L'immensa sputtanata a Zelig

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Scopo del Blog

Raccolgo il suggerimento e metto qui ben visibile lo scopo di questo blog.

Questo e' un blog satirico ed e' una presa in giro dei vari complottisti (sciacomicari, undicisettembrini, pseudoscienziati e fuori di testa in genere che parlano di 2012, nuovo ordine mondiale e cavolate simili). Qui trovate (pochi) post originali e (molti) post ricopiati pari pari dai complottisti al fine di permettere liberamente quei commenti che loro in genere censurano.

Tutto quello che scrivo qui e' a titolo personale e in nessun modo legato o imputabile all'azienda per cui lavoro.

Ciao e grazie della visita.

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Thursday, December 9, 2010

La verità su PEARL HARBOR: tragedia annunciata?

http://controcorrente83.blogspot.com/2010/12/la-verita-su-pearl-harbor-tragedia.html

La verità su PEARL HARBOR: tragedia annunciata?



A volte una tragedia può cambiare i destini del mondo e le vittime ignare diventano pedine di un gioco crudele e misterioso, nel quale potere, denaro e ambizione non rispettano le regole ma le fanno
© Roberto La Paglia



Due tragedie, una sola ragione.

La tragedia delle Torri Gemelle è stata spesso paragonata, almeno per quanto riguarda l’elemento sorpresa e rapidità, a quella della base navale di Pearl Harbor, attaccata dai giapponesi il 7 Dicembre del 1941, con gli effetti disastrosi che tutti conosciamo.
In realtà questo non è il solo elemento di comparazione tra i due sciagurati eventi, esiste infatti un comune sospetto riguardo alla vera responsabilità. Se per l’attentato di New York i tempi non sono ancora maturi al fine di redigere con dovizia di particolari e ampia documentazione una teoria che metta in evidenza elementi assimilabili ad una strategia di complotto, lo stesso non si può affermare per i fatti di Pearl Harbor, e non si è molto lontani dalla verità affermando che l’attacco e le numerose perdite potevano benissimo essere evitati.
Forse molti si stupiranno leggendo questa affermazione, alcuni grideranno ancora una volta al complotto e invocheranno la fantasia di menti distorte che amano vedere cospirazioni gratuite; in realtà ciò che riporteremo è molto più di questo e lo stupore più grande è pensare che tutto poteva essere evitato meno che la ragione di stato, verso la quale tutto è sacrificabile.


Virtual war.

Una guerra non è mai l’ultima decisione presa dopo aver vagliato tutte le alternative e dopo aver battuto tutte le strade per salvaguardare inutili distruzioni e perdite di vite umane; una guerra è quasi sempre il prodotto dell’incontro di due fattori: la ragione di Stato e l’interesse privato. Un tempo si lottava per gli ideali, per espandere i regni e migliorare la vita dei propri sudditi, si combatteva contro la tirannia, ma con il tempo gli ideali hanno ceduto il posto ai ciechi ragionamenti di potere e i grandi regnanti si sono trasformati in immagini pubbliche di altri uomini, con altri interessi, con enormi capitali e sempre nascosti nell’ombra.
La guerra è diventata un gioco virtuale, nel quale si studiano profili, interessi e possibilità di futuri arricchimenti; un gioco che si prepara con grande anticipo e che quando rivela la sua tragica potenzialità viene sempre mascherato come un atto dovuto.
Questo accade in questi ultimi anni; un avvenimento catastrofico determina una presa di posizione dura, ma in realtà era stato tutto già predisposto e l’avvenimento non era altro che l’ultima mossa del tragico gioco virtuale.
Questo accade oggi e questo accadde a Pearl Harbor, un gioco tragico del quale è possibile intravedere le varie pedine esaminando i seguenti avvenimenti:




- 1940: Franklin Delano Roosevelt, ordinò alla flotta militare del pacifico di recarsi a Pearl Harbor. l'Ammiraglio Richardson, che si opponeva, venne destituito.

- 7 ottobre 1940: L'analista della Marina, Mc Collum, scrisse un "Memorandum" 118 punti sul come obbligare il Giappone ad entrare in guerra contro gli Stati Uniti. Roosevelt li attuò tutti.

- Dicembre 1940: Il Navy Group OP-20-G ella Marina americana, NSA, decodificò codice segreto giapponese JN-25B, col quale venne trasmesso il piano di attacco Pearl Harbor. I messaggi, decodificati nei 3 mesi precedenti, furono 26.581.

- 3 giugno 1941: Il giorno dopo l'invasione nazista dell'Unione Sovietica, il consigliere Harold lckes scrisse a Roosevelt: "Da un embargo di petrolio al Giappone, si potrebbe creare una situazione in cui sarebbe facile entrare in guerra in modo efficace. Se fossimo indirettamente costretti a farlo, noi eviteremmo critiche di essere entrati in guerra come alleati della Russia comunista"!

- 25 luglio 1941: Roosevelt congela i conti bancari giapponesi negli Stati Uniti e blocca le forniture di petrolio.

- 14 agosto 1941: Alla Conferenza atlantica, Churchill notò il "profondo, incredibile e intenso desiderio di Roosevelt di entrare in guerra".

- 10 agosto 1941: lì più grande agente segreto britannico, Dusko Popov, col nome in codice di "Tricycle", comunicò all'FBI che era stato pianificato un attacco a Pearl Harbor, e che questo sarebbe avvenuto entro breve tempo.

- Ottobre 1941: La più grande spia sovietica della storia, Richard Sorge, informò il Cremlino che Pearl Harbor sarebbe stata attaccata entro 60 giorni,e la notizia fu trasmessa a Washington.

- 13 novembre 1941: L'ambasciatore tedesco in USA, Dr. Thomsen, un anti-nazista, informò gli USA che Pearl Harbor sarebbe stata attaccata.


Tutti sapevano dell’imminente attacco, tutti tranne gli uomini di Pearl Harbor, loro non dovevano sapere, erano destinati ad essere le ignare vittime di un sacrificio che avrebbe portato grande onore alla nazione americana, che avrebbe scolpito nella storia il suo ruolo di “salvatrice” e avrebbe portato molti profitti nelle tasche dei giocatori.


Fatti, coincidenze, oscure verità.

Franklin Delano Roosevelt aveva bisogno di una guerra, aveva bisogna di distogliere l’attenzione da una economia ormai stagnante, voleva fermare Hitler e doveva tenere le redini di troppi interessi economici; di contro gli americani non avevano alcuna voglia di imbarcarsi in un conflitto, preferivano osservare e attendere. Quale è la migliore tattica per convincere l’opinione pubblica della necessità di una guerra e, soprattutto, per coinvolgerla completamente nel conflitto? Si tratta di un semplice trucco e neanche tanto moderno, visto che anticamente è stato usato con una frequenza impressionante, soprattutto durante l’Impero Romano: basta dare all’opinione pubblica un nemico da combattere, un nemico che sia feroce, pericoloso e che metta in discussione il privato di ogni cittadino; non è importante che questo nemico esista o meno, se non esiste basta semplicemente crearlo!
Roosevelt violò la neutralità col Patto Lend-Lease, ordinò l'affondamento di diverse navi tedesche nell'Atlantico, ma Hitler rifiutava ostinatamente ogni provocazione; l’occasione arrivò comunque e venne creata dall'adesione del Giappone al Patto Tripartito con l'Italia e la Germania, nel quale i tre paesi promettevano ognuno la mutua difesa l'un l'altro. Se Hitler non avesse mai dichiarato guerra agli Stati Uniti nonostante le provocazioni, il modo per portare il Giappone a farlo era facilmente raggiungibile.
Il primo passo fu l'embargo del petrolio e dell'acciaio, usando come motivazione le guerre giapponesi nel continente asiatico. Ciò costrinse i giapponesi a considerare la conquista delle regioni dell'Indonesia ricche di petrolio e minerali. Con le potenze europee sfinite militarmente dalla guerra in Europa, gli Stati Uniti erano l'unica potenza nel Pacifico in grado di fermare il Giappone dall'invadere le Indie Orientali olandesi, e, spostando la flotta del Pacifico da San Diego a Pearl Harbour, nelle Hawaii, Roosevelt fece diventare quella flotta il primo passo obbligatorio di un attacco preventivo di ogni piano giapponese per estendere l'impero alla "area delle risorse meridionali".
Roosevelt mise in scacco il Giappone come Crasso aveva messo completamente in scacco Spartaco. Il Giappone aveva bisogno di petrolio. Doveva invadere l'Indonesia per prenderlo, e per fare ciò dovevano prima eliminare la minaccia della flotta americana a Pearl Harbour. Non avevano realmente nessuna altra scelta.
Per infuriare il più possibile il popolo americano Roosevelt aveva bisogno che il primo attacco aperto giapponese fosse il più sanguinoso possibile, sembrando altrettanto furtivo di quello giapponese contro la Russia. Da quel momento fino all'attacco stesso a Pearl Harbour Roosevelt ed i suoi accoliti fecero in modo da essere sicuri che i comandanti alle Hawaii, il generale Short e l'ammiraglio Kimmel, fossero tenuti all'oscuro il più possibile sulla posizione della flotta giapponese e sulle sue intenzioni, ed in seguito li fecero diventare dei capri espiatori. (Il Congresso ha recentemente discolpato Short e Kimmel, riabilitandoli postumi nei loro precedenti ranghi).
Ma, come l'esercito aveva concluso al tempo, ed documenti in seguito declassificati confermarono, Washington D.C. sapeva che l'attacco era imminente, sapeva esattamente dove era la flotta giapponese e dove era diretta.
Il 29 novembre, il Segretario di Stato Hull mostrò al giornalista della United Press Joe Leib un messaggio con l'ora ed il luogo dell'attacco, ed il New York times nello speciale Pearl Harbour dell'edizione del 12/8/41, a pagina 13, riportava che l'ora ed il luogo dell'attacco erano noti in anticipo!
La pretesa, più volte ripetuta, che la flotta giapponese manteneva il silenzio radio mentre si dirigeva verso le Hawaii era una bugia. Tra altre intercettazioni ancora contenute negli archivi della N.S.A. vi è il messaggio DECODIFICATO inviato dalla nave rifornimento giapponese Shirya che dice "procediamo alla posizione verso 30.00 N, 154.20 E. Pensiamo di essere sul posto il 3 dicembre".
Forse la storia andrebbe riscritta, forse molti errori coperti dal segreto dovrebbe essere resi pubblici per evitarne altri ancora più disastrosi, ma più di tutto e sopra ogni cosa, forse dovremmo avere tutti il coraggio di pensare che denaro, potere e fama non sono il futuro del mondo ma soltanto la via più facile per abbreviarne la durata!

FONTI:
http://freebooter.da.ru/

Wikipedia

Fdrs.com

Monday, November 15, 2010

Scie chimiche in un'agenda scolastica

http://www.tankerenemy.com/2010/11/scie-chimiche-in-unagenda-scolastica.html

Scie chimiche in un'agenda scolastica

L'agenda scolastica 2010-2011, "Bastardi dentro", contiene, tra le varie facezie e pasquinate, un excursus sulle cosiddette cospirazioni. Vengono così accennati alcuni sinistri scenari del mondo contemporaneo: le incongruenze della missione sulla Luna, nota come "Apollo 11"; le scie chimiche; gli shapeshifters; gli eventi del 911 come attentato ordito dal governo statunitense; la menzogna definita "riscaldamento globale"; la morte di Paul Mc Cartney nel 1969, sostituito da un sosia; la fluorizzazione dell'acqua negli Stati Uniti al fine di inebetire le persone; l'esistenza di una terapia già da molto tempo per i tumori ed altre patologie; il progetto, concepito da nefande élites, volto all'instaurazione di un Nuovo ordine mondiale; le armi climatiche e tettoniche costruite dagli Stati Uniti; l'attacco nipponico a Pearl Harbor di cui i vertici degli Stati Uniti erano al corrente, ma che lasciarono accadesse per trovare un casus belli contro il Giappone.

E' evidente che queste trame sono riportate in modo semplicistico ed un po' forviante: così si demonizzano gli Stati Uniti, dimenticando le scelleratezze di tante altre potenze e stati (Russia, Cina, Canada, Germania, Francia, Italia etc.). Alcuni argomenti sono presentati in maniera lacunosa. Il cenno alle contraddizioni della missione "Apollo 11" implicherebbe degli approfondimenti e delle correzioni: è probabile che la N.A.S.A. compì l'impresa lunare, ma secondo modalità, tempi e con fini differenti da quelli esibiti nella finzione cinematografica orchestrata da Stanley Kubrick.

Inoltre eventi la cui natura di macchinazione è assodata, come l'aggressione a Pearl Harbor e la truffa del riscaldamento dovuto al biossido di carbonio, sono accostati a temi che non possono essere interpretati in modo letterale ed epidermico, ma avvalendosi di raffinati strumenti esegetici.

Ormai anche su alcuni manuali del triennio si legge che il Presidente Roosvelt era a conoscenza, perché preavvertito dall’intelligence, circa i piani giapponesi, ma non mosse un dito per sventarli, pur di dichiarare guerra al Tripartito, benché il criminale della Casa Bianca avesse giurato e spergiurato ai cittadini che mai gli Stati Uniti sarebbero entrati in guerra, fedeli ad una politica di isolazionismo.

A proposito di trame ormai certe, occorre ricordare che recentemente sono stati declassificati dei documenti ufficiali da cui si evince, come era stato ipotizzato da alcuni storici non allineati, che l'episodio del Tonchino, che consentì agli U.S.A. di aprire le ostilità contro il Vietnam del Nord, fu segretamente architettato: fu dunque il classico pretesto per i soliti war games.

E’ significativo che un punto del testo sia dedicato alle armi chimiche, problema sottolineato con il riferimento ai dispositivi per dominare il clima e scatenare sismi.

Nonostante i limiti sopra indicati, ci sembra che l'inserto in esame sia una breccia nel muro di menzogne eretto dal sistema, un primo per quanto timido passo verso la diffusione, per mezzo di una pubblicazione popolare, di verità non ufficiali. Se qualche studente curioso ed incuriosito da questa singolare pagina del diario comincerà a porre domande ed a chiedere delucidazioni ad un docente aggiornato (se avrà la fortuna di imbattersi in un insegnante critico), il seme sarà gettato. Può darsi che l'allievo decida di compiere delle ricerche in modo autonomo per mezzo della Rete o procurandosi dei saggi di scrittori non organici al sistema. Anche se purtroppo la disinformazione è spesso intrecciata all'informazione, è pur sempre possibile spigolare qualche frammento di conoscenza pure da fonti opinabili, sempre migliori delle “verità” ufficiali.

Qualcosa si può apprendere anche da testi scadenti, purché si sia animati da amore per il sapere. Il discernimento si costruisce e si affina col tempo, con pazienza ed esercizio: si apprende a sceverare, proprio confrontando differenti versioni. Poi ciascuno segue il suo percorso: è possibile che un itinerario di ricerca personale darà scarsi risultati; è certo che dalla propaganda del sistema si riceverà solo l’indottrinamento ed il plagio.