L'immensa sputtanata a Zelig

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Scopo del Blog

Raccolgo il suggerimento e metto qui ben visibile lo scopo di questo blog.

Questo e' un blog satirico ed e' una presa in giro dei vari complottisti (sciacomicari, undicisettembrini, pseudoscienziati e fuori di testa in genere che parlano di 2012, nuovo ordine mondiale e cavolate simili). Qui trovate (pochi) post originali e (molti) post ricopiati pari pari dai complottisti al fine di permettere liberamente quei commenti che loro in genere censurano.

Tutto quello che scrivo qui e' a titolo personale e in nessun modo legato o imputabile all'azienda per cui lavoro.

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Monday, December 24, 2012

Dal sistema immunitario al sistema nervoso al sistemati i tuoi due neuroni in croce e pure malati

autismovaccini.com/2012/12/24/dal-sistema-immunitario-al-sistema-nervoso/

Dal sistema immunitario al sistema nervoso

neuroimmunologiaLe cellule immunitarie sono in grado di far sentire i loro effetti sul sistema nervoso. A livello cerebrale, le citochine, prodotte dal sistema immunitario, sono in grado di segnalare praticamente in tutti i reparti del cervello, ma, in particolare, nelle aree ipotalamiche e ippocampali.
Per la prima volta nel 1975, con i lavori di Hugo O. Besedovsky, venne dimostrato che, nel corso di una reazione immunitaria, si hanno modificazioni endocrine. L’ipotesi formulata fu che dalle cellule immunitarie partissero segnali capaci di giungere fino al cervello.
Gli anni successivi hanno ampiamente dimostrato che il gruppo delle citochine infiammatorie, IL-1, IL-6 e TNF-α, sono in grado di indurre modificazioni biologiche rilevanti sia a carico dei principali assi neuroendocrini, soprattutto l’asse dello stress, sia a carico dei più importanti sistemi di neurotrasmissinone cerebrale.
L’IL-1 in particolare è un potente attivatore dell’asse dello stress, di quello della crescita e della prolattina, mentre inibisce l’asse tiroideo e gonadico. Al tempo stesso, è documentata l’azione della IL-1 sui principali neurotrasmettitori, con un buon incremento del metabolismo e quindi del consumo di noradrenalina, dopamina e serotonina.
Inoltre, rilevante è l’azione eccitatoria dell’IFN-γ [Interferone gamma], recentemente confermata, sul recettore del glutammato: la citochina del Th1 entra così nei meccanismi patogenetici della neurodegenerazione, a conferma del pieno coinvolgimento del sistema immunitario nella degenerazione dei neuroni.
Infine, sempre il gruppo di Besedovsky ha trovato, nel cervello dell’animale da esperimento, un aumento della produzione di IL-1β [Interleuchina 1β, meglio conosciuta come catabolina] dopo una fase di stimolazione neuronale, che costituisce il modello sperimentale dell’apprendimento e della memorizzazione umana.
Le modificazioni biologiche appena descritte, prodotte dalle citochine nel cervello, ci danno ragione di significative modificazioni comportamentali, ma, prima di descriverle, è opportuno completare il quadro descrivendo come le citochine arrivano fin dentro il cervello e se lo stesso è organo bersaglio oppure anche produttore di citochine.
Le citochine arrivano al cervello seguendo due vie: una umorale, che viaggia con la circolazione sanguigna, l’altra nervosa, il cui segnale viene raccolto e convogliato nel cervello dalle grandivie di collegamento nervoso, soprattutto dal nervo vago.
La via nervosa è rilevante per la segnalazione citochinica che parte dall’apparato gastrointestinale, dal fegato in particolare, come luogo cruciale della risposta infiammatoria.
Numerose sono le prove sperimentali che dimostrano la possibilità di bloccare la trasmissione della segnalazione citochinica nel cervello , recidendo il vago sotto il diaframma dei poveri animali utilizzati nella sperimentazione da laboratorio. Questo vuol dire che la via vagale è fondamentale  per segnalare rapidamente al cervello quello che accade in periferia.  Al tempo stesso, il vago, dopo aver portato il messaggio al cervello, retroagisce sulla fonte. Ci sono numerosi  studi, infatti, che segnalano il ruolo antinfiammatorio  del vago epatico efferente [che cioè torna al fegato].
La via umorale è quella che porta le citochine circolanti a contatto con la barriera ematoencefalica, che però, se non è infiammata, non le fa passare. L’aggiramento della barriera può avvenire in vari modi:
  • Entrando in aree cerebrali in cui la barriera è scarsa o assente, come l’ipofisi e i cosiddetti organi circumventricolari. Queste strutture nervose sono collocate in posizione strategica, in quanto si può affermare che le terminazioni dei neuroni sono “a bagno” nel sangue e nel fluido cerebrospinale, che circola i ventricoli. Sono quindi in grado di recepire i segnali contenuti nei fluidi. Al tempo stesso, gli organi circumventricolari sono strettamente interconnessi con l’ipotalamo e quindi sono in grado di rispedire, via fibre nervose, il messaggio ricevuto con il sangue alla centrale di comando dello stress.
  • Inducendo la produzione di mediatori infiammatori, come la prostaglandina E2 [PGE2]. In effetti, con un lavoro pubblicato su Nature nel marzo 2001, si è avuta la dimostrazione sperimentale dei meccanismo con cui l’infiammazione dalla periferia del corpo può arrivare fin dentro il cervello, penetrando la barriera ematoencefalica. Un gruppo di ricerca del Karolinska Institute di Stoccolma, in Svezia, ha dimostrato che l’infusione per endovena di interleuchina-1 [IL-1] è in grado di indurre nel cervello di un animale sano, nel giro di poche ore, un aumento netto di prostaglandina E2 [PGE2], la quale diventa mediatore fondamentale della propagazione dello stimolo infiammatorio dalla rete dei capillari al tessuto. Successive ricerche hanno confermato l’importanza di questa via di ingresso al cervello.
  • Infine, inducendo la sintesi di citochine nel cervello con le interferenze al sistema immunitario provocate dalle vaccinazioni. In un neonato, gli attacchi da virus e microrganismi, avvengono solo tramite tre vie: naso, bocca e vaccini. Questi ultimi inducono una potente azione infiammatoria che porta le citochine circolanti a contatto con la barriera ematoencefalica.
Quest’ultimo aspetto permette di descrivere come anche il cervello produce le citochine. In effetti, è dimostrato che il gruppo delle “magnifiche tre” [IL-1, IL-6 e TNF-α] viene normalmente prodotto da parte delle cellule microgliali e degli astrociti.
Soprattutto l’ipotalamo, il talamo, i gangli della base [ciò che costituisce un pò la "scatola nera" del nostro cervello] esprimono, normalmente, anche da parte dei neuroni, la presenza di basse quantità di citochine infiammatorie, le quali quindi entrano nei normali processi di attivazione cerebrale.
Se arrivano robusti segnali citochinici di tipo infiammatorio dall’esterno del cervello, è plausibile che la normale produzione endogena di citochine infiammatorie possa aumetare. Con quali conseguenze?
La gravità delle conseguenze, ovviamente, dipenderà dal grado di intensità e dalla persistenza della segnalazione infiammatoria nel cervello.
George P. Chrousos, ha descritto una sindrome, definita Sickness syndrome, che potremmo chiamare malassere, i cui sintomi, elencati nel box qui sotto, sono tutti riferibili all’azione delle citochine e degli altri mediatori infiammatori nel cervello.
Sintomi – anoressia, nausea, fatica, depressione, sonnolenza, cefalea, aumentata sensibilità dolorifica [iperalgesia], aumento della temperatura [febbricola, febbre].
Modificazioni biologiche – aumento dell’attività metabolica, aumento delle proteine della fase acuta [PCR e tante altre].
Cause – citochine infiammatorie, altri mediatori dell’infiammazione
E’ soprendente come tutto ciò si riscontra anche nei nostri figli, non è vero? Eppure vi sono dei “babbei perdigiorno” che si divertono, insultando e diffamando i nostri figli, a negare un fenomeno così evidente come quello dei tanti bambini rovinati da scriteriate campagne vaccinali. Senza ombra di dubbio sono “pagati” per farlo, la cosa non mi/ci tange, perchè sono troppo “stupidi ed ignoranti” per accorgersi che ciò che si vede… è proprio ciò che si vede!
La mancanza di competenze sanitarie di questi “disturbati mentali”, privi di mezzi intelletivi per dibattire [dibattIre????? impara l'italiano...] un simile contenuto, e le loro “reiterate fesserie” che espongono un’abissale nudità intellettuale, un animo arido, una personalità viscida e spenta, non meritano alcun approfondimento! [togli le virgolette, se ne hai il coraggio e fa' nomi e cognomi, poveretto - devo giusto estinguere un mutuo. E CHI è pagato DA CHI?]
A conclusione dell’esame delle relazioni dirette tra tessuto nervoso e cellule immunitarie, viene spontaneo chiedersi di quali entità siano le differenze tra le molecole impiegate dai due sistemi. Per rispondere si possono riportare le parole di che appaiono spesso nei lavori del gruppo di David Felten:
In effetti, la distinzione tra un neurotrasmettitore e una citochina è diventata meno chiara, poichè i nervi possono sintetizzare e rilasciare sostanze infiammatorie, come l’istamina e citochine, come IL-1 e IL-6; d’altra parte, le cellule del sistema immunitario possono sintetizzare e rilasciare neurotrasmettitori e neurormoni, come CRH [ormone dello stress], ACTH [ormone adrenocorticotropo, volge anche funzione di neurotrasmettitoreoppioide], endorfine [dotate di proprietà analgesiche e fisiologiche simili a quelle della morfina e dell'oppio, ma con portata più ampia], VIP [Vasoactive Intestinal Polypeptide, sembra agire come neurotrasmettitore inibitorio sul muscolo liscio vascolare e non vascolare], e altri ancora.
Il linguaggio che usa il nostro organismo è unitario ed è fondato su parole riconoscibili da tutti i reparti del network. Questo spiega come il cervello può essere influenzato dagli altri grandi sistemi di regolazione dell’organismo, fino a contribuire alla patogenesi dei cosiddetti disordini mentali.
L’autismo è l’espressione comportamentale di una sofferenza neurologica, e se non correttamente compresa nei suoi aspetti biologici e intossicatori, non curata in tal senso, peggiora nel tempo, aggravando le cefalee ed i disturbi sensitivi di cui molti ragazzi soffrono.

Saturday, November 24, 2012

HLA: la nostra carta d’identità biologica e la tua impronta digitale di falsario e scopiazzatore


http://autismovaccini.com/2012/11/24/hla-la-nostra-carta-didentita-biologica/

HLA: la nostra carta d’identità biologica

Pubblicato da Gabriele Milani ovvero un poveretto che pensa che scopiazzando e postando paroloni e sigle che non capisce siano tutti imbecilli (sua speranza) e vadano dietro alle scemenze pericolose che spara sulla salute e - purtroppo - qualcuno ci casca su 24 novembre 2012
Nel 1936 venne scoperto, nelle cellule del topo, un particolare complesso proteico, che studi successivi identificarono come “maggior complesso di istocompatibilità“, o di compatibilità tessutale [MHC, Major Histocompatibility Complex], così definito perchè alla sua presenza è legata la capacità di rigetto di un trapianto.
Vent’anni più tardi [1958] un complesso analgo venne individuato nell’uomo e battezzato HLA [Human Leukocyte Antigen], ma solo nel 1974 si sono avuti gli esperimenti decisivi che hanno dimostrato il legame tra questo complesso e l’azione del sistema immunitario.
Eccone la sintesi: se si prelevano cellule linfocitarie citotossiche di un topo immunizzato contro un virus e si mettono a contatto, in provetta, questi linfociti con proprie cellule infettate dal virus, i linfociti reagiscono rapidamente riconoscendo l’infezione e distruggendo le cellule. La stessa cosa non accade se a questi linfociti citotossici si presentano cellule infettate dallo stesso virus, ma prelevate da un altro ceppo murino.
In sostanza, i linfociti, pur attivi contro il virus, per riconoscerlo hanno bisogno della mediazione di un meccanismo legato alle proprie cellule, il “maggior complesso di istocompatibilità“, per l’appunto. Per dirla in termini filosofici, il sistema immunitario riconosce l’estraneo solo riconoscendo se stesso e il suo organismo [self]. [AHAHAHAHAHAH POVERETTO: PERCHE' NON DICI CHE HAI COPIATO DA QUI? http://tinyurl.com/d5rz29j]
MHC e HLA esprimono due varianti fondamentali: di tipo I e di di tipo II.

Praticamente tutte le cellule esprimono HLA di tipo I [HLA-I in sigla]: serve a presentare in superificie molecole, interne alla cellula, a cui il complesso si lega.
Quindi, HLA-I serve a presentare antigeni propri normali, antigeni di cellule trasformate [tumori] e antigeni di ospiti indesiderati [virus e batteri intracellulari]. Nel primo caso, HLA-I mostrerà al linfocita la propria carta d’identità, che accomuna la cellula al resto dell’organismo e quindi anche al linfocita stesso, nel secondo caso segnalerà una trasformazione maligna, nel terzo caso un’infezione intracellulare.
I linfociti T che riconoscono HLA-I sono soprattutto i citotossici CD8+, perchè sono loro che, una volta individuati antigeni estranei o strani, hanno la possibilità di distruggere cellule infettate da ospiti indesiderati intracellulari o cellule neoplastiche.
HLA-II, invece, viene espresso in modo più ristretto, di regola solo su alcune cellule immunitarie: linfociti B, macrofagi e cellule dendritiche. Resta il fatto che, sotto infiammazione, soprattutto in presenza di interferone-gamma [INF-γ], può ampliarsi l’arco delle cellule capaci di esprimere HLA-II e quindi estendersi l’attivazione immunitaria.
Questo complesso serve a presentare materiale esogeno: batteri extracellulari, virus che non si integrano nella cellula e in genere proteine extracellulari.
I linfociti che si legano a HLA-II sono del tipo CD4 [T helper], che organizzano una riposta adeguata all’antigene, che è di tipo extracellulare: cioè sollecitando i linfociti B a produrre anticorpi che neutralizzeranno batteri, virus non ancora nascosti nelle cellule, nonchè marchiando proteine che verranno fagocitate dai macrofagi.

E’ quindi intuitivo che il sistema HLA rappresenta uno snodo delicatissimo della risposta immunitaria.

Le interferenze al sistema immunitario provocate dai vaccini nella presentazione possono dare vita a risposte non controllate: i linfociti possono non riconoscere correttamente il complesso HLA-I che presenta una normale proteina, per esempio, della tiroide, oppure possono essere indotti in errore dalla presenza di HLA-II, dove normalmente non dovrebbero essere. In entrambi i casi la conclusione sarà pericolosa: il sistema si attiverà contro una struttura in realtà normale producendo danni.

Non c’è organo che non sia interessato dal sistema immunitario, o perchè possiede un proprio distaccamento permanente o perchè viene costantemente monitorato tramite la circolazione sanguigna e linfatica.

In passato si pensava che il cervello fosse al riparo, fosse, come scriveva Niels Jerne, “un luogo privilegiato, protetto dalla barriera ematoencefalica“. La convinzione si basava non solo sul ruolo di filtro svolto dalla barriera, ma anche sulla constatazione che il cervello non viene toccato dalla normale circolazione linfatica, fondamentale sistema di trasporto delle cellule immunitarie.
Il ruolo drenante del sistema linfatico, nel cervello, è svolto dal liquido cerebrospinale, che viene prodotto in larga misura da particolari strutture dei ventricoli cereberali e che, come la linfa, si riversa nel torrente sanguigno tramite il sistema nervoso.
Questo vuol dire che gli antigeni che arrivano al cervello con il sangue e che quindi sono presenti nel liquido cerebrospinale possono essere intercettati da cellule dendritiche e da macrofagi, che danno il via a una reazione immunitaria all’interno del cervello che coinvolge sia le cellule immunitarie presenti nell’organo [microglia] sia linfociti che attraversano la barriera che protegge il cervello provenineti dalla milza e dai linfonodi cervicali.
Come descritto, per esempio, in TNF: cervello, cuore, cute, fegato, macrofagi, la ricerca degli ultimi quindici anni ha spazzato via le cautele sulla comunicazione tra sistema immunitario e sistema nervoso.
Le ricerche di David Felten [Rochester University] e di Karen Bulloch [Stony Brook University di New York], hanno dimostrato con l’evidenza delle microfotografie elettroniche lo stretto contatto che c’è tra fibre nervose che innervano tutti gli organi linfoidi [timo, midollo osseo, milza, linfonodi, tesuto linfoide intestinale] e le cellule immunitarie, formando delle vere e proprie sinapsi, chiamate anche “giunzioni neuroimmunitarie
Le ricerche di Candace Pert, di Edween Blalock e di altri hanno dimostrato che i linfociti, i macrofagi e altre cellule immunitarie sono dotati di recettori per i principali neurotrasmettitori e neuropeptidi e, al tempo stesso, sono in grado di produrre neurormoni e in generale sostanze attive sul sistema nervoso.

Tutto ciò contribuisce a creare un quadro impressionante, ancora da completare e, soprattutto da decifrare nella sua interezza, che rivoluziona, con l’evidenza dei fatti, la tradizionale concezione del sistema immunitario come mero meccanismo di difesa comandato dallo stimolo antigene. In realtà, le cellule immunitarie, oltre allo stimolo antigenico, reagiscono agli stimoli che provengono sia dal cervello sia dal sistema endocrino.

Alla luce delle conoscenze attuali, si può affermare che la risposta all’antigene [l'aggressore iniettato con i vaccini] è fortemente condizionata dal sistema nervoso e da quello endocrino e che il suo automatismo dipende largamente dall’ambiente neuroendocrino nel quale si svolge la reazione immunitaria. I linfociti presentano recettori per i più importanti neurotrasmettitori [adrenalina, noradrenalina, acetilcolina] nonchè per numerosi ormoni ipotalamici e ipofisari.

Gli scienziati concordano su un punto fondamentale: il cervello “monitorizza” costantemente l’attività del sistema immunitario e ciò è dimostrabile dalla misurazione delle modificazioni dell’attività dei neurotrasmettitori cerebrali.

Alcune malattie neurodegenerative classiche, come l’Alzheimer e il Parkinson, ma soprattutto i disordini neurologici come la Sclerosi Multipla e l’Autismo [encefalopatia indotta dalle sostanze neurotossiche contenute nei vaccini], hanno alla base un’infiammazione mal controllata sostenuta dal sistema immunitario.

Poichè gli antigeni HLA di un individuo differiscono da quelli degli altri individui, ecco dunque spiegato perchè soprattutto i vaccini contenenti DNA estraneo e/o emoderivati di origine sospetta [al pari delle trasfusioni di sangue] espongono il ricevente agli antigeni HLA che gli vengono inoculati artificialmente. Questo accade perchè le cellule di DNA estraneo e/o emeoderivati sospetti si comportano allo stesso modo di virus e batteri, stimolando e sovraccaricando il sistema immunitario del ricevente.

Le differenze antigeniche fra individui della stessa specie sono definite alloantigeni e l’esposizione ad alloantigeni comporta la formazione di alloanticorpi. Gli anticorpi che scaturiscono da un’alloimmunizzazione hanno la caratteristica di essere citotossici. Una volta fissati sulle cellule che possiedono gli antigeni corrispondenti, questi anticorpi determinano l’attivazione di un gruppo di proteine chiamate complemento, che fanno sempre parte del sistema immunitario, e che sono responsabili della lisi dei leucociti.

Proseguire a sbugiardare l’origine genetica dell’autismo, non è difficile!

Mentre i ricercatori proseguono a individuare localizzazioni in specifiche regioni cromosomiche alla ricerca dei geni dell’autismo: un ago nel pagliaio, è bene ricordare che gli antigeni HLA sono il prodotto dei geni di una particolare regione cromosomica localizzata sul braccio corto del sesto cromosoma.
Come riportato nella figura qui accanto, questa regione è suddivisa in quattro parti che, partendo dal centromero, sono nell’ordine: D, B, C, A.
La regione BCA contiene i geni che codificano per gli antigeni di classe I mentre i geni per gli antigeni di classe II sono contenuti nella regione D.
Interposto fre queste due regioni vi è un gruppo di geni non correlato con l’HLA. Esso comprende i geni per la frazione C2 e C4 del complemento, per le molecole Bf, per il TNF [Fattore di Necrosi Tumorale ] e i geni per la 21-idrolasi, enzima importante per la biosintesi degli ormoni corticosteroidei.
La regione HLA BCA è caratterizzata da un estremo polimorfismo. Ciò significa che, dello stesso gene, esistono numerose forme alternative o alleli. L’insieme dei geni HLA presenti in un singolo cromosoma è chiamato aplotipo. Poichè l’uomo è un organismo diploide e i cromosomi sono disposti a coppie, formate da un elemento di origine paterno e uno di origine materno, ogni individuo riceve due aplotipi, costituiti da quattro antigeni, uno per serie D, B, C, A.

Data la relativa bassa frequenza di ciascun antigene e il numero assai rilevante di alleli, ne risulta un polimorfismo eccezionalmente elevato sinora MAI evidenziato nell’uomo. Per questo motivo, dichiarare l’Autismo come “malattia genetica” è quanto di più antiscientifico al mondo e serve esclusivmente come paravento ai medici collusi alle case farmaceutiche per creare confusione nei genitori.

Anche se volessimo considerare le leggi di Mendel, che sono alla base della genetica e secondo le quali vengono definite le combinazioni degli aplotipi che sono trasmessi dai genitori ai figli, solo nel 1% dei casi si potrebbero osservare dei crossing-over che darebbero origine a una ricombinazione con la formazione di nuovi aplotipi.

Proseguire a ingannare i genitori non è più consentito!

Con i vaccini multivalenti dell’infanzia si inducono pericolosissime interferenze immunitarie e altrettanto pericolosi processi infiammatori, soprattutto a carico del cervello, che sono fonte di guai per l’organismo e compromettono ineluttabilmente la vita di un essere umano dal momento in cui esso viene al mondo.
Con la sentenza n. 258 del 20-23 giugno 1994 la Corte Costituzionale ricorda che è “necessario porre in essere una complessa e articolata normativa di carattere tecnico che individui esami chimico-clinici idonei a prevedere e prevenire possibili complicanze da vaccinazione“. [POVERETTO FALSARIO: QUI http://tinyurl.com/2ehmgvt c'è l'INTERA PRONUNCIA della Suprema Corte,  che dice ALTRO. BUFFONE PENOSO.] Solo l’Istituto Superiore di Sanità con la sua nota del 7 aprile 1998, ai quali si sono aggiunti i Decreti del Ministero della Salute del 17 aprile 1999 e del 18 giugno 2002, e il solito CDC nel 2002, non ritengono necessari a livello “routinario” nè la visita medica nè accertamenti invasivi pre/post vaccinali.
In realtà è estremamente utile, se vogliamo preservarci dai danni, esigere di giocare tutte le carte oggi a disposizione per conoscere lo stato immunitario del bambino che potrebbe essere sottoposto a vaccinazione.