L'immensa sputtanata a Zelig

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Scopo del Blog

Raccolgo il suggerimento e metto qui ben visibile lo scopo di questo blog.

Questo e' un blog satirico ed e' una presa in giro dei vari complottisti (sciacomicari, undicisettembrini, pseudoscienziati e fuori di testa in genere che parlano di 2012, nuovo ordine mondiale e cavolate simili). Qui trovate (pochi) post originali e (molti) post ricopiati pari pari dai complottisti al fine di permettere liberamente quei commenti che loro in genere censurano.

Tutto quello che scrivo qui e' a titolo personale e in nessun modo legato o imputabile all'azienda per cui lavoro.

Ciao e grazie della visita.

Il contenuto di questo blog non viene piu' aggiornato regolarmente. Per le ultime notizie potete andare su:

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Friday, February 26, 2010

Fake-blog "undicisettembre": "La patata bollente!"

http://debunkerfakeblog.blogspot.com/2010/02/fake-blog-undicisettembre-la-patata.html

Fake-blog "undicisettembre": "La patata bollente!"

Che cos’è il fallimento?!

Dal dizionario Devoto-Oli, tra le varie definizioni si legge:

Senso figurato: esito negativo, clamoroso insuccesso, dissesto irrimediabile...

In questo caso mi riferisco distintamente al clamoroso insuccesso ottenuto dal “gruppo undicisettembre” nell’espletamento del presunto “debunking” attuato in questi anni nei confronti delle cosiddette “teorie alternative” che ruotano intorno al 11 settembre 2001.

Se andiamo a vedere la presentazione pubblicata sul loro spazio, si legge:



[…]ci sono senz'altro delle zone grigie e degli aspetti ancora da chiarire intorno agli attentati dell'11 settembre 2001[…]

…i “debunker”, riconoscono l’esistenza di falle nelle spiegazioni governative, e attraverso Attivissimo ne individuerebbero alcune, secondo loro presunte tali, ma presuntuosamente e arrogantemente ritengono, pur non avendo chiaro cosa sia successo esattamente quel giorno, di poter formulare e poi offrire al pubblico delle conferme in riferimento a queste spiegazioni.

Loro, non hanno dubbi su quanto sia successo il 9/11.
Come affermano, se li sono levati tutti…

Premesso che la strategia del “debunking” si incentri principalmente sulla decontestualizzazione dei vari dettagli che ruotano intorno agli sviluppi degli eventi di quel giorno, e premesso che al lettore accorto tale decontestualizzazione non sfugge, a ricamare ulteriormente l’esito negativo che ne scaturisce da tale atteggiamento irriguardoso, è la costante contraddizione di fondo dei concetti da loro presentati.

Ultimamente i “debunker” hanno mostrato la testimonianza di Lenny Curcio, al 9/11, tenente del dipartimento antincendio di New York(FDNY).

Ricordo al pubblico quale fosse l’agognato fine dei “debunker” di questa divulgazione:

"...smonta senza ogni dubbio le tesi cospirazioniste che vorrebbero, tra altre assurdità, il World Trade Center 7 demolito con esplosivi."

Nel ringraziare Lenny per lo sforzo, qui di seguito riporto invece un estratto della sua testimonianza:



La parte sottolineata in rosso è la nostra “patata bollente” che ustiona le manine dei “debunker”:

“L'incendio andava da un lato all'altro dell'edificio ed era estremamente intenso; una cosa del genere poteva essere stata causata solo da una sostanza accelerante, come del carburante.
Questo tipo di incendi ha conseguenze molto negative su strutture come quella degli edifici del WTC.”

In questo modo, l’estratto potrebbe apparire decontestualizzato e fine a se stesso, ma a ben vedere, di fatto rimarrebbe comunque tale, anche se reinserito nel contenuto dell’intera testimonianza…

Anzi, in essa appare del tutto secondario, anche se pur sempre in sostegno del “debunking” del momento!

Se però cominciassimo a confrontarlo con quanto scritto sui rapporti del NIST, o della FEMA, noteremmo subito che l’affermazione di Lenny è in netta contraddizione con le “versioni ufficiali”.

Senza andare a spulciare i capitoli “tecnici” sviluppati dal NIST nei suoi rapporti, è sufficiente leggersi una delle FAQ riguardanti il WTC7 direttamente dal sito internet del NIST per rendersi conto immediatamente che questa affermazione non sarebbe soltanto una misera “zona grigia”, ma un annullamento vicendevole dei due concetti espressi da Lenny Curcio e dal NIST stessi:
Did fuel oil systems in WTC 7 contribute to its collapse?

No. The building had three separate emergency power systems, all of which ran on diesel fuel. The worst-case scenarios associated with fires being fed by ruptured fuel lines—or from fuel stored in day tanks on the lower floors—could not have been sustained long enough, could not have generated sufficient heat to weaken critical interior columns, and/or would have produced large amounts of visible smoke from the lower floors, which were not observed.

As background information, the three systems contained two 12,000 gallon fuel tanks, and two 6,000 gallon tanks beneath the building’s loading docks, and a single 6,000 gallon tank on the 1st floor. In addition one system used a 275 gallon tank on the 5th floor, a 275 gallon tank on the 8th floor, and a 50 gallon tank on the 9th floor. Another system used a 275 gallon day tank on the 7th floor.

Several months after the WTC 7 collapse, a contractor recovered an estimated 23,000 gallons of fuel from these tanks. NIST estimated that the unaccounted fuel totaled 1,000 ±1,000 gallons of fuel (in other words, somewhere between 0 and 2,000 gallons, with 1,000 gallons the most likely figure). The fate of the fuel in the day tanks was unknown, so NIST assumed the worst-case scenario, namely that they were full on Sept. 11, 2001. The fate of the fuel of two 6,000 gallon tanks was also unknown. Therefore, NIST also assumed the worst-case scenario for these tanks, namely that all of the fuel would have been available to feed fires either at ground level or on the 5th floor.


Vien da chiedersi molto semplicemente, apprendendo il contenuto della FAQ, chi abbia ragione: il NIST, attraverso il fior fiore di simulazioni effettuate da esperti vari, o l’esperienza di Lenny, maturata sul campo in anni e anni d’incendi domati?

C’è da chiedersi anche: “Ma, e i “debunker” non sapevano di questa FAQ del NIST?”

Per la prima domanda non saprei rispondere con certezza per la seconda credo di potermi arrischiare a rispondere che i “debunker” sapevano e sapevano bene dell'esistenza di questa FAQ, visto che l’hanno pure tradotta e pubblicata!

I sistemi che utilizzavano carburante nel WTC7 contribuirono al suo collasso?

No. L'edificio era dotato di tre gruppi elettrogeni d'emergenza separati, tutti alimentati da carburante diesel. Gli scenari che considerano il caso peggiore, in cui gli incendi venivano alimentati dalle linee di alimentazione del carburante tranciate, o dal carburante immagazzinato nei serbatoi secondari ai piani inferiori, non sarebbero stati sostenibili per un periodo di tempo sufficiente, non avrebbero potuto generare calore sufficiente a indebolire le colonne interne vitali, e/o avrebbero prodotto grandi quantità di fumo visibile dai piani inferiori, che non furono osservate.

A titolo d'informazione supplementare, i tre gruppi elettrogeni contenevano due serbatoi di carburante da 45.000 litri e due da 22.700 litri sotto gli accessi per carico merci dell'edificio, nonché un singolo serbatoio da 22.700 litri al piano terra ["first floor" in originale, secondo l'uso americano]. Inoltre uno dei gruppi utilizzava un serbatoio da 1040 litri al quinto piano, un serbatoio da 1040 litri all'ottavo piano, e un serbatoio da 190 litri al nono piano. Un altro gruppo utilizzava un serbatoio secondario da 1040 litri al settimo piano.

Vari mesi dopo il crollo del WTC7, un'impresa recuperò circa 87.000 litri di carburante da questi serbatoi. Il NIST ha stimato che il carburante mancante ammontava in totale a 3700 ±3700 litri (in altre parole, da 0 a 7500 litri, con 3700 litri come valore più probabile). La sorte del carburante nei serbatoi secondari è ignota, per cui il NIST ha considerato il caso peggiore, ossia che fossero pieni l'11 settembre 2001. Anche la sorte del carburante dei due serbatoi da 22,700 litri è ignota. Pertanto, il NIST ha considerato il caso peggiore anche per questi serbatoi, ossia che tutto il carburante sarebbe stato disponibile per alimentare incendi al livello del suolo oppure al quinto piano.


I “debunker” non sembrano interessati a questa incongruenza, infatti, fraudolentemente, non hanno proferito nulla in riguardo, probabilmente perché, siccome entrambe le spiegazioni, sia quella del NIST, sia quella di Lenny, sostengono, anche se in maniera diversa, la versione comunemente conosciuta dei fatti, a loro va bene così…

Per i “debunker”, la testimonianza di Lenny Curcio è come un soprammobile da spolverare ogni tanto, allorquando si presenti lo sprovveduto di turno a cui sbatterla in faccia arrogantemente…

Idem la FAQ del NIST.

Ma entrambe devono essere necessariamente decontestualizzate per ottenere l’effetto agognato ottenuto dalla loro strumentalizzazione!

Sennò, guai...!



Purtroppo per i “debunker”, il fallimento è inevitabile essendo l’approccio verso la storia e verso la scienza così di basso profilo, così come mostrato ancora oggi per l’ennesima volta.

Non c’è onestà intellettuale nel "debunking", quindi:

disonestà intellettuale = fallimento di credibilità

sempre

N.B.
Per chi volesse seguire la discussione seriamente può farlo nel topic apposito aperto su “luogocomune”.

Saturday, September 19, 2009

Atty Hill... e le '"debunking" theories'!

http://debunkerfakeblog.blogspot.com/2009/09/atty-hill-e-le-debunking-theories.html

Atty Hill... e le '"debunking" theories'!

Monday, September 14, 2009

Fake-blog "undicisettembre": ""Debunking" is about to blow up!"

http://debunkerfakeblog.blogspot.com/2009/09/fake-blog-undicisettembre-debunking-is.html

Fake-blog "undicisettembre": ""Debunking" is about to blow up!"

Diciamocelo chiaramente: il “debunking” è uno strumento creato per costituire l’unico contradditorio esistente da opporre ad un’enorme maggioranza di individui che non ritengono credibile la “versione ufficiale” del 9/11 propinata dalle autorità governative americane.

E' un ulteriore fatto confermato molteplici volte in questo blog che il “debunking” italiano si rifacesse alle stesse meschine e subdole pratiche dello pseudo-scetticismo…

E si è visto benissimo come in questi anni tale strumento sia stato ferocemente strumentalizzato per sovvertire la normalità di una serena discussione istituendo violentemente un separatismo tra portatori di opinioni opposte: i “debunker” da una parte portatori di un’opinione favorevole alla c.d. “versione ufficiale” del 9/11 e i loro oppositori tacciati da questi di paranoia e altre amenità del genere tanto amate dagli pseudo-scettici…

In qualche modo, bene o male, più male che bene, si andava avanti…!

Ma ultimamente il “debunking” ha raggiunto il suo apice di imbecillità sostanziale contravvenendo alla prima regola del dibattito: il dialogo.

Con un’astuta mossa, il “debunking” da oggi rifiuta definitivamente il dialogo:

“I commenti sono stati quindi chiusi e congelati: quelli pubblicati finora resteranno intatti, ma non ne verranno accettati di nuovi. Chi vorrà mettersi in contatto con noi per segnalare notizie, errori, aspetti da chiarire o per soddisfare dubbi non risolti dalle FAQ potrà continuare a farlo liberamente inviando una mail a undicisettembre@gmail.com.”

...la conseguenza è che da oggi tutta questa marmaglia di individui non perderà più tempo a rispondere a commenti lunghi o corti che siano, ma potrà impegnarne invece a volontà per pubblicare le solite notizie distorte e manipolate senza rendere conto a nessuno del riconoscere che molte notizie che non sono state da questi pubblicate in passato incrinerebbero spaventosamente la visione ideologica fantastica che traspare dal fake-blog “undici settembre”…

Pensare che soltanto il 9/09/2009 i “debunker” avessero sfornato 12 domande poste alla loro controparte e che solo quattro giorni dopo abbiano attivato la censura fa capire che senso possa avere questa nuova strategia di basso rango adottata da questi infimi individui…

Anche se nonostante ciò hanno avuto risposta, un utente su "luogocomune" si è preoccupato di onorare tale dibattito...

Per qaunto mi riguarda avendo individuato un tenore pretestuoso ne avevo considerata soltanto una...

…oggi è il 13 settembre 2009. Due giorni fa era l’anniversario del pessimo inganno inferto all’umanità da otto anni a questa parte.


Niente più dialogo: questo è quello che per i “debunker” meritano le vittime morte e morenti del 9/11.



Mi chiedo invece, visto che oramai i "debunker" non dovranno più rispondere ai commenti se troveranno il tempo invece per rispondere a 12 domande a loro poste visto che adesso ne hanno in abbondanza...




PRIMA PARTE



SECONDA PARTE



TERZA PARTE

Wednesday, June 24, 2009

Fake-blog "undicisettembre": "11° comandamento: Padre, non perdonare i "debunker", perchè sanno quello che fanno."

http://debunkerfakeblog.blogspot.com/2009/06/fake-blog-undicisettembre-11.html

Fake-blog "undicisettembre": "11° comandamento: Padre, non perdonare i "debunker", perchè sanno quello che fanno."

Se un buon giorno si vede dal mattino un buon articolo si vede dal titolo.
Ma non è questo il caso per quel che concerne gli articoli dei “debunker”, di continuo intenti a spammare sulla rete disinformazione sull’11 settembre 2001.

Le loro pruriginose dita hanno battuto l’ennesimo articolo incentrato sul discredito nei confronti del prof. Harrit, autore della controversa pubblicazione tesa a dimostrare la presenza di residui con principi termitici ancora attivi tra le poveri rinvenute al WTC di New York a seguito dei collassi delle tre torri.

Se qualcuno avesse ancora dubbi riguardo la certezza della falsità con cui i “debunker” condiscono i propri articoli, il titolo di uno di questi dovrebbe finalmente dirimere esaurientemente e definitivamente la singolare questione:


Decostruzione semplice delle falsità rinvenute esclusivamente all’interno del titolo:
1°) L’”articolo complottista”, nell’immaginario collettivo dello pseudo-scettico comune, si presume debba ricondursi all’abituale etichettatura, utilizzata nel “debunking”, nel tentativo di screditare chiunque abbia forti dubbi sulle versioni ufficiali dell’11 settembre. In questo caso è riferita al lavoro scientifico pubblicato dal prof. Harrit.
2°) Risulta immediatamente lampante un falso: infatti non è vero che la rivista scientifica che ha pubblicato il lavoro del prof. Harrit avrebbe anche accettato uno scritto in gergo indicato come “non-sense”.
3°) La rivista scientifica che ha pubblicato il lavoro del prof. Harrit si chiama “Open Chemical Physics Journal”, la rivista che avrebbe “accettato” l’articolo “non-sense” si chiama “Open Information Science Journal”. Due riviste ben distinte e separate ognuna dall’altra, un diverso “Editorial Board” di esperti, materie specifiche totalmente differenti per contenuti, diverso “editor-in-chief” ecc. ecc. ecc.!

Non c’è da meravigliarsi se il titolo dato dai “debunker” abbia a che fare con una o più falsità.
Anziché chiedersi per l’ennesima volta quindi il perché di questa attività mistificatoria è più vantaggioso per tutti riuscire invece ad individuare laddove si celi l’inganno sottoposto incautamente dal “debunker” piuttosto che andare a comprendere le ragioni personali che lo spingano a mentire pubblicamente con una certa placidità.

…senz’ombra di dubbio un titolo ingannevole desta, in chi se ne rende conto, un allarme quanto ad un’introduzione verso un contenuto successivo potenzialmente altrettanto ingannevole.
Tale deduzione, come si legge appunto nel seguito, pare confermata...

Gli autori di tale pubblicazione, Paolo Attivissimo e l’utente siredward, già ampiamente ripresi in passato su “fakeblogdebunker”, confermano questa pervicace volontà di manipolare i resoconti dei fatti connessi all’11 settembre...

Dal tre aprile 2009, data della pubblicazione del lavoro del prof. Harrit sull’”Open Chemical Physics Journal”, son passati oltre 75 giorni. In questo periodo di tempo i “debunker” gli hanno “dato addosso” quasi una decina di volte con altrettanti articoli al limite della decenza.

Senza entrar nel merito dei tentativi di delegittimazione perpetrati contro la persona del prof. Harrit, in riferimento a metodologie di discredito operate ai suoi danni, è istruttivo invece riconoscere che qualsiasi notizia ruotante intorno alla “Bentham Pubblishers”, o ad una sua rivista, o allo scritto del prof. Harrit stesso, venga immediatamente strumentalizzata dai “debunker” per speculare su conclusioni che ambirebbero sempre lo scopo di attenuare, oltretutto trasversalmente, la credibilità di quanto riportato sull’analisi delle polveri rinvenute al WTC.

Nell’ultima notizia riportata da questi due individui ci vien detto che due autori, preparato un manoscritto dal contenuto privo di senso, lo inviano al “Open Information Science Journal” della Bentham per testarne il “peer-review”(controllo).

…l’esito di questo controllo è risultato essere un’accettazione da parte della Bentham. Da qui la conclusione avanzata da siredward e Paolo Attivissimo: siccome la Bentham ha accettato un articolo non-sense è probabile che il lavoro del prof. Harrit sia di dubbia credibilità.
Piuttosto facile come archiviazione di un lavoro scientifico problematico come quello del prof. Harrit…

Ma speculando che l’articolo “non-sense” fosse stato accettato e quindi, non solo la rivista, ma tutti i lavori pubblicati negli altri giornali del gruppo Bentham(oltre 200…) non godrebbero di serietà, si deve comunque parimenti tener conto del fatto che gli autori stessi del manoscritto “non-sense” fondano le loro conclusioni su di un’interpretazione personale di uno scambio di mail con la Bentham che, ovviamente, nell’articolo dei “debunker”, guarda a caso, non viene riportata…

Gli autori, a seguito dell’approvazione dell’articolo “non-sense”, hanno ricevuto una mail dalla Bentham in cui venivano invitati a fornire gli estremi per le modalità di pagamento della pubblicazione. Chiaro che, in questo passaggio, oltre all’opzione di scelta delle modalità di pagamento, si trova uno spazio apposito per riempirlo, obbligatoriamente, vuoi anche per le leggi connesse alla tracciabilità del denaro, dei dati anagrafici degli autori.

In questo e soltanto questo specifico caso, le vere identità degli autori, sarebbero state scoperte direttamente dalla Bentham…

Per essere più precisi è stata la seconda volta che i due autori ci hanno provato! Già in passato infatti avevano tentato di testare il “peer-review” della Bentham con un altro articolo “non-sense”, su di un’altra rivista del gruppo, fallendo… E la Bentham se n’era accorta… Rimandando il pacco al mittente!

Questa volta invece gli autori hanno cantato vittoria per l’approvazione del manoscritto “non-sense”. Contenti, se così si può dire, di aver dimostrato, in qualche modo, la fallibilità del “peer-review” della rivista in questione...

Certo, qualcun altro sarebbe andato avanti fino alla pubblicazione…! Invece i due autori, forse timorosi di dover sborsare gli 800 dollari di spese, hanno pensato bene di avvertire la Bentham:
“Guardate che ci sono degli errori nel nostro articolo!”

Sembra fosse questo il vero timore. La prima volta i due autori infatti si preoccuparono proprio di questo aspetto relativo alle condizioni di pagamento delle spese di pubblicazione:


…fantasticando che tale richiesta della Bentham, di non cancellazione dell’articolo una volta inoltrato per l’approvazione, fosse dovuta, non alla responsabilità connessa alla paternità dell’articolo, ma ad una semplice necessità di profitto economico e nient’altro…

Un’altra maldicenza, questa… sulla quale i “debunker” speculano, attaccando assurdamente la credibilità della rivista su cui invece è stato pubblicato il lavoro del prof. Harrit.

Ma se, la “bentham” avesse rigettato l’articolo, non si sarebbe venuti a conoscenza dei responsabili come la prima volta...

I due autori sono stati definiti dallo stesso prof. Bambang Parmanto, dimissionario”Editor in Chief” dell’“Open Information Science Journal” a seguito della vicenda, colpevoli di atteggiamento anti-etico:

“Parmanto did add, however, that the perpetrators of the hoax -- Cornell grad student Philip Davis and Kent Anderson, executive director of international business and product development at the New England Journal of Medicine -- were also guilty of some degree of unethical behavior.”

I “debunker” preferiscono credere che alla bentham il “peer review” sia discutibile, ricamandoci sopra tutte le insinuazioni connesse alla vicenda del lavoro del prof. Harrit, piuttosto che riconoscere che effettivamente abbia avuto più ammissibilità la curiosità della Bentham di scoprire chi veramente si celasse dietro le identità false procurate dagli autori del manoscritto “non-sense”. Per altro, i due autori di tale “test”, astutamente(!), per la seconda volta, hanno utilizzato lo stesso falso nome per conto della stessa falsa organizzazione adoprata la prima volta quando il loro “lavoro” venne rigettato dalla Bentham…!!!

Tutto ciò i “debunker” omettono (appositamente?!) di ricordarlo…

Considerazioni:
- La Bentham Pubblishers pubblica in Open Access. Ossia gli utenti finali delle pubblicazioni non pagano perché i lavori sono resi pubblicamente disponibili una volta approvati. Gli autori del fake ai danni della Bentham operano in una rivista scientifica che si basa sul sistema contrario: ossia gli utenti pagano per avere gli articoli.
- Tra i due metodi di pubblicazione esistono antagonismi partigianeschi
- I due autori del fake inviato alla Bentham si dichiarano apertamente contro l’Open Access e il loro (fake?)blog ne è la dimostrazione… (… come se si chiedesse ad Attivissimo che ne pensa dei crolli delle torri gemelle!)

…mi chiedo, dal momento che sembra che l’unico modo per attaccare il lavoro del prof. Harrit, sia quello di gettar fango sulla rivista o sulle altre riviste del gruppo, o sul gruppo Bentham stesso che l’ha pubblicato: perché i “debunker”, o i loro altri affini pseudo-scettici, non si mettono a fare una revisione di un lavoro a caso contenuto in una delle oltre 200 riviste o, meglio ancora, sul lavoro del prof. Harrit?

...a quanto pare ci doveva pensare proprio chi invece è dichiaratamente convinto che l’11 settembre 2001 sia stato un lavoro interno.