L'immensa sputtanata a Zelig

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Scopo del Blog

Raccolgo il suggerimento e metto qui ben visibile lo scopo di questo blog.

Questo e' un blog satirico ed e' una presa in giro dei vari complottisti (sciacomicari, undicisettembrini, pseudoscienziati e fuori di testa in genere che parlano di 2012, nuovo ordine mondiale e cavolate simili). Qui trovate (pochi) post originali e (molti) post ricopiati pari pari dai complottisti al fine di permettere liberamente quei commenti che loro in genere censurano.

Tutto quello che scrivo qui e' a titolo personale e in nessun modo legato o imputabile all'azienda per cui lavoro.

Ciao e grazie della visita.

Il contenuto di questo blog non viene piu' aggiornato regolarmente. Per le ultime notizie potete andare su:

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Thursday, November 24, 2011

Monti conferma l'intenzione di rinunciare alla sovranità nazionale

http://scienzamarcia.blogspot.com/2011/11/monti-conferma-lintenzione-di.html

Monti conferma l'intenzione di rinunciare alla sovranità nazionale



Il nuovo presidente del consigli Mario Monti ha testé annunciato che:

Non dobbiamo sorprenderci che l'Europa abbia bisogno di crisi e di gravi crisi per fare passi avanti. I passi avanti dell'Europa sono per definizione cessioni di parti delle sovranità nazionali ad un livello comunitario.

Passi avanti in che senso? Ma nel senso dell'unificazione politica che piano piano nell'intento di questi governanti porterà alla distruzione delle sovranità nazionali a scapito di un unico potere sovranazionale. Infatti ascoltando il seguito del discorso scopriamo che:

E' chiaro che il potere politico ma anche il senso di appartenenza dei cittadini ad una collettività nazionale possono essere pronti a queste cessioni solo quando il costo politico e psicologico del non farle diventa supeiore al costo del farle, perché c'è crisi in atto visibile, conclamata.

Insomma nessuno rinuncerebbe alla sovranità nazionale se non costretto da una sorta di ricatto economico.

Da quando esiste questo blog insieme a molti altri ha denunciato un simile progetto (la costruzione del Nuovo Ordine Mondiale), vedi ad esempio l'articolo in cui si riportava e commentava la traduzione di una intervista del politico francese Attali, che qui riporto (l'intervista si riferisce alla cosiddetta pandemia di influenza suina di due anni fa ed il grassetto è stato aggiunto dal sosttoscritto per evidenziare una frase di particolare importanza):

"La storia ci insegna che l'umanità evolve significativamente soltanto quando ha realmente paura: allora essa inizialmente sviluppa meccanismi di difesa; a volte intollerabili (dei capri espiatori e dei totalitarismi); a volte inutili (della distrazione); a volte efficaci (delle terapeutiche, che allontanano se necessario tutti i principi morali precedenti). Poi, una volta passata la crisi, essa trasforma questi meccanismi per renderli compatibili con la libertà individuale ed iscriverli in una politica di salute democratica."
 
Per Attali, "Il sorgere di una pandemia potrebbe scatenare una di queste paure strutturanti", poiché essa farà emergere, "meglio di qualsiasi discorso umanitario o ecologico, la presa di coscienza della necessità di un altruismo, quanto meno interessato."
 
"E, anche se, come bisogna ovviamente sperare, questa crisi non sarà molto grave, non bisogna dimenticare, come per la crisi economica, di impararne la lezione, affinché prima della prossima crisi - inevitabile - si mettano in atto meccanismi di prevenzione e di controllo, come anche processi logistici di un'equa distribuzione di medicine e di vaccini. Si dovrà, per questo organizzare una polizia mondiale, uno sistema mondiale di stoccaggio [delle risorse] e quindi una fiscalità mondiale. Da questo si arriverebbe allora, molto più rapidamente di quanto avrebbe permesso la sola ragione economica, a mettere le basi di un vero e proprio governo mondiale."
 
"È del resto con la creazione dell'ospedale che è cominciata in Francia, nel XVII secolo, la realizzazione di un vero e proprio Stato",

Come fare allora a non capire che la crisi sia stata programmata a tavolino, come del resto denunciato da questo ed altri blog da alcuni anni a questa parte? Avevamo nei nostri articoli previsto che la crisi, gestita da chi l'aveva creata non poteva che acuirsi, mentre i mass media di regime cercavano fino a poche settimane fa di tranquillizzare tutti (esattamente come successe negli USA ai tempi della crisi del 1929).

Immaginiamo che anche le alluvioni di queste ultime settimane siano una benedizione per questi governanti. Del resto anche l'emergenza nucleare di Fukushima ha portato alle stesse richieste di un governo mondiale in risposta alle emergenze ambientali, e  le varie calamità del passato sono state salutate come grandi opportunità dai nostri leader mondiali.



Pur non conoscendo le persone che hanno portato avanti il progetto qui sotto riportato condivido in pieno le loro idee (ovviamente la non menzione delle scie chimiche mi lascia sempre qualche perplessità, visto che si tratta di alcuni milioni di euro al giorno prelevati da fondi neri che si trasformano in veleni, invece di essere utilizzati per estinguere a tempo di record il debito creato da banche, governi e grande finanza).


SALVIAMO L’ITALIA – Appello al popolo lavoratore

La partecipata Assemblea di Chianciano Terme, «Fuori dall’euro! Fuori dal debito», svoltasi il 22-23 ottobre, dopo analisi accurata delle crisi, consapevole del momento storico che attraversa il nostro paese, elesse un Comitato ad interim allo scopo di dare continuità e forma alla comune iniziativa e preparare una seconda assemblea che si svolgerà a Roma entro la fine di gennaio 2012. In questa direzione, per costituire un fronte ampio, va l’Appello che sottoponiamo al giudizio di ognuno, nella speranza che sia condiviso, sottoscritto, diffuso. Sui siti web Sollevazione e Appello al Popolo chiunque potrà seguire il nostro cammino.
Per il Movimento Popolare di Liberazione
(Stefano D’Andrea, Massimo De Santi, Leonardo Mazzei, Moreno Pasquinelli)

SALVIAMO L’ITALIA
Appello al popolo lavoratore

Berlusconi se ne va, defenestrato non dal popolo ma da una congiura ordita dal grande capitalismo finanziario internazionale, di cui egli è stato pedina. Se i poteri forti festeggiano, tra le masse popolari prevale quindi l’incertezza per il futuro e la paura. Con Monti si passerà dalla padella alla brace. Egli è infatti un emissario, incaricato dalla possente mafia finanziaria globale di riscuotere il pizzo, affinché gli italiani siano obbligati a restituire i crediti concessi con i relativi interessi.
Debiti raddoppiati da quando l’Italia è entrata nell’Unione europea, contratti da una casta politica corrotta e fluiti in gran parte, sotto forma di titoli e obbligazioni, nei forzieri delle banche e nelle tasche di quel 10% di popolazione che possiede il 50% della ricchezza nazionale.

All’opposto, da quando la curva del debito pubblico è salita in alto, le condizioni di vita e di lavoro della maggioranza degli italiani sono precipitate verso il basso. Sono aumentati i disoccupati, i precari, gli esclusi, a danno del potere d’acquisto dei salari; spingendo così milioni di cittadini ad indebitarsi per vivere decentemente.

Chi pensa che Monti, per sanare il debito pubblico, metterà le mani nelle tasche del 10% dei milionari, dei parassiti e della speculazione si illude. Da buon liberista che crede nel mercato globale, egli ritiene che solo finanziando questa minoranza di paperoni si potranno spostare i soldi dalla rendita all’investimento rimettendo in moto l’economia. Il futuro governo attuerà quindi una gigantesca rapina a danno della maggioranza dei cittadini. Una macelleria sociale bilanciata da una patrimoniale di facciata, e giustificata col miraggio della futura “crescita economica”.

Occorre respingere la cura da cavallo di Monti non solo perché è ingiusta, crudele e classista, ma anche perché spingerà il paese in una recessione ancor più profonda. Il risultato sarà che la cosca finanziario-bancaria e la minoranza dei milionari imboscheranno le loro rendite e non investiranno, che crolleranno le stesse entrate fiscali dello stato, avvicinando così il rischio che l’Italia si veda costretta a non poter rimborsare il debito estero (default).

Vi è poi un altro pericolo. Ammesso e non concesso che Monti riesca a compiere la sua ignobile rapina di massa, quest’impresa potrebbe rivelarsi vana ove uno qualsiasi dei paesi occidentali conoscesse una nuova crisi bancaria, ciò che renderebbe altamente probabile la deprecata insolvenza. Non sono infatti i debiti sovrani che hanno causato la crisi del capitalismo; non sarà dunque l’eventuale “risanamento” dei conti pubblici italiani a sventare il rischio di un’implosione dell’Unione europea e della fine della moneta unica. Entrambi cadranno comunque, e i sacrifici di lacrime e sangue che si richiedono ai popoli, risulteranno inutili. Sarebbe come riempire un recipiente bucato.

C’è infine un’ultima ragione che ci impone di fermare Monti. Egli ci viene presentato come il Salvatore della Patria, in verità la sua patria non è l’Italia, ma il mercato globale. Salito al potere attraverso un golpe finanziario-bancario pilotato dal Presidente Napolitano, Monti rappresenta quelle grandi potenze che vogliono togliere al nostro paese gli ultimi brandelli di sovranità nazionale (senza la quale non c’è né sovranità popolare né democrazia), che puntano a trasformarlo in un protettorato. Il popolo italiano è dunque posto davanti all’alternativa: perire per l’euro o salvarsi abbandonandolo al suo destino.

Fermare Monti quindi, ad ogni costo. Ma come inceppare la sua macchina? Non si può fare affidamento sulle forze politiche esistenti, tutte avvinghiate al sistema di potere, succubi del 10% dei milionari speculatori e quindi incapaci di indicare valide e radicali soluzioni per uscire da questa crisi epocale. Senza una rivoluzione democratica, il popolo italiano non ha scampo. Questa sollevazione è nell’ordine delle cose. Le forze sistemiche lavorano, per adesso solo con la propaganda, per soffocarla sul nascere, noi dobbiamo invece alimentarla, dargli una prospettiva. Per farlo dobbiamo costruire un ampio schieramento popolare, un fronte che non si limiti a respingere la cura da cavallo di Monti, ma che sappia opporre un programma d’emergenza alternativo.

Un programma d’emergenza per dare uno sbocco all’opposizione sociale diffusa ma ancora incerta e frammentata, che dovrà invece candidarsi a guidare il paese per portarlo fuori dall’abisso in cui è sprofondato. Questo programma deve fondarsi su sette principali proposte politiche: 
  • (1) l’uscita dall’Unione europea e dalla NATO, la chiusura della basi americane, il ritiro di tutte le missioni militari all’estero, per riconquistare la piena autodeterminazione politica e porre fine ad ogni politica colonialista. 
  • (2) L’abbandono dell’euro e la ripresa della sovranità monetaria. 
  • (3) Il controllo pubblico sulla Banca d’Italia e l’intero sistema bancario e assicurativo. 
  • (4) La nazionalizzazione e la protezione dei settori vitali dell’economia nazionale, e il rafforzamento della gestione pubblica dei beni comuni come l’ambiente, l’acqua, l’energia, l’istruzione, la salute. 
  • (5) Una moratoria sul pagamento dei debiti esteri affinché gli eventuali sacrifici richiesti al popolo lavoratore servano per salvare il paese e non per ingrassare la grande finanza predatoria straniera. 
  • (6) Un piano nazionale per il lavoro, per debellare la disoccupazione. (7) La difesa e il rilancio della Costituzione repubblicana per un Parlamento popolare eletto con legge elettorale proporzionale.
Per il Movimento Popolare di Liberazione
Per adesioni: inviare una e-mail a movimentopopolarediliberazione@gmail.com, indicando nome, cognome, città, indirizzo di posta elettronica e se preferite anche il numero di telefono

Su radioIES si parla di AIDS (la grande truffa)

http://scienzamarcia.blogspot.com/2011/11/su-radioies-si-parla-di-aids-la-grande.html

Su radioIES si parla di AIDS (la grande truffa)


Mentre la registrazione della trasmissione sulle scie chimiche di venerdì scorso è già on line, ascoltabile qui o scaricabile da questo link, mercoledì 23 novembre sempre su  RADIO IES e sempre grazie a David Gramiccioli si parlerà della critica alla teoria infettiva dell'AIDS (Sindrome da Immunodeficienza Acquisita) con una intervista a Corrado Penna. 


aggiornamento: ecco la prima parte dell'intervista:



La radio di Roma trasmette sui 99,8  Megahertz in FM per Roma e provincia, canale 635 del digitale terrestre e si può ascoltare anche in streaming.

Prima di riportare alcune "incredibili" rivelazioni sull'AIDS prese da una intervista al cosiddetto co-scopritore del virus (che sostanzialmente ammette che nessuno, riguardo all'HIV, ha mai portato fino in fondo la tecnica standardizzata e riconosciuta valida per l'isolamento dei retrovirus, come dire che nonostantre i finanziamenti miliardari dopo quasi 30 anni non abbiamo una prova degna di questo nome nemmeno sull'isolaento del virus),  faccio notare come nella trasmissione di venerdì diverse persone cui era stato rivolto l'invito a parlare in trasmissione si sono rifiutate: il meteorologo Giuliacci ha affermato di non avere tempo, Piero Angela ha affermato di non voler partecipare ad una trasmissione a cui partecipava anche Massimo Mazzucco, e i dirigenti dell'ENAV hanno affermato di non volere partecipare ad una trasmissione a cui partecipava anche Rosario Marcianò ... di cosa hanno paura costoro? Per altro era stato loro chiarito che non si trattava di un confronto con le voci in simultanea, ma solo una sequenza di interviste indipendenti le une dalle altre.

Per approfondimenti sull'AIDS vedi
 




E' STATO VERAMENTE LUC MONTAIGNER A SCOPRIRE L'HIV?

"RIBADISCO, NOI NON LO ABBIAMO ISOLATO!"
Rivista Continuum 1997 vol 5, numero 2

Questa intervista farà parte di un libro che verrà pubblicato quest'anno chiamato “Una conversazione sull'AIDS col Professore Montaigner” dove lo scienziato francese racconta all'autore Djamel Tahi aspetti della ricerca sull'AIDS. [nel frattempo la pubblicazione del libro è avvenuta - n.d.t.]

Nel presente articolo le risposte di Luc Montaigner sono state numerate per agevolare il riferimento per l'analisi.

D.T.: Un gruppo di scienziati dell'Australia afferma che nessuno finora ha isolato il virus dell'HIV. Secondo loro non sono stati rispettati con attenzione i criteri per l'isolamento dei retrovirus HIV. I criteri sono: coltura in vitro, purificazione del materiale per ultracentrifugazione, fotografie al Microscopio Elettronico (EM) di tale materiale il quale appare in bande alla densità dei retrovirus, definizione di queste particelle, ed una conferma della infettività delle particelle.

L.M.: No, ciò non è quello che viene ritenuto (scientificamente) un isolamento. Abbiamo eseguito l'isolamento perché noi "abbiamo trasmesso" il virus, abbiamo fatto un coltura del virus. Ad esempio Gallo disse: "Loro non hanno isolato il virus ... e noi (Gallo e la sua equipe) lo abbiamo fatto emergere in abbondanza in una linea cellulare immortale." Comunque prima di farlo emergere in linee cellulari immortali, lo abbiamo fatto emergere in colture di linfociti normali provenienti da un donatore di sangue. Questo è il criterio principale. Avevamo un qualcosa che potevamo trasmettere in serie, che potevamo conservare. Ed era anche definito come retrovirus non soltanto  per le sue proprietà visibili, ma anche per quelle biochimiche, cioè  l’attività di transcriptasi inversa (RT), la quale è veramente specifica dei retrovirus. Abbiamo avuto anche le reazioni degli anticorpi contro certe proteine, probabilmente si trattava di proteine interne. Lo dico probabilmente  per analogia con la conoscenza di altri retrovirus. Non avremmo potuto isolare questo retrovirus senza la conoscenza di altri retrovirus, ciò è ovvio. Comunque credo che abbiamo seguito i criteri di isolamento. Totalmente.         1

D.T.: Torniamo al protocollo di isolamento di retrovirus che è: coltura in vitro, purificazione alla densità dei retrovirus, fotografie EM del materiale alla densità dei retrovirus, definizione delle particelle, verifica della capacità infettiva delle particelle. Sono state eseguite tutte queste fasi per l'isolamento dell'HIV? Prendendo in considerazione svariati articoli scientifici pubblicati dal gruppo di ricerca australiano è risultato inoltre che l’RT non risulta unicamente specifica per i retrovirus. Avrei il piacere di domandarle, è vero che il vostro lavoro per trovare l’RT non è stato portato avanti sul materiale purificato?

L.M.: Credo che abbiamo pubblicato su Science (maggio 1983) un gradiente che mette in mostra che l’RT aveva per la precisione 1.16 di densità. Quindi avevamo un massimo, il quale era RT.  Di conseguenza abbiamo soddisfatto questo criterio per la purificazione. Comunque trasmetterlo in serie è difficile perché quando si mette del materiale di questo tipo in un gradiente per venir purificato, occorre sapere che i retrovirus sono molto fragili, quindi si rompono a vicenda perdendo il loro potere infettivo. Penso che comunque siamo riusciti a conservare un po' del loro potere infettivo. Allora non era tanto facile quanto lo è oggi, perché le quantità di virus erano  non di meno molto basse. All'inizio ci siamo imbattuti su un virus che non uccideva le cellule. Il virus proveniva da un paziente asintomatico e di conseguenza è stato classificato tra quei virus che non formano sincizio, virus non citopatogenici che usano il co-ricettore ccr5. E' stato il primo virus BRU. Ne avevamo molto poco, e non potevamo trasmetterlo in una linea di cellule immortali. Abbiamo provato a farlo per diversi mesi, ma non c'è l'abbiamo fatta. C'è l'abbiamo fatta molto facilmente invece con il secondo ceppo. Però là si trova il problema abbastanza misterioso della contaminazione di quella seconda discendenza ad opera della prima. Ciò era stato chiamato LAI  [HIV].        2

D.T.: Perché le fotografie EM da voi pubblicate provengono da un coltura cellulare in vitro e non dalla purificazione?

L.M.: C'era talmente poca produzione di virus che risultava impossibile vedere cosa poteva esserci in un concentrato di virus da un gradiente. Non c'era sufficiente virus per far questo, anche se lo cercavamo fin dall’inizio nei tessuti ricavati dalla biopsia. Abbiamo visto alcune particelle che però non avevano la morfologia tipica dei retrovirus. Erano molto diverse. Relativamente differenti. Di conseguenza con la coltura in vitro abbiamo impiegato diverse ore per trovare le prime fotografie. E' stato uno sforzo gigantesco! E' facile criticare tutto questo a posteriori. Ciò che non avevamo, e lo ho sempre riconosciuto, era il fatto che fosse veramente la causa dell'AIDS.             3

D.T.: Come è possibile,senza le fotografie al microscopio elettronico (EM) della purificazione, sapere se queste particelle sono virali e che appartengono ad un retrovirus, addirittura a un retrovirus specifico?

L.M.: Beh, c'erano le fotografie della proliferazione. Abbiamo pubblicato immagini della proliferazione le quali sono caratteristiche dei retrovirus.  Avendo detto ciò, non potevamo dire che si trattava veramente di un retrovirus basandoci solamente sulla morfologia.  Ad esempio, uno specialista francese di foto all’EM di retrovirus mi attaccò pubblicamente dicendo: "Questo non è un retrovirus, si tratta invece di un arenavirus". Perché ci sono altre famiglie di virus che fuoriescono anch’esse dalla membrana cellulare e che presentano punte nella loro superficie, ecc.       4

D.T.: Perché questa confusione? Le fotografie EM non mostrano chiaramente un retrovirus?

L.M.: In quel momento i retrovirus meglio conosciuti erano quelli di tipo C, i quali erano molto tipici. Il retrovirus di cui stiamo parlando non era del tipo C ed i lentivirus erano poco conosciuti. Io personalmente lo ho riconosciuto nella biblioteca guardando fotografie del virus dell'anemia infettiva equina, e dopo del virus VISNA. Ma ribadisco, non è stata solo la morfologia e la proliferazione, c'era RT...è stato l'insieme di queste proprietà ciò che mi fece affermare che si trattava di un retrovirus.     5

D.T.: Riguardo l’RT, la si trova nella coltura in vitro. Quindi se si trovano particelle retrovirali significa che è avvenuta la purificazione. Comunque a questa densità ci sono molti altri elementi, tra cui quelli che vengono chiamati "simili ai virus".

L.M.: Certo, certo. In altre parole, non è solo una proprietà ma l'insieme delle proprietà ciò che ci fece affermare che si trattava di un retrovirus appartenente alla famiglia dei lentivirus. Presa isolatamente, ciascuna delle proprietà non è veramente specifica. E' invece il loro insieme che conta. Quindi avevamo: il gradiente di densità, l’RT, le fotografie della proliferazione (gemmazione) e l’analogia con il virus VISNA. Queste sono le quattro caratteristiche.        6

D.T.: Ma come fanno tutti questi elementi a provare che si tratta di un nuovo retrovirus? Alcuni di questi elementi potrebbero appartenere ad altre cose, a delle particelle "simili a virus" per esempio...

L.M.: Certo, e addirittura abbiamo retrovirus endogeni i quali delle volte esprimono particelle, ma di origine endogena che non hanno quindi ruoli patologici, in ogni caso non nell'AIDS.            7

D.T.: Allora come si può fare la distinzione?

L.M.: Perché siamo riusciti a trasmettere il virus. Abbiamo trasmesso l'attività RT in nuovi linfociti. Abbiamo ottenuto replicazione cellulare. Abbiamo seguito la traccia del virus. L'insieme delle proprietà ci ha fatto affermare che si trattava di un retrovirus. E perché nuovo? La prima domanda che ci è stata sollevata dalla rivista Nature era: "Non si tratta per caso di una contaminazione da laboratorio? Si tratta per caso di un retrovirus di un topo o di un retrovirus animale?". A ciò potevamo dire di no! Perché avevamo dimostrato che il paziente aveva anticorpi contro una proteina del proprio virus. L'insieme di questi fattori ha una logica perfetta! Comunque è importante prenderlo come un insieme. Se si prende ciascuna proprietà in maniera indipendente, non sono specifiche. E' l'insieme che rende la specificità.         8

D.T.: Comunque alla densità dei retrovirus lei ha osservato particelle che sembravano retrovirus? Un nuovo retrovirus?

L.M.: A densità 1.15, 1.16 avevamo un massimo di attività RT, la quale è l'enzima caratteristico dei retrovirus.     9

D.T.: Ma potrebbe essere stata un'altra cosa?

L.M.: No ... secondo me era molto chiaro. In questa maniera, non potrebbe essere stato nient'altro che  un retrovirus. Visto che l'enzima caratterizzato biochimicamente dal mio collega F. Barre-Sinoussi era privo di magnesio, un po’ come l’HTLV. Aveva bisogno della matrice, lo stampo, anche del primer il quale era totalmente caratteristico di una RT. Su ciò non c'erano dei dubbi. Nel settembre 1983 a Cold Spring Harbour, Gallo mi chiese se ero sicuro che si trattava di RT. Lo sapevo, F. Barre-Sinoussi aveva fatto dei controlli. Non si trattava di una semplice polimerasi cellulare, ma di una RT. Funzionava soltanto con primer di RNA, faceva DNA. Questo era sicuro.       10

D.T.: Lei ha seguito la stessa procedura e ha trovato le stesse difficoltà con gli altri retrovirus che ha trovato lungo la sua carriera?

L.M.: Le direi che per quanto riguarda l'HIV è un processo facile. In confronto con gli ostacoli che si trovano con altri...perché il virus non emerge, o addirittura perché l'isolamento è sporadico, ce la facciamo una volta su cinque tentativi. Sto parlando di ricerca normale in altre malattie. Possiamo citare il virus della sclerosi multipla del Professore Peron. Mi ha fatto vedere il suo lavoro una decina di anni fa e ci ha messo dieci anni circa per trovare alla fine una sequenza genetica che è molto vicina a un virus endogeno. Lo capisce...è molto difficile. Visto che non è riuscito a trasmettere il virus, non è riuscito a farlo emergere in coltura in vitro. L'HIV spunta come la gramigna. Il ceppo LAI [HIV], ad esempio, spunta come la gramigna. Per questo motivo ha contaminato gli altri.     11

D.T.: In questo modo ha coltivato i linfociti dei suoi pazienti? Con la linea cellulare H9?

L.M.: No, perché non ha funzionato in assoluto con l'H9. Abbiamo adoperato molte linee cellulari ed i linfociti Tambon è stata l'unica linea cellulare che siamo stati in grado di coltivare.          12

D.T.: Comunque adoperando questo tipo di elementi è possibile introdurre altre cose in grado di indurre una RT, e altre proteine, ecc...

L.M.: Sono completamente d'accordo. E' stato il motivo per cui alla fine non eravamo molto interessati ad adoperare linee cellulari immortali. Per coltivare il virus, grosso modo andava bene. Ma non per caratterizzarlo, perché sapevamo che avremmo introdotto altre cose. Ci sono linee cellulari MT che sono state trovate dai giapponesi (MT2, MT4) le quali replicano l'HIV molto bene e che vengono contemporaneamente trasformate dal HTLV. Quindi abbiamo un misto di HIV e HTLV. E' un vero miscuglio.      13

D.T.: Ciò che è molto più importante, non è possibile che i pazienti fossero infettati da altri agenti infettivi?

L.M.: Potrebbero esserci dei micoplasmi...potrebbero esserci un sacco di cose. Comunque per fortuna avevamo l'esperienza negativa con virus associati ai tumori e ciò ci ha aiutato, perché avevamo già constatato tutti questi problemi. Ad esempio, un giorno avevo una reazione molto debole di RT, che mi è stata consegnata da Barre-Sinoussi, con una densità un po' più alta, 1.19. E l’ho controllata! Si trattava di un micoplasma, non di un retrovirus.         14

D.T.: Col materiale purificato alla densità tipica dei retrovirus, come è possibile distinguere tra ciò che è virale e ciò che non lo è? Perché a questa densità ci sono un mucchio di altre cose, incluse particelle "simili a virus", frammenti cellulari...

L.M.: Certo, è per questo motivo che risulta più facile con la coltura cellulare in quanto si vedono le fasi della produzione di virus. Abbiamo la gemmazione. Charles Dauget (uno specialista EM) ha osservato direttamente le cellule. Certamente guardò il plasma, il concentrato, ecc...non ha visto niente di importante. Visto che se si fa un concentrato c'è bisogno di fare una sezione sottile (per guardare un virus con l'EM), e per fare una sezione sottile bisogna avere un concentrato di almeno la misura della testa di un ago. Per poter far questo occorre avere enormi quantità di virus. In contrasto, si fanno sezioni sottili di cellule molto facilmente ed è in queste sezioni sottili dove Charles Dauget trovò i retrovirus, con diverse fasi di gemmazione.           15

D.T.: Quando si guardano le fotografie al microscopio elettronico pubblicate, essendo lei un retrovirologo, è chiaro per lei che si tratta di un retrovirus, di un nuovo retrovirus?

L.M.: No, a quel livello non si può affermare. Le prime fotografie della proliferazione potevano riferirsi ad un tipo di virus C. Non si riesce a distinguere.    16

D.T.: Potrebbe trattarsi di qualcos'altro rispetto ad un retrovirus?

L.M.: No... beh, dopotutto, sì...potrebbe trattarsi di un altro virus, in fase di gemmazione.
Comunque c'è un...abbiamo un atlante.  E' l'esperienza che ci fa capire se si tratta di un retrovirus o no. Dalla morfologia si può distinguere, ma bisogna avere una certa esperienza.         17

D.T.: Perché non la purificazione?

L.M.: Ribadisco che non abbiamo purificato. Abbiamo purificato per caratterizzare la densità dell’RT, la quale era solidamente quella di un retrovirus.  Ma non siamo arrivati al massimo, o non ha funzionato....perché se si purifica, si danneggia. Quindi per quanto riguarda le particelle infettive, è meglio non toccarle molto. Di conseguenza si preleva semplicemente ciò che galleggia alla superficie della coltura dei linfociti i quali hanno prodotto il virus e lo si mette in una piccola quantità su alcune nuove colture di linfociti. E ne consegue che si trasmette il retrovirus in serie e sempre si ritroveranno le stesse caratteristiche e aumenta inoltre la produzione ogni volta che avviene la trasmissione.      18

D.T.: Quindi lo stadio di purificazione non è necessario?

L.M.: No, no, non è necessario. Ciò che è fondamentale è trasmettere il virus. Il problema che Peron aveva con il virus della sclerosi multipla era che lui non riusciva a trasmettere il virus da una coltura all'altra. E' questo il problema. E' riuscito a farlo un po', ma non sufficientemente per caratterizzarlo. E attualmente caratterizzare significa soprattutto farlo a livello molecolare. Se si desidera, la procedura va più velocemente. Quindi per farlo bisogna partire da una sequenza di DNA, clonare questo DNA, amplificarlo, sequenziarlo, ecc. Quindi abbiamo il DNA, la sequenza del DNA la quale dimostra che si tratta veramente di un retrovirus. Si conosce la struttura dei retrovirus, tutti i retrovirus hanno una struttura genomica che assomiglia ad un gene che è caratteristico.   19

D.T.: Quindi per l'isolamento di retrovirus lo stadio di purificazione non è obbligatorio? Si possono isolare retrovirus senza purificare?

L.M.: Certo...non è obbligatorio trasmettere materiale puro. Sarebbe meglio, ma esiste il problema che si danneggia e si diminuisce la proprietà infettiva dei retrovirus.       20

D.T.: Senza passare attraverso questo stadio di purificazione, non esiste per caso il rischio di confusione riguardo le proteine che vengono identificate e anche riguardo l'RT, la quale potrebbe provenire da qualcos'altro?

L.M.: No ... dopotutto, ribadisco che se abbiamo un’attività di RT a densità 1.15, 1.16 ci sono 999 possibilità tra 1.000 che si tratti di un retrovirus. Ma potrebbe trattarsi di un retrovirus di origine diversa. Ribadisco, ci sono alcuni retrovirus endogeni, pseudo particelle che possono venire emesse dalle cellule, ma comunque, provenienti dalla zona del genoma che produce i retrovirus. Vengono ereditate e permangono nella cellula per un lungo periodo di tempo. Comunque penso che alla fine, per avere la certezza - perché le cose evolvono alla pari della biologia molecolare consentendo una caratterizzazione ancora più facile attualmente - bisogna passare molto velocemente al clonaggio.  E ciò è stato fatto molto velocemente, sia da Gallo che da noi stessi. Clonare e sequenziare, è lì che si trova la completa caratterizzazione. Ma ribadisco, la prima caratterizzazione è quella dell'appartenenza alla famiglia dei lentivirus, la densità, la proliferazione ecc., le proprietà biologiche, l'associazione con le cellule T4. Tutto ciò fa parte della caratterizzazione, e siamo stati noi a farlo.     21

D.T.: Ma si arriva a un punto che bisogna fare la caratterizzazione del virus. Ciò significa: quali sono le proteine di cui è composto?

L.M.: Certo. Quindi allora, l'analisi delle proteine del virus richiede produzione massiccia e purificazione. Bisogna farlo. Ed è qui che dovrei dire che ciò è fallito parzialmente. J.C. Chermann era incaricato di far questo, almeno per le proteine interne ed ha avuto delle difficoltà a produrre il virus, quindi non ha funzionato. Ma questa era una delle strade possibili, l'altra era quella di avere gli acidi nucleici, il clonaggio, ecc. E' questa la strada che ha funzionato molto velocemente. L'altra possibilità non ha funzionato perché avevamo all'epoca un sistema di produzione che non era sufficientemente vigoroso. Non avevamo abbastanza particelle prodotte per purificare e caratterizzare le proteine virali. Non potevamo farlo. All'epoca non si poteva produrre molto virus perché questo virus non emergeva nella linea cellulare immortale. Siamo riusciti a farlo con il virus LAI [HIV], ma all'epoca non lo sapevamo.    22

D.T.: Gallo è riuscito?

L.M.: Gallo?...Non credo che abbia purificato. Non lo credo affatto. Credo che si sia buttato molto velocemente sul campo molecolare, cioè il clonaggio. Ciò che in realtà ha fatto è il Western Blot. Io e la mia équipe abbiamo invece adoperato la tecnica RIPA, quindi ciò che il gruppo americano ha fatto di nuovo era l’identificazione di alcune proteine che non erano state viste bene con l'altra tecnica. Qui abbiamo un altro aspetto della caratterizzazione di un virus. Non si può purificare, ma si conosce qualcosa che ha anticorpi contro le proteine del virus e si può purificare il complesso anticorpo/antigene. E' ciò che abbiamo fatto. E di conseguenza avevamo una banda visibile, etichettata a livello radioattivo, che sono state chiamate proteine 25, p25. E Gallo ne ha viste delle altre. C'era la p25 che lui chiamò p24, c'era la p41 che noi stessi avevamo visto...            23

D.T.: Riguardo gli anticorpi, numerose ricerche hanno dimostrato che questi anticorpi reagiscono con altre proteine o elementi che non fanno parte dell'HIV. E che non possono essere sufficienti per caratterizzare le proteine dell'HIV.

L.M.: No! Perché noi controllavamo. Avevamo della gente che non aveva l'AIDS e che non avevano anticorpi contro queste proteine. E le tecniche che adoperammo erano le stesse che io stesso avevo affinato alcuni anni prima, per trovare il gene src. Anche il gene src è stato trovato tramite l'immunoprecipitazione.
Era il p60 (proteina 60). Ero molto abile, e anche il mio assistente, con la tecnica RIPA. Se si ottiene una reazione specifica, è specifica.      24

D.T.: Ma sappiamo che i pazienti di AIDS vengono infettati da altri molteplici agenti infettivi che sono suscettibili di...

L.M.: Beh, sì, comunque gli anticorpi sono molto specifici. Sanno come distinguere una molecola in un milione. C'è una grossa affinità. Quando gli anticorpi hanno sufficiente affinità, si pesca qualcosa di veramente molto specifico. Con l'ausilio degli anticorpi monoclonali si tira fuori in realtà UNA proteina. Tutto ciò viene adoperato per trovare antigeni a scopi diagnostici.  25

D.T.: Secondo lei la p41 non era di origine virale e perciò non apparteneva all'HIV. Secondo Gallo era la proteina dell'HIV più specifica. Perché questa contraddizione?

L.M.: Tutte e due avevamo abbastanza ragione. Ciò vuol dire che io nella mia tecnica RIPA...difatti ci sono proteine cellulari che si trovano ovunque, c'è un "rumore di fondo" non-specifico, e tra queste proteine una  è molto abbondante nelle cellule, cioè l'actina. E questa proteina ha un peso molecolare di 43000kd. Quindi, era lì. Quindi io avevo abbastanza ragione, ma Gallo ha visto che, dall'altra parte, c'era la gp41 dell’HIV, perché lui stava usando il Western Blot. E ciò lo ho riconosciuto.           26

D.T.: Secondo Lei la p24 era la proteina dell'HIV più specifica, ma per Gallo no. Si vede grazie ad altri studi che gli anticorpi indirizzati verso la p24 spesso venivano trovati in pazienti che non erano infettati dall'HIV, e anche in certi animali. Difatti attualmente, una reazione anticorpale con p24 viene considerata non specifica.

L.M.: Non è sufficiente per diagnosticare l'infezione da HIV.     27

D.T.: Nessuna proteina è sufficiente?

L.M.: Un proteina non è sufficiente in nessun modo. Comunque all'epoca il problema non si era rivelato così. Il problema consisteva nel conoscere se era un HTLV o no. L'unico retrovirus umano conosciuto era l'HTLV. E abbiamo dimostrato chiaramente che non si trattava di un HTLV, che gli anticorpi monoclonali di Gallo contro la p24 dell'HTLV non riconoscevano la p25 dell'HIV.      28

D.T.: Alla densità dei retrovirus, cioè 1.16, ci sono molte particelle, ma soltanto il 20% appartiene all'HIV. Perché l'80% delle proteine non sono virali mentre le altre lo sono? Come si fa a distinguerle?

L.M.: Ci sono due spiegazioni. Da una parte, a questa densità abbiamo ciò che vengono chiamate microvescicole di origine cellulare, le quali hanno circa la stessa misura dei virus, e poi lo stesso virus, nella fase di gemmazione, porta proteine cellulari. Difatti queste proteine non sono virali, sono di origine cellulare. Quindi, come distinguerle? Onestamente, con questa tecnica non lo si può fare con precisione. Ciò che possiamo fare è purificare il virus al massimo con gradienti successivi, e sempre ci troviamo con le stesse proteine.       29

D.T.: Le altre spariscono?

L.M.: Diciamo che le altre si riducono un po’. Le microvescicole vengono eliminate, ma ogni volta si perde molto virus, quindi bisogna avere molto virus per iniziare affinché se ne possa conservare un po’ quando si giunge alla fine. Fondamentale è l'analisi molecolare, è infatti la sequenza di queste proteine che ci consentirà di affermare se sono di origine virale o no. Questo è quello che abbiamo cominciato per la p25, che poi fallì ... e l'altra tecnica è quella di fare il clonaggio, e quindi dopo si ottiene il DNA e dal DNA si ottengono a loro volta le proteine. In seguito si deduce la sequenza delle proteine, la loro misura e, un’altra volta, ci si imbatte su ciò che avevamo già osservato con la immunoprecipitazione o con l'elettroforesi del gel. Conoscendo le misure delle proteine di altri retrovirus, per analogia si possono dedurre queste proteine. Quindi abbiamo la p25 che è vicina alla p24 dell’HTLV, abbiamo la p18 ... alla fine abbiamo le altre. Dall'altra parte quella che era molto differente era la proteina molto grossa p120.    30

D.T.: Attualmente sono stati risolti i problemi relativi alla produzione in serie del virus, purificazione, fotografie EM alla banda di 1.16?

L.M.: , certo.   31

D.T.: Esistono fotografie EM dell’HIV provenienti dalla purificazione?

L.M.: , certo.   32

D.T.: Sono state pubblicate?

L.M.: Non saprei risponderle ... ne abbiamo qualcuna da qualche parte ... ma non interessano, in nessun modo.     33

D.T.: Attualmente, con la produzione in serie del virus, è possibile, dopo la purificazione, vedere un EM di un gran numero di virus?

L.M.: Certo, certo. Totalmente. Si possono vedere, si possono anche vedere delle bande molto nitide.    34

D.T.: Quindi secondo Lei l'HIV esiste?

L.M.: Beh, è chiaro. L’ho visto e l’ho incontrato.   35

La modella Vanessa Hessler, le menzogne sulla Libia, i ricatti occupazionali, i piloti, i lavoratori aeroportuali e le scie chimiche

http://scienzamarcia.blogspot.com/2011/11/la-modella-vanessa-hessler-le-menzogne.html

La modella Vanessa Hessler, le menzogne sulla Libia, i ricatti occupazionali, i piloti, i lavoratori aeroportuali e le scie chimiche


Come ci conferma il Corriere della sera del 1 novembre 2011, la la compagnia telefonica tedesca «Alice»  ha rescisso il contratto con la modella Vanessa Hessler, in seguito ad una intervsita della ragazza al settimanele "Diva e Donna". 

La Hessler, che era stata fidanzata per 4 anni con uno dei figli di Gheddafi, ha dichiarato:

«I suoi fratelli e la sua famiglia non sono così come vengono descritti, sono persone normali (...) Non si deve credere a tutto quello che viene detto. Noi - Francia e Gran Bretagna - abbiamo finanziato i ribelli. Queste persone non sanno quello che fanno (...) In questo momento mi disgusta tutto, tranne la Libia»

Di fronte alla richiesta dell'azienda di "ritrattare" quelle parole la ragazza ha opposto il suo rifiuto.

Questa storia è decisamente istruttiva, in quanto mostra che:

1) viviamo in un mondo in cui esprimere la propria opinione costa caro, e le pressioni possono arrivare fino al licenziamento

2) la modella Hessler molto probabilmente conosceva la Libia meglio di tanti giornalisti che si sono scagliati contro il "despotico regime di Gheddafi" favorendo così l'intervento bellico della NATO in Libia; se non ha cambiato idea nemmeno di fronte a quelle pressioni molto probabilmente costei sa che i mass media ed i politici hanno mentito clamorosamente sulla Libia (con questo non sosteniamo l'idea che il regime di Gheddafi fosse altamente democratico, ma se è per questo, non lo è nemmeno quello di Monti come non lo era quello di Berlusconi)



3) tutto sommato la bella modella può probabilmente permettersi per il momento di sopportare la rescissione di un contratto e prendere qualche altro ingaggio da favola (a meno che il sistema dello show-business non voglia punirla ulteriormente per lo "sgarro" fatto ai danni dei soliti poteri forti), ma altri lavoratori nelle sue stesse condizioni non potrebbero avere la stessa libertà di scelta.

In particolare ci riferiamo ai lavoratori aeroportuali, ai piloti, alle hostess, agli stewart, ai controllori di volo, ai lavoratori dell'ENAV, i quali si trincerano dietro un rigoroso "no-comment" quando si chiede loro un parere sulla questione delle "scie chimiche".

Sappiamo per certo che in quell'ambito qualcuno è stato minacciato appena ha detto due parole di troppo, che qualcuno schifato da quanto è costretto a fare (o ad avallare) non vede l'ora di andare in pensione, che qualcun altro ha paura di sentire nominare le due fatidiche parole "scie chimiche", al sentire le quali si dilegua all'istante.

Leggendo l'opuscolo Low cost che tratta dell'inquinamento da aerei nelle prossimità degli aeroporti scopriamo come alcune compagnie Low cost affittino molti dei propri dipendenti dalle agenzie di lavoro interinali e che i contratti di queste persone danno ben poche garanzie; pensate che una persona che svolge un lavoro così precario possa ribellarsi, denunciare le scie chimiche, con sulla testa un simile ricatto occupazionale?

E pensate che un pilota che si ribelli allo scempio delle scie chimiche, che si decida a dire qualche parola di troppo, avrebbe ancora possibilità di trovare un lavoro come pilota? Se è vero come è vero che le scie degli aerei sono ormai arrivate a coprire il cielo di intere regioni è evidente che tutte le persone che hanno a che fare con gli aerei sono a conoscenza della questione, che tutti gli aeroporti e tutte le torri di controllo sono in qualche misura coinvolti, che la manovra è coordinata a livello nazionale ed internazionale, e che una persona che abbia il coraggio di denunciare la faccenda non solo rischia il licenziamento da parte dell'azienda con cui lavora, ma rischia pure di non essere più assunto in nessun'altra azienda del settore. 

Se è vero come è vero che ci sono aerei low cost (dal costo di pochi euro più le tasse) che partono quasi vuoti mentre le aziende che li gestiscono non sono ancora fallite, sembra evidente che ci siano sovvenzioni nascoste per chi monta dei diffusori di scie chimiche sugli aerei di linea. Con aziende che vivono di fondi neri elargiti da chi gestisce l'operazione scie chimiche, il livello del ricatto occupazionale sale alle stelle.





Nota bene: la pubblicità di Alice mostra un inequivocabile ostentazione (altro che messaggi subliminali di un tempo) del famoso "occhio che tutto vede" tipico simbolo che rimanda sia ai cosiddetti "illuminati", che al progetto orwelliano (ormai in fase di piena attuazione) di una società che spia ogni movimento dei cittadini-sudditi.

La moneta elettronica tanto caldeggiata da Monti e persino dalla Gabanelli (conduttrice di Report, ben nota per il suo sostegno al CICAP e la sua presa di posizione negazionista nei confronti delle scie chimiche) serve ad un progetto di monitoraggio di qualsiasi transazione fatta dal cittadino che vede spiato ogni suo acquisto dopo che sono già state spiate tutte le sue conversazioni telefoniche e telematiche (via echelon), spiati i suoi gesti dalle telecamere disposte ad ogni angolo della strada, tracciati i suoi movimenti tramite il telefonino che si porta addosso. In ultima istanza si accelera un processo che va in direzione del microchip come "bancomat/carta di credito/carta di identità" da impiantare in ogni essere umano.

Che poi tale provvedimento serva a ridurre l'evasione fiscale è a dir poco discutibile, per i motivi giustamente indicati nel suo blog da Salvatore Tamburro (che ci auspichiamo prima o poi riesca a collegare il signoraggio e la moneta elettronica alle scie chimiche ed al microchip).

PS: su un recente articolo del Corriere si cita un congresso di psichiatria nel quale si discute delle "innovative" pillole con nanochip incorporato per verificare che il "paziente" (ovvero la persona torturata e drogata dalla psichiatria) assuma la sua razione quotidiana di veleni. In alternativa un nuovo farmaco a lento rilascio creato con l'aiuto della nanotecnologia (del quale ovviamente non sappiamo quali possano essere gli effetti avversi). L'articolo informa che anche per i malati di cuore sono in arrivo le pillole col nanochip.

Se volete crete pure che le coincidenze siano casuali, ma se ci riflettete bene sopra ...