L'immensa sputtanata a Zelig

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Scopo del Blog

Raccolgo il suggerimento e metto qui ben visibile lo scopo di questo blog.

Questo e' un blog satirico ed e' una presa in giro dei vari complottisti (sciacomicari, undicisettembrini, pseudoscienziati e fuori di testa in genere che parlano di 2012, nuovo ordine mondiale e cavolate simili). Qui trovate (pochi) post originali e (molti) post ricopiati pari pari dai complottisti al fine di permettere liberamente quei commenti che loro in genere censurano.

Tutto quello che scrivo qui e' a titolo personale e in nessun modo legato o imputabile all'azienda per cui lavoro.

Ciao e grazie della visita.

Il contenuto di questo blog non viene piu' aggiornato regolarmente. Per le ultime notizie potete andare su:

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Monday, July 18, 2011

Mohandas Gandhi e Marco Pannella, curiosi parallelismi

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Mohandas Gandhi e Marco Pannella, curiosi parallelismi


Il logo del "Partito Radicale Rinnovato" ovvero del Partito Radicale Trasnazionale come è stato rinominato da qualche anno da Marco Pannella, Emma Bonino e soci, è basato su una immagine di Gandhi, discusso "apostolo della pace" che parteggiò per tutte le guerre dell'Impero coloniale Britannico (particolare storico di grande importanza quasi sempre trascurato dagli agiografi moderni). Mohandas Gandhi dopo la seconda guerra mondiale risolse con le armi la questione del Kashmir (occupato dal Pakistan) e, pur condannando il bombardamento di Hiroshima, fu favorevole alla realizzazione della bomba atomica indiana.

Per un leader internazionalmente riconosciuto come "apostolo della pace e della non-violenza" simili atteggiamenti risultano alquanto contraddittori e la loro conoscenza dovrebbe portare ad una rivisitazione della figura di un uomo che è stato frettolosamente divinizzato con la concessione del titolo di Grande Anima ovvero di "Mahatma".

Mohandas Gandhi santificato nell'iconografia corrente

A qualcuno non fa piacere vedere esposte queste notizie che mettono in cattiva luce il loro "mahatma" Gandhi: ci si erano troppo affezionati, vi si erano identificati, lo avevano assunto come leader carismatico; del resto anche io fino a pochi anni fa avevo un'ottima opinione di costui, fino a quando almeno non mi è capitato di leggere la sua autobiografia (pubblicata in Italia col titolo "La mia vita per la libertà"). Consiglio a tutti di leggere questa autobiografia dalla quale si evince come il suo atteggiamento nei confronti dell'Impero Britannico sia stato molto collaborativo piuttosto che realmente antagonista, e nella quale vengono confermate le sue iniziative a sostegno delle guerre britanniche.


Forse potrebbe aiutare molte persone ad assumere una mentalità aperta nei confronti del mito di Gandhi la presa di coscienza del divario tra realtà e propaganda mediatica nel caso di Marco Pannella, personaggio nostrano che molto spesso ha fatto (come Gandhi) degli scioperi della fame .
Su molti siti "mainstream" troviamo scritto che Marco Pannella sarebbe nonviolento e gandhiano, o almeno così egli si definisce, ma basta definirsi pacifista per esserlo davvero? O basta mettere un simbolo della pace per essere creduti? Chi non ha la memoria troppo corta ricorda bene infatti il coinvolgimento del partito radicale nelle più recenti guerre condotte dagli USA "in nome della libertà".

Il bombardamento della Serbia nel 1999 da parte di USA-NATO, e adesso anche quelli della Libia da parte dell'ONU-NATO (col loro corollario della diffusione di uranio impoverito nell'atmosfera di un paese vicino e che quindi avvelena e irradia anche gli italiani) ricevono l'applauso di questi "pacifisti" radicali e di Emma Bonino in particolare.


E se costoro reclamano le maniere forti contro lo stato serbo e quello libico si ritrovano "stranamente" a chiedere un trattamento diametralmente opposto per una nazione che ha occupato militarmente uno stato confinante relegando in una sorta di grande ghetto (la striscia di Gaza) i suoi occupanti, martirizzandoli e opprimendoli quotidianamente.


Sul sito di radio radicale possiamo infatti leggere dell'Intervento tenuto il 18 giugno del 2002 da Marco Pannella al Congresso Sionista di Gerusalemme:



Unico ospite straniero, Marco Pannella è intervenuto al congresso sionista nel corso della sua missione in terra ebraica per sollecitare la classe dirigente e l'opinione pubblica sull'obiettivo promosso dal partito radicale di una piena ed immediata adesione di Israele nell'Unione Europea.

Ai "fratelli sionisti" Pannella ha rivolto un'esortazione a non considerarsi più come "le vittime designate" di olocausti passati: al contrario la missione per il popolo ebraico è quella di realizzare "l'israelizzazione di tutto il medio-oriente", sconfiggendo le dittature ed i fondamentalismi, con l'affermazione della democrazia e della laicità.

"La realtà - ha sottolineato Pannella - è che Israele rappresenta una minaccia mortale per i regimi fondamentalisti e dittatoriali", Israele è divenuta una metastasi di democrazia e di civiltà in Medio-Oriente e per questo vogliono che sia distrutta.

Queste parole si commentano da sole e sono in totale contrasto con il supposto pacifismo di Pannella; preferiamo al riguardo le parole pronunciate da Vittorio Arrigoni, pacifista integerrimo che ha dato la vita per difendere la pace ed i diritti del popolo palestinese.

Cosa ha rischiato invece il sionista Marco Pannella coi suoi scioperi della fame? Adesso che ha 81 anni suonati possiamo documentare che i suoi digiuni non gli hanno certo fatto male, del resto un digiuno fatto con criterio (specie se fatto sotto controllo di un bravo medico) può essere anche curativo, o quanto meno detossificare l'organismo. Anche Mohandas Gandhi ha fatto diversi scioperi della fame, ovvero digiuni, e del resto (cosa che va a suo merito) egli difendeva e praticava l'urinoterapia, era quindi sostenitore della medicina naturale (vedi quanto scrive in “L’arte di vivere” Ed. Emi - 1989.).
E' pur vero però che uno dei suoi scioperi della fame l'avrebbe condotto mettendo a repentaglio la propria vita, come conferma persino un suo avversario politico. Mi permettete però di conservare un piccolo dubbio sul fatto che avrebbe davvero rischiato fino in fondo? Del resto quello sciopero della fame Mohandas Gandhi lo fece per evitare che gli intoccabili avessere delle quote riservate in parlamento, ed è per questo che molti paria ancor oggi non hanno per lui alcuna simpatia; se davvero Gandhi era disposto persino a morire per spuntarla in questo scontro con i leader degli intoccabili, possiamo davvero pensare a Gandhi come a un sant'uomo solo perché faceva scioperi della fame?

Appendice: breve nota biografica su Marco Pannella.

Come leggiamo su biografie on line Marco Pannella fu un "enfant prodige" della politica (come Francesco Rutelli dopo di lui), egli infatti a soli 20 anni vent'anni fu "incaricato nazionale universitario del Partito liberale; a ventidue, Presidente dell'UGI (Unione Goliardica Italiana, associazione delle forze laiche studentesche), a ventitrè, Presidente dell'Unione nazionale degli studenti universitari (UNURI)". In seguito ad appena 25 anni fu cofondatore del partito radicale assieme ad Eugenio Scalfari (direttore di Repubblica). Non vi sorge il sospetto su come si faccia a fare carriera così in fretta?

Dopo avere mostrato simpatie per la sinistra e quindi, con grande coerenza, avere abbracciato la causa di Berlusconi al suo esordio in politica nel 1994, Marco Pannella è al momento parlamentare europeo, e fa parte della Commissione per lo sviluppo e la cooperazione, della Commissione per gli affari esteri, i diritti dell'uomo, la sicurezza comune e la politica di difesa, dell'Assemblea Parlamentare paritetica della convenzione fra gli Stati dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico e l'Unione europea (ACP-UE), e della Delegazione per le relazioni con Israele.

Da notare che fra uno sciopero della fame ed una lotta per la legalizzazione del divorzio e dell'aborto Marco Pannella nel 1987 stava provando a candidare Licio Gelli (leader della setta massonica segreta P2). Come ammette egli stesso sul sito di radio radicale:


La stampa ha taciuto l’informazione che i radicali si stessero battendo per permettere a Licio Gelli di tornare in Italia, libero di parlare senza temere conseguenze giudiziarie. Ora che Gelli è di nuovo in Italia, stia attento ai caffé avvelenati. Chiediamo una commissione parlamentare d’inchiesta: su questo vedremo chi voterà.

(IL GIORNALE D’ITALIA, 27 settembre 1987)
Troppo occupati da Cicciolina, scagliata contro il Pr per cercare di occultarne discorsi, obiettivi e altri candidati, settimanali e quotidiani italiani - ad eccezione de »Il Corriere della sera nell’unica intervista che mi fu consentita - ritennero di dover occultare l’informazione del tentativo da me fatto di far tornare in Italia Licio Gelli, libero di parlare senza temere conseguenze giudiziarie, e impegnato personalmente a farlo, con precise garanzie in proposito. Non è che tale informazione la ignorassero. Ma in campagna elettorale, mentre potevamo rispondere ad eventuali speculazioni alla Tv, nei comizi, nelle piazze e nelle radio, si ritiene evidentemente troppo rischioso ed a noi troppo favorevole aprire una polemica sull’argomento.

Infine, per chi si interessa di simbologia, per chi conosce alcuni lavori di indagine di Gabriella Carlizzi sulla rosa rossa, potrebbe essere illuminante notare la presenza di tale rosso fiore nel simbolo sia di radio radicale che del partito radicale (la rosa nel pugno).

Thursday, July 14, 2011

GANDHI - Dietro la maschera

http://scienzamarcia.blogspot.com/2011/07/gandhi-dietro-la-maschera.html

GANDHI - Dietro la maschera

Gandhi e Nehru, considerati i padri della patria Indiana, alleati dello stesso partito; grazie alla loro politica gli intoccabili sono rimasti degli esclusi. Dove è finita la giustizia?
Il travestimento di Gandhi in un sant’uomo era forse una maschera abilmente utilizzata per far credere al mondo esterno che egli rappresentava gli indù?

Alain Daniélou, Histoire de l’Inde, Fayard, Paris 2000

Non violenza e pacifismo. L’influenza di Gandhi sulla gioventù della seconda metà del XX secolo è stata notevole. Molti leader ripresero a loro vantaggio l’ideale della non violenza per dare un’immagine di saggezza. Questo atteggiamento si è trasformato nella tirannia del «politicamente corretto».

L’articolo è tratto dalla rivista Undercover n. 1 – maggio 2002 (traduzione dal francese a cura di D).

Gandhi apparve sulla scena indiana nel 1914 come un personaggio enigmatico, scaltro e ascetico, ambizioso e devoto, uno di quei guru che sembrano esercitare un incredibile magnetismo sulle masse conducendole spesso al disastro. Si chiamava Mohan Das Gandhi. In pochi anni eliminò tutti i suoi capi di partito e diventò una sorta di simbolo per l’India. È praticamente solo con lui che il governo britannico decise il futuro dell’India, e questo nel modo più disastroso perché culminò nella divisione del Paese, in uno fra i maggiori massacri della storia, nell’eliminazione del sistema sociale e della cultura tradizionale, nella soppressione della casta dei principi, nel genocidio delle tribù primitive, nella rovina delle caste di artigiani ridotte a un miserabile proletariato. Tutto questo è stato presentato come un progresso.

I letterati indù consideravano Gandhi una sorta di anticristo e quando venne assassinato resero cerimonie di ringraziamento. Ma ormai era troppo tardi: mentre era in vita nessuno seppe opporsi al suo nefasto influsso. Passerà ancora molto tempo finché le vittime del suo carisma, sia in India che in Occidente, oseranno fare un bilancio del suo operato. Una religiosità sentimentale legata alla mancanza di scrupoli sembrano essere elementi favorevoli alla creazione di personalità che esercitano un magnetismo sulle masse.

Gandhi aveva molto in comune con i guru che, ai giorni nostri, affascinano un gran numero di persone apparentemente ragionevoli.

Per capire il personaggio di Gandhi, va ricordato che egli era un Bania, ossia un membro della casta dei mercanti, e che, in India, a ogni casta corrispondono particolari concezioni morali, intellettuali, religiose che ne fanno una specie di setta. In Occidente, il gruppo più vicino per mentalità ai commercianti indiani è forse quello dei Quaccheri inglesi.

Le caratteristiche della casta da cui proveniva Gandhi sono l’estremo puritanesimo, il vegetarismo più assoluto, l’assenza totale di preoccupazioni metafisiche o filosofiche ma, in compenso, il più grossolano sentimentalismo religioso che si esprime in un’arte vagamente sansulpiziana, le cui immagini colorate sono oggi ampiamente diffuse. La carità fa parte delle virtù che giustificano l’asprezza del commerciante per il guadagno, ma non certo la giustizia sociale. Un puritanesimo glaciale maschera la disonestà in tutto ciò che concerne le questioni di denaro e gli affari. Ovunque si trovino, i mercanti indiani finiscono per impossessarsi di tutto.

Le sue origini spiegano perché questo personaggio apparentemente ascetico ebbe sempre l’appoggio incondizionato del grande capitale indiano (i Birla, i Tata) e, d’altro canto, perché le riforme sociali che egli intraprese finirono sempre per giovare alla borghesia commerciante e ai possidenti terrieri. La solidarietà di casta giocava a suo favore, mentre il mondo dei Bramani e quello dei principi riguardava questo Bania, esaltato con diffidenza e, talvolta, con un certo disgusto. La politica del Congresso, guidata da questo strano asceta, avrebbe portato al trionfo della casta di commercianti, industriali e capitalisti.

Gandhi, sergente maggiore del reparto ambulanze dell'esercito britannico ai tempi della guerra boera
Mohan Das Gandhi (1869-1948) era figlio di un funzionario al servizio di un piccolo principe del Kathiawar. In Inghilterra fece studi di avvocatura e divenne membro del foro di Londra. Vestito della toga nera e del colletto rigido dell’avvocato inglese, si recò nel Sudafrica per dirigere un movimento che esigeva l’uguaglianza dei diritti per Indiani ed Europei. Dopo un breve soggiorno nelle carceri di Pretoria, giunse in India nel 1914 e cominciò subito a svolgere un ruolo nell’effervescente clima politico che regnava durante la prima guerra mondiale.

A poco a poco Gandhi si impossessò della direzione del partito del Congresso, allontanandone i grandi leader moderati quali erano stati Tilak, Lajpat Rai, S.N. Banerjee, Gokhale e Annie Besant.

Alla fine della guerra l’impero turco venne smembrato, e il sultano fu deposto. Questi era il califfo dei credenti musulmani e la sua caduta colpì profondamente i musulmani dell’India. Il principale beneficiario di questo smembramento fu la Gran Bretagna.


A poco a poco Gandhi cambiò personalità e aspetto. Il giovane avvocato rivoluzionario anglicizzato, venuto dal Sudafrica, si trasformò in un monaco indiano, seminudo e vestito di saio. Qualcuno affermò che questa trasformazione gli era stata suggerita dal leader musulmano, membro del Congresso, Mohammed Ali Jinnah. L’aspetto di profeta biblico di Gandhi ispirava fiducia alle masse popolari indiane e impressionò gli Occidentali. I suoi compagni gli conferirono il titolo di Mahatma (grande anima). Tuttavia egli non riuscì mai a convincere le élite del mondo tradizionale indù che lo consideravano un impostore e un pericoloso politicante.

L’uso che Gandhi fece della teoria della non violenza come arma politica non ha nulla a che vedere con la tradizione indù. La non violenza è una tecnica di perfezionamento strettamente individuale che non può servire a fini politici né trovare posto nei governi di Stato. Tutta la Bhagavad Gita è infatti una lezione data ad Arjuna che voleva rinunciare alla violenza sottraendosi

L’induismo non è una religione, nel senso che generalmente viene attribuito a questo termine. Nell’induismo non vi sono profeti che abbiano stabilito una volta per tutte delle «verità» a cui bisogna credere o regole di condotta inalterabili e comuni a tutti. L’induismo è una filosofia, un modo di pensiero che penetra e coordina tutti gli aspetti della vita cercando di armonizzarla con un mondo infinitamente diversificato, le cui cause profonde sono fuori della portata della mente umana. Perfino nelle classi sociali meno evolute, la tolleranza appare come una virtù fondamentale. Ognuno cerca di fare del suo meglio, secondo le proprie capacità, ma nessuno può sapere qual è la via che un altro deve seguire per avvicinarsi al divino, per realizzare ciò che è. Infatti tutti gli esseri sono diversi e nessuno può giudicare le intenzioni misteriose degli dèi che fanno nascere gli uni ricchi, belli, intelligenti e robusti, e gli altri poveri, brutti, stupidi o malati.

La violenza, l’eccessiva baldanza, il dogmatismo sconsiderato, il proselitismo dei musulmani e dei cristiani appaiono atteggiamenti ingenui ed empi agli indù.

Quale folle può pretendere di essere informato sulle intenzioni segrete degli dèi? Per questo motivo le conversioni degli indù all’Islam e al Cristianesimo sono state rare e hanno avuto luogo soltanto nelle classi sociali inferiori; e questo con la forza, per interesse o per necessità di sopravvivenza. Queste conversioni rimangono per lo più superficiali. In India esistono numerosi musulmani che sono vegetariani, osservano le regole di purificazione indù, venerano Kali, la dea della morte, e cantano gli amori di Krishna. La maggior parte degli sciiti, come i Persiani, sono inclini al misticismo e la loro concezione dell’Islam è molto diversa da quella dei Sunniti, puritani e aggressivi.

Le manovre politiche che permisero di sollevare l’una contro l’altra queste due comunità, tra di loro molto imbricate, erano state preparate da molto tempo allo scopo di portare a un’eventuale divisione dell’India, con l'idea di permettere all’Inghilterra di mantenere il controllo sul Subcontinente indiano quando l’indipendenza sarebbe risultata inevitabile.

Prendendo il pretesto delle sommosse da esso organizzate, il governo britannico propose una divisione dell’India tra il Pakistan musulmano e un’India indù (Bharat). Ciò venne accettato dalla Lega musulmana, e anche dal Congresso, nonostante l’opposizione di tutti gli elementi moderati, indù e musulmani.

Mettendo sullo stesso piano l’India e il Pakistan, l’Inghilterra aveva diviso il Subcontinente in uno stato laico multireligioso, in cui i diritti dei cittadini erano definiti da leggi moderne, e uno stato teocratico, il Pakistan, in cui era ammessa soltanto la legge coranica, che non riconosce alcun diritto ai non-musulmani della cui uccisione fa un atto meritorio. I partiti indù non furono mai consultati da Nerhu, un agnostico, e Gandhi, un illuminato riformista, che non rappresentavano affatto la popolazione indù.

Il travestimento di Gandhi in sant’uomo era una maschera abilmente sfruttata per far credere al mondo che egli rappresentasse gli indù.

Più della metà dei Musulmani restarono in India; al contrario gli Indù del Pakistan furono spogliati, massacrati, privati dei diritti civili e di ogni protezione. I sopravvissuti abbandonarono in massa le loro abitazioni, le loro terre, i loro villaggi, in un esodo che fu uno dei più sbalorditivi dei tempi moderni. Milioni di sventurati trovarono rifugio in un’India già sovrappopolata. Parecchi morirono di fame e di miseria in campi improvvisati o nelle strade di Calcutta, trasformate in corte dei miracoli. I massacri e i trasferimenti di popolazione che seguirono alla divisione furono davvero spaventosi. Secondo una stima moderata i morti furono 500.000 e 10 milioni i profughi. Quando la tensione causata dai rifugiati minacciò di provocare un massacro dei musulmani rimasti in India, Gandhi, che aveva firmato a malincuore gli accordi di spartizione ed era partito per cercare di sedare l’agitazione del Bengala, tornò a Delhi per difendere i musulmani minacciati di rappresaglie e per esigere il pagamento al Pakistan di una parte delle riserve monetarie.

Il 20 gennaio 1948 egli venne assassinato mentre assisteva a una riunione di preghiera a Nuova Delhi. Il motivo principale di questo assassinio, per mano di un giovane Bramano appartenente al partito ortodosso, fu l’inquietudine suscitata dall’ostilità di Gandhi verso le istituzioni tradizionali degli Indù, considerata ben più perniciosa che non l’indifferenza inglese. Un altro motivo fu l’atteggiamento troppo conciliante di Gandhi verso i musulmani, nonostante i terribili massacri che avevano preceduto e seguito la divisione dell’India. Gandhi raccomandava di ottenere la cooperazione con l’amore e il disinteresse, mentre i musulmani dell’India e del Pakistan cantavano ovunque: «Abbiamo avuto il Pakistan con una canzone, Delhi ci costerà una battaglia». In India tutte le pubblicazioni dell’apologia pronunciata dall’omicida per spiegare il suo gesto sono state vietate.

Thursday, July 7, 2011

Gandhi: dietro la maschera della divinità - parte 2

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Gandhi: dietro la maschera della divinità - parte 2

Recensione del libro: Gandhi: dietro la maschera della divinità scritto dal Colonnello dell'esercito statunitense G.B. Singh; leggi la prima parte dell'articolo.

Gandhi pensava che l’Impero Britannico donasse benessere al mondo, ed egli accettava la superiorità e la predominanza della razza bianca. tuttavia egli ricordava alla gente bianca il fatto che gli indiani delle alte caste condividevano con gli europei una comune eredità – il sangue della nobile razza ariana. E’ il sangue ariano che è responsabile dell’avanzamento della civiltà umana. Gandhi suggerì che per civilizzare i Cafri [o Kaffir, i neri del sud Africa] occorreva utilizzare il Cristianesimo ed infondere sangue ariano nella loro razza. Egli disse ai colonizzatori bianchi che la preservazione della purezza razziale (Apartheid) era importante per gli Indiani così come lo era per gli Europei.

Le autorità coloniali furono consigliate dal “mahatma” ad organizzare una milizia di volontari indiani che avrebbero combattuto per l’Impero. Le autorità del Natal [provincia del Sud-Africa ove per lungo tempo ha vissuto Gandhi] si sentirono dire che sarebbe stata una “follia criminale” non reclutare gli Indiani per la guerra. Egli fu deriso con commenti sarcastici and derisori sulla capacità di combattere di persone come lui .

Gandhi insistette ed alla fine riuscì a persuadere le autorità a formare un corpo di volontari indiani che lavoravano con le ambulanze sotto il comando del Sergente Maggiore Gandhi durante la guerra boera e la rivolta degli the Zulu. Egli pressò la comunità indiana a mostrare la propria lealtà all’Impero Britannico raccogliendo fondi per la guerra. Agli indiani fu ricordato che essi erano in Sud Africa per via della cortesia dell’Impero “Non siamo noi a dovere giudicare se la rivolta dei Cafri è giustificata o no. Noi siamo co-colonizzatori assieme ai bianchi di questa terra laddove i negri selvaggi sono ancora incapaci di partecipare agli affari politici della colonia.”

Come un indù bigotto, il Sergente Maggiore Gandhi scelse solo Indù del Gujrat [provincia nord-occidentale dell'India] come suoi assistenti, tre sergenti ed un Caporale, nonostante il fatto che il corpo costituito da 20-24 persone fosse composto soprattutto da persone non del Gujrat con una discreto numero di Musulmani.

La Rivoluzione Russa del 1914 ispirò movimenti nazionalisti contro il dominio coloniale. I Britannici riportarono Gandhi in India per sabotare il movimento nazionale indiano che si batteva contro l’Impero Britannico. Il Partito del Congresso, dominato da Gandhi, fu fondato sotto il patrocinio up under the patronage delle autorità britanniche. L’ “apostolo della pace” spinse il popolo indiano ad aiutare i Britannici andando ad arruolarsi nel loro esercito durante la prima Guerra Mondiale. Nella sua lettera scritta al viceré nel 1930, Gandhi affermò, “Una delle sue ragioni per lanciare il Movimento per la Disobbedienza Civile è quella di contenere la violenza dei rivoluzionari.”

Su suggerimenti dei sostenitori bianchi di Gandhi, the black clergy ed i leader dei movimenti per i diritti civili si recarono in India per cercare i consigli di Gandhi su come risolvere il problema of segregazione e dei diritti civili dei neri. Quanto poco sapevano queste persone del fatto che Gandhi considerava la gente nera appena al di sopra degli animali. Inoltre essi non erano a conoscenza del sistema delle caste indù, che era originalmente imposto come una discriminazione razziale (varna ashrama dharma) da parte dei conquistatori Caucasici sui nativi indiani di pelle scura, simile all’Apartheid del Sud Africa. In seguito con sorgere di nuovi gruppi razziali come conseguenza della mescolanza, varna ashrama dharma si evolvette nel sistema ereditario delle caste.
Quasi come una divinità vivente: una "grande anima" si lascerebbe davvro adorare dalla gente in questa maniera?
L’intoccabilità è parte integrante della fede indù così come l’anti-semitismo lo era del Nazismo. E’ ben noto che non un solo leader nero incontrò il dottor B. R. Ambedkar – un uomo di alta cultura con un diploma di M. A. ed di Ph.D. dell’Università della Columbia, ed un diploma di M.Sc. e di D.Sc. dell’Università di Londra ed una abilitazione alla professione di avvocato presso il Gray’s Inn di Londra – che era a quei tempi il leader indiscusso degli intoccabili. La macchina della propaganda di Gandhi manipolò la visita dei leader neri, perché egli non voleva che essi scoprissero la verità sulle sue opinioni a riguardo del sistema di caste:

“Io credo nel Varnashrama (il sistema delle caste) che è la legge della vita. La legge di Varna (colore e/o casta) non è altro che la legge di conservazione dell’energia. Perché mio figlio non dovrebbe essere un barbone [letteralmente "un uomo che rovista nei bidoni dell'immondizia"] se io lo sono? Egli, Shudra (la casta più bassa) non può essere chiamato un Bramino (la casta più alta), sebbene egli (Shudra) possa avere tutte le qualità di un Bramino in questa vita. Ed è cosa buona per lui (Shudra) non arrogarsi una Varna (casta) nella quale non è nato. E’ segno di vera umiltà.”

Nel 1921, attraverso una serie di discorsi violenti, Gandhi spinse i suoi seguaci a manifestare un furioso odio razziale contro i Britannici; durante le sanguinose dimostrazione e rivolte contro la visita del Principe del Galles, fu assassinato William Francis Doherty, un cittadino Americano che lavorava a Bombay. Gandhi fu personalmente coinvolto nel nascondere questo orribile assassinio attraverso corruzione ed intimidazione. Gandhi era preoccupato che l’assassinio potesse infangare la sua immagine nell’occidente.

E’ uno scherzo crudele ed una delle più grandi invenzioni del ventesimo secolo che Gandhi abbia conquistato la libertà degli indiani senza che venisse versato un goccio di sangue. La verità è che furono i devastanti effetti della seconda guerra mondiale a forzare i Britannici a smantellare l’Impero coloniale. Inoltre fu Gandhi ed il suo Partito del Congresso dominato dagli indù a creare la suddivisione del paese su basi razziali e religiose dal momento che gli stati musulmani erano un ostacolo per gli indù di alta casta che sognavano il loro Ram Raj (il mitico regno indù) basato sull’ideologia delle caste.

La suddivisione dell’India nel 1947 è uno dei più grandi sconvolgimenti del ventesimo secolo. Soltanto nello stato del Punjab, 11-12 milioni di persone persero la loro casa e si dovettero separare dalla terra dove i propri antenati avevano vissuto per secoli. Probabilmente un milione di persone morì nel corso delle violenze a sfondo razziale e religioso e migliaia di giovani donne furono rapite. Gandhi non avrebbe potuto prevenire la suddivisione dell’India ed evitare tutta questa distruzione e queste morti?

Per mettere alla prova la sua castità, Gandhi dormiva con giovani donne nude. La dottoressa Sushila Nayar raccontò a Ved Mehta che lei dormiva con Gandhi perché lo considerava un dio indù. L’uomo, che aveva preso un voto di povertà, chiese e ricevette persino in carcere le stesse comodità riservate agli alti ufficiali Britannici in India.

L’ “apostolo della pace” che consigliò ad una delegazioni ebrea di opporsi al demone nazista con la “forza dell’anima” – commettendo un suicidio di massa, was all praise per annettere il Kashmir con un’aggressione armata. Egli disse ai suoi seguaci Sikh che una spada arrugginita è inutile nell’era della Bomba Atomica. Lo sviluppo delle armi nucleari in India – una nazione tra le più povere del mondo che si trovava quasi al fondo delle liste dell’indice di sviluppo delle Nazioni Unite, mostra la vera faccia del “pacifista assoluto” e della nazione che lo considera il proprio “padre.” Probabilmente egli era d’accordo col divino Krishna il quale disse ad Arjana durante la battaglia descritta nel Mahabharata che “La vittoria è la verità.”

Il popolo indiano ha iniziato a guardare più a fondo all’uomo che si cela dietro la maschera della divinità, but there is no let up nella perpetuazione del mito di Gandhi nell’Occidente e specialmente negli Stati Uniti. G. B. Singh giustamente si m.erita i nostri ringraziamenti per avere tirato fuori la verità su Gandhi dalla stessa bocca di Gandhi


Tuesday, July 5, 2011

India, censurato artista che denuncia l'operato di Gandhi

Niente da fare, adesso gli ha preso la fissa di Gandhi

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India, censurato artista che denuncia l'operato di Gandhi


L’artista J Nandakumar ha dovuto ritirare i suoi lavori esposti ad una mostra perché ha osato dipingere Gandhi in una luce differente da quella che la cultura di regime ha imposto in India e nel resto del mondo. La sua mostra alla Galleria del Centro Nehru a Mumbai è stata esposta senza problemi per tre giorni, quando improvvisamente qualcuno si è lamentato di un suo dipinto in cui un uomo nudo si prostra di fronte ad una dea in segno devozione. In seguito alle rimostranze di un singolo uomo che ha affermato di volere organizzare una marcia di protesta se l’opera non fosse stata rimossa, il centro Nehru ha ceduto alle pressioni. In seguito al diniego dell’artista Nandakumar, gli organizzatori della mostra hanno addirittura aggiunto un’altra richiesta, ovvero che venisse rimossa un’opera raffigurante Gandhi con un bastone trasformato in un tridente la cui estremità inferiore è una lancia inferta nel corpo di un Dalit; l’opera vuole rappresentare la maniera in cui Gandhi abbia ucciso i diritti politici degli intoccabili dell’India.

L’artista, che da sempre ha usato la sua arte per denunciare lo sfruttamento, afferma che l’ispirazione per quella rappresentazione di Gandhi gli è venuta dopo avere letto i dettagli dell’accordo di Poona (1932) tra il leader degli intoccabili Ambedkar ed i leader delle alte caste indù, i quali rigettavano la richiesta di seggi riservati in parlamento per le caste inferiori. Ambedkar ha acconsentito a tale accordo solo per la veemente opposizione di Gandhi che ha rischiato di morire durante uno sciopero della fame contro questo provvedimento teso a garantire la salvaguardia dei diritti politici dei Dalit.

Secondo le parole dell’artista: “Ho sentito che Gandhi non era più l’incarnazione della pace come in passato io stesso avevo pensato che fosse (...) così quando gli organizzatori della mostra mi hanno chiesto di rimuovere quell’opera dalla mostra io ho dato loro due opzioni, o cancellare tutta la mia esibizione, o lasciarla così com’era (...) “Nella mia città natale, Aurangabad, ho trovato molti sostenitori del mio punto di vista e si sono uniti a me per condannare questa cancellazione di una esibizione a causa di una singola telefonata (...) continuerò a realizzare una serie di dipinti nella maniera che intendo io (...) Quell’immagine di Gandhi si è sviluppata nella mia mente quando Gandhi ha smesso di essere per me l’apostolo della pace.”

Maggiori informazioni al seguente link (in inglese) http://www.themagazine.com/article/arts/gandhi-the-untouchable

Altre notizie sul falso mito di Gandhi al seguente link sul blog scienzamarcia http://scienzamarcia.blogspot.com/search/label/gandhi



Qui sotto un approfondimento sui Dalit che rende bene l’idea di quale sia lo status quo che Gandhi non ha voluto mutare.

i Dalit ovvero gli oppressi (fonte http://www.shantionlus.org/dalit.htm)

I Dalit sono gli "intoccabili", coloro che nel sistema castale indiano nascono fuori dalle quattro caste principali. Il termine "Dalit" è stato coniato da Dr. Ambedkar, ispiratore e leader riconosciuto dei movimenti che a partire dagli anni '30 hanno messo in discussione la gerarchia delle caste contemplata nell'Induismo. In contrapposizione col termine "Harijans" - figli di dio - nome col quale Gandhi chiamava gli intoccabili, Ambedkar sceglie il nome di Dalit -oppressi- quale simbolo di orgoglio assertivo e necessità di riscatto da una condizione di oppressione di casta e di classe.

Come è possibile che in uno stato democratico da oltre 50 anni persistano forme così gravi di violazione dei diritti umani a danno di una cosiddetta minoranza costituita da ben 160 milioni di persone?

L'intoccabilità è stata abolita dalla Costituzione indiana nel 1950, sono previste azioni positive nei confronti dei Dalit quali la riserva di una percentuale di posti in Parlamento, nei pubblici impieghi, nella scuola, ma la pratica dell’ intoccabilità permane, soprattutto nelle aree rurali, e stigmatizza milioni di persone come "impure" per nascita - pertanto non degne di entrare nei templi, di attraversare le zone dei villaggi abitate dagli appartenenti alle caste superiori, di usare gli stessi pozzi, di bere il the negli stessi bicchieri - A loro sono riservati i lavori più degradanti quali pulire le latrine e trasportare escrementi umani, scuoiare e rimuovere gli animali morti, scavare tombe, spazzare le strade dei villaggi. I bambini dalit, quando riescono a frequentare la scuola pubblica, devono sedere in fondo alla classe, ben lontani dagli altri; molte bambine dalit tra i 6 e gli 8 anni vengono avviate alla prostituzione secondo la pratica del Devadasi. Alla discriminazione si aggiunge la violenza. Fonti ufficiali riportano almeno 3 crimini all'ora (assassinii, ferimenti, rapine …..) perpetrati nei confronti dei dalit, più di 200 sono le donne dalit di età compresa tra i 6 e 70 anni stuprate ogni anno!

Viene chiamata hidden apartheid - segregazione razziale nascosta - perché è proibita per legge ma spesso sono gli stessi tutori della legge a metterla in atto nelle forme più violente. La brutalità delle forze dell'ordine nei confronti dei dalit è testimoniata da centinaia di persone perseguitate, accusate di crimini non commessi, picchiate e violentate in carcere.

In un contesto, quale quello dell'India rurale, di povertà diffusa, la pratica dell'intoccabilità e il boicottaggio sociale che ne deriva fa sì che le comunità dalit siano anche le più indigenti. Il 50% dei Dalit vive al di sotto della soglia di povertà con un preoccupante incremento negli ultimi anni. Il 57% dei bambini dalit sotto i 4 anni risultano malnutriti, la mortalità infantile tra i dalit supera la media nazionale del 45%. Le donne sono le più colp6ite: lasciano la scuola prima dei loro coetanei maschi (l'83% delle donne Dalit non vanno oltre la scuola primaria), svolgono i lavori più pesanti in agricoltura, nelle costruzioni o nell'industria occupandosi contemporaneamente dei lavori domestici e della cura dei figli. Sono le ultime in famiglia a mangiare e se il cibo non è sufficiente per tutti sono loro a digiunare (il 90 % delle donne dalit ha una dieta insufficiente per quantità di proteine e calorie).

Sunday, June 26, 2011

Uno storico smonta il mito di Gandhi, il "pacifista" che appoggiò la guerra contro gli Zulu e reclutò soldati per il conflitto mondiale

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Uno storico smonta il mito di Gandhi, il "pacifista" che appoggiò la guerra contro gli Zulu e reclutò soldati per il conflitto mondiale


Il docente universitario Domenico Losurdo ha scritto un interessante libro dal titolo Non violenza, una storia fuori dal mito. Pur non condividendo molte delle sue interpretazioni non possiamo fare a meno di apprezzare la corretta disamina della realtà dei fatti per quanto riguarda l'opera di Gandhi, il cosiddetto "non-violento" che applaude a tutte le guerre della sua epoca fino a diventare reclutatore di soldati. I fatti in tale questione sono fondamentali, e benchè le interpretazioni siano soggettive, il fatto che Gandhi sia stato guerrafondaio sia nelle parole che nelle azioni non lascia spazio a molte interpretazioni.

Per tante cose mi sento molto distante dalle interpretazioni che il professor Losurdo fa dei fatti storici: il suo delineare in maniera abbastanza positiva Lenin (una persona che ha preso in giro tutti i sinceri rivoluzionari russi che desideravano il governo del popolo e non dell'élite di un partito), il suo credere che ci possano essere rivoluzioni autentiche e popolari che non siano create dai poteri occulti. Ma Losurdo non ha mai trattato le tematiche della cospirazione e la questione del Nuovo Ordine Mondiale, non sappiamo dire se per per mancanza di coraggio o per pregiudizi; d'altronde per un materialista storico è impossibile trattare certe tematiche senza dovere rinnegare la propria fede comunista.

Ma veniamo ad alcuni brani significativi di una intervista a Losurdo realizzata da Marie-Ange Patrizio.



Non-violenza, lotta per la pace e «rivoluzioni colorate»

Marie-Ange Patrizio : Il tema della non-violenza ci fa subito pensare a Gandhi: qual è il giudizio che esprimi su questa grande personalità storica?

Domenico Losurdo : Occorre distinguere due fasi nell’evoluzione di Gandhi. Nel corso della prima egli non pensa affatto a un’emancipazione generale dei popoli coloniali. Chiama invece la potenza coloniale, la Gran Bretagna, a non confondere il popolo indiano, che al pari degli inglesi può vantare un’antica civiltà e origini razziali «ariane», coi neri, anzi coi «rozzi cafri, la cui occupazione è la caccia e la cui sola ambizione è di radunare un certo numero di capi di bestiame al fine di acquistare una moglie per poi trascorrere un’esistenza di indolenza e nudità». Pur di conseguire la cooptazione nella razza dominante, nel popolo dei signori (ariani e bianchi), agli inizi del Novecento Gandhi chiama i suoi connazionali a mettersi al servizio dell’esercito imperiale impegnato in una feroce repressione a danno degli zulù. Soprattutto, in occasione della prima guerra mondiale il presunto campione della non-violenza si propone di reclutare cinquecentomila uomini per l’esercito britannico e lo fa con tanto zelo da scrivere al segretario personale del vicerè: «Ho l’impressione che se divenissi il vostro reclutatore capo, potrei sommergervi di uomini». E rivolgendosi sia ai suoi connazionali sia al viceré Gandhi insiste in modo persino ossessivo sulla disponibilità al sacrificio di cui è chiamato a dar prova un intero popolo: occorre «offrire il nostro appoggio totale e deciso all’Impero»; l’India deve essere pronta a «offrire nell’ora critica tutti i suoi figli validi in sacrificio all’Impero», a «offrire tutti i suoi figli idonei come sacrificio per l’Impero in questo suo momento critico»; «dobbiamo dare per la difesa dell’Impero ogni uomo di cui disponiamo». Con ferrea coerenza (bellica) Gandhi si augura che ad arruolarsi e a partecipare alla guerra siano anche i suoi figli.

Marie-Ange Patrizio : A tale proposito tu metti a confronto l’atteggiamento di Gandhi con quello assunto dal movimento antimilitarista di ispirazione socialista e marxista, ed è quest’ultimo a fare una bella figura.

Domenico Losurdo : Sì, a confutazione del mito per cui il marxismo sarebbe sinonimo di culto della violenza, io rinvio in particolare alla figura di Karl Liebknecht (che sarà poi uno dei fondatori del Partito Comunista Tedesco, prima di essere assassinato assieme a Rosa Luxemburg). Ebbene, dopo aver a lungo lottato contro il riarmo e i preparativi di guerra, chiamato al fronte, prima di essere arrestato a causa del suo pacifismo, Liebknecht invia una serie di lettere alla moglie e ai figli: «Io non sparerò […] Io non tirerò anche se mi fosse ordinato di tirare. Mi si potrebbe per questo fucilare».

Marie-Ange Patrizio : Resta il fatto che Liebknecht finisce col salutare la violenza della rivoluzione d’ottobre scatenata da Lenin.

Domenico Losurdo : Intanto, occorre non perdere di vista il fatto che, al momento dello scoppio della prima guerra mondile, ben lungi dal celebrare alla maniera di Gandhi il valore della vita militare e del combattimento al fronte, Lenin esprime «profonda amarezza». La speranza, morale prima ancora che politica, rinasce in lui grazie a un fenomeno che forse potrebbe inceppare la macchina infernale della violenza: è la «fraternizzazione fra i soldati delle nazioni belligeranti, persino nelle trincee». Lenin scrive: «E’ bene che i soldati maledicano la guerra. E’ bene che essi esigano la pace. La fraternizzazione su un fronte può e deve diventare fraternizzazione su tutti i fronti. L’armistizio di fatto su un fronte può e deve diventare armistizio di fatto su tutti i fronti».Purtroppo, anche questa speranza va delusa: i governi belligeranti trattano la fraternizzazione alla stregua di un tradimento. A questo punto si tratta di scegliere non tra violenza e nonviolenza, bensì tra la violenza della continuazione della guerra da un lato e la violenza della rivoluzione chiamata a porre fine all’insensata carneficina dall’altro lato. I dilemmi morali di Lenin non sono diversi dai dilemmi morali affrontati negli Usa dai pacifisti cristiani dei primi decenni dell’Ottocento (è da questo capitolo di storia che prende le mosse il mio libro). Contrari a ogni forma di violenza e alla schiavitù dei neri (essa stessa espressione di violenza), mentre si delinea e poi divampa la Guerra di secessione i pacifisti cristiani sono chiamati a operare una scelta tragica: appoggiare direttamente o indirettamente la continuazione di quella forma particolarmente orribile di violenza che è l’istituto della schiavitù oppure aderire a quella sorta di rivoluzione abolizionista che finisce con l’essere la guerra dell’Unione? I pacifisti più maturi scelgono questo secondo corno del dilemma, atteggiandosi così in modo non diverso da quello che più tardi caratterizzerà Lenin, Liebknecht e i bolscevichi nel loro complesso.

Marie-Ange Patrizio : Abbiamo lasciato Gandhi nel ruolo di reclutatore capo al servizio dell’esercito britannico da lui assunto nel corso del primo conflitto mondiale. Tu hai paralato però di una seconda fase della sua evoluzione. Quando e in che modo interviene la svolta?

Domenico Losurdo : A determinarla sono due avvenimenti, uno di carattere internazionale, l’altro nazionale. La rivoluzione d’ottobre e la diffusione dell’agitazione comunista nelle colonie e nella stessa India costituiscono un formidabile colpo di piccone all’ideologia della piramide razziale e fanno apparire obsoleta l’aspirazione alla cooptazione nella razza bianca o ariana, che ora deve fronteggiare la rivolta generalizzata dei popoli di colore. Ma a svolgere un ruolo decisivo è soprattutto un’esperienza diretta e dolorosa per il popolo indiano. Esso aveva sperato di migliorare la sua condizione combattendo valorosamente nell’esercito britannico nel corso della prima guerra mondiale. Sennonché, conclusesi appena le celebrazioni per la vittoria, nella primavera del 1919 il potere coloniale si rende responsabile del massacro di Amritsar, che non solo costa la vita a centinaia di indiani inermi, ma comporta anche una terribile umiliazione nazionale e razziale, con l’obbligo per gli abitanti della città ribelle di doversi trascinare a quattro zampe per tornare a casa o uscirne. Per dirla con Gandhi, «uomini e donne innocenti furono obbligati a strisciare come vermi, sul ventre». Ne scaturisce un’ondata di indignazione per le umiliazioni, lo sfruttamento e l’oppressione inflitti dall’Impero britannico: il suo comportamento è un «crimine contro l’umanità, che forse non trova paralleli nella storia». Tutto ciò fa dileguare tra gli indiani il desiderio di essere cooptati in una razza dominante che ora appare odiosa e capace di ogni infamia


Marie-Ange Patrizio : A partire da questo momento Gandhi prende realmente sul serio la sua professione di non-violenza?


Domenico Losurdo : In realtà, nel secondo Gandhi è tutt’altro che dileguata la disponibilità a chiamare i suoi connazionali ad accorrere sui campi di battaglia a fianco della Gran Bretagna; ma ora questa chiamata alle armi pone come condizione preliminare la concessione dell’indipendenza all’India. E’ invece difficile immaginarsi il secondo Gandhi promuovere la partecipazione dei suoi connazionali alla repressione di una rivolta come quella degli zulù (un popolo crudelmente oppresso dal colonialismo). A partire dalla rivoluzione d’ottobre e dalla repressione di Amritsar il movimento indipendendista indiano è parte integrante del movimento di liberazione nazionale dei popoli oppressi. E Gandhi s’identifica a pieno con tale movimento senza procedere a una lacerazione tra violenti e non-violenti. Nel giugno 1942 egli esprime la sua «profonda simpatia» e la sua «ammirazione per l’eroica lotta e gli infiniti sacrifici» del popolo cinese, deciso a difendere «la libertà e l’integrità» del paese. E’ una dichiarazione contenuta in una lettera indirizzata a Chiang Kai-shek, che in questo momento è alleato del Partito comunista cinese. Ancora nel settembre 1946 – nel frattempo Churchill ha aperto la Guerra fredda con il suo discorso a Fulton – Gandhi esprime simpatia per il «grande popolo» dell’Unione Sovietica, diretta da «un grande uomo quale Stalin».

Thursday, June 23, 2011

Nipote di Gandhi confessa quale fosse la vera natura del nonno come marito e padre ben poco esemplare

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Nipote di Gandhi confessa quale fosse la vera natura del nonno come marito e padre ben poco esemplare


La famosa rivista il lingua inglese Time ha pubblicato, il 12 aprile 2007, una recensione del libro biografico che il nipote di Gandhi ha dedicato alla figura del nonno. In tale libro, oltre al solito retorico ritratto di Gandhi leader della nonviolenza e apostolo della pace, troviamo la descrizione del vero volto di quest'uomo quale egli lo mostrava in famiglia, lontano dai riflettori e dalla vita pubblica.

Può davvero essere considerato una "grande anima" ed un apostolo della pace tra i popoli una persona che maltratta la moglie, la tradisce, e poco si cura dei figli?

Leggiamo i passaggi salienti di questo articolo del Time qui sotto tradotto.






Laddove il mondo vede un santo, Rajmohan Gandhi vede un marito crudele ed un padre sostanzialmente assente, che presta poca attenzione all'educazione scolastica dei figli e che si trascina la moglie Kasturba attraverso il continente, noncurante del desiderio di lei di un qualsiasi possesso materiale, e poi aspettandosi che lei accetti il suo cambiamento da marito amoroso a compagno platonico ad apparente adultero.



Gandhi manifestò una personalità magnetica in presenza delle giovani donne, e fu capace di persuadere loro a collaborare a peculiari esperimenti in cui dormivasno e facevano il bagno assieme nudi, senza roccarsi, apparentemente per fortificare la sua castità. (Se davvero questi esperimenti siano sempre stati un successo è il dubbio di ognuno di noi.) Viene anche rivelato che Gandhi iniziò un rapporto romantico con Saraladevi Chaudhurani, mipote del grande poeta Rabindranath Tagore — una rivelazione che ha suscitato molto rumore nella stampa indiana. L'autore ci dice che Gandhi, probabilmente in maniera ben poco ingenua, denominava tale rapporto "un matrimonio spirituale", "un sodalizio tra due persone di sesso opposto nel quale la relazione fisica è totalmente assente."





Il giornale britannico Guardian fa luce sul razzismo di Gandhi nei confronti delle persone di colore

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Il giornale britannico Guardian fa luce sul razzismo di Gandhi nei confronti delle persone di colore


Dall'articolo Gandhi branded racist as Johannesburg honours freedom fighter (ovvero Gandhi bollato come razzista mentre Johannesburg onorara il combattente per la libertà) pubblicato sull'edizione on line del quotidiano britannico Guardian del 17 ottobre 2003 e scritto dal corrispondente da Johannesburg Rory Carrol, apprendiamo da fonte ufficiale quanto sia ancora vivo da parte dei neri sudafricani l'astio nei confronti del supposto "apostolo della pace e della noviolenza", il signor Gandhi definito Mahatma (grande anima).

Il titolo appare un poco ambiguo dal momento che pur riferendo dati di fatto non contestati nemmeno dallo stesso giornalista sull'atteggiamento razzista mostrato dall'avvocato Gandhi durante la sua permanenza in Sud Africa, ci si riferisce ad esso come ad un "combattente per la libertà". Quale libertà ci si chiede se poi deve continuare l'oppressione del sistema delle caste indiane (con la riduzione in stato di semi-schiavitù dei Dalit, gli intoccabili) e l'apartheid razzista contro i negri?

Ma veniamo al contenuto dell'articolo in cui si legge che in occasione dell'inaugurazione di una statua dedicata a Gandhi ed alla sua supposta lotta il razzismo ha innescato una serie di malumori perché a dire di alcuni sono state talcune affermazioni razziste attribuite a Gandhi, le quali suggeriscono che egli vedesse i neri come dei pigri selvaggi a malapena umani.
Ma ecco la traduzione testuale dei passaggi più salienti dell'articolo.


I quotidiani continuano a pubblicare lettere da parte di lettori indignati: "Gandhi non amava gli Africani. Per lui gli Africani non erano meglio degli 'Intoccabili' dell'India" ha detto un corrispondente al quotidiano The Citizen.

Altri sono anche più duri, affermando che l'icona dei diritti civili "odiava" la gente di colore ed ignorava le sofferenze che pativano per mano dei padroni colonialisti mentre perorava la causa degli indiani.

(...) la statua ha suscitato anche amari ricordi relativi ad alcuni scritti di Gandhi. Costretto a condividere una cella con gente di colore egli aveva scritto: "Molti dei prigionieri nativi sono solo di poco differenti dagli animali e spesso si creano risse e combattimenti fra di loro."

E' stato ricordato come abbia affermato, ad un convegno a Bombay nel 1896, che gli Europei volevano degradare gli indiani al livello dei "selvaggi kaffir, la cui occupazione è cacciare e la cui sola ambizione è di mettere assieme un certo numero di bovini per potersi comprare una moglie, e quindi passare la propria vita nudi e indolenti".

Il quotidiano Johannesburg daily This Day ha affermato che GB Singh, l'autore di un libro critico nei confronti di Gandhi, ha vagliato le foto di Gandhi in Sud Africa e non ne ha trovato nemmeno una in cui fosse vino ad un nero.
(...) Khulekani Ntshangase, portavoce per la lega giovanile dell'African National Congress [il partito di Nelson Mandela - N.d.T.], ha difeso Gandhi, affermando che i critici perdono la visione complessiva del suo immenso contributo alla lotta di liberazione.
I commenti offensivi di Gandhi furono espressi early in his life whquando era ancora giovane ed influenzato dagli indiani che lavoravano nelle piantagioni di canna da zucchero e che non andavano d'accordo con le persone di colore dell'attuale provincia di KwaZulu-Natal, afferma Mr Ntshangase.

"In seguito egli divenne più illuminato."




Più illuminato ci chiediamo noi? A quanto pare all'inizio illuminato non lo era per niente, e come abbiamo già visto non rinnegò mai l'induismo ed il suo sistema delle caste. E forse non è un caso se anche molti neri sudafricani, così come molti intoccabili, concordano con l'analisi di G.B. Singh, autore del libro Gandhi: dietro la maschera della divinità.

Gandhi: dietro la maschera della divinità - Parte 1

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Gandhi: dietro la maschera della divinità - Parte 1




Articolo di Baldev Singh

Questa è la recensione del libro: Gandhi: dietro la maschera della divinità scritto dal Colonnello dell'esercito statunitense G.B. Singh.

Va notato che negli anni '80 del secolo scorso la questione degli indipendentisti sikh del Punjab ha pesato non poco nella politica e nella vita indiana. Dopo diversi attentati terroristici, il primo ministro indiano Indira Gandhi, usò la legislazione d'emergenza ed il pungo di ferro per stroncare la ribellione, attribuendo alle forze di polizia poteri straordinari. Il 2 giugno 1984, il Tempio d'Oro di Amritsar, il centro della resistenza sikh, viene occupato dall'esercito indiano nel corso di un'operazione in cui vengono uccisi centinaia di sikh. La vendetta non si farà attendere ed il 31 ottobre Indira Gandhi verrà uccisa da un membro sikh della sua guardia del corpo. Gli inevitabili tumulti che seguirono l'assassinio del primo ministro induista portarono al linciaggio di massa di almeno mille sikh [fonte].

Qualcuno potrebbe quindi pensare che l'opera di G.B Singh possa essere stata infuenzata da questi rancori, sebbene a me non sembra; in ogni caso conviene concentrarsi sui dati riportati distinguendoli da eventuali interpretazioni soggettive. E' da segnalare il fatto che i Dalit, ovvero la casta degli intoccabili o paria della società indù, riportano integralmente questo articolo nei loro siti ed è da precisare il fatto che l'ex primo ministro Indira Gandhi non aveva assolutamente alcun legame di parentela con il "Mohatma".

Il colonnello Singh, autore del libro "Gandhi: dietro la maschera della divinità"



Gandhi: dietro la maschera della divinità
G. B. Singh ha fatto a pezzi il mito di Gandhi myth — apostolo della pace, emancipatore degli intoccabili e liberatore dell'India dal dominio britannico con mezzi pacifici — pubblicando il suo lavoro Gandhi: Gandhi: dietro la maschera della divinità.

G. B. Singh ha studiato Gandhi per oltre venti anni raccogliendo i discorsi, gli scritti ed altri documenti del “mahatma”, che i sostenitori di Gandhi hanno tralasciato intenzionalmente per creare un messia del ventesimo secolo fondendo le figure di Gesù Cristo e Vishnu. Gli oppressori – i sostenitori del colonialismo, della schiavitù, del razzismo e delle discriminazioni di casta – hanno imposto alle vittime la propria versione della storia attraverso la manipolaizone, l'inganno e l'ipocrisia .

Per esempio c'è un museo dell'olocausto a Washington D.C. in memoria dei sei milioni di Ebrei che furono vittime delle atrocità naziste [chi conosce un po' meglio la storia sa che la storia è un po' differente, e che il numero delle vittime ebraiche delle violenze naziste è stato esagerato per giustificare il sionismo, ovvero la creazione artificiale dello Stato di Israele N.d.T]. Musei come questo, che mantengono viva la memoria, sono encomiabili e tali musei dovrebbero essere costruiti per ricordare alla gente gli efferati crimini perpetuati dai nazisti contro gli Ebrei. Ma perché a Washington non c'è nessun museo che ricorda il genocidio degli indiani d'America o la schiavitù [dei neri]? Ci vuole coraggio morale per guardare in faccia la realtà! Per scansare l'obbligo di intervenire nel Ruanda, le potenze occidentali Western guidate dal Presidente Clinton fecero pressioni sul consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite affinché l'assassinio di dei Tutsi non venisse dichiarato un genocidio.

Un prete cristiano bianco diede inizio al mito di Gandhi myth nel Sud Africa. Il Reverendo Joseph J. Doke, un inistro Battista, fu il primo a scrivere la biografia di M. K. Gandhi , seguito da altri prelati e scrittori europei ed americani clergymen. John H. Holmes, un pastore unitariano di New York, nei suoi scritti e nei suoi sermoni attribuva a Gandhi titoli quali Gandhi il Cristo Moderno, Mahatma Gandhi il più grande uomo nato dopo Gesù Cristo, Mahatma Ji Reincarnazione di Cristo e Gandhi di fronte a Pilato. Romain Rolland, un francese vincitore del premio Nobel per la letteratura, guardò a Gandhi non solo come un santo indù, ma anche come un novello Cristo. Egli scrisse una nuova biografia di Gandhi in francese. La traduzione inglese di questo libro si apre con le parole: Egli é l'illuminato, Creatore di tutto, Mahatma.

Impressionata dalla pomposa propaganda su Gandhi in Occidente, la macchina della propaganda indù iniziò a sout sfornare una gran quantità di letteratura per elevare Gandhi allo status di una divinità indù del ventesimo secolo – “Rama, la settima reincarnazione di Vishnu” proclamò Krishnalal Shridharni. Ritratti di Gandhi lo raffigurarono come un avatar indù ed un santo cristiano. Il governo indiano, sotto il Primo Ministro Indira Gandhi, finanzò per un terzo del costo di produzione il film Gandhi affinché Gandhi venisse rappresentato come “un assoluto pacifista.”

Il clero cristiano aveva altre motivazioni per iniziare a costruire il mito di Gandhi. Elevando Gandhi al rango di messia del ventesimo secolo e poi convertirlo al cristianesimo avrebbe spalancato le porte all'evangelizzazione delle masse induiste. Forse i cristiani non si sono resi ben conto che Gandhi li aveva ingannati con le sue ipocrite affermazioni sul cristianesimo ? Che egli era un fervente induista, un sincero credente e difensore dell'ordine delle caste, l'essenza dell'induismo?

Gli apologeti di Gandhi hanno perpetrato un grosso inganno affermando il satyagrah di Gandhi in Sud Africa fu attuato per difendere i diritti delle popolazioni native. Niente potrebbe essere più lontano dalla realtà. Come mai avrebbe potuto Gandhi, un convinto sostenitore del sistema delle caste, preoccuparsi del benessere dei neri africani che egli considerava essere più in basso degli intoccabili dell'India, appena un gradino al di sopra degli animali?

Il satyagrah di Gandhi fu messo in opera per ottenere un migliore trattamento per gli Indiani che lavoravano in Sud Africa perché essi, secondo Gandhi, erano trattati alla stessa stregua dei selvaggi kaffir (i neri nativi). Durante la sua permanenza di venti anni in Sud Africa, Gandhi non ebbe nessun contatto sociale coi kaffir, dal momento che non ravvisò esservi niente in comune con loro nella vita quotidiana. Egli ebbe orrore quando si ritrovò nella stessa prigione coi “nativi”. Non gli piaceva vestire abiti con su impressa la “N” di nativi. Gandhi non ebbe alcuna simpatia per il cibo dei nativi né gli piaceva dividere con loro i bagni. Fu questa esperienza in prigione che fece venire alla luce il suo razzismo:

I prigionieri Kaffir e Cinesi sono selvaggi, assassini e dediti a condotte immorali. di regola i Kaffir non sono civilizzati – i prigionieri peggio ancora. Sono fastidiosi, molto sporchi e vivono quasi come gli animali.”




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