I cerchi degli alberi
di Calvero il clown nomen omen
di Calvero
Pensavo in questi giorni ad un immagine, alla sezione
di un tronco di un albero e ai suoi famosi “cerchi o anelli” che sono
visibili in esso. E’ tra i mie primi ricordi di quasi ragazzo, i primi
“filosofici”. Quando cominci a chiederti “chi siamo”. Alla vista di quel
tronco rimasi affascinato all’idea di come le tracce circolari
sembravano inseguire il presente. La cosa mi fece riflettere non poco
poiché il fatto che l'anello più grande dovesse essere per forza quello
più vicino alla corteccia, mi dava come la sensazione che volesse
inseguire la sua fine. Sin da giovane. La "fine", la corteccia: lo
strato ultimo che riveste gli anni passati e li protegge. Come ad
osservare dall’alto la mia vita, feci questa sovrapposizione, questa
metafora. Stavo osservando l’esistenza in sezione orizzontale, mentre
fino ad allora la visualizzavo diversamente nella mia mente, come da un
punto in basso voleva crescere verso l’alto. Verticale, insomma. Era il
caso di dirlo, cambiai prospettiva nell’osservare me stesso e
l’esistenza. Vidi me stesso come un centro, in espansione.
Però
quella corteccia c’è sempre, anche quando l’albero è giovane. Non mi era
facile far tornare i conti alla metafora. Più non mi tornavano, più
diveniva mia. Come se la chiusura dei “cerchi” della nostra esistenza,
cioè la corteccia, sia un perpetuo parallelo che ci abbraccia a
prescindere. Ci tiene stretti a noi medesimi.
Mi è tornato alla
mente in questi giorni, quando alla ricerca di un lavoro, mi trovo, come
"curriculum", pochissimo appetibile ad essere assunto. Per una serie di
fattori però paradossali: esperienze lavorative vissute, tante, ...
...
quelle che non si possono incasellare nei questionari delle agenzie per
il lavoro (quelle che hanno nomi di Fantozziana memoria, come “UMANA”,
come “MAN-POWER”, insomma mai come oggi il linguaggio è una puttana che
per soprammercato ti prende pure per il culo), poi
famiglia/non-famiglia, figli/non-figli, insomma punteggi, voti, un po
come su Facebook; verrà il tempo che che potrai portare le
raccomandazioni dei precedenti lavori con la manina e il “pollice all’in
su” di tutti i "mi piace", lì, a fianco della tua faccia beota in
formato tessera.
Comunque. Risultati: 0 (zero).
Abbandonando
il classico mi sono buttato sul dinamico. Come direbbe un bimbominkia
in carriera. Dopo tutte le possibilità da dipendente che sfumano di
cerchio in cerchio, l'altro giorno mi avvicina un’amica che conoscendo
la mia situazione mi propone di andare con lei ad un convegno dove ci
potrebbe, lei dice, essere qualcosa di valido per me. «Alt» gli faccio a
brutto muso «porta a porta non vado a vendere, già c’ho provato e io di
mentire alla gente non sono capace. Quella volta li ho mandati a
fanculo il giorno stesso». Lei mi rassicura che di questo non si
trattava. Ok, mi dico, facciamo anche questa. Così ci troviamo
all’appuntamento e andiamo. Era un martedì come tanti. Di sera. Quaranta
chilometri e siamo arrivati.
In una sala, stile Cinema
confortevole per pochi eletti, ovattata, tutti giacchetta e cravatta
però che fa molto casual. Ragazze in formato “tanta terra in faccia
quanto profumo dietro le orecchie”; le più mature invece, in pseudo
Tailleur che fa molto donna in carriera, ma peccato che, come i
contadini che si vestivano la domenica, con le loro facce e il
portamento tradivano la forma e più che un pugno in un occhio erano un
calcio nei coglioni. Vabbé, siamo in ballo, balliamo. Ci accomodiamo e i
sorrisi sono quelli dei Testimoni dei Geova ai congressi. «Piacere»
..sì come no.. «piacere». Due tipe una fila davanti mi squadrano di
sottecchi facendo finta di voltarsi per qualcos'altro. Attirate dalla
mia presenza, anch’io dovevo essere un pugno in un occhio. Erano in
fregola, tutto qui. Con quella fauna di pseudo maschi, ci credo. Oh
yeah, ragazzi ben cortesi, certo, ben pettinati o per meglio dire,
spettinati alla perfezione come usa adesso. Spalle, e cosa sono le
spalle?? Qualcuno si poteva farlo girare al volo in un carpiato solo con
uno schiaffo.
Ma è il momento. Entra il Leader. Un quasi
cinquantenne. Dinamico (come si diceva prima). Il brusio si quieta.
“Vedrai quanto è in gamba” si sente sussurrare tra le fila delle
poltrone in velluto beige. Azzo, e chi sarà mai?? Clooney? Prende il
microfono: giacchetta aperta, panzettina leggera leggera da cummenda in
erba, gli occhi in pendant coi calzini, brizzolato (sia mai non siano
brizzolati i leader), voce suadente, sguardo PNL; ogni tanto manina
destra nella tasca del pantalone, che se eravamo all’aperto non gli
sarebbe certo mancata la giacca tenuta per il pollice, buttata dietro le
spalle alla Yuppie ... APPOSTO: esco adesso o gli sparo? Meglio lasciar
stare i pensieri migliori, mi dispiaceva per la mia amica. Resisto. Nel
frattempo mi faccio il mio "film anti-noia", quello necessario alla
sopravvivenza durante la sua auto presentazione o glorificazione; mi
vedevo alzarmi dalle fila, avvicinarmi a lui, prendergli il microfono e,
neanche dirlo, spaccarglielo in testa.
Però ero di Luna buona (non era piena), decido di osservare con spirito critico e distaccato la cosa. Ci provo almeno.
Ad
un certo punto il suo argomento, in soldoni, consisteva in questo:
ragazzi, con la voce impostata tra la beatitudine e il Generale tornato
da una guarra, di quanto è stata la vincita più alta di una Lotteria in
Italia? ... qualcuno dal fondo della Sala (e chissà perché quelli che
parlano, parlano sempre dal fondo della Sala, mah) qualcuno osò sparando
100 milioni al Super Enalotto, qualcuno 180; “boh” pensai tra me e me,
fatto sta che il Leader puntando il dito come nel manifesto di - I WANT
YOU - dello Zio Sam, chiese a tutti: cosa ci faresti “Tu” con quei
soldi? Shopping a Londra? (qui i sussurri femminili aumentarono a
dismisura) cazzo, pensai, sono circondato. E quel viaggio alle isole
Hawaii? o cosa ti compreresti? cosa daresti ai tuoi figli? e quella
macchina che era sempre stato il tuo sogno? e quella Villa al mare? ma
perché anche "io" non posso essere come gli altri imprenditori??
Poi
.. tra alti e bassi, il tenore del discorso si spostava sul fatto che: è
vero! siamo in crisi - ma che è proprio qui che nascono le opportunità!
la gente ha bisogno di sentirsi felice e di comprare; e perché dobbiamo
usare i nostri soldi per dargli agli altri? quando invece possiamo
farli rientrare nel nostro stesso circuito! [il circuito era l'Azienda
che promuove e produce i prodotti e che, in caso, ti avrebbe "assunto"].
I
prodotti erano di cosmesi, integratori a base vegetale, prodotti di
igiene personale e per la casa. In realtà era anche vero che la bontà di
certi prodotti, che ora per motivi di tempo non spiego, c’era. Almeno
in questo senso non si mirava a fregare il consumatore. Se non nella
misura che può venire “fregato” quando compra al solito supermercato.
Anzi meno, perché il prodotto che non funziona viene "bruciato" dal
passaparola. Il concetto però traviante era che "Tu" dovevi portare
dentro il circuito gli altri ospiti e che, in questa “famiglia”, sarebbe
stato inevitabile puntare in alto. Che un giorno ti saresti dovuto
trovare davanti anche tu a un pubblico, lì con con la tua giacchetta
aperta, il sorriso durbans e convincere giovani e meno giovani di una
cosa: che il mondo lì fuori vale solo quando i soldi ti portano quello
che altri più bravi di Te hanno avuto prima di te. Avresti dovuto
pompare sull’ego della gente e sul materialismo che, qui, veniva
chiamato letteralmente Libertà. Mentre i grafici della presentazione
proiettata ammiccavano con i colori della pubblicità, in un mondo dove
il tempo libero era lavoro e il lavoro, tempo libero.
Sapevo che
probabilmente finita tutta la pappardella, insieme agli sguardi sognanti
dei più giovani attratti dalle Sirene, mi sarei dovuto sorbire il
feedback degli ospitanti e dei sotto-capo-gruppi con i loro “allora come
ti è sembrato? non è bello sapere che la tua libertà può darti una vita
ricca?” eccetera eccetera .. e così fu. Né più né meno.
E
pensare che sarebbe bastato che qualcuno dalle fila delle poltrone in
velluto beige avesse risposto al domandone sul “cosa fare con tutti quei
bellissimi soldi?” dicendo che quei soldi li avrebbe dati TUTTI ai
poveri. Una cosa del genere e al Leader brizzolato, i denti non è che
gli sarebbero caduti, ma avrebbero fatto da soli le valige lasciando le
gengive a succhiare con la cannuccia la minestrina e non gli
integratori.
Il Leader aveva salutato ufficialmente la serata.
Ringraziò tutti con quella di "pensateci, è la vostra libertà". Ora gli
ultimi convenevoli. Mi chiesero di dov’ero, dove abitavo, mi strinsero
la mano e, come in un esperimento personale, li guardai tutti
profondamente negli occhi mentre pensavo a quei poveri e ai soldi che
non li riguardavano. Le reazioni furono interessanti. Non volli essere
cattivo; tanti sguardi erano gentili, speranzosi, li incontravo man
mano. Ragazze con occhi sognanti, ma anche ex idraulici che si sentivano
parte del mondo degli "Agnelli" tanto ingenuamente. Quando tiravo fuori
il papiro dei lavori che avevo passato, la sicurezza nella loro voce si
incartava. Gli schemi e le logiche non tornavano più ai loro conti nei
miei interventi, qualcun'altro si rese conto che era vestito benissimo,
ma come un manichino.
L’offerta di questo tipo di lavoro in sé
non era male, diciamocelo, anche perché la mia amica, con cognizione di
causa, mi avrebbe dimostrato più tardi che il suo piccolo rientro e
senza imbrogli c'era. Duecento euro nel suo primo mesetto. Per me
sarebbero comunque soldoni. Poi, favella e presenza non mi mancava.
Comunque non accettai.
Si torna a casa. Ripercorremmo i quaranta
chilometri all’inverso. Mi sembrava di tornare indietro nel tempo.
Bello. Mentre guidavo dissi alla tipa «cazzo, era da un po che non mi
trattenevo dal non smontare la testa a qualcuno, sai?» e, con tono
scherzoso: «oggi non è Luna piena». Arrivati al parcheggio mi chiese
cosa volevo fare «boh, son libero» risposi. Scese dalla macchina e
mentre scendeva: «vieni su da me? ho un po d'erba, ci stai? ».. «e come
no, Yes» ... “ed era pure gnocca non poco” ... ci mancava che rifiutavo.
Sul
divano mi riapparve il tronco dell’albero. Insieme all’erba, con lei,
era ancora più magico. Cazzo però, sono ancora senza lavoro. Mi sto
espandendo o sto precipitando? .. gli anelli sono tanti per sprecarli
... e non mi va più di guardare in alto. Ma che cazzo me ne frega a
me.... poi l’erba era veramente buona.... ci sono cose che devono
proprio andare in fumo. Altre no.
Calvero