L'immensa sputtanata a Zelig

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Scopo del Blog

Raccolgo il suggerimento e metto qui ben visibile lo scopo di questo blog.

Questo e' un blog satirico ed e' una presa in giro dei vari complottisti (sciacomicari, undicisettembrini, pseudoscienziati e fuori di testa in genere che parlano di 2012, nuovo ordine mondiale e cavolate simili). Qui trovate (pochi) post originali e (molti) post ricopiati pari pari dai complottisti al fine di permettere liberamente quei commenti che loro in genere censurano.

Tutto quello che scrivo qui e' a titolo personale e in nessun modo legato o imputabile all'azienda per cui lavoro.

Ciao e grazie della visita.

Il contenuto di questo blog non viene piu' aggiornato regolarmente. Per le ultime notizie potete andare su:

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Monday, October 3, 2011

Qualcos'altro

http://zret.blogspot.com/2011/09/qualcosaltro.html

Qualcos'altro

In “Screen tests, a diary”, 1967, l’artista statunitense Andy Warhol (Pittsburgh, Pennsylvania, 1930-1987) si domanda: “Che cos’è la vita? Ti ammali e muori. Perciò devi tenerti occupato.” Quest'agghiacciante pensiero sull’esistenza consuona con la gelida produzione di Warhol, basata sulla serialità serigrafica e sulla fredda ostentazione di forme mercificate, inerti. Nelle opere pop-industriali di Warhol, esempi di morte dell’arte e di arte della morte, l’ultimo residuo di citica nei confronti del sistema capitalista si mischia ad un’ambigua adesione.

Il pittore si accorge che il mondo in cui viviamo, lentamente, spesso in maniera quasi impercettibile, si spopola, a somiglianza di quelle fitte foreste pluviali che, aggredite dagli incendi, si trasformano in distese punteggiate da pochi alberi tristemente maestosi. Grazie alla loro imponenza, risalta ancora più la nuda desolazione circostante. Gli eventi sfavorevoli, le separazioni e le malattie fanno terra bruciata tutto intorno.

Warhol testimonia con le sue parole il disincanto, persino il cinismo di un’umanità ormai alla deriva, ma pure la sorda angoscia di chi, per tacitare l’inquietudine, cerca con frenesia – invano - di riempire ogni istante, come se il vuoto assoluto potesse essere colmato. Nelle pagine di “Screen tests” si avverte la putrefazione del Tutto, di cui si considera solo il lato materiale. Così l’artista scrive: “Sono andato in chiesa ed ho pregato Dio affinché mi consentisse di ottenere molto denaro”. Il già sordido dio-denaro è surrogato da un dio elargitore di denaro. Mai umiliazione fu tanto ima.

La visione di Warhol, pur aderente alla pelle dell’esperienza, appiattisce la vita e la mortifica, cancella i paesaggi interiori, annienta il senso. Persino il dolore e la morte, realtà che egli cerca di sterilizzare e di incellofanare con le sue riproduzioni anemotive, se ci gettano nello scoramento, in taluni casi, schiudono – sottile ma rischiarante spiraglio – orizzonti di possibilità, forse persino di redenzione.

Infatti “there must something else”, “ci dev’essere qualcos’altro”, sebbene non sappiamo che cosa.

Saturday, April 9, 2011

Il fattore cigno nero

http://zret.blogspot.com/2011/04/il-fattore-cigno-nero.html

Il fattore cigno nero

“Il fattore cigno nero” è il primo episodio della serie “The secret”, aprile 2011. Molti storceranno il naso, leggendo una recensione lusinghiera di un albo a fumetti: i “comics” sono sdegnosamente considerati un’espressione della sub-cultura o visti dai critici generosi come un prodotto della cosiddetta “cultura popolare”. Meglio forse i brogliacci di Umberto Eco?

Giulio Carlo Argan, nella sua schifiltosa analisi della Pop art, a proposito delle note opere di Roy Liechtenstein, si chiede se leggere un fumetto per provare una fuggevole emozione non sia una perdita di tempo. In una società di uomini per lo più meccanizzati l’emozione vale così poco? Inoltre il fumetto statunitense, serigrafico e seriale, è lontano dalle produzioni italiane che preservano, almeno negli esempi migliori, dignità estetica. Si pensi a “Dylan Dog”. In questo alveo si colloca “The secret” con le sue tavole incise, la sceneggiatura intelligente ed un accorto dosaggio degli ingredienti narrativi tra realtà e fantasia. Qual è poi il confine tra fiction e verità? Cambiando l’ordine dei fattori, il prodotto non cambia: qui l’inventiva ci conduce non solo a vivere avventure, ma a compiere il viaggio per eccellenza, l’itinerario in noi stessi.

Non si legga “The secret” per attingere la Verità, ma per aprire degli spiragli possibili sul volto oscuro del potere: in questi tempi sinistri ci può accompagnare lungo il declinante tracciato, tra desiderio di conoscere e smania di evasione. Evasione? “Il fattore cigno nero” spinge a riflettere, anche con le sue citazioni alte (in primis la frase della “Lettera agli Efesini”, “La nostra lotta…”), sulla necessità di evadere dalla condizione di uomini-prigionieri. Uomo-prigioniero è il protagonista Adam Mack (nella caratterizzazione anagrafica, il ricordo della creatura prima della caduta ed uno sprazzo di fidente Ufologia): un personaggio quanto mai pragmatico e, per così dire, pentasensoriale, costretto da eventi sbalorditivi a confrontarsi con la natura contraddittoria e multidimensionale del mondo. Anche se attraverso la forma dell’intrattenimento, i lettori più sensibili intuiranno che non esiste solo la materia e che, se si rinuncia all’immaginazione, si rinuncia ad una parte di noi, la migliore.

Qualcuno si è rammaricato, perché “The secret”, risultato di una lunga e – penso – travagliata gestazione, è uscito solo nel 2011, a distanza di tanti anni dal 9 11, dalle abductions, dall’operazione “scie chimiche” etc. Immagino non sia stato facile contemperare le esigenze diegetiche, che si muovono tra analessi, montaggio sovrano e ripetuti cambiamenti di inquadratura, con lo scopo di disseminare frammenti di attualità censurata, ma Giuseppe di Bernardo, insieme con i suoi collaboratori, ci è riuscito in pieno.

Che “The secret” contribuisca a diffondere quel briciolo di coscienza, soprattutto tra gli adolescenti ed i giovani, tradizionali fruitori di fumetti, pur in questa età frigidamente digitale, coscienza da cui può dipendere qualche percorso del futuro. Se non è troppo tardi.