebbe permesso di misurare e capire tutto il mondo fisico.
Spesso le potenzialità delle tecnologie fanno ipotizzare soluzioni e scenari caratterizzati da una grande visionarietà. Ma la maggior parte dei progetti destinati ad avere un futuro vengono realizzati più tardi, almeno un decennio dopo. Come quando si parla di una Internet delle cose, ad esempio. Immaginare un collegamento pervasivo tra una intelligenza elaborativa in qualsiasi forma, che si tratti di pc, smartphone, iPhone, iPad, Pda o elettrodomestici intelligenti e tutto l'indotto del world wide web, fa ancora parte di un sogno collettivo.
La smart dust è a tutt'oggi ancora un immaginario ma la sensoristica, nel frattempo, ha fatto enormi passi avanti. Oggi esistono sensori la cui potenza elaborativa li rende a tutti gli effetti dei piccoli computer. E proprio in questa direzione Peter Hartwell, capo ricercatore degli Hewlett-Packard Labs, da qualche tempo sta conducendo una sperimentazione. Di fatto, l'anno scorso Hp ha avviato un progetto, chiamato Central Nervous System for the Earth, che prevede di distribuire attorno al pianeta qualcosa come un trilione di microscopici sensori. Combinando l'elettronica con la nanotecnologia, lo scorso novembre i ricercatori Hp hanno annunciato di essere riusciti a sviluppare dei sensori con un accelerometro mille volte più sensibile dei detector attualmente commercializzati e integrati, ad esempio, nei controller della Nintendo Wii o in qualche smartphone di ultima generazione.
L'introduzione degli accelerometri nei prodotti di largo consumo, ha fatto notare Hartwell, ha modificato notevolmente le economie di scala dello sviluppo. Negli anni 80, infatti, gli accelerometri erano utilizzati dall'industria automobilistica per monitorare la reattività degli airbag in caso di collisione. Si trattava di applicazioni di motion sensing molto costose. Oggi, invece, i prezzi di questo tipo di tecnologie si sono notevolmente ridotte e questo ha aperto la strada a nuovi modelli di utilizzo che ha permesso di collegare il mondo fisico a quello computazionale.
Secondo Hartwell, i desktop e i data center presto saranno un modello superato perché, in un certo senso, sono come dei grandi cervelloni, ma ciechi. Il salto di qualità, che aiuterà a superare questo limite, sono appunto i sensori che rivoluzioneranno la nostra capacità di comprendere il mondo.
Sensori integrati su chip Rfid potranno essere progettati per monitorare e misurare non solo le variazioni di movimento o di temperatura, ma anche livelli di contaminazioni chimica, alterazioni biologiche o qualsiasi eventuale cambiamento dell'ecosistema.
Il tallone d'Achille di questa tecnologia è nell'alimentazione necessaria a dare energia al sistema. “La Smart dust - ha osservato Joshua Smith, capo ingegnere presso gli Intel Labs di Seattle – per ora è impossiible da realizzare perché senza batterie al momento non funziona. Ma presto questa barriera sarà superata. In futuro, infatti, verranno realizzati sensori intelligenti che potranno gestire volumi di dati ancora più grandi a parità di consumi”. Di fatto, nei laboratori Intel Smith sta lavorando su dei sensori che su tecnologia Rfid standard per l'identificazione da remoto integrano accelerometri e chip programmabili racchiusi in un package millimetrico. L'energia per attivare il sistema verrà dai reader Rfid o da qualche sistema di alimentazione radio proveniente, ad esempio, da un apparecchio televisivo, radiofonico o da un network WiFi. Perchè è su questo che sta lavorando Intel: su dei power-harvesting circuit, ovvero su dei sistemi di circuitazione capaci di intercettare energia dai sistemi circostanti.
In questo nuovo modello computazionale i sensori sono dei serventi: esistono per generare dati e più sensori ci sono e migliore e la qualità delle informazioni raccolte. Una volta raccolte e analizzate, le informazioni dovrebbero aiutare le persone a prendere decisioni più consapevoli negli ambiti più disparati, da un consumo più intelligente dell'energia a una diversa organizzazione della produzione. Le tecnologia sensoriali, a poco a poco, verranno implementate negli hardware più diversificati e, grazie a software dedicati, consentiranno di archiviare, processare e cercare dati secondo nuovi criteri di knowledge management spinto, dando un fondamento ancora più concreto alla Internet delle cose di cui si parlava all'inizio.
“Internet, in realtà, è solo agli albori – ha spiegato Katharine Frase, vice presidente delle tecnologie emergenti di Ibm Research -. La sensoristica computazionale sta diventanto una tecnologia sempre più importante e diffusa ma in questo momento è impossibile immaginare come trasfermerà il mondo futuro”. Le potenzialità, infatti, sono davvero tantissime.
Per chi vede il fenomeno da un'altra prospettiva, i sensori stand alone in realtà esistono da tempo. “Noi viviamo già in mezzo a un mondo di sensori – spiega Deborah Estrin, computer scientist presso la University of California, di Los Angeles -. Basta chiamarli per nome: telefoni cellulari”. Ed è proprio su questo principio che la Estrin e i suoi colleghi stanno lavorando, per realizzare diversi progetti che sfruttano i chip dei cellulari per collezionare dati e analisi, anche in virtù del fatto che, grazie alle videocamere, al Gps, agli accelerometri e alla connettività al Web permettono di intercettare una pluralità di dati a valore aggiunto. “I cellulari sono una compagnia costante della gente – ha concluso la Estrin –. La killer application sarà personalizzare percorsi legati alla salute e al benessere. Questo modificherà comportamenti e abitudini, contribuendo a migliorare la qualità della vita”.