L'immensa sputtanata a Zelig

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Scopo del Blog

Raccolgo il suggerimento e metto qui ben visibile lo scopo di questo blog.

Questo e' un blog satirico ed e' una presa in giro dei vari complottisti (sciacomicari, undicisettembrini, pseudoscienziati e fuori di testa in genere che parlano di 2012, nuovo ordine mondiale e cavolate simili). Qui trovate (pochi) post originali e (molti) post ricopiati pari pari dai complottisti al fine di permettere liberamente quei commenti che loro in genere censurano.

Tutto quello che scrivo qui e' a titolo personale e in nessun modo legato o imputabile all'azienda per cui lavoro.

Ciao e grazie della visita.

Il contenuto di questo blog non viene piu' aggiornato regolarmente. Per le ultime notizie potete andare su:

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Monday, November 30, 2015

Sunday, February 8, 2015

Il golpe del lenone: qualche cenno sul metodo storiografico

http://zret.blogspot.ch/2015/02/il-golpe-del-lenone-qualche-cenno-sul.html#.VNdf-cbvgiE

Il golpe del lenone: qualche cenno sul metodo storiografico


E’ noto che convenzionalmente la storia contemporanea comincia con la Rivoluzione francese del 1789: è una periodizzazione che ha una sua ratio, se si ricorda il retroterra ideologico e culturale in cui maturarono gli eventi che portarono al crollo dell’ancien régime.

Chi oggi intenda intraprendere un’analisi del passato degna di questo nome, dovrà investigare in primo luogo gli accadimenti-spartiacque, le svolte, gli snodi lungo l’itinerario storico. Sono avvenimenti spesso densi di valenze simboliche, riconducibili a riti propiziatori. La storiografia deve prefiggersi un approccio critico: il metodo critico, sull’esempio di Nietzsche, sarà implacabile e “dissacrante” con il fine di svelare il carattere mistificatorio delle ricostruzioni ufficiali, la natura laida del potere, la prostituzione dei panegiristi.

Prendere dimestichezza con la contemporaneità significa altresì riconoscere l’incidenza di operazioni oblique nell’ambito di una politica spregiudicata. Si giustificano, in tale contesto, alcuni termini stranieri, a cominciare dal lessema tedesco Realpolitik. La parola designa una condotta che, prescindendo del tutto dall’etica, persegue fini riconducibili alla ragion di stato, con il pretesto, però, di difendere principi e valori. E’ per eccellenza la pratica di governo attuale, tutta belle parole, discorsi alati, in cui ogni termine ha un’accezione diametralmente opposta a quella veicolata.

Alcune espressioni-chiave sono le seguenti: inside job, false flag, cui prodest? Sono diciture che denunciano la responsabilità diretta, ma occultata di apparati statali che attribuiscono al “nemico esterno” omicidi, stragi, attacchi, sabotaggi… in modo da fomentare la xenofobia e per perseguire obiettivi economici o strategici. Queste azioni, dirette contro i cittadini di un paese, orchestrate e compiute da frange del paese stesso, sono simili ad una malattia autoimmune: è, infatti, lo Stato che ritorce la sua forza distruttiva (thanatos) contro chi a quello Stato appartiene. Tale fredda e feroce consuetudine si comprende se si ricorda che i veri centri di potere sono sovranazionali, ecumenici, indifferenti quindi agli interessi delle singole nazioni: ciò non consuona con una concezione che vede un unico regista di tutte le strategie mondiali. Tuttavia l’esistenza di un fulcro da cui si irradiano iniziative più o meno omogenee è innegabile; si pensi alla [inesistente] coordinazione planetaria della [inesistente] geoingegneria clandestina.

Fondamentale è anche il sintagma latino casus belli, indicante, com’è noto, il pretesto per scatenare un conflitto o per un giro di vite ai danni della popolazione. Il divide et impera è tattica collaudata: oggi si afferma nella pericolosa bugia nota come "scontro di civiltà", un'idea diabolica che sprona i popoli a massacrarsi a vicenda affinché alla fine restino solo gli psicopatici delle classi dirigenti.

Bisogna ricordare inoltre la triade dialettica para-hegeliana, problema-reazione-risoluzione: questo schema, che individua una questione partorita in modo surrettizio dall’establishment onde i cittadini reagiscano e rivendichino a gran voce un intervento autolesionista previsto dal sistema medesimo, è talmente efficace che consente non solo di sviscerare molti fatti, ma addirittura di prevederne il corso. Non è il massimo poter preconizzare il futuro, ma tant’è…

E’ palese che sono strategie molto scaltrite di un machiavellismo elevato all’ennesima potenza. Il cinismo e l’utilitarismo nella prassi politica sono tanto più validi quanto più sono ammantati di ideali altissimi: si pensi, a mo’ di esempio, alla cosiddetta “buona scuola” di Renzi, iniziativa che, dietro il falso obiettivo di migliorare l’offerta formativa, nasconde e, in parte, lascia trapelare un programma di piena, irreversibile devastazione.

Si osservi il carattere deamicisiano del repertorio governativo: la “bontà” addolcisce il veleno delle vere intenzioni, delle riserve mentali. “La bontà”, come ci insegna Adorno, è, però, “una deformazione del bene”.

Da alcuni anni il linguaggio dei “politici” e degli “economisti”– ed è un linguaggio pragmatico, ossia che precede di poco o ipso facto si traduce in misure deleterie - brulica di termini o espressioni inglesi a volte errate o approssimative: jobs act (sic), welfare, eurobond, fiscal drag, governance…

E’ una sorta di “inglesorum” atto a sbalordire ed a confondere l’uditorio: siamo sicuri che, dietro questi lessemi, si cela sempre qualche insidia.

Il “reggitore” attuale non ha bisogno di essere “lione” oltre che “golpe”: egli è solo golpe, la volpe di cui ogni atto, di cui ogni parola è un golpe.

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Tuesday, January 13, 2015

Preludio (alle cazzate)

Task, qui ci starebbe bene una segnalazione alla scuola dello zretino. Non credi?


http://zret.blogspot.ch/2015/01/preludio.html

Preludio


L’intreccio parigino tra fatti e grottesche finzioni televisive è stato complessivamente districato: restano da delucidare gli scopi. L’evento si inscrive in una strategia della tensione non dissimile da quella adottata in Italia soprattutto negli anni ‘70 del XX secolo, ma di respiro internazionale con il fine precipuo di esacerbare lo scontro ideologico tra Occidente e mondo musulmano, attrito foriero di un sanguinario conflitto.

Vediamo, però, uno per uno gli obiettivi dell’inside job.

• Distogliere l’attenzione dei cittadini dai problemi economici e sociali: la Francia ed altri paesi sono attanagliati da una crisi artificiale che nei prossimi anni rischia di culminare in uno spaventoso tracollo. Da quando il mondo è mondo, i regimi ricorrono allo spauracchio del “nemico esterno” affinché si dimentichino le questioni che affliggono ampi strati della società. Tra l’altro, le operazioni di “guerra climatica” si sono intensificate in maniera parossistica in questo primo scorcio di gennaio, a dimostrare che immense energie e risorse sono profuse a danno dei popoli e non a loro tutela, se non in dichiarazioni retoriche ed insincere.
• Trovare il pretesto per promulgare leggi coercitive simili al liberticida “patriot act” emanato negli Stati Uniti dopo il 9 11. Si mira specialmente a censurare, con la scusa della “sicurezza nazionale”, i pochi siti di informazione indipendente. La Rete da tempo è descritta dall’establishment come pericolosa e sovversiva: per Rete i congiurati intendono le fonti non allineate. Ci dobbiamo attendere un ulteriore giro di vite.
• Seminare la paura che è sempre un efficace strumento di controllo.
• Ammonire il governo francese incline a rivedere le sanzioni decretate contro la Federazione russa.
• I seminatori di discordia si prefiggono di inasprire i conflitti sociali interni tra comunità cristiane, musulmane ed ebraiche, secondo il solito metodo del “divide et impera”.
• Come si accennava, l’obiettivo primario, sebbene non il più vicino nel tempo, è, fomentando l’odio anti-islamico e più in generale la xenofobia, quello di scatenare una guerra mondiale. La conflagrazione porterà enormi profitti economici alla feccia sanguinaria e – fine ben più importante – consentirà di erigere il Novus ordo sulle ceneri di un assetto internazionale stravolto, irriconoscibile. La Realpolitik è sempre in auge.

Due riflessioni a margine di questo “pronostico”: siti cattolici integralisti affermano che il sistema, con le sua aberrante politica demografica, intende islamizzare il pianeta. Essi paventano che la religione del Profeta, magari in una versione fondamentalista, diventerà la più professata sulla Terra anche in nazioni in cui oggi è minoritaria; se si considerano, però, il carteggio Pike-Mazzini ed altri documenti, sembra che il credo mondiale sarà l’empio culto degli Oscurati, non l’Islam, oggetto – come avvisò Werner Von Braun – di una strumentale campagna di diffamazione. Cristiani, Ebrei e Musulmani dovrebbero essere aizzati a sterminarsi tra loro, complici i partiti che gettano benzina sul fuoco del più ignorante e becero sciovinismo.

Gli innumerevoli errori nella sceneggiatura del vaudeville parigino, siano essi il risultato di faciloneria o sfide o esperimenti per saggiare il grado di comprensione ancora presente in una frangia dell’opinione pubblica, sono un’opportunità forse unica per smascherare gli apparati e per portare alla luce i loro piani di distruzione e di morte. E’ una chance che ci è offerta: di fronte alle innumerevoli incongruenze e bizzarrie della balzana tesi ufficiale, anche persone abituate a sfamarsi nel trogolo televisivo cominciano ad essere sfiorate da qualche dubbio. E’ necessario più che mai favorire una presa di coscienza, una delegittimazione dei media ufficiali, puntando ad esautorare i cosiddetti potenti.

Se non prendiamo questo treno, rischiamo di dover salire sul convoglio che ci porterà all’inferno.

Friday, September 12, 2014

Façade

http://zret.blogspot.ch/2014/09/facade.html

Façade


E’ stato tutto già deciso? E’ troppo tardi per deviare il corso degli eventi? Lo scenario internazionale appare compromesso in modo irreparabile: gli attriti tra la Federazione russa e gli Stati Uniti d’America, puntellati dai vassalli europei potrebbero essere il preludio di una conflagrazione globale.

Se consideriamo la facciata, possiamo nutrire ancora delle speranze, perché nel gioco di equilibri e di contrappesi tra le varie superpotenze del pianeta, potrebbe ancora prevalere una politica volta a preservare, pur tra numerose frizioni e scaramucce, la pace.

Se il mondo è davvero multipolare, allora restano margini di manovra per quei governi che, nonostante non siano del tutti immuni dalla Realpolitik, sanno che un conflitto globale coinciderebbe con la sconfitta di tutti i belligeranti. Sanno che una guerra nel XXI secolo sfocerebbe in un tenebroso “inverno nucleare”.

Se all’interno dell’esecutivo mondiale si annida una “quinta colonna” che si adopera per vanificare i piani dei banditi al potere, allora resta un barlume. Finora sono stati mandati al fronte ed allo sbaraglio singoli cittadini, mentre le frange dissidenti delle istituzioni paiono attendere l’occasione opportuna per agire, dimenticando forse che certi treni passano una volta sola. Un conto è l’accortezza, un altro l’inerzia.

Se, invece, assistiamo ad una sceneggiata il cui insospettabile regista si mimetizza con rara abilità, allora sarà meglio prepararsi al peggio, pur sperando nel meglio, perché una deviazione lungo un’altra linea temporale è sempre possibile, anche in extremis.

Il cruciale passaggio storico e metastorico potrebbe essere obbligato, la via potrebbe essere già stata tracciata secoli o addirittura millenni addietro. Non vorremmo sottoscrivere l’aforisma di Eschilo che sentenzia: “Ma ciò che è fatale accadrà”.


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Friday, May 30, 2014

Il gonzo ed il bonzo (e lo stronzo)

http://zret.blogspot.it/2014/05/il-gonzo-ed-il-bonzo.html

Il gonzo ed il bonzo


Todos caballeros

Si tende a sopravvalutare il risultato delle consultazioni elettorali. Ci si arrovella in analisi che sfociano nell’acribia. La situazione è probabilmente meno complessa di quanto si creda: Renzi, il portavoce dei poteri forti, ha trionfato con il suo Partito demoncratico, perché così ha deciso la feccia mondialista. “Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole”. Non sono certo le capacità, del tutto estranee ai burattini ventriloqui degli esecutivi, a garantire il successo nell’agone politico, quanto gli appoggi e le aderenze giuste.

Non si può escludere che siano stati perpetrati dei brogli, ma in ogni caso il guitto avrebbe vinto, anche se con un margine inferiore rispetto a quello suggerito dai sondaggi.

La forza di un partito ultrareazionario, come quello di cui è segretario il vanesio Renzi, si accresce tramite la debolezza e la cialtroneria di un’”opposizione” che, almeno nel vertice, sembra aver perseguito la sconfitta: “I toni violenti del comico Grillo non hanno certo aiutato. Anzi! Il Genovese ha commesso suicidio. D'altronde la politica annacquata dei Cinquestelle in tema di uscita dall'euro, il sì all'immigrazione selvaggia (tema caro alla P2 di Licio Gelli), il non volersi esporre su temi di importanza vitale come il signoraggio bancario e la geoingegneria clandestina, hanno sortito un esito disastroso.” (Rosario Marcianò - e scusate se e' poco...)

Probabilmente dopo che si saranno esaurite le batterie del pupazzo Renzi, gli apparati manderanno un altro bambolotto ad incantare gli Italiani, forse lo stesso bonzo ligure, settario ed esaltato, o un simile uomo di paglia. La scena “politica” è soltanto l’avvicendamento di pupi siciliani. I progetti sono attuati, a prescindere dal fantoccio che esegue il compitino, proprio come l’intreccio di un dramma non cambia, se si cambiano gli attori.

Resta il fatto che, pur con tutte le gravissime tare ideologiche, nel Movimento cinquestelle agisce o tenta di agire qualche cittadino che addirittura è costretto ad occultare i suoi veri obiettivi, per timore di essere additato al pubblico ludibrio e con la spada di Damocle dell’espulsione. Così l’avanzata del Partito demoncratico, espressione della più becera, spregiudicata e pericolosa Realpolitik, incarna l’abbattimento degli ultimi propugnacoli di una residua partecipazione alla vita collettiva.

La disamina finisce qui, poiché non è il caso di spendere tante parole per disprezzare il ciarpame, per descrivere una classe dirigente che è infamia a sé stessa semplicemente perché esiste. Ha ragione il sarcastico narratore statunitense Charles Bukowski, quando scrive che “tra una democrazia ed una dittatura, l’unica differenza è che in una dittatura non ti devi scomodare per andare a votare”. Checché ne pensi Roman Jakobson, “democrazia” e “dittatura” sono sinonimi perfetti.



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