L'immensa sputtanata a Zelig

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Scopo del Blog

Raccolgo il suggerimento e metto qui ben visibile lo scopo di questo blog.

Questo e' un blog satirico ed e' una presa in giro dei vari complottisti (sciacomicari, undicisettembrini, pseudoscienziati e fuori di testa in genere che parlano di 2012, nuovo ordine mondiale e cavolate simili). Qui trovate (pochi) post originali e (molti) post ricopiati pari pari dai complottisti al fine di permettere liberamente quei commenti che loro in genere censurano.

Tutto quello che scrivo qui e' a titolo personale e in nessun modo legato o imputabile all'azienda per cui lavoro.

Ciao e grazie della visita.

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Tuesday, April 5, 2011

Giappone: la propaganda della lobby nucleare

http://nonvotarechitiavvelena.blogspot.com/2011/04/giappone-la-propaganda-della-lobby.html

Giappone: la propaganda della lobby nucleare

Proponiamo un articolo tratto dalla stampa francese che analizza il ruolo della comunicazione e dei media sulla questione nucleare. Un ruolo affidato e controllato dalle stesse industrie del settore nucleare, che utilizza metodi di pura propaganda anche quando in tutto il mondo si sviluppa, sulla scorta del disastro di Fukushima, il dibattito sull’opportunità di continuare a produrre energia atomica.
L’articolo, che parte dal Giappone e tocca anche la realtà europea, rappresenta una voce da tenere in considerazione nel dibattito che anima l’Italia sul ritorno al nucleare.

Dopo l’inizio dell’incidente nucleare, molti osservatori francesi hanno osannato la calma e lo stoicismo dei giapponesi, attribuendole un pò troppo presto all’immaginario della cultura dell’estremo oriente .

Se ci si attiene ai fatti, moltissimi esempi mostrano come in realtà esiste un forte controllo sociale sulla popolazione che annulla il lavoro degli antinuclearisti e rende impossibile tutto il dibattito in questo Paese.
I media giapponesi inoltre non riportano la voce degli antinuclearisti nemmeno quando il Citizen’s Nuclear Information Center (Cnic), la principale ONG anti nucleare organizza, tutti i giorni, a cominciare dall’incidente nucleare di Fukushima, delle conferenze stampa al Club dei corrispondenti stranieri. Delle conferenze peraltro di una certa qualità, con la presenza ad esempio del professor Masashi Goto, uno degli ingegneri che hanno progettato le fasi di contenimento del reattore di Fukushima Dai-Ichi.

La comunicazione non è il punto forte del Governo e nel complesso degli attori del nucleare in tempo di crisi. Lo vediamo oggi con una popolazione che, dopo qualche giorno di stupore e di abbattimento, critica sempre di più la mancanza di trasparenza e il ruolo dei media. Ma in “tempo di pace” la comunicazione è molto più efficace.

TRE POTENTI LOBBY

la compagnia elettrica giapponese dispone per questo settore di una vera e propria macchina da guerra con tre potenti lobby:

1) Japan Atomic Industrial Forum (JAIF)

Il Japan Atomic Industrial Forum (Jaif) (« Nihon genshiryoku sangyô kyôkai ») resta il più grave e fornisce una sintesi della catastrofe nucleare in corso, basandosi alle conferenze stampa dell’Agenzia di sicurezza nucleare giapponese (Nisa) e della compagnia dell’elettricità di Tokyo (Tepco).

Questo organismo fornisce delle inchieste interne sullo stato dell’opinione pubblica concernente il nucleare civile, dei sondaggi che non vengono mai resi pubblici. Un sondaggio della JAIF del 2008 rivela ad esempio che alla domanda: “L’energia nucleare è necessaria?” soltanto il 27,4 % degli uomini e il 9% delle donne risponde di si.

Sul suo sito in giapponese l’Agenzia annuncia oggi discretamente l’annullamento della sua 44° Conferenza annuale “in ragione del terremoto”

2) Japan Atomic Energy Relations Organization (Jaero)

La Japan Atomic Energy Relations Organization (Jaero) ha come obiettivo quello di promuovere l’energia nucleare nella maniera più semplice possibile, attraverso campagne di affissione di manifesti pubblicitari e di brochures destinate ai bambini: una vera e propria propaganda volta a saturare il dibattito pubblico di idee semplici, come “il nucleare è il nostro futuro”

Essa organizza ogni anno un concorso di posters di promozione nucleare e pubblica ogni mese un mensile dal titolo evocativo, Genshiryoku Bunka, la “Cultura Nucleare”.

Fino al 15 marzo, il sito non presenta alcuna informazione sugli avvenimenti. Poi una pagina speciale viene destinata al “terremoto nella regione Tohoku” dando delle informazioni di importanza capitale per gli internauti giapponesi: uno schema per spiegare ad esempio che “la radioattività di una centrale nucleare è di molto inferiore rispetto a un viaggio verso il Brasile”

3) Federation of Electric Power Companies

La Federation of Electric Power Companies (FEPC), finanziata dall’insieme di compagnie elettriche interviene attraverso campagne pubblicitarie su giornali o alla televisione.

Un esempio del potere di influenza di questa organizzazione: un documentario diffuso dalla BS-TV nel 2009 mostra la vita quotidiana degli abitanti di Rokkasho-mura, popolazione locale della zona di un immenso complesso nucleare composto da due centri di stoccaggio di scorie radioattive, uno stabilimento di arricchimento dell’uranio e una fabbrica per il ritrattamento di rifiuti nucleari. l’impianto per il ritrattamento è stato appena menzionato. Il tutto, intervallato da spot pubblicitari e da cartoni animati di una semplicità fuorvianti.

Esempio: un mostro verde sorge dal lago. La famigliola che sta passeggiando si spaventa, ma il mostro-nucleare la rassicura: “Non sono cattivo, io non rilascio CO2


In un secondo spot, un pinguino piange. Un bambino gli chiede perchè e il pinguino gli spiega che la sua casa -la banchisa polare- sta per fondere. Allora il ragazzino gli spiega che grazie al nucleare, presto non ci saranno più emissioni di Co2. Il pinguino smette di piangere, e tutti sono felici. In maniera evidente, i titoli di coda lasciano trasparire che questo “documentario” è prodotto dalla FEPC.

(n.d.a. l'inganno è stratificato: le emissioni di Co2, dichiarate come con-causa umana del famigerato effetto serra, diventano la leva per sollecitare e giustificare la corsa verso il nucleare civile. Infatti il Global Warming è una bufala ed indegna giustificazione, usata volutamente nel falso ambientalismo, ed ampio è il cover up su cosa attualmente sta agendo sul clima della terra, ovvero l'attuale geoingengeria globale, la manipolazione climatica, utilizzando le scie chimiche)


“Cambiare i cuori e le menti” con Areva

Di fatto si è verificato in Giappone, e probabilmente più che in Francia, quello che Daniel P. Aldrich descrive come un « soft social control », un controllo sociale dolce.

Lo scopo non è più solamente reprimere i militanti anti nucleare, già soggetti a un controllo di polizia che li circoscrive, nè di ottenere l’adesione delle popolazioni locali attraverso delle misure incentivanti – creazione di posti di lavoro e trattamento fiscale agevolato in luoghi rurali spesso poveri. L’obiettivo dichiarato dei NUCLEOCRATI giapponesi è quello di “cambiare le menti e i cuori” attraverso una propaganda sostenuta.

E per convincere le popolazioni vicine alle centrali della bontà dell’energia nucleare, la Francia è stata molto d’aiuto alla compagnia elettrica giapponese. Questi, insieme con l’ex Cogema (Areva), hanno organizzato numerosi viaggi a La Hague per i “leaders”- politici locali, membri influenti della società civile – incaricati al loro ritorno, di diffondere la buona parola.

Il dottor Pierre-Yves Cordier, attuale consigliere nucleare dell’Ambasciata francese a Tokyo, spiega molto bene la funzione di questi viaggi:

“Si inviano in realtà quelle che noi chiamiamo “ relais d’opinions ”, ovvero per esempio le donne dei pescatori o dei coltivatori di barbabietole di Trifouillis-les-Oies in versione giapponese, e gli facciamo vedere i siti in Francia per far vedere loro che va tutto bene”

Uno speciale museo “dedicato alle mamme e ai loro figli”.

Le donne giapponesi sono le principali oppositrici all’energia nucleare. Sono anche particolarmente prese di mira dalla comunicazione delle industrie del nucleare.

A Rokkasho-mura, un immenso museo gratuito dedicato al ciclo del combustibile ed è stato “progettato soprattutto per le madri e i loro figli” secondo Sasaki Yoshiaki del dipartimento delle relazioni pubbliche della JNFL, responsabile dell’impianto di trattamento dei rifiuti nucleari.

Il sito nucleare di Marcoule, nella regione del Gard, dispone di un museo simile, il Visiatome, dove si susseguono le visite di studenti tutto l’anno.

Infine, un abuona comunicazione non può esimersi da una certa manipolazione del linguaggio. “E’ un incidente grave, ma non una catastrofe nucleare”, asseriva il 12 marzo Eric Besson, ministro dell’Industria e dell’Energia, cercando di minimizzare l’ampiezza del disastro.

Combustibile esausto, piuttosto che rifiuti nucleari.

In giappone le autorità si sono limitate a presentare la situazione in maniera parziale alla stampa, senza una interpretazione nè una prospettiva dei fatti. L’11 marzo, assicuravano che non c’era nessuna fuga radioattiva anche se la situazione era molto preoccupante.

Questa manipolazione del linguaggio si accompagna a una scelta meticolosa delle parole utilizzate che rivela in che modo gli attori del nucleare intendono comunicare ai soggetti dell’energia.

Nel caso del trattamento del ritrattamento dei rifiuti nucleari, il termine riciclaggio (« risaikuru »in giapponese) è preferito a quello di “ciclo” poichè evoca il riciclaggio della plastica o del vetro , considerato molto positivamente in Giappone. Ora, il riciclo dei rifiuti nucleari, nei suoi obiettivi come nei suoi processi, non ha grandi cose in comune con il riciclo dei rifiuti domestici.

Anche in Francia si nota questa strategia linguistica nella comunicazione sul nucleare. Nel corso di una intervista con Philippe Gilet, ingegnere al dipartimento Plutonio di Areva ci aveva invitato in tono pedagogico a non parlare di ritrattamento ma di “trattamento” e di utilizzare “combustibile esausto” al posto di” rifiuti nucleari”.

E’ vero che, ora che si è ricoperta di una nuova e ridondante definizione di “energia propria”, l’industria del nucleare non può permettersi più di lasciare che parole come “rifiuti” sporchino al sua immagine.

Per ora, la catastrofe nucleare di Fukushima ci porta sul bordo di un abisso di cui nessuno conosce la profondità. E la lobby nucleare, di solito così pronta a comunicare, tace.
(Mathieu Gaulène, Rue89)

Fonte dell'articolo: La voce dell'Emergenza
(I link ed i commenti sono stati aggiunti
dall'autore del blog)
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Articoli precedenti in questo blog:

Modello di propagazione della nube radioattiva - Intanto silenzio sull'avaria alla centrale slovena di Krsko

Fukushima: un sabotaggio? - Qualche informazione sui parametri di radioattività

Wednesday, December 1, 2010

Pseudo-rivelazioni del New York Times, i nazisti si erano rifugiati negli Stati Uniti

http://nonvotarechitiavvelena.blogspot.com/2010/12/pseudo-rivelazioni-del-new-york-times-i.html

Pseudo-rivelazioni del New York Times, i nazisti si erano rifugiati negli Stati Uniti



Così, il New York Times ha appena pubblicato "una" relazione del Dipartimento di Giustizia USA, tenuta segreto per quattro anni, realtiva ai criminali di guerra nazisti rifugiatisi negli Stati Uniti.

Il rapporto prende in esame decine di casi e fornisce su di loro dettagli capaci di turbare gli spiriti, come la conservazione di un scalpo di Joseph Mengele che ha consentito l’identificazione del DNA.
Nel merito, la pubblicità data a questo rapporto è destinato, principalmente, a presentare come una serie di singoli casi, ciò che è stata una politica sistematica, come hanno dimostrato da tempo molti storici.

Il Pentagono e la CIA, da un lato riciclarono molti scienziati nazisti (Operazione Paperclip), alcuni dei quali hanno proseguito impunemente i programmi di ricerca con metodi criminali (in particolare per quanto riguarda la guerra biologica e chimica), e d’altra parte, hanno reclutato molti criminali nazisti per reprimere con tutti i mezzi i loro oppositori politici nel mondo (Operazione Condor, per esempio).

Da parte sua, anche l’Unione Sovietica utilizzò scienziati nazisti, ma solo per il breve periodo del trasferimento di tecnologia. Mosca non ha mai permesso una ricerca che utilizzasse i metodi criminali ed espulse tutti questi scienziati dopo tre anni. L’Unione Sovietica non ha mai fatto ricorso ai criminali nazisti per attuare la repressione politica.

E siccome si trattava di un sistema, la presenza dei nazisti nel sistema imperiale degli Stati Uniti è stato prolungata, per varie generazioni. Così, nel 1986-87, George H. Bush (il padre) e Ronald Reagan si erano circondati di consiglieri politici nazisti riunitisi nel Republican Heritage Groups Council. Più recentemente, l’amministrazione Clinton e W. Bush (il figlio) hanno utilizzato i figli di questi consulenti per controllare diversi governi in Europa centrale e orientale. Così, il nazista ucraino Lev Dobriansky era un consigliere di Reagan e ambasciatore alle Bahamas, mentre la figlia Paula Dobriansky, notoriamente collegata alla CIA, fu incaricata dal Dipartimento di Stato, di piazzare la seconda generazione nei governi dell’Europa orientale nell’era post-sovietica. Questi sono gli individui che hanno installato le prigioni segrete della CIA, la cui esistenza è stata rivelata dal Consiglio d’Europa e dove si praticava la tortura.

La relazione viene utilizzata anche per diffondere voci, vale a dire accuse non provate, forse vere, forse false. Quindi, "conferma" la colpa delle banche svizzere nel furto dei conti bancari delle vittime del nazismo... ma non ha fornito prove a sostegno di questa presunta "conferma". Fino a prova contraria, questo furto non è che una leggenda utilizzata dalle organizzazioni sioniste per estorcere denaro alle banche svizzere.

Ancora una volta, ciò che ci viene presentato dalla stampa dominante, come un atto di trasparenza sul passato, è parte integrante di una manipolazione in corso.
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- “Nazis Were Given ’Safe Haven’ in US, Report Says”, Eric Lichtblau, The New York Times, 13 novembre 2010.
- Versione integrale del documento Accountability in the Aftermath of the Holocaust sul sito web del New York Times
- Versione declassificata dopo essere stato censurata, formita al National Security Archive Institute (Georgetown University)

Bibliografia
- Secret Agenda: The United States Government, Nazi Scientists, and Project Paperclip, 1945 to 1990, Linda Hunt (St Martin Press, 1991). Versione francese L’Affaire Paperclip - La récupération des scientifiques nazis par les Américains 1945-1990, Linda Hunt (Stock, 1995).
- Operación Cóndor, Pacto criminal, della nostra collaboratrice Stella Calloni (Fondo Cultural del ALBA, 2006)
- A proposito di accuse infondate rivolte contro le banche svizzere, leggi: L’industria dell’Olocausto: riflessioni sullo sfruttamento della sofferenza ebraica di Norman G. Finkelstein (Rizzoli, 2004).

Fonte dell' articolo: Voltairenet