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Il varco è qui? (E. Montale)
Tutto è nel tutto, eppure ci appare diviso.
Recenti indirizzi scientifici tendono a confermare alcuni assunti del
pensiero tradizionale. Ci riferiamo al tema delle dimensioni: in verità
non sappiamo “dove” questi mondi paralleli siano situati né come
interagiscano con l’ordinaria sfera della cosiddetta “realtà” che è, a
ben riflettere, una prigione con pareti di vetro infrangibile. Sono dei
piani che si intersecano con il nostro in particolari circostanze? Sono
livelli microscopici come arrotolati nel nostro quadridimensionale? Sono
forse universi che, simili a specchi, riverberano gli eventi del cosmo
ordinario? Che ruolo giocano in tutto ciò l’asimmetria, la massa oscura,
l’antimateria? Perché scrivo così tante idiozie?
E’ evidente che gli interrogativi sono innumerevoli ed abissali. Sono
domande per cui la fisica si protende nella metafisica, la cosmologia
nella filosofia.
Abbiamo ogni giorno, anzi ogni notte, esperienza di una realtà
ulteriore, la regione onirica dove lo spazio ed il tempo ora si dilatano
ora si contraggono sino a concentrarsi quasi in un punto, ma l’istmo
che congiunge la psiche conscia a quella inconscia è quasi sempre
sommerso dal chiarore dell’alba.
I vissuti con cui ci addentriamo nel mondo impercettibile costellano la
nostra vita. Alcuni riescono ad esplorare l’invisibile. Straordinarie
capacità dimostrano che le “leggi” fisiche non sono valide sempre e
comunque. La coscienza ubiqua può trascendere i confini…
Nondimeno manca non solo una teoria unificante, non autocontraddittoria,
che spieghi quale sia la relazione tra la coscienza e la materia, quali
i rapporti fra i diversi regni del reale, ma pure una traccia sommaria
che delinei i termini del problema. Non sappiamo a quali condizioni lo
spirito possa agire sull’hyle, ammesso e non concesso che il discorso
sia così semplice, visto che il concetto di causa dovrà essere
sostituito con quelli, non meno problematici, di sincronicità e di
non-località.
Ignoriamo anche quale sia l’energia fondamentale che muove le onde dell’oceano infinito.
Resta la consapevolezza che in qualche parte di questa realtà dura
(eppure evanescente), solida, simile al muro di recinzione di un
penitenziario, si deve aprire una breccia tale da permetterci di vedere
oltre e di evadere. Beati coloro che l’hanno trovata o la troveranno.
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Zret
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